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30 lug 2010

River Plate 2010/2011

Ormai ci siamo, il Torneo di Apertura 2010 è alle porte ed all'ombra del Monumental si stanno sistemando gli ultimi dettagli in vista di una stagione cruciale. Mai come in questo momento il River Plate è stato vicino al baratro, ad un passo dalla tristemente storica onta della Seconda Divisione, omaggio gentilmente lasciato in eredità assieme ad una disastrosa situazione finanziaria dalla precedente gestione Aguilar. Un doppio mandato in grado di minare le fondamenta di uno dei club più gloriosi al Mondo, distruggerlo e corroderlo dall'interno, sfruttandolo per mero interesse personale ed abbandandolo a se stesso nel pieno della tempesta. Nemmeno i primi mesi della speranzosa presidenza di Daniel Alberto Passarella hanno dato significativi segnali di risveglio, se non per le ultime partite del Clausura grazie all'arrivo in panchina di Angel Cappa.

E' proprio da qui che i Millonarios dovranno cercare di ripartire: dalla filosofia del loro allenatore, dai suoi ideali storicamente simili a quelli del club, improntanti sul bel gioco e sul possesso palla. Cappa è un'idealista, un uomo tutto d'un pezzo e senza peli sulla lingua, un fedelissimo seguace della corrente "menottista", quella schiera di tecnici per cui nulla è più importante della fluidità della manovra, della spettacolarità dell'azione, della ricercatezza della perfezione nei movimenti e nei tocchi. Il risultato è solo una conseguenza inevitabile di tutti questi aspetti; per loro non vale il machiavellico -o, in ambito calcistico, il mourinhiano- "il fine giustifica i mezzi". Perplessità? Certamente: mai il River Plate ha necessitato di raggiungere importanti risultati in così breve tempo e le squadre di Cappa solitamente hanno bisogno di tempo per assorbire il meglio degli insegnamenti del proprio tecnico, ma la disfatta di un allenatore molto più materialista come Astrada e gli ottimi segnali lanciati dalla squadra negli ultimissimi mesi hanno convinto Passarella e il popolo della Banda a credere nel Filosofo e nel suo River Plate.

Dopo un mercato di riparazione inevitabilmente limitato e superficiale, la dirigenza al termine del Clausura ha potuto giostrare su più fronti setacciando il continente, e non solo, in lungo e in largo alla ricerca dei giocatori adatti all'idea di calcio dell'ex-allenatore dell'Huracan. In quindici hanno lasciato il Monumental, facendo spazio ai nove acquisti messi a segno da Passarella e dal suo staff: un'autentica rivoluzione, che come sempre lascia al contempo speranze ed incognite. La rosa aveva estremo ed urgente bisogno di essere rafforzata in ogni reparto, dalla porta all'attacco, passando per difesa e centrocampo. Un restyling totale, un lavoro di quantità ma anche di precisione, per cercare di ridurre al minimo i rischi ed aumentare il più possibile la qualità media. Servivano giocatori di livello e soprattutto di personalità, in grado di reggere la pressione dell'ambiente e del momento, di caricarsi la squadra sulle spalle e di fare da chioccia ai tantissimi talenti provenienti dalle Inferiores.

Il risultato? Carrizo (Lazio), Nasuti e Arano (Aris Salonnico), Maidana (Banfield), Roman (Libertad), Ballon (San Martin), Acevedo (Independiente), Caruso (Velez) e Pavon (Betis). Un portiere, quattro difensori, due centrocampisti e due attaccanti: la quasi totalità della squadra titolare. Ad alcune scommesse della dirigenza come Ballon, Caruso e Roman si aggiungono certezze come il bomber Mariano Pavone e l'idolo del popolo del Monumental Juan Pablo Carrizo. Le richieste di Cappa sono state soddisfatte -manca forse soltanto un centrocampista- e la squadra ha tutti i requisiti per dare vita ad un buonissimo campionato, consapevole dell'assoluta necessità di fare punti su punti in ottica retrocessione. Ai nuovi arrivati vanno poi sommati i giocatori di valore già presenti nella rosa, come Ferrero, Ferrari, Rojas, Almeyda, Ortega, Buonanotte ed i giovani di interessanti prospettive quali Villalva, Funes Mori, Affranchino, Cirigliano e Lanzini. Proprio quest'ultimo è la vera sorpresa del precampionato della Banda, lanciato senza il minimo ripensamento da Cappa ha scalato posizioni su posizioni nelle gerarchie dei trequartisti, guadagnandosi continui apprezzamenti da parte di tutti gli addetti ai lavori. Classe '93, ha messo in mostra un potenziale di primissimo livello, grande maturità e personalità: se il buon giorno si vede dal mattino, per questo ragazzo che solo qualche mese fa ha debuttato tra le Riserve si prospetta un'annata ricca di gioie e soddisfazioni personali.

E' ancora troppo presto per poter delineare la formazione tipo del River Plate di Miguel Angel Cappa, per la moltitudine di soluzioni a disposizione del tecnico e per le poche amichevoli prestagionali realmente significative, ma considerato che il Torneo di Apertura è ormai alle porte -esordio dei Millonarios il 08/08 contro il Tigre- non resta che rimanere in attesa.

13 ott 2009

Apertura 2009: regna l'equilibrio


La vittoria dell'Independiente in casa del River Plate rilancia in classifica anche il Rojo. La squadra di Gallego si trova infatti ad un solo punto dalla vetta, dove stazionano le grandi favorite di inizio stagione: Velez ed Estudiantes. E' un Torneo di Apertura all'insegna dell'equilibrio, che vede nove squadre raggruppate in tre soli punti e lo stesso Boca Juniors pronto a riagganciare il gruppo di testa grazie al crescente momento di forma.

Soltanto due giornate fa la lotta per il Titolo presentava tutti i presupposti per sembrare uno scontro a due fra i campioni d'Argentina e quelli del Sud America, una sfida partita dopo partita fra due squadre solide, efficaci e soprattutto abituate a vincere. Più spettacolare l'Estudiantes, più concreto il Velez, ma in ogni caso un'altra categoria rispetto agli avversari che a turno cadevano e rallentavano alla minima difficoltà. Sono però bastate due settimane per riportare tutto in una situazione di incredibile equilibrio e piacevole incertezza.

L'Independiente sta attraversando un momento assolutamente positivo e dopo la sconfitta con l'Estudiantes ha collezionato un pareggio e tre importanti vittorie, incluso il Clasico di Avellaneda contro gli arci-rivali del Racing. Grande merito va soprattutto a Gallego, che sembra aver finalmente trovato l'assetto e gli uomini giusti per un progetto spesso criticato, ma di cui pian piano si stanno vedendo i primi ottimi risultati. Banfield e San Lorenzo affiancano il Rojo con lo stesso punteggio, trascinati gli uni dall'attuale capocannoniere del Torneo di Apertura, l'uruguayano Santiago Silva, autore di 7 delle 9 reti messe a segno finora dal Taladro, gli altri dalla straripante personalità del loro allenatore, Diego Simeone. Il Ciclon ha infatti ereditato grinta e tenacia tipiche del suo tecnico, diventando una squadra molto difficile da affrontare e un ostico cliente nella corsa al Titolo.

Alle loro spalle seguono Colón, Argentinos Jrs, Newell's e Rosario Central. La squadra del Turco Mohamed non è una sorpresa, è ormai abituata alle zone alte della classifica e pur non facendo mai il decisivo salto di qualità rappresenta un'autentica mina vagante, un avversario insidioso per qualsiasi compagine. Argentinos, Newell's e Rosario sono invece delle piacevoli sorprese. Soprattutto gli uomini di Ariel Cuffaro Russo hanno impressionato con un grande inizio di stagione, trascinati da un ottimo Jesus Mendez, anche se tuttavia nelle ultime uscite sono apparsi in lieve calo.

Le prossime giornate saranno sicuramente indicative per capire chi di questo folto gruppo di testa potrà veramente puntare con decisione al titolo. Nel frattempo, mentre Estudiantes e Velez si limiteranno a tirare la volata, qualcuno si perderà per strada e qualcun'altro farà di tutto per rientrare dopo una falsa partenza. In ogni caso sembrano esserci tutti i pressuposti per poter assistere ad un altro campionato in bilico fino alla fine, dopo l'insolito spareggio a tre fra Boca Juniors, Tigre e San Lorenzo e lo scontro al cardiopalma fra Velez ed Huracan.


Articolo scritto per Calcioargentino.com

12 ott 2009

River: ritorno alla dura realtà

E' durata una settimana la speranza che aveva riempito i cuori dei tifosi del River Plate. Sette giorni di dubbi, di velato ottimismo, di fiducia nel Jefe, il Negro, o semplicemente Léo. Il ritorno sulla panchina dei Millonarios di Astrada aveva spinto più o meno tutti a credere o almeno a sperare in un cambio di marcia della squadra, per riscattare un inizio di stagione disastroso e lanciare un ultimo disperato tentativo di afferrare con le unghie una proibitiva qualificazione alla Copa Libertadores.

Al Monumental, tuttavia, va in scena l'ennesima prova incolore della Banda, una partita subito in salita a causa del gol di Gandín e incredibilmente chiusa dopo poco più di mezz'ora dalle reti di Piatti e Silvera. Trenta minuti che riportano tutti sulla terra, alla dura realtà di un momento in cui nulla gira per il verso giusto, dentro e fuori dal campo. Quello che si presenta sul terreno di gioco è il solito River: disordinato, sprecone, sciagurato in fase difensiva, statico all'eccesso in quella offensiva e troppo vulnerabile a centrocampo. Come prevedibile il recente arrivo di Astrada non ha portato alcun miracolo, ma ha messo in mostra, se fosse ancora necessario, i limiti di una rosa che partita dopo partita appare sempre più inadeguata per potersi esprimere a livelli di gioco accettabili ed evidentemente impreparata per poter sopportare e saper reagire a pressioni non comuni. Difficile quanto ingeneroso muovere critiche verso un allenatore che a fatica ha appena avuto modo di conoscere la squadra, di farsi un'idea di ciò che lo aspetta, di capire su chi potrà veramente puntare e chi invece non è nelle condizioni per dare un contributo rilevante alla causa.

Allo stato attuale i tifosi del River non possono che attendere e pazientare, nella speranza che Astrada riesca ad innescare quella scintilla in grado di risollevare il morale e la convinzione della squadra e riesca a trovare la quadratura del cerchio, risolvendo o quantomeno limitando gli imbarazzanti problemi della Banda. Oggi l'Independiente di Gallego ha dominato senza strafare, trovando dei gol facili con la complicità dell'ormai noto colaborodo difensivo Millonario e limitandosi a controllare una partita mai in discussione. Il Tolo ha fatto affidamento sull'imprevedibilità di Piatti, abile a creare scompiglio fra le maglie riverplatensi ad ogni occasione, sull'incredibile lavoro tattico di Acevedo, capace con grande spirito di sacrificio di annullare letteralmente il centrocampo avversario, e sulla sorprendente vena di Mareque, puntuale in copertura e costante spina nel fianco per Ferrari e Galmarini.

Fra due settimane il Monumental ospiterà una partita che per il River Plate, ora più che mai, vale una stagione. A Belgrano infatti arriveranno gli odiati rivali di sempre del Boca Juniors in un momento più che positivo, forti del ritorno di Juan Roman Riquelme e della straordinaria vena di Palermo, ansioso di fare ritorno nello stadio che pochi giorni fa lo ha visto assoluto protagonista con la maglia albiceleste della Seleccion.

Nel frattempo Astrada potrà continuare il lavoro da poco iniziato per preparare al meglio innanzitutto l'importante sfida contro l'Huracan di Angel Cappa, in lieve ripresa dopo il faticoso avvio di stagione orfano delle stelline Pastore e De Federico, e in seguito un delicatissimo Superclasico, confidando nel recupero del Burrito Ariel Ortega.

1 ott 2009

Il Pincha non si ferma più!

L’impressione è che la marcia dell’Estudiantes sia veramente inarrestabile. Il Pincha infila infatti la terza vittoria consecutiva e prende la testa solitaria della classifica. A farne le spese questa volta è un Boca Juniors sempre più in crisi, incapace di reagire e di rialzare la testa dopo le sconfitte contro Atletico Tucuman e Godoy Cruz, nonostante l’ennesimo gol di un sempreverde Martin Palermo, che può così festeggiare la convocazione da parte di Maradona per la sfida amichevole contro il Ghana. A decidere l’incontro è Enzo Perez, che risponde prontamente al pareggio Xeneize in apertura di ripresa, dopo il vantaggio iniziale degli uomini di Sabella segnato da Calderon.

L’unica squadra in grado di tenere veramente testa all’Estudiantes sembra il il Velez di Gareca, che ospita l’Huracan in una sfida dal sapore e dalle motivazioni particolari, dal momento che pochi mesi fa, in quello stesso stadio, le due compagini si sono giocate il titolo del Clausura. A presentarsi al José Amalfitani, però, è un Globo orfano delle sue stelline Pastore e De Federico, e ben lontano dai livelli di gioco espressi nell’ultimo campionato.
Anche questa volta, quindi, a spuntarla è il Velez, con una vittoria molto meno sudata di allora, arrivata in scioltezza grazie alla doppietta di Cristaldo, salito così a quota quattro nella classifica cannonieri.

A focalizzare le attenzioni domenica è stato tuttavia il Clasico di Avellaneda, conclusosi con la vittoria dell’Independiente per 2-1, in una sfida iniziata già in settimana dai due tecnici Gallego e Lombardi con piccanti botta e risposta tramite i media. A tingere di rosso il Cilindro e l’intera città in provincia di Buenos Aires ci ha pensato Dario Gandin, autore di entrambe le reti del Rojo e spietato esecutore di un Racing irriconoscibile in questo inizio di Apertura.
La squadra di Caruso Lombardi è infatti un lontano ricordo di quella sorprendente ammirata nel Torneo di Clausura, e per tutto il primo tempo subisce passivamente gli attacchi del Rojo, bravo ad imporre il ritmo e a sfruttare gli enormi varchi lasciati dalla difesa dell’Academia. Vana la rete ad inizio ripresa di Ledesma, che serve soltanto a rendere meno amaro il risultato.

Altri risultati importanti sono le vittorie del sempre temibile Colon del “Turco” Mohamed contro il Rosario Central, rivelazione del torneo, dell’Argentino Juniors contro il Godoy Cruz e del Banfield contro il Newell’s Old Boys. Il Taladro grazie ai tre punti ottenuti domenica si porta al terzo posto, candidandosi ad un possibile ruolo di terzo incomodo assieme al Central in un campionato che pian piano sembra delinearsi sempre più in una sfida a due fra i campioni del Sudamerica dell’Estudiantes e quelli d’Argentina del Velez.

Nel frattempo a Nuñez è sempre crisi nera; nonostante la confortante prestazione del giovanissimo talento Daniel Villalva, i Millonarios non vanno oltre uno scialbo 2-2 che non placa le ire dei tifosi riverplatensi. In vantaggio di due reti il River Plate è riuscito nell’impresa di farsi rimontare e di rischiare addirittura una sconfitta in extremis, non dopo aver avuto la possibilità di chiudere la partita con una clamorosa occasione capitata sui piedi di Bou.
A rendere ancora peggiore la giornata è l’infortunio muscolare di cui è stato vittima Ariel Ortega, costretto così a dover rinunciare alla convocazione in Nazionale di Maradona. Oltre alla prestazione della stellina Villalva, va segnalata l’ennesima grande partita del “Pelado” Matias Almeyda, sempre più sorprendente e sempre più leader di una squadra allo sbando e, non a caso, uno dei pochi a salvarsi dalle dure contestazioni dei tifosi della Banda.

Chi non se la passa meglio è sicuramente il Tigre, sconfitto in casa dal San Lorenzo di Diego Simeone e penultimo in classifica. Un 2-3 casalingo che ha spinto il tecnico Cagna a rassegnare le dimissioni, anche se difficilmente queste verranno accettate dalla società.

Non molto migliore è la sorprendente situazione del Lanus, presentatosi ai nastri di partenza come una delle favorite assieme a Velez ed Estudiantes, ma ancora fermo nelle zone basse della classifica.A complicare la giornata del Granate è soprattutto l’espulsione nel primo tempo del talentuosissimo Sebastian Blanco, enganche assolutamente fondamentale nell’economia del gioco degli uomini di Zubeldia. Nonostante la superiorità numerica, comunque, l’Atletico di Tucuman non è riuscito a sfruttare il doppio vantaggio, facendosi recuperare dal Granate nei minuti finali.

Il prossimo turno prevede sfide molto insidiose per le squadre di testa, con il Velez che va a fare visita alla Bombonera contro un Boca ansioso di uscire da un brutto periodo e probabilmente forte del ritorno di Riquelme e con l’Estudiantes di Veron impegnato in trasferta contro l’Argentinos Juniors. Altra sfida degna di nota, infine, è lo scontro che si terrà al Nuevo Gasometro fra Ciclon e Millonarios, con gli uomini di Gorosito che faranno visita all’ultimo allenatore in grado di portare a Nuñez il titolo argentino: Diego Pablo Simeone.


Articolo scritto per calcioargentino.com

15 set 2009

Niente di nuovo a Nuñez

Triplice fischio del discusso direttore di gara, River Plate 0-0 Colon. Sulla carta un discreto risultato, considerando il momento non proprio brillante dei Millonarios, reduci dalla bruciante sconfitta contro il Rosario Central, e l'avversario di turno, il temibilissimo Colon del Turco Mohamed, squadra in grado di lottare fino alla penultima giornata per la conquista dell'ultimo Clausura.

Questa doveva essere la partita del riscatto per gli uomini di Gorosito, l'occasione per lanciare un importante e speranzoso segnale davanti al proprio pubblico, per uscire da una crisi sempre più profonda. Ma nonostante l'atteggiamento fin troppo rinunciatario da parte del Colon, il River non è riuscito ad andare oltre uno scarno zero a zero, risultato che probabilmente alla luce delle occasioni avute penalizza i padroni di casa, ma che mette ancora più in risalto, se ce ne fosse bisogno, le lacune e i limiti di una squadra sempre più allo sbando, sempre più in crisi d'identità.

Gorosito riconferma il 4231 che aveva lasciato intravedere qualche discreta giocata nella ripresa contro il Rosario Central, ma a mancare come sempre sono le idee, l'ordine, la tattica e gli uomini. La distanza fra i reparti è a lunghi tratti incolmabile, la difesa non trasmette un minimo di sicurezza, il centrocampo si ritrova isolato e poco aiutato dai trequartisti, faticando di conseguenza a reggere l'urto degli avversari. Le mezzepunte faticano a cercarsi e a trovare sincronia nei movimenti, il centravanti per l'ennesima volta non è pervenuto.
Non sono sufficienti la personalità e l'anima di un inossidabile Almeyda, migliore in campo a Rosario e grandissima sorpresa di queste ultime uscite, nè del Burrito Ortega, ieri in difficoltà e a corto di idee, per dare una vera anima a questa squadra sempre più in balia della disastrosa situazione di cui è vittima.

La difesa ancora una volta evidenzia gravi limiti, soprattutto sulla corsia di destra con Galmarini e con la coppia centrale composta da Cabral e Coronel. Sulla mediana Barrado e soprattutto Almeyda fanno quello che possono per arginare la spinta del Colon e far ripartire l'azione, un compito alquanto proibitivo considerando il poco aiuto proveniente dagli altri reparti.
Croce e delizia di questa squadra è la trequarti, dove si concentrano gli uomini di maggior talento e qualità. Un reparto che può annoverare tra le sue fila vecchi campioni come Gallardo e soprattutto Ariel Ortega, uniti a giovani promesse del calibro di Buonanotte, Diaz e Villalva. Ieri la difficoltà a creare gioco e dare un'altra marcia alla manovra è stata evidente. L'impressione è che tutto giri intorno al Burrito, alla sua vena e alle sue geometrie. Quando Ariel fatica a trovare ritmo, posizione e continuità nella manovra, l'intera squadra ne risente e il gioco diventa troppo lento e prevedibile.
A complicare le cose è l'assenza di un vero centravanti di ruolo: Fabbiani sta infatti dimostrando sempre più di essere inadatto per quel ruolo, troppo statico e nervoso per riuscire ad incidere sulle partite. Nonostante i proclami di Gorosito, che lo vedeva già convocato fra gli attaccanti argentini per il Mondiale sudafricano, la lacuna è estremamente grave, soprattutto alla luce della mancanza di una valida alternativa: Strahman sta cercando gloria in Israele e Gill non da garanzie sufficienti per poter puntare seriamente su di lui.

Tuttavia la partita con il Colon ha lasciato anche qualche nota positiva, come la prestazione di Orban sulla fascia mancina e la qualità portata dal talentino Mauro Diaz.
Il terzino sinistro classe '89 ha messo in mostra buona personalità, grinta, discreta attenzione in fase difensiva e una buona spinta in fase offensiva. Pochissime le sbavature, nonostante compagni di reparto in grado di trasmettere tutto tranne sicurezza e tranquillità. La giovane età lascia ben sperare e invoglia a dare maggiore fiducia e continuità ad un giocatore lanciato in tutta fretta lo scorso anno e poi accantonato altrettanto velocemente.
Maurito Diaz ('91) invece è stato sicuramente il migliore in campo, con una prestazione tutta dribbling, belle giocate e qualità. Quasi immarcabile palla al piede, si è sacrificato molto in copertura, accompagnando fino a ridosso della propria area il terzino avversario. Autore di qualche pregevole assist per i compagni, è riuscito a mettersi in luce con un'azione personale all'interno dell'area, quando ha saltato tre avversari nello stretto ed è stato fermato soltanto al momento del tiro dal decisivo intervento di un difensore del Colon. A parte il fisico ancora un po' troppo leggero e qualche eccesso palla al piede, le qualità per diventare un giocatore molto importante ci sono tutte.

Adesso per il River inizia una settimana molto importante che porterà al ritorno di Copa Sudamericana contro il Lanus, in programma giovedì.