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15 set 2014

Van Gaal tra nuovi acquisti, scelte e problemi di rosa

Per gli amanti delle alchimie tattiche ci sono due squadre da seguire ogni settimana: il Bayern Monaco di Guardiola e il Manchester United di Van Gaal.  L'olandese, facendo due conti, è de facto il maestro del catalano e il loro calcio vede una base originaria comune e un'evoluzione che oggi trova curiosamente diversi punti di contatto.
Per Van Gaal, da sempre, la tattica viene prima degli uomini. Pochi hanno bisogno come lui di tempo e lavoro per tradurre sul campo dettami estremamente precisi. A complicare ulteriormente la questione il maestro Aloysius dopo una vita di integralismo su 4-3-3 e 4-2-3-1 è stato fulminato sulla via verso Rio dalla dottrina della difesa a tre, e quanto sperimentato all'improvviso con l'Olanda è diventato la norma anche sulla sponda rossa di Manchester.

Senza mezzi termini il faraonico mercato dello United si rivelerà fondamentale per permettere all'allenatore di porre in essere le sue idee. Il più grosso vantaggio dell'avere in mano un club di questo livello è appunto la possibilità di realizzare a livello di rosa praticamente ogni desiderio, mentre con una nazionale serve fare di necessità virtù.
I discorsi sulla disposizione della difesa sono solo specchietti per allodole. Per dare fluidità al reparto difensivo, oltre a grinta e fisicità, Marcos Rojo ricopre un ruolo fondamentale. Può fare il terzo a sinistra e il terzino a quattro indifferentemente, permettendo a Van Gaal di cambiare schieramento a seconda dei momenti.
Il nucleo centrale del nuovo modulo del Manchester è il rombo di centrocampo, che non a caso vede tre nuovi acquisti come titolari. Gli altri gli effettivi in campo sono destinati a fare da satelliti attorno a loro. Daley Blind da vertice basso deve portare ordine tattico in fase difensiva e tocchi orizzontali rapidi e precisi per favorire la circolazione, Di Maria e Ander Herrera come interni qualità, trattamento di palla, dribbling e playmaking, Mata pressing, inserimenti in area e rifinitura negli ultimi metri. Di sicuro hanno qualità da vendere, attorno a loro e in base alla loro condizione il gioco è destinato a svilupparsi e crescere. Sarà molto difficile sostituirli in caso di assenza. La principale alternativa, Adnan Januzaj, dovrà faticare parecchio e crescere moltissimo tatticamente per diventare l'alter ego dell'argentino col numero 7. Mi immagino un anno complicato per lui, ma fondamentale per la sua crescita.
Davanti ai centrocampisti il modulo prevede due punte, di cui una deve invariabilmente essere il nuovo capitano Wayne Rooney. Il capitano tatticamente e fisicamente potrebbe ricoprire ogni ruolo dall'interno in su, ma per non disperderne il talento è meglio farlo agire davanti. Proprio nel reparto offensivo la disponibilità economica unita alla smania di acquistare a causa delle prime difficoltà ha però portato a Van Gaal anche un evidente problema di gestione, che si traduce nella scelta del partner del suo numero 10. Robin Van Persie, il vecchio titolare nonchè protagonista assoluto dell'ultimo titolo, si trova infatti improvvisamente a subire la pesantissima concorrenza di Radamel Falcao. Il numero 20 appare in grossa difficoltà fisica, mentre il nuovo 9 dovrà abituarsi alla Premier, all'allenatore e riprendere confidenza dopo l'infortunio che gli ha fatto saltare i Mondiali. Oggi possono partire sostanzialmente alla pari, prima o poi però toccherà all'allenatore scegliere il titolare e gestire un nome ingombrante in panchina, specie in una stagione con solo campionato ed FA Cup da affrontare. Alle nostre latitudini si direbbe ad averne di questi problemi, nella realtà comunque è più scomodo di quanto si ammetta, specie col carattere di Van Gaal.

I milioni spesi in ogni caso non hanno risolto tutto. Le criticità più evidenti sono nel terzino destro e nel portiere.
David De Gea non è mai stato sul mercato e non mi risulta lo si voglia sostituire, tuttavia è quanto di più lontano ci sia dalle richieste di Van Gaal per un portiere. Bravo in porta, grandi riflessi, approssimativo nelle uscite, non del tutto a suo agio col pallone tra i piedi. Se avete visto Cillessen ai Mondiali, semplicemente l'esatto opposto. Riuscirà ad adattarsi o risulterà un pericolo costante?
Il terzino destro invece è un ruolo che può essere ricoperto da Rafael da Silva in chiave più difensiva e da modulo a quattro o da Antonio Valencia. Il brasiliano è un giocatore non all'altezza del ruolo da titolare nello United, il secondo di sicuro non è un terzino pur avendolo già fatto in emergenza (sempre tra il male e il malissimo), può avere un senso giusto da esterno a tutta fascia con difesa a tre. Niente di tragico, ma di sicuro non un punto di forza della rosa.
Un terzo problema è in generale nella linea difensiva, che ha perso tutti i suoi leader storici e deve ricostruirsi a livello sia tecnico che di personalità. Unendo questo e qualche incertezza sugli esterni il reparto diventa decisamente il più enigmatico, anche vista l'evidente vocazione offensiva degli ipotetici titolari. Rojo e il disegno tattico dovrebbero fornire nuove certezze quantomeno nel medio periodo, ma servirà anche una crescita dei vari Evans, Jones, Smalling e pure Blackett. La fisicità c'è, bisogna trovare testa e movimenti collettivi.

Nel contesto della Premier, lo United per competere avrà bisogno di un anno di lavori in corso sia per integrare i nuovi che per assimilare la tattica di Van Gaal. L'andamento potrebbe risultare erratico ed altalenante, ma la certezza è che ovunque abbia allenato Louis ha sempre vinto e lasciato terreno fertilissimo per il gioco del calcio.

15 lug 2014

Brazil2014 Top11/Flop11

Top 11

Neuer: è difficile escludere dalla Top11 Keylor Navas, ma Neuer in questo Mondiale ha confermato di essere il miglior portiere in circolazione per distacco. A volte dà l'impressione di esagerare con le coperture da libero (vedi l'intervento su Higuain in finale), ma tra i pali e in uscita trasmette tranquillità e sicurezza fondamentali per tutta la squadra.

Lahm: è il più forte terzino al Mondo e ormai un monumento del calcio tedesco e internazionale. Purtroppo le prime partite è stato dirottato in mediana, ma tornato nel suo ruolo naturale si è rivisto il piccolo fenomeno bavarese. Un concentrato di tecnica, intelligenza e umiltà unico.

Vlaar: la controfigura di Jason Statham spiega a tutti cosa vuol dire fare il difensore centrale. Fisico, duro quando serve, attento in marcatura, capace di leggere le situazioni, bravo a comandare una inedita linea a tre. Considerata la sua condizione tricotica, l'esatto opposto di David Luiz.

Garay: conferma la crescita esponenziale nell'ultima stagione in Portogallo, questa volta però senza la guida di Luisão. Diventa il leader difensivo dell'Argentina, dominando in marcatura e nel gioco aereo. Un delitto che vada allo Zenit.

Rojo: è la sorpresa dell'Argentina vice-campione. Criticatissimo all'estero e soprattutto in patria, il giocatore dello Sporting ripaga la fiducia totale di Sabella, arando la fascia sinistra con sorprendente qualità. PS: sarebbe stato comunque nella Top11 dopo il rinvio in rabona nella partita contro la Bosnia.

Mascherano: indiscutibilmente il vero capitano della seleccion argentina, lui che con Maradona non voleva la fascia. Da esempio in campo e leader silenzioso è evoluto in leader emotivo e vocale, dimostrando uno status accresciuto negli anni anche grazie all'esperienza vincente a Barcellona. Da centrocampista è uno spettacolo per la sua capacià di leggere gli spazi ed essere sempre dove deve, mettendoci anche pulizia in impostazione.

Schweinsteiger: c'è ma non si vede. Ha meno qualità di Kroos e meno strapotere fisico di Khedira, eppure è fondamentale per dare equilibrio e personalità ai campioni del Mondo. Lui e Lahm sono i pilastri sui cui Bayern e Germania hanno costruito la propria gloria recente.

Kroos: è il Mondiale della sua consacrazione e, pur steccando la finale, Toni conferma di essere uno dei migliori centrocampisti del pianeta. Ha tempi di gioco perfetti, invenzioni da trequartista e senso del gol, difficile pretendere di più. Il Bayern rischia di rimpiangerlo a lungo.

James Rodriguez: probabilmente in assoluto il miglior giocatore visto al Mondiale per leadership e completezza tecnica. Si toglie lo sfizio di chiudere da capocannoniere, con una nuova consapevolezza che può portarlo a un passo avanti verso l'Olimpo dei più grandi.

Robben: di fatto l'uomo su cui si reggeva l'organizzazione dell'Olanda, con la sua capacità di fare tutto da solo supportata da una condizione scintillante. Imprendibile nel girone, decisivo col Messico con un guizzo da campione vero. Fosse stato in queste condizioni nel 2010 l'Olanda avrebbe una stella sulla maglia.

Müller: due Mondiali, dieci gol, un terzo e un primo posto, feeling straordinario con la competizione. Il calcio gli scorre naturalmente nelle vene, tanto che è impossibile assegnargli un ruolo vero. Lui semplicemente sa dove andare e di conseguenza come giocare, oltre a intuire molto spesso dove sarà il pallone. Può anche sbagliare tutto, ma prima o poi si troverà sempre al posto giusto al momento giusto. Provvidenza.



Flop 11

Casillas: il simbolo del tracollo spagnolo a quattro anni di distanza dal trionfo, lui che era stato eroe. Mentalmente distrutto, tecnicamente inaffidabile in ogni situazione. Nella partita d'esordio commette errori addirittura imbarazzanti, che chiudono di fatto il suo torneo. Un declino lento e costante che non sembra avere nessuna intenzione di arrestarsi.

David Luiz: i brasiliani lo hanno eletto beniamino e leader della Seleçao. Lui per un attimo dà l'impressione di poter mantenere un buon livello di gioco e concentrazione in un torneo breve, invece crolla nel momento decisivo mostrando gli enormi limiti di sempre.

Piqué: un altro spagnolo in un tunnel complicatissimo. Fisicamente in perenne difficoltà, spesso deconcentrato, incapace di gestire gli spazi. senza alcun feeling coi compagni. Lontano anni luce dal centrale completissimo che dominava nel Barcellona.

Chiellini: timido, impacciato e sempre a terra. Nella difesa a quattro perde tutti i riferimenti andando in bambola totale contro la Costa Rica. Non è un giocatore tecnico, ma raramente lo si è visto tanto in difficoltà nella gestione della palla. Sarebbe uno dei leader dell'Italia.

Dani Alves: un terzino famoso per qualità, inserimenti e gestione del gioco che non si vede una singola volta in attacco. Ci si ricorderà di lui solo per i capelli tinti, ed era la sua grande nonchè unica occasione di imporsi col Brasile. Malgrado sia un classe '83 mentalmente potrebbe essere finito. 

Gerrard: il nome più difficile da inserire tra i Flop, ma paga per la fallimentare spedizione inglese. Il doppio impegno Liverpool-Inghilterra sembra ingestibile alla sua età, soprattutto se l'ingrato piano tattico (o presunto tale) di Hodgson lo costringe a esporre il fianco agli avversari. Come in Premier, ha inoltre la sfortuna di commettere l'errore decisivo nel momento decisivo.

Xavi: come per Gerrard, vedere un giocatore del suo livello tra i Flop fa malissimo. Purtroppo il centrocampista di Terrassa conferma di essere ormai prossimo al capolinea a certi livelli e tutta la Spagna crolla attorno a lui.. Ha segnato un'epoca d'oro e per Barcellona e Furie Rosse non sarà impresa facile trovarne l'erede.

Paulinho: una delle grandi novità di Scolari, che è naufragata col suo principale sponsor. I mesi difficilissimi al Tottenham hanno lasciato il segno. Fisicamente c'è, ma di fatto non riesce a portare alcun contributo concreto alla causa del Brasile. Non si vede mai nè in impostazione, nè negli inserimenti, nè in iniziative personali. Un fantasma, malgrado l'ostinazione di Felipão.

Cavani: con quattro partite e un misero gol su rigore, il Matador conferma il suo difficile rapporto con la maglia della Celeste. Senza Suarez e con un Forlan in pre-pensionamento, sembrava fosse la volta buona per l'affermazione definitiva in campo internazionale, ma l'attaccante del PSG ha gettato l'opportunità al vento, sbagliando facili occasioni e estraniandosi per lunghi tratti di partita.

Balotelli: se sei il punto di riferimento della squadra diventi il simbolo del fallimento, anche se tutto è da ascrivere ad altri. Lui che aveva trascinato l'Italia di Prandelli agli Europei fa sostanzialmente scena muta al Mondiale, crollando come spesso gli accade quando la pressione si alza. Gol mangiati, interpretazione del ruolo totalmente sbagliata e un'arroganza francamente fuori luogo quando ha segnato il 2-1 all'Inghilterra. Serve un bagno di umiltà, ma non fa proprio parte del suo carattere.

Fred: c'è poco da dire quando sei il più criticato da tifosi e stampa di tutto il Mondo. Sicuramente non meritava una simila gogna, ma in tutto il torneo non fa nulla per far cambiare idea e zittire le critiche. Avulso dal gioco, non tiene palla, sbaglia quasi tutti i movimenti e non crea occasioni da gol. Verrà ricordato come uno dei più scarsi attaccanti ad aver indossato la maglia da titolare della Seleçao.

2 lug 2014

Brazil2014: Top&Flop Giocatori - Ottavi di finale

Top

Marcelo Diaz: non fa mai un passo indietro, ha un senso della posizione straordinario, resta lucido e gioca a due tocchi. Sa sempre dove sono i compagni e non ha paura di affondare il tackle. Prova di grandissima sostanza contro avversari fisicamente più imponenti di lui. Mi ha ricordato Gabi, in questa stagione vuol dire davvero tanto.

Gary Medel: eroico. Soffre la velocità di Neymar, che riesce ad arginare portando l'asso brasiliano sul sinistro, poi chiude qualsiasi cosa passi dalle sue parti. Pur non essendo un difensore, guida la linea difensiva con sicurezza e personalità, ringhiando quando necessario e uscendo con ammirabile pulizia in altre occasioni. È l'anima e il cuore del Cile, decide di giocare nonostante i fastidi muscolari e rimane in campo zoppicando per chissà quanti minuti. Esce stremato, con mezzo chilometro di bende e nastri sulla coscia, oltre al rispetto e alla gratitudine a vita da parte di un'intera nazione.

Luiz Gustavo: l'unico giocatore tatticamente istruito dell'intero Brasile, ingranaggio fondamentale del "gioco" di Scolari coi suoi movimenti ad alzarsi e abbassarsi. Sbroglia un sacco di situazioni intricate, aiuta chiunque, lotta e riparte pure con bello stile e buona tecnica. Ammonito salterà i quarti, un'assenza decisamente pesante per un uomo che non ha vere alternative nella testa del suo ct.

Egidio Arevalo Rios: brutto, sgraziato e cattivo, ma l'Uruguay intero si regge su di lui da quasi un quinquennio. Tabarez si fida ciecamente. Di solito si dice per gli attaccanti, ma sostanzialmente fa reparto da solo. Copre tutta la metà campo difensiva,  legge tatticamente in anticipo dove si creano situazioni pericolose, si fa trovare pronto a contrastare qualunque essere in giallo che si presenti nella sua metà campo. E tutto sommato non gioca nemmeno male il pallone.

Dirk Kuyt: l'uomo tattico di Van Gaal, che è un modo per dire l'uomo mandato allo sbaraglio da Van Gaal. Alla fresca età di 34 anni lui che nasce centravanti prima fa l'esterno a sinistra nel 3-5-2, poi il terzino destro di difesa a quattro quando si passa alla formazione d'assalto. Tocca un'infinità di palloni, è sempre lucido e regala pure la giocata che porta al corner del primo gol. Per la corsa, credo non si sia ancora fermato adesso. L'ultimo immortale.

Klaas-Jan Huntelaar: la sua foto sarà inserita nei vocabolari alla voce "personalità". Vede finalmente il campo in una partita maledetta, sostituisce uno degli uomini simbolo di questa Olanda e si toglie la soddisfazione di risolvere un ottavo chiusissimo. Assist di sponda aerea per Sneijder, rigore battuto col piglio di chi non ha paura di niente (al contrario del suo capitano Robben). Un segnale fortissimo a Van Gaal, che finora lo aveva totalmente ignorato. Il Cacciatore c'è ed è pronto a lasciare il segno.

Bryan Ruiz: il suo tiro lento e preciso è un colpo da biliardo che sa tanto di beffa. L'uomo della provvidenza per la Costa Rica visto il gol all'Italia che indirizza il girone, il gol alla Grecia nei regolamentari degli ottavi e il rigore segnato nella lotteria che porta ai quarti. E' il giocatore più conosciuto e non si tira indietro. Numero 10 e capitano vero.

Marcos Rojo: un Mondiale a mille all'ora. Sulla fascia è un pendolino instancabile, si propone sempre e produce anche cross tesi interessanti. In fase difensiva chiude le diagonali e ci mette il fisico senza paura. Un'energia inesauribile, una corsa e una continuità mostruose, che hanno presentato il conto fisicamente nei supplementari con la Svizzera (sostituito per infortunio). Ammonito, salterà i quarti e sarà molto dura per Basanta dimostrarsi alla sua altezza. L'Argentina perde una risorsa fondamentale. 

Tim Howard: l'eroe assoluto degli ottavi per gli Stati Uniti. 15 parate, un posizionamento al limite dell'incredibile, una reattività da campione. La partita giusta al momento giusto, peccato non sia bastato.


Flop

Oscar: continua il suo Mondiale totalmente anonimo. Tocca pochi palloni, non trova mai spunti nè al tiro nè nella gestione. Troppo isolato, troppo fermo, troppo esterno. Soffre tantissimo sia a destra che a sinistra, gli manca brillantezza, velocità, iniziativa. Ci si aspettava molto, ma molto di più.

Marcelo: ogni tanto ha le sue partite in cui entra in difensivamente in versione telepass. Col Cile totalmente svagato e distratto, spesso si trova a vagare per il campo attratto dal pallone come nemmeno i pulcini. Giocando pure dalla stessa parte di David Luiz è un azzardo notevole.

Alexis Sanchez: è il giocatore di riferimento della Roja, segna, corre molto e gestisce un sacco di palloni ricamando dribbling su dribbling. Ma appunto questo è anche il suo limite, spesso rallenta il gioco per cercare la giocata finendo con l'essere circondato e perdere palla. Forse il Cile avrebbe avuto bisogno di un filo di incisività in più.

Edinson Cavani: coi problemi di Forlan e Suarez aveva una grossa chance di prendersi il suo spazio con la Celeste. Si trova però ad essere utilizzato solo come uomo di corsa giocando dietro alla prima punta, finendo inevitabilmente per perdere lucidità e sbagliare spesso quando chiamato a gestire palla. Vista la squalifica del coniglio mannaro avrà molto spazio nell'immediato futuro, ma siamo veramente all'ultima occasione di imporsi con l'Uruguay.

Robin Van Persie: ha intenzione di vivere di rendita per il gol alla Spagna? Totalmente impalpabile col Messico, incapace di smarcarsi e di entrare in partita in qualunque modo, fermo, lento e impreciso. L'Olanda ha bisogno di ben altro nello spot di numero 9.

Jerome Boateng:
il fratello tedesco di Kevin-Prince è in evidente difficoltà. Difensivamente è inaffidabile, non ha alcuna intesa con Mertesacker, non gli fornisce mai copertura, gestisce con fatica gli 1vs1.  Con la palla risulta impacciato e tende a ritardare la giocata. Fisicamente non appare in gran forma, risultanto soprattutto lento sia nel breve che nell'allungo. Un bel rischio per la difesa tedesca.

Angel Di Maria (escluso l'ultimo tiro): di sicuro è uno che crede molto in se stesso. Tenta sempre la giocata e corre moltissimo fino al minuto 120, peccato che parta spesso bene per poi perdersi regolarmente nella giocata decisiva. Forse proprio per questo segna tirando di prima. Sbaglia passaggi e cross a pioggia.


A parte

James Rodriguez:
su di lui viene ormai prodotto un pezzo al minuto, che stia dominando il Mondiale lo sapete, quindi sarà nominato il meno possibile su questo blog

18 giu 2014

Brazil2014: Top&Flop Giocatori - Prima Giornata


Top

Matteo Darmian: la vera sorpresa dell'Italia, il terzino che non ti aspetti. Corsa continua, fisico e inserimenti, con ottima personalità. Considerato il livello nel ruolo una bella sorpresa.

Alexis Sanchez: il riferimento offensivo del Cile dimostra subito di voler mettere un bel po' di pepe su questi Mondiali. Diverte e si diverte, lampi di classe, ma anche concretezza (gol e assist).

Marcos Rojo: tecnicamente già è tanto vederlo terzino, figuriamoci esterno di centrocampo. Ma uno che spazza nella sua area in rabona è un pazzo, un genio, un rivoluzionario. Altrochè mettere la Terra a girare attorno al Sole.

Joel Campbell: l'anima e probabilmente la speranza di tutta la Costa Rica. Si presenta senza paura e con la chiara intenzione di spaccare il mondo, mettendo in mostra tutto il repertorio contro il più quotato uruguay. L'esperienza in Grecia sembra averlo maturato molto.

Daley Blind: il figlio d'arte ha una enorme chance di dimostrare di non essere il classico raccomandato e si mette a pennellare assist di 30 metri. Resta un giocatore con caratteristiche particolari, ma il piede è decisamente educato e la comprensione tattica raffinata.

Arjen Robben: nel 2014 dobbiamo ancora spendere parole su di lui? A prescindere da eventuali rivincite, accelerazioni e mancino da alieno. Seconda punta è veramente difficile da tenere, perchè sa anche tagliare.

Robin Van Persie: potrebbe averci già regalato il gol più bello dei Mondiali. Quel colpo di testa lo rivedremo per tutta la vita. Al massimo della maturità, sia tecnica che nel ruolo di prima punta, al suo ultimo Mondiale (presumibilmente) sembra voglia lasciare il segno.

Thomas Müller:
dove eravamo rimasti? 5 gol nel 2010 quando era appena nato come giocatore, 3 all'esordio oggi. Feeling mica da ridere con la porta e coi Mondiali, occhio Klose.


Flop

Diego Forlan: il biondo numero 10 appare proprio a fine corsa. Non che sia una novità visto che è in calo dal 2011 (compreso), ma non ha nemmeno lo satus di battere i rigori ormai. Affonderà con tutta la nave?

Edinson Cavani: in nazionale continua ad essere irriconoscibile. Con Suarez fuori aveva un'occasione forse unica, ma produce solo corsa a vuoto e tiri sbucciati. Certo, in un contesto ignobile, ma parliamo di uno qualunque o di uno dei giocatori più pagati al mondo?

Gabriel Paletta: una volta si diceva che per reggere in certi contesti serve l'esperienza internazionale. Appare decisamente inadeguato al livello, soprattutto in quello che dovrebbe saper fare meglio. E non parlo del pettinarsi.

Hulk: un altro che con la maglia del Brasile si è visto poco o nulla. A sinistra dire che non si trova è riduttivo, ma sembra anche lento e impacciato. Tanto vale mettere in campo il Doriforo.

Gerard Pique: il simbolo assoluto del progressivo calo del Barcellona, di anno in anno peggiora costantemente. Distratto, lentissimo, incapace di marcare e anche con scarsa intesa coi compagni.

Iker Casillas: se il gol di Godin poteva essere un segnale, la prestazione contro l'Olanda ha confermato il suo disastroso stato tecnico. E dire che con la Spagna era sempre stato una sicurezza. Quegli occhi da gattino bagnato poi non aiutano a dare l'impressione che possa riprendersi a breve.

Joe Hart: continua la sua personale lotteria, il problema per l'Inghilterra è che non si può sapere cosa esce. Buone parate ed errori inspiegabili (la mezza uscita su Balotelli, per dire il più ricordabile), se si deprime il Mondiale di Hodgson è già finito.

Stipe Pletikosa: con un portiere e un arbitro la Croazia poteva pure vincere. Poco reattivo, lentissimo a buttarsi, in definitiva incapace di coprire la porta.

Lionel Messi: il gol è fenomenale e decisivo. Ma il suo stato fisico e mentale condiziona troppo tutta la squadra. La gestione tattica del fenomeno del Barcellona non è mai stata facile, ora sembra anche psicologicamente in sofferenza. Basta vedere quanto forzatamente lo cerchino i compagni pur di farlo segnare.

Pepe: rosso fiscale, paga la fama, tutto quello che volete. Un giocatore della sua esperienza e col suo curriculum non può compiere due ingenuità simili di fila, compromettendo la partita e forse l'intero girone. Del resto, conoscere Pepe è più che sufficiente per aspettarsi questo e altro.

Igor Akinfeev: qualche anno fa era considerato un talento assoluto nel ruolo. Oggi fa di tutto per non far sentire il suo collega della Corea inadeguato, riuscendo dopo diversi tentativi a regalare il gol.