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6 lug 2015

Copa America 2015, finale

Generali

Cile: una bellissima storia di calcio. Tutto parte dal lontano, andando a ritroso tra Sampaoli, Borghi e Bielsa (tutti argentini), arrivando fino al terzo posto al Mondiale Under 20 2007. Quel Cile sconfitto dall'Argentina in semifinale aveva in rosa Medel, Vidal, Isla e Alexis Sanchez. Questa generazione di sicuro talento è stata forgiata giorno dopo giorno, torneo dopo torneo. Sampaoli è stato magistrale nella gestione della rosa ed ha portato in finale una squadra sicurissima dei suoi mezzi, padrona del gioco anche contro i più forti di tutti. Il Cile ha puntato sul gioco, sul pressing, sugli scambi e sulla garra, arrivando al premio finale. La prima volta per tutti, per una bellissima storia.

Argentina: c'è chi entra nella storia dal lato sbagliato, e l'Argentina purtroppo si sta specializzando. Per il secondo anno consecutivo l'Argentina deve accontentarsi del secondo posto. Una generazione d'oro sta perdendo occasioni su occasioni per trovare compimento. Contro il Cile è mancato un po' di cinismo sotto porta, ma in generale l'albiceleste è sembrata un po' troppo contratta. Al contrario del Mondiale qui era la squadra più forte, eppure non ha tolto il pallino del gioco ai padroni di casa. L'infortunio di Di Maria e la scomparsa degli uomini di maggior talento ha dato il colpo finale.


Singoli

Higuain: Buenos Aires abbiamo un problema. Dal Mondiale alla Copa America, passando per i preliminari di Champions e la sfida con la Lazio, Higuain ha sbagliato tutte le partite decisive. Non solo incidendo poco, ma proprio con errori fondamentali per il risultato. Già Martino lo ha declassato a riserva, questo potrebbe significare la fine del suo rapporto con l'albiceleste, anche visto gli scalpitanti '93. Quanto peserà tutto questo sul suo futuro?

Messi: non ha colpe per la finale, ma nemmeno meriti. E se ti chiami Messi questo è un problema. In 120 minuti non ha regalato praticamente nulla del suo talento, se non una scodellata in area per Aguero. Ancora una volta con l'Argentina non riesce a incidere come tutti, lui per primo, vorrebbero. Il solco con Maradona sta tutto qui. In tutto il torneo 1 gol, su rigore. Sono stati 58 col Barcellona in stagione.

Tevez: detto in breve, cosa è stato convocato a fare? In attacco era la terza scelta come prima punta dopo il Kun e il Pipita, come esterno Martino ha preferito Di Maria e Lavezzi. Forse la sua personalità poteva servire anche in finale dopo il rigore in semifinale. Gestione curiosa, per non usare altri termini.

Di Maria: se Higuain ha la maledizione di sbagliare le partite decisive, lui ha quella degli infortuni che gliele fanno saltare. Dopo il Mondiale ancora non riesce a finire il torneo sano. E dire che sembrava in condizione, una grave perdita per la seleccion.

Demichelis: tutti pensano sia finito, ma alla fine arriva sempre a giocare titolare. Quasi incredibile come si sia conquistato anche in Copa il posto dopo aver convinto Sabella ai Mondiali. E non sbaglia niente, cosa non sempre garantita.

Mascherano: salvate il soldato Mascherano. Lui, veramente, non si merita tutto questo. In campo c'è sempre, tra difesa e centrocampo, pronto a recuperare e imbastire il gioco. Un pilastro dell'Argentina che meriterebbe di alzare un trofeo. Aiutatelo per piacere.

Sanchez: il rigore decisivo battuto a cucchiaio, davanti a tutta Santiago. Un gesto che rimarrà nella storia, sia per impertinenza che per importanza visto che ha portato alla vittoria. In Italia, per intenderci, parliamo ancora del cucchiaio di Totti per molto meno.

Silva:
il coniglio uscito dal cilindro di Sampaoli per la finale. Ha di fatto sostituito lo squalificato Jara, ma è stata una scelta a sorpresa visto che col Perù aveva giocato Rojas. Risposta di personalità e qualità, e contro avversari di livello assoluto.

Diaz: il riferimento assoluto della mediana del Cile è un uomo tatticamente fondamentale per Sampaoli tanto quanto poco appariscente. Detta i ritmi, copre, scala in difesa sia per favorire il possesso che per coprire e ci mette intensità e personaltà. Di fatto è il gemello di Medel, e non è poco.

Valdivia: il Mago si inceppa nella partita più importante. C'era da aspettarselo conoscendo il personaggio, ma era bello sognare una sua giocata decisiva. Ha preso con una certa filosofia anche la sostituzione nel secondo tempo, ma la vittoria ripaga di tutto. Ci vediamo in Arabia.

29 giu 2010

WC2010: Top&Flop Giocatori - Ottavi di Finale

FLOP

Kakà: in Brasile gira bene, ma aspetta ancora il suo presunto leader tecnico. Irritante e irritato, a giudicare dai tre gialli nelle ultime due partite giocate.

Wayne Rooney: purtroppo per il Manchester e l'Inghilterra, la sua stagione è finita con l'infortunio alla caviglia. Tanta volontà, ma del vero Rooney solo il nome sulla maglia.

John Terry: imbarazzante, e doveva essere il leader della difesa dopo il forfait di Rio Ferdinand. Missione fallita.

Roque Santa Cruz: il nome più famoso a rappresentare l'attacco del Paraguay. Sulla carta un reparto molto buono, nei fatti sterile come solo l'Italia...

Martin Demichelis: per l'ennesima volta si fa saltare come un birillo. Cambia la pettinatura, purtroppo non la sostanza.

Cristiano Ronaldo: per uno coi suoi numeri, giocare decentemente un tempo in tutti i Mondiali è un pò pochino. Come sempre assente in nazionale, e a questo punto gli alibi iniziano a cadere.

Ricardo Osorio: dopo il macroscopico errore arbitrale, regala il 2-0 che di fatto elimina il Messico.

Joan Capdevila: perchè non è ammissibile fare simili, indegne, sceneggiate. Un mese a giocare a rugby aiuterebbe a capire come gira il mondo.


TOP

Diego Perez: l'incarnazione della leggendaria garra dell'Uruguay.

Luis Suarez: la porta la vede come pochi, e il secondo gol è una perla.

Wesley Sneijder: tonnellate di sostanza, in un oceano di qualità. Gol e assist per indicare la strada a una nazionale storicamente perdente. Un condottiero.

Arjen Robben: fenomenale. In due partite un palo e un gol, è la scintilla che mancava all'Olanda per scompigliare le carte.

Kevin-Prince Boateng: più si alza la posta, più sale di livello. Primo gol in nazionale, quando contava davvero.

Javier Hernandez: il talento già del Manchester United dimostra capacità tecniche e grande senso del gol. Segnali di un futuro campione.

Arne Friedrich: dovrebbe essere l'anello debole della difesa tedesca. Non concede un centimetro a nessuno, con le buone e con le cattive. Un vero lottatore.

Bastian Schweinsteiger: tedesco purosangue (ed è una notizia di questi tempi), nel cuore del gioco e della sua squadra. Alla lunga giganteggia in tutte le fasi, regalando un assist.

Lukas Podolski: tantissima corsa unita a gol e qualità. Un valore aggiunto sulla sinistra.

Mesut Ozil: come un anno fa in Under21, dispensa calcio anche tra i grandi. Svaria molto, e ovunque fa male.

Thomas Muller: il più inesperto dei titolari gioca come se con questa maglia ci fosse nato. Sembra sempre lento, scoordinato, in ritardo, ma fa tutto con una qualità mostruosa. Viaggia tra le linee con una facilità disarmante tagliando a fette l'Inghilterra.

Miroslav Klose: il miglior bomber possibile per la Germania. Si muove tantissimo, corre, pressa e soprattutto segna. Sono 12 ai mondiali e 50 in nazionale...