Generali
Cile: una bellissima storia di calcio. Tutto parte dal lontano, andando a ritroso tra Sampaoli, Borghi e Bielsa (tutti argentini), arrivando fino al terzo posto al Mondiale Under 20 2007. Quel Cile sconfitto dall'Argentina in semifinale aveva in rosa Medel, Vidal, Isla e Alexis Sanchez. Questa generazione di sicuro talento è stata forgiata giorno dopo giorno, torneo dopo torneo. Sampaoli è stato magistrale nella gestione della rosa ed ha portato in finale una squadra sicurissima dei suoi mezzi, padrona del gioco anche contro i più forti di tutti. Il Cile ha puntato sul gioco, sul pressing, sugli scambi e sulla garra, arrivando al premio finale. La prima volta per tutti, per una bellissima storia.
Argentina: c'è chi entra nella storia dal lato sbagliato, e l'Argentina purtroppo si sta specializzando. Per il secondo anno consecutivo l'Argentina deve accontentarsi del secondo posto. Una generazione d'oro sta perdendo occasioni su occasioni per trovare compimento. Contro il Cile è mancato un po' di cinismo sotto porta, ma in generale l'albiceleste è sembrata un po' troppo contratta. Al contrario del Mondiale qui era la squadra più forte, eppure non ha tolto il pallino del gioco ai padroni di casa. L'infortunio di Di Maria e la scomparsa degli uomini di maggior talento ha dato il colpo finale.
Singoli
Higuain: Buenos Aires abbiamo un problema. Dal Mondiale alla Copa America, passando per i preliminari di Champions e la sfida con la Lazio, Higuain ha sbagliato tutte le partite decisive. Non solo incidendo poco, ma proprio con errori fondamentali per il risultato. Già Martino lo ha declassato a riserva, questo potrebbe significare la fine del suo rapporto con l'albiceleste, anche visto gli scalpitanti '93. Quanto peserà tutto questo sul suo futuro?
Messi: non ha colpe per la finale, ma nemmeno meriti. E se ti chiami Messi questo è un problema. In 120 minuti non ha regalato praticamente nulla del suo talento, se non una scodellata in area per Aguero. Ancora una volta con l'Argentina non riesce a incidere come tutti, lui per primo, vorrebbero. Il solco con Maradona sta tutto qui. In tutto il torneo 1 gol, su rigore. Sono stati 58 col Barcellona in stagione.
Tevez: detto in breve, cosa è stato convocato a fare? In attacco era la terza scelta come prima punta dopo il Kun e il Pipita, come esterno Martino ha preferito Di Maria e Lavezzi. Forse la sua personalità poteva servire anche in finale dopo il rigore in semifinale. Gestione curiosa, per non usare altri termini.
Di Maria: se Higuain ha la maledizione di sbagliare le partite decisive, lui ha quella degli infortuni che gliele fanno saltare. Dopo il Mondiale ancora non riesce a finire il torneo sano. E dire che sembrava in condizione, una grave perdita per la seleccion.
Demichelis: tutti pensano sia finito, ma alla fine arriva sempre a giocare titolare. Quasi incredibile come si sia conquistato anche in Copa il posto dopo aver convinto Sabella ai Mondiali. E non sbaglia niente, cosa non sempre garantita.
Mascherano: salvate il soldato Mascherano. Lui, veramente, non si merita tutto questo. In campo c'è sempre, tra difesa e centrocampo, pronto a recuperare e imbastire il gioco. Un pilastro dell'Argentina che meriterebbe di alzare un trofeo. Aiutatelo per piacere.
Sanchez: il rigore decisivo battuto a cucchiaio, davanti a tutta Santiago. Un gesto che rimarrà nella storia, sia per impertinenza che per importanza visto che ha portato alla vittoria. In Italia, per intenderci, parliamo ancora del cucchiaio di Totti per molto meno.
Silva: il coniglio uscito dal cilindro di Sampaoli per la finale. Ha di fatto sostituito lo squalificato Jara, ma è stata una scelta a sorpresa visto che col Perù aveva giocato Rojas. Risposta di personalità e qualità, e contro avversari di livello assoluto.
Diaz: il riferimento assoluto della mediana del Cile è un uomo tatticamente fondamentale per Sampaoli tanto quanto poco appariscente. Detta i ritmi, copre, scala in difesa sia per favorire il possesso che per coprire e ci mette intensità e personaltà. Di fatto è il gemello di Medel, e non è poco.
Valdivia: il Mago si inceppa nella partita più importante. C'era da aspettarselo conoscendo il personaggio, ma era bello sognare una sua giocata decisiva. Ha preso con una certa filosofia anche la sostituzione nel secondo tempo, ma la vittoria ripaga di tutto. Ci vediamo in Arabia.
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6 lug 2015
Copa America 2015, finale
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2 lug 2014
Brazil2014: Top&Flop Giocatori - Ottavi di finale
Top
Flop
Jerome Boateng:
James Rodriguez:
Marcelo Diaz: non fa mai un passo indietro, ha un senso della posizione straordinario, resta lucido e gioca a due tocchi. Sa sempre dove sono i compagni e non ha paura di affondare il tackle. Prova di grandissima sostanza contro avversari fisicamente più imponenti di lui. Mi ha ricordato Gabi, in questa stagione vuol dire davvero tanto.
Gary Medel: eroico. Soffre la velocità di Neymar, che riesce ad arginare portando l'asso brasiliano sul sinistro, poi chiude qualsiasi cosa passi dalle sue parti. Pur non essendo un difensore, guida la linea difensiva con sicurezza e personalità, ringhiando quando necessario e uscendo con ammirabile pulizia in altre occasioni. È l'anima e il cuore del Cile, decide di giocare nonostante i fastidi muscolari e rimane in campo zoppicando per chissà quanti minuti. Esce stremato, con mezzo chilometro di bende e nastri sulla coscia, oltre al rispetto e alla gratitudine a vita da parte di un'intera nazione.
Luiz Gustavo: l'unico giocatore tatticamente istruito dell'intero Brasile, ingranaggio fondamentale del "gioco" di Scolari coi suoi movimenti ad alzarsi e abbassarsi. Sbroglia un sacco di situazioni intricate, aiuta chiunque, lotta e riparte pure con bello stile e buona tecnica. Ammonito salterà i quarti, un'assenza decisamente pesante per un uomo che non ha vere alternative nella testa del suo ct.
Egidio Arevalo Rios: brutto, sgraziato e cattivo, ma l'Uruguay intero si regge su di lui da quasi un quinquennio. Tabarez si fida ciecamente. Di solito si dice per gli attaccanti, ma sostanzialmente fa reparto da solo. Copre tutta la metà campo difensiva, legge tatticamente in anticipo dove si creano situazioni pericolose, si fa trovare pronto a contrastare qualunque essere in giallo che si presenti nella sua metà campo. E tutto sommato non gioca nemmeno male il pallone.
Dirk Kuyt: l'uomo tattico di Van Gaal, che è un modo per dire l'uomo mandato allo sbaraglio da Van Gaal. Alla fresca età di 34 anni lui che nasce centravanti prima fa l'esterno a sinistra nel 3-5-2, poi il terzino destro di difesa a quattro quando si passa alla formazione d'assalto. Tocca un'infinità di palloni, è sempre lucido e regala pure la giocata che porta al corner del primo gol. Per la corsa, credo non si sia ancora fermato adesso. L'ultimo immortale.
Klaas-Jan Huntelaar: la sua foto sarà inserita nei vocabolari alla voce "personalità". Vede finalmente il campo in una partita maledetta, sostituisce uno degli uomini simbolo di questa Olanda e si toglie la soddisfazione di risolvere un ottavo chiusissimo. Assist di sponda aerea per Sneijder, rigore battuto col piglio di chi non ha paura di niente (al contrario del suo capitano Robben). Un segnale fortissimo a Van Gaal, che finora lo aveva totalmente ignorato. Il Cacciatore c'è ed è pronto a lasciare il segno.
Bryan Ruiz: il suo tiro lento e preciso è un colpo da biliardo che sa tanto di beffa. L'uomo della provvidenza per la Costa Rica visto il gol all'Italia che indirizza il girone, il gol alla Grecia nei regolamentari degli ottavi e il rigore segnato nella lotteria che porta ai quarti. E' il giocatore più conosciuto e non si tira indietro. Numero 10 e capitano vero.
Marcos Rojo: un Mondiale a mille all'ora. Sulla fascia è un pendolino instancabile, si propone sempre e produce anche cross tesi interessanti. In fase difensiva chiude le diagonali e ci mette il fisico senza paura. Un'energia inesauribile, una corsa e una continuità mostruose, che hanno presentato il conto fisicamente nei supplementari con la Svizzera (sostituito per infortunio). Ammonito, salterà i quarti e sarà molto dura per Basanta dimostrarsi alla sua altezza. L'Argentina perde una risorsa fondamentale.
Tim Howard: l'eroe assoluto degli ottavi per gli Stati Uniti. 15 parate, un posizionamento al limite dell'incredibile, una reattività da campione. La partita giusta al momento giusto, peccato non sia bastato.
Flop
Oscar: continua il suo Mondiale totalmente anonimo. Tocca pochi palloni, non trova mai spunti nè al tiro nè nella gestione. Troppo isolato, troppo fermo, troppo esterno. Soffre tantissimo sia a destra che a sinistra, gli manca brillantezza, velocità, iniziativa. Ci si aspettava molto, ma molto di più.
Marcelo: ogni tanto ha le sue partite in cui entra in difensivamente in versione telepass. Col Cile totalmente svagato e distratto, spesso si trova a vagare per il campo attratto dal pallone come nemmeno i pulcini. Giocando pure dalla stessa parte di David Luiz è un azzardo notevole.
Alexis Sanchez: è il giocatore di riferimento della Roja, segna, corre molto e gestisce un sacco di palloni ricamando dribbling su dribbling. Ma appunto questo è anche il suo limite, spesso rallenta il gioco per cercare la giocata finendo con l'essere circondato e perdere palla. Forse il Cile avrebbe avuto bisogno di un filo di incisività in più.
Edinson Cavani: coi problemi di Forlan e Suarez aveva una grossa chance di prendersi il suo spazio con la Celeste. Si trova però ad essere utilizzato solo come uomo di corsa giocando dietro alla prima punta, finendo inevitabilmente per perdere lucidità e sbagliare spesso quando chiamato a gestire palla. Vista la squalifica del coniglio mannaro avrà molto spazio nell'immediato futuro, ma siamo veramente all'ultima occasione di imporsi con l'Uruguay.
Robin Van Persie: ha intenzione di vivere di rendita per il gol alla Spagna? Totalmente impalpabile col Messico, incapace di smarcarsi e di entrare in partita in qualunque modo, fermo, lento e impreciso. L'Olanda ha bisogno di ben altro nello spot di numero 9.
Jerome Boateng:
il fratello tedesco di Kevin-Prince è in evidente difficoltà. Difensivamente è inaffidabile, non ha alcuna intesa con Mertesacker, non gli fornisce mai copertura, gestisce con fatica gli 1vs1. Con la palla risulta impacciato e tende a ritardare la giocata. Fisicamente non appare in gran forma, risultanto soprattutto lento sia nel breve che nell'allungo. Un bel rischio per la difesa tedesca.
Angel Di Maria (escluso l'ultimo tiro): di sicuro è uno che crede molto in se stesso. Tenta sempre la giocata e corre moltissimo fino al minuto 120, peccato che parta spesso bene per poi perdersi regolarmente nella giocata decisiva. Forse proprio per questo segna tirando di prima. Sbaglia passaggi e cross a pioggia.
A parte
James Rodriguez:
su di lui viene ormai prodotto un pezzo al minuto, che stia dominando il Mondiale lo sapete, quindi sarà nominato il meno possibile su questo blog
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15 set 2009
Niente di nuovo a Nuñez
Triplice fischio del discusso direttore di gara, River Plate 0-0 Colon. Sulla carta un discreto risultato, considerando il momento non proprio brillante dei Millonarios, reduci dalla bruciante sconfitta contro il Rosario Central, e l'avversario di turno, il temibilissimo Colon del Turco Mohamed, squadra in grado di lottare fino alla penultima giornata per la conquista dell'ultimo Clausura.Questa doveva essere la partita del riscatto per gli uomini di Gorosito, l'occasione per lanciare un importante e speranzoso segnale davanti al proprio pubblico, per uscire da una crisi sempre più profonda. Ma nonostante l'atteggiamento fin troppo rinunciatario da parte del Colon, il River non è riuscito ad andare oltre uno scarno zero a zero, risultato che probabilmente alla luce delle occasioni avute penalizza i padroni di casa, ma che mette ancora più in risalto, se ce ne fosse bisogno, le lacune e i limiti di una squadra sempre più allo sbando, sempre più in crisi d'identità.
Gorosito riconferma il 4231 che aveva lasciato intravedere qualche discreta giocata nella ripresa contro il Rosario Central, ma a mancare come sempre sono le idee, l'ordine, la tattica e gli uomini. La distanza fra i reparti è a lunghi tratti incolmabile, la difesa non trasmette un minimo di sicurezza, il centrocampo si ritrova isolato e poco aiutato dai trequartisti, faticando di conseguenza a reggere l'urto degli avversari. Le mezzepunte faticano a cercarsi e a trovare sincronia nei movimenti, il centravanti per l'ennesima volta non è pervenuto.
Non sono sufficienti la personalità e l'anima di un inossidabile Almeyda, migliore in campo a Rosario e grandissima sorpresa di queste ultime uscite, nè del Burrito Ortega, ieri in difficoltà e a corto di idee, per dare una vera anima a questa squadra sempre più in balia della disastrosa situazione di cui è vittima.
La difesa ancora una volta evidenzia gravi limiti, soprattutto sulla corsia di destra con Galmarini e con la coppia centrale composta da Cabral e Coronel. Sulla mediana Barrado e soprattutto Almeyda fanno quello che possono per arginare la spinta del Colon e far ripartire l'azione, un compito alquanto proibitivo considerando il poco aiuto proveniente dagli altri reparti.
Croce e delizia di questa squadra è la trequarti, dove si concentrano gli uomini di maggior talento e qualità. Un reparto che può annoverare tra le sue fila vecchi campioni come Gallardo e soprattutto Ariel Ortega, uniti a giovani promesse del calibro di Buonanotte, Diaz e Villalva. Ieri la difficoltà a creare gioco e dare un'altra marcia alla manovra è stata evidente. L'impressione è che tutto giri intorno al Burrito, alla sua vena e alle sue geometrie. Quando Ariel fatica a trovare ritmo, posizione e continuità nella manovra, l'intera squadra ne risente e il gioco diventa troppo lento e prevedibile.
A complicare le cose è l'assenza di un vero centravanti di ruolo: Fabbiani sta infatti dimostrando sempre più di essere inadatto per quel ruolo, troppo statico e nervoso per riuscire ad incidere sulle partite. Nonostante i proclami di Gorosito, che lo vedeva già convocato fra gli attaccanti argentini per il Mondiale sudafricano, la lacuna è estremamente grave, soprattutto alla luce della mancanza di una valida alternativa: Strahman sta cercando gloria in Israele e Gill non da garanzie sufficienti per poter puntare seriamente su di lui.
Tuttavia la partita con il Colon ha lasciato anche qualche nota positiva, come la prestazione di Orban sulla fascia mancina e la qualità portata dal talentino Mauro Diaz.
Il terzino sinistro classe '89 ha messo in mostra buona personalità, grinta, discreta attenzione in fase difensiva e una buona spinta in fase offensiva. Pochissime le sbavature, nonostante compagni di reparto in grado di trasmettere tutto tranne sicurezza e tranquillità. La giovane età lascia ben sperare e invoglia a dare maggiore fiducia e continuità ad un giocatore lanciato in tutta fretta lo scorso anno e poi accantonato altrettanto velocemente.
Maurito Diaz ('91) invece è stato sicuramente il migliore in campo, con una prestazione tutta dribbling, belle giocate e qualità. Quasi immarcabile palla al piede, si è sacrificato molto in copertura, accompagnando fino a ridosso della propria area il terzino avversario. Autore di qualche pregevole assist per i compagni, è riuscito a mettersi in luce con un'azione personale all'interno dell'area, quando ha saltato tre avversari nello stretto ed è stato fermato soltanto al momento del tiro dal decisivo intervento di un difensore del Colon. A parte il fisico ancora un po' troppo leggero e qualche eccesso palla al piede, le qualità per diventare un giocatore molto importante ci sono tutte.
Adesso per il River inizia una settimana molto importante che porterà al ritorno di Copa Sudamericana contro il Lanus, in programma giovedì.
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