Visualizzazione post con etichetta uruguay. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uruguay. Mostra tutti i post

16 giu 2016

Il difficile rapporto tra l'Uruguay e Cavani

La Copa America Centenario è stata una delusione per l'Uruguay e forse il punto più basso della gestione Tabarez, un passo sotto la disastrosa prova alle Olimpiadi 2012. Il Maestro triste ormai guida la Celeste da un decennio e il suo ciclo, almeno in questi uomini, potrebbe essere arrivato alla fine dopo aver toccato il suo zenit tra 2010 e 2011.
In questa edizione speciale della Copa l'Uruguay ha giocato senza il suo leader e referente assoluto Luis Suarez. Ormai una specie di tradizione la sua assenza per squalifica, che tende sempre a lasciare la squadra costretta ad arrabattarsi in cattive acque, perché da centrocampo in su l'Uruguay non ha ancora trovato qualcuno che possa sostituire Diego Forlan. E qui si può cominciare a parlare dei problemi di Cavani.

El Matador ha esordito con la maglia della sua nazionale nel 2008 e oggi punta alla top 5 dei giocatori con più presenze in assoluto. In più a breve sarà il secondo marcatore di sempre dietro a Suarez. Nel 2010 era al Mondiale e nel 2011 ha partecipato alla spedizione in Argentina che ha fatto tornare l'Uruguay sul tetto del Sudamerica. Però Cavani per la Celeste è sempre stato un elemento di complemento. Forte, forse anche fortissimo, ma di complemento.
Prima c'era el Cachavacha Forlan, poi Suarez. Cavani nell'attacco dell'Uruguay è sempre venuto dopo almeno un referente tecnico di spessore assoluto, e ha accettato il ruolo di spalla. Del resto tra le sue caratteristiche da sempre spiccano la corsa e la capacità di sacrificio. Due doti che per convincere Tabarez servono eccome, e il giocatore del PSG non si è mai risparmiato, dando tutto in campo anche in un ruolo secondario. Per chi segue l'Uruguay non è una sorpresa vedere Cavani correre lontano dalla porta, anche in fascia, anche a chiudere diagonali da terzino, pressando chiunque. Non a caso il suo score in nazionale si avvicina di più a quello che ha avuto a Palermo che non alle avventure a Parigi e soprattutto a Napoli.
Il problema nasce esattamente qui: Cavani innanzitutto è vittima di se stesso e della sua disponibilità al sacrificio. Suarez è un giocatore che in campo, almeno con la maglia celeste, trasuda garra e non si risparmia in nulla, ma nessuno si sogna di chiedergli un lavoro da gregario. Troppa è la sua importanza, la sua influenza sui risultati di squadra. A Cavani invece Tabarez lo chiede di continuo, e spesso quando non serve per quello viene pure fatto accomodare in panchina nonostante gli oltre 30 gol in nazionale e la concorrenza di basso livello, escluso il 9 del Barcellona.

Edinson insomma  può considerarsi in qualche modo maltrattato dal suo ct, ma dal canto suo non fa molto per aiutarsi. Cavani infatti ha una capacità unica di gettare al vento le (poche) occasioni che ha di mettersi in mostra e candidarsi come uomo di riferimento per Tabarez.
Questa Copa America Centenario è un esempio perfetto. Con el Pistolero squalificato Cavani sapeva di partire titolare avendo sostanzialmente la squadra sulle spalle. Il girone era roba sua, poi si poteva discutere, con Venezuela e Giamaica che non sembravano proprio avversari impossibili.
Risultato? Zero reti, praticamente nessuno spunto, un impatto sostanzialmente inesistente sulla squadra. Tutto l'Uruguay ha fatto male, sia chiaro, ma Cavani non ha aiutato in nessun modo a trovare una soluzione. Dimostrando nella sfida decisiva contro il Venezuela anche di pagare parecchio la pressione, con due buone occasioni sprecate malamente.

Cavani, che nel corso della stagione si lamenta un giorno sì e l'altro pure del suo ruolo secondario rispetto a Ibrahimovic nel PSG, in Copa America ha fallito a livello di leadership e carattere. Aveva un'occasione di smarcarsi dal suo ruolo di gregario ed è affondato insieme a tutta la squadra, senza nemmeno provare a stare a galla.

29 giu 2015

Copa America 2015, i quarti

Generali

Allenatori argentini: su quattro allenatori in semifinale, quattro sono argentini. Sarà un caso, ma il movimento argentino evidentemente produce tecnici di livello, almeno in relazione al Sudamerica. Quattro tecnici con curriculum diversi, ma tutti capaci di dare un'impronta chiara alla propria squadra.

Il Perù: ok, doveva superare "solo" la Bolivia, ma lo stesso arriva in semifinale con una bella dimostrazione di forza. Gareca ha messo in campo la squadra per giocare e vincere, e il cambiamento non è affatto facile come sembra. In più uno dei suoi uomini chiave (Lobaton) era squalificato. Ennesima testimonianza del gran lavoro dell'allenatore, e di un'applicazione straordinaria dei ragazzi peruviani, protagonisti per la seconda Copa consecutiva.

Il Paraguay, bestia nera del Brasile: il Paraguay ha eliminato il Brasile in due edizioni della Copa consecutive. Sempre ai rigori, ma la notizia c'è lo stesso anche vista l'evidentissima disparità di mezzi (anche al netto della crisi tecnica del Brasile). Basta poco per creare un complesso e far nascere una rivalità inversa rispetto a quella che tutti penserebbero. Il Paraguay all'opposto del Cile, praticamente.

La Colombia: si è già detto praticamente tutto, ma meglio ribadire. Sono arrivati alla Copa del tutto svuotati e hanno fatto praticamente scena muta. Unici protagonisti la sorpresa Murillo, un ritrovato Zapata e un Ospina miracoloso contro l'Argentina. Bisogna rifondare.

Il Brasile: la colpa sarà anche di Dunga, ma il materiale continua a rivelarsi limitatissimo. Neymar finchè ha giocato ha fatto la differenza, esattamente come un anno fa, ma fino a che livello può bastare? Se molla persino Thiago Silva rimane veramente poco a cui aggraparsi. Scelte non facili per il futuro prossimo, e la CBF non è che sia proprio un organismo illuminato già di suo.

Arbitri: decisamente non il meglio di questa Copa, e in generale non il massimo per l'immagine del continente. Almeno due partite (Cile-Uruguay e Colombia-Argentina) gestite decisamente male. Sono arrivate squalifiche successive e sospensioni, ma la credibilità è andata a farsi benedire.

Delinquenza: conseguenza diretta dell'assenza di arbitraggio, si sono viste allegre scazzottate in campo, per lo più impunite. Dalle entrate a martello alle scivolate a forbice fino alla famosa provocazione di Jara ogni partita ha regalato il suo momento di gloria.


Singoli

Tata Martino: l'Argentina è probabilmente la favorita assoluta del torneo, ma questo vale per quasi tutte le edizioni. L'approdo in semifinale non era scontato quanto sembra, e Martino sta provando a dare una sua impronta, vedere il tridente piccolo e Pastore a centrocampo. Dove non arriva la tattica, ci pensa il talento (o la fortuna, scegliete voi). Sarebbe anche finalista uscente visto il secondo posto col Paraguay quattro anni fa.

Di Maria: schierato da esterno sinistro del tridente non convince. Qualità nel cross e negli scambi di sicuro, ma una perenne sensazione di vederlo limitato, sia come spazi che per la possibilità di andare solo a sinistra. Nel secondo tempo con la Colombia è sparito dal campo. Sembra intristito, ma parliamo di un valore aggiunto fondamentale per l'Argentina.

Guerrero: l'uomo più atteso del Perù, nonchè capocannoniere uscente della Copa, risponde presente proprio nel momento migliore. Una tripletta alla Bolivia per el Depredador, che conferma il suo status sudamericano di cannoniere in una prova a tuttotondo, fatta anche di difesa del pallone, personalità e qualità nel giocare la palla. I difensori cileni, non esattamente dei colossi, sono avvisati.

Vargas: in Italia è percepito come un ex giocatore (con ottimi motivi), nel Perù è ancora uno dei leader, tecnici ed emotivi. Il meglio che produce il Perù parte dal suo mancino, in un ideale triangolo estremamente qualitativo con Cueva e Guerrero. Gli manca il gol, il Cile farebbe bene a evitare di regalargli punizioni.

James: dalle stelle alle stalle. Un anno fa era mister ottanta milioni, oggi sarebbe mister ottantamila lire. L'eliminazione della Colombia non è colpa sua e il contesto non l'ha aiutato minimamente, ma lui non ha regalato nemmeno uno spunto degno del suo talento e della sua fama. Contro l'Argentina ha avuto anche sul sinistro l'occasione per vincere la partita, ma ha deciso di non tirare. Non un bellissimo segnale.

Ospina: contro l'Argentina semplicemente insuperabile. Tre parate insensate che hanno portato la gara ai rigori, dove non è riuscito a completare il miracolo. Sarebbe il terzo portiere dell'Arsenal...

Thiago Silva: spesso indicato come l'unica speranza presente e futura del Brasile, contro il Paraguay compromette la partita con un tocco di mano folle. Senza quel rigore non sono sicuro che i guaranì avrebbero trovato il pari, o anche solo tirato in porta. Mentalmente non sembra proprio al massimo, e succede da diversi mesi. Forse non è per caso che Dunga aveva scelto di metterlo in panchina.

Pekerman: un po' come ai Mondiali contro il Brasile, nella partita più importante decide di cambiare, azzarda e perde. Ma se ai Mondiali ha compromesso una squadra che funzionava, qui si è solo giocato il tutto per tutto sapendo di dover pescare un jolly. Un solo centrocampista e dentro tutti i corridori possibili dietro a Teofilo, l'unico apparso in forma. Dopo ventiquattro minuti ha alzato bandiera bianca.

Valdivia: il Mago è nettamente il giocatore più eccitante di questa Copa. Finalmente titolare, finalmente al centro del gioco, ad ogni partita ha regalato almeno venti minuti di qualità assoluta. Ha una visione del calcio totalmente diversa da tutti, ma in particolare rispetto ai suoi compagni e alle idee di Sampaoli. E va in campo esattamente per questo, sempre con la bacchetta magica. L'assist per il gol decisivo contro l'Uruguay è suo, ed è molto più difficile di quanto lo ha fatto sembrare.

Isla: con la maglia rossa è un giocatore. Presenza costante in fascia, macina una quantità impressionante di chilometri ed è uno de ricettori preferiti dei palloni verticali di Valdivia. Col suo terzo gol in nazionale si toglie la soddisfazione di portare il Cile in semifinale. Non segnava dal 2011. Uomo del destino?

18 giu 2014

Brazil2014: Top&Flop Generali - Prima Giornata

Top

Olanda: Van Gaal ha stupito tutti, ingabbiando i campioni in carica con una formazione sulla carta di molto inferiore. La padronanza tattica degli oranje fa impressione, interpretano la difesa a 3 in chiave moderna e totale malgrado Vlaar, De Vrij, Martins Indi, De Guzman e De Jong non siano fenomeni coi piedi. Qualcuno alla latitudine dell'Italia prenda appunti. 

Costa Rica: complice un Urugay irriconoscibile i ragazzi di Jorge Luis Pinto sono la vera sorpresa di giornata. Organizzazione, voglia, incoscienza e la consapevolezza di non aver nulla da perdere hanno permesso ai Ticos di raggiungere un risultato storico, trascinati dal giovane Campbell.

Honduras: hanno perso 3-0 contro la Francia, ma la sana ignoranza con cui hanno affrontato i galletti è pura poesia. Novanta minuti di interventi decisi, spesso fuori tempo e una base tattica che definire limitata è riduttivo. Era da tempo che non si vedeva una squadra così. Grazie Honduras.

Colombia: al di là dell'ottimo risultato, preme sottolineare la soluzione ideata da Pekerman per sostituire la stella Falcao. Teofilo Gutierrez è meno prima punta, ma ha una capacità naturale nel giocare di sponda e nell'aprire spazi per gli inserimenti dei compagni, senza tuttavia disdegnare il gol.

Bomboletta spray: in Sudamerica viene utilizzata da anni e ha dimostrato di essere la soluzione migliore per evitare di battere punizioni con la barriera a mezzo metro dal pallone, eppure in Europa c'è chi è ancora scettico.

Brazuca: dopo l'incubo Jabulani Adidas decide di produrre finalmente un pallone da calcio e lo spettacolo ringrazia.

L'esultanza colombiana al gol di Armero: pretendere che Teofilo sparasse qualche colpo in aria era troppo, quindi ci accontentiamo del balletto di gruppo di mezza rosa dei cafeteros!

Goal line technology: finalmente la tecnologia inizia a essere applicata anche al calcio, per la disperazione di moviolisti e giornalisti.


Flop

Brasile: nonostante la vittoria contro l'ostica Croazia, arrivata soprattutto grazie a Pletikosa e a un rigore a dir poco fantasioso, la Seleçao non ha convinto. Scolari ha schierato in campo un non-modulo con molti giocatori che vagavano per il campo senza alcuna logica, a partire dai centrali di difesa fino ad arrivare alle punte.

Spagna: la più grossa delusione della prima giornata. In una sola partita prendono più gol che negli ultimi 3 tornei principali sommati e all'improvviso perdono tutte le certezze consolidate in 6 anni di dominio. Molti dei giocatori chiave sembrano stanchi, svagati, fuori forma, il proverbiale possesso è lento e sterile e la difesa va in ansia a ogni pallone verticale. Forse servirebbero cambi, ma potrebbe essere tardi.

Inghilterra: dal 1966 la storia è la stessa. Nomi e talento individuale appena indossano la maglia coi leoni si perdono, diventando incapaci di giocare insieme. Contro l'Italia Hodgson si è limitato a scegliere 11 giocatori, senza leggere quello che succedeva in campo. Scegliere qualcuno del Liverpool non basta.

Arbitri: troppi gli errori decisivi per chiudere un occhio. Speriamo si cambi già dalla prossima giornata.

Joachim Loew: puoi vincere anche 4-0, ma se schieri quattro difensori centrali, il miglior terzino destro al Mondo in mediana e il falso nueve, noi ti odiamo.

Tabarez e il suo Uruguay: certo, presentarsi senza uno dei giocatori più forti al Mondo non aiuta, ma la Celeste vista in campo contro la Costa Rica è stata irriconoscibile. Svagata e prevedibile, la nazionale uruguayana rischia di pagare la staticità nelle scelte di Tabarez. Manca un giocatore in grado di fare gioco (prima ci pensava Forlan, quello vero) e soprattutto non si è visto un briciolo della celeberrima garra charrua: sequestrata alla frontiera per motivi storici?

Il modulo di Sabella: l'Argentina ha vinto, ma sicuramente non si è distinta per il bel gioco proposto. Dopo il modulo con quattro difensori centrali, marchio di fabbrica della Seleccion targata Maradona, Pachorra decide di varare un inedito 352 con un solo centrocampista di ruolo: il povero Mascherano. Ma la formazione non è tutto e lo ha dimostrato Van Gaal, peccato che l'Albiceleste abbia messo in mostra la versione "Mazzarri 2013/14" del 352, quella con reparti distanti all'inverosimile, movimenti senza palla limitati e una pochezza di idee raggelante.

Scarpe: il trend purtroppo è quello e i giocatori non hanno molta voce in capitolo nei confronti degli sponsor, ma vedere tutti quegli evidenziatori ai piedi dei giocatori fa male agli occhi e al cuore. E l'alternativa sono le scarpe bicolore.

I servizi di Sky: ok, siamo in Brasile, ma possibile che ogni servizio debba iniziare con un primo piano sul sedere di qualche passante (nda: se proprio devono farlo, almeno scelgano con più accuratezza) e ogni collegamento/opinione debba contenere qualche battutina a doppio senso? Lungi da noi voler fare i bacchettoni, ma non c'è proprio qualcosa di più interessante da dire?

Il jingle di Emis Killa: è più fastidio di Massimo Mauro e sta insidiando Blatter nella classifica delle cose più odiate nel mondo del calcio.


A parte

I baffi di Luiz Gustavo e Hugo Almeida: direttamente dagli anni 80, stiamo ancora decidendo se inserirli tra i Top o i Flop.

14 mag 2014

Uruguay, la nazionale immutabile

L'Uruguay di Tabarez è stato senza ombra di dubbio la sorpresa dei Mondiali 2010, mentre la Copa America 2011 vinta in Argentina è stata la conferma della bontà del lavoro e il punto di arrivo di un gruppo capace di imporsi come principale realtà del continente.
Tabarez fin da subito è stato grande protagonista a causa delle sue scelte, tanto nette quanto vincenti. L'Uruguay è una squadra andata ben oltre i propri limiti individuali grazie a un'amalgama unica, probabilmente irripetibile. L'allenatore, il maestro tristo che ha plasmato il tutto, ne è perfettamente conscio, e questo si riflette chiaramente anche oggi nella scelta degli uomini.
Mondiale 2010-Copa America 2011-Confederations Cup 2013 hanno visto delle convocazioni talmente simili da poter essere definite immutabili:

- Sudafrica: Muslera, Castillo, Silva; Lugano, Godin, Victorino, Scotti, Maxi Pereira, Fucile, Caceres, Alvaro Pereira; Gargano, Arevalo Rios, Diego Perez, Eguren, Ignacio Gonzalez, Alvaro Fernandez, Lodeiro; Forlan, Suarez, Cavani, Sebastian Fernandez, Abreu

- Argentina: Muslera, Castillo, Silva; Lugano, Godin, Victorino, Scotti, Maxi Pereira, Coates, Caceres, Alvaro Pereira; Gargano, Arevalo Rios, Diego Perez, Eguren, Alvaro Gonzalez, Cristian Rodriguez, Lodeiro; Forlan, Suarez, Cavani, Abel Hernandez, Abreu

- Brasile: Muslera, Castillo, Silva; Lugano, Godin, Coates, Scotti, Maxi Pereira, Aguirregaray, Caceres, Alvaro Pereira; Gargano, Arevalo Rios, Diego Perez, Eguren, Alvaro Gonzalez, Cristian Rodriguez, Lodeiro; Forlan, Suarez, Cavani, Abel Hernandez, Gaston Ramirez

Elenchi perfetti per il copia-incolla. 4 cambi (Fucile per Coates, il Tata Gonzalez per Ignacio Gonzalez, Cristian Rodriguez per Alvaro Fernandez, Abel Hernandez per Sebastian Fernandez) dal 2010 al 2011, 1 (sanguinoso, Gaston Ramirez per il Loco Abreu) dal 2011 al 2013.

Per il Mondiale 2014 la lista vede 25 preconvocati:
- Brasile: Muslera, Muñoz, Silva; Lugano, Godin, Coates, Gimenez, Maxi Pereira, Fucile, Caceres, Alvaro Pereira; Gargano, Arevalo Rios, Diego Perez, Eguren, Alvaro Gonzalez, Cristian Rodriguez, Lodeiro, Alejandro Silva; Forlan, Suarez, Cavani, Abel Hernandez, Gaston Ramirez, Stuani
Con a disposizione 3 riserve: Scotti, Alvaro Fernandez, Castro

Dal 2013, considerando tutti i 25, cambiano 5 giocatori di cui 3 possiamo considerarli sostituti (il secondo portiere Muñoz per Castillo, Gimenez per Scotti, Fucile per Aguirregaray) mentre 2 sono semplicemente in più rispetto ai 23 dei convocati definitivi (Alejandro Silva e Cristian Stuani). In più Jorge Fucile è un ritorno visto che era già in rosa nel 2010 e tra le riserve figurano Scotti (sempre presente) e Alvaro Fernandez, anche lui convocato in Sudafrica. Da Mondiale a Mondiale vediamo sostanzialmente 6 cambi.
Si può insomma affermare che nell'ultimo quinquennio Tabarez si sia sempre affidato agli stessi uomini. Una strategia che ha di sicuro portato risultati, ma che sembra sul punto di mostrare tutti i suoi limiti proprio nell'attesissimo appuntamento brasiliano.

9 nov 2012

Un altro Uruguay?

Forse, finalmente, Tabarez ha capito che la sua nazionale ha bisogno di una revisione al motore.

Per l'amichevole del 14 Novembre contro la Polonia ha convocato i seguenti giocatori:
MUSLERA, Fernando (Galatasaray – Turquía)
SILVA, Martín (Olimpia – Paraguay)
LUGANO, Diego (Paris Saint Germain – Francia)
GODIN, Diego (Atlético de Madrid – España)
COATES, Sebastián (Liverpool – Inglaterra)
CÁCERES, Martín (Juventus – Italia)
AGUIRREGARAY, Matías (Cluj – Rumania)
ARÉVALO RÍOS, Egidio (Palermo – Italia)
GARGANO, Walter (Internazionale – Italia)
EGUREN, Sebastián (Libertad – Paraguay)
GONZALEZ, Álvaro (Lazio – Italia)
PEREIRA, Álvaro (Internazionale – Italia)
RODRIGUEZ, Cristian (Atlético de Madrid – España)
RAMIREZ, Gastón (Southampton – Inglaterra)
LODEIRO, Nicolás (Botafogo – Brasil)
CASTRO, Gonzalo (Real Sociedad – España)
CAVANI, Edinson (Nápoli – Italia)
SUAREZ, Luis (Liverpool – Inglaterra)
STUANI, Christian (Espanyol – España)
Nulla di rivoluzionario se non per l'assenza del suo referente assoluto Diego Forlan. 
Senza mettersi a fare gli schizzinosi sui sostituti (Stuani non vale un decimo di Santiago Silva o el Loco Abreu, per dire) e tenendo ben presente che è solo un'amichevole infrasettimanale pressochè inutile forse per l'Uruguay c'è luce in fondo al tunnel. 

Sperando che sia un inizio, suerte Maestro!

18 ott 2012

La crisi di Tabarez

L'Uruguay del maestro Tabarez è stata la migliore realtà del calcio sudamericano degli ultimi anni. Esplosa a sorpresa nel Mondiale 2010 ha trovato nella Copa America 2011 la sua consacrazione attraverso una vittoria temporalmente molto attesa.
Da quel preciso momento, però, qualcosa è cambiato.

I semi della situazione attuale si trovano proprio all'inizio di quella trionfale Copa, che l'Uruguay ha vinto con una certa sofferenza nella prima fase. Il risultato, anche per l'eliminazione della favorita Argentina, ha cancellato tutte le difficoltà emerse, facendo forse sopravvalutare la condizione della celeste per il presente e l'immediato futuro a tutti, ma soprattutto al suo allenatore.
La crisi dell'Uruguay, iniziata con la delusione olimpica e proseguita con 3 sconfitte e 1 pareggio nelle ultime 4 partite di qualificazione ai Mondiali con 2 gol fatti e 11 subiti, nasce da motivazioni tattiche e scelte di uomini totalmente ascrivibili a Oscar Washington Tabarez.

Cominciando dagli uomini è evidente che il Mondiale 2010 segni in modo indelebile le scelte del ct nell'ossatura della squadra.
Diego Forlan è l'uomo di fiducia, il leader designato attorno a cui la formazione è costruita. La sua imposta titolarità è un peso per la squadra perchè la condiziona. Tabarez vede in lui il suo 10, l'organizzatore totale del gioco offensivo, perchè proprio su questo ha costruito i suoi successi. Peccato che del Pallone d'Oro del Mondiale sia rimasto giusto il ricordo per un declino fisico e tecnico che pare inarrestabile.
Questa scelta ha due conseguenze:
- i centrocampisti sono esclusivamente uomini di rottura col solo compito di appoggiare il pallone a Forlan. Se lui non riesce più a dare una regia alla squadra, tutto il gioco si blocca. I giocatori con più qualità (Lodeiro, Gaston Ramirez) sono seconde scelte schierate spesso per recuperare e sempre limitati da compiti difensivi.
- gli uomini offensivi corrono, letteralmente, attorno e per Forlan. Se Luis Suarez, a suon di gol, è riuscito a ritagliarsi un suo spazio, il vero sacrificato è Edinson Cavani. Il suo status di bomber internazionale fa si che il ct lo schieri spesso titolare, ma per "colpa" delle sue qualità atletiche e della sua propensione al sacrificio Tabarez lo dirotta regolarmente (vale a dire anche quando non gioca Forlan) in ruoli di fatica.
In un contesto molto confusionario (continua alternanza di nomi, formazioni iper difensiviste e iper offensive schierate non solo a distanza di pochi giorni, ma anche all'interno della stessa partita) lascia particolarmente perplessi la gestione di due talenti che rappresentano il futuro della celeste, Cavani e Gaston Ramirez.
Il numero 7 del Napoli viene schierato con costanza come esterno di centrocampo vero, chiamato a coprire tutta la fascia. Dire che è sacrificato vedendolo chiudere diagonali difensive nella sua area di rigore è poco.
L'ex numero 10 del Bologna viene schierato in ruoli sempre diversi (e tendenzialmente assurdi), con compiti spesso in antitesi con le sue caratteristiche. Si intuisce che Tabarez voglia puntare su di lui per età e talento, ma il maestro non sembra proprio in grado di sposare la necessità di lanciare un giovane con le sue esigenze.

Le scelte tattiche sono, per prima cosa, un riflesso delle scelte operate sui nomi.
L'idea originale era un 4-3-1-2 che durante la Copa America si è trasformato in 4-4-2 in linea ufficialmente a causa dell'infortunio di Cavani, in sostanza per permettere al solito biondo numero 10 di giocare qualche metro più avanti. Da trequartista non riusciva più a garantire l'intensità necessaria. Alvaro Gonzalez a destra e Alvaro Pereira a sinistra fornivano tutta la corsa e la fisicità che serviva a coprire il campo, Martin Caceres nell'inedito ruolo di terzino sinistro permetteva di schierare una difesa a 3 mascherata che limitava di molto i rischi.
Una soluzione contingente su cui Tabarez ha lavorato prima provando all'Olimpiade una difesa a 3 fissa per liberare offensivamente i suoi centrocampisti più "leggeri" e tecnici, poi in mancanza di risultati virando nuovamente su un 4-4-2 in linea per la nazionale maggiore. Alla luce delle ultime prestazioni, un modulo che non garantisce solidità nè permette di sfruttare il talento dei giocatori offensivi.

L'Uruguay è al momento prigioniero del suo recente e luminoso passato. 
La soluzione più immediata quanto drastica sarebbe la rinuncia al totem Forlan, che avrebbe come conseguenza un naturale ri-assestamento di tutta la formazione.
Tabarez avrà il coraggio di farlo da qui al 2014?

24 lug 2011

CA2011: Finale

Uruguay-Paraguay 3-0
12' Suarez, 42', 89' Forlan

E' finita come doveva finire. Una piccola, piccolissima nazione di nemmeno 3.500.000 anime di trova sul tetto del Sud America.

Inutile girarci attorno: l'Uruguay ha dominato la finale ed è stata la miglior squadra della manifestazione. L'unica ad andare in crescendo, a reagire dopo un inizio balbettante, a mostrare a tutti gioco, garra, capacità tattiche e l'immenso talento dei suoi uomini simbolo, il 10 e il 9, Diego Forlan e Luis Suarez.
El Cachavacha aveva l'incubo del gol in questo torneo, e l'ha sconfitto grazie a una doppietta di sinistro, che lo consacra miglior marcatore di sempre della seleccion celeste con 31 gol (ma Suarez a 21 incalza, eccome). Due gol ovviamente decisivi, come spesso nella carriera di Forlan (vedi doppietta in finale di Europa League), nel contesto di una partita giocata da dominatore vero, con totale controllo del gioco e della sua, pronome possessivo da intendere in senso letterale, squadra. Accanto a lui Luis Suarez, grandissimo talento da 111 gol nell'Ajax, si è consacrato giocatore di spessore forse unico per completezza tecnica assoluta. Prima punta, seconda punta, rifinitore non fa differenza, la scuola-Forlan non mente, e i suoi 4 gol sono la ciliegina su un torneo giocato da miglior giocatore, Guerrero permettendo.
Conferma importantissima dopo il Mondiale per la miglior coppia d'attacco a livello di nazionali.

Contro di loro il Paraguay ha potuto fare davvero poco.
Solita strategia: Justo Villar contro tutti, e speriamo che Dio sia paraguaiano.La rinuncia questa volta a Lucas Barrios per impostare una squadra ancora di più votata alle ripartenze veloci sa tanto di ennesima prova di catenaccio. I primi minuti sembravano il solito copione, con grandi parate del portiere e salvataggi vari tra il miracoloso, l'illecito (mani nette di Ortigoza) e il disperato, ma la ruota gira per tutti come dimostra la doppia deviazione che ha portato all'1-0 e la traversa centrata da Valdez nel secondo tempo.
Dopo aver subito il primo gol della fase a eliminazione sono venuti fuori tutti i limiti di questo tipo di calcio, sia per sterilità offensiva che per difficoltà a difendere quando si devono spostare degli uomini in attacco. Il Paraguay merita più di questo calcio e i talenti li ha, come Zaballos, Estigarribia, Valdez, Barrios, Santa Cruz (se stesse in piedi), Barreto e Ortigoza, lento quanto volete, ma uno dei pochi registi veri visti in tutta la Copa. Per quanto riguarda difesa, portiere, garra e voglia di sacrificarsi se ne trova pure troppa.

Forlan corona così un sogno che sa tanto di tradizione di famiglia, avendo suo nonno e suo padre già vinto la Copa, e regala al suo paese la quindicesima vittoria che porta l'Uruguay ad essere primo nell'albo d'oro staccando l'Argentina ferma a 14. Una bella iniezione d'orgoglio dopo il quarto posto ai Mondiali per un paese che si considera il padre del calcio con le due vittorie olimpice del '24 e del '28 seguite dai Mondiali 1930 e 1950.
L'Uruguay ha portato a casa la sua Copa, in Argentina dopo aver eliminato i padroni di casa. Come l'ultima volta che la Copa si era giocata nella terra di Maradona.
Tutti tranquilli in Brasile per i Mondiali 2014?

21 lug 2011

CA2011: Semifinale

Perù-Uruguay 0-2
53' e 58' Suárez

L'Uruguay punta senza mezzi termini al record solitario di vittorie in Copa e non è un pur volenteroso Perù a fermare i ragazzi di Tabarez.
Da eterni sottovalutati a favoriti d'obbligo nel giro di due settimane. This is football cari miei.

Markarian sogna di ripetere la grande prestazione d'esordio e manda in campo la solita formazione molto organizzata e attenta.
Nel primo tempo il suo Perù resiste alle offensive celesti anche con un pizzico di fortuna e riesce a contrattaccare guidata dai suoi leader tecnici Vargas, Guerrero e Cruzado. Dai loro piedi parte tutto il gioco della nazionale con la banda.
L'Uruguay cambia ancora una volta pelle sotto le indicazioni del Maestro. Nella prima partita le verticalizzazioni improvvise peruviane erano state letali (vedasi gol di Guerrero), quindi Tabarez sfrutta la duttilità tattica di Caceres per impostare una difesa molto mobile, capace di passare da 3 a 4 elementi a seconda delle necessità. L'altra novità, questa volta forzata, è Walter Gargano in mediana al posto dello squalificato Diego Perez. Col giocatore del Napoli si perde in fisicità, ma si vede qualcosa di meglio in costruzione. Opzione da non sottovalutare.
La celeste soffre qualcosa sulle invenzioni di Vargas, ma si applica bene per contenere le offensive avversarie e soprattutto ripartire. Forlan e Suarez sono una spanna sopra a tutti e gli inserimenti di Alvaro Pereira e Alvaro Gonzalez sono sempre pericolosi.
Primo tempo tutto sommato di studio.

Nella ripresa si scatena Luis Suarez con una doppietta nel giro di 5 minuti. Il primo gol nasce da una conclusione dalla distanza di Forlan (col mancino), che il portiere respinge lateralmente. Qui è bravissimo il numero 9 a centrare lo specchio della porta da posizione defilata. Il secondo gol nasce da una splendida intuizione di Alvaro Pereira che con un gran lancio pesca Suarez libero in mezzo ai due centrali. Saltato il portiere, resta solo da appoggiare comodamente nella porta sguarnita.
Il Perù tuttavia non scompare dal campo e ci prova ugualmente. La resa formale è al minuto 69, quando Vargas viene espulso per una folle gomitata a Coates. Del resto sarà chiamato el Loco per qualche motivo...

Alla nazionale del Mago Markarian resta l'onore delle armi. Per tutto il torneo ha messo in mostra organizzazione e gioco. Nessun catenaccio (qualunque riferimento al Paraguay è puramente intenzionale), grande fase difensiva e ripartenze ben organizzate.
Oltre ai già noti numeri 9 e 6, sono da evidenziare altri giocatori. Cruzado da regista offensivo ha saputo anche sacrificarsi come vertice basso, mettendo in mostra un sinistro ottimo nell'impostazione. Lo vedremo a Verona sponda Chievo. Advincula, classe 90, è un bel motorino con fisico, sacrificio e buona gestione della palla. Infine Balbin, mediano difensivo in grado di fornire un fondamentale equilibrio.

L'Uruguay dal canto suo ha un paio di eroi silenziosi.
Arevalo Rios sta disputando una Copa sul livello dello scorso Mondiale. Fisicamente una roccia, corre anche per gli squalificati, si vede ovunque e non lascia respirare nessuno dalle sue parti. In impostazione niente di che, ma ovviamente il suo ruolo è un altro. Straordinariamente continuo e pronto tatticamente per un giocatore che l'Europa l'ha vista solo sulla carta geografica. Martin Caceres sta invece stupendo tutti, in primo luogo i dirigenti della Juventus che non hanno creduto in lui. Applicazione eccezionale da terzino sinistro puro, a suo agio nella difesa a tre dopo una stagione da centrale a Siviglia. Velocissimo, forte fisicamente e di testa, sicuro dei suoi mezzi tecnici, non è ovviamente un terzino di spinta specie sulla sinistra, ma una pedina preziosissima della difesa di Tabarez, che grazie a lui può passare da 3 a 4 elementi senza problemi. La grande personalità, spesso anche eccessiva in passato, l'ha dimostrata battendo il rigore decisivo contro l'Argentina. Classe '87, potrebbe essere stato scartato dalle grandi troppo di fretta. Infine Alvaro Gonzalez. Il giocatore della Lazio non è Cavani come qualità, ma è un esterno di ruolo al contrario del napoletano. Sa coprire la fascia e gestire la palla, ed è stato encomiabile contro l'Argentina ad inventarsi interno di centrocampo in inferiorità numerica. Pedina non molto appariscente ma utile. Menzione speciale per Sebastian Coates, difensore classe 90 che ha esordito in nazionale in questa Copa senza alcuna paura e con tanta personalità.

Se tutto questo gira dietro le spalle dei due migliori giocatori del torneo, Forlan e Suarez, si capisce perchè l'Uruguay è la favorita d'obbligo.

18 lug 2011

CA2011: Top&Flop Generali - Quarti di Finale

Flop

Argentina: ovviamente la grande delusione del torneo. Batista ha progressivamente perso di mano la situazione e i singoli non sono riusciti a salvarlo. Non si può basare il proprio gioco unicamente sulle accelerazioni di Messi e sugli spazi che conseguentemente si creano. Il tanto criticato Leo ci ha provato giocando praticamente solo da rifinitore, ma si è spento in fretta, e alternative di gioco non ce n'erano. In più dopo l'espulsione di Diego Perez è subentrata quella supponenza di chi è sicuro prima o poi di segnare (non a caso progressivamente l'Uruguay ha preso in mano la partita). All'ennesima rifondazione degli ultimi anni, serve al più presto un allenatore che sappia dare un gioco che prescinda da Messi e dai suoi capricci. Ma soprattutto l'erede di Juan Roman Riquelme.

Attacco del Brasile: trabordante di talento quanto inefficace. I vari Robinho, Neymar, Ganso e Pato sembrano spesso più preoccupati di cercare la rifinitura spettacolare, il numero, l'estetica piuttosto che concentrarsi sul gioco. Sono giovani e si faranno, ma l'impostazione mentale non è delle migliori. A questa si aggiunge un problema generale di personalità in una squadra che non ha un leader al di sopra della difesa. In certi momenti il pallone è pesantissimo e si vede troppo. Lavori in corso in vista 2014, molto più in alto mare di quanto si pensasse.

Calci piazzati (difesa e battitori): i calci piazzati sono fondamentali nel calcio moderno. Ma evidentemente certe squadre (Cile e Argentina) sottovalutano l'importanza di saper schierare la difesa in queste circostanze. La roja è stata abbattuta dal Venezuela con due calci di punizione e l'albiceleste è stata letteralmente messa in croce da Forlan. Parlando di lui, è clamorosa l'assenza di veri tiratori nelle squadre di maggior talento. Brasile e Argentina non hanno uno specialista di questo aspetto del gioco.

Rigori: inspiegabile e indecente che il Brasile ne sbagli 4 su 4, col solo Thiago Silva a centrare (male) la porta. Il terreno sarà stato pessimo, ma qui parliamo di errori tecnici clamorosi sul tiro.

Campi da gioco: come detto poco fa, spesso e volentieri abbiamo visto terreni in condizioni pessime. Chi segue il calcio argentino sa che il problema è diffuso, si sperava qualcosa di meglio per la Copa America giocata in casa dopo 22 anni.



Top

Garra: che sia india o charrua, è stata il marchio di fabbrica delle nazionali non favorite in questo turno. Non hanno mollato nulla su nessun pallone, costruendo la vittoria centimetro dopo centimetro, superando i propri limiti e l'inferiorità tecnica. Fa spesso rima con personalità, pur sfociando in atteggiamenti eccessivi (Uruguay e Paraguay hanno picchiato come i fabbri), e per raggiungere certi obiettivi si conferma fondamentale.

Fisicità: unita alla garra, componente fondamentale per vincere nel calcio moderno. Troppo delicati e molli (fighette si direbbe colloquialmente) i brasiliani, troppo piccoli gli argentini e un misto tra i due i cileni. La superiore fisicità di Paraguay, Uruguay e Venezuela ha lasciato il segno, anche a livello di contrasti. Eccezione la Colombia, che unisce a grandi fisici una velocità unica, ma è stata condannata da errori individuali.

Calci piazzati (attacco): assolutamente letali coi saltatori e i battitori adatti, hanno fatto la fortuna di Venezuela, Uruguay e Perù. Nel calcio moderno si stima che il 70% dei gol nascano da queste situazione, che necessariamente vanno studiate con molta attenzione.

Registi offensivi: figura fondamentale quanto ormai sottovalutata. Quando non basta un dribbling o una giocata singola, servono loro a prendere in mano la squadra. L'ingresso di Valdivia pur non bastando ha scosso il Cile, Ganso pur a terra fisicamente coi suoi tocchi di prima ha illuminato e dato speranza al Brasile. Senza di loro il gioco è troppo limitato di fronte a difese combattive e sempre più organizzate.

Tempi supplementari: appena introdotti, subito decisivi. Tre partite su quattro hanno superato i regolamentari, a testimoniare un grande equilibrio.

Organizzazione difensiva: il vero tratto caratteristico di questa Copa, nonchè il più grande miglioramento del calcio sudamericano, già dimostrato anche da alcuni club. Nessuna squadra ormai va in campo senza essere ampiamente preparata su come difendere contro i singoli giocatori. L'applicazione tattica marchio di fabbrica europeo si sta diffondendo e non a caso abbiamo molti risultati sorprendenti, spesso con scarti minimi, ed è sempre più la squadra a fare differenza rispetto al singolo. Il calcio cresce.

6 lug 2011

CA2011: Top&Flop Generali - Prima Giornata

Flop

Uruguay: Tabarez presenta una squadra ancora più offensiva di quella dei Mondiali 2010, aggiungendo un trequartista come Lodeiro alle sue tre punte titolari. I problemi nascono dall'origine del gioco (troppo poveri tecnicamente i mediani, inizialmente poco coinvolti i terzini) e dalla scarsa vena dei giocatori di maggior talento. La squadra ha tante soluzioni, ma deve ritrovare umiltà e voglia di lottare. Troppo senso di superiorità e troppo leziosismo.

Argentina: LA favorita per eccellenza, la squadra di casa col miglior giocatore del mondo alla prima strappa solo un pareggio alla Bolivia. L'Argentina ha mostrato di colpo tutti i suoi problemi di organico e di gioco. Manca totalmente un terzino a sinistra come un centrocampista che sappia inserirsi e non solo far girare palla, e magari per sbloccare la partita sarebbe il caso di ricordarsi di Higuain e Milito. In più, tutti i giocatori di maggior talento appaiono tarantolati. Batista ha addosso la pressione di una nazione che non vince da 18 anni, reggerà dopo questo inizio?

Brasile: Mano Menezes è coerente e manda in campo la formazione che ha deciso fin dal suo insediamento sulla panchina del Brasile. I contropiedi appaiono micidiali con frecce come Neymar, Pato e Robinho, ma senza il miglior Ganso a distribuire il gioco tutto risulta troppo improvvisato. Inoltre le punte sembrano compiacersi un pò troppo dei loro numeri tecnici, perdendo sempre qualche secondo prezioso nelle giocate. Servirebbe un centrocampista in grado di cucire il gioco, ma la mediana ha solo distruttori più o meno puri e infatti spesso l'impostazione è compito di Lucio e Thiago Silva. I lavori in corso sono in ottica Mondiali 2014, ma dal Brasile ci si aspetta in ogni caso molto di più di uno 0-0 col Venezuela.

Gli arbitraggi: confusionari, poco coerenti, a volte condizionati, in generale poco apprezzabili pur senza errori clamorosi.

I campi da gioco: purtroppo si sapeva che in Argentina i terreni da gioco non fossero granchè, si sperava in ogni caso in qualcosa di più essendo un evento storico per la nazione.


Top

Perù: Sergio Markarian, tecnico uruguaianio, è la bestia nera della sua stessa nazionale avendo spesso giocato brutti scherzi all'Uruguay, e non si è smentito. Mette in campo un Perù tatticamente attentissimo, che riesce a sopperire a tutte le sue carenze tecniche, acuite dall'assenza di Juan Manuel Vargas e Claudio Pizarro. E proprio inserendo il numero 6 rischia addirittura di vincere.

Venezuela:
la squadra con meno tradizione in assoluto (2 sole vittorie in 14 partecipazioni) impone uno storico 0-0 al Brasile dei fenomeni. Tanto pressing e sacrificio da parte di tutti, lotta su ogni pallone e un pizzico di fortuna che non guasta quando il dislivello è così alto. Un punto di puro orgoglio.

Bolivia: Difende bassa con molta densità nella sua metà campo e occupando ogni spazio soffoca il gioco di palleggi orizzontali dell'Argentina. La marcatura a scalare su Messi è insistita e costante, finendo per mandare in tilt il numero 10. La Bolivia farà sudare ogni punto agli avversari se non commetterà l'errore di sentirsi appagata.

Claudio Borghi: che il Cile sia stato trasformato da Bielsa si sa,e l'impronta del Loco è ancora forte e ben evidente. Ma il tecnico argentino coi suoi cambi vince la partita contro il Messico, e non è poco.

Palloni: siamo lontani dal tristemente famoso Jabulani. Nessuna lamentela e un'ottima impressione generale di controllo e "giocabilità". Grazie Nike.

Bombolette spray: l'idea più geniale del calcio sud americano. Le bombolette spray per gli arbitri per segnare il punto di battuta delle punizioni e dove deve posizionarsi la barriera devono assolutamente essere importate in Europa al più presto. Le alte sfere del calcio si degneranno di fare qualcosa di utile?

15 lug 2010

WC2010: Pallone d'Oro

Diego Forlan, uomo simbolo della sorpresa Uruguay e capocannoniere con 5 gol in coabitazione con Villa, Sneijder e Muller, è stato nominato Pallone d'Oro del Mondiale come miglior giocatore.

Qui abbiamo già descritto la carriera e le qualità del giocatore, ma quanto fatto con la sua nazionale merita un'analisi a parte, perchè va a esplorare nuovi ambiti del grandissimo talento di questo campione.
Oscar Washington Tabarez nel costruire il suo Uruguay si trovava per le mani una buona batteria di punte (Cavani, Suarez, Forlan), ma nessun giocatore di qualità in grado di fornirle palloni giocabili. Nel fare di necessità virtù decise di spostare qualche metro indietro proprio il suo miglior finalizzatore. Una mossa a sorpresa, sicuramente in principio discutibile anche per le non eccellenti prestazioni sia di Forlan sia di chi prendeva il suo posto come centravanti, ma che ha portato i suoi massimi frutti proprio al Mondiale.
Dopo un necessario periodo di ambientamento, nel suo Uruguay Forlan si è trasformato da implacabile centravanti a vero e proprio regista d'attacco, facendo da punto di riferimento per la creazione del gioco offensivo. La posizione è quella del trequartista, trait d'union tra un centrocampo di mediani recupera palloni (efficientissimi) e le punte. Nel Mondiale ha messo in mostra una visione di gioco e una capacità di servire i compagni assolutamente completa (di destro o di sinistro, nel breve o con lanci, ma anche su punizioni e calci d'angolo) straordinaria per una prima punta pura, ed è stato uno dei calciatori che ha giocato più palloni in assoluto.

Assist, gol e tanto tanto gioco sono partiti dai suoi piedi, tanto da essere eletto il migliore.Un giocatore maturo dotato di un senso tattico forse unico. Il 10 sulle spalle pare quanto mai appropriato.

20 dic 2009

El Matador

Il suo nome sta girando parecchio ultimamente, quindi siamo in ballo e balliamo.

Edinson (notare la n prego) Cavani è un attaccante uruguaiano in forza al Palermo. Classe 1987, arriva in Sicilia un pò a sorpresa a Gennaio 2007. Nello stesso periodo disputa un grande campionato Sudamericano under 20 con la sua nazionale, mettendo in mostra le sue doti migliori. Talento, fisico da punta vera, gol. E l'inizio in serie A non è da meno, con 2 reti nelle prime 2 presenze.

Sembra passato un secolo e Cavani è cambiato molto da allora nel suo modo di giocare. In origine ci trovavamo davanti un'idea di prima punta abbastanza completa. Oggi abbiamo una punta atipica, capace di fare anche l'esterno. Sia nella sua seconda stagione a Palermo che nella stagione in corso, il ragazzo ha infatto giocato in un ruolo più defilato, spesso esterno destro nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1, posizione mai troppo amata. Questo ha influito pesantemente sui suoi gol (5 nel 2007-2008, 3 in questa stagione), ma anche sulla considerazione generale su di lui. In mezzo, una stagione da punta nel 4-3-1-2 con 14 gol, dimostrando qualità ben superiori a quelle che gli vengono di media attribuite.

Il piede preferito è il destro, capace di disegnare imprevedibili e potenti traiettorie. Buona la tecnica e il dribbling, non granchè il sinistro e la progressione. Il giocatore da il meglio di se attaccando la profondità, giocando sulla linea e alle spalle dei difensori, o in alternativa col tiro dalla media distanza. Più impacciato con la palla tra i piedi, sa farsi valere anche nel gioco aereo grazie a un buon tempismo unito ai suoi 184 cm. Da esterno offre tanta corsa, sacrificio tattico e importanti soluzioni sui tagli in area. Meno dal punto di vista di dribbling, assist (anche se il cross non gli manca) o giocate a effetto.

El Matador
è insomma ancora un talento per larghi tratti inesplorato, la cui crescita è rimasta un pò bloccata dai continui cambi di ruolo e dalle consegne tattiche. Ma età, talento e voglia giocano dalla sua parte.

16 nov 2009

Luis Alberto Suarez

Seguendo l'Ajax in questa stagione, non si può fare a meno di notare il suo capitano, il giocatore col numero 16 Luis Suarez. Media gol impressionante e presenza costante sul campo da gioco.
Scoprendo poi che il ragazzo ha 22 anni(nato il 24 gennaio 1987 in Uruguay) l'interesse aumenta.

La sua carriera si è di fatto svolta in Olanda, eslcuso un anno al Nacional di Montevideo.
Arriva infatti al Groningen nel 2006, e le sue prestazioni sono tali da garantirgli un posto nell'Ajax dalla stagione successiva.
Nella squadra di Amsterdam le aspettative(alte, soprattutto per un investimento da 7,5 milioni di euro) non solo vengono confermate fin dall'esordio, ma il giocatore migliora in fretta. 17 gol la prima stagione(18 coppe comprese), 22 la seconda(28 totali). Quest'anno le statistiche parlano di un irreale 13 presenze 19 gol, con due poker all'attivo. Che sia nata una stella?

Fin qui bastava wikipedia, ma parliamo delle caratteristiche tecniche.

Il ragazzo è una punta pura, anche come fisico, notevole nel proteggere palla e capace anche nel gioco aereo.
Nell'Ajax gioca spesso come punta esterna,sia a sinistra che a destra, ma non facciamoci ingannare. L'istinto è quello del goleador, fiuta sempre la porta e soprattutto da sinistra tende sempre ad accentrarsi. Rende al meglio in una posizione da punta più classica.
Destro naturale, tecnicamente piuttosto valido, la sua caratteristica indubbiamente migliore è il tiro. Potentissimo, veloce e preciso. Centra la porta da qualunque posizione, e anche il sinistro non è male.
Solo col timore che incute quando carica il destro, riesce ad aprirsi spazi nelle difese. Non rapidissimo soprattutto in allungo(dove fatica a difendere palla), se la cava in dribbling specie in uno contro uno. Il primo movimento è sempre alla ricerca della porta, tuttavia è anche in grado di sfornare pregevoli assist ai compagni(il cross è un'altra sua arma importante, specie col destro). E' bravo sia a dettare che a rifinire gli uno-due nei pressi dell'area.
E' ancora limitato(anche se è strano dirlo visti i numeri) dal fatto di dover giocare sempre fronte alla porta. Spalle alla porta è ancora spaesato, preferisce partire da appena fuori area per poter puntare porta e difensori.
Senza palla è ancora parecchio carente. Tende a volere la palla sui piedi, per poi cercare una soluzione, possibilmente il tiro. Movimenti in profondità troppo pochi, è più bravo ad allargarsi per ricevere palla. Non rientra mai in difesa, anzi gioca spesso altissimo per approfittare degli errori dei difensori, anche con successo.

Resta da vedere a quanto si fermerà il suo score quest'anno. E, c'è da starne certi, questo sarà il suo ultimo anno in Olanda.

15 ott 2009

E' già tempo di rivincite?

La domanda sorge spontanea ed immediata, al pari dello sgomento in sala stampa, quando, dopo festeggiamenti e celebrazioni sul terreno di gioco del Centenario, Maradona si presenta davanti ai microfoni ed inizia a scandire parole forti, al veleno. Ne ha per tutti il Diez, ma soprattutto per i giornalisti argentini, rei di aver fatto il possibile per screditare ed ostacolare il suo lavoro. Sarà l'euforia, sarà la tensione, ma Maradona è un fiume in piena e fuori controllo. Passa dai ringraziamenti verso famiglia, tifosi, e giocatori alla sfuriata verso i giornalisti di fronte alla stampa mondiale, senza servirsi di alcun giro di parole e con un linguaggio a dir poco insolito per la situazione. Come lui stesso afferma poco dopo: "Io sono bianco o nero, non grigio, e ho buona memoria. Mi avete trattato senza alcun rispetto, non ho nessuna voglia di condividere questa gioia con voi". Questa una delle poche frasi riportabili durante la conferenza stampa del DT argentino, questa la sintesi del suo sfogo.

Ma è veramente tempo di rivincite? E' già giunta l'ora di togliersi qualche sassolino, o meglio, masso, dalla scarpa? Può bastare una qualificazione ai Mondiali raggiunta all'ultima giornata e ottenuta con l'ultimo posto a disposizione per poter gonfiare il petto e puntare il dito? E' la vittoria, il trionfo, di un progetto?

Ha buona memoria Diego e quindi ricorderà senz'altro i proclami con cui aveva dato inizio alla sua avventura alla guida dell'Albiceleste. E' bianco o è nero, si sa, si conosce, e allora le prese di posizione sono forti, decise e soprattutto mai banali. La prima emblematica scelta è quella del capitano: la fascia va a Mascherano, per un cambio deciso di rotta, un modo per dire addio al passato e dare inizio al rinnovamento. La scelta ricade sul giocatore del Liverpool, per Maradona l'unico vero cardine della squadra, l'unico giocatore irrinunciabile, tanto da spingerlo ad affermare più volte:

"La Selección es Mascherano y diez más"

Il Jefecito risponde presente ed è quello di sempre, combattivo, tenace, leader vero. Alla distanza tuttavia si spegne, lasciato troppo solo in mezzo al campo, abbandonato da tutto e tutti si ritrova a vagare per la mediana disorientato e senza nessuno al suo fianco. Contro il Perù è il peggiore in campo assieme a Messi, l'altro leader designato dell'Argentina e probabilmente l'incognita più grande di tutta la gestione Maradona.

Il gioiello del Barça, globalmente considerato l'erede proprio del DT argentino, al pari di Mascherano, fa vedere ottime cose nelle prime uscite stagionali, le amichevoli contro Scozia e Francia, poi scompare. La squadra è costruita attorno a lui e l'allenatore lo consacra ogniqualvolta ne ha l'occasione, eppure il Messi argentino è il lontano parente di quello che si ammira in Europa. Crolla sotto il peso della pressione, si estranea dalla partita e gioca più per sè stesso che per la squadra: basta un volo transoceanico per trasformarlo.

Maradona poi costruisce l'ossatura della sua squadra su giocatore in cui crede ciecamente. E' il caso di Jonas Gutierrez e Gabriel Heinze. Il primo fa ciò che gli è possibile, porta grinta e corsa, ma per ovvi limiti non può essere considerato un fattore in grado di spostare gli equilibri.
Il secondo, invece, viene presentato come un giocatore che ha ancora tanto da dare come centrale difensivo, ma, alla luce degli incontri disputati, gioca la sua miglior partita contro l'Uruguay, schierato come terzino sinistro. Confusione? Scelte sbagliate? Casualità?

Emblematico è poi il caso Riquelme. Il fantasista del Boca Juniors è inizialmente considerato uno dei cardini della squadra, al pari di Mascherano e Leo Messi. Poi, per motivi sconosciuti, annuncia l'addio alla Nazionale. Sia lui che Maradona sono troppo orgogliosi per tornare sui rispettivi passi e nessuno sa ancora spiegare con precisione che cosa abbia portato i due alla rottura. Certo è che la Seleccion ha più volte mostrato l'assoluta necessità di un enganche, di qualcuno in grado di ricamare gioco e consegnare palloni giocabili alle punte. Un problema cronico e tuttora irrisolto.

Alla luce della sfuriata di Maradona in sala stampa, sorge spontaneo ripensare ai proclami, alle intenzioni, al progetto e alle idee di un grande campione improvvisatosi allenatore. Convinzioni che, a posteriori, sono state per la maggior parte smentite, affievolite o smontate da un duro e tortuoso percorso che ha portato l'Argentina a qualificarsi al Mondiale sudafricano. Un percorso che ha visto continui cambi di moduli, uomini ed idee tattiche, che ha portato la Seleccion dal primo al quarto posto nel girone di qualificazione del Sud America, rischiando gli spareggi o, peggio ancora, una storica eliminazione e che ha scritto pagine indelebili come le cocenti sconfitte contro Bolivia (6-1) e Brasile (1-3). Per non parlare della girandola di eroi e traditori della patria, un gioco pericoloso a cui il DT ha esposto tutti i suoi giocatori, delle inspiegabili esclusioni di giocatori fondamentali nelle rispettive squadre di club e del momentaneo addio allo stadio storico dell'Albiceleste, il Monumental, per trasferirsi a Rosario: un'idea ben presto ritrattata e dimenticata fin troppo facilmente e frettolosamente.

A Montevideo il Diez ha però deciso che è giunta l'ora della rivincita, della rivalsa e che è già tempo di prendersi gloria e meriti, a otto mesi dal Mondiale, quello che deve essere considerato come l'unico vero obiettivo di una delle nazionali più talentuose al mondo.

14 ott 2009

Pericolo pubblico numero uno


Il destino dell'Argentina passa per la trasferta in Uruguay.
Ma il destino dell'Uruguay, passa soprattutto per i piedi di Diego Forlan, il pericolo pubblico numero uno (ma anche due e tre).

Nome certamente non nuovo per chi segue il calcio vista la sua lunga militanza in Europa (arrivò infatti nel Gennaio 2002, a Manchester sponda United), a nn tutti è chiara la caratura del giocatore.
Parliamo certamente di uno degli attaccanti più sottovalutati nel panorama calcistico quantomeno europeo.

Forlan sconta ancora, a livello di "fama", gli anni in Inghilterra. Due stagioni e mezza con un compagno di reparto ingombrante quanto Ruud Van Nistelrooy. Pagò tantissimo il salto dall'Independiente (club dell'esordio a 19 anni, esperienza che si chiude con 80 presenze e 37 reti) al Manchester, tanto da metterci 27 presenze a trovare la prima rete. Pochi i gol, anche se spesso importanti, tante presenze, ma spesso spezzoni di gara. Tuttavia a vedere il giocatore, rimane l'impressione di un talento bloccato, con speciali capacità soprattutto di tiro. Reti mai banali, con entrambi i piedi.
L'arrivo di Wayne Rooney fu l'anticamera della sua cessione in Spagna, a un nascente Villarreal.

Proprio nella Liga di fatto esplode (o meglio, comincia) la carriera di Diego.
Nel sottomarino giallo resterà tre stagioni, aiutando a far uscire la squadra dall'anonimato a suon di gol. Speciale da subito l'intesa con un altro talento in cerca di rilancio, Juan Roman Riquelme, da sempre in grado di far segnare chiunque. Ma Forlan chiunque non è, e il primo anno si presenta con 38 presenze e 25 reti, titolo finale di capocannoniere e Scarpa d'oro come miglior bomber d'Europa. Non male per un brutto anatroccolo.
La seconda stagione non fu indimenticabile con solo 10 reti, facendo subito parlare le male lingue di exploit isolato per la stagione precedente, anche se va ricordato un gol in Champions League ai danni dell'Inter nei quarti della competizione.
Nella terza e ultima stagione, chiuse nuovamente con un buon bottino di reti, 19 in 36 presenze.
Ovviamente tutto questo nn rimase inosservato, e l'Atletico Madrid scelse lui per sostituire il partente Fernando Torres.

Proprio nella seconda squadra di Madrid, Forlan compie il definitivo passo verso la completa maturazione.
Nella prima stagione mette a segno 16 reti, ma soprattutto contribuisce alla rinascita dell'Atletico Madrid, mettendo in mostra personalità, ma anche capacità tattiche preziose.
Ma è la stagione 08/09 ad essere abbagliante. Tantissima continuità, personalità da leader, presenza tangible in campo, chiude una stagione fantastica con 32 gol in 33 presenze, secondo titolo di pichichi e seconda Scarpa d'oro.

Curiosità: è l'incubo personale di Samuel Eto'o, avendo vinto entrambi i titoli di capocannoniere (e di conseguenza la Scarpa d'oro) proprio ai danni del camerunense

Assodato che parliamo di uno che segna e tanto,anche gol pesanti contro le grandi, vediamo di fare chiarezza sulle sue caratteristiche.
Centravanti si, ma moderno. Capace di giocare con e per la squadra, di iniziare, rifinire e concludere l'azione.
Non fortissimo fisicamente (1,80 per 75kg), diventa letale fronte alla porta, quando può puntare l'uomo. Non tanto per un dribbling stellare (che non ha), ma per la sua straordinaria capacità di tiro. Totalmente ambidestro (
addirittura dai sedici metri in su sembra tirare meglio col mancino), centra la porta da ogni posizione in ogni modo, con tiri potentissimi, improvvisi e precisi, senza scampo. Molti suoi gol sono veri gioielli. Rapido nel breve, rapace in area grazie a un grande fiuto del gol, gli anni passati con un grande assist-man come Riquelme gli hanno lasciato una non comune capacità di "dettare" il passaggio con l'inserimento, il che lo rende difficilmente arginabile negli spazi. Tatticamente capace di essere dove serve per la squadra, è anche abile nel servire i compagni. Niente di trascendentale nel gioco aereo, si fa rispettare grazie a un buon tempismo.

Parliamo di un giocatore di 30 anni (classe 1979, una delle tante coincidenze che lo accomunano a Diego Milito), nel pieno della sua maturazione tecnico-atletica.
I difensori argentini faranno meglio a prepararsi bene, per non leggere il nome sulla sua maglia quando sarà ormai troppo tardi.