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23 giu 2014

Brazil2014: Top&Flop Generali - Seconda Giornata

Top

Cile: presenza tra i Top di giornata scontata, visto che la loro vittoria sulla Spagna ha fatto un paio di giri del Mondo. Non una sorpresa, tuttavia, perché Sampaoli ha proseguito in modo splendido sul sentiero indicato dal suo connazionale e maestro Marcelo Bielsa. Il Cile ha annichilito le fonti di gioco dei Campioni del Mondo grazie a corsa, grinta e un'organizzazione tattica pregevole, trovandosi di fronte la vittima perfetta per perpetrare il delitto. Ripetere questa intensità non sarà facile e altre squadre potrebbero mettere ben più in difficoltà la difesa cilena, a partire dall'Olanda di Van Gaal, ma intanto la Roja ha lanciato un importante segnale al mondo del calcio.

Australia: due partite e zero punti, però i Socceroos meritano un applauso per il calcio mostrato nella partita contro l'Olanda. I ragazzi di Postecoglou hanno infatti affrontato gli Oranje a viso aperto, ingabbiando il gioco di Van Gaal con attenzione ed equilibrio, mettendo inoltre in mostra ottime trame offensive. L'Australia ha raccolto molto meno di quanto meritato, ma d'altronde ottenere la qualificazione in un gruppo simile sarebbe stato qualcosa da annoverare alla voce "miracoli".

Francia: la più snobbata delle grandi, eppure quella che sta mettendo in mostra il miglior calcio, soprattutto come collettivo. L'infortunio di Ribery non solo sembra assorbito, ma potrebbe aver responsabilizzato tutti gli altri a fare un passo in più. 8 gol nelle prime 2 partite, e darne 5 alla Svizzera non era così scontato.

Costa Rica: continua la favola dei Ticos e questa volta a farne le spese è stata un'arrendevole Italia. I centroamericani hanno corso di più e meglio rispetto agli azzurri, lottando su ogni pallone e chiudendo bene tutti gli spazi. La linea difensiva altissima è stata un rischio, ma è stata una delle armi decisive per neutralizzare la maggior parte dei tentativi italiani. La qualificazione agli ottavi con un turno di anticipo è il giusto premio a una squadra che ha saputo affrontare gli avversari senza nessun timore e senza badare ai palmarès.
 
Partite da rivedere: Germania-Ghana, soprattutto nel secondo tempo, è stata una delle partite più spettacolari del torneo, con continui ribaltamenti di fronte. La qualità tedesca da una parte, la corsa e l'intensità ghanesi dall'altra. Corea-Algeria invece è la partita a sorpresa. 3 gol per tempo, corsa, fisicità e anche giocate di una certa qualità. Chi si aspettava noia, catenaccio e botte non poteva sbagliarsi di più.

Il commento di Sky: Marchegiani commentando il gol di Ayew dice che i giocatori pelati sono più bravi nel colpo di testa, perchè la palla prende più velocità e la direzione è imprevedibile.

Momenti di bel calcio: Ecuador-Honduras, partita che potrete vantarvi di aver visto integralmente coi vostri nipoti, si presenta subito al top. Calcio di inizio dei sudamericani, fallo di 2 giocatori dell'Honduras sul portatore di palla. Minuti di gioco 0.03.

Flop

Brasile: Scolari prosegue sulla via del disastro. Sceglie Ramires come titolare castrandosi da solo la manovra offensiva e insiste su uomini palesemente inadeguati. A centrocampo Luiz Gustavo ha un compito ben preciso, ma tende a schiacciarsi troppo sulla difesa allungando i reparti, mentre Paulinho è stato un fantasma in entrambe le prime partite. Hernanes non ha visto il campo quando dovrebbe essere ormai titolare, in quanto unico a poter collegare i reparti con qualità. Insistere su un Fred immobile e abulico toglie ulteriori risorse a una squadra che vive solo degli spunti di Neymar e Oscar. La strada è molto più in salita del previsto.

Spagna: servirebbe un pezzo a parte per parlare di loro, perché hanno dominato gli ultimi anni e anche a questo Mondiale si sono presentati da favoriti, con una rosa impressionante per profondità e qualità. Eppure qualcosa non ha funzionato e il calo di alcuni giocatori chiave ha fatto crollare il rendimento generale, mettendo in mostra limiti e difficoltà di uno stile di gioco difficile da interpretare se non si è al massimo della condizione. Il materiale per ripartire fin da subito c'è, ma questo è un tonfo che farà rumore per parecchio tempo.

La gestione di Pekerman: intendiamoci, la Colombia sta ampiamente facendo il suo dovere. Ma Pekerman sembra essersi abbastanza fossilizzato sulle sue scelte e con la Costa d'Avorio non è riuscito coi cambi a mantenere l'intensità fisica, finendo la partita in pesante apnea. Mettere in campo Jackson Martinez e Guarin non è reato.

Il commento di Sky, parte 1: Fabio Caressa nei primi minuti di Italia-Costa Rica parla di una difesa a 5 dei centrocamericani schiacciatissima verso la sua area. Pochi secondi dopo si vede la linea oltre la trequarti e a Marchisio viene fischiato il primo degli 11 fuorigioco che in serata saranno chiamati agli azzurri. Nel successivo corso della cronaca Bergomi non farà che ripetere quanto sia alta la difesa dei costaricani.

Il commento di Sky, parte 2: durante Colombia-Costa D'Avorio il duo Trevisani-Marocchi si lamenta più volte delle iniziative di Yaya Tourè, accusandolo di voler tirare i calci di punizione per manie di protagonismo, togliendoli a compagni più capaci. Peccato che l'ivoriano in stagione abbia segnato 4 gol su punizione con la maglia del City, dimostrandosi uno specialista.

Il commento di Sky, parte 3: nella presentazione di Italia-Costa Rica Bergomi dice che in Italia Andrea Pirlo non è abbastanza considerato ed esaltato come giocatore. Nulla da dire sul talento e sulla longevità del regista di Brescia, ma su che pianeta ha vissuto Bergomi negli ultimi 3 anni? Mancano solo le petizioni per farlo Papa.
 
Giappone: la squadra di Zaccheroni non è al top della forma, non riescono a produrre quel possesso ipercinetico che sembrava essere il loro marchio di fabbrica, a volte i giocatori si trovano troppo isolati e c'è troppa tendenza al passaggio in più in nome del collettivo. Il risultato è una enorme fatica a creare occasioni anche contro la Grecia in 10, mentre in difesa si ha una sensazione di affanno, specie contro giocatori fisici.
 
Inghilterra: altro Mondiale, altra eliminazione per i Tre Leoni. Hodgson insiste con la mediana leggera Gerrard-Henderson e la decisione non porta grandi risultati, così come la volontà di continuare a proporre l'abulico Welbeck. L'Inghilterra in generale non ha giocato così male come si è detto in questi giorni e contro l'Uruguay ha pagato dazio per la presenza in campo di Luis Suarez, ma se esci dopo due partite e zero punti, finisci inevitabilmente tra i Flop. Soprattutto se sei l'inventore del gioco e tendi ancora a guardare tutti dall'alto verso il basso.

Le scelte di Löw: il 4-3-3 scelto contro il Ghana fa acqua da tutte le parti. La difesa composta da 4 centrali puri non aiuta lo sviluppo del gioco e si dimostra pure incapace di marcare su entrambi i gol degli africani (in particolare il primo, di testa, è inaccettabile). A centrocampo Lahm (cioè il miglior terzino della squadra, sia a destra che a sinistra) playmaker è ormai una necessità, ma unito a Khedira in veste di incursore toglie qualità e velocità al giro palla. In questo modo i 3 davanti per quanto fenomenali incontrano troppe difficoltà nel trovare spazi. Nonostante una partita evidentemente bloccata a causa delle scelte, il primo cambio di Löw è Mustafi per Boateng, cioè un cambio sprecato e inutile. La Germania dimostra di poter vincere dal minuto 70 in poi, quando entrano Klose e Schweinsteiger. A volte il calcio è semplice, la Germania deve stare attenta a non giocare contro se stessa.

18 giu 2014

Brazil2014: Top&Flop Generali - Prima Giornata

Top

Olanda: Van Gaal ha stupito tutti, ingabbiando i campioni in carica con una formazione sulla carta di molto inferiore. La padronanza tattica degli oranje fa impressione, interpretano la difesa a 3 in chiave moderna e totale malgrado Vlaar, De Vrij, Martins Indi, De Guzman e De Jong non siano fenomeni coi piedi. Qualcuno alla latitudine dell'Italia prenda appunti. 

Costa Rica: complice un Urugay irriconoscibile i ragazzi di Jorge Luis Pinto sono la vera sorpresa di giornata. Organizzazione, voglia, incoscienza e la consapevolezza di non aver nulla da perdere hanno permesso ai Ticos di raggiungere un risultato storico, trascinati dal giovane Campbell.

Honduras: hanno perso 3-0 contro la Francia, ma la sana ignoranza con cui hanno affrontato i galletti è pura poesia. Novanta minuti di interventi decisi, spesso fuori tempo e una base tattica che definire limitata è riduttivo. Era da tempo che non si vedeva una squadra così. Grazie Honduras.

Colombia: al di là dell'ottimo risultato, preme sottolineare la soluzione ideata da Pekerman per sostituire la stella Falcao. Teofilo Gutierrez è meno prima punta, ma ha una capacità naturale nel giocare di sponda e nell'aprire spazi per gli inserimenti dei compagni, senza tuttavia disdegnare il gol.

Bomboletta spray: in Sudamerica viene utilizzata da anni e ha dimostrato di essere la soluzione migliore per evitare di battere punizioni con la barriera a mezzo metro dal pallone, eppure in Europa c'è chi è ancora scettico.

Brazuca: dopo l'incubo Jabulani Adidas decide di produrre finalmente un pallone da calcio e lo spettacolo ringrazia.

L'esultanza colombiana al gol di Armero: pretendere che Teofilo sparasse qualche colpo in aria era troppo, quindi ci accontentiamo del balletto di gruppo di mezza rosa dei cafeteros!

Goal line technology: finalmente la tecnologia inizia a essere applicata anche al calcio, per la disperazione di moviolisti e giornalisti.


Flop

Brasile: nonostante la vittoria contro l'ostica Croazia, arrivata soprattutto grazie a Pletikosa e a un rigore a dir poco fantasioso, la Seleçao non ha convinto. Scolari ha schierato in campo un non-modulo con molti giocatori che vagavano per il campo senza alcuna logica, a partire dai centrali di difesa fino ad arrivare alle punte.

Spagna: la più grossa delusione della prima giornata. In una sola partita prendono più gol che negli ultimi 3 tornei principali sommati e all'improvviso perdono tutte le certezze consolidate in 6 anni di dominio. Molti dei giocatori chiave sembrano stanchi, svagati, fuori forma, il proverbiale possesso è lento e sterile e la difesa va in ansia a ogni pallone verticale. Forse servirebbero cambi, ma potrebbe essere tardi.

Inghilterra: dal 1966 la storia è la stessa. Nomi e talento individuale appena indossano la maglia coi leoni si perdono, diventando incapaci di giocare insieme. Contro l'Italia Hodgson si è limitato a scegliere 11 giocatori, senza leggere quello che succedeva in campo. Scegliere qualcuno del Liverpool non basta.

Arbitri: troppi gli errori decisivi per chiudere un occhio. Speriamo si cambi già dalla prossima giornata.

Joachim Loew: puoi vincere anche 4-0, ma se schieri quattro difensori centrali, il miglior terzino destro al Mondo in mediana e il falso nueve, noi ti odiamo.

Tabarez e il suo Uruguay: certo, presentarsi senza uno dei giocatori più forti al Mondo non aiuta, ma la Celeste vista in campo contro la Costa Rica è stata irriconoscibile. Svagata e prevedibile, la nazionale uruguayana rischia di pagare la staticità nelle scelte di Tabarez. Manca un giocatore in grado di fare gioco (prima ci pensava Forlan, quello vero) e soprattutto non si è visto un briciolo della celeberrima garra charrua: sequestrata alla frontiera per motivi storici?

Il modulo di Sabella: l'Argentina ha vinto, ma sicuramente non si è distinta per il bel gioco proposto. Dopo il modulo con quattro difensori centrali, marchio di fabbrica della Seleccion targata Maradona, Pachorra decide di varare un inedito 352 con un solo centrocampista di ruolo: il povero Mascherano. Ma la formazione non è tutto e lo ha dimostrato Van Gaal, peccato che l'Albiceleste abbia messo in mostra la versione "Mazzarri 2013/14" del 352, quella con reparti distanti all'inverosimile, movimenti senza palla limitati e una pochezza di idee raggelante.

Scarpe: il trend purtroppo è quello e i giocatori non hanno molta voce in capitolo nei confronti degli sponsor, ma vedere tutti quegli evidenziatori ai piedi dei giocatori fa male agli occhi e al cuore. E l'alternativa sono le scarpe bicolore.

I servizi di Sky: ok, siamo in Brasile, ma possibile che ogni servizio debba iniziare con un primo piano sul sedere di qualche passante (nda: se proprio devono farlo, almeno scelgano con più accuratezza) e ogni collegamento/opinione debba contenere qualche battutina a doppio senso? Lungi da noi voler fare i bacchettoni, ma non c'è proprio qualcosa di più interessante da dire?

Il jingle di Emis Killa: è più fastidio di Massimo Mauro e sta insidiando Blatter nella classifica delle cose più odiate nel mondo del calcio.


A parte

I baffi di Luiz Gustavo e Hugo Almeida: direttamente dagli anni 80, stiamo ancora decidendo se inserirli tra i Top o i Flop.

3 feb 2014

Luis Aragonés: il ricordo di Xavi

Sabato 1 febbraio il mondo del calcio è stato scosso dalla notizia della morte di Luis Aragonés, l'Abuelo della Spagna calcistica. Sulle pagine del quotidiano El País il centrocampista del Barça e della Roja Xavi Hernandez ha voluto ricordarlo con delle parole toccanti, che meritano di essere lette e che abbiamo deciso di tradurre (in modo del tutto amatoriale) per chi non conosce lo spagnolo.
 
Per tutti gli altri lasciamo il link all'articolo originale: Míster, nunca fuimos japoneses


Mister, noi non siamo mai stati giapponesi

"Non sei giapponese, quindi capisci quello che ti sto dicendo". Me lo disse una notte. Lo sto guardando in una camera d'albergo e so che mi mancherà. Molto. Perché a Luis Aragonés io volevo molto bene. E con lui ho parlato davvero molto.

Sapevo che non stava bene, ma non avrei mai pensato fosse qualcosa di tanto grave, che se ne sarebbe andato così presto, così veloce, in questo modo. "Sto bene, sto bene", mi rispondeva sempre quando glielo chiedevo. Parlavo spesso con lui, perchè dal giorno in cui lo conobbi per me ha sempre rappresentato un punto di riferimento assoluto. Probabilmente è l'allenatore con cui ho trascorso più tempo a discutere di calcio. Andavo a casa sua e parlavamo per ore, alle volte di stile "quella è la chiave, Xavi, sapere a cosa vogliamo giocare", sempre invece dell'importanza di schierare in campo quelli bravi e sempre di quanto fosse importante non temere nessuno, nessuna squadra, per quanto potesse correre più di noi. "Tu e io sappiamo che il pallone corre più di loro. E che noi siamo capaci di farlo correre meglio di loro", mi disse. I ricordi migliori Luis me li ha lasciati nelle chiacchierate, negli incontri nei corridoi, nelle sue comparse in sala di pranzo, perché ti sapeva trasmette sempre qualcosa. E aveva sempre ragione, sempre.

Luis non guardava in faccia a nessuno; ti seguiva durante l'allenamento, si avvicinava e ti diceva: "Oggi stai cazzeggiando, sei venuto ad allenarti e non si nota. A me non piacciono gli scansafatiche!". E se ne andava. Luis non mentiva mai, era diretto. "Tu non giochi, perché hai fatto pena questa settimana", "Cos'hai? Sei stanco?", "Oggi sei stato fantastico, questa settimana spacchi tutto". "Pensi che sia qui a perdere tempo, che sono una mezzasega?". Questo era il vero Luis, da vicino.

L'altro giorno mi è tornato alla mente un aneddoto relativo alla prima volta in cui mi convocò in nazionale. Non mi aveva chiamato la volta precedente e in settembre, al momento della diramazione della lista, stavo aspettando. "Cosa pensavi? Che quel vecchio figlio di puttana non ti avrebbe chiamato, eh?". E io, spaventato a morte, gli dissi: "No no, non ho mai pensato qualcosa di simile, mister". E lui, da vero Luis, mi rispose: "Sì sì, certo. A me la vai a raccontare. Vieni, e parleremo". Parlammo, quel giorno e altre mille volte.

Luis è stato fondamentale nella mia carriera e nella storia della Roja. Senza di lui niente sarebbe stato lo stesso, questo è certo. Con lui tutto ebbe inizio, perché mise assieme i piccoletti, Iniesta, Cazorla, Cesc, Silva, Villa... Con Luis iniziò una rivoluzione, sostituimmo la fisicità con il pallone e dimostrammo a tutto il mondo che era possibile vincere giocando bene. Se non avessimo vinto l'Europeo, non avremmo vinto il Mondiale, anche se in questo caso fu altrettanto importante l'arrivo di Del Bosque, un altro fenomeno.

Luis è stato spesso messo alla gogna, però è stato colui che ci ha indicato il cammino, che ha regalato alla Spagna lo stile di gioco di cui ora può vantarsi. Su questo aspetto l'abbiamo sempre pensata allo stesso modo. È stato Luis a intravedere le potenzialità e puntare sui piccoletti. "Non mi importa del fisico, metto quelli bravi, perché sono talmente bravi che vinceremo l'Europeo". E lo vincemmo. Fu una mossa tanto intelligente quanto coraggiosa.

Personalmente, Luis mi ha fatto sentire importante anche quando la mia autostima era disastrosa. Mi ha dato il comando della nazionale, quando non lo avevo neanche nel Barça. "Qui comandi tu", mi disse, "e se vogliono, che critichino me". Decisi di ripagare quella fiducia sul campo. È merito suo se venni nominato miglior giocatore dell'Europeo, anche se lui lo ha sempre negato. Con me ha avuto un legame indimenticabile. In Germania non arrivai al massimo della condizione fisica, ma lui mi aspettò. Veniva a trovarmi a Barcellona, preoccupato per il mio ginocchio. Paredes -il suo preparatore fisico- venne fino a La Mola a seguire il mio recupero dall'infortunio... Luis mi chiamava in continuazione. "Stringi i denti Xavi, e datti una mossa che ti sto aspettando".

Nel dizionario dovrebbe esserci una sua foto a fianco alla parola "calcio". Luis è il calcio fatto uomo.

Addio, mister. Grazie di tutto. E sia chiaro: né io né lei siamo mai stati giapponesi.
 
Xavi Hernandez

9 gen 2014

Una Spagna di fantasia

La Spagna è la grande dominatrice del calcio internazionale. Dal 2008 ha deciso di imporre la sua tirannia su Europeo e Mondiale, raccogliendo un mare di vittorie accompagnate da sconfitte minori. Una formazione fortissima, probabilmente leggendaria visto quanto i singoli hanno vinto anche coi club, che però ha un suo lato oscuro rappresentato da tutti quei talenti lasciati a casa. Un sacco di buoni, ottimi giocatori che in altri tempi sarebbero state colonne della Roja e oggi devono accontentarsi delle briciole, se non meno, a causa di scelte cristallizzate, pur con ottime motivazioni.
Abbiamo voluto provare a schierare un 11 titolare accompagnato da 11 riserve, considerando solo giocatori o ignorati dalla nazionale o in ogni caso ai suoi margini, le cosiddette riserve di lusso, i classici riempitivi delle liste di convocati o i giocatori selezionati per un particolare momento di forma, ovviamente con un occhio alla data di nascita.
I titolari, schierati rigorosamente col 4-3-3:

In porta De Gea, un classe '90 con un'esperienza già abbondante, contando quasi 200 presenze coi club e 75 con le varie nazionali Under (con titoli in Under17 e Under21). Ha i suoi limiti, ma può garantire un futuro.
La difesa vede a destra Juanfran, positivo e continuo nell'Atletico di Simeone, partecipante a Euro2012 pur senza mai giocare, a sinistra il terzino/esterno rivelazione del Valencia, Juan Bernat, classe '93 e giocatore dell'Under21. La coppia centrale è tutta di marca basca, con Mikel San Josè dell'Athletic e Iñigo Martinez della Real Sociedad, il più giovane dei due, ma anche quello con più esperienza nella Spagna con titolo Under21 ed esordio in nazionale maggiore. Giovani, fisici e capaci di giocare il pallone.
Il centrocampo, come sempre, è un po' il fiore all'occhiello della squadra. Javi Martinez è stato un pilastro dell'Athletic prima di diventarlo del Bayern tripletista, ha vinto in Under19, Under21 e nazionale maggiore, pur raccogliendo solo 14 presenze in 4 anni. Jorge Resurrecion "Koke", classe '92,  è la miglior sorpresa della Liga, uno dei fattori dell'Atletico con 4 gol e 10 assist, anche lui campione Under21 e con 63 presenze in tutte le varie rappresentative. Ander Herrera è uno dei centrocampisti di genio con più talento e meno visibilità di tutto il campionato, anche lui con titolo Under21 in bacheca.
In attacco Juan Manuel Mata non ha bisogno di presentazioni: palmares ricchissimo con club, nazionali giovanili e maggiore, ma mai un posto fisso per lui. Iker Muniain ha esordito in Liga ad appena 16 anni, da 5 stagioni è un pilastro del suo Athletic malgrado la data di nascita dica 1992. Talento a non finire cresciuto moltissimo con la mano di Bielsa, arriva a contare 57 presenze e 2 titoli nelle varie Under, tra cui spiccano le 27 in Under21. Alvaro Negredo è la prima punta che serve a completare il reparto, un giocatore che con Pellegrini sembra arrivato a una totale maturazione (18 gol in stagione). 21 presenze e 10 gol con la Spagna, oltre 100 nella Liga.

Le riserve, stesso modulo:

Pepe Reina è da anni il terzo portiere della Spagna, ha un lungo curriculum di titolarità nei club e una personalità che lo rendono riserva affidabile.
In difesa, per Andoni Iraola la presenza è un premio alla carriera. Cursore di fascia infaticabile con anche buon piede, lo ha sempre penalizzato la scelta di vita chiamata Athletic Bilbao, ma al cuore non si comanda. Nacho Monreal a sinistra è un giocatore che all'Arsenal sta mettendo insieme minuti e ha già presenze con la Spagna. Victor Ruiz era considerato un grande talento (tanto da arrivare a Napoli), ha vinto in Under21, ha avuto delle difficoltà, ma si sta rilanciando a Valencia. Iturraspe è un mediano con capacità di rottura e di impostazione, una creatura intuita e plasmata da Bielsa, che noi presentiamo come centrale in ossequio alle abitudine ispanicoguardioliste.
Il centrocampo si presenta con ottime doti di palleggio e dei nomi ancora di prima fascia. Asier Illaramendi è considerato il regista del futuro da molti, tra cui i dirigenti del Real Madrid che hanno versato oltre 30 milioni per averlo. 30 presenze nelle Under, il solito Europeo Under21, stagioni importanti alla Real Sociedad. Il suo compagno Francisco Roman Alarcon "Isco" ha incantato col Malaga di Pellegrini, qualcuno a Madrid spera sia il prossimo Iniesta. 66 presenze in rosso, un titolo vinto che non nominerò più. Mikel Arteta è da sempre un sottovalutato e ha giocato solo 15 partite nella Liga, pur venendo dalla cantera del Barcellona. Solidissimo all'Everton, importante equilibratore e cucitore di gioco all'Arsenal, lavoro poco appariscente, ma preziosissimo. 42 presenze nelle giovanili.
In attacco il Mago Santiago Cazorla è l'elemento di esperienza. Classe '84, duttilità tattica, rifinitura, gol, personalità, caratteristiche che Wenger sta apprezzando tantissimo. 61 presenze con la Spagna, ma parliamo di un protagonista del campionato locale dal 2004/2005. Miguel Perez Cuesta "Michu" è la nostra scommessa. Giocatore esploso un po' a sorpresa nello Swansea, che ha portato a vincere una Coppa di Lega, quando è stato schierato da punta. A completare questa rosa ideale Rodrigo Machado. Classe '91, attaccante esterno nei club o prima punta nella Spagna Under, che ha rappresentato per 36 volte con 24 gol malgrado sia brasiliano di nascita (e cugino di Thiago Alcantara, un altro che avremmo potuto tranquillamente inserire in questa lista).

Escluso dalle scelte Diego Costa, perchè veramente troppo scontato. Facile in ogni caso pensare ad altri nomi a seconda delle esigenze e dei gusti personali.
La Spagna ha un mare di talento da cui attingere, per presente e futuro.

16 ott 2013

Il caso Diego Costa (ovvero i problemi dei ricchi)


Dato il livello di prestazioni che sta fornendo e i risultati del suo Atletico Madrid, non sono stato esattamente l'unico a notare Diego Costa. Il centravanti ha infatti il doppio passaporto (brasiliano di nascita, spagnolo acquisito) ed è finito al centro di una disputa tra federazioni: la Spagna lo prenderebbe volentieri, il Brasile non ci sta a perderlo. L'ultima parola spetta proprio a lui, e ogni nazionale ha pro e contro da valutare.

Innanzitutto specifichiamo che se si può parlare di una contesa è tutta colpa della CBF e di Luis Scolari. Il ct lo ha totalmente ignorato per 2 anni convocandolo solo per 2 amichevoli e lasciandolo a casa per la Confederations Cup. In quell'occasione la riserva di Fred era Jo, e a livello di rosa gli sono stati preferiti in altri ruoli Jadson e Bernard. Motivi di risentimento può averne e solo lui può stabilire se concede più soddisfazione cambiare squadra o vedere ammesso l'errore. 
Tecnicamente poi è da vedere se Scolari è disposto a panchinare il "suo" Fred capocanonniere della Confederations, accantonando anche Jo e scartando definitivamente altri giocatori nel giro della nazionale come Leandro Damião e Pato. E occhio che c'è già chi chiede di mettere Neymar nel ruolo di punta centrale.
Diego Costa sarebbe il terminale perfetto per una squadra con tanti rifinitori leggeri come il Brasile attuale, ma il Brasile è disposto a risconoscergli il ruolo che merita?

La Spagna dal canto suo è, semplicemente, la Spagna. Per quanto un centravanti con le sue capacità di gioco possa sembrare lo sfogo ideale del possesso palla, Fernando Torres, Roberto Soldado, Alvaro Negredo, David Villa e Fernando Llorente sanno benissimo che essere attaccanti spagnoli nel post 2010 significa bene o male raccogliere le briciole. Diego Costa sarebbe un nome in più in una rosa già fin troppo affollata (considerando solo le punte, senza nemmeno iniziare a parlare dei rifinitori).
Una sua convocazione suonerebbe molto come uno sgarbo fatto sull'onda emotiva del grande successo spagnolo del giocatore. Col rischio concreto di veder finire tutto dopo una manciata di presenze.

Una guerra tra ricchi, ma anche un'innegabile opportunità per il numero 19, che ha in mano una scelta rara quanto importante per il suo futuro.

15 nov 2012

Derive tedesche

Parlando di nazionali, la Germania è da anni un modello sia per gioco che per capacità di puntare sui nuovi talenti. Mancano i risultati per l'opposizione della dittatrice Spagna, ma l'idea è precisa e ben delineata.

Tuttavia l'amichevole Olanda-Germania (finita 0-0 per la cronaca) ha fatto cogliere un concreto rischio di esasperazione del modello di gioco tedesco, pur considerando la tara di un contesto agonisticamente limitato.
La formazione iniziale vedeva in campo Höwedes, Hummels, Mertesaker e Lahm in difesa, Gündoğan, Lars Bender, Holtby, Götze, Thomas Müller e Reus tra centrocampo e attacco. Tutti centrocampisti, tutti giovani, tutti capaci di fare un pò tutto.
Un'idea di calcio senza riferimenti offensivi di alcun genere, sostenuta da un possesso palla continuo, lento, orizzontale, alla ricerca di scambi stretti.

Qualcuno ha detto che ricorda veramente troppo la Spagna?



2 ago 2012

Delusioni olimpiche

Uruguay e Spagna sono le prime grandi eliminate dall'Olimpiade.
Entrambe volevano vincere per dimostrarsi all'altezza di qualcosa: la Spagna under dei fratelloni bicampioni europei e mondiali in carica, l'Uruguay dei suoi due ori '24 e '28.
L'eliminazione è stata netta e decisamente dolorosa.

La roja è riuscita nell'impresa di non segnare nemmeno un gol in tre partite (Giappone-Honduras-Marocco), mettendo in luce tutti i limiti della loro idea di calcio e facendo intuire che, forse, il ricambio generazionale sarà traumatico anche per loro. Non che manchi il talento, come dimostrano altre vittorie a livello giovanile, ma non si vive di soli passaggi orizzontali.
Juan Mata, fresco campione d'Europa con club e nazionale, non è riuscito a dare alla squadra la leadership e il fosforo che avrebbe dovuto. Anche per lui un'occasione persa per imporsi nella Spagna.

La celeste voleva fare un'altra importante iniezione di fiducia in vista dei Mondiali in Brasile (dove vinse nel '50), dopo il quarto posto in Sudafrica e la vittoria in Copa America. Tanto più che aveva vinto le due edizioni dei giochi a cui aveva partecipato, entrambe disputate prima della creazione dei Mondiali di calcio e quindi a questi assimilate. Torna a casa con un risultato che deve far riflettere il maestro Tabarez sul suo modello di gioco, troppo povero dal centrocampo in giu, troppo affidato alla verve dei giocatori più offensivi. Senza Forlan si sente eccessivamente l'assenza di qualcuno in grado di impostare l'azione, e il biondo è tutt'altro che eterno. La garra non può sopperire a tutto e i giovani non hanno gli occhi della tigre visti tanto spesso ai giocatori uruguagi negli ultimi anni.
Edinson Cavani ha deluso ancora una volta, ma ancora una volta è sembrato tanto, troppo sacrificato, nemmeno lontanamente nelle condizioni ideale per esprimere il suo talento.

2 lug 2012

Due campioni per domarli tutti

E' chiaro ed evidente che ci sia una connessione tra i risultati del Barcellona e quelli della Spagna.
Ma due giocatori, Xavi Hernandez e Andres Iniesta, rappresentano semplicemente il top del calcio mondiale da 6 anni.

Basta guardare il palmares (ovviamente condiviso dai due) per capire cosa intendo.
Champions League 2006, Europeo 2008, Champions league 2009, Mondiale 2010, Champions League 2011, Europeo 2012.
In mezzo i trofei indotti, Mondiale per club e Supercoppa Europea 2009 e 2011.
Una regolarità impressionante nel vincere trofei internazionali.
Con la chicca di Xavi (6 del Barcellona, 8 della Spagna) miglior giocatore di Euro 2008 e Iniesta (8 del Barcellona, 6 della Spagna) miglior giocatore di Euro 2012.

Leggere alla voce fenomeni, o se preferite dominatori.

Euro 2012, finale

Fu così che la Spagna portò avanti il suo ciclo epico di vittorie.
Euro 2008, Mondiali 2010, Euro 2012, nel segno di uno strapotere assoluto evidenziato spietatamente dal 4-0 rifilato all'Italia.
Una finale dominata, per davvero e nei termini calcistici canonici, senza esasperazioni. La Spagna ha giocato a calcio, mostrando una superiorità assoluta sulla squadra sorpresa della manifestazione, capace di eliminare senza appello la Germania, e di costringere gli stessi spagnoli al pareggio nella partita d'esordio.

Questa Spagna è una macchina, sia chiaro.
Un insieme di giocatori eccezionali totalmente coscienti e sicuri delle proprie qualità, in un sistema di gioco in cui si trovano a memoria. Non fanno spettacolo, spesso gestiscono nascondendo il pallone. In tutti gli Europei un solo gol subito (da Di Natale), e da Euro 2008 nessuna rete al passivo nelle fasi a eliminazione. Una difesa impenetrabile, un punto di forza devastante quanto perennemente sottovalutato. Anche per questo sono così sicuri nel giocare il pallone. Il gol prima o poi arriverà.

E l'Italia?
La squadra di Prandelli ha dato tutto per arrivare in finale. Le forze per scalare la muraglia roja non c'erano proprio. Un pò per l'inesistente turnover, un pò per gli acciacchi diffusi, un pò perchè ai miracoli c'è un limite. Non si può andare sempre oltre.
In più il ct ha condensato in questa partita tutti gli errori e le sfortune evitate fino a oggi. Infortuni, scelte sbagliate, limiti fino a oggi mascherati brutalmente denudati, il carattere mancante. Perchè Prandelli per primo, con tutto l'affetto, è un perdente di successo, uno che non ha mai vinto e si è sempre sciolto al momento decisivo. Con lui il suo numero 10 Cassano, autore di una prestazione anonima e in perenne affanno fisico. Altri (Pirlo, De Rossi, persino Montolivo) hanno lottato, ma gli avversari erano troppo forti stavolta.
Resta un risultato inaspettato, accompagnato da buone idee e gioco, cosa che ha permesso a tutti i delusi del Mondiale di ritornare a seguire la nazionale.
Magari in futuro si eviti lo zerbinamento totale verso la Juventus, se possibile.


24 giu 2012

Euro2012, quarti di finale

CONSIDERAZIONI GENERALI

  • il Portogallo è ad oggi la rivelazione del torneo, squadra con una vera identità di gioco in cui tutti portano il loro mattoncino.
  • la Germania corre spesso il rischio di piacersi troppo.
  • la Spagna attua un calcio principalmente difensivo (pur in modo atipico) che gioca sugli errori degli altri, alla faccia degli sproloqui contro il catenaccio. Lo dicono tutti i risultati ottenuti nelle fasi finali da Euro 2008 a oggi. Lo spettacolo NON sono 850 passaggi a centrocampo.
  • la Francia di Blanc si è rivelata squadra inconsistente, senza alcun leader capace di giocare a calcio, nè personalità.
  • elogiare per la fase difensiva una squadra come l'Inghilterra capace di concedere 5 palle gol pulite all'Italia in un solo tempo non ha alcun senso.
  • fermate i commentatori Rai finchè ancora c'è qualche partita. L'Italia tutta ve ne sarà grata. Non c'è modo di sopportare oltre imprecisioni, opinioni senza capo nè coda, pronunce a caso, ignoranza sparsa e arroganza da dinosauri. Salvateci.




CONSIDERAZIONI SUI SINGOLI

  • Bastian Schweinsteiger è in condizioni fisiche quantomeno precarie. Meno male che il suo gemello Khedira ha deciso di giocare anche per lui.
  • Cristiano Ronaldo dopo una delle partite peggiori della sua carriera nei gironi si è messo a giocare diventando la vera stella protagonista dell'Europeo. Personalità.
  • Mario Balotelli sarebbe comodamente il capocannoniere di questa manifestazione se non avesse sbagliato tutte le occasioni più facili che ha avuto. In compenso i rigori non li sbaglia mai.








ha collaborato moralmente G.B.

    30 ago 2010

    E' tornato Ever Banega

    Prima giornata della Liga e gli occhi di tutti i tifosi sono stati inevitabilmente per Barça e Real, le regine del mercato europeo che anche quest'anno si contenderanno il titolo a medie punti da record. Nessun problema per i catalani, qualche difficoltà invece per gli uomini di José Mourinho, incapaci di andare oltre lo 0-0 contro il sempre ostico Maiorca. Una delle note più liete arriva tuttavia dalla Rosaleda di Malaga, dove è sceso in campo il Valencia e dove soprattutto ha brillato ancora una volta la stella di Ever Banega, giovane regista argentino dimenticato troppo in fretta dal calcio che conta dopo il difficile adattamento alla Liga e all'Europa.

    Centrocampista sublime con innata capacità nel dettare i tempi e nella lettura del gioco, soltanto con l'arrivo di Emery sulla panchina del Valencia ha iniziato a riproporsi sugli straordinari livelli messi in mostra nel Boca Juniors, quando aveva stupito tutti per qualità e personalità, tanto da rubare il posto ad un mostro sacro dalle parti della Bombonera come Sebastian Battaglia. Tecnica ed eleganza da trequartista, visione verticale del gioco, dribbling raffinato e capacità di usare con estrema precisione entrambi i piedi fanno di lui un regista squisito e con margini di crescita enormi. Si tratta probabilmente del giocatore più simile a Redondo prodotto negli ultimi quindici anni dal calcio argentino.

    Dopo l'ottima annata del rilancio, la partita contro il Malaga ha così confermato la costante crescita di Banega, leader del centrocampo e faro della manovra, abile a non lasciare punti di riferimento al marcatore di turno e pericoloso anche dalla distanza. Emery non è stato tuttavia l'unico a rendersi piacevolmente conto dei progressi di Ever, convocato infatti anche dal Checho Batista per le prime amichevoli post-Mondiale della Seleccion e già autore di un'ottima prova contro l'Irlanda del Trap, quando, assieme a Gago, ha finalmente aiutato Mascherano a dare solidità ed efficacia al centrocampo e un'identità ben delineata alla manovra argentina.

    Orfano dei due idoli Silva e Villa, il Valencia sembra aver trovato in Banega e Juan Manuel Mata i degni sostituti in grado di conquistare il Mestalla. Coetanei, dotati di grande personalità e soprattutto estremamente talentuosi, i due cercheranno di far dimenticare gli ex-compagni di squadra passati al Manchester City e al Barcellona, consapevoli a loro volta di quanto sarà difficile rimanere ancora a lungo nella Comundidad Valenciana.

    21 lug 2010

    WC2010: Vincitrice

    Alla prima finale della sua storia, la Spagna si porta a casa il primo titolo Mondiale, ideale conclusione di un percorso iniziato due anni fa col trionfo all'Europeo 2008 (impresa riuscita solo alla Germania vincente nel 72-74). Una nazionale storicamente perdente all'improvviso ha trovato la sua quadratura, imponendo al calcio mondiale la sua dittatura.

    Il Mondiale 2010 è stato vinto dalla grande favorita, l'unica nazionale al mondo completa in ogni ruolo, e per di più piena di grandissimi giocatori. Proprio in loro si trova la chiave di volta del cambiamento della storia calcistica della Spagna come nazione. L'ossatura di questa grande, forse grandissima, squadra è infatti il Barcellona dominatore assoluto degli ultimi anni di calcio spagnolo. Tutti i giocatori chiave della nazionale si trovano li (incluso il capocannoniere David Villa acquistato un mese prima del Mondiale), giocano insieme da anni e hanno esportato la loro filosofia di gioco e il loro spirito fortemente vincente nella maglia roja. L'asse verticale blaugrana costituito da Puyol (capitano de facto per carisma)-Pique in difesa e Xavi-Iniesta a centrocampo è completato dal gossippatissimo Iker Casillas, capitano della nazionale, simbolo del Real Madrid e praticamente da sempre tra i migliori portieri al mondo. Giocatori con immenso talento, personalità e palmares da storia del calcio. Attorno a loro Sergio Ramos, Xabi Alonso, Fernando Torres e Villa (giocatori di pari talento, ma minor esperienza internazionale e soprattutto personalità vincente) hanno pian piano elevato sempre più il loro livello di gioco, arrivando a imporsi come generazione di fenomeni.
    Lo stile di gioco è inoltre diventato un marchio di fabbrica. Sempre di derivazione catalana, prevede un possesso palla quasi esasperato e ipnotico, continuo, estenuate, ma soprattutto di grandissima qualità grazie ai grandissimi palleggiatori che hanno (addirittura dalla difesa in su). Non sempre spettacolari come vorrebbero i nomi e i luoghi comuni, spesso si trovano in difficoltà contro squadre molto fisiche e chiuse, che però sono sempre (o quasi, vedi USA in Confederations Cup) riusciti a stanare con pazienza, senza modificare il proprio credo.
    Importante aggiunta per la gestione di un simile gruppo la direzione illuminata di due veri e propri santoni come Aragones prima (che ha gettato le basi, grazie anche a un grandissimo Marcos Senna) e Del Bosque poi, che già nel primo Real galactico aveva dimostrato di trovarsi a suo agio in pollai con tanti galli.

    E se non fosse finita qui?

    26 mag 2010

    La Masía ti mette le ali!

    Dopo la recente esplosione di Pedro le rinomate giovanili blaugrana stanno preparando un altro futuro campioncino da lanciare nel calcio che conta, un'altra ala offensiva, come appunto la rivelazione di questa stagione, Pedrito, come il meno utilizzato Jeffren e come il prodotto della Masia per eccellenza, Leo Messi. Stiamo parlando del sedicenne catalano che in questi giorni si sta mettendo in mostra fra le fila della Spagna U-17: Gerard Deulofeu.

    Un anno più giovane della stragrande maggioranza dei giocatori presenti all'Europeo di categoria in corso in Liechtenstein, Gerard ha impiegato pochissimo a conquistare un posto da titolare, dando vita assieme a Jese Rodriguez (Real Madrid) e Paco Alcacer (Valencia) ad un tridente offensivo assolutamente spettacolare ed efficace. Capace di giocare indistintamente sia sulla fascia destra che su quella sinistra, il talento del Barcellona classe '94 ha messo in mostra un repertorio di tutto rispetto, confermando quanto di buono si era detto di lui in questi anni.

    Imprevedibile, è letale nell'uno contro uno ed impressionante negli spazi stretti, grazie ad un controllo di palla e ad una rapidità nei movimenti nettamente di un'altra categoria. Dotato di un piede destro educatissimo in grado di sfornare cross sempre precisi e pericolosi, non disdegna le conclusioni dalla lunga distanza, soprattutto quando può partire da sinistra ed accentrarsi alla ricerca del gol. Sorprendenti sono la facilità e la velocità di corsa palla al piede, che ne fanno una costante spina nel fianco delle difese avversarie, nonchè un incubo per il terzino di turno, chiedere ad esempio al capitano della Svizzera e giocatore dell'Inter Mattia Desole. La sua innata insistenza nel puntare l'avversario per creare la superiorità numerica è quasi asfissiante, ma spesso efficace ed indispensabile per il gioco della nazionale spagnola.
    A livello di manovra corale deve ancora migliorare, ma considerando la visione di gioco messa in mostra nel servire i compagni d'attacco ed i movimenti tatticamente più che positivi, i margini di miglioramento sono importanti anche sotto questo punto di vista.

    Non resta che attendere ancora qualche stagione, ma ora come ora è difficile non prevedere un brillante futuro per questa joya della cantera blaugrana!

    12 gen 2010

    Salvio all'Atletico Madrid!

    Dopo essere stato indicato come uno dei principali obiettivi dei club di mezza Europa, al termine di una lunga trattiva, manca solo l'ufficialità per il passaggio di Eduardo Salvio all'Atletico Madrid. Il costo del trasferimento si aggira attorno agli 8 milioni di euro e venerdì l'attaccante del Lanus sarà nella capitale spagnola per discutere gli ultimi dettagli e per apporre la firma sul contratto. Passato quasi in sordina, quello dei Colchoneros è sicuramente uno degli acquisti più importanti di questa sessione di mercato, un grandissimo colpo in prospettiva, a cifre più che contenute analizzando il valore ed il potenziale della giovane stella argentina.

    Classe 1990, Salvio è considerato uno dei talenti più cristallini del Sud America e probabilmente uno dei migliori giocatori del campionato argentino, dove con Blanco e Sand ha formato nella scorsa stagione un tridente inarrestabile, fatto di fantasia, forza fisica, velocità e gol, che ha candidato così il Lanus come una delle pretendenti più accreditate per la conquista del titolo. Nonostante negli ultimi sei mesi non abbia particolarmente brillato, risentendo del momento non molto positivo della squadra e incappando in qualche problema fisico di troppo, il Toto ha potuto comunque festeggiare le prime presenze nella Seleccion argentina agli ordini del DT Diego Armando Maradona.

    Alto poco più di un metro e 70, la joyita del Lanus fa della rapidità, del cambio di passo e dell'imprevedibilità le sue armi principali. Tutte qualità che gli permettono di essere una costante spina nel fianco per qualsiasi difesa e che, abbinate ad un'ottima forza fisica, ne fanno un giocatore polivalente, in grado di giostrare con la stessa facilità su entrambe le fasce o alle spalle di una prima punta. Completo sotto qualsiasi punto di vista, escluso per ovvi motivi il gioco aereo, è in grado di trovare con buona frequenza la via del gol e, allo stesso tempo, di servire assist più che invitanti per i compagni. Un talento più volte paragonato per l'incedere e per il portamento al Pocho Lavezzi, ma che ha dalla sua sicuramente una maggior caratura tecnica ed un margine di crescita nettamente superiore. Dotato di uno spirito di sacrificio invidiabile per un'ala/mezza punta, deve migliorare soltanto sotto il profilo della continuità e nella costruzione della manovra.

    Ora non resta che aspettare e vedere come sarà l'ambientamento a Madrid, dove, con Aguero e Forlan, potrebbe formare un tridente tutto sudamericano potenzialmente incontenibile.

    20 nov 2009

    Mourinho: "Xavi da Pallone d'Oro"

    "Personalmente, assegnerei il Pallone d'Oro a Xavi. Credo che lui non avrà neanche quello d'argento o di bronzo, perché c'è bisogno di capire il calcio per capire che è un fenomeno. Non è uno che mette il pallone in tasca, che fa gol incredibili, ma che gioca 60 partite alla stagione ed è il migliore in campo su 45 di queste. Non riposa mai, gioca tutti i minuti, si allena a 30 anni come se ne avesse 17. Ha vinto tutto, assolutamente tutto, gli manca solo di vincere un campionato del mondo con la sua nazionale. Credo sia un crimine che un ragazzo così termini la sua carriera, tra 3 o 4 anni, senza avere il riconoscimento di un giocatore assolutamente fantastico." (J. Mourinho)


    Un'investitura pesante, un riconoscimento inaspettato quanto meritato quello espresso da José Mourinho nei confronti di Xavi Hernandez, vicecapitano del Barcellona campione di Spagna e d'Europa, leader della Spagna, miglior centrocampista dell'ultima Champions League e miglior giocatore dell'Europeo 2008.

    Regista fantastico in grado di dare ritmo, tempi e qualità alla manovra come nessun altro, dotato di una visione di gioco unica al mondo e di qualità tecniche ben sopra la media. Ha raccolto l'eredità di Pep Guardiola anni fa ed ora è lui grazie ad un senso tattico e ad un capacità di leggere il gioco fuori dal comune a svolgere il ruolo di allenatore in campo, di metronomo e faro della squadra. Che si tratti del Barcellona o della Spagna, ogni azione passa dai suoi piedi ed ogni pallone che gioca non è mai banale è soprattutto non è mai fuori misura.

    Lanci a tagliare il campo, suggerimenti in verticale, scambi nello stretto, dribbling e punizioni: il suo repertorio è infinito eppure è uno dei giocatori più sottovalutati a livello globale, oscurato dalle serpentine di Messi, dalla classe di Iniesta, dai gol di Eto'o prima e dalle giocate spettacolari di Ibrahimovic ora. Come affermato da Mourinho a contraddistinguere Xavi è soprattutto l'impressionante continuità nelle sue prestazioni, sia per numero di minuti giocati sia per la qualità messa in campo ogni singola partita dei Blaugrana e delle Furie Rosse.

    Probabilmente il regista di Terrassa paga il fatto di non gonfiare la rete da trenta metri come Gerrard o di non segnare venti gol in una stagione come Lampard, oppure di faticare a tenere palla per almeno cinque secondi prima di cederla ad un compagno e, soprattutto, di non essere abbastanza personaggio, di non amare le prime pagine, la cronaca rosa e più in generale la vita mondana.

    Insomma, Xavi non fa vendere giornali, non fa vendere scarpe, fa vendere poche magliette, eppure non è un reato credere fermamente, al pari di Josè Mourinho, che sia superiore a qualsiasi altro centrocampista al Mondo e che, in questo momento, sia l'unico giocatore in grado di cambiare completamente il volto e il gioco di una squadra.

    8 ott 2009

    Spagna U-17: convocati per il Mondiale

    In attesa delle convocazioni di Salerno, anche il selezionatore spagnolo Ginés Meléndez ha diramato la lista dei convocati per il Mondiale U-17. In Nigeria la Spagna è attesa per un pronto riscatto, dopo la poco brillante avventura che li ha visti protagonisti all'Europeo tenutosi in primavera.
    Gli spagnoli, nonostante importanti individualità, hanno chiuso l'intero torneo con zero gol all'attivo e la porta imbattuta. Statistiche figlie di un estenuante quanto sterile possesso palla e di una certa imprecisione sotto porta.
    Sicuramente le giovani Furie Rosse non vorranno ripetersi e saranno uno degli avversari più ostici per la vittoria finale, guidati soprattutto da Koke, Borja, Sarabia, Muniain, Muniesa e Badia.


    Di seguito i convocati da Meléndez:

    Edgar Badia (Espanyol)
    Jordi Amat (Espanyol)
    Albert Blázquez (Espanyol)
    Yeray Gómez (Mallorca)
    Albert Dalmau (Barcelona)
    Adriá Carmona (Barcelona)
    Javier Espinosa (Barcelona)
    Sergi Roberto (Barcelona)
    Sergi Gómez (Barcelona)
    Marc Muniesa (Barcelona)
    Iker Muniain (Athletic Club)
    Jon Aurtenetxe (Athletic Club)
    Kevin Lacruz (Real Zaragoza)
    Pablo Sarabia (Real Madrid)
    Alejandro Fernández “Alex” (Real Madrid)
    Kamal Mohamed (Real Madrid)
    Álvaro Morata (Real Madrid)
    Borja González (Atletico Madrid)
    Jorge Resurrección “Koke” (Atletico Madrid)
    Julen Celaya (Real Sociedad)
    Francisco Alarcón “Isco” (Valencia)