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7 dic 2015

Gli eredi di Gabi e Tiago

Simeone nella sua avventura all'Atletico si è rivelato un tecnico molto attento anche al futuro oltre che al presente della sua squadra. In estate il mercato ha reso singolarmente evidente la cosa: il Cholo ha scelto di voltare pagina, avviando una rivoluzione della rosa improntata alla qualità e alla gioventù. Due leader come Miranda e Arda Turan hanno salutato ed è arrivata un'infornata di giovani che ha rivitalizzato soprattutto l'attacco.

C'è però un reparto che Simeone non ha toccato: la mediana.
Gabi e Tiago, rispettivamente un '83  un '81, sono rimasti titolari indiscutibili -18 presenze e circa 1500 minuti giocati-. Gli altri centrocampisti che avrebbero potuto prenderne il posto sono stati o ceduti -Mario Suarez- o dirottati sull'esterno -Saul e Koke-, sintomo che c'è fiducia assoluta in loro malgrado i chilometri accumulati in carriera.
In effetti è difficile trovare una coppia simile. Gabi e Tiago non sono giocatori singolarmente appariscenti, ma hanno il pregio di saper fare tutto. Fisico, grandi letture tattiche, capacità di gestire gioco e ritmi, lanci e rifinitura, soprattutto quintali di personalità imposta tackle dopo tackle. Entrambi si sono conquistati tutto sul campo, a suon di prestazioni, e questo li ha forgiati in una scorza durissima.
Simeone si fida ciecamente e probabilmente rispetta molto la loro storia calcistica, ma prima o poi sarà anche il loro turno di passare la mano. E l'allenatore argentino non vuole farsi trovare impreparato. L'eredità di Gabi e Tiago è nelle mani di due giocatori ben precisi, uno spagnolo classe '94 e un argentino classe '93.

Il primo risponde al nome di Saúl Ñíguez, è già in rosa da un anno e dal 2012 assaggia calcio professionistico. La sua storia lo avvicina al numero 14: nato nella cantera dell'Atletico, mandato in prestito a farsi le ossa, tornato per restare. Gabi ci ha messo quasi 150 presenze col Saragozza, ma sono dettagli e parliamo di altri tempi.
Per caratteristiche Saul ha tutto per raccogliere il testimone e forse un giorno pure la fascia, ed era evidente anche vedendolo giocare al Rayo Vallecano. Affiancare Gabi per qualche anno gli permetterà di acquisire carattere e quelle malizie che solo un vecchio filibustiere può insegnare, oltre ad assorbire tutto il pedigree colchonero.

Il secondo lo vedremo da Gennaio, e parliamo di Matias Kranevitter. L'argentino nella sua carriera al River ha dimostrato un livello di gioco altissimo, sia prima che dopo il fastidioso infortunio al piede, diventando referente assoluto di una squadra capace di fare incetta di coppe.
Se Saul punta a Gabi, Kranevitter chiaramente è una versione senza boccoli di Tiago, anche nel numero preferito e nel fatto di essere straniero. Di sicuro il Colorado avrà bisogno di tempo per adattarsi al calcio europeo e trovare riferimenti, ma il potenziale tecnico è chiaro. La sua capacità di regia, sottovalutata nella qualità, di cucire il gioco mantenendo anche l'equilibrio tattico lo colloca naturalmente al centro della squadra, ed è circa il lavoro che fa Tiago ormai da anni.

La coppia centrale Gabi-Tiago è stata il cuore dell'Atletico vincente degli ultimi anni e la loro sostituzione è una questione delicata, più di quanto si pensi per via dei nomi non così altisonanti.
L'idea di Simeone è chiara con Saul-Kranevitter, di grossa prospettiva e sicuramente intrigante.
Potrebbero essere anche migliori dei grandi giocatori attuali.

20 giu 2014

Il futuro dell'Atletico Madrid

Che l'Atletico di Simeone sia una grande squadra ormai non ci sono più dubbi. Ha vissuto una stagione forse irrripetibile portando tutti i suoi componenti a vette di rendimento difficili da mantenere soprattutto per applicazione fisica e mentale, ma resta un club con cui ci sarà da fare ancora i conti.
E se il presente dell'Atletico è certamente di livello, il futuro promette ancora meglio.

La rosa del colchoneros campioni di Spagna infatti, ricordiamo per l'ennesima volta, è composta quasi interamente da giocatori "minori" a livello di nome, rivalutati da allenatore, contesto e motivazioni. L'unico appunto che si può muovere riguarda l'età media, specialmente dei titolari.
I grandi architetti che stanno dietro a questa squadra però lo sanno meglio di noi e hanno già un'idea su come rinnovare la rosa. L'Atletico sta infatti producendo, acquistando e sviluppando diversi giovani interessanti che auspicabilmente saranno i protagonisti del prossimo ciclo.
Qualche nome?

In difesa Javier Manquillo (classe 1994) è l'erede designato di Juanfran (1985). Ha già dimostrato solidità e personalità, può diventare una scelta affidabile per quanto sia difficile trovare spazio nel ruolo.
Josè Gimenez (1995) viene invece dal Danubio, ha trovato pochissimo spazio in stagione, ma è stato convocato per i Mondiali dal suo Uruguay, e sta giocando forse non per caso in coppia con Godin (1986). A sensazione ne sentiremo parlare a breve, o insieme al suo compatriota o con Miranda (1984).

A centrocampo la scelta si fa più ampia, sia perchè l'Atletico ha mandato diversi giovani in prestito (ben 6 centrocampisti) sia perchè i casi Gabi e Raul Garcia insegnano che certi giocatori si possono recuperare anche più avanti negli anni.
Saul
Ñíguez (1994) si inserisce nella tradizione dei vari Gabi (1983) e Mario Suarez (1987). Centrocampista posizionale, capace di agire da vertice basso, ma con idee da regista e piedi educati. Elemento di spicco anche delle nazionali giovanili, che fanno esperienza.
Oliver Torres (1994) è un talento di un altro livello, tanto da entrare nella considerazione di Simeone già nella passata stagione e presenza fissa nelle varie Under spagnole. Ottimo rappresentante della moderna linea di interni spagnoli, tutti tecnica e visione di gioco, ci aggiunge una interessantissima abnegazione tattica. Sarebbe come idea l'erede di Koke (1992), giocheranno insieme.
Thomas Partey (1993) viene da una stagione da titolare in Segunda Division col Mallorca, è un centrocampista difensivo di fisico, ma capace di trovare anche 5 gol.

In attacco Simeone sarà chiamato a un altro grande lavoro, dopo l'invenzione Diego Costa. Oltre al brasiliano è partito infatti anche David Villa, che malgrado il rendimento resta un punto di riferimento per nome e personalità.
Come seconda punta o esterno, la scommessa si chiama Angel Correa (1995). Viene dal San Lorenzo ed è il nuovo talento del futbol argentino. Giovane, ma con alte aspettative.
Al posto di Costa invece l'idea era di puntare su Leo Baptistão (1992) già da quest'anno, ma problemi fisici e difficoltà di adattamento hanno frenato il progetto. Attaccante particolare, dal talento poliedrico, è chiamato a crescere molto visti gli standard degli attaccanti rojiblancos degli ultimi anni.
Il nome dal vivaio è invece Borja Gonzalez Baston (1992) prima punta di fisico (191 cm) stella dell'Under 17. Negli ultimi tre anni è stato in Segunda Division, tornando sempre a fare il ritiro. Magari stavolta si ferma.

Il caso portiere va trattato a parte, vista la condizione di perenne prestito in cui versa Thibaut Courtois (1993). L'Atletico negli ultimi anni in quanto a portieri è stato una garanzia avendo sviluppato prima De Gea e poi il belga. Potrebbe tornare Sergio Asenjo (1989), che doveva essere De Gea prima che esplodesse De Gea, ha girato in prestito ed è ancora giovane nel ruolo.

Tutti questi ragazzi andranno inseriti in un contesto in cui i leader tecnici sono esperti, ma tutt'altro che al tramonto.
Juanfran, Godin, Miranda, Filipe Luis, Raul Meireles, Gabi, Arda Turan sono tutti nati tra il 1983 e il 1987, Koke è del 1992, e altri elementi come il nuovo acquisto Siqueira (1986), Alderweireld (1989), Mario Suarez (1987) e Adrian (1988) completano un'ossatura ancora con qualche anno davanti.
I giovani, sapientemente gestiti, porteranno nuova linfa e facendo qualche conto dovrebbero essere pronti alla successione con ottimo tempismo.

4 feb 2014

La rosa dell'Atletico Madrid

L'Atletico Madrid è senza dubbio la squadra dell'anno. Definirla semplicemente sorpresa vorrebbe dire sminuire il paziente lavoro di Simeone, che negli anni ha portato una squadra di seconda fascia ad affacciarsi nel mondo dorato dei top club assoluti.
Oggi tutti ne parlano per l'incredibile rendimento di 28 vittorie, 7 pareggi e 1 sconfitta in 36 partite considerando tutte le competizioni, comprese 3 sfide col Barcellona (tutti pareggi) e 1 col Real Madrid. Nella Liga 18 vittorie, 3 pari e 1 sconfitta per 57 punti con 56 gol fatti e 14 subiti.
Ma i numeri diventano ancor più sbalorditivi quando si analizza la rosa della squadra. Tutti conoscono i fenomeni della generazione da sogno catalana o i regali galattici di Florentino Perez. La rosa dell'Atletico è diversa e analizzarla permetterà di capire la profondità dell'operato di Simeone, dando una specifica di quanto si può leggere qui e qui su Bauscia Cafè circa l'importanza della cosiddetta mano dell'allenatore.
L'Atletico oggi possiede un insieme di 22 giocatori. Siete pronti?

Partiamo dai titolari.
Thibaut Courtois (1992, portiere): di proprietà del Chelsea, è arrivato nel 2011 per sostituire David De Gea. Al terzo anno consecutivo di prestito è ormai una certezza, tra i migliori al mondo nel ruolo.
Juanfran (1985, terzino): canterano del Real, esordisce nella Liga 10 anni fa e costruisce la sua carriera all'Osasuna, dove mette insieme 168 presenze. Arriva nel 2011, con Simeone è arrivato alla nazionale, aggiungendo alla solidità difensiva un contributo significativo in fase offensiva. 
João Miranda (1984, difensore): 128 presenze al San Paolo con 3 campionati vinti, regolarmente tra i migliori giocatori del Brasileirao, cambia sponda dell'Atlantico nel 2011. Il suo rendimento è in vertiginosa crescita da due anni, unisce solidità a pulizia tecnica. Momento più alto il gol ai supplementari in finale di Coppa del Re contro il Real, decisivo.
Diego Godin (1986, difensore): oltre 90 presenze al Villarreal prima di cambiare casacca nel 2010, colonna dell'Uruguay, per fisicità e garra è il complemento ideale di Miranda.
Filipe Luis (1985, terzino): curiosamente anche lui passato dal Real Madrid B prima di spendere 4 anni con oltre 130 presenze al Deportivo La Coruña. Arrivato nel 2010 ha faticato a imporsi, ma oggi è un'arma affilata sulla sinistra. Nel 2013 è andato alla Confederations Cup col Brasile.
Koke (1992, centrocampista): il vero grande talento esploso in questa stagione da 4 gol e 10 assist. Centrocampista eclettico in grado di ricoprire ogni ruolo, ha esordito nel 2009 ed ha già 143 presenze col club. Inutile dire che non ha mai giocato così bene, anche per personalità.
Tiago (1981, centrocampista): il vicecapitano della squadra arriva nel 2009 con già un lungo curriculum alle spalle tra Benfica, Chelsea, Lione e Juventus. Chi se lo ricorda a Torino potrebbe rimanere fortemente sorpreso. Uomo di supporto del centrocampo, tanta sapienza tattica e capacità di lettura.
Gabi (1983, centrocampista): alla sua seconda esperienza a Madrid dopo il biennio 2005-2007, nel mezzo 135 presenze e la fascia di capitano del Saragozza. Torna nel 2011 e Simeone lo vuole anche qui capitano. Lui risponde alzando di molto il livello del suo gioco. Tattica, copertura, ma anche regia illuminata e piazzati pericolosi (Koke permettendo).
Arda Turan (1987, centrocampista): rifinitore spostato in fascia, 6 anni e 194 presenze col Galatasaray prima di sbarcare a Madrid nel 2011. Tecnica sempre avuta, è diventato elemento tattico capace di gestire il pallone come pochi nel corso degli anni. Da quando ha cambiato look gioca ancora meglio.
David Villa (1981, attaccante): nome che si presenta da solo, valanghe di presenze e gol ovunque, Spagna compresa. Rinforzo estivo di pedigree per sostituire il partente Falcao.
Diego Costa (1988, attaccante): acquistato a 18 anni, Simeone dal 2012 gli ha dato fiducia con pazienza. Cresciuto all'ombra di Falcao è arrivata, all'improvviso, l'esplosione. 25 gol stagionali, 20 nella Liga, e una capacità di fare reparto da solo d'altri tempi.

Di quanti avreste saputo dire la carriera? Un gruppo di titolari solidissimo composto da giocatori che si conoscono da 3-4 anni, tutti più o meno nel pieno della maturità calcistica. Nessuno di loro, tranne Villa, si può definire giocatore di nome, le loro carriere lo dimostrano. L'ex Barcellona, peraltro, malgrado i gol è uno dei peggiori dell'intera rosa per rendimento. Il contesto tattico della squadra, la fiducia reciproca e in quello che fanno permette a tutti di rendere anche oltre i propri limiti. Giocano bene perchè giocano insieme in una squadra organizzata.

Oltre a loro, sono esemplificative le principali risorse della panchina.
Raul Garcia (1986, centrocampista): se esistesse un riconoscimento al dodicesimo uomo più decisivo vincerebbe a mani basse. 12 gol in stagione, da centrocampista subentrante, e una fisicità spesso determinante in entrambe le fasi. E dire che la sua carriera in maglia biancorossa sembrava chiusa nel 2011, anche per un cattivo rapporto coi tifosi.
Josè Sosa (1985, centrocampista): è appena arrivato, ma Simeone ha già dimostrato di sapere come usarlo. Fallimento al Bayern, meteora a Napoli, probabile risorsa a Madrid (già un assist a referto) per far rifiatare Villa o Turan.
Diego Ribas da Cunha (1985, centrocampista): anche lui appena arrivato. O meglio tornato ,visto che con l'Atletico e con Simeone ha già vinto l'Europa League 2012. La sua storia parla di Brasile e Germania come terre promesse, con fallimenti tra Portogallo e Italia. Circa stessa funzionalità del Principito Sosa, col vantaggio di conoscere già tutti. Per dare un segnale 1 presenza e 1 gol.
Javier Manquillo (1994, difensore): terzino destro senza paura chiamato a sostituire Juanfran malgrado la giovane età, è andato in campo con personalità, candidandosi per il futuro.

Sono solo esempi per far capire come tutti riescano a portare un contributo, a prescindere dal curriculum, sintomo ancora una volta di un'organizzazione assai elaborata.
Manquillo inoltre ci aiuta a ricordare che la squadra ha sicuramente un presente, ma anche un futuro. 12 giocatori torneranno da prestiti a Giugno, molti sono giovani, e quantomento di Oliver Torres (1994), Saul Ñíguez (1994) e Leo Baptistão (1992) potremmo sentire parlare.

25 set 2013

Diego Costa


L'Atletico Madrid di Simeone è una squadra con molti pregi, tra cui quella di avere giocatori giovani in evoluzione. Il contesto creato negli anni e raffinato dal tecnico argentino aiuta tutti a rendere al meglio, e in questo inizio di stagione è impossibile ignorare Diego da Silva Costa.

Attaccante brasiliano classe '88, è di proprietà dell'Atletico fin dal 2007 dopo gli inizi in Portogallo. Ceduto in prestito 4 volte, 2 in Liga adelante (Celta Vigo e Albacete) e 2 in Liga (Valladolid e Rayo Vallecano), con un totale di 34 gol, con l'Atletico inizia effettivamente a giocare nel 2010/2011, trovando 28 presenze e 6 gol. Ai tempi si presenta come una prima punta fisica con discreto senso del gol e molto lavoro da fare per sgrezzarsi tecnicamente.
Decisiva per la sua maturazione l'ultima esperienza al Rayo nel secondo semestre della stagione 2011/2012, sia perchè ha trovato continuità e titolarità (che con Falcao non poteva avere) sia perchè doveva recuperare da un infortunio ai legamenti. 16 presenze e 10 gol hanno restituito a Simeone un giocatore decisamente migliore e più convinto. Non a caso nel 2012/2013 il tecnico argentino punta chiaramente su di lui, lanciandolo da titolare fisso in tutti i gironi di Europa League e in Copa del Rey. In totale mette a segno 10 gol in campionato, 8 in Copa e 2 in EL.
Ceduto Falcao al Monaco, non c'erano dubbi su chi sarebbe stato il centravanti della squadra. Diego Costa per cancellare ogni scetticismo ci ha aggiunto 7 gol nelle prime 6 partite di Liga.

Centravanti vero, fisico, di quelli che oggi si vedono sempre meno. Alto 1.88, bravissimo a prendere posizione, a difendere palla e a muoversi sul filo del fuorigioco ha avuto un notevole miglioramento tecnico nelle ultime due stagioni, arrivando a trovarsi a suo agio anche fuori dall'area di rigore. Buono nel controllo, riesce a muoversi sapientemente negli ultimi 25 metri, sia attaccando la profondità che proponendosi per le sponde, in cui è un vero maestro. Impressionante la facilità con cui riesce a servire i compagni di prima sul taglio, dote grazie a cui realizza numerosi assist (ben 12 nella passata stagione). Non rapido ma capace di accelerare sull'allungo, non possiede un dribbling fulminante, ma sa spostare la palla al momento giusto. Svaria su tutto il fronte offensivo pur rivelandosi più pericoloso dalla sinistra, dove sa prendere il fondo e cercare il passaggio per i compagni. Non ha un tiro potente, il che lo limita nelle conclusioni da fuori, compensato da un grande fiuto della porta in area, che è il suo habitat naturale.

Un giocatore che ha saputo migliorarsi tanto negli anni, diventando un elemento cardine di una grande squadra. Tra i tanti che dovrebbero seguirlo, farebbe meglio a prestarci grande attenzione Felipe Scolari.

4 set 2012

Super Atletico Madrid, parte seconda

Nemmeno i più accaniti tifosi colchoneros avrebbero immaginato di ripetere lo storico doblete europeo del 2010.
Invece nel 2012, dopo solo due anni, la seconda squadra di Madrid ha demolito Athletic Bilbao e Chelsea con un doppio 3-0 portandosi ancora a casa Europa League e Supercoppa Europea, confermando la tradizione che vede la vincitrice del secondo trofeo europeo trionfare anche a Montecarlo negli anni pari.

Curiosamente anche questa impresa è partita col cambio di allenatore. Diego Pablo Simeone è infatti arrivato a Dicembre per risollevare una squadra in crisi di risultati.
Nel corso del tempo è riuscito a plasmare una formazione organizzata ed equilibrata, il cui gioco è sublimato dalle fenomenali prestazioni del suo bomber, uomo simbolo e trascinatore Radamel Falcao (non a caso autore di 5 gol nelle due partite), perfettamente supportato da Adrian Lopez e Arda Turan, talento del calcio turco diventato giocatore di intelligenza rara, per il gioco offensivo, protetti difensivamente da un centrocampo tatticamente abile a coprire gli spazi, ma anche a palleggiare una volta in fase offensiva.

Squadra solida e pericolosa per chiunque, come ha ben scoperto il Chelsea del povero Di Matteo, che in soli 45 minuti si è trovato a concedere più palle gol a Falcao che al Barcellona in tutti i 180 più recupero.
Con questa doppia conferma a Madrid inizia anche a brillare la stella dell'Atletico.

6 gen 2012

Venerdì con Aguante Futbol

Buon anno a tutti!
Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 4 domande.

1) Borriello alla Juve: extra o necessità?
Pile: Per me è assolutamente un extra. Marco Borriello è un giocatore che ha sempre fatto benissimo quando aveva una squadra che giocava per lui ed era al centro del progetto. In questa Juventus si dovrà alternare con altri attaccanti. Un po' la situazione di Roma e Milan, dove non ha fatto bene. E' un giocatore estremamente umorale.
Però posso capire l'idea della società juventina che si dimostra ancora una volta decisamente ambiziosa: hanno visto Matri, che dopo un buon inizio è andato decisamente in fase calante, ed hanno subito cercato un centravanti nel caso in cui l'ex Cagliari continuasse a deludere. Certo, bisogna vedere se Borriello sarà l'uomo giusto o meno.


A.L.: L'acquisto di Borriello da parte della Juve, mi ha nei primi giorni -della trattativa- sorpreso. Intendiamoci, a prescindere dal valore del giocatore -potrebbe tranquillamente prendere il posto da titolare fisso- che in relazione all'organico della Juve -appunto- è indiscutibile.
E' indubbio che la bilancia penda più verso "l'Extra": alla Roma considerato come superfluo, dalle parti di casa Agnelli si è avvertita la situazione con le sfumature più di un affare su cui speculare e di un'occasione da provare a sfruttare, più che una necessità.

G.D.C.: A me più che altro stupisce il fatto che lui, per l'ennesima volta, accetti di essere un extra. A quasi 30 anni forse era meglio andare a giocare finalmente titolare, cosa che tra l'altro ha dimostrato di saper fare bene tra Genoa e Milan. L'ennesimo semestre di transizione della carriera potrebbe trasformarsi in una sentenza per lui.

G.B.: In questo momento è da considerare assolutamente un extra. Mi chiedo se Borriello sia convinto di poter conquistare il posto da titolare oppure se sia soltanto l'ennesima scelta priva di ambizione nella sua carriera.

2) Ancelotti al PSG è l'allenatore giusto?
G.D.C.: In linea col restyling della squadra iniziato in estate. Kombuarè era troppo low profile, con le strategie societarie non ci azzeccava nulla, e nonostante il primo posto ha allenato peggio della scorsa stagione. Ancelotti ha il nome e il curriculum giusti, oltre al suo amico Leonardo come sponsor. In quel campionato con risorse immensamente superiori agli altri non può che vincere dominando, per l'Europa ne riparliamo tra un anno. Curioso di vedere che farà con Pastore, lui che ha creato Kakà.

G.B.: Giulio ha detto praticamente tutto. Soldi, un grande allenatore, soldi, un progetto faraonico, soldi: non credo avranno problemi a muoversi ancora più pesantemente sul mercato attirando giocatori di prima fascia.

Pile: C'è curiosità per questo progetto PSG. Da una parte vedo un maggior freno alle spese rispetto al City di turno (tolti Pastore e appunto Ancelotti), più razionalità. Però forse deve prima acquisire una credibilità, fare un passo che potrebbero fare già in questi 5 mesi, cioè vincere. Ancelotti è un grande allenatore, straordinaria esperienza, è l'uomo giusto per poter aprire un nuovo ciclo vincente.

A.L.: Annunciato, un ingaggio già presente nella storia del PSG ancor prima che si verificasse (ovviamente il tutto relativo a Leonardo).
Aggiungo che se gli acquisti e gli 'unici' -come si fa ad utilizzare un simile termine parlando di PSG- obiettivi sono quelli su cui si vocifera da settimane, criticherei il contesto -Ancelotti- accusandolo di piattezza, dimostrebbe un po' di mediocrità; con quel Budget fossilizzarsi sempre su quei giocatori dal passato Milan, robe ritrite, scelte, ma banali.


3) Sempre in tema allenatori, Simeone torna in Europa, all'Atletico Madrid. Prospettive?
G.D.C.: Simeone lo vedo come un tecnico al bivio. Vive di rendita per quanto fatto ormai troppo tempo fa con Estudiantes e River, ma dopo il titolo coi millionarios in Argentina ha sempre fallito. E l'ultimo semestre col Racing è stato abbastanza clamoroso, con annessi litigi vari coi giocatori. Positiva invece l'esperienza in Italia. Sembra essere un tecnico troppo tattico per il Sud America, andrà bene per la Spagna?

G.B.: A Catania ha fatto abbastanza bene, ma nelle ultime esperienze in Sud America il Cholo ha lasciato qualche perplessità di troppo. Ora arriva in una squadra discretamente disastrata, ma conosce l'ambiente e forse il suo carisma potrebbe essere sufficiente per rimettere almeno un po' di ordine.

Pile: El Cholo è una persona che mi ispira grandissima simpatia. Personalmente, però, non sempre l'ho trovato credibile nel ruolo di allenatore. Non ho abbastanza elementi per poter dare delle prospettive, dipende sopratutto da cosa si aspettano all'Atletico Madrid. Diciamo che la Spagna, per un allenatore bravo, non sarebbe un campionato difficile...ma è difficile esportare una propria cultura, un proprio credo, specie se è tanto diverso dal loro.

A.L.: Sottoscrivo e quoto totalmente il parere di Giulio, che fa da specchio al mio pensiero, uguale. Unica dissonanza la valutazione dell'esperienza in Italia, a mia opinione non pienamente positiva.

G.D.C.: Ma Anto, che doveva fare di più a Catania? E' partito anche male e ha saputo correggersi, adattarsi alla rosa. E a tempo perso ha fatto nascere la carriera in A di Lodi, che senza Simeone sarebbe disperso tra i cento giocatori dell'Udinese.

4) Gilardino saluta Firenze e sceglie il Genoa, come vedete il trasferimento?
Pile: Un cambio necessario. Personalmente però, non so se Genova sia la piazza più giusta. Gila è un finalizzatore, un giocatore che ha bisogno di una squadra che pratica calcio dietro di lui e per lui. La Fiorentina di Prandelli lo era, quella di Mihajlovic/Rossi no. Il Genoa di Malesani assolutamente no. Quello di Marino non so, ma per me i rossoblù hanno le carte in regola per fare un calcio migliore: Palacio avrà una prima punta accanto, forse si vedrò di più l'interessante Jorquera, e Kucka e Constant sono stati troppo brutti per essere veri, possono solo migliorare il loro rendimento.

A.L.: Arriva in un parco attaccanti già foltissimo, in cui però si è tentato di sopperire e di coprire la qualità con la quantità, e Gilardino è una panacea in questo senso.
La sua carriera aveva bisogno di nuova linfa, nuovo vigore, e seppur il Genoa non è il massimo a livello di Club -come blasone-, a Firenze stava lentamente ingrigendosi. Il cambio magari potrà portare stimoli, entusiasmo. Sul prezzo d'acquisto -a prescindere se lo si vede positivo o negativo, da che parte- si potrebbe aprire una bella discussione a parte, che durerebbe non meno di una giornata, sarebbe l'introduzione a una più generale sul CalcioMercato moderno in generale.
Sono curioso di vedere come verrà rimpiazzato, e le scelte da parte della Fiorentina.

G.D.C.: Per lui era assolutamente necessario andarsene da Firenze, era evidente da un anno. A Firenze è finito un ciclo e prima tutti lo ammettono meglio sarà. Il Genoa per contro aveva assoluto bisogno di una prima punta vera che desse garanzie anche minime dopo le scellerate scelte estive. Per il gioco, come dice Pile, vedremo.

G.B.: Avete detto tutto, non c'era una valida motivazione per rimanere a Firenze e il trasferimento era assolutamente inevitabile. Vediamo come si troverà a Genova e soprattutto come lo sostituirà la Fiorentina, a patto che la dirigenza viola abbia ancora un minimo di voglia di competere.

28 ago 2010

Super Atletico Madrid

Il 23 Ottobre 2009 Quique Sanchez Flores è salito sulla panchina dell'Atletico Madrid.
Da quel giorno ha di fatto spremuto più o meno il massimo ottenibile dalla formazione rojiblanca. La rosa non è di certo di primo spessore (tolti Diego Forlan, Sergio Aguero e il talentuoso De Gea), e l'Atletico è da sempre squadra capace di imprese e crolli alternati senza regola, ma con l'allenatore di Madrid ha trovato nelle coppe la sua dimensione ideale. Finalista di Copa del Rey (sconfitta dal Siviglia), vincitrice di Europa League sul Fulham e della Supercoppa Europea sull'Inter. Un'affermazione internazionale soprendente e storica, ma nata dal talento, dal lavoro del tecnico e da un pizzico di fortuna (vittorie ai supplementari e grazie ai gol in trasferta ad esempio), sempre necessaria in certe competizioni.

In campionato le cose cambiano (e il nono posto dell'ultima Liga lo conferma) a causa di una difesa troppo spesso incerta, a clamorosi cali di attenzione o errori nell'approccio alla partita che pregiudicano un rendimento un minimo costante, ma sulla gara secca la musica decisamente è diversa. Quique conosce la sua rosa in vizi e virtù, e di conseguenza gioca. Squadra compatta, centrali di centrocampo di grande sostanza e fisicità a totale supporto della difesa e fase offensiva affidata alla velocità e alla tecnica di Simao, Reyes, Forlan e Aguero. Quattro giocatori capaci di mettere in croce qualsiasi difesa, che hanno sviluppato una buona capacità di giocare insieme.

Complimenti a tutti, a Madrid non si vive di solo Real.

12 gen 2010

Salvio all'Atletico Madrid!

Dopo essere stato indicato come uno dei principali obiettivi dei club di mezza Europa, al termine di una lunga trattiva, manca solo l'ufficialità per il passaggio di Eduardo Salvio all'Atletico Madrid. Il costo del trasferimento si aggira attorno agli 8 milioni di euro e venerdì l'attaccante del Lanus sarà nella capitale spagnola per discutere gli ultimi dettagli e per apporre la firma sul contratto. Passato quasi in sordina, quello dei Colchoneros è sicuramente uno degli acquisti più importanti di questa sessione di mercato, un grandissimo colpo in prospettiva, a cifre più che contenute analizzando il valore ed il potenziale della giovane stella argentina.

Classe 1990, Salvio è considerato uno dei talenti più cristallini del Sud America e probabilmente uno dei migliori giocatori del campionato argentino, dove con Blanco e Sand ha formato nella scorsa stagione un tridente inarrestabile, fatto di fantasia, forza fisica, velocità e gol, che ha candidato così il Lanus come una delle pretendenti più accreditate per la conquista del titolo. Nonostante negli ultimi sei mesi non abbia particolarmente brillato, risentendo del momento non molto positivo della squadra e incappando in qualche problema fisico di troppo, il Toto ha potuto comunque festeggiare le prime presenze nella Seleccion argentina agli ordini del DT Diego Armando Maradona.

Alto poco più di un metro e 70, la joyita del Lanus fa della rapidità, del cambio di passo e dell'imprevedibilità le sue armi principali. Tutte qualità che gli permettono di essere una costante spina nel fianco per qualsiasi difesa e che, abbinate ad un'ottima forza fisica, ne fanno un giocatore polivalente, in grado di giostrare con la stessa facilità su entrambe le fasce o alle spalle di una prima punta. Completo sotto qualsiasi punto di vista, escluso per ovvi motivi il gioco aereo, è in grado di trovare con buona frequenza la via del gol e, allo stesso tempo, di servire assist più che invitanti per i compagni. Un talento più volte paragonato per l'incedere e per il portamento al Pocho Lavezzi, ma che ha dalla sua sicuramente una maggior caratura tecnica ed un margine di crescita nettamente superiore. Dotato di uno spirito di sacrificio invidiabile per un'ala/mezza punta, deve migliorare soltanto sotto il profilo della continuità e nella costruzione della manovra.

Ora non resta che aspettare e vedere come sarà l'ambientamento a Madrid, dove, con Aguero e Forlan, potrebbe formare un tridente tutto sudamericano potenzialmente incontenibile.

14 ott 2009

Pericolo pubblico numero uno


Il destino dell'Argentina passa per la trasferta in Uruguay.
Ma il destino dell'Uruguay, passa soprattutto per i piedi di Diego Forlan, il pericolo pubblico numero uno (ma anche due e tre).

Nome certamente non nuovo per chi segue il calcio vista la sua lunga militanza in Europa (arrivò infatti nel Gennaio 2002, a Manchester sponda United), a nn tutti è chiara la caratura del giocatore.
Parliamo certamente di uno degli attaccanti più sottovalutati nel panorama calcistico quantomeno europeo.

Forlan sconta ancora, a livello di "fama", gli anni in Inghilterra. Due stagioni e mezza con un compagno di reparto ingombrante quanto Ruud Van Nistelrooy. Pagò tantissimo il salto dall'Independiente (club dell'esordio a 19 anni, esperienza che si chiude con 80 presenze e 37 reti) al Manchester, tanto da metterci 27 presenze a trovare la prima rete. Pochi i gol, anche se spesso importanti, tante presenze, ma spesso spezzoni di gara. Tuttavia a vedere il giocatore, rimane l'impressione di un talento bloccato, con speciali capacità soprattutto di tiro. Reti mai banali, con entrambi i piedi.
L'arrivo di Wayne Rooney fu l'anticamera della sua cessione in Spagna, a un nascente Villarreal.

Proprio nella Liga di fatto esplode (o meglio, comincia) la carriera di Diego.
Nel sottomarino giallo resterà tre stagioni, aiutando a far uscire la squadra dall'anonimato a suon di gol. Speciale da subito l'intesa con un altro talento in cerca di rilancio, Juan Roman Riquelme, da sempre in grado di far segnare chiunque. Ma Forlan chiunque non è, e il primo anno si presenta con 38 presenze e 25 reti, titolo finale di capocannoniere e Scarpa d'oro come miglior bomber d'Europa. Non male per un brutto anatroccolo.
La seconda stagione non fu indimenticabile con solo 10 reti, facendo subito parlare le male lingue di exploit isolato per la stagione precedente, anche se va ricordato un gol in Champions League ai danni dell'Inter nei quarti della competizione.
Nella terza e ultima stagione, chiuse nuovamente con un buon bottino di reti, 19 in 36 presenze.
Ovviamente tutto questo nn rimase inosservato, e l'Atletico Madrid scelse lui per sostituire il partente Fernando Torres.

Proprio nella seconda squadra di Madrid, Forlan compie il definitivo passo verso la completa maturazione.
Nella prima stagione mette a segno 16 reti, ma soprattutto contribuisce alla rinascita dell'Atletico Madrid, mettendo in mostra personalità, ma anche capacità tattiche preziose.
Ma è la stagione 08/09 ad essere abbagliante. Tantissima continuità, personalità da leader, presenza tangible in campo, chiude una stagione fantastica con 32 gol in 33 presenze, secondo titolo di pichichi e seconda Scarpa d'oro.

Curiosità: è l'incubo personale di Samuel Eto'o, avendo vinto entrambi i titoli di capocannoniere (e di conseguenza la Scarpa d'oro) proprio ai danni del camerunense

Assodato che parliamo di uno che segna e tanto,anche gol pesanti contro le grandi, vediamo di fare chiarezza sulle sue caratteristiche.
Centravanti si, ma moderno. Capace di giocare con e per la squadra, di iniziare, rifinire e concludere l'azione.
Non fortissimo fisicamente (1,80 per 75kg), diventa letale fronte alla porta, quando può puntare l'uomo. Non tanto per un dribbling stellare (che non ha), ma per la sua straordinaria capacità di tiro. Totalmente ambidestro (
addirittura dai sedici metri in su sembra tirare meglio col mancino), centra la porta da ogni posizione in ogni modo, con tiri potentissimi, improvvisi e precisi, senza scampo. Molti suoi gol sono veri gioielli. Rapido nel breve, rapace in area grazie a un grande fiuto del gol, gli anni passati con un grande assist-man come Riquelme gli hanno lasciato una non comune capacità di "dettare" il passaggio con l'inserimento, il che lo rende difficilmente arginabile negli spazi. Tatticamente capace di essere dove serve per la squadra, è anche abile nel servire i compagni. Niente di trascendentale nel gioco aereo, si fa rispettare grazie a un buon tempismo.

Parliamo di un giocatore di 30 anni (classe 1979, una delle tante coincidenze che lo accomunano a Diego Milito), nel pieno della sua maturazione tecnico-atletica.
I difensori argentini faranno meglio a prepararsi bene, per non leggere il nome sulla sua maglia quando sarà ormai troppo tardi.