Tanto tuonò che piovve.
Potrebbe essere questo il sottotitolo alla vittoria del campionato del Boca Juniors, a simboleggiare uno dei titoli più annunciati della storia recente del calcio argentino vista la qualità della rosa in mano ad Arruabarrena.
Vincere però non è mai scontato, e il primo campionato senza la formula a semestri è una conquista importante per il popolo xeneize.
Il Boca fin dalla partenza del campionato aveva un compito preciso: vincere, senza discussioni. Nessun'altra concorrente poteva infatti vantare una rosa con esperienza, leadership, profondità, qualità tecnica e fisica paragonabile. Un salto notevole per il tecnico Arruabarrena, che era arrivato al Boca per ricostruire e partire dal basso, forgiando talenti più che gestendo campioni.
Essere condannati a vincere non è mai semplice, soprattutto se a Buenos Aires hai la maglia azul y oro. In più il club non riusciva a imporsi in campionato dal 2011, un periodo di digiuno che non si vedeva dagli anni 80. Tutta la pressione era su Arruabarrena, che aveva la fortuna di allenare una corazzata, ma doveva anche gestirne ritmi e umori, cosa per nulla scontata per un allenatore classe '75 senza sostanzialmente alcuna esperienza di livello.
La verticale della squadra a inizio anno recitava Orion-Diaz-Gago-Lodeiro-Osvaldo. Qualcosa che in Argentina sembra più una selezione all-star che una squadra di club, a cui si aggiungevano giocatori prodotti in casa e ormai affermati (Colazo, Erbes, Chavez), un referente di centrocampo come Pablo Perez e pibes in rampa di lancio (Meli, Cubas, Betancur, Calleri). Non c'era un reparto che presentava particolari debolezze, qualità e fisicità erano diffuse e distribuite. Gli unici dubbi ammissibili erano la tenuta mentale di Osvaldo e, appunto, la capacità di Arruabarrena di gestire una rosa simile.
La situazione per le avversarie è anche peggiorata durante il mercato estivo. La partenza di Osvaldo è stata compensata dal ritorno di Carlos Tevez, e in difesa è arrivato ad affiancare Cata Diaz un giocatore come Fernando Tobio. Per chi non se lo ricordasse il difensore classe '89 è stato una colonna del Velez di Gareca, con cui ha vinto tre titoli.
Il Boca di fatto ha dominato il campionato, vivendo solo un periodo di crisi verso metà torneo a cavallo dall'eliminazione dalla Libertadores. Gestire il doppio impegno in Sudamerica non è mai facile, soprattutto se di mezzo c'è uno scontro col River, e gli xeneizes hanno pagato con un pari e due sconfitte consecutivi. L'eliminazione dalla Copa resta il capitolo peggiore di questa stagione sia per la squadra che per il lavoro del tecnico.
Il momento più complicato però è stato un altro. Alla giornata ventirè, a sette dalla fine, il Boca in casa aveva la possibilità di chiudere i giochi contro il San Lorenzo secondo. In un finale drammatico gli ospiti avevano trovato il gol con Matos su uno svarione incredibile del giovane Betancour. Improvvisamente il Boca non era più primo e tutto sembrava perduto. Da quel momento però in sette giornate gli xeneizes hanno messo insieme quindici punti contro gli otto dei rivali, rimontando lo svantaggio e dando una certa dimostrazione di carattere, ma soprattutto salvando la carriera di un giovane talento.
Il titolo è arrivato con una giornata d'anticipo grazie alla vittoria per 1-0 sul Tigre, con 64 punti totali e sei di vantaggio sul San Lorenzo secondo. Arruabarrena ha messo insieme una squadra capace di chiudere il torneo come migliore attacco e seconda miglior difesa.
Il Boca di Arruabarrena non ha fatto spettacolo, e infatti dieci delle venti vittorie attuali sono arrivate con appena un gol di scarto, ma semplicemente ha sempre trovato il modo per vincere attingendo alle mille risorse a disposizione. L'unico vero referente offensivo è stato Tevez, e ci mancherebbe altro, che è arrivato in estate. Per il resto gli uomini si sono alternati e non è un caso che nella classifica marcatori l'unico nome del Boca tra i top sia Jonathan Calleri. Una rosa importante, ma incredibilmente democratica nel distruibuire i gol e dividersi gli onori.
Arruabarrena ha scelto fin dall'inizio di gestire il gruppo senza cercare di strafare, seguendo inconsciamente il motto secondo cui l'allenatore migliore è quello che per prima cosa non fa danni. I suoi uomini anche solo come impatto fisico erano abbastanza superiori agli avversari da vincere quasi per inerzia. Il suo Boca tatticamente prevede una difesa a quattro, un mediano deputato alla fase difensiva e cinque uomini col compito di scardinare le difese avversarie. L'unica idea fissa è avere due riferimenti larghi per dilatare le maglie difensive, ma i movimenti di interni e trequartisti sono più liberi, soprattutto da quando c'è Tevez. Arruabarrena ha preferito lasciare qualche licenza ai suoi uomini piuttosto che cercare una grande organizzazione tattica, sfruttando estro, capacità individuali e impatto fisico.
In difesa il Boca ha sofferto soprattutto le ripartenze a causa della tendenza a riversarsi in forze in attacco. I difensori sono spesso stati esposti a rischi e cartellini, ma grazie alla fisicità generale e all'abilità di alcuni singoli il fortino ha retto nella maggior parte delle occasioni.
C'è da dire che quando hanno perso gli uomini del Vasco hanno perso abbastanza male. Escludendo il caso San Lorenzo le altre quattro sconfitte sono arrivate tutte con due o più gol subiti, compreso un incontro folle con l'Union di Santa Fe.
Parlando di singoli, l'arrivo dell'Apache dalla Juventus ha dato una carica extra a tutto l'ambiente, ma soprattutto ha portato gol e punti. Forse ci si poteva aspettare ancora di più da un giocatore capace di segnare cinquanta gol in due anni in Italia, ma il titolo era l'unica cosa veramente importante. I suoi movimenti, il suo carisma, la sua leadership, la sua capacità di inventarsi gol e di dare qualità all'azione hanno trasformato il Boca in una macchina difficilmente arrestabile.
Un talento perennemente inespresso come Lodeiro è riuscito a trovare giocate decisive. Sempre alla ricerca di un ruolo, di una collocazione, di uno spazio, col suo mancino è in grado di regalare qualcosa di importante e la maglia del Boca sembra avergli dato una nuova dimensione. Supportato da una squadra di livello si evidenziano i suoi pregi e vengono coperti i difetti, soprattutto sul dinamismo.
In difesa in Argentina è singolarmente importante avere un referente che con carisma ed esperienza dia solidità e fiducia a tutti. Il Cata Diaz in questo è un esempio perfetto oltre che l'erede del Flaco Schiavi. Spesso al limite, sicuramente intimidatorio anche solo con la sua espressione scolpita nella pietra, per il Boca è un totem irrinunciabile. Da seguire la crescita di Tobio al suo fianco nel prossimo futuro.
Dei pibes quelli che si sono messi maggiormente in mostra sono Cubas e ovviamente Calleri. Il mediano classe '96, buttato nella mischia praticamente da subito, ha dimostrato ottime letture tattiche, buone geometrie e soprattutto una dose infinita di garra che gli permette di andare ben oltre il suo fisico minuto. L'attaccante classe '93 invece può essere considerato il grande protagonista del torneo. Si è imposto come minaccia costante e miglior marcatore della squadra con dieci reti, tra cui questa perla. Calleri è un giocatore importante per corsa, movimenti, impatto fisico e voglia, sa farsi sempre trovare pronto sotto porta ed è cresciuto tantissimo in fiducia. Tecnicamente è ancora da raffinare per poter giocare più esterno, ma dentro l'area è già letale anche grazie a un tiro potente e preciso, unito alla capacità di tagliare verso la porta e di leggere in anticipo dove finirà il pallone.
Prossimo appuntamento il 4 Novembre per la finale di Copa Argentina contro il Rosario Central.
Un double sarebbe un'affermazione locale importante.
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2 nov 2015
6 lug 2015
Copa America 2015, finale
Generali
Cile: una bellissima storia di calcio. Tutto parte dal lontano, andando a ritroso tra Sampaoli, Borghi e Bielsa (tutti argentini), arrivando fino al terzo posto al Mondiale Under 20 2007. Quel Cile sconfitto dall'Argentina in semifinale aveva in rosa Medel, Vidal, Isla e Alexis Sanchez. Questa generazione di sicuro talento è stata forgiata giorno dopo giorno, torneo dopo torneo. Sampaoli è stato magistrale nella gestione della rosa ed ha portato in finale una squadra sicurissima dei suoi mezzi, padrona del gioco anche contro i più forti di tutti. Il Cile ha puntato sul gioco, sul pressing, sugli scambi e sulla garra, arrivando al premio finale. La prima volta per tutti, per una bellissima storia.
Argentina: c'è chi entra nella storia dal lato sbagliato, e l'Argentina purtroppo si sta specializzando. Per il secondo anno consecutivo l'Argentina deve accontentarsi del secondo posto. Una generazione d'oro sta perdendo occasioni su occasioni per trovare compimento. Contro il Cile è mancato un po' di cinismo sotto porta, ma in generale l'albiceleste è sembrata un po' troppo contratta. Al contrario del Mondiale qui era la squadra più forte, eppure non ha tolto il pallino del gioco ai padroni di casa. L'infortunio di Di Maria e la scomparsa degli uomini di maggior talento ha dato il colpo finale.
Singoli
Higuain: Buenos Aires abbiamo un problema. Dal Mondiale alla Copa America, passando per i preliminari di Champions e la sfida con la Lazio, Higuain ha sbagliato tutte le partite decisive. Non solo incidendo poco, ma proprio con errori fondamentali per il risultato. Già Martino lo ha declassato a riserva, questo potrebbe significare la fine del suo rapporto con l'albiceleste, anche visto gli scalpitanti '93. Quanto peserà tutto questo sul suo futuro?
Messi: non ha colpe per la finale, ma nemmeno meriti. E se ti chiami Messi questo è un problema. In 120 minuti non ha regalato praticamente nulla del suo talento, se non una scodellata in area per Aguero. Ancora una volta con l'Argentina non riesce a incidere come tutti, lui per primo, vorrebbero. Il solco con Maradona sta tutto qui. In tutto il torneo 1 gol, su rigore. Sono stati 58 col Barcellona in stagione.
Tevez: detto in breve, cosa è stato convocato a fare? In attacco era la terza scelta come prima punta dopo il Kun e il Pipita, come esterno Martino ha preferito Di Maria e Lavezzi. Forse la sua personalità poteva servire anche in finale dopo il rigore in semifinale. Gestione curiosa, per non usare altri termini.
Di Maria: se Higuain ha la maledizione di sbagliare le partite decisive, lui ha quella degli infortuni che gliele fanno saltare. Dopo il Mondiale ancora non riesce a finire il torneo sano. E dire che sembrava in condizione, una grave perdita per la seleccion.
Demichelis: tutti pensano sia finito, ma alla fine arriva sempre a giocare titolare. Quasi incredibile come si sia conquistato anche in Copa il posto dopo aver convinto Sabella ai Mondiali. E non sbaglia niente, cosa non sempre garantita.
Mascherano: salvate il soldato Mascherano. Lui, veramente, non si merita tutto questo. In campo c'è sempre, tra difesa e centrocampo, pronto a recuperare e imbastire il gioco. Un pilastro dell'Argentina che meriterebbe di alzare un trofeo. Aiutatelo per piacere.
Sanchez: il rigore decisivo battuto a cucchiaio, davanti a tutta Santiago. Un gesto che rimarrà nella storia, sia per impertinenza che per importanza visto che ha portato alla vittoria. In Italia, per intenderci, parliamo ancora del cucchiaio di Totti per molto meno.
Silva: il coniglio uscito dal cilindro di Sampaoli per la finale. Ha di fatto sostituito lo squalificato Jara, ma è stata una scelta a sorpresa visto che col Perù aveva giocato Rojas. Risposta di personalità e qualità, e contro avversari di livello assoluto.
Diaz: il riferimento assoluto della mediana del Cile è un uomo tatticamente fondamentale per Sampaoli tanto quanto poco appariscente. Detta i ritmi, copre, scala in difesa sia per favorire il possesso che per coprire e ci mette intensità e personaltà. Di fatto è il gemello di Medel, e non è poco.
Valdivia: il Mago si inceppa nella partita più importante. C'era da aspettarselo conoscendo il personaggio, ma era bello sognare una sua giocata decisiva. Ha preso con una certa filosofia anche la sostituzione nel secondo tempo, ma la vittoria ripaga di tutto. Ci vediamo in Arabia.
Cile: una bellissima storia di calcio. Tutto parte dal lontano, andando a ritroso tra Sampaoli, Borghi e Bielsa (tutti argentini), arrivando fino al terzo posto al Mondiale Under 20 2007. Quel Cile sconfitto dall'Argentina in semifinale aveva in rosa Medel, Vidal, Isla e Alexis Sanchez. Questa generazione di sicuro talento è stata forgiata giorno dopo giorno, torneo dopo torneo. Sampaoli è stato magistrale nella gestione della rosa ed ha portato in finale una squadra sicurissima dei suoi mezzi, padrona del gioco anche contro i più forti di tutti. Il Cile ha puntato sul gioco, sul pressing, sugli scambi e sulla garra, arrivando al premio finale. La prima volta per tutti, per una bellissima storia.
Argentina: c'è chi entra nella storia dal lato sbagliato, e l'Argentina purtroppo si sta specializzando. Per il secondo anno consecutivo l'Argentina deve accontentarsi del secondo posto. Una generazione d'oro sta perdendo occasioni su occasioni per trovare compimento. Contro il Cile è mancato un po' di cinismo sotto porta, ma in generale l'albiceleste è sembrata un po' troppo contratta. Al contrario del Mondiale qui era la squadra più forte, eppure non ha tolto il pallino del gioco ai padroni di casa. L'infortunio di Di Maria e la scomparsa degli uomini di maggior talento ha dato il colpo finale.
Singoli
Higuain: Buenos Aires abbiamo un problema. Dal Mondiale alla Copa America, passando per i preliminari di Champions e la sfida con la Lazio, Higuain ha sbagliato tutte le partite decisive. Non solo incidendo poco, ma proprio con errori fondamentali per il risultato. Già Martino lo ha declassato a riserva, questo potrebbe significare la fine del suo rapporto con l'albiceleste, anche visto gli scalpitanti '93. Quanto peserà tutto questo sul suo futuro?
Messi: non ha colpe per la finale, ma nemmeno meriti. E se ti chiami Messi questo è un problema. In 120 minuti non ha regalato praticamente nulla del suo talento, se non una scodellata in area per Aguero. Ancora una volta con l'Argentina non riesce a incidere come tutti, lui per primo, vorrebbero. Il solco con Maradona sta tutto qui. In tutto il torneo 1 gol, su rigore. Sono stati 58 col Barcellona in stagione.
Tevez: detto in breve, cosa è stato convocato a fare? In attacco era la terza scelta come prima punta dopo il Kun e il Pipita, come esterno Martino ha preferito Di Maria e Lavezzi. Forse la sua personalità poteva servire anche in finale dopo il rigore in semifinale. Gestione curiosa, per non usare altri termini.
Di Maria: se Higuain ha la maledizione di sbagliare le partite decisive, lui ha quella degli infortuni che gliele fanno saltare. Dopo il Mondiale ancora non riesce a finire il torneo sano. E dire che sembrava in condizione, una grave perdita per la seleccion.
Demichelis: tutti pensano sia finito, ma alla fine arriva sempre a giocare titolare. Quasi incredibile come si sia conquistato anche in Copa il posto dopo aver convinto Sabella ai Mondiali. E non sbaglia niente, cosa non sempre garantita.
Mascherano: salvate il soldato Mascherano. Lui, veramente, non si merita tutto questo. In campo c'è sempre, tra difesa e centrocampo, pronto a recuperare e imbastire il gioco. Un pilastro dell'Argentina che meriterebbe di alzare un trofeo. Aiutatelo per piacere.
Sanchez: il rigore decisivo battuto a cucchiaio, davanti a tutta Santiago. Un gesto che rimarrà nella storia, sia per impertinenza che per importanza visto che ha portato alla vittoria. In Italia, per intenderci, parliamo ancora del cucchiaio di Totti per molto meno.
Silva: il coniglio uscito dal cilindro di Sampaoli per la finale. Ha di fatto sostituito lo squalificato Jara, ma è stata una scelta a sorpresa visto che col Perù aveva giocato Rojas. Risposta di personalità e qualità, e contro avversari di livello assoluto.
Diaz: il riferimento assoluto della mediana del Cile è un uomo tatticamente fondamentale per Sampaoli tanto quanto poco appariscente. Detta i ritmi, copre, scala in difesa sia per favorire il possesso che per coprire e ci mette intensità e personaltà. Di fatto è il gemello di Medel, e non è poco.
Valdivia: il Mago si inceppa nella partita più importante. C'era da aspettarselo conoscendo il personaggio, ma era bello sognare una sua giocata decisiva. Ha preso con una certa filosofia anche la sostituzione nel secondo tempo, ma la vittoria ripaga di tutto. Ci vediamo in Arabia.
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14 apr 2014
Le esultanze polemiche non sono nate nel 2014
Le esultanze fanno parte del gioco del calcio. Anzi, ne sono la parte più
istintiva, genuina ed emozionale, anche per il loro legame intrinseco
coi gol che, alla fine, sono il motivo per cui si mette in piedi tutto l'impianto tecnico a ogni livello.
Spesso hanno un significato, che può essere legato al contesto della partita. Un banale Sampdoria-Inter di una domenica pomeriggio qualunque passerà alla storia per l'esultanza di Mauro Icardi al gol che ha sbloccato la partita. Un'esultanza già vista molte volte, che ha assunto agli occhi di tutti una connotazione provocatoria al limite dell'accettabile, per primo all'occhio dell'arbitro Valeri che subito ha ammonito l'interista. Segue ovvia coda polemica con giudizi morali e personali che esulano dal contesto tecnico e lasciano abbondantemente il tempo che trovano, ma stupiscono per la tempistica. Veramente chi segue il calcio si stupisce per una cosa simile e si sente in dovere di giudicare?
Visto il polverone suscitato, comunico che le esultanze polemiche non sono nate nel 2014. Al contrario negli ultimi anni se ne sono viste diverse, ad alto livello, e quasi tutte sono scivolate via molto più agilmente nell'ottica collettiva, soprattutto nel giudizio etico.
Qualche esempio.
![]() |
| Ronaldo, Inter-Milan |
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| Adebayor, Manchester City-Arsenal |
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| Ibrahimovic, Inter-Milan |
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| Maresca, Torino-Juventus |
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| Neville, Liverpool-Manchester United |
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| Ibrahimovic, Inter-Lazio |
![]() |
| Osvaldo, Lazio-Roma |
![]() |
| Pogba e Tevez, Fiorentina-Juventus |
![]() |
| Suarez, Everton-Liverpool |
![]() |
| Totti, Inter-Roma |
![]() |
| Teo Gutierrez, Boca Jrs-Racing |
![]() |
| Tevez, River Plate-Boca Jrs |
![]() |
| Totti, Roma-Lazio |
![]() |
| Van Bommel, Real Madrid-Bayern Monaco |
Menzione speciale:
![]() |
| Mazzone, Brescia-Atalanta |
In collaborazione con G.B.
2 ott 2013
Un Superclasico di fantasia
Questa è la settimana del Superclasico e, come ogni semestre, ci si ritrova a scrivere di un intero Paese che si ferma, di una metropoli paralizzata e di milioni di cuori che per novanta minuti interrompono il loro battito. Ma mai come negli ultimi tempi si è fatta sentire l'assenza di spunti tecnici e di stelle di cui parlare, perchè River-Boca è sempre stata una sfida cruenta, di garra e di nervi, ma anche di classe, di grandi giocate e di magnifici giocatori.
L'impoverimento del Superclasico è il riflesso di quanto accade più in generale per il movimento calcistico argentino, sempre fascinoso per tradizione e costante imprevedibilità, quanto orfano dei talenti che anni fa imperversavano su tutti i campi della capitale e dell'interior. I giocatori migliori resistono in patria soltanto il tempo necessario a essere esposti in vetrina e prenotare il biglietto per l'Europa. C'è chi entra dalla porta principale passeggiando su un tappeto rosso, come Aguero e Erik Lamela, c'è chi sceglie la porta di servizio, come Gaitan, Blanco e Ferreyra e c'è chi se ne va in tenera età, come Icardi e Leo Messi. Le fortune sono alterne, ma l'emigrazione calcistica del futbol argentino è una certezza che in fondo anche l'Italia, meta predestinata, conosce molto bene.
Che cosa potrebbe essere allora River Plate-Boca Juniors se i talenti che hanno calcato l'erba del Monumental e della Bombonera fossero rimasti in Argentina? Per puro divertimento abbiamo provato a schierare delle formazioni composte da giocatori che sono cresciuti nei vivai dei due club o che hanno avuto dei trascorsi più o meno di rilievo nelle due squadre, lasciando da parte qualsiasi velleità di trovare una parvenza di credibilità ed equilibrio tattico.
Partiamo dai padroni di casa: per il River le numerose opzioni hanno portato a un 4231 a trazione iper-offensiva e di cui il maestro Marcelo Bielsa sarebbe indubbiamente orgoglioso. Tra i pali confermatissimo Barovero, saracinesca del River di Ramon Diaz e portiere che da anni si esprime a ottimi livelli. Davanti a lui una linea a quattro con Roberto Pereyra, Demichelis, Mascherano e Vangioni, l'altro giocatore della Banda attuale riproposto in questo undici. In mediana Esteban Cambiasso e Lucho Gonzalez, i capitani di Inter e Porto. Il quartetto offensivo però è la ciliegina sulla torta, con Lamela, Higuain -nel River ha iniziato da trequartista e la scelta di riproporlo in quel ruolo è votata al romanticismo- e Alexis Sanchez alle spalle del Tigre Radamel Falcao.
Per il Boca, come per gli avversari di sempre, la scelta è di optare per un 4231, con una difesa arcigna a coprire una mediana e un'attacco tutti genio e sregolatezza. Tra i pali anche in questo caso confermato il portiere attuale: Agustin Orion. In difesa, da destra a sinistra, Facundo Roncaglia, Nico Burdisso, il Muro Walter Samuel e Clemente Rodriguez -giuriamo che Riquelme non ha avuto voce in capitolo-. La mediana non brillerà per fosforo, ma Guarin e Banega garantiscono forza fisica e talento a volontà. Sulla trequarti ecco Nico Gaitan, Juan Roman Riquelme e Carlitos Tevez a formare un trio meraviglioso alle spalle dell'unica punta Rodrigo Palacio.
Per quanto tatticamente improbabili, non male, eh?
In collaborazione con G.D.C.
30 gen 2012
Martedì con Aguante Futbol
Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 4 domande.
1) A cosa serve la squalifica per bestemmie se poi nei fatti non si riesce mai a stabilire se il labiale è netto?
G.B.: Non serve. E' una regola approvata in fretta e furia per non si sa quale motivo e dimenticata con la stessa velocità. Salvo casi particolari in cui può essere comodo riportarla sulle prime pagine dei giornali.
G.D.C.: A nulla. E' il classico esempio di un attacco isterico di bigottismo che poi nei fatti non si ha il coraggio di applicare. Specie coi forti.
Pile: A prescindere dal fatto che possa servire o meno, o possa funzionare o meno per via del labiale, è il sistema italiano (o più nello specifico il sistema calcio) a non essere adatto ad una regola del genere
A.L.: Un'altra legge inefficace e sterile che in diversi casi ha assunto connotati ridicoli. Inutile rimarcare come il fermo dogma della 'legge uguale per tutti' di fatto non viene mai messo in pratica e applicato. Parlano i casi avvenuti finora; non voglio accennare a parzialità nel giudicare, ma di certo una manifesta variabilità.
2) Mancini: "Datemi più soldi per il mercato e stenderò il Manchester United".
G.B.: Mi sembra una richiesta sensata, in un mercato dopato dagli sceicchi (Malaga e PSG) e dagli Abramovich di turno è giusto che anche l'umile Manchester City abbia il diritto di poter acquistare qualcuno senza doversi accontentare di seconde o terze scelte.
G.D.C.: Richiesta un pò forzata, che messa così sa tanto di bambino viziato. La Coppa d'Africa causa sempre dei problemi, e prima o poi qualcuno dovrà pensare come risolvere la questione.
Pile: Mi sembra una richiesta un pò forzata, ma Mancini ha sempre fatto così, lo fece anche all'Inter dopo una Supercoppa vinta e dopo che Moratti aveva già assecondato tutte le richieste. Può sembrare una presa di posizione arrogante e presuntuosa, per me è sintomo di personalità. Mancini ha tante carenze, ma la faccia tosta non gli manca e questa per me è una qualità.
A.L.: Più che forzata direi piuttosto stravagante, entra di diritto nei colmi calcistici.
Il parere è sempre quello, Mancini e il Manchester City alla fine riusciranno a portare a casa la Premier League, mercato o non mercato che sarà.
3) Ad oggi, Pato giura amore al Milan e impedisce l'arrivo di Tevez. Il Milan ci guadagna o ci perde?
G.B.: Nell'immediato, nonostante il prolungato stop di Tevez, il Milan a mio avviso ci perde. In ottica futura è difficile fare previsioni, perchè come avete giustamente detto Pato ha davanti un'intera carriera ed è tutto nelle sue mani.
G.D.C.: La risposta può darla solo la futura carriera di Pato. Ad oggi il milanista ha di sicuro ottimi numeri, ma è un giocatore con più limiti che pregi. Non ultimi il carattere, il rapporto con Ibrahimovic e quello con Allegri, cose non esattamente secondarie per rimanere al Milan. Tevez doveva essere un'occasione quasi gratis, ma al variare delle condizioni c'era poco da inventarsi.
Pile: Difficile da dire. Pato è un giocatore che, a 22 anni, ha già dimostrato tanto, ma vive un momento difficile. Allo stesso tempo, anche Tevèz è un grande giocatore in un momento un pò così. Io penso che solo la società Milan o gli addetti ai lavori possono conoscere a fondo pregi o difetti di questa (non) operazione.
A.L.: E' veramente una cosa impossibile da prevedere –e sarebbe altrettanto insensato provare a farlo–. Fare un confronto, mettendo in contrapposizione le abilità dei due sarebbe velleitario, poiché sono troppi i fattori e le variabili influenzanti che alla lunga potrebbero rivelarsi determinanti. Pato ha dalla sua l'età, un potenziale ancora da esprimere appieno –o perlomeno farlo con continuità, dimostrare di poter tenere un'intera stagione ad alto livello–, e la garanzia che comunque vadano le cose rimarrebbe nel "calcio che conta" –perchè saranno sempre parecchi i Club alla finestra per lui.
Il valore di Tevez, per quanto mi riguarda, è sempre stato fuori discussione, un fuoriclasse che molto probabilmente attualmente può dare di più –del Brasiliano–, ma è l'instabilità dimostrata e puntualmente venuta fuori ovunque è andato che da qualche grattacapo. L'impressione è che messo a suo agio, Tevez > Pato; ma appunto rimane un'impressione troppo opinabile.
4) Al Porto arriva Danilo, talento brasiliano abbastanza dimenticato negli ultimi mesi. Che impatto potrà avere col calcio europeo?
G.B.: Arrivare al Porto lo aiuterà ad adattarsi senza eccessiva pressione al calcio europeo, iniziando in un campionato a metà strada fra l'anarchia brasiliana e i tatticismi del vecchio continente. La squadra di Pinto da Costa potrebbe essere l'ambiente ideale per un giocatore ancora tutto da impostare come lui.
G.D.C.: A me il giocatore è sempre piaciuto, sono molto curioso di vederlo. Magari nel suo ruolo, a centrocampo, perchè da terzino è sprecato e avrebbe veramente troppo da imparare, come dimostra l'altalenante Mondiale Under 20. Col suo dinamismo e la fisicità potrebbe essere una valida opzione anche per la nazionale.
Pile: Il Porto mi sembra essere la squadra giusta per un giovane promettente sudamericano come Danilo. Devo dire che il giocatore non è fra i miei preferiti, anche se la sua duttilità è una qualità importante. Il fatto che, come si dice nella domanda, possa esser stato un po' dimenticato porta un po' alla luce il problema dei giocatori sudamericani, nel senso che spesso in patria li enfatizzano sopratutto per questioni di mercato e forse questo suo accantonamento anche mediatico potrebbe dipendere dal fatto che è stato ceduto da mesi.
A.L.: Può essere la tappa perfetta, il club con un'ottima caratura che gioca in una nazione non rientrabile e non definibile di 'prima fascia', ergo il massimo per l'ambientamento, con un comunque distinto livello di gioco competitivo. Il Porto in particolare poi, non devo dirlo io quante promesse ha prelevato dal Sud America facendole esprimere al massimo -e talvolta anche più- in Europa [..] è una trama già vista.
Il profilo del giocatore, nell'ultimo periodo in particolare, è stato un po' altalenante nelle prestazioni, ma il talento è stato dimostrato -parla anche l'esborso per lui-.
Ha tutte le carte in regola per far bene, e andar progressivamente migliorando.
1) A cosa serve la squalifica per bestemmie se poi nei fatti non si riesce mai a stabilire se il labiale è netto?
G.B.: Non serve. E' una regola approvata in fretta e furia per non si sa quale motivo e dimenticata con la stessa velocità. Salvo casi particolari in cui può essere comodo riportarla sulle prime pagine dei giornali.
G.D.C.: A nulla. E' il classico esempio di un attacco isterico di bigottismo che poi nei fatti non si ha il coraggio di applicare. Specie coi forti.
Pile: A prescindere dal fatto che possa servire o meno, o possa funzionare o meno per via del labiale, è il sistema italiano (o più nello specifico il sistema calcio) a non essere adatto ad una regola del genere
A.L.: Un'altra legge inefficace e sterile che in diversi casi ha assunto connotati ridicoli. Inutile rimarcare come il fermo dogma della 'legge uguale per tutti' di fatto non viene mai messo in pratica e applicato. Parlano i casi avvenuti finora; non voglio accennare a parzialità nel giudicare, ma di certo una manifesta variabilità.
2) Mancini: "Datemi più soldi per il mercato e stenderò il Manchester United".
G.B.: Mi sembra una richiesta sensata, in un mercato dopato dagli sceicchi (Malaga e PSG) e dagli Abramovich di turno è giusto che anche l'umile Manchester City abbia il diritto di poter acquistare qualcuno senza doversi accontentare di seconde o terze scelte.
G.D.C.: Richiesta un pò forzata, che messa così sa tanto di bambino viziato. La Coppa d'Africa causa sempre dei problemi, e prima o poi qualcuno dovrà pensare come risolvere la questione.
Pile: Mi sembra una richiesta un pò forzata, ma Mancini ha sempre fatto così, lo fece anche all'Inter dopo una Supercoppa vinta e dopo che Moratti aveva già assecondato tutte le richieste. Può sembrare una presa di posizione arrogante e presuntuosa, per me è sintomo di personalità. Mancini ha tante carenze, ma la faccia tosta non gli manca e questa per me è una qualità.
A.L.: Più che forzata direi piuttosto stravagante, entra di diritto nei colmi calcistici.
Il parere è sempre quello, Mancini e il Manchester City alla fine riusciranno a portare a casa la Premier League, mercato o non mercato che sarà.
3) Ad oggi, Pato giura amore al Milan e impedisce l'arrivo di Tevez. Il Milan ci guadagna o ci perde?
G.B.: Nell'immediato, nonostante il prolungato stop di Tevez, il Milan a mio avviso ci perde. In ottica futura è difficile fare previsioni, perchè come avete giustamente detto Pato ha davanti un'intera carriera ed è tutto nelle sue mani.
G.D.C.: La risposta può darla solo la futura carriera di Pato. Ad oggi il milanista ha di sicuro ottimi numeri, ma è un giocatore con più limiti che pregi. Non ultimi il carattere, il rapporto con Ibrahimovic e quello con Allegri, cose non esattamente secondarie per rimanere al Milan. Tevez doveva essere un'occasione quasi gratis, ma al variare delle condizioni c'era poco da inventarsi.
Pile: Difficile da dire. Pato è un giocatore che, a 22 anni, ha già dimostrato tanto, ma vive un momento difficile. Allo stesso tempo, anche Tevèz è un grande giocatore in un momento un pò così. Io penso che solo la società Milan o gli addetti ai lavori possono conoscere a fondo pregi o difetti di questa (non) operazione.
A.L.: E' veramente una cosa impossibile da prevedere –e sarebbe altrettanto insensato provare a farlo–. Fare un confronto, mettendo in contrapposizione le abilità dei due sarebbe velleitario, poiché sono troppi i fattori e le variabili influenzanti che alla lunga potrebbero rivelarsi determinanti. Pato ha dalla sua l'età, un potenziale ancora da esprimere appieno –o perlomeno farlo con continuità, dimostrare di poter tenere un'intera stagione ad alto livello–, e la garanzia che comunque vadano le cose rimarrebbe nel "calcio che conta" –perchè saranno sempre parecchi i Club alla finestra per lui.
Il valore di Tevez, per quanto mi riguarda, è sempre stato fuori discussione, un fuoriclasse che molto probabilmente attualmente può dare di più –del Brasiliano–, ma è l'instabilità dimostrata e puntualmente venuta fuori ovunque è andato che da qualche grattacapo. L'impressione è che messo a suo agio, Tevez > Pato; ma appunto rimane un'impressione troppo opinabile.
4) Al Porto arriva Danilo, talento brasiliano abbastanza dimenticato negli ultimi mesi. Che impatto potrà avere col calcio europeo?
G.B.: Arrivare al Porto lo aiuterà ad adattarsi senza eccessiva pressione al calcio europeo, iniziando in un campionato a metà strada fra l'anarchia brasiliana e i tatticismi del vecchio continente. La squadra di Pinto da Costa potrebbe essere l'ambiente ideale per un giocatore ancora tutto da impostare come lui.
G.D.C.: A me il giocatore è sempre piaciuto, sono molto curioso di vederlo. Magari nel suo ruolo, a centrocampo, perchè da terzino è sprecato e avrebbe veramente troppo da imparare, come dimostra l'altalenante Mondiale Under 20. Col suo dinamismo e la fisicità potrebbe essere una valida opzione anche per la nazionale.
Pile: Il Porto mi sembra essere la squadra giusta per un giovane promettente sudamericano come Danilo. Devo dire che il giocatore non è fra i miei preferiti, anche se la sua duttilità è una qualità importante. Il fatto che, come si dice nella domanda, possa esser stato un po' dimenticato porta un po' alla luce il problema dei giocatori sudamericani, nel senso che spesso in patria li enfatizzano sopratutto per questioni di mercato e forse questo suo accantonamento anche mediatico potrebbe dipendere dal fatto che è stato ceduto da mesi.
A.L.: Può essere la tappa perfetta, il club con un'ottima caratura che gioca in una nazione non rientrabile e non definibile di 'prima fascia', ergo il massimo per l'ambientamento, con un comunque distinto livello di gioco competitivo. Il Porto in particolare poi, non devo dirlo io quante promesse ha prelevato dal Sud America facendole esprimere al massimo -e talvolta anche più- in Europa [..] è una trama già vista.
Il profilo del giocatore, nell'ultimo periodo in particolare, è stato un po' altalenante nelle prestazioni, ma il talento è stato dimostrato -parla anche l'esborso per lui-.
Ha tutte le carte in regola per far bene, e andar progressivamente migliorando.
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12 dic 2011
Lunedì con Aguante Futbol
Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 5 domande.1) Favola Udinese. La squadra di Guidolin vince ancora e va momentaneamente in testa. Può essere una candidata per lo Scudetto?
Pile: l'Udinese va fortissima da due stagioni, forse è addirittura la squadra che ha fatto più punti se si escludono le cinque giornate iniziali della scorsa stagione. In questo momento, però, non ha ancora la credibilità mediatica delle grandi squadre. Se Pozzo si decide a rinforzare ancora la rosa a Gennaio, magari inserendo un altro grande giocatore davanti, il sogno non è impossibile.
G.D.C: Dipende dagli obiettivi reali della società, perchè per vincere devi aggiungere qualcosa e non solo vendere. Per il livello di questa Serie A può rimanere in altissimo, ma la differenza può farla solo Di Natale.
G.B: L'Udinese è riuscita a superare la perdita di Sanchez ed Inler in modo sorprendente, confermandosi nelle zone alte della classifica. Tuttavia, come fa notare Giulio, la vera risposta dei friulani dovrà arrivare nei momenti di difficoltà, quando la squadra si dovrà aggrappare alle giocate e alla classe dei singoli. Basterà il solo Di Natale?
A.L: "La squadra di Guidolin" appunto, perché l'autore e principale artefice di questa opera d'arte -in termini di risultati e non solo- è proprio lui. Degni di lode anche i calciatori, ovviamente, chiunque viene messo in campo, da più di quanto è. Se deve essere credibilmente considerata come una società aspirante alla corsa dello Scudetto (fino alla fine), invece, è da chiedere solo ai proprietari, i Pozzo -purtroppo molto influenzati dal bacino di tifosi, in quantità non all'altezza-, dipenderà da loro e dalle loro priorità. Certo è, che in qualunque caso si troveranno/trovano fra le mani una fortuna. Encomiabile Udinese.
2) A Gennaio si muoverà un grande giocatore come Carlitos Tevez. Su di lui ci sono Milan, PSG e altre società un po' più defilate. Ma qual'è la squadra in Europa a cui serve di più? E dopo le recenti vicissitudini, siamo sicuri che possa essere un acquisto senza rischi?
G.D.C: Uno come Tevez serve a chiunque. Il Milan deve capire se Robinho ha chiuso la carriera con l'ultimo scudo e decidere se relegare in panchina per sempre Pato. Facile parlare di Inter, ma la squadra nerazzurra deve essere ricostruita dalle fondamenta e per quanto uno come lui sarebbe utilissimo rischierebbe di diventare un pericolosissimo specchietto per le allodole (abbiamo Tevez, ora va tutto bene). Su di lui non sono obiettivo perchè l'ho sempre adorato. Ma fin dalla Copa America Tevez ha evidenziato di avere qualche problema, atletico, tecnico, caratteriale e di ruolo. Dopo 7 mesi di inattività non sarà immediata la ripresa, dipende da quanta voglia ha ancora di giocare e dimostrare qualcosa.
Pile: Tevèz è un acquisto, per carattere del giocatore e questioni finanziarie, molto rischioso. Personalmente, se fossi una società capace di spendere senza problemi su cartellino e ingaggio del giocatore, ci investirei senza problemi. A meno che non sei in "ricostruzione": Tevez è, oggi, un giocatore per squadre che cercano il salto di qualità a livello internazionale, se si deve ricostruire e ripartire solo da lui (e verosimilmente c'è da investire su più reparti), il rischio è troppo grosso.
G.B: Giulio e Pile hanno detto praticamente tutto. Tevez è un calciatore straordinario e la cosa che a mio avviso gli riesce meglio è stupire: lo ha fatto andando in Brasile quando tutti si aspettavano un approdo in Europa, si è ripetuto scegliendo il West Ham e poi cambiando maglia a Manchester. Per questo non mi sorprenderei se dovesse tornare proprio al Corinthians o addirittura al suo amato Boca Juniors. Nel vecchio continente farebbe comodo a chiunque, basta soltanto capire chi ha la disponibilità per permettersi cartellino e stipendio. Il carattere? A mio avviso non è assolutamente un problema a livello calcistico e di equilibri di spogliatoio. Altro discorso invece per quanto riguarda l'aspetto economico: questa presumo sia destinata ad essere l'ultima tappa prima del tanto atteso ritorno in Argentina.
A.L: Sul Milan bisogna verificare quanto c'è di mediatico, e quanto di effettivamente concreto. Il PSG manderebbe un altro segnale all'Europa del calcio -per i mesi venturi-, portandosi a casa un vero Fuoriclasse contemporaneo, dal temperamento e dal carattere di certo non stabile e "sicuro", ma tecnicamente validissimo e più che affidabile. I costi, sono un qualcosa che fanno definire questa probabile operazione, un affare -viste le robe spropositate che girano.
3) Pallone d'Oro 2011, in corsa Messi, Xavi, Cristiano Ronaldo. A prescindere da colui che vincerà, trovate giusto il nuovo regolamento, in vigore dalla scorsa stagione?
Pile: Ci vuole una via di mezzo. Bisognerebbe porre l'attenzione su chi vince tante competizioni, perché se un giocatore si esprime su buoni livelli e la sua squadra vince tanto vuol dire che oltre a essere bravo ha pure un peso molto forte sulle vittorie di una squadra. Era sbagliato come era prima, sopratutto nelle assegnazioni post mondiale, ma è pure sbagliato adesso.
G.D.C: Il metodo è da sempre squilibrato e soprattutto negli ultimi anni contava moltissimo la pubblicità del giocatore oltre all'effettivo talento. L'unificazione col Fifa World Player ha addirittura peggiorato le cose. In ogni caso la vittoria di Messi è scontata.
G.B: Dopo i lunghi dibattiti dello scorso anno, il Pallone d'Oro 2011 mi sembra abbia generato meno interesse. E' l'inevitabile conseguenza delle scelte operate dodici mesi fa: si vota il più forte in senso assoluto e il giocatore più conosciuto a livello globale, quindi il risultato sembra essere destinato a rimanere scontato per lungo tempo.
A.L: La vittoria della scorsa stagione è stata pressappoco uno scandalo -se non altro perché non si può prescindere dal fare un discorso, sui bizzarri criteri adottati per le assegnazioni precedenti e, seguendo questo filone, la vittoria di Wesley Sneijder, se non scontata, doveva PERLOMENO esser messa in conto! Se l'unificazione del premio di France Football e quello della Fifa (che poi, parliamoci chiaro, con Blatter e Platini qual è la differenza sostanziale ?) ha portato ad un consegnare quest'ultima riconoscenza al più forte e decisivo universalmente, allora può andare, per me può passare.
4) Cosa succede al calcio inglese? L'eliminazione delle due squadre di Manchester è soltanto un caso?
G.D.C: Ferguson ha giocato pesantemente al buio in estate e pur avendo in gran parte vinto le scommesse non si può pretendere anche esperienza e soprattutto continuità. In più un portiere aiuterebbe molto la difesa.
Il City ha in panchina Mancini e una sola vera carenza che in CL paghi tantissimo, un centrale difensivo di livello internazionale. Poi c'è il Chelsea in crisi generazionale e in parte di rigetto verso AVB...insomma, tanti motivi particolari.
Pile: Il Chelsea può cambiare pure mille allenatori, ma se non effettua un ricambio generazionale è dura tornare a grandi livelli...lo Utd invece il ricambio generazionale l'ha fatto, in parte l'ha pure azzeccato secondo me, certamente non credo possa essere granché giustificabile un simile disastro in Champions League, Ferguson deve porsi qualche riflessione. Sul City sono pienamente d'accordo con Giulio.
G.B: La vera sorpresa, per quanto mi riguarda, è l'eliminazione dello United. Ad inizio stagione i giovani di Ferguson hanno espresso un gioco spettacolare, fatto di semplicità, intensità e velocità. Negli ultimi tempi la deboli sicurezze della squadra sono però crollate con qualche infortunio ed il calo di Rooney: sarà curioso vedere come reagiranno a questo settimana terribile. Su Chelsea e City non credo ci sia altro da aggiungere a quanto detto sopra.
A.L: Premesso che alla storiella del radicale declino subito dal Calcio Italiano, non ho mai dato la mia convinzione -certo c'è stato un peggioramento, ma è tutto riconducibile alla differenza di capitali (con le altre Top-Leghe), e a ciò che questo comporta come le diverse politiche messe in atto sul Mercato- stessa cosa, quindi, per la consequenziali credenze preconfezionate che vedrebbero Inghilterra e Spagna ad un altro livello. La debacle dei due Club di Manchester, è stata cosa fortemente inaspettata; e mentre per il City la causa dell'eliminazione è da attribuire all'aver cannato il Match, rivelatosi da dentro-fuori, a Napoli; per Ferguson la situazione è più nera di quello che si pensa -rammentando che nel girone competeva con Benfica e Basilea-. Per quanto sia stimabile Sir Alex, e per quanto abbia un credito infinito con i tifosi e i seguitori di questo Sport, bisogna imputargli le scelte e la pianificazione in sede di mercato non acconcie agli obiettivi -rivelatesi poi determinanti-, grane di organico dunque, che hanno condotto in Europa League (Torneo mai vinto né dai Red Devils, ne da Ferguson quindi). Mancini, invece, si tiene il suo "classico" dominio in territorio Nazionale e l'altrettanto classica maledizione nei confini Europei. La sua squadra rimane comunque un'armata, e il fallimento di questa stagione, non può arrogare e sottintendere ad un fallimento globale, in alcun modo, perché dal termine del 31 Agosto le gerarchie in Inghilterra sono state rivoltate: i Citizens sempre più consapevoli della loro forza, ora sono al comando sia in classifica, che nell'immaginario collettivo. Non credo ai tracolli "congiunti", e non trovo problemi comuni in questo caso, fra Chelsea, Manchester U e Manchester C. Abramovich dovrà rinverdire e svecchiare un altro pò, e Villas Boas capire quali sono i giocatori a cui dare responsabilità da titolari e quali meno -la ponderata (fin troppo) bocciatura di Torres e la nuova (e finalmente giustificata) avanzata di Didier, sono l'emblema. Vorrei spendere le ultime parole per l'Arsenal di Wenger, che zitto,zitto e con un Van Persie sempre più sugli scudi, ha agguantato un'agevole qualificazione agli Ottavi e sta risalendo sempre più.
5) Se gli inglesi spendono tanto e male, il Napoli può essere identificato, in questo momento, come società modello per quanto fatto nelle ultime stagioni?
G.D.C: Il Napoli ha un progetto, e non è poco. Ma vincere?
Pile: Beh, per vincere si parte da un progetto, e nel caso del Napoli non può essere un progetto che punti subito a vincere. Intanto stanno riacquistando quel peso internazionale che mancava da tanto tempo. E lo hanno riacquistato grazie all'inserimento, nel corso degli anni, di giocatori forti come Cavani, Lavezzi e via discorrendo. Credo che al momento abbiano un buon mix, sarà interessante vedere come e se riusciranno a fare un ulteriore salto di qualità.
G.D.C: Sarà interessante vedere fino a quando certi giocatori rimangono...e una buona CL nn fa Primavera (vedi Fiorentina 2009/2010).
G.B: Il Napoli ha un progetto, ma non sta cercando di affrettare i tempi? La scelta di puntare moltissimo sulla CL a discapito del campionato può essere dovuta a motivazioni economiche e di visibilità, ma non sarebbe meglio andare avanti passo dopo passo? Per il resto concordo con Giulio, molto dipenderà dalla capacità di trattenere, o sostituire, i giocatori chiave.
A.L: Notevolissimo il secondo intervento di Giulio. Il Napoli ha fatto breccia e leva in un momento di crisi generale. Portando quel minimo di solidità -nei rami dirigenziali-, una certa continuità di progetto, di flusso di investimenti e sopratutto l'inalterabilità alle fondamenta -che in precedenza, al contrario, aveva asfissiato una piazza come Napoli, distruggendola più volte-, è riuscito a crescere costantemente, facendo -agli occhi dei più- dei passi da gigante col tempo e nel tempo. La città in sé, poi, permette un entusiasmo persistente, è risaputo che sia questa l'arma in più degli azzurri, dal grande potenziale. Se ci aggiungiamo pure che fra Cavani, Lavezzi e Hamsik -per me senza dubbio il primo- non si sa chi abbia reso di più delle aspettative, allora [...]
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18 lug 2011
CA2011: Top&Flop Giocatori - Quarti di Finale
FlopAlexis Sanchez: è di sicuro il giocatore più forte del Cile e proprio per questo da lui ci si aspettava qualcosa di più di un gol e qualche dribbling. Tanta tecnica, rapidissimo sul breve, fulminante nel dribbling, ma poi? Tiro poco, passaggi il giusto, tuffi in quantità industriale. Quanto gli mancano le praterie della Serie A, contro le difese chiuse la musica cambia.
Gary Medel: il pitbull è l'equilibratore assoluto di tutta la sua nazionale. Per questo il secondo giallo per tocco di mano a centrocampo è un'ingenuità imperdonabile. Il Venezuela tutto ringrazia.
Carlos Tevez: il vero trascinatore della nazionale argentina degli ultimi anni scompare proprio nella Copa America di casa. Gli è stato chiesto di giocare fuori ruolo con sacrificio, vero, ma la personalità e la garra che lo hanno reso famoso non si sono viste mai. Il rigore sbagliato è il punto piu basso della sua carriera con l'albiceleste. Se tornerà anche in Brasile, possiamo parlare di carriera finita.
Luis Martinez: ha sulla coscienza entrambi i gol del Perù, con errori tanto gravi quanto decisivi.
Radamel Falcao: giudizio severo perchè il suo contributo è fondamentale per la Colombia. Ma il rigore sbagliato condanna la sua nazionale a uscire ai quarti. Pazienza, la Colombia è il futuro.
Andrè Santos: faceva prima a giocare con la maglia del Paraguay. Impreciso e poco lucido in attacco, sbaglia praticamente tutte le giocate anche solo vagamente decisive e in più è irritantemente lezioso. Per completare l'opera calcia il rigore direttamente in Uruguay, e il terreno è assolutamente l'ultima delle componenti.
Pato: ribadisco quanto già detto: non ha fatto male, ma se si mangia due gol a partita qualcosa non va. Dell'attacco del Brasile doveva essere il punto di riferimento, probabilmente non è ancora maturo per un compito simile. Ci risentiamo nel 2014.
Top
Gabriel Cichero: un gol e due salvataggi sulla linea. Basterebbe a diventare eroe nazionale ovunque, figuriamoci nell'assoluta Cenerentola della competizione.
Diego Forlan: lui ha quello che manca a tutti gli altri presunti leader delle altre grandi. Personalità, classe, talento da vendere. Pur senza segnare è praticamente tutto l'Uruguay dal centrocampo in su, ma invece che lamentarsi come altri (Messi e Tevez tanto per non fare nomi) corre, prende calci e cerca di creare. I suoi calci piazzati sono una sentenza, nessun'altro nell'intera Copa America li batte come lui.
Luis Suarez: la metà perfetta di Forlan. Il giocatore più completo visto in Argentina, tra talento, tecnica, pericolosità sotto porta, assist, forza fisica, corsa e intelligenza tattica. Poco pubblicizzato per motivi misteriosi, giocatore verissimo.
Diego Lugano: un gigante. Posizione e forza, soprattutto personalità e garra. Il capitano ideale per l'Uruguay.
Fernando Muslera: il vero incubo degli argentini. L'ex portiere della Lazio si esibisce in una prestazione monstre parando tutto quello che passa dalle sue parti.
Justo Villar: riserva nel Valladolid, idolo assoluto in Paraguay. Misteri del calcio. Il Brasile poteva stare a tirare anche due giorni e non sarebbe servito a nulla.
Nelson Haedo Valdez: ok, segna poco o nulla e si sa. Ma un attaccante con un impatto fisico simile è davvero raro. Il Paraguay ha praticamente un giocatore in più. indemoniato contro il Brasile.
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22 giu 2010
WC2010: Top&Flop Giocatori - Seconda Giornata
FLOP Lukas Podolski: se nel calcio non contasse segnare avrebbe giocato una grandissima partita. Purtroppo per lui e per la Germania riesce a sbagliare tutti i tanti tiri che prende, compreso un rigore.
Nicolas Anelka: una grandissima stagione al Chelsea da rifinitore dietro a Drogba, prima punta all'improvviso in nazionale. Non vede mai palla e fa scoppiare un putiferio.
Frank Ribery: anche peggio della prima, perchè autoproclamatosi leader e fonte del gioco, eliminando di fatto Gourcuff. Si perde dietro ai suoi inutili dribbling e chissà quali altri problemi.
Fabio Cannavaro: lui in prima persona vive del ricordo del Mondiale 2006, insieme a chi lo schiera titolare.
Alberto Gilardino: semplicemente invisibile dietro ai difensori della Nuova Zelanda, non esattamente il meglio del panorama mondiale. A essere cattivi, bisognerebbe iniziare a chiederci se ci sia mai stato in nazionale maggiore.
Cristiano Ronaldo (minuti 1-55): a dire poco irritante, gioca da solo e con un macigno sulle spalle (il gol che mancava da un anno e mezzo).
TOP
Milos Krasic: l'esatto opposto della prima partita, una costante spina nel fianco della difesa tedesca, da vero esterno. Da lui parte il cross che porta al primo gol serbo di questo mondiale, lampi di classe.
Diego Forlan: uno spettacolo. 10 vero a distribuire palloni di destro e di sinistro, fonte di gioco e goleador di giornata. Cos'altro chiedere a un leader?
Luis Suarez: il talento dell'Ajax questa volta risponde presente. Non trova il gol, ma tra dribbling, cross e giocate è sempre un pericolo per il Sud Africa.
Diego Perez: mediano difensivo di grande intensità, un vero frangiflutti su cui si ferma ogni manovra del Sud Africa. Poco visibile, tantissimo prezioso lavoro oscuro da cui parte il gioco dell'Uruguay.
Raul Meireles: uomo-ovunque del Portogallo joga bonito. Corre, pressa, cuce il gioco e si inserisce con precisione, dando gol e assist alla sua nazionale. Un centrocampista completo come pochi, che sguazza negli spazi.
Tiago Mendes: quasi non si vede, ma ogni pallone che tocca diventa oro. Il centrocampista incaricato di dare qualità al Portogallo non si tira indietro vedendo tutto quello che si muove negli spazi e andando anche ad attaccarli (con successo visti i due gol).
Cristiano Ronaldo (minuti 55-95): si ricorda che ha dei compagni, inizia a passare palloni veloci e precisi e a sfruttare il suo dribbling e la sua velocità. Trova un gol e due assist. Quando gioca non si ferma.
Carlos Tevez: uomo simbolo assoluto dell'Argentina, con buona pace di Messi, Maradona e compagnia. Fisicamente un toro, corre più di tutti e porta in campo vagonate di qualità. Assist, dribbling, tiri. Una punta completa come poche, in forma strepitosa.
Jean Beausejour: di origini haitiane, esterno sinistro del Cile di Bielsa, bravissimo ad andare sempre sul fondo crossando con continuità. Grandissima corsa (come tutta la squadra), conferma le sue qualità dopo il gol vittoria alla prima giornata.
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