Il Chelsea in questa sessione estiva ha condotto un mercato che possiamo definire strano, per non dire altro.
Nella sua seconda esperienza in blu Mourinho era finora stato chirurgico: lacune individuate, giocatori non graditi epurati, acquisti funzionali. Non a caso lo scorso anno il Chelsea era parso fin da subito una squadra da titolo, e poi puntualmente ha vinto.
Ma questa estate qualcosa è andato storto.
Malgrado la vittoria del campionato infatti il secondo Chelsea di Mourinho ha mostrato delle problematiche nel 2014/2015. Pochi ricambi, la necessità di ricorrere a Ramires nelle gare importanti, la scarsa condizione nella seconda parte della stagione, un problema chiamato Champions League. La squadra certamente era buona, ma c'era qualcosa da mettere a posto e ci si aspettava un certo lavoro sul mercato, viste anche le disponibilità.
Di fatto non è successo. Il Chelsea ha chiuso il mercato con quattro acquisti: Radamel Falcao, Asmir Begovic, Pedro e Abdul Rhaman Baba. Buoni o ottimi giocatori, ma che nel complesso spostano poco, troppo poco il livello della rosa dei blues. Soprattutto in proporzione al mercato delle concorrenti principali. Per il resto movimenti sui giovani, pescando come al soliti talenti tipo Nathan e Kenedy, ma troppo inesperti per avere un reale impatto immediato.
Chiariamo una cosa: i quattro arrivi principali rispondono a delle necessità. Begovic copre la cessione, pure redditizia, di Cech ed è un lusso assoluto come secondo. Falcao, alla ricerca del rilancio, prende il posto di Drogba come polizza sugli infortuni di Diego Costa. Baba sostituisce Filipe Luis, che di fatto al Chelsea ha fallito, andando a contendere il posto ad Azpilicueta, che non è un terzino sinistro naturale. Pedro porta nuova linfa e qualità a un attacco un po' a corto di alternative dopo il colossale flop di Cuadrado e le molte epurazioni di Mourinho nel tempo.
Il punto è che non basta.
Il Chelsea ha in rosa tre difensori centrali: Zouma, Cahill e John Terry. Il capitano, monumento del club, dopo una stagione di altissimo livello anche per continuità fisica - ha giocato tutti i minuti delle partite in cui è stato schierato - è partito in evidentissima difficoltà. Per un difensore classe 1980 il rischio era preventivabile, affrontarlo senza paracadute potrebbe rivelarsi alquanto imprudente.
Potrebbe adattarsi Ivanovic, ma anche nel reparto terzini i numeri sono ridotti. Anche qui gli effettivi sono tre: il serbo, Azpilicueta che può coprire entrambe le fasce e il neo arrivato Baba.
A centrocampo le cose non vanno meglio. Matic ha come unica riserva Obi Mikel, che il tecnico portoghese vede pochissimo. Fabregas invece non ha alcuna alternativa come centrocampista di regia e anche questo è un bel rischio per il Chelsea. Lo spagnolo infatti è insostituibile per il mix di qualità che possiede, ma già nella scorsa stagione ha mostrato cali di rendimento inquietanti che hanno influenzato molto il rendimento offensivo della squadra. Se dovesse nuovamente vivere una fase di appannamento nessuno potrebbe nemmeno in parte coprire il suo lavoro. Forse qualcosa potrebbe fare Oscar, ma il brasiliano non sembra esattamente ai vertici della classifica di gradimento di Mourinho. Anzi, se dovessi scommettere direi che entro un anno giocherà altrove.
Non è un caso che nel corso del tempo Zouma, in cui evidentemente Mou crede moltissimo, abbia giocato sia da centrale che da terzino su entrambe le corsie che da centrocampista difensivo. Ma per quanto Zouma si applichi e abbia talento non si può pretendere faccia tutto.
Si è parlato di offerte per Stones e Pogba, due nomi che certamente avrebbero coperto alla grande alcune lacune. Ma non sono arrivati, e per un club come il Chelsea, con appeal e disponibilità economiche, non chiudere certe trattative e non avere nemmeno alternative è un'aggravante più che una giustificazione.
In aggiunta il Chelsea ha iniziato la stagione in una condizione fisica terrificante, in negativo. Magari Mourinho voleva evitare il collasso a metà stagione come lo scorso anno, ma qualcosa non sembra essere andato per il verso giusto e ha messo in mostra senza pietà tutti i limiti di questa rosa.
Visualizzazione post con etichetta Falcao. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Falcao. Mostra tutti i post
3 set 2015
27 giu 2015
Il fallimento della Colombia
Solo un anno fa la Colombia aveva fatto innamorare tutti.
Ai Mondiali 2014 la squadra di Pekerman era stata la sorpresa più credibile del torneo, eliminata solo dal Brasile in un quarto di finale difficile da digerire per gli spettatori imparziali, figuriamoci per i tifosi. Quella squadra aveva un impianto semplice, ma ben definito, predicato sulla fisicità di tutti gli interpreti, sull'ordine in fase difensiva e sugli spunti di classe dei giocatori offensivi.
In Brasile la Colombia aveva dominato il suo girone vincendo tutte le partite segnando ben nove gol. Nella fase a eliminazione agli ottavi i cafeteros regalarono una prestazione straordinaria contro l'Uruguay, trascinati da una doppietta di James, per poi essere eliminati dal Brasile grazie anche a un arbitraggio decisamente casalingo. Proprio il numero 10, indiscutibile rivelazione del torneo, chiuse la competizione da capocannoniere con sei centri. Cuadrado invece come migliore negli assist con quattro passaggi decisivi per i compagni.
Su questa base ci si aspettava una Colombia protagonista nella Copa America 2015, dove avrebbe potuto anche contare su un certo Radamel Falcao. Invece qualcosa è andato decisamente storto.
La Colombia chiude la Copa America eliminata ai quarti dall'Argentina ai rigori. Un risultato che sarebbe anche onorevole se arrivato in un altro modo. Nel girone ha chiuso con una vittoria (storica, col Brasile), un pareggio e una sconfitta (col Venezuela), classificandosi ai quarti come seconda tra le migliori terze. Un solo gol segnato e uno subito, cui fa seguito lo 0-0 contro l'Argentina. Una partita interamente difensiva, arrivata ai rigori solo grazie a San Ospina.
Dell'idea di Pekerman è rimasta solo la fisicità. In quattro partite i cafeteros, malgrado un reparto offensivo composto da Victor Ibarbo, Luis Muriel, Jackson Martinez, Teofilo Gutierrez, Carlos Bacca, Radamel Falcao, Juan Cuadrado e James Rodriguez, hanno trovato la via del gol solo sugli sviluppi di una punizione, per di più grazie a Murillo che fa il difensore centrale. La squadra si è salvata grazie alla solidità difensiva (un solo gol subito), che però ha avuto bisogno di un notevole aiuto dalla buona sorte. Chiedere a Otamendi per informazioni.
L'errore più evidente dell'impostazione di Pekerman è stato l'abbandono totale del centrocampo. La sua coppia titolare è sempre stata quella composta da Carlos Sanchez e Abel Aguilar, e l'assenza del secondo è stata molto più pesante del preventivabile. Aguilar era l'unico elemento di tutti i convocati ad avere una vaga idea di regia e nessuno è stato in grado di rimpiazzarlo. Di base la Colombia si è trovata nettamente spaccata in due, con un blocco fisso formato dai centrali difensivi e mediani e tutti gli altri in avanti, terzini compresi. Un sistema che, ad essere generosi, puntava molto sulle qualità dei singoli dalla metà campo in su per portare avanti palla, creare superiorità e inventare qualcosa, sfruttando estro e tecnica, ma anche la corsa per coprire e proporsi.
Peccato che in Cile tutti gli uomini più attesi della Colombia fossero in condizioni disastrose. Cuadrado si è mostrato nella sua versione irritante e fumosa, James con poche idee e le polveri decisamente bagnate, l'attesissimo e capitano Falcao il fantasma di se stesso. Bacca è durato settanta minuti nella prima partita (persa), Jackson Martinez come quasi sempre con la maglia della nazionale non ha trovato il suo ruolo, Ibarbo comparsa tattica era e comparsa tattica è rimasto. Gli unici spunti li ha regalati Teofilo Gutierrez, nettamente il più positivo del reparto offensivo, che si è però totalmente eclissato contro l'Argentina, tanto che Pekerman lo ha sostituito dopo appena ventiquattro minuti.
Proprio Pekerman, espertissimo professore di calcio, si è trovato in netta difficoltà a gestire una rosa con troppi problemi. La missione delle prime partite era recuperare Falcao, a costo di sacrificare gli altri tipo Bacca, ma il piano è nettamente fallito e la scelta di pachinarlo proprio contro l'Argentina è una conferma.
Nei quarti il ct ha tentato il tutto per tutto. Ha messo in campo tutti gli uomini che potessero unire corsa e qualità per cercare un compromesso improbabile che permettesse di coprire il campo e ripartire, abbandonando del tutto la mediana abbassando addirittura James per sfruttarne lanci e visione. Inutile dire che non ha funzionato.
Il vero peccato è che questa generazione della Colombia, da molti considerata d'oro, potrebbe aver chiuso così la sua esperienza internazionale.
Una generazione d'oro durata un mese, del 2014.
Ai Mondiali 2014 la squadra di Pekerman era stata la sorpresa più credibile del torneo, eliminata solo dal Brasile in un quarto di finale difficile da digerire per gli spettatori imparziali, figuriamoci per i tifosi. Quella squadra aveva un impianto semplice, ma ben definito, predicato sulla fisicità di tutti gli interpreti, sull'ordine in fase difensiva e sugli spunti di classe dei giocatori offensivi.
In Brasile la Colombia aveva dominato il suo girone vincendo tutte le partite segnando ben nove gol. Nella fase a eliminazione agli ottavi i cafeteros regalarono una prestazione straordinaria contro l'Uruguay, trascinati da una doppietta di James, per poi essere eliminati dal Brasile grazie anche a un arbitraggio decisamente casalingo. Proprio il numero 10, indiscutibile rivelazione del torneo, chiuse la competizione da capocannoniere con sei centri. Cuadrado invece come migliore negli assist con quattro passaggi decisivi per i compagni.
Su questa base ci si aspettava una Colombia protagonista nella Copa America 2015, dove avrebbe potuto anche contare su un certo Radamel Falcao. Invece qualcosa è andato decisamente storto.
La Colombia chiude la Copa America eliminata ai quarti dall'Argentina ai rigori. Un risultato che sarebbe anche onorevole se arrivato in un altro modo. Nel girone ha chiuso con una vittoria (storica, col Brasile), un pareggio e una sconfitta (col Venezuela), classificandosi ai quarti come seconda tra le migliori terze. Un solo gol segnato e uno subito, cui fa seguito lo 0-0 contro l'Argentina. Una partita interamente difensiva, arrivata ai rigori solo grazie a San Ospina.
Dell'idea di Pekerman è rimasta solo la fisicità. In quattro partite i cafeteros, malgrado un reparto offensivo composto da Victor Ibarbo, Luis Muriel, Jackson Martinez, Teofilo Gutierrez, Carlos Bacca, Radamel Falcao, Juan Cuadrado e James Rodriguez, hanno trovato la via del gol solo sugli sviluppi di una punizione, per di più grazie a Murillo che fa il difensore centrale. La squadra si è salvata grazie alla solidità difensiva (un solo gol subito), che però ha avuto bisogno di un notevole aiuto dalla buona sorte. Chiedere a Otamendi per informazioni.
L'errore più evidente dell'impostazione di Pekerman è stato l'abbandono totale del centrocampo. La sua coppia titolare è sempre stata quella composta da Carlos Sanchez e Abel Aguilar, e l'assenza del secondo è stata molto più pesante del preventivabile. Aguilar era l'unico elemento di tutti i convocati ad avere una vaga idea di regia e nessuno è stato in grado di rimpiazzarlo. Di base la Colombia si è trovata nettamente spaccata in due, con un blocco fisso formato dai centrali difensivi e mediani e tutti gli altri in avanti, terzini compresi. Un sistema che, ad essere generosi, puntava molto sulle qualità dei singoli dalla metà campo in su per portare avanti palla, creare superiorità e inventare qualcosa, sfruttando estro e tecnica, ma anche la corsa per coprire e proporsi.
Peccato che in Cile tutti gli uomini più attesi della Colombia fossero in condizioni disastrose. Cuadrado si è mostrato nella sua versione irritante e fumosa, James con poche idee e le polveri decisamente bagnate, l'attesissimo e capitano Falcao il fantasma di se stesso. Bacca è durato settanta minuti nella prima partita (persa), Jackson Martinez come quasi sempre con la maglia della nazionale non ha trovato il suo ruolo, Ibarbo comparsa tattica era e comparsa tattica è rimasto. Gli unici spunti li ha regalati Teofilo Gutierrez, nettamente il più positivo del reparto offensivo, che si è però totalmente eclissato contro l'Argentina, tanto che Pekerman lo ha sostituito dopo appena ventiquattro minuti.
Proprio Pekerman, espertissimo professore di calcio, si è trovato in netta difficoltà a gestire una rosa con troppi problemi. La missione delle prime partite era recuperare Falcao, a costo di sacrificare gli altri tipo Bacca, ma il piano è nettamente fallito e la scelta di pachinarlo proprio contro l'Argentina è una conferma.
Nei quarti il ct ha tentato il tutto per tutto. Ha messo in campo tutti gli uomini che potessero unire corsa e qualità per cercare un compromesso improbabile che permettesse di coprire il campo e ripartire, abbandonando del tutto la mediana abbassando addirittura James per sfruttarne lanci e visione. Inutile dire che non ha funzionato.
Il vero peccato è che questa generazione della Colombia, da molti considerata d'oro, potrebbe aver chiuso così la sua esperienza internazionale.
Una generazione d'oro durata un mese, del 2014.
22 giu 2015
Copa America 2015, i gironi
La Copa America del 2015 ha emesso i suoi primi verdetti. Arrivati alla fine dei gironi, cosa c'è da segnalare per questa edizione cilena?
Generali
La tattica del Cile: Jorge Sampaoli, oltre ad essere un bielsista, è una sorta di alchimista tattico. Ha tante idee e una ferrea volontà di vederle applicate in campo. Il suo Cile, comunque la si metta, è una squadra totalmente plasmata dal suo allenatore (oltre che dai due precedenti), che ha il gioco nel dna, punta a fare la partita e mostra un certo gusto nel farlo. Per chi si interessa di tattica un must assoluto da seguire. In queste gare si sono visti centrocampisti di inserimento usati come falsi nueve (Vidal, Aranguiz), l'uso contemporaneo di difesa a tre e a quattro, una punta usata come esterno sinistro a tutto campo (Edu Vargas), una mediana tenuta in piedi unicamente da un mediano di impostazione (Diaz) e un trequartista visionario (Valdivia). Quando ha dovuto pensare solo al risultato Sampaoli si è normalizzato schierando i giocatori nel modo più logico possibile. Ma non scommettete succeda sempre.
Il gioco del Perù: il Perù non è esattamente la nazionale più quotata del continente, ma si è qualificata ai quarti grazie al secondo posto in un girone con Brasile (con cui ha perso solo nel recupero), Colombia e un Venezuela sulla carta competitivo. Ricardo Gareca ha costruito una squadra decisamente solida, piena di garra, che però ha anche un concetto di gioco ben preciso. Sa cosa deve fare e come farlo, gioca sui suoi punti di forza senza strafare, ma nemmeno rinunciando in partenza. Strutturalmente gli manca un filo di qualità, soprattutto nella regia offensiva, ma per quello il Tigre può fare poco (a parte convocare Reynaldo Cruzado, giocatore col mancino più delicato delle Ande, ma anche col ritmo più compassato delle stesse). La cosa che rende tutto al limite del magico è che Gareca ha preso in mano la squadra a Marzo, alla faccia di chi si lamenta di non avere abbastanza i giocatori.
Il 9 del Brasile: un problema generazionale che rischia di sfociare nel dramma. Romario, Ronaldo, Adriano, Luis Fabiano e poi il nulla. Il 9 del Brasile semplicemente non esiste più. Fred è sempre stato una comparsa, Diego Tardelli con tutto il rispetto una barzelletta. Il grosso rimpianto è Pato, che poteva essere un simbolo mentre ormai può solo fare la comparsa nel campionato locale. La nazione calcisticamente più famosa al mondo oggi produce una marea di esterni/rifinitori/seconde punte (in cui rientra anche Neymar), ma nessun centravanti degno di questo nome. O meglio, uno ci sarebbe, ma è stato costretto a scegliere la Spagna. Grazie Scolari, grazie. A proposito, Jo come sta?
Giamaica volenterosa: alzi la mano chi si aspettava una Giamaica sommersa di gol. Ok, le ha perse tutte, ma onorevoli 1-0, pure contro squadre con attaccanti di un certo livello. Non si grida al miracolo, ma complimenti per l'approccio. Potete tornare in Africa soddisfatti.
L'attacco del Paraguay: siamo dalle parti del culto assoluto. Ramon Diaz ha pensato delle convocazioni che sembrano fatte apposta per solleticare i desideri più inconfessabili dei feticisti del calcio guaranì. Raul Bobadilla, Lucas Barrios, Roque Santa Cruz, Nelson Haedo Valdez, in ordine di numero, rappresentano un insieme che ogni cuore romantico non può che amare.
Delusione Colombia: al Mondiale, solo un anno fa, Pekerman aveva presentato una squadra invidiabile, ben costruita e conscia delle sue potenzialità. Oggi la Colombia sembra un ammasso di giocatori in cerca di autore, tutti persi sia mentalmente che fisicamente come il leader assoluto e capitano Falcao (leggete più sotto). La Colombia non sa come far arrivare il pallone ai suoi uomini offensivi, la manovra è lenta e involuta. La prima causa è che i cafeteros hanno un clamoroso buco di talento in mezzo al campo ulteriormente aggravato dall'assenza di Aguilar, forse l'unico con senso geometrico a disposizione. Si fa rimpiangere persino Guarin, che almeno di forza qualche pallone lo porta avanti. In aggiunta anche James Rodriguez non è nelle scintillanti condizioni di un anno fa e quindi non resta che procedere a strappi sperando che qualcuno si svegli. L'unico giocatore veramente in condizione risponde al nome di Teofilo Gutierrez, il che significa che molto facilmente si farà espellere entro il decimo della prima partita ad eliminazione.
Singoli
La rabona di Rojo: lo confesso, la aspettavo con ansia da un anno, anche se l'ho accolta con un lieve pizzico di delusione. Riproporla in fase offensiva, anziché nel bel mezzo della propria area di rigore, è stata infatti una scelta poco condivisibile. Ora non ci resta che attendere un gol di Rojo realizzato con il suo marchio di fabbrica.
L'eleganza di Ortigoza: avete mai visto Fantasia? Il pezzo con gli ippopotami e i coccodrilli? Ecco, Nestore Ortigoza sembra uscito da quella danza lisergica. Sihouette rivedibile, ma piedi musicali e capacità di gestire la palla da artista. Tutto nel Paraguay inizia da lui, che sembra sempre doversi fermare per riprendere fiato, ma poi il pallone ce l'ha sempre tra i piedi. Culto assoluto per uno dei giocatori più improbabili di questo calcio.
I guantini di Marcelo Moreno: nulla di tecnicamente rilevante, ma un vezzo quantomeno curioso per el Diablo Moreno. Perchè quei guantini nero e fluo? Con maglia bianca a maniche corte poi, quasi a esasperare il contrasto. Ma in fondo perchè no? Ne ordino tre paia.
Jorge Valdivia: il calcio. L'ingranaggio fondamentale per far girare a meraviglia lo splendido Cile di Sampaoli e la mente perfetta per innescare le letali armi offensive della Roja, grazie al suo piede meraviglioso e alla sua impareggiabile capacità nel leggere ogni azione. È il lato romantico della Copa, il giocatore che più di ogni altro meriterebbe il trionfo, soprattutto dopo il Mondiale ai margini.
Edu Vargas e Sampaoli: la storia è piena di giocatori che con specifici allenatori danno il meglio. Edu Vargas ha il suo mentore in Jorge Sampaoli. Ogni volta che vede il tecnico argentino si trasforma da fumoso e leggero centravanti in Turboman. Gli deve praticamente la carriera visto l'exploit nella U, nel Cile è una pedina fondamentale, e la sensazione è che per il suo ct darebbe anche un braccio.
Neymar e il suo rapporto con la Colombia: parafrasando un detto italiano, vedi la Colombia e poi muori. Neymar fortunatamente è ancora vivo, ma siamo alla seconda competizione consecutiva che per lui termina dopo una sfida con i cafeteros. Ai Mondiali fu un intervento di Zuniga, oggi una crisi di nervi che non colpiva il 10 dai tempi del Santos. Forse ha sentito il peso della responsabilità? Potremmo trovarci alle prime battute di una rivalità piccante.
Radamel Falcao: cercasi Tigre disperatamente. Da quando ha lasciato l'Atletico e si è infortunato Falcao è diventato un altro, nell'accezione negativa del concetto. In campo non ha nemmeno lontanamente l'impatto di un tempo, soprattutto come garra, carisma, presenza nella partita. Una copia sbiatida e vuota dell'incredibile centravanti che ha dominato l'Europa (League). Pekerman lo ha nominato capitano, e conoscendo il suo rapporto con quelli che elegge suoi fedelissimi punterà su Falcao fino alla fine. Probabilmente affondando.
Edinson Cavani: non ha mai trascinato l'Uruguay, a detta di tutti perché costretto a un ruolo da gregario a causa dell'ingombrante presenza di Luis Suarez. Dopo queste prime uscite dell'Uruguay, tuttavia, viene spontaneo chiedersi se il Matador abbia i requisiti per trascinare da solo la squadra charrua. Da stella indiscussa della Celeste finora ha giocato una Copa impalpabile, lontano dal gioco e senza la giusta carica agonistica per essere il vero condottiero della banda Tabarez.
Generali
La tattica del Cile: Jorge Sampaoli, oltre ad essere un bielsista, è una sorta di alchimista tattico. Ha tante idee e una ferrea volontà di vederle applicate in campo. Il suo Cile, comunque la si metta, è una squadra totalmente plasmata dal suo allenatore (oltre che dai due precedenti), che ha il gioco nel dna, punta a fare la partita e mostra un certo gusto nel farlo. Per chi si interessa di tattica un must assoluto da seguire. In queste gare si sono visti centrocampisti di inserimento usati come falsi nueve (Vidal, Aranguiz), l'uso contemporaneo di difesa a tre e a quattro, una punta usata come esterno sinistro a tutto campo (Edu Vargas), una mediana tenuta in piedi unicamente da un mediano di impostazione (Diaz) e un trequartista visionario (Valdivia). Quando ha dovuto pensare solo al risultato Sampaoli si è normalizzato schierando i giocatori nel modo più logico possibile. Ma non scommettete succeda sempre.
Il gioco del Perù: il Perù non è esattamente la nazionale più quotata del continente, ma si è qualificata ai quarti grazie al secondo posto in un girone con Brasile (con cui ha perso solo nel recupero), Colombia e un Venezuela sulla carta competitivo. Ricardo Gareca ha costruito una squadra decisamente solida, piena di garra, che però ha anche un concetto di gioco ben preciso. Sa cosa deve fare e come farlo, gioca sui suoi punti di forza senza strafare, ma nemmeno rinunciando in partenza. Strutturalmente gli manca un filo di qualità, soprattutto nella regia offensiva, ma per quello il Tigre può fare poco (a parte convocare Reynaldo Cruzado, giocatore col mancino più delicato delle Ande, ma anche col ritmo più compassato delle stesse). La cosa che rende tutto al limite del magico è che Gareca ha preso in mano la squadra a Marzo, alla faccia di chi si lamenta di non avere abbastanza i giocatori.
Il 9 del Brasile: un problema generazionale che rischia di sfociare nel dramma. Romario, Ronaldo, Adriano, Luis Fabiano e poi il nulla. Il 9 del Brasile semplicemente non esiste più. Fred è sempre stato una comparsa, Diego Tardelli con tutto il rispetto una barzelletta. Il grosso rimpianto è Pato, che poteva essere un simbolo mentre ormai può solo fare la comparsa nel campionato locale. La nazione calcisticamente più famosa al mondo oggi produce una marea di esterni/rifinitori/seconde punte (in cui rientra anche Neymar), ma nessun centravanti degno di questo nome. O meglio, uno ci sarebbe, ma è stato costretto a scegliere la Spagna. Grazie Scolari, grazie. A proposito, Jo come sta?
Giamaica volenterosa: alzi la mano chi si aspettava una Giamaica sommersa di gol. Ok, le ha perse tutte, ma onorevoli 1-0, pure contro squadre con attaccanti di un certo livello. Non si grida al miracolo, ma complimenti per l'approccio. Potete tornare in Africa soddisfatti.
L'attacco del Paraguay: siamo dalle parti del culto assoluto. Ramon Diaz ha pensato delle convocazioni che sembrano fatte apposta per solleticare i desideri più inconfessabili dei feticisti del calcio guaranì. Raul Bobadilla, Lucas Barrios, Roque Santa Cruz, Nelson Haedo Valdez, in ordine di numero, rappresentano un insieme che ogni cuore romantico non può che amare.
Delusione Colombia: al Mondiale, solo un anno fa, Pekerman aveva presentato una squadra invidiabile, ben costruita e conscia delle sue potenzialità. Oggi la Colombia sembra un ammasso di giocatori in cerca di autore, tutti persi sia mentalmente che fisicamente come il leader assoluto e capitano Falcao (leggete più sotto). La Colombia non sa come far arrivare il pallone ai suoi uomini offensivi, la manovra è lenta e involuta. La prima causa è che i cafeteros hanno un clamoroso buco di talento in mezzo al campo ulteriormente aggravato dall'assenza di Aguilar, forse l'unico con senso geometrico a disposizione. Si fa rimpiangere persino Guarin, che almeno di forza qualche pallone lo porta avanti. In aggiunta anche James Rodriguez non è nelle scintillanti condizioni di un anno fa e quindi non resta che procedere a strappi sperando che qualcuno si svegli. L'unico giocatore veramente in condizione risponde al nome di Teofilo Gutierrez, il che significa che molto facilmente si farà espellere entro il decimo della prima partita ad eliminazione.
Singoli
La rabona di Rojo: lo confesso, la aspettavo con ansia da un anno, anche se l'ho accolta con un lieve pizzico di delusione. Riproporla in fase offensiva, anziché nel bel mezzo della propria area di rigore, è stata infatti una scelta poco condivisibile. Ora non ci resta che attendere un gol di Rojo realizzato con il suo marchio di fabbrica.
L'eleganza di Ortigoza: avete mai visto Fantasia? Il pezzo con gli ippopotami e i coccodrilli? Ecco, Nestore Ortigoza sembra uscito da quella danza lisergica. Sihouette rivedibile, ma piedi musicali e capacità di gestire la palla da artista. Tutto nel Paraguay inizia da lui, che sembra sempre doversi fermare per riprendere fiato, ma poi il pallone ce l'ha sempre tra i piedi. Culto assoluto per uno dei giocatori più improbabili di questo calcio.
I guantini di Marcelo Moreno: nulla di tecnicamente rilevante, ma un vezzo quantomeno curioso per el Diablo Moreno. Perchè quei guantini nero e fluo? Con maglia bianca a maniche corte poi, quasi a esasperare il contrasto. Ma in fondo perchè no? Ne ordino tre paia.
Jorge Valdivia: il calcio. L'ingranaggio fondamentale per far girare a meraviglia lo splendido Cile di Sampaoli e la mente perfetta per innescare le letali armi offensive della Roja, grazie al suo piede meraviglioso e alla sua impareggiabile capacità nel leggere ogni azione. È il lato romantico della Copa, il giocatore che più di ogni altro meriterebbe il trionfo, soprattutto dopo il Mondiale ai margini.
Edu Vargas e Sampaoli: la storia è piena di giocatori che con specifici allenatori danno il meglio. Edu Vargas ha il suo mentore in Jorge Sampaoli. Ogni volta che vede il tecnico argentino si trasforma da fumoso e leggero centravanti in Turboman. Gli deve praticamente la carriera visto l'exploit nella U, nel Cile è una pedina fondamentale, e la sensazione è che per il suo ct darebbe anche un braccio.
Neymar e il suo rapporto con la Colombia: parafrasando un detto italiano, vedi la Colombia e poi muori. Neymar fortunatamente è ancora vivo, ma siamo alla seconda competizione consecutiva che per lui termina dopo una sfida con i cafeteros. Ai Mondiali fu un intervento di Zuniga, oggi una crisi di nervi che non colpiva il 10 dai tempi del Santos. Forse ha sentito il peso della responsabilità? Potremmo trovarci alle prime battute di una rivalità piccante.
Radamel Falcao: cercasi Tigre disperatamente. Da quando ha lasciato l'Atletico e si è infortunato Falcao è diventato un altro, nell'accezione negativa del concetto. In campo non ha nemmeno lontanamente l'impatto di un tempo, soprattutto come garra, carisma, presenza nella partita. Una copia sbiatida e vuota dell'incredibile centravanti che ha dominato l'Europa (League). Pekerman lo ha nominato capitano, e conoscendo il suo rapporto con quelli che elegge suoi fedelissimi punterà su Falcao fino alla fine. Probabilmente affondando.
Edinson Cavani: non ha mai trascinato l'Uruguay, a detta di tutti perché costretto a un ruolo da gregario a causa dell'ingombrante presenza di Luis Suarez. Dopo queste prime uscite dell'Uruguay, tuttavia, viene spontaneo chiedersi se il Matador abbia i requisiti per trascinare da solo la squadra charrua. Da stella indiscussa della Celeste finora ha giocato una Copa impalpabile, lontano dal gioco e senza la giusta carica agonistica per essere il vero condottiero della banda Tabarez.
Etichette:
Cavani,
Chile 2015,
cile,
Colombia,
Copa America,
Copa America 2015,
Falcao,
neymar,
ortigoza,
perù,
valdivia,
Vargas
15 set 2014
Van Gaal tra nuovi acquisti, scelte e problemi di rosa
Per gli amanti delle alchimie tattiche ci sono due squadre da seguire ogni settimana: il Bayern Monaco di Guardiola e il Manchester United di Van Gaal. L'olandese, facendo due conti, è de facto il maestro del catalano e il loro calcio vede una base originaria comune e un'evoluzione che oggi trova curiosamente diversi punti di contatto.
Per Van Gaal, da sempre, la tattica viene prima degli uomini. Pochi hanno bisogno come lui di tempo e lavoro per tradurre sul campo dettami estremamente precisi. A complicare ulteriormente la questione il maestro Aloysius dopo una vita di integralismo su 4-3-3 e 4-2-3-1 è stato fulminato sulla via verso Rio dalla dottrina della difesa a tre, e quanto sperimentato all'improvviso con l'Olanda è diventato la norma anche sulla sponda rossa di Manchester.
Senza mezzi termini il faraonico mercato dello United si rivelerà fondamentale per permettere all'allenatore di porre in essere le sue idee. Il più grosso vantaggio dell'avere in mano un club di questo livello è appunto la possibilità di realizzare a livello di rosa praticamente ogni desiderio, mentre con una nazionale serve fare di necessità virtù.
I discorsi sulla disposizione della difesa sono solo specchietti per allodole. Per dare fluidità al reparto difensivo, oltre a grinta e fisicità, Marcos Rojo ricopre un ruolo fondamentale. Può fare il terzo a sinistra e il terzino a quattro indifferentemente, permettendo a Van Gaal di cambiare schieramento a seconda dei momenti.
Il nucleo centrale del nuovo modulo del Manchester è il rombo di centrocampo, che non a caso vede tre nuovi acquisti come titolari. Gli altri gli effettivi in campo sono destinati a fare da satelliti attorno a loro. Daley Blind da vertice basso deve portare ordine tattico in fase difensiva e tocchi orizzontali rapidi e precisi per favorire la circolazione, Di Maria e Ander Herrera come interni qualità, trattamento di palla, dribbling e playmaking, Mata pressing, inserimenti in area e rifinitura negli ultimi metri. Di sicuro hanno qualità da vendere, attorno a loro e in base alla loro condizione il gioco è destinato a svilupparsi e crescere. Sarà molto difficile sostituirli in caso di assenza. La principale alternativa, Adnan Januzaj, dovrà faticare parecchio e crescere moltissimo tatticamente per diventare l'alter ego dell'argentino col numero 7. Mi immagino un anno complicato per lui, ma fondamentale per la sua crescita.
Davanti ai centrocampisti il modulo prevede due punte, di cui una deve invariabilmente essere il nuovo capitano Wayne Rooney. Il capitano tatticamente e fisicamente potrebbe ricoprire ogni ruolo dall'interno in su, ma per non disperderne il talento è meglio farlo agire davanti. Proprio nel reparto offensivo la disponibilità economica unita alla smania di acquistare a causa delle prime difficoltà ha però portato a Van Gaal anche un evidente problema di gestione, che si traduce nella scelta del partner del suo numero 10. Robin Van Persie, il vecchio titolare nonchè protagonista assoluto dell'ultimo titolo, si trova infatti improvvisamente a subire la pesantissima concorrenza di Radamel Falcao. Il numero 20 appare in grossa difficoltà fisica, mentre il nuovo 9 dovrà abituarsi alla Premier, all'allenatore e riprendere confidenza dopo l'infortunio che gli ha fatto saltare i Mondiali. Oggi possono partire sostanzialmente alla pari, prima o poi però toccherà all'allenatore scegliere il titolare e gestire un nome ingombrante in panchina, specie in una stagione con solo campionato ed FA Cup da affrontare. Alle nostre latitudini si direbbe ad averne di questi problemi, nella realtà comunque è più scomodo di quanto si ammetta, specie col carattere di Van Gaal.
I milioni spesi in ogni caso non hanno risolto tutto. Le criticità più evidenti sono nel terzino destro e nel portiere.
David De Gea non è mai stato sul mercato e non mi risulta lo si voglia sostituire, tuttavia è quanto di più lontano ci sia dalle richieste di Van Gaal per un portiere. Bravo in porta, grandi riflessi, approssimativo nelle uscite, non del tutto a suo agio col pallone tra i piedi. Se avete visto Cillessen ai Mondiali, semplicemente l'esatto opposto. Riuscirà ad adattarsi o risulterà un pericolo costante?
Il terzino destro invece è un ruolo che può essere ricoperto da Rafael da Silva in chiave più difensiva e da modulo a quattro o da Antonio Valencia. Il brasiliano è un giocatore non all'altezza del ruolo da titolare nello United, il secondo di sicuro non è un terzino pur avendolo già fatto in emergenza (sempre tra il male e il malissimo), può avere un senso giusto da esterno a tutta fascia con difesa a tre. Niente di tragico, ma di sicuro non un punto di forza della rosa.
Un terzo problema è in generale nella linea difensiva, che ha perso tutti i suoi leader storici e deve ricostruirsi a livello sia tecnico che di personalità. Unendo questo e qualche incertezza sugli esterni il reparto diventa decisamente il più enigmatico, anche vista l'evidente vocazione offensiva degli ipotetici titolari. Rojo e il disegno tattico dovrebbero fornire nuove certezze quantomeno nel medio periodo, ma servirà anche una crescita dei vari Evans, Jones, Smalling e pure Blackett. La fisicità c'è, bisogna trovare testa e movimenti collettivi.
Nel contesto della Premier, lo United per competere avrà bisogno di un anno di lavori in corso sia per integrare i nuovi che per assimilare la tattica di Van Gaal. L'andamento potrebbe risultare erratico ed altalenante, ma la certezza è che ovunque abbia allenato Louis ha sempre vinto e lasciato terreno fertilissimo per il gioco del calcio.
Per Van Gaal, da sempre, la tattica viene prima degli uomini. Pochi hanno bisogno come lui di tempo e lavoro per tradurre sul campo dettami estremamente precisi. A complicare ulteriormente la questione il maestro Aloysius dopo una vita di integralismo su 4-3-3 e 4-2-3-1 è stato fulminato sulla via verso Rio dalla dottrina della difesa a tre, e quanto sperimentato all'improvviso con l'Olanda è diventato la norma anche sulla sponda rossa di Manchester.
Senza mezzi termini il faraonico mercato dello United si rivelerà fondamentale per permettere all'allenatore di porre in essere le sue idee. Il più grosso vantaggio dell'avere in mano un club di questo livello è appunto la possibilità di realizzare a livello di rosa praticamente ogni desiderio, mentre con una nazionale serve fare di necessità virtù.
I discorsi sulla disposizione della difesa sono solo specchietti per allodole. Per dare fluidità al reparto difensivo, oltre a grinta e fisicità, Marcos Rojo ricopre un ruolo fondamentale. Può fare il terzo a sinistra e il terzino a quattro indifferentemente, permettendo a Van Gaal di cambiare schieramento a seconda dei momenti.
Il nucleo centrale del nuovo modulo del Manchester è il rombo di centrocampo, che non a caso vede tre nuovi acquisti come titolari. Gli altri gli effettivi in campo sono destinati a fare da satelliti attorno a loro. Daley Blind da vertice basso deve portare ordine tattico in fase difensiva e tocchi orizzontali rapidi e precisi per favorire la circolazione, Di Maria e Ander Herrera come interni qualità, trattamento di palla, dribbling e playmaking, Mata pressing, inserimenti in area e rifinitura negli ultimi metri. Di sicuro hanno qualità da vendere, attorno a loro e in base alla loro condizione il gioco è destinato a svilupparsi e crescere. Sarà molto difficile sostituirli in caso di assenza. La principale alternativa, Adnan Januzaj, dovrà faticare parecchio e crescere moltissimo tatticamente per diventare l'alter ego dell'argentino col numero 7. Mi immagino un anno complicato per lui, ma fondamentale per la sua crescita.
Davanti ai centrocampisti il modulo prevede due punte, di cui una deve invariabilmente essere il nuovo capitano Wayne Rooney. Il capitano tatticamente e fisicamente potrebbe ricoprire ogni ruolo dall'interno in su, ma per non disperderne il talento è meglio farlo agire davanti. Proprio nel reparto offensivo la disponibilità economica unita alla smania di acquistare a causa delle prime difficoltà ha però portato a Van Gaal anche un evidente problema di gestione, che si traduce nella scelta del partner del suo numero 10. Robin Van Persie, il vecchio titolare nonchè protagonista assoluto dell'ultimo titolo, si trova infatti improvvisamente a subire la pesantissima concorrenza di Radamel Falcao. Il numero 20 appare in grossa difficoltà fisica, mentre il nuovo 9 dovrà abituarsi alla Premier, all'allenatore e riprendere confidenza dopo l'infortunio che gli ha fatto saltare i Mondiali. Oggi possono partire sostanzialmente alla pari, prima o poi però toccherà all'allenatore scegliere il titolare e gestire un nome ingombrante in panchina, specie in una stagione con solo campionato ed FA Cup da affrontare. Alle nostre latitudini si direbbe ad averne di questi problemi, nella realtà comunque è più scomodo di quanto si ammetta, specie col carattere di Van Gaal.
I milioni spesi in ogni caso non hanno risolto tutto. Le criticità più evidenti sono nel terzino destro e nel portiere.
David De Gea non è mai stato sul mercato e non mi risulta lo si voglia sostituire, tuttavia è quanto di più lontano ci sia dalle richieste di Van Gaal per un portiere. Bravo in porta, grandi riflessi, approssimativo nelle uscite, non del tutto a suo agio col pallone tra i piedi. Se avete visto Cillessen ai Mondiali, semplicemente l'esatto opposto. Riuscirà ad adattarsi o risulterà un pericolo costante?
Il terzino destro invece è un ruolo che può essere ricoperto da Rafael da Silva in chiave più difensiva e da modulo a quattro o da Antonio Valencia. Il brasiliano è un giocatore non all'altezza del ruolo da titolare nello United, il secondo di sicuro non è un terzino pur avendolo già fatto in emergenza (sempre tra il male e il malissimo), può avere un senso giusto da esterno a tutta fascia con difesa a tre. Niente di tragico, ma di sicuro non un punto di forza della rosa.
Un terzo problema è in generale nella linea difensiva, che ha perso tutti i suoi leader storici e deve ricostruirsi a livello sia tecnico che di personalità. Unendo questo e qualche incertezza sugli esterni il reparto diventa decisamente il più enigmatico, anche vista l'evidente vocazione offensiva degli ipotetici titolari. Rojo e il disegno tattico dovrebbero fornire nuove certezze quantomeno nel medio periodo, ma servirà anche una crescita dei vari Evans, Jones, Smalling e pure Blackett. La fisicità c'è, bisogna trovare testa e movimenti collettivi.
Nel contesto della Premier, lo United per competere avrà bisogno di un anno di lavori in corso sia per integrare i nuovi che per assimilare la tattica di Van Gaal. L'andamento potrebbe risultare erratico ed altalenante, ma la certezza è che ovunque abbia allenato Louis ha sempre vinto e lasciato terreno fertilissimo per il gioco del calcio.
Etichette:
Ander Herrera,
blind,
De Gea,
Di Maria,
Falcao,
Luis van Gaal,
manchester united,
Mata,
Rafael,
rojo,
valencia,
Van Persie
2 ott 2013
Un Superclasico di fantasia
Questa è la settimana del Superclasico e, come ogni semestre, ci si ritrova a scrivere di un intero Paese che si ferma, di una metropoli paralizzata e di milioni di cuori che per novanta minuti interrompono il loro battito. Ma mai come negli ultimi tempi si è fatta sentire l'assenza di spunti tecnici e di stelle di cui parlare, perchè River-Boca è sempre stata una sfida cruenta, di garra e di nervi, ma anche di classe, di grandi giocate e di magnifici giocatori.
L'impoverimento del Superclasico è il riflesso di quanto accade più in generale per il movimento calcistico argentino, sempre fascinoso per tradizione e costante imprevedibilità, quanto orfano dei talenti che anni fa imperversavano su tutti i campi della capitale e dell'interior. I giocatori migliori resistono in patria soltanto il tempo necessario a essere esposti in vetrina e prenotare il biglietto per l'Europa. C'è chi entra dalla porta principale passeggiando su un tappeto rosso, come Aguero e Erik Lamela, c'è chi sceglie la porta di servizio, come Gaitan, Blanco e Ferreyra e c'è chi se ne va in tenera età, come Icardi e Leo Messi. Le fortune sono alterne, ma l'emigrazione calcistica del futbol argentino è una certezza che in fondo anche l'Italia, meta predestinata, conosce molto bene.
Che cosa potrebbe essere allora River Plate-Boca Juniors se i talenti che hanno calcato l'erba del Monumental e della Bombonera fossero rimasti in Argentina? Per puro divertimento abbiamo provato a schierare delle formazioni composte da giocatori che sono cresciuti nei vivai dei due club o che hanno avuto dei trascorsi più o meno di rilievo nelle due squadre, lasciando da parte qualsiasi velleità di trovare una parvenza di credibilità ed equilibrio tattico.
Partiamo dai padroni di casa: per il River le numerose opzioni hanno portato a un 4231 a trazione iper-offensiva e di cui il maestro Marcelo Bielsa sarebbe indubbiamente orgoglioso. Tra i pali confermatissimo Barovero, saracinesca del River di Ramon Diaz e portiere che da anni si esprime a ottimi livelli. Davanti a lui una linea a quattro con Roberto Pereyra, Demichelis, Mascherano e Vangioni, l'altro giocatore della Banda attuale riproposto in questo undici. In mediana Esteban Cambiasso e Lucho Gonzalez, i capitani di Inter e Porto. Il quartetto offensivo però è la ciliegina sulla torta, con Lamela, Higuain -nel River ha iniziato da trequartista e la scelta di riproporlo in quel ruolo è votata al romanticismo- e Alexis Sanchez alle spalle del Tigre Radamel Falcao.
Per il Boca, come per gli avversari di sempre, la scelta è di optare per un 4231, con una difesa arcigna a coprire una mediana e un'attacco tutti genio e sregolatezza. Tra i pali anche in questo caso confermato il portiere attuale: Agustin Orion. In difesa, da destra a sinistra, Facundo Roncaglia, Nico Burdisso, il Muro Walter Samuel e Clemente Rodriguez -giuriamo che Riquelme non ha avuto voce in capitolo-. La mediana non brillerà per fosforo, ma Guarin e Banega garantiscono forza fisica e talento a volontà. Sulla trequarti ecco Nico Gaitan, Juan Roman Riquelme e Carlitos Tevez a formare un trio meraviglioso alle spalle dell'unica punta Rodrigo Palacio.
Per quanto tatticamente improbabili, non male, eh?
In collaborazione con G.D.C.
Iscriviti a:
Post (Atom)







