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2 lug 2014

Brazil2014: Top&Flop Giocatori - Ottavi di finale

Top

Marcelo Diaz: non fa mai un passo indietro, ha un senso della posizione straordinario, resta lucido e gioca a due tocchi. Sa sempre dove sono i compagni e non ha paura di affondare il tackle. Prova di grandissima sostanza contro avversari fisicamente più imponenti di lui. Mi ha ricordato Gabi, in questa stagione vuol dire davvero tanto.

Gary Medel: eroico. Soffre la velocità di Neymar, che riesce ad arginare portando l'asso brasiliano sul sinistro, poi chiude qualsiasi cosa passi dalle sue parti. Pur non essendo un difensore, guida la linea difensiva con sicurezza e personalità, ringhiando quando necessario e uscendo con ammirabile pulizia in altre occasioni. È l'anima e il cuore del Cile, decide di giocare nonostante i fastidi muscolari e rimane in campo zoppicando per chissà quanti minuti. Esce stremato, con mezzo chilometro di bende e nastri sulla coscia, oltre al rispetto e alla gratitudine a vita da parte di un'intera nazione.

Luiz Gustavo: l'unico giocatore tatticamente istruito dell'intero Brasile, ingranaggio fondamentale del "gioco" di Scolari coi suoi movimenti ad alzarsi e abbassarsi. Sbroglia un sacco di situazioni intricate, aiuta chiunque, lotta e riparte pure con bello stile e buona tecnica. Ammonito salterà i quarti, un'assenza decisamente pesante per un uomo che non ha vere alternative nella testa del suo ct.

Egidio Arevalo Rios: brutto, sgraziato e cattivo, ma l'Uruguay intero si regge su di lui da quasi un quinquennio. Tabarez si fida ciecamente. Di solito si dice per gli attaccanti, ma sostanzialmente fa reparto da solo. Copre tutta la metà campo difensiva,  legge tatticamente in anticipo dove si creano situazioni pericolose, si fa trovare pronto a contrastare qualunque essere in giallo che si presenti nella sua metà campo. E tutto sommato non gioca nemmeno male il pallone.

Dirk Kuyt: l'uomo tattico di Van Gaal, che è un modo per dire l'uomo mandato allo sbaraglio da Van Gaal. Alla fresca età di 34 anni lui che nasce centravanti prima fa l'esterno a sinistra nel 3-5-2, poi il terzino destro di difesa a quattro quando si passa alla formazione d'assalto. Tocca un'infinità di palloni, è sempre lucido e regala pure la giocata che porta al corner del primo gol. Per la corsa, credo non si sia ancora fermato adesso. L'ultimo immortale.

Klaas-Jan Huntelaar: la sua foto sarà inserita nei vocabolari alla voce "personalità". Vede finalmente il campo in una partita maledetta, sostituisce uno degli uomini simbolo di questa Olanda e si toglie la soddisfazione di risolvere un ottavo chiusissimo. Assist di sponda aerea per Sneijder, rigore battuto col piglio di chi non ha paura di niente (al contrario del suo capitano Robben). Un segnale fortissimo a Van Gaal, che finora lo aveva totalmente ignorato. Il Cacciatore c'è ed è pronto a lasciare il segno.

Bryan Ruiz: il suo tiro lento e preciso è un colpo da biliardo che sa tanto di beffa. L'uomo della provvidenza per la Costa Rica visto il gol all'Italia che indirizza il girone, il gol alla Grecia nei regolamentari degli ottavi e il rigore segnato nella lotteria che porta ai quarti. E' il giocatore più conosciuto e non si tira indietro. Numero 10 e capitano vero.

Marcos Rojo: un Mondiale a mille all'ora. Sulla fascia è un pendolino instancabile, si propone sempre e produce anche cross tesi interessanti. In fase difensiva chiude le diagonali e ci mette il fisico senza paura. Un'energia inesauribile, una corsa e una continuità mostruose, che hanno presentato il conto fisicamente nei supplementari con la Svizzera (sostituito per infortunio). Ammonito, salterà i quarti e sarà molto dura per Basanta dimostrarsi alla sua altezza. L'Argentina perde una risorsa fondamentale. 

Tim Howard: l'eroe assoluto degli ottavi per gli Stati Uniti. 15 parate, un posizionamento al limite dell'incredibile, una reattività da campione. La partita giusta al momento giusto, peccato non sia bastato.


Flop

Oscar: continua il suo Mondiale totalmente anonimo. Tocca pochi palloni, non trova mai spunti nè al tiro nè nella gestione. Troppo isolato, troppo fermo, troppo esterno. Soffre tantissimo sia a destra che a sinistra, gli manca brillantezza, velocità, iniziativa. Ci si aspettava molto, ma molto di più.

Marcelo: ogni tanto ha le sue partite in cui entra in difensivamente in versione telepass. Col Cile totalmente svagato e distratto, spesso si trova a vagare per il campo attratto dal pallone come nemmeno i pulcini. Giocando pure dalla stessa parte di David Luiz è un azzardo notevole.

Alexis Sanchez: è il giocatore di riferimento della Roja, segna, corre molto e gestisce un sacco di palloni ricamando dribbling su dribbling. Ma appunto questo è anche il suo limite, spesso rallenta il gioco per cercare la giocata finendo con l'essere circondato e perdere palla. Forse il Cile avrebbe avuto bisogno di un filo di incisività in più.

Edinson Cavani: coi problemi di Forlan e Suarez aveva una grossa chance di prendersi il suo spazio con la Celeste. Si trova però ad essere utilizzato solo come uomo di corsa giocando dietro alla prima punta, finendo inevitabilmente per perdere lucidità e sbagliare spesso quando chiamato a gestire palla. Vista la squalifica del coniglio mannaro avrà molto spazio nell'immediato futuro, ma siamo veramente all'ultima occasione di imporsi con l'Uruguay.

Robin Van Persie: ha intenzione di vivere di rendita per il gol alla Spagna? Totalmente impalpabile col Messico, incapace di smarcarsi e di entrare in partita in qualunque modo, fermo, lento e impreciso. L'Olanda ha bisogno di ben altro nello spot di numero 9.

Jerome Boateng:
il fratello tedesco di Kevin-Prince è in evidente difficoltà. Difensivamente è inaffidabile, non ha alcuna intesa con Mertesacker, non gli fornisce mai copertura, gestisce con fatica gli 1vs1.  Con la palla risulta impacciato e tende a ritardare la giocata. Fisicamente non appare in gran forma, risultanto soprattutto lento sia nel breve che nell'allungo. Un bel rischio per la difesa tedesca.

Angel Di Maria (escluso l'ultimo tiro): di sicuro è uno che crede molto in se stesso. Tenta sempre la giocata e corre moltissimo fino al minuto 120, peccato che parta spesso bene per poi perdersi regolarmente nella giocata decisiva. Forse proprio per questo segna tirando di prima. Sbaglia passaggi e cross a pioggia.


A parte

James Rodriguez:
su di lui viene ormai prodotto un pezzo al minuto, che stia dominando il Mondiale lo sapete, quindi sarà nominato il meno possibile su questo blog

21 lug 2011

CA2011: Semifinale

Perù-Uruguay 0-2
53' e 58' Suárez

L'Uruguay punta senza mezzi termini al record solitario di vittorie in Copa e non è un pur volenteroso Perù a fermare i ragazzi di Tabarez.
Da eterni sottovalutati a favoriti d'obbligo nel giro di due settimane. This is football cari miei.

Markarian sogna di ripetere la grande prestazione d'esordio e manda in campo la solita formazione molto organizzata e attenta.
Nel primo tempo il suo Perù resiste alle offensive celesti anche con un pizzico di fortuna e riesce a contrattaccare guidata dai suoi leader tecnici Vargas, Guerrero e Cruzado. Dai loro piedi parte tutto il gioco della nazionale con la banda.
L'Uruguay cambia ancora una volta pelle sotto le indicazioni del Maestro. Nella prima partita le verticalizzazioni improvvise peruviane erano state letali (vedasi gol di Guerrero), quindi Tabarez sfrutta la duttilità tattica di Caceres per impostare una difesa molto mobile, capace di passare da 3 a 4 elementi a seconda delle necessità. L'altra novità, questa volta forzata, è Walter Gargano in mediana al posto dello squalificato Diego Perez. Col giocatore del Napoli si perde in fisicità, ma si vede qualcosa di meglio in costruzione. Opzione da non sottovalutare.
La celeste soffre qualcosa sulle invenzioni di Vargas, ma si applica bene per contenere le offensive avversarie e soprattutto ripartire. Forlan e Suarez sono una spanna sopra a tutti e gli inserimenti di Alvaro Pereira e Alvaro Gonzalez sono sempre pericolosi.
Primo tempo tutto sommato di studio.

Nella ripresa si scatena Luis Suarez con una doppietta nel giro di 5 minuti. Il primo gol nasce da una conclusione dalla distanza di Forlan (col mancino), che il portiere respinge lateralmente. Qui è bravissimo il numero 9 a centrare lo specchio della porta da posizione defilata. Il secondo gol nasce da una splendida intuizione di Alvaro Pereira che con un gran lancio pesca Suarez libero in mezzo ai due centrali. Saltato il portiere, resta solo da appoggiare comodamente nella porta sguarnita.
Il Perù tuttavia non scompare dal campo e ci prova ugualmente. La resa formale è al minuto 69, quando Vargas viene espulso per una folle gomitata a Coates. Del resto sarà chiamato el Loco per qualche motivo...

Alla nazionale del Mago Markarian resta l'onore delle armi. Per tutto il torneo ha messo in mostra organizzazione e gioco. Nessun catenaccio (qualunque riferimento al Paraguay è puramente intenzionale), grande fase difensiva e ripartenze ben organizzate.
Oltre ai già noti numeri 9 e 6, sono da evidenziare altri giocatori. Cruzado da regista offensivo ha saputo anche sacrificarsi come vertice basso, mettendo in mostra un sinistro ottimo nell'impostazione. Lo vedremo a Verona sponda Chievo. Advincula, classe 90, è un bel motorino con fisico, sacrificio e buona gestione della palla. Infine Balbin, mediano difensivo in grado di fornire un fondamentale equilibrio.

L'Uruguay dal canto suo ha un paio di eroi silenziosi.
Arevalo Rios sta disputando una Copa sul livello dello scorso Mondiale. Fisicamente una roccia, corre anche per gli squalificati, si vede ovunque e non lascia respirare nessuno dalle sue parti. In impostazione niente di che, ma ovviamente il suo ruolo è un altro. Straordinariamente continuo e pronto tatticamente per un giocatore che l'Europa l'ha vista solo sulla carta geografica. Martin Caceres sta invece stupendo tutti, in primo luogo i dirigenti della Juventus che non hanno creduto in lui. Applicazione eccezionale da terzino sinistro puro, a suo agio nella difesa a tre dopo una stagione da centrale a Siviglia. Velocissimo, forte fisicamente e di testa, sicuro dei suoi mezzi tecnici, non è ovviamente un terzino di spinta specie sulla sinistra, ma una pedina preziosissima della difesa di Tabarez, che grazie a lui può passare da 3 a 4 elementi senza problemi. La grande personalità, spesso anche eccessiva in passato, l'ha dimostrata battendo il rigore decisivo contro l'Argentina. Classe '87, potrebbe essere stato scartato dalle grandi troppo di fretta. Infine Alvaro Gonzalez. Il giocatore della Lazio non è Cavani come qualità, ma è un esterno di ruolo al contrario del napoletano. Sa coprire la fascia e gestire la palla, ed è stato encomiabile contro l'Argentina ad inventarsi interno di centrocampo in inferiorità numerica. Pedina non molto appariscente ma utile. Menzione speciale per Sebastian Coates, difensore classe 90 che ha esordito in nazionale in questa Copa senza alcuna paura e con tanta personalità.

Se tutto questo gira dietro le spalle dei due migliori giocatori del torneo, Forlan e Suarez, si capisce perchè l'Uruguay è la favorita d'obbligo.