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7 dic 2015

Gli eredi di Gabi e Tiago

Simeone nella sua avventura all'Atletico si è rivelato un tecnico molto attento anche al futuro oltre che al presente della sua squadra. In estate il mercato ha reso singolarmente evidente la cosa: il Cholo ha scelto di voltare pagina, avviando una rivoluzione della rosa improntata alla qualità e alla gioventù. Due leader come Miranda e Arda Turan hanno salutato ed è arrivata un'infornata di giovani che ha rivitalizzato soprattutto l'attacco.

C'è però un reparto che Simeone non ha toccato: la mediana.
Gabi e Tiago, rispettivamente un '83  un '81, sono rimasti titolari indiscutibili -18 presenze e circa 1500 minuti giocati-. Gli altri centrocampisti che avrebbero potuto prenderne il posto sono stati o ceduti -Mario Suarez- o dirottati sull'esterno -Saul e Koke-, sintomo che c'è fiducia assoluta in loro malgrado i chilometri accumulati in carriera.
In effetti è difficile trovare una coppia simile. Gabi e Tiago non sono giocatori singolarmente appariscenti, ma hanno il pregio di saper fare tutto. Fisico, grandi letture tattiche, capacità di gestire gioco e ritmi, lanci e rifinitura, soprattutto quintali di personalità imposta tackle dopo tackle. Entrambi si sono conquistati tutto sul campo, a suon di prestazioni, e questo li ha forgiati in una scorza durissima.
Simeone si fida ciecamente e probabilmente rispetta molto la loro storia calcistica, ma prima o poi sarà anche il loro turno di passare la mano. E l'allenatore argentino non vuole farsi trovare impreparato. L'eredità di Gabi e Tiago è nelle mani di due giocatori ben precisi, uno spagnolo classe '94 e un argentino classe '93.

Il primo risponde al nome di Saúl Ñíguez, è già in rosa da un anno e dal 2012 assaggia calcio professionistico. La sua storia lo avvicina al numero 14: nato nella cantera dell'Atletico, mandato in prestito a farsi le ossa, tornato per restare. Gabi ci ha messo quasi 150 presenze col Saragozza, ma sono dettagli e parliamo di altri tempi.
Per caratteristiche Saul ha tutto per raccogliere il testimone e forse un giorno pure la fascia, ed era evidente anche vedendolo giocare al Rayo Vallecano. Affiancare Gabi per qualche anno gli permetterà di acquisire carattere e quelle malizie che solo un vecchio filibustiere può insegnare, oltre ad assorbire tutto il pedigree colchonero.

Il secondo lo vedremo da Gennaio, e parliamo di Matias Kranevitter. L'argentino nella sua carriera al River ha dimostrato un livello di gioco altissimo, sia prima che dopo il fastidioso infortunio al piede, diventando referente assoluto di una squadra capace di fare incetta di coppe.
Se Saul punta a Gabi, Kranevitter chiaramente è una versione senza boccoli di Tiago, anche nel numero preferito e nel fatto di essere straniero. Di sicuro il Colorado avrà bisogno di tempo per adattarsi al calcio europeo e trovare riferimenti, ma il potenziale tecnico è chiaro. La sua capacità di regia, sottovalutata nella qualità, di cucire il gioco mantenendo anche l'equilibrio tattico lo colloca naturalmente al centro della squadra, ed è circa il lavoro che fa Tiago ormai da anni.

La coppia centrale Gabi-Tiago è stata il cuore dell'Atletico vincente degli ultimi anni e la loro sostituzione è una questione delicata, più di quanto si pensi per via dei nomi non così altisonanti.
L'idea di Simeone è chiara con Saul-Kranevitter, di grossa prospettiva e sicuramente intrigante.
Potrebbero essere anche migliori dei grandi giocatori attuali.

17 mag 2015

I giovani di Boca e River

Il calcio argentino, si sa, non naviga esattamente nell'oro. E non da oggi, quasi da un ventennio. La conseguenza è che anche squadre di blasone come Boca e River hanno un costante flusso di giovani talenti in vetrina, indispensabili per garantire la sopravvivenza economica dei club. In questo ambito la congiuntura attuale è particolarmente favorevole.

Entrambe le squadre infatti presentano un nucleo di giocatori ancora giovani, ma non più giovanissimi, già svezzati, con diverse presenze nei club, un ruolo definito e un impatto sensibile in campo, a cui si aggiungono dei giocatori più esperti che aggiungono qualità e gerarchia. In questo contesto i due colossi di Buenos Aires si permettono anche di lanciare dei giovanissimi, che possono far brillare il loro talento, ancora acerbo, grazie alla solida struttura che li attornia.

Inciso: nell'incontestabile opinione di chi scrive i talenti più stuzzicanti dal punto di vista di estro e qualità stanno nel River.


Boca

Nicolas Colazo: ok, tecnicamente non è così giovane (1990) e gioca nel Boca fin dal 2009. Ma dopo mille infortuni e problemi vari Colazo potrebbe essere arrivato a una nuova giovinezza. Da interno di centrocampo è passato a terzino sinistro, ruolo per cui ha la fisicità e un'interessante sinistro per precisione e potenza. Vista la penuria nella posizione è da considerare.

Cesar Marcelo Meli: uno dei giocatori migliori di questa stagione, Meli è un centrocampista classe 1992 in vertiginosa crescita. Fisicamente impattante (in Argentina) e difensivamente solido, sta dimostrando anche di avere ottime letture negli inserimenti e una certa capacità di vedere la porta. Un centrocampista completo, ottimo come interno.

Andres Cubas:
classe 1996 che ha trovato spazio quasi per caso in una rosa tanto ampia. Ha dimostrato da subito impatto fisico notevole (sempre per l'Argentina), personalità in quantità industriali e una certa calma nella gestione della palla. Gioca come mediano davanti alla difesa, con compiti primariamente tattici e difensivi. Il Boca potrebbe aver trovato il suo Mascherano, per trasmigrare in Europa bisogna capire quanto può pagare il fisico non esattamente da colosso. 

Andres Chavez: classe 1991 e quindi al limite del concetto di giovane, cresciuto nel Banfield in cui si è dimostrato un buon realizzatore, al Boca fa principalmente l'ala, e Arruabarrena punta su di lui per l'impatto fisico (tanto per cambiare). Chavez infatti per i canoni argentini è semplicemente un trattore, però con una capacità apprezzabile di trattare la sfera e vedere la porta. Parlando di attaccanti, un giocatore di intensità rara.

Jonathan Calleri: cresciuto nell'All Boys e al Boca dal 2014, Calleri è una punta classe 1993 che si distingue per mobilità e capacità di corsa. Pur agendo spesso da prima punta svaria molto, si allarga e attacca la profondità con generosità e continuità. Un combattente, da raffinare sotto il profilo tecnico.

Cristian Pavon: la sorpresa del Superclasico di campionato. Attaccante classe 1996 messo da Arruabarrena sugli esterni, si è distinto per applicazione tattica, rapidità e capacità di farsi trovare pronto. Un pallone toccato in area, un gol. In Libertadores veste la 9, qualcosa vorrà pur dire.

Gino Peruzzi: merita un discorso a parte. Considerato soprattutto in Italia un prospetto top con scarsissime basi un paio di anni fa, dal Catania dove si può dire che ha falito è tornato al Boca e sta cercando il suo spazio. Classe 1992, quindi ha ancora tempo, ma al momento è una riserva degli Xeneizes malgrado la concorrenza non sia stellare.


River

German Pezzella: difensore classe 1991 solido e affidabile. L'anno scorso era in rampa di lancio, ma ha pagato il fatto di doversi giocare il posto con un'autorità come Maidana. Ciò nonostante ha sempre risposto presente, sfoggiando prestazioni importanti in partite molto delicate.

Ramiro Funes Mori: anche lui difensore centrale del 1991. Al pari del gemello Rogelio non brilla per continuità e concentrazione, oltre ad avere una certa tendenza a sopravvalutarsi ed eccedere in giocate non nelle sue corde. Ma Ramiro è un difensore con mezzi fisici fuori dal comune, insuperabile nel gioco aereo e affidabile nell'1vs1. La sua dimensione europea potrebbe essere la Liga.

Eder Alvarez Balanta: forse il miglior difensore della Banda, ma senza continuità di impiego da troppo tempo. Martoriato da continui infortuni, il difensore colombiano del '93 rischia di perdersi nel limbo; un peccato, considerate le doti fisiche impressionanti, i piedi discreti e la duttilità.

Emanuel Mammana: il più giovane del lotto difensivo (1996) e quello con il futuro più roseo. A Nunez ne tessono le lodi da anni e i primi passi tra i grandi confermano quanto di buono detto sul suo conto. È un centrale, anche se Gallardo per necessità lo ha dirottato sulla fascia destra, con ottimo senso della posizione, tanta personalità e ottima tecnica. Deve crescere fisicamente e specchiarsi un po' meno quando costruisce la manovra, ma talenti simili non si vedono con molta frequenza.

Augusto Solari: tuttofare classe 1992, il cugino del ben più famoso Santiago è un prospetto non di primo livello, ma uno di quei giocatori che ti danno fin da subito l'impressione di essere "veri". Ha fisico, passo e buona tecnica di base, ma la sua vera forza è la duttilità: non a caso il Muneco lo utilizza indifferentemente da terzino destro, esterno e interno di centrocampo.

Matias Kranevitter: semplicemente il miglior centrocampista d'Argentina. Il volante del '93 lo scorso hanno ha avuto una crescita vertiginosa interrotta soltanto da un fastidioso infortunio al piede. Dopo un rientro lento e difficile è tornato a esprimersi ai suoi migliori livelli, dominando in lungo e in largo il centrocampo. Incontrista impressionante per tempi e posizione, sta migliorando molto anche palla al piede, dimostrando di avere buone letture e velocità di pensiero. Resta soltanto da chiedersi cosa stia aspettando Martino a convocarlo nella Seleccion.

Guido Rodriguez: ha un anno meno di Kranevitter e Gallardo lo ha utilizzato nel finale dello scorso semestre come suo vice. Più compassato e meno incontrista del Colorado, Rodriguez quest'anno ha trovato spazio soprattutto in Reserva. Ha visione di gioco e tocco interessanti, ma è difficile capire dove possa arrivare a livello locale.

Sebastian Driussi: assieme a Mammana e al portiere Batalla è uno dei gioielli della florida classe '96 delle inferiores del River. Da qualche anno è nel giro della prima squadra e, dopo aver patito le eccessive aspettative nei suoi confronti, nel 2015 ha compiuto passi avanti significativi nel suo percorso di crescita. La tecnica non si discute, fisicamente è cresciuto moltissimo e nelle ultime partite ha dimostrato di avere personalità e intensità. Gallardo lo utilizza soprattutto come esterno sinistro di un centrocampo a 4 iper-offensivo o come ala di un tridente, anche se la sua collocazione ideale potrebbe essere da seconda punta di movimento.

Lucas Boye: altro classe '96 usato spesso e volentieri da Gallardo come punta, sia insieme ai "grandi" che come unico riferimento in caso di turnover. Boye è un mix di capacità tecniche e doti fisiche molto interessanti, che però potrebbe avere le sue difficoltà ad imporsi. Ha un fisico da prima punta pura, sa difendere palla e soprattutto ha un'intelligenza tattica nei movimenti fuori dal comune per un ragazzo della sua età, grazie alla quale si adatta a qualunque partner e modulo. Molto buono nel trattamento della palla e capace di usare entrambi i piedi, il suo vero limite è nel vedere la porta. Non pochissimo per una punta, ma l'esempio di Gustavo Bou è lì a insegnare a non avere fretta.

Giovanni Simeone: dopo il Sudamericano da bomber implacabile in molti si aspettavano la sua consacrazione tra le fila dei Millonarios. Ma giocarsi il posto con Teofilo, Mora e Cavenaghi non è facile e Gio avrebbe fatto meglio a insistere per il prestito. Le doti realizzative sono evidenti, ma deve assolutamente crescere nel gioco di squadra e a livello tecnico. Sicuramente arriverà in Europa, resta da vedere se per meriti suoi o per altri fattori.

Camilo Mayada: acquistato pochi mesi fa dal Danubio, l'uruguayano classe '91 ha già messo in mostra tutte le sue doti. È un giocatore duttile, grintoso e forte fisicamente. Può ricoprire qualsiasi ruolo sulla fascia e per Gallardo è già un jolly molto importante.

Gonzalo Martinez: assieme a Mayada è uno degli acquisti del verano argentino. Formatosi nell'Huracan, il trequartista del '93 è un giocatore con prospettive davvero interessanti. Veloce, rapido, tecnico e imprevedibile: il Pity può scardinare qualsiasi difesa grazie alle sue folate e al sinistro micidiale. L'esperienza al River può aiutarlo a compiere il salto di qualità necessario per puntare all'Europa.



(in collaborazione con G.B)

6 gen 2012

Venerdì con Aguante Futbol

Buon anno a tutti!
Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 4 domande.

1) Borriello alla Juve: extra o necessità?
Pile: Per me è assolutamente un extra. Marco Borriello è un giocatore che ha sempre fatto benissimo quando aveva una squadra che giocava per lui ed era al centro del progetto. In questa Juventus si dovrà alternare con altri attaccanti. Un po' la situazione di Roma e Milan, dove non ha fatto bene. E' un giocatore estremamente umorale.
Però posso capire l'idea della società juventina che si dimostra ancora una volta decisamente ambiziosa: hanno visto Matri, che dopo un buon inizio è andato decisamente in fase calante, ed hanno subito cercato un centravanti nel caso in cui l'ex Cagliari continuasse a deludere. Certo, bisogna vedere se Borriello sarà l'uomo giusto o meno.


A.L.: L'acquisto di Borriello da parte della Juve, mi ha nei primi giorni -della trattativa- sorpreso. Intendiamoci, a prescindere dal valore del giocatore -potrebbe tranquillamente prendere il posto da titolare fisso- che in relazione all'organico della Juve -appunto- è indiscutibile.
E' indubbio che la bilancia penda più verso "l'Extra": alla Roma considerato come superfluo, dalle parti di casa Agnelli si è avvertita la situazione con le sfumature più di un affare su cui speculare e di un'occasione da provare a sfruttare, più che una necessità.

G.D.C.: A me più che altro stupisce il fatto che lui, per l'ennesima volta, accetti di essere un extra. A quasi 30 anni forse era meglio andare a giocare finalmente titolare, cosa che tra l'altro ha dimostrato di saper fare bene tra Genoa e Milan. L'ennesimo semestre di transizione della carriera potrebbe trasformarsi in una sentenza per lui.

G.B.: In questo momento è da considerare assolutamente un extra. Mi chiedo se Borriello sia convinto di poter conquistare il posto da titolare oppure se sia soltanto l'ennesima scelta priva di ambizione nella sua carriera.

2) Ancelotti al PSG è l'allenatore giusto?
G.D.C.: In linea col restyling della squadra iniziato in estate. Kombuarè era troppo low profile, con le strategie societarie non ci azzeccava nulla, e nonostante il primo posto ha allenato peggio della scorsa stagione. Ancelotti ha il nome e il curriculum giusti, oltre al suo amico Leonardo come sponsor. In quel campionato con risorse immensamente superiori agli altri non può che vincere dominando, per l'Europa ne riparliamo tra un anno. Curioso di vedere che farà con Pastore, lui che ha creato Kakà.

G.B.: Giulio ha detto praticamente tutto. Soldi, un grande allenatore, soldi, un progetto faraonico, soldi: non credo avranno problemi a muoversi ancora più pesantemente sul mercato attirando giocatori di prima fascia.

Pile: C'è curiosità per questo progetto PSG. Da una parte vedo un maggior freno alle spese rispetto al City di turno (tolti Pastore e appunto Ancelotti), più razionalità. Però forse deve prima acquisire una credibilità, fare un passo che potrebbero fare già in questi 5 mesi, cioè vincere. Ancelotti è un grande allenatore, straordinaria esperienza, è l'uomo giusto per poter aprire un nuovo ciclo vincente.

A.L.: Annunciato, un ingaggio già presente nella storia del PSG ancor prima che si verificasse (ovviamente il tutto relativo a Leonardo).
Aggiungo che se gli acquisti e gli 'unici' -come si fa ad utilizzare un simile termine parlando di PSG- obiettivi sono quelli su cui si vocifera da settimane, criticherei il contesto -Ancelotti- accusandolo di piattezza, dimostrebbe un po' di mediocrità; con quel Budget fossilizzarsi sempre su quei giocatori dal passato Milan, robe ritrite, scelte, ma banali.


3) Sempre in tema allenatori, Simeone torna in Europa, all'Atletico Madrid. Prospettive?
G.D.C.: Simeone lo vedo come un tecnico al bivio. Vive di rendita per quanto fatto ormai troppo tempo fa con Estudiantes e River, ma dopo il titolo coi millionarios in Argentina ha sempre fallito. E l'ultimo semestre col Racing è stato abbastanza clamoroso, con annessi litigi vari coi giocatori. Positiva invece l'esperienza in Italia. Sembra essere un tecnico troppo tattico per il Sud America, andrà bene per la Spagna?

G.B.: A Catania ha fatto abbastanza bene, ma nelle ultime esperienze in Sud America il Cholo ha lasciato qualche perplessità di troppo. Ora arriva in una squadra discretamente disastrata, ma conosce l'ambiente e forse il suo carisma potrebbe essere sufficiente per rimettere almeno un po' di ordine.

Pile: El Cholo è una persona che mi ispira grandissima simpatia. Personalmente, però, non sempre l'ho trovato credibile nel ruolo di allenatore. Non ho abbastanza elementi per poter dare delle prospettive, dipende sopratutto da cosa si aspettano all'Atletico Madrid. Diciamo che la Spagna, per un allenatore bravo, non sarebbe un campionato difficile...ma è difficile esportare una propria cultura, un proprio credo, specie se è tanto diverso dal loro.

A.L.: Sottoscrivo e quoto totalmente il parere di Giulio, che fa da specchio al mio pensiero, uguale. Unica dissonanza la valutazione dell'esperienza in Italia, a mia opinione non pienamente positiva.

G.D.C.: Ma Anto, che doveva fare di più a Catania? E' partito anche male e ha saputo correggersi, adattarsi alla rosa. E a tempo perso ha fatto nascere la carriera in A di Lodi, che senza Simeone sarebbe disperso tra i cento giocatori dell'Udinese.

4) Gilardino saluta Firenze e sceglie il Genoa, come vedete il trasferimento?
Pile: Un cambio necessario. Personalmente però, non so se Genova sia la piazza più giusta. Gila è un finalizzatore, un giocatore che ha bisogno di una squadra che pratica calcio dietro di lui e per lui. La Fiorentina di Prandelli lo era, quella di Mihajlovic/Rossi no. Il Genoa di Malesani assolutamente no. Quello di Marino non so, ma per me i rossoblù hanno le carte in regola per fare un calcio migliore: Palacio avrà una prima punta accanto, forse si vedrò di più l'interessante Jorquera, e Kucka e Constant sono stati troppo brutti per essere veri, possono solo migliorare il loro rendimento.

A.L.: Arriva in un parco attaccanti già foltissimo, in cui però si è tentato di sopperire e di coprire la qualità con la quantità, e Gilardino è una panacea in questo senso.
La sua carriera aveva bisogno di nuova linfa, nuovo vigore, e seppur il Genoa non è il massimo a livello di Club -come blasone-, a Firenze stava lentamente ingrigendosi. Il cambio magari potrà portare stimoli, entusiasmo. Sul prezzo d'acquisto -a prescindere se lo si vede positivo o negativo, da che parte- si potrebbe aprire una bella discussione a parte, che durerebbe non meno di una giornata, sarebbe l'introduzione a una più generale sul CalcioMercato moderno in generale.
Sono curioso di vedere come verrà rimpiazzato, e le scelte da parte della Fiorentina.

G.D.C.: Per lui era assolutamente necessario andarsene da Firenze, era evidente da un anno. A Firenze è finito un ciclo e prima tutti lo ammettono meglio sarà. Il Genoa per contro aveva assoluto bisogno di una prima punta vera che desse garanzie anche minime dopo le scellerate scelte estive. Per il gioco, come dice Pile, vedremo.

G.B.: Avete detto tutto, non c'era una valida motivazione per rimanere a Firenze e il trasferimento era assolutamente inevitabile. Vediamo come si troverà a Genova e soprattutto come lo sostituirà la Fiorentina, a patto che la dirigenza viola abbia ancora un minimo di voglia di competere.

6 ott 2009

San Lorenzo-River Plate: analisi del Clasico

Finisce due a uno per i padroni di casa il Clasico disputato al Nuevo Gasometro. Una partita dai tanti temi e dalle diverse motivazioni, su tutti la sfida tra Diego Simeone e la sua ex-squadra e l’ultimo incontro sulla panchina del River Plate per Nestor Gorosito.

Quella che va in scena a Buenos Aires è una sintesa della stagione e del momento dei Millonarios. E’ infatti il River Plate a fare la partita per gran parte dell’incontro, grazie ad un buon ritmo, a reparti vicini, a spirito di sacrificio e soprattutto ordine. Sorprendentemente la difesa non sembra soffrire, Cabral e Coronel appaiono concentrati e Navarro è una sicurezza, volando a sventare qualche insidiosa conclusione dei padroni di casa. Il centrocampo fa un buon filtro e riesce finalmente a trasmettere palloni giocabili alle punte: su tutti spicca la prestazione di Archubi, per la prima volta capace di esprimersi a livelli accettabili e ben lontani da quelli imbarazzanti a cui aveva abituato i tifosi della Banda.

Il trio offensivo, infine, è in costante movimento e grazie a buoni spunti corali ed individuali si rende pericoloso in più occasioni. Il Keko Villalva è sempre più una certezza e una delle rare note positive per i Millonarios, capace di tenere in costante allarme la difesa avversaria ed in grado di interpretare in un modo tutto suo la figura del centravanti. Nonostante i limiti fisici è sempre sgusciante ed incontenibile, lotta, rientra, salta l’uomo e imbecca i compagni. Ed è proprio da una sua intuizione e dall’ingenuità della difesa del Ciclon che nasce il rigore che porta al vantaggio di Diego Buonanotte, anche lui in ottima serata, che sembra poter scacciare i fantasmi attorno al River.

Per i Millonarios sembra il giorno giusto, in cui tutto gira bene e tutti riescono ad esprimersi nel migliore dei modi. Ne è un chiaro esempio Bou, il più criticato in seguito al pareggio interno contro il Gimnasia e sorprendentemente trasformato contro il San Lorenzo. Parte titolare, esibisce subito qualche bella giocata e soprattutto tanta personalità. Cala alla distanza e tende ad esagerare in preziosismi e azioni personali, ma sicuramente quella disputata nel pomeriggio di Buenos Aires è la sua miglior partita con la maglia della Banda.

Anche nella ripresa la partita non cambia, il River è concentrato e Gorosito sembra poter concludere nel migliore dei modi un capitolo buio della sua carriera da allenatore. I padroni di casa non riescono a rendersi veramente pericolosi; nonostante una certa superiorità territoriale e di possesso palla sono poco incisivi e non mettono mai in difficoltà gli avversari, rischiando invece in occasione di qualche contropiede rapido e ben organizzato degli ospiti.
Come insegna la stagione del River, però, è impossibile esultare o cantare vittoria prima del triplice fischio finale, perché finora ogni amnesia dei Millionarios è sempre stata pagata anche fin troppo cara.Questa volta a confermare l’imbarazzante trend dei Millonarios ci pensa il solito Cabral. Un istante di follia inconcepibile, un pugno a Bottinelli sugli sviluppi di un calcio da fermo con la palla destinata a spegnersi ampiamente sul fondo. Il tutto davanti agli occhi di un attento Laverni, che non può esimersi dall’assegnare il calcio di rigore e dall’espellere il giovane difensore ex-Racing.

Una sciocchezza pesantissima, quella del difesore riverplatense, che permette al neo-entrato Romagnoli di siglare il pareggio, facendo riaffiorare tutti gli incubi in casa River Plate dopo una partita in costante controllo, giocata con grande spirito di sacrificio e ordine. Una squadra che sembrava quasi irriconoscibile, in senso positivo, e capace di mettersi alle spalle per oltre tre quarti di partita il pessimo momento in cui si trovava, per una pazzia individuale sprofonda nuovamente nell’oblio.
A completare la giornata ci pensano l’incredibile errore sotto porta di Cristian Fabbiani, che si prodiga in un improbabile colpo di tacco invece di insaccare a colpo sicuro, e soprattutto il vantaggio blaugrana di Romeo, abile ed implacabile nel finalizzare un pregevole cross di Romagnoli a soli sei minuti dal momentaneo pareggio.

Si chiude con il Nuevo Gasometro in delirio, Simeone che si gode una vittoria che sa di rivalsa e con il River è sempre più perso nei meandri di una crisi assolutamente irrecuperabile. La squadra ha dimostrato di saper giocare bene, ma partita dopo partita perde sempre più fiducia nei propri mezzi, vittima dei suoi stessi clamorosi errori e di un’incertezza a livello societario che sembra trasmettersi anche sul campo di gioco.

Le squadre hanno dato vita ad una bella partita giocata a viso aperto su entrambi i fronti, senza rinunciare al proverbiale agonismo che caratterizza queste grandi sfide del campionato argentino. Un Clasico che rilancia in classifica gli uomini del Cholo, non troppo distanti dalla vetta e in condizioni mentali ottime, forti di un carattere ferreo forgiato a propria immagine e somiglianza dallo stesso Simeone. Un Clasico che suggella altresì l’addio di Gorosito nel peggiore dei modi, ovvero riassumendo alla perfezione quanto espresso dal River Plate di questi tempi.


Articolo scritto per Calcioargentino.com