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30 mag 2016

Il Lanus dei due Almiron

"Con el odio que le tengo a Lanus, otro a que le hice la macumba e no saliron campeon. Si Banfield tiene que perdier que pierda, ma no que salga Lanus campeon" diceva la signora Marta, un punto di riferimento per tutti noi che amiamo il futbol argentino. Ed evidentemente la sua fattura ha avuto un certo peso visto che il Granate pur essendo stabilmente tra le migliori squadre d'Argentina non è mai riuscito ad arrivare alla vittoria. Almeno fino ad oggi, perchè il Lanus ha battutto 4-0 il San Lorenzo nella finale del campionato 2016.
La macumba è finita, e immaginiamo che la signora Marta nel suo salotto stia scagliando altre, numerose, maledizioni.

I tornei brevi possono sempre portare sorprese, e l'unione di un semestre di transizione con gli impegni di Libertadores ha ancora di più sparigliato le carte.
Per prima cosa infatti va detto che il Lanus ha approfittato al meglio dei passaggi a vuoto di praticamente tutte le rivali più accreditate al titolo: Boca, River, Rosario Central, volendo Racing, ma pure le altre grandi storiche tipo Independiente e Newell's. Restava il San Lorenzo, una squadra di qualità notevole capace di battere 4-0 il Boca nel primo impegno stagionale in Supercoppa, regolata senza appello nella sfida decisiva. Una serie di coincidenze che potrebbero portare a identificare il Lanus come il Leicester d'Argentina, ma per fortuna non lo dirà nessuno.
La squadra guidata da Jorge Almiron dopo l'addio di Schelotto finalmente ha trovato un semestre di continuità, che l'ha portata a dominare il suo raggruppamento. Su 16 partite il Lanus ne ha vinte 12, pareggiate 2 e perse 2, ma un pareggio e una sconfitta sono arrivate nelle ultime due giornate, quando la squadra era già sicura di disputare la finale. Quando contava il Granate ha perso solo una volta, alla settima giornata contro il Racing con uno degli ultimi colpi di coda di Milito e il primo pareggio risaliva alla giornata numero cinque. Numeri raggiunti grazie al fatto di avere il secondo miglior attacco del campionato (28 gol fatti) e la miglior difesa (10 subiti, di cui 4 nelle ultime 2 giornate).

Jorge Almiron, al primo titolo in carriera, è uno dei protagonisti del titolo visto che ha dato la sua impronta alla squadra. Il tecnico è stato bravo a non rinnegare il lavoro di Schelotto, normalizzando però alcune delle ultime derive dell'attuale allenatore del Boca e aggiungendoci un paio di intuizioni personali.
Il gioco del Lanus infatti vive ancora sui cardini di quanto portato da Schelotto, un tecnico decisamente influente sulla storia recente e forse anche futura del club visto che ha seminato una certa cultura. Almiron ha mantenuto il 4-3-3/4-1-4-1, cambiando solo alcuni interpreti, cercando sempre di arrivare alla rete attraverso il gioco collettivo. Grandi movimenti di squadra impreziositi da una tecnica diffusa rendono la squadra piacevole da vedere, ma soprattutto efficace.
Ed è proprio l'efficacia che in realtà è spesso mancata ai tempi di Schelotto. El Mellizo aveva sviluppato derive guardioliste/spagnole che lo portavano a imbottire la squadra di centrocampisti di rifinitura praticamente in ogni ruolo. Molto bene per lo sviluppo della manovra, meno per l'efficacia sotto rete. Non è un caso che il Lanus abbia invece vinto il titolo 2016 col capocannoniere del torneo, il grande monumento di ritorno José "Pepe" Sand, autore di 15 gol e letteralmente rinato in maglia granata.
Del resto Sand ha un rapporto speciale col Lanus. La sua storia ha dei punti in comune con quella di Milito, anche se a noi europei interessa meno. Nato nelle giovanili del River Pepe era considerato un talento di spessore assoluto. Per lui parlavano i 138 gol marcati nelle inferiores che lo rendevano il migliore di sempre con la maglia con la Banda. Il salto nel calcio dei grandi però non è stato tenero, e Sand praticamente ha vissuto una carriera da giramondo, con ben 16 squadre cambiate. Il club con cui ha reso al meglio è stato, ovviamente, il Lanus: 59 gol nella prima esperienza tra il 2007 e il 2009, 15 nel 2016 al ritorno a 35 anni. Ma perché dovrebbe collegarsi a Milito? Semplice, il Lanus nella sua storia ha vinto due campionati, nel 2007 e nel 2016. Il trait d'union è la presenza di Sand come centravanti, come successo a Milito col suo Racing.

La squadra di Almiron si schiera con una difesa a quattro con due terzini abili in fase di spinta, fisici e di buon piede, il cui movimento è fondamentale per lo sviluppo della manovra. José Luis Gomez sulla destra è la scoperta del semestre: il numero 4 è un classe '93 da tenere d'occhio, chiamato anche el Cafu santiagueño. Vicino a lui come centrale di destra è da segnalare Gustavo Gomez, paraguaiano anche lui del '93, che in questo semestre è molto cresciuto in personalità e rendimento.
Il centrocampo è il reparto nevralgico della squadra, e questa è la principale eredità di Schelotto. Davanti alla difesa, da classico numero 5 argentino, gioca Ivan Marcone, un classe '90 che al Lanus sembra sul punto di fare un deciso salto di qualità. È l'elemento tattico e di equilibrio della squadra e viene da una carriera all'Arsenal di Sarandì. Di fianco a lui come interno giostra Roman Martinez, un referente assoluto della formazione anche per questioni di esperienza (è del 1983 e ha giocato in Liga). Martinez è fondamentale per la sua capacità di muoversi senza palla box-to-box, andando sia a segnare a rimorchio delle punte (è il secondo miglior marcatore dietro a Sand) sia tornando a coprire gli spazi. Il suo movimento trasforma il modulo della squadra a seconda delle necessità.
Il terzo elemento del centrocampo è la vera intuizione del tecnico Almiron. Curiosamente ha lo stesso cognome (nessuna parentela): si tratta del paraguaiano Miguel Angel Almiron, classe 1994. Mancino, rapido, estremamente sgusciante, con un fisico asciutto, l'Almiron giocatore giocava da esterno d'attacco, ruolo in cui spiccava per qualità nell'1vs1 tanto da meritarsi il soprannome di "Di Maria paraguayo", ma mancava un po' di concretezza per spiccare davvero. L'Almiron allenatore lo ha spostato qualche metro più indietro seguendo l'esempio di quanto fatto dal Di Maria argentino quando il Real Madrid ha vinto la decima, e ha ottenuto un giocatore nuovo. Almiron non solo ha dimostrato di avere la resistenza e il senso tattico per disimpegnarsi da interno, ma in quella posizione è risultato imprendibile per gli avversari, sfruttando gli spazi in modo letale grazie alla sua accelerazione. Rischiava di diventare uno qualunque, questo semestre potrebbe cambiargli le prospettive future.
La verticalità di Roman e Almiron in mezzo al campo, anche in ripartenza, ha cambiato il gioco del Lanus, che con Schelotto era molto più compassato e orizzontale, alla spagnola. In questo il lavoro del nuovo allenatore può ricordare quanto fatto da Luis Enrique al Barcellona: ha ridato stimoli e cambiato leggermente lo spartito dell'idea di calcio, senza stravolgerla.
Come tocco finale (e ricalcando sempre le ultime trasformazioni catalane), Almiron è tornato a schierare un tridente vero in attacco, puntando su Laucha Acosta (un indispensabile del Lanus), il ritorno di Sand e Pablo Mouche, vecchia conoscenza xeneize. L'unico affidabile in temini di gol è Sand, ma gli altri due sono esterni con ottima tecnica, esperienza, sacrificio, abilità in dribbling e soprattutto propensione all'assist. Un reparto funzionale, in cui le qualità individuali si amalgamano bene e si sommano.

Il titolo del Lanus è il compimento di un lavoro iniziato anni fa, ma potrebbe rappresentare un nuovo inizio per il club e anche per il tecnico Almiron, che non aveva mai trovato una simile alchimia.
In Argentina i commenti sono di ammirazione per una macchina da calcio in cui si vedono undici giocatori muoversi insieme, pronti a scambiarsi di ruolo, a coprirsi l'un l'altro, tutti sincronizzati sulla stessa idea tattica.
Una dedica speciale per questo titolo in casa Granate va sicuramente a Diego Barisone, scomparso un anno fa in un incidente stradale.


24 feb 2016

La Primera Division 2016

Pensavate che la formula del campionato argentino avesse trovato una sua stabilità dopo aver varato il mostruoso campionato a trenta squadre? E invece no, nemmeno le ultime volontà di Grondona sono bastate a regalarci un qualcosa di stabile e continuativo. Dopo un solo campionato unificato infatti siamo di nuovo di fronte a un torneo definito transicion, esattamente come l'ultimo del 2014, che copre il periodo che va da Febbraio a Maggio 2015.

Ma transizione verso cosa? Ovviamente verso un nuovo campionato unficato, senza la divisione in semestri. Non bastava averlo fatto nel 2015? No, perchè in Argentina se i cambiamenti non portano problemi non c'è gusto a farli.
Dopo un solo anno nelle stanze dei bottoni dell'AFA si sono trovati soddisfatti del torneo disputato sull'intero anno, ma si sono accorti di un dettaglio: in Europa i campionati non seguono l'anno solare, e questo comporta problemi sui tempi, soprattutto per il mercato. Quindi hanno deciso di passare anche loro al modello stagionale, e quindi bisognava coprire il semestre d'avanzo con un nuovo torneo corto. Di transizione, appunto.

Il campionato 2015 però era a trenta squadre, con un girone di sola andata e una giornata extra per i derby di ritorno. Impossibile renderlo corto dimezzando semplicemente le giornate. Quindi i dirigenti hanno dato fondo alle loro riserve di fantasia.
Le trenta squadre sono ora divise in due gironi da quindici. Il torneo prevede quattordici partite interne al girone e due "interzonali", che essenzialmente rappresentano i derby, che vedranno andata e ritorno. La dodicesima giornata è da cerchiare sul calendario: sarà la fecha de los clasicos in cui appunto si disputeranno solo derby, il giorno preferito dei prefetti di tutta l'Argentina.
Un totale quindi di sedici partite, al termine delle quali le due squadre in testa ai rispettivi gironi disputeranno una finale, prevista per il 29 Maggio, che eleggerà il campione del semestre.

Finita questa ennesima transizione la formula dovrebbe diventare stabile, con un campionato unico che si disputerà da Agosto a Giugno.
Finchè non cambierà di nuovo tutto, anche senza un motivo preciso.

2 nov 2015

Il Boca torna a vincere

Tanto tuonò che piovve.
Potrebbe essere questo il sottotitolo alla vittoria del campionato del Boca Juniors, a simboleggiare uno dei titoli più annunciati della storia recente del calcio argentino vista la qualità della rosa in mano ad Arruabarrena.
Vincere però non è mai scontato, e il primo campionato senza la formula a semestri è una conquista importante per il popolo xeneize.

Il Boca fin dalla partenza del campionato aveva un compito preciso: vincere, senza discussioni. Nessun'altra concorrente poteva infatti vantare una rosa con esperienza, leadership, profondità, qualità tecnica e fisica paragonabile. Un salto notevole per il tecnico Arruabarrena, che era arrivato al Boca per ricostruire e partire dal basso, forgiando talenti più che gestendo campioni.
Essere condannati a vincere non è mai semplice, soprattutto se a Buenos Aires hai la maglia azul y oro. In più il club non riusciva a imporsi in campionato dal 2011, un periodo di digiuno che non si vedeva dagli anni 80. Tutta la pressione era su Arruabarrena, che aveva la fortuna di allenare una corazzata, ma doveva anche gestirne ritmi e umori, cosa per nulla scontata per un allenatore classe '75 senza sostanzialmente alcuna esperienza di livello.
La verticale della squadra a inizio anno recitava Orion-Diaz-Gago-Lodeiro-Osvaldo. Qualcosa che in Argentina sembra più una selezione all-star che una squadra di club, a cui si aggiungevano giocatori prodotti in casa e ormai affermati (Colazo, Erbes, Chavez), un referente di centrocampo come Pablo Perez e pibes in rampa di lancio (Meli, Cubas, Betancur, Calleri). Non c'era un reparto che presentava particolari debolezze, qualità e fisicità erano diffuse e distribuite. Gli unici dubbi ammissibili erano la tenuta mentale di Osvaldo e, appunto, la capacità di Arruabarrena di gestire una rosa simile.
La situazione per le avversarie è anche peggiorata durante il mercato estivo. La partenza di Osvaldo è stata compensata dal ritorno di Carlos Tevez, e in difesa è arrivato ad affiancare Cata Diaz un giocatore come Fernando Tobio. Per chi non se lo ricordasse il difensore classe '89 è stato una colonna del Velez di Gareca, con cui ha vinto tre titoli.

Il Boca di fatto ha dominato il campionato, vivendo solo un periodo di crisi verso metà torneo a cavallo dall'eliminazione dalla Libertadores. Gestire il doppio impegno in Sudamerica non è mai facile, soprattutto se di mezzo c'è uno scontro col River, e gli xeneizes hanno pagato con un pari e due sconfitte consecutivi. L'eliminazione dalla Copa resta il capitolo peggiore di questa stagione sia per la squadra che per il lavoro del tecnico.
Il momento più complicato però è stato un altro. Alla giornata ventirè, a sette dalla fine, il Boca in casa aveva la possibilità di chiudere i giochi contro il San Lorenzo secondo. In un finale drammatico gli ospiti avevano trovato il gol con Matos su uno svarione incredibile del giovane Betancour. Improvvisamente il Boca non era più primo e tutto sembrava perduto. Da quel momento però in sette giornate gli xeneizes hanno messo insieme quindici punti contro gli otto dei rivali, rimontando lo svantaggio e dando una certa dimostrazione di carattere, ma soprattutto salvando la carriera di un giovane talento.
Il titolo è arrivato con una giornata d'anticipo grazie alla vittoria per 1-0 sul Tigre, con 64 punti totali e sei di vantaggio sul San Lorenzo secondo. Arruabarrena ha messo insieme una squadra capace di chiudere il torneo come migliore attacco e seconda miglior difesa.

Il Boca di Arruabarrena non ha fatto spettacolo, e infatti dieci delle venti vittorie attuali sono arrivate con appena un gol di scarto, ma semplicemente ha sempre trovato il modo per vincere attingendo alle mille risorse a disposizione. L'unico vero referente offensivo è stato Tevez, e ci mancherebbe altro, che è arrivato in estate. Per il resto gli uomini si sono alternati e non è un caso che nella classifica marcatori l'unico nome del Boca tra i top sia Jonathan Calleri. Una rosa importante, ma incredibilmente democratica nel distruibuire i gol e dividersi gli onori.
Arruabarrena ha scelto fin dall'inizio di gestire il gruppo senza cercare di strafare, seguendo inconsciamente il motto secondo cui l'allenatore migliore è quello che per prima cosa non fa danni. I suoi uomini anche solo come impatto fisico erano abbastanza superiori agli avversari da vincere quasi per inerzia. Il suo Boca tatticamente prevede una difesa a quattro, un mediano deputato alla fase difensiva e cinque uomini col compito di scardinare le difese avversarie. L'unica idea fissa è avere due riferimenti larghi per dilatare le maglie difensive, ma i movimenti di interni e trequartisti sono più liberi, soprattutto da quando c'è Tevez. Arruabarrena ha preferito lasciare qualche licenza ai suoi uomini piuttosto che cercare una grande organizzazione tattica, sfruttando estro, capacità individuali e impatto fisico.
In difesa il Boca ha sofferto soprattutto le ripartenze a causa della tendenza a riversarsi in forze in attacco. I difensori sono spesso stati esposti a rischi e cartellini, ma grazie alla fisicità generale e all'abilità di alcuni singoli il fortino ha retto nella maggior parte delle occasioni.
C'è da dire che quando hanno perso gli uomini del Vasco hanno perso abbastanza male. Escludendo il caso San Lorenzo le altre quattro sconfitte sono arrivate tutte con due o più gol subiti, compreso un incontro folle con l'Union di Santa Fe. 

Parlando di singoli, l'arrivo dell'Apache dalla Juventus ha dato una carica extra a tutto l'ambiente, ma soprattutto ha portato gol e punti. Forse ci si poteva aspettare ancora di più da un giocatore capace di segnare cinquanta gol in due anni in Italia, ma il titolo era l'unica cosa veramente importante. I suoi movimenti, il suo carisma, la sua leadership, la sua capacità di inventarsi gol e di dare qualità all'azione hanno trasformato il Boca in una macchina difficilmente arrestabile.
Un talento perennemente inespresso come Lodeiro è riuscito a trovare giocate decisive. Sempre alla ricerca di un ruolo, di una collocazione, di uno spazio, col suo mancino è in grado di regalare qualcosa di importante e la maglia del Boca sembra avergli dato una nuova dimensione. Supportato da una squadra di livello si evidenziano i suoi pregi e vengono coperti i difetti, soprattutto sul dinamismo.
In difesa in Argentina è singolarmente importante avere un referente che con carisma ed esperienza dia solidità e fiducia a tutti. Il Cata Diaz in questo è un esempio perfetto oltre che l'erede del Flaco Schiavi. Spesso al limite, sicuramente intimidatorio anche solo con la sua espressione scolpita nella pietra, per il Boca è un totem irrinunciabile. Da seguire la crescita di Tobio al suo fianco nel prossimo futuro.
Dei pibes quelli che si sono messi maggiormente in mostra sono Cubas e ovviamente Calleri. Il mediano classe '96, buttato nella mischia praticamente da subito, ha dimostrato ottime letture tattiche, buone geometrie e soprattutto una dose infinita di garra che gli permette di andare ben oltre il suo fisico minuto. L'attaccante classe '93 invece può essere considerato il grande protagonista del torneo. Si è imposto come minaccia costante e miglior marcatore della squadra con dieci reti, tra cui questa perla. Calleri è un giocatore importante per corsa, movimenti, impatto fisico e voglia, sa farsi sempre trovare pronto sotto porta ed è cresciuto tantissimo in fiducia. Tecnicamente è ancora da raffinare per poter giocare più esterno, ma dentro l'area è già letale anche grazie a un tiro potente e preciso, unito alla capacità di tagliare verso la porta e di leggere in anticipo dove finirà il pallone.

Prossimo appuntamento il 4 Novembre per la finale di Copa Argentina contro il Rosario Central.
Un double sarebbe un'affermazione locale importante.

22 ott 2014

Piscu & Romero

River e Lanus sono rispettivamente prima e seconda nel torneo Transicion ed entrambe stanno anche disputando la Copa Sudamericana, di cui il Lanus è anche campione in carica. Sono squadre ben allenate, con un'identità ben precisa in campo e diversi uomini di qualità in grado di risultare decisivi.
Tuttavia due giocatori in particolare spiccano per capacità di gestione della palla e influenza generale sul gioco, il numero 15 della banda e il 10 del granate.

Silvio Romero

Il numero dieci del Lanus è un classe 1988 con alle spalle un corposo curriculum sia nel calcio argentino in generale che nel granate in particolare. Fa il suo esordio nel 2005, tra le fila dell'Instituto Cordoba, e passa proprio al club di Buenos Aires nel 2010 dopo aver messo a segno trentadue gol nelle sue prime tre stagioni da titolare. La sua prima esperienza al Lanus vede trentuno gol in tre stagioni, di cui la seconda è stata la meno fortunata. Conosce l'Europa in prestito al Rennes nel 2013-2014 in un'esperienza poco fruttuosa e torna al suo club nell'estate 2014 dopo un trasferimento saltato in Messico. Rimasto quindi quasi per caso a sorpresa è diventato il giocatore più determinante per la fase offensiva di Guillermo Barros Schelotto.
Romero è un attaccante di movimento, destro di piede, che si distingue fin dai tempi cordobesi per tecnica, capacità di vedere la porta e soprattutto abilità nel muoversi senza palla. Non ha problemi a svariare su tutto il fronte d'attacco, giocando sia da esterno che da prima punta, proprio per la sua intelligenza che gli permette di leggere prima lo sviluppo dell'azione unita al trattamento della sfera. Per i canoni argentini ha abbastanza fisicità per difendere efficacemente palla, grazie anche alla capacità di controllo e alla pericolosità nel gioco di prima. Al Lanus si trova inserito in un contesto fluido e ricco di giocatori di qualità in cui raffina la sua visione di gioco, il dribbling anche in progressione e il dialogo coi compagni, trovandosi più spesso a sfruttare l'uno contro uno sull'esterno, posizione da cui può cercare sia l'assist che il taglio verso la porta.
A 26 anni Romero è un giocatore nel pieno della maturità tecnica che riesce a sfruttare le sue qualità in ogni fase della manovra offensiva. Infatti è vicecapocannoniere del Torneo con otto gol segnati, miglior marcatore della squadra, ma produce anche assist come questo e riesce a servire così l'inserimento del suo compagno Acosta. Sia che giochi da prima punta (falso nueve, si direbbe da qualche parte) sia che parta largo tende a svariare molto, sia tagliando verso l'area che venendo incontro per organizzare l'azione. Ha infine un'apprezzabile tendenza a giocare velocemente la sfera, senza eccedere in tocchi o dribbling insistiti.

Leonardo Pisculichi

Se la carriera di Romero si è sviluppata quasi interamente in Argentina, quella di Pisculichi lo ha portato a vagabondare per tutto il globo, abbandonando poco più che ventenne l'Argentinos Juniors in direzione Europa. Dopo una fugace avventura alle Baleari agli ordini dell'Hombre Vertical Hector Cuper, il trequartista del River ha risposto presente alla chiamata dorata del Qatar, dove è rimasto per cinque stagioni, prima di accasarsi per un biennio a Jinan, provincia di Shandong, Repubblica Popolare Cinese. Un anno fa arriva la richiesta d'aiuto dell'Argentinos, invischiato nella lotta salvezza, e Piscu coglie al volo l'opportunità per il ritorno in patria: un buon semestre dal punto di vista individuale, ma vano in ottica retrocessione.
In estate il trequartista classe '84 passa al River Plate orfano di Ramon Diaz, suscitando più di qualche perplessità in una tifoseria ansiosa di accogliere nuovamente a casa qualche grande ex come Pablito Aimar.
L'iniziale scetticismo viene tuttavia distrutto dopo poche partite, il tempo di lasciare che il numero 15 assorba l'idea di calcio di Gallardo e che il Muneco capisca come utilizzarlo. La sintonia è totale e Pisculichi, più della solidità di Kranevitter e della vena di Teofilo, si rivela l'ago della bilancia della Banda. Ogni azione offensiva passa per il suo sinistro: che si tratti di palleggio a centrocampo o di verticalizzare il gioco, è lui l'incaricato a spaccare in due le difese avversarie con palle velenose e duetti con i compagni. La propensione all'assist è innata (ringraziano le medie realizzative di Mora e Teo), così come la capacità di vedere spazi che apparantemente non esistono. Il mancino diventa un'arma letale su calci d'angolo e piazzati e le percussioni palla al piede, con quel suo incedere che un po' ricorda il Chori Dominguez, sorprendono per efficacia e imprevedibilità.
Ma a lasciare stupefatti, è l'assoluta propensione al lavoro senza palla: Piscu è infatti l'incaricato a dettare il primo pressing del River, un inatteso recuperatore di palloni capace di far collaborare alla perfezione le fasi di non possesso di attacco e centrocampo. Insomma, un giocatore vero all'apice della carriera, capace di intendere il gioco prima degli altri e con quel tocco di fantasia che finora gli ha permesso di entrare nella maggior parte delle azioni da gol dei Millonarios; un elemento fondamentale che Gallardo dovrà riuscire a gestire fisicamente in vista del duro finale di semestre.

16 dic 2013

San Lorenzo campeon


L'ultima giornata della primera Argentina era aperta a ogni risultato.
Le due attesissime partite si sono chiuse con altrettanti pareggi (Velez Sarsfield - San Lorenzo 0-0, Newell's Old Boys - Lanus 2-2), ma lo svolgimento è stato ben più emozionante di quanto raccontano i tabellini. C'è stata tanta paura che ha bloccato le squadre, ma anche emozioni, parate e gol. Una successione di eventi che nello svolgersi ha dato una crudele speranza ai tifosi di ogni squadra coinvolta, premiandone alla fine solo una. Quella probabilmente più aiutata dall'alto vista la fede dichiarata di Papa Bergoglio.
Il San Lorenzo infatti, malgrado i tentativi di suicidio, si è laureato campione dell'Inicial mantenendo il vantaggio di 2 punti sulle inseguitrici. Una vittoria importante e significativa a 6 anni dell'ultimo titolo vinto con in campo una serie di grandi nomi locali (Augustin Orion, Gaston Fernandez, Ezequiel Lavezzi, Cristian Tula, Jonathan Botinelli, Cristian Ledesma, Osmar Ferreyra e Diego Rivero).

La giornata finale dell'Inicial 2013 è iniziata in pieno stile argentino, con importanti ritardi e il rischio di non poter giocare la sfida tra Velez e San Lorenzo per l'intromissione di un magistrato che chiedeva la chiusura almeno parziale dello stadio José Amalfitani, a causa del ritrovamento durante l'ultima ispezione di alcolici, materiale pirotecnico e oggetti contundenti. Accantonato il giallo, la partita di Buenos Aires e quella di Rosario hanno regalato un'altalena di emozioni, con le squadre impegnate nell'Interior ad affrontarsi a viso aperto, consapevoli della necessità di fare bottino pieno, e Pizzi a giocare una sfida a scacchi con Gareca, forte del vantaggio in classifica. Un pareggio, nel peggiore dei casi, avrebbe infatti garantito al Cuervo almeno un biglietto per lo spareggio contro l'eventuale vincente di NOB-Lanus.

La battaglia tra Lepra e Grana, alla fine, ha favorito la prima in classifica, permettendo al Ciclon di giocare per 90' con attenzione e ordine, senza la necessità di sbilanciarsi e offrire il fianco al Velez di Gareca. In un Fortin di Liniers stracolmo, con la Pandilla a fare da colonna sonora, la squadra di casa ha faticato a trovare ritmo e precisione, nonostante l'ottima regia di un Lucas Romero sempre più in crescita, permettendo agli ospiti di gestire tempi e gioco senza troppe difficoltà. Nei primi 75 minuti le occasioni più chiare sono state infatti del San Lorenzo, con qualche buono scambio in velocità sull'asse Piatti-Ruiz-Correa, poi l'emozione, la fatica e i nervi hanno preso il sopravvento e il peso offensivo del Velez è uscito allo scoperto. I cambi di Gareca hanno scombussolato la fase difensiva dell'undici di Boedo e soltanto il palo è riuscito a opporsi ad una splendida iniziativa individuale di Allione, il più pericoloso dei suoi. Ed è proprio sui piedi del giovane esterno del Fortin che, al 90', si è trovata la palla del titolo: rimbalzo perfetto dopo un salvataggio disperato della difesa del San Lorenzo, stadio immobile e tempo fermo per qualche secondo, ma alla sua conclusione si è opposto con un riflesso straordinario Sebastian Torrico. San Sebastian di Mendoza.
Gli ultimi secondi sono stati attimi di sofferenza pura, raccoglimento e lacrime, come quelle del Pipi Romagnoli, monumento e capitano del Ciclon.

Il percorso del Cuervo è partito da lontano, con una ristrutturazione generale fondata su una nuova generazione di talenti giovani/giovanissimi e un'intelaiatura di gioco precisa data dall'allenatore Juan Antonio Pizzi. Alla freschezza e imprevedibilità del classe '95 Angel Correa, del ventenne Alan Ruiz e dei vari Veron, Navarro e Villalba, il tecnico spagnolo ha saputo affiancare l'esperienza e solidità di giocatori come Nestor Ortigoza, Leandro Romagnoli, Juan Mercier e Nacho Piatti. Proprio l'ex-Lecce, con 8 reti, è stato fondamentale per sopperire al grave infortunio del centravanti uruguaiano Cauteruccio, che aveva iniziato il torneo trovando la via del gol con impressionante continuità (6 gol in 5 partite). La prolificità del reparto offensivo, tuttavia, è stata ben accompagnata da una difesa solida e arcigna, sempre ben protetta da uno straordinario Mercier. L'esperienza di giocatori come Cetto e Gentiletti ha fatto la differenza e nel momento di maggiore difficoltà è emerso l'eroe mendocino Seba Torrico. Tra gli altri vale la pena menzionare un giocatore che meriterebbe sicuramente una chance in Europa, ovvero Julio Buffarini (classe '88): infaticabile esterno destro con buoni piedi, resistenza fuori dalla norma, duttilità e, finalmente, un taglio di capelli presentabile.

Il 2013 del Ciclon, già entrato nella storia per la nomina di Papa Francesco e l'ufficialità della Vuelta a Boedo, si chiude dunque in modo straordinario, con un titolo arrivato un po' a sorpresa, ma che è un risultato meritato per il lavoro svolto dal club a tutti i livelli: sportivi e amministrativi.


 (in collaborazione con G.B.)

4 dic 2013

L'ultima giornata della Primera Argentina


La Primera Division argentina ci ha regalato negli anni combattutissimi finali a sorpresa.
Dal Velez che sotto la grandine e tra le polemiche batte e supera in classifica l'Huracan di Cappa, all'incredibile unione di risultati che ha portato a far vincere l'Arsenal, fino a uno storico triplo spareggio Tigre-San Lorenzo-Boca.

Il torneo di questo semestre è stato fin dall'inizio particolarmente combattuto. Tra le favorite in partenza si sono perse River e Racing, relegate addirittura agli ultimi posti, mentre ha saputo ripartire da zero il Boca di Bianchi. La scorsa giornata ha visto Lanus e proprio Boca pareggiare 2-2 malgrado la doppia inferiorità numerica degli uomini di Schelotto, mettendo forse fine ai sogni di titolo degli xeneizes, e il San Lorenzo non andare oltre lo 0-0 con l'Estudiantes, perdendo la chance di chiudere il torneo. Si è arrivati a una giornata dalla fine ad avere in 5 punti le prime 7 squadre, addirittura in 3 le prime 5. La classifica recita San Lorenzo 32, Lanus-Velez-NOB appaiate a 30, Arsenal 29, Boca 28.

La cosa incredibile, quasi da copione preparato, è che l'ultima giornata vede Newell's Old Boys - Lanus e Velez Sarsfield - San Lorenzo, praticamente un doppio confronto diretto per decidere il primo posto.
Tutto è nelle mani del cuervo che ha 2 punti di vantaggio e vedrebbe premiato un percorso abbastanza continuo e un grande lavoro sui giovani tipo Angel Correa. Ma queste cose in Argentina riservano sempre molte sorprese, con intrecci di risultati sorprendenti per alcuni e dolorosi per altri.
In caso di arrivo a pari punti non si guarderanno gli scontri diretti o i gol, ma si giocherà una nuova partita che sancirà il nuovo campione. Con più di 2 squadre a pari punti si realizzerà un mini-girone, come nel 2008. Che vinca il migliore.