E' dicembre e in Argentina è già tempo di chiudere i primi bilanci della stagione ed aggiornare i palmarès. Dominatore incontrastato dell'Apertura 2011 è il Boca Juniors di Julio Cesar Falcioni, allenatore spesso ed ingiustamente criticato che, dopo le difficoltà dello scorso semestre, è riuscito a forgiare una squadra straordinariamente solida ed efficace. Gli Xeneizes hanno trovato fin dalle prime giornate l'assetto ideale, trascinati da un sorprendente reparto difensivo: a fine torneo per Schiavi & Co. si registrano al passivo soltanto 6 reti, meno di una ogni tre gare, dato piuttosto eloquente che spiega la striscia di imbattibilità di quasi trenta incontri.
L'attacco, orfano di Palermo, ha saputo fare leva sull'eterna classe di Riquelme e sull'unica vera sorpresa di questo Apertura: Lucas Viatri. Atteso da tutti come l'erede del Titan, il ventiquattrenne scuola Boca non ha tradio le aspettative, prendendo per mano la manovra offensiva azul y oro e, senso del gol a parte, mettendo in mostra una completezza che ha ben poco a che fare con il suo adorato predecessore. Movimento su tutto il fronte offensivo, tecnica da trequartista e forza fisica, ma all'istinto non si comanda: il vice-Martin ha chiarito una volta per tutte di non essere un centravanti vecchia maniera, è un giocatore moderno (meglio o peggio?) e soprattutto agisce lontano dalla porta, non vive in funzione del gol ed è portato a costruire gioco.
Ecco, il vero limite dell'inarrestabile Boca di Falcioni è sembrato l'assenza di un finalizzatore puro e non a caso negli uffici della Bombonera si sta già muovendo qualcosa: Santiago Silva, Stracqualursi e Ferreyra i nomi più importanti fatti in questi giorni.
Indubbi, dunque, i meriti del Boca Juniors, ma la corazzata Falcioni è veramente una squadra tanto implacabile ed inarrestabile? I numeri parlano chiaro, dodici punti di vantaggio sulle dirette concorrenti, nessuna sconfitta e rivali schiacciati partita dopo partita, incapaci di reagire e porre seriamente in dubbio il titolo numero trenta degli Xeneizes. Tuttavia il gioco espresso sul campo da Riquelme e compagni è parso tutt'altro che spumeggiante, alle volte disordinato e spesso prevedibile. Partita dopo partita i colpi dei singoli e la voglia di raggiungere un titolo che per gli standard del club iniziava a mancare da troppo tempo hanno coperto lacune offensive abbastanza evidenti. Il vero punto di forza, oltre alla fase difensiva, è probabilmente da ricercare a livello mentale: i ragazzi di Falcioni hanno saputo trovare la giusta aggressività e concentrazione per scoraggiare la rincorsa di qualsiasi avversario, colpendo al momento giusto e non lasciando nessuno spiraglio di luce.
Il largo vantaggio, però, suggerisce qualche altra considerazione. Rispetto agli ultimi tornei, il campionato argentino ha subito un ulteriore crollo a livello qualitativo, perdendo giocatori importanti e giovani talenti senza saperli veramente rimpiazzare. Ci si aspettava l'esplosione di qualche promessa di lungo corso, il rinnovamento di alcune squadre e l'immancabile outsider: speranze vane. L'incertezza delle ultime stagioni ha lasciato spazio ad un monologo azul y oro, senza spareggi tripli o ultime giornate da brivido con memorabili scontri diretti. Nessun altro pretendente credibile per il titolo e nessuna squadra rivelazione, alla fine è stata quasi più emozionante la lotta per la Libertadores, conquistata da Velez, Godoy Cruz e Lanus, oltre ovviamente al Boca Juniors. Per un breve periodo il solo Racing di Diego Simeone ha dato la vaga impressione di poter tenere il passo del Boca, ma l'Academia ha pagato a caro prezzo incostanza e black-out mentali del bomber Teofilo Gutierrez. Un'ottima difesa non è bastata a sopperire alle lacune del centrocampo guidato da Yacob e neppure l'atteso rientro di Gio Moreno ha saputo portare la concretezza offensiva di cui Hauche e compagni avevano tremendamente bisogno.
Le altre squadre in lotta per il titolo negli ultimi anni hanno invece dovuto affrontare ricambi generazionali e addii dolorosi. L'Estudiantes ha seguito di pari passo le ultime stagioni della stella Veron, vivendo un lento ed inesorabile declino dopo i fasti della Libertadores. Proprio questo doveva essere l'ultimo semestre della Brujita, fermato da continui infortuni e attratto dalle sirene di Sabella e della Seleccion, ma il positivo rientro nelle ultime partite ha convinto l'ex-centrocampista dell'Inter a proseguire fino al termine del prossimo Clausura. Il Lanus, invece, nonostante la presenza di qualche talento interessante (Guido Pizarro e Leandro Diaz su tutti) e di giocatori decisamente più esperti (Valeri e soprattutto Camoranesi), non è ancora riuscito a riprendersi dalla partenza del trio Salvio-Blanco-Sand. Sorte simile ha colpito il Velez, incapace a sua volta di sostituire i big ceduti durante l'ultima sessione di mercato e protagonista di una partenza da brivido, che ha spento fin da subito le speranze di lotta per il titolo (a fine torneo il Fortin è comunque arrivato secondo assieme a Racing, Belgrano -la vera sorpresa- e Colon). I dirigenti del club di Liniers hanno infatti pagato a carissimo prezzo le disattenzioni legate alle clausole di rescissione dei contratti di Maxi Moralez e del Tanque Silva, acquistati da Atalanta e Fiorentina a cifre ridotte e senza il bisogno di alcuna trattativa. In particolar modo il centravanti uruguayano ha abbandonato il Velez a mercato concluso, impedendo a Gareca di muoversi per un degno sostituito. Rimpiazzare giocatori del loro spessore e la stellina Ricky Alvarez non è cosa facile e neppure la parziale esplosione del giovane Canteros ha saputo nascondere l'involuzione della squadra, aggrappata disperatamente all'estro del Burrito Martinez.
Discorso a parte lo merita invece il San Lorenzo, grande decaduta del calcio argentino che giornata dopo giornata sembra ripercorrere le tristi orme del River Plate. La squadra è allo sbando ed in balia degli avversari, la dirigenza non riesce a far fronte al pesantissimo passivo ed i continui avvicendamenti in panchina non aiutano a dare un minimo di tranquillità e stabilità. Fra aggressioni ai giocatori e risultati sempre più neri il Ciclon ha terminato l'Apertura in piena zona Promocion, a nove punti dal Newell's Old Boys di Rosario e con il serio rischio di finire nelle ultime due posizioni della tabella del promedio, quelle segnate in rosso e che significano retrocessione diretta, senza passare dagli spareggi. Farsi agguantare dal Tigre sembra impresa ardua, ma l'Olimpo è una mina vagante e dopo la salvezza raggiunta lo scorso campionato potrebbe bastare qualche modesta striscia di risultati utili per rilanciarsi anche nel prossimo Clausura.
A livello di singoli l'Apertura 2011 ha regalato poche sorprese e qualche delusione. Partiti per il vecchio continente i talenti Lamela ed Alvarez, nessun giovane ha saputo imporsi come la stella del momento, lasciando un senso di vuoto che soltanto le prestazioni di Lucas Viatri e del neo-acquisto del Palermo Franco Vazquez hanno saputo parzialmente colmare. Doveva essere il semestre della consacrazione del Patito Rodriguez e del centravanti Facundo Ferreyra, ma un'incredibile serie di infortuni per il primo, le chiamate della Seleccion U-20 e una squadra in grande difficoltà -il Banfield è arrivato ultimo- per il secondo hanno rinviato di altri sei mesi il giudizio (da notare che Ferreyra ha realizzato comunque metà delle reti messe a segno dal Taladro). Degni di nota anche il ritorno del bomber ex-Independiente Dario Gandin, trascinatore dell'Atletico Rafaela, ed il capocannoniere del torneo Ruben Ramirez, punta del Godoy Cruz.
Il torneo si è concluso da pochi giorni, ma le voci di mercato hanno già invaso tutti i media, promettendo una scoppiettante sessione estiva in vista del Clausura e della Copa Libertadores. Per ora godiamoci il verano argentino e soprattutto i due Superclasico previsti per fine gennaio!
La partita più attesa dell'anno. La numero uno del mondo contro la numero due. Il migliore contro il migliore. Fiesta del futbol. Solita retorica da Real Madrid-Barcellona
In Spagna vale un'intera stagione da qualche anno, e questa volta in particolare poteva essere un match ball clamoroso per i blancos di Mourinho.
Il Barcellona era 3 punti dietro con una partita giocata in più, in caso di vittoria il più 6 effettivo, più 9 virtuale sarebbe stato un vantaggio sensibile in termini numerici (soprattutto in un campionato grossomodo a due), ma la carica psicologica che avrebbe ottenuto il Real battendo una volta tanto i rivali, dimostrandosi in tutto e per tutto artefice del proprio destino, sarebbe stata assolutamente unica.
Tutti condizionali distrutti dalla realtà dell'1-3 rifilato dagli uomini di Guardiola a domicilio alla squadra di Madrid, che pure era passata in vantaggio dopo soli 20 secondi con Benzema.
Mourinho presenta in partenza la formazione titolare, senza mediani aggiuntivi di sorta. Pressing, attenzione difensiva (in particolare Ozil a disturbare le fonti di gioco catalane), ripartenze. A suo modo un messaggio chiaro di volersela giocare davvero.
Guardiola risponde ritornando a schierare più di un difensore di ruolo (cosa contraria alle sue recenti abitudini) e rispolverando il suo classico 4-3-3, con la sola novità del figliol prodigo Fabregas a scambiarsi con Iniesta il ruolo di terzo del tridente con Alexis Sanchez e ovviamente Leo Messi. Un modulo molto fluido, che vede come uniche posizioni fisse Busquets davanti alla difesa e Sanchez riferimento in avanti. A suo modo un messaggio chiaro circa la serietà dell'impegno.
L'inizio del Real, come detto, è da sogno e in particolare come sognato da Mourinho. Squadra molto aggressiva, alta nel pressing che forza all'errore un disastroso Victor Valdes e segna il classico gol che sembra voluto dal destino.
Il Barcellona subisce per qualche minuto tutta la fisicità che il Madrid mette in campo, faticando a trovare le sue classiche trame. A dare la sveglia a tutti ci pensa Messi che va vicino al gol su scivolata di Sergio Ramos al minuto 6.
Così la partita torna sui binari attesi da tutti, tattici di studio e palleggio, in rispetto della rispettiva forza. Il Real prova a sfruttare il contropiede, ma la scarsa vena di Ozil, Di Maria e Cristiano Ronaldo non aiuta. In particolare l'argentino schierato a destra soffre molto il dover rientrare sempre sul mancino. Il Barcellona punta sul possesso palla e le invenzioni dei suoi talenti migliori, puntando sulla densità in mezzo al campo (spesso si vedono Fabregas, Iniesta, Xavi e Messi sulla stessa linea).
Al minuto 29 Messi parte in verticale da posizione centrale. I due mediani vanno a chiuderlo e subito gli si fanno incontro anche i due centrali in un gesto che denota tanta, tantissima paura inconscia nata da molti gol subiti in passato. Si libera quindi spazio per un intelligente taglio di Sanchez che può inquadrare la porta e fulminare Casillas.
Il primo tempo si chiude così, senza altre emozioni. Il Barcellona torna in vantaggio al minuto 52 grazie a un tiro deviatissimo di Xavi, saldando il conto con la fortuna.
Il Real è tornato in campo troppo molle, come svuotato dal pari avversario. Niente pressing, niente fisicità e Cristiano Ronaldo a sprecare due ottime punizioni. Ha abbassato il baricentro e anche dopo il gol una vera e propria reazione non l'ha avuta. Non un bel segnale se devi dimostrare qualcosa, non una grande idea lasciare campo al Barcellona e ai suoi palleggiatori. Che infatti non si sono fatti pregare e si sono presi tutto lo spazio possibile, in particolare un Iniesta molto ispirato.
Da qui nasce il gol di Fabregas al minuto 65 (dopo un incredibile errore di Cristiano Ronaldo), su grande azione manovrata ancora innescata da un'accelerazione di Messi conclusa da un cross sul secondo palo di Dani Alves. I cambi di Mourinho cercano di dare un pò di verve alla squadra (soprattutto Kakà, strano a dirsi), ma il campo è ormai blaugrana.
Note a margine:
- Pepe assolutamente troppo falloso e nervoso per certe partite. Affiancato da un peperino come Sergio Ramos poi...
- Fabio Coentrão da terzino destro fa quasi tenerezza. Si applica, difende anche, ma non ha la minima possibilità di attaccare. E parliamo di uno dei migliori esterni sinistri di spinta in circolazione.
- Cristiano Ronaldo flop assoluto della serata. I poker in giro per i campi minori della Liga fanno personaggio, ma sarebbe il caso di mettere un pò di sostanza quando conta. Ha sbagliato tutti i palloni che ha toccato, si è mosso male, si è nascosto invece di cercare la palla. E se non fa lui il leader di questo Real Madrid...
- Victor Valdes forse dovrebbe pensare a fare il portiere e non il libero
- decisamente indecente l'atteggiamento delle due squadre con (anzi contro) l'arbitro, qualcuno lo dovrà pur dire. Sempre a esagerare ogni minimo contatto, a protestare in massa, a chiedere cartellini, a cercare di influenzare la direzione di gara. Bell'esempio di sportività.
Al di la della singola partita, il Real ha un problema. Vero.
Mourinho è stato preso per battere il Barcellona, chiaro e semplice.
Di sicuro la squadra è migliorata nel tempo, ma il bilancio dopo un anno e mezzo parla di 8 partite giocate con 1 sola vittoria, ai supplementari. E il Real veniva da 15 vittorie consecutive, mentre il Barcellona sembrava un pò svagato, tra esperimenti tattici di Guardiola e testa al Mondiale.
Vincere il ritorno al Camp Nou sarebbe qualcosa di più che un'impresa.
Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 5 domande.
1) Favola Udinese. La squadra di Guidolin vince ancora e va momentaneamente in testa. Può essere una candidata per lo Scudetto?
Pile: l'Udinese va fortissima da due stagioni, forse è addirittura la squadra che ha fatto più punti se si escludono le cinque giornate iniziali della scorsa stagione. In questo momento, però, non ha ancora la credibilità mediatica delle grandi squadre. Se Pozzo si decide a rinforzare ancora la rosa a Gennaio, magari inserendo un altro grande giocatore davanti, il sogno non è impossibile.
G.D.C: Dipende dagli obiettivi reali della società, perchè per vincere devi aggiungere qualcosa e non solo vendere. Per il livello di questa Serie A può rimanere in altissimo, ma la differenza può farla solo Di Natale.
G.B: L'Udinese è riuscita a superare la perdita di Sanchez ed Inler in modo sorprendente, confermandosi nelle zone alte della classifica. Tuttavia, come fa notare Giulio, la vera risposta dei friulani dovrà arrivare nei momenti di difficoltà, quando la squadra si dovrà aggrappare alle giocate e alla classe dei singoli. Basterà il solo Di Natale?
A.L: "La squadra di Guidolin" appunto, perché l'autore e principale artefice di questa opera d'arte -in termini di risultati e non solo- è proprio lui. Degni di lode anche i calciatori, ovviamente, chiunque viene messo in campo, da più di quanto è. Se deve essere credibilmente considerata come una società aspirante alla corsa dello Scudetto (fino alla fine), invece, è da chiedere solo ai proprietari, i Pozzo -purtroppo molto influenzati dal bacino di tifosi, in quantità non all'altezza-, dipenderà da loro e dalle loro priorità. Certo è, che in qualunque caso si troveranno/trovano fra le mani una fortuna. Encomiabile Udinese.
2) A Gennaio si muoverà un grande giocatore come Carlitos Tevez. Su di lui ci sono Milan, PSG e altre società un po' più defilate. Ma qual'è la squadra in Europa a cui serve di più? E dopo le recenti vicissitudini, siamo sicuri che possa essere un acquisto senza rischi?
G.D.C: Uno come Tevez serve a chiunque. Il Milan deve capire se Robinho ha chiuso la carriera con l'ultimo scudo e decidere se relegare in panchina per sempre Pato. Facile parlare di Inter, ma la squadra nerazzurra deve essere ricostruita dalle fondamenta e per quanto uno come lui sarebbe utilissimo rischierebbe di diventare un pericolosissimo specchietto per le allodole (abbiamo Tevez, ora va tutto bene). Su di lui non sono obiettivo perchè l'ho sempre adorato. Ma fin dalla Copa America Tevez ha evidenziato di avere qualche problema, atletico, tecnico, caratteriale e di ruolo. Dopo 7 mesi di inattività non sarà immediata la ripresa, dipende da quanta voglia ha ancora di giocare e dimostrare qualcosa.
Pile: Tevèz è un acquisto, per carattere del giocatore e questioni finanziarie, molto rischioso. Personalmente, se fossi una società capace di spendere senza problemi su cartellino e ingaggio del giocatore, ci investirei senza problemi. A meno che non sei in "ricostruzione": Tevez è, oggi, un giocatore per squadre che cercano il salto di qualità a livello internazionale, se si deve ricostruire e ripartire solo da lui (e verosimilmente c'è da investire su più reparti), il rischio è troppo grosso.
G.B: Giulio e Pile hanno detto praticamente tutto. Tevez è un calciatore straordinario e la cosa che a mio avviso gli riesce meglio è stupire: lo ha fatto andando in Brasile quando tutti si aspettavano un approdo in Europa, si è ripetuto scegliendo il West Ham e poi cambiando maglia a Manchester. Per questo non mi sorprenderei se dovesse tornare proprio al Corinthians o addirittura al suo amato Boca Juniors. Nel vecchio continente farebbe comodo a chiunque, basta soltanto capire chi ha la disponibilità per permettersi cartellino e stipendio. Il carattere? A mio avviso non è assolutamente un problema a livello calcistico e di equilibri di spogliatoio. Altro discorso invece per quanto riguarda l'aspetto economico: questa presumo sia destinata ad essere l'ultima tappa prima del tanto atteso ritorno in Argentina.
A.L: Sul Milan bisogna verificare quanto c'è di mediatico, e quanto di effettivamente concreto. Il PSG manderebbe un altro segnale all'Europa del calcio -per i mesi venturi-, portandosi a casa un vero Fuoriclasse contemporaneo, dal temperamento e dal carattere di certo non stabile e "sicuro", ma tecnicamente validissimo e più che affidabile. I costi, sono un qualcosa che fanno definire questa probabile operazione, un affare -viste le robe spropositate che girano.
3) Pallone d'Oro 2011, in corsa Messi, Xavi, Cristiano Ronaldo. A prescindere da colui che vincerà, trovate giusto il nuovo regolamento, in vigore dalla scorsa stagione?
Pile: Ci vuole una via di mezzo. Bisognerebbe porre l'attenzione su chi vince tante competizioni, perché se un giocatore si esprime su buoni livelli e la sua squadra vince tanto vuol dire che oltre a essere bravo ha pure un peso molto forte sulle vittorie di una squadra. Era sbagliato come era prima, sopratutto nelle assegnazioni post mondiale, ma è pure sbagliato adesso.
G.D.C: Il metodo è da sempre squilibrato e soprattutto negli ultimi anni contava moltissimo la pubblicità del giocatore oltre all'effettivo talento. L'unificazione col Fifa World Player ha addirittura peggiorato le cose. In ogni caso la vittoria di Messi è scontata.
G.B: Dopo i lunghi dibattiti dello scorso anno, il Pallone d'Oro 2011 mi sembra abbia generato meno interesse. E' l'inevitabile conseguenza delle scelte operate dodici mesi fa: si vota il più forte in senso assoluto e il giocatore più conosciuto a livello globale, quindi il risultato sembra essere destinato a rimanere scontato per lungo tempo.
A.L: La vittoria della scorsa stagione è stata pressappoco uno scandalo -se non altro perché non si può prescindere dal fare un discorso, sui bizzarri criteri adottati per le assegnazioni precedenti e, seguendo questo filone, la vittoria di Wesley Sneijder, se non scontata, doveva PERLOMENO esser messa in conto! Se l'unificazione del premio di France Football e quello della Fifa (che poi, parliamoci chiaro, con Blatter e Platini qual è la differenza sostanziale ?) ha portato ad un consegnare quest'ultima riconoscenza al più forte e decisivo universalmente, allora può andare, per me può passare.
4) Cosa succede al calcio inglese? L'eliminazione delle due squadre di Manchester è soltanto un caso?
G.D.C: Ferguson ha giocato pesantemente al buio in estate e pur avendo in gran parte vinto le scommesse non si può pretendere anche esperienza e soprattutto continuità. In più un portiere aiuterebbe molto la difesa.
Il City ha in panchina Mancini e una sola vera carenza che in CL paghi tantissimo, un centrale difensivo di livello internazionale. Poi c'è il Chelsea in crisi generazionale e in parte di rigetto verso AVB...insomma, tanti motivi particolari.
Pile: Il Chelsea può cambiare pure mille allenatori, ma se non effettua un ricambio generazionale è dura tornare a grandi livelli...lo Utd invece il ricambio generazionale l'ha fatto, in parte l'ha pure azzeccato secondo me, certamente non credo possa essere granché giustificabile un simile disastro in Champions League, Ferguson deve porsi qualche riflessione. Sul City sono pienamente d'accordo con Giulio.
G.B: La vera sorpresa, per quanto mi riguarda, è l'eliminazione dello United. Ad inizio stagione i giovani di Ferguson hanno espresso un gioco spettacolare, fatto di semplicità, intensità e velocità. Negli ultimi tempi la deboli sicurezze della squadra sono però crollate con qualche infortunio ed il calo di Rooney: sarà curioso vedere come reagiranno a questo settimana terribile. Su Chelsea e City non credo ci sia altro da aggiungere a quanto detto sopra.
A.L: Premesso che alla storiella del radicale declino subito dal Calcio Italiano, non ho mai dato la mia convinzione -certo c'è stato un peggioramento, ma è tutto riconducibile alla differenza di capitali (con le altre Top-Leghe), e a ciò che questo comporta come le diverse politiche messe in atto sul Mercato- stessa cosa, quindi, per la consequenziali credenze preconfezionate che vedrebbero Inghilterra e Spagna ad un altro livello. La debacle dei due Club di Manchester, è stata cosa fortemente inaspettata; e mentre per il City la causa dell'eliminazione è da attribuire all'aver cannato il Match, rivelatosi da dentro-fuori, a Napoli; per Ferguson la situazione è più nera di quello che si pensa -rammentando che nel girone competeva con Benfica e Basilea-. Per quanto sia stimabile Sir Alex, e per quanto abbia un credito infinito con i tifosi e i seguitori di questo Sport, bisogna imputargli le scelte e la pianificazione in sede di mercato non acconcie agli obiettivi -rivelatesi poi determinanti-, grane di organico dunque, che hanno condotto in Europa League (Torneo mai vinto né dai Red Devils, ne da Ferguson quindi). Mancini, invece, si tiene il suo "classico" dominio in territorio Nazionale e l'altrettanto classica maledizione nei confini Europei. La sua squadra rimane comunque un'armata, e il fallimento di questa stagione, non può arrogare e sottintendere ad un fallimento globale, in alcun modo, perché dal termine del 31 Agosto le gerarchie in Inghilterra sono state rivoltate: i Citizens sempre più consapevoli della loro forza, ora sono al comando sia in classifica, che nell'immaginario collettivo. Non credo ai tracolli "congiunti", e non trovo problemi comuni in questo caso, fra Chelsea, Manchester U e Manchester C. Abramovich dovrà rinverdire e svecchiare un altro pò, e Villas Boas capire quali sono i giocatori a cui dare responsabilità da titolari e quali meno -la ponderata (fin troppo) bocciatura di Torres e la nuova (e finalmente giustificata) avanzata di Didier, sono l'emblema. Vorrei spendere le ultime parole per l'Arsenal di Wenger, che zitto,zitto e con un Van Persie sempre più sugli scudi, ha agguantato un'agevole qualificazione agli Ottavi e sta risalendo sempre più.
5) Se gli inglesi spendono tanto e male, il Napoli può essere identificato, in questo momento, come società modello per quanto fatto nelle ultime stagioni?
G.D.C: Il Napoli ha un progetto, e non è poco. Ma vincere?
Pile: Beh, per vincere si parte da un progetto, e nel caso del Napoli non può essere un progetto che punti subito a vincere. Intanto stanno riacquistando quel peso internazionale che mancava da tanto tempo. E lo hanno riacquistato grazie all'inserimento, nel corso degli anni, di giocatori forti come Cavani, Lavezzi e via discorrendo. Credo che al momento abbiano un buon mix, sarà interessante vedere come e se riusciranno a fare un ulteriore salto di qualità.
G.D.C: Sarà interessante vedere fino a quando certi giocatori rimangono...e una buona CL nn fa Primavera (vedi Fiorentina 2009/2010).
G.B: Il Napoli ha un progetto, ma non sta cercando di affrettare i tempi? La scelta di puntare moltissimo sulla CL a discapito del campionato può essere dovuta a motivazioni economiche e di visibilità, ma non sarebbe meglio andare avanti passo dopo passo? Per il resto concordo con Giulio, molto dipenderà dalla capacità di trattenere, o sostituire, i giocatori chiave.
A.L: Notevolissimo il secondo intervento di Giulio. Il Napoli ha fatto breccia e leva in un momento di crisi generale. Portando quel minimo di solidità -nei rami dirigenziali-, una certa continuità di progetto, di flusso di investimenti e sopratutto l'inalterabilità alle fondamenta -che in precedenza, al contrario, aveva asfissiato una piazza come Napoli, distruggendola più volte-, è riuscito a crescere costantemente, facendo -agli occhi dei più- dei passi da gigante col tempo e nel tempo. La città in sé, poi, permette un entusiasmo persistente, è risaputo che sia questa l'arma in più degli azzurri, dal grande potenziale. Se ci aggiungiamo pure che fra Cavani, Lavezzi e Hamsik -per me senza dubbio il primo- non si sa chi abbia reso di più delle aspettative, allora [...]
Ecco la presentazione del palinsesto settimanale del blog
Lunedì 12 Dicembre: "Lunedì con Aguante Futbol", rubrica di attualità.
Martedì 13 Dicembre: il punto su Real Madrid e Barcelona, dopo il Clasico appena giocato. A cura di G.D.
Mercoledì 14 Dicembre: dopo il grande articolo di Giulio sul Boca, arriva il resoconto totale dell'Apertura 2011. A cura di G.B.
Giovedì 15 Dicembre: "Giovedì con Aguante Futbol". Facciamo ancora il punto su quanto successo negli ultimi giorni.
Venerdì 16 Dicembre: una delle nostre schede, dedicata a Marco Davide Faraoni, che si sta inserendo in maniera velocissima nell'Inter di Ranieri. A cura di Pile.
Vi diamo quindi appuntamento a domani
Aguante Futbol riparte. Non si è mai fermato, a dir la verità. Ma da Settembre in poi gli interventi sono stati un pò meno frequenti rispetto al passato.
Il blog continua con gli stessi uomini di sempre e lancia una nuova linea editoriale.
Da Lunedì 12 Dicembre ci sarà un intervento al giorno, dal Lunedi al Venerdì. E da Domenica 11 Dicembre, e per tutte le Domeniche a seguire, ci sarà il "focus settimanale" ovvero la presentazione del palinsesto della settimana.
Saranno 8 le macro-categorie che tratterà il blog nel corso delle settimane. Più o meno è quello che abbiamo sempre trattato, ma adesso sarà tutto più ordinato. Presentiamole tutte e 8.
La prima è quella riguardante l'attualità. Uno o due interventi a settimana per fare il punto sui risultati e sulle notizie degli ultimi giorni. Non vogliamo essere un aggregatore di notizie, vogliamo dare il nostro punto di vista: per cui faremo una conversazione a 5, con un intervistatore e i 4 componenti dello staff che discutono e interagiscono fra di loro. Esatto, come al bar. E' una cosa nuova nel blog, ci auguriamo che funzioni, naturalmente tramite la funzione del commento il bar è aperto a tutti.
Continueremo a parlare anche di tattica e di metodiche di allenamento. La categoria si chiama "Il calcio alla lavagna" e la linea sarà simile a quella vista in passato per i post di tattica.
Un blog come Aguante Futbol non può certo dimenticare il calcio sudamericano. Quindi spazio alla categoria "Calcio internazionale", che parlerà un pò di tutto ciò che accade all'estero.
"Amarcord" è la nostra rubrica sul passato: la descrizione di un uomo di calcio che ha fatto la storia, nel bene o nel male.
Continueremo pure a trattare di calcio giovanile: "Baby-Calcio" è il nostro punto di vista su tutto ciò che avvolge il mondo U19, dalla Primavera alle altre manifestazioni dedicate ai giovani.
La rubrica "Curiosità" dice tutto già dal nome: non c'è bisogno di spiegarla.
Anche "Le top 10 di Aguante Futbol" è qualcosa di già visto: diventerà un appuntamento più o meno fisso.
Per ultima, una delle cose più apprezzate di Aguante Futbol, "La scheda": ovvero, le descrizioni dei giocatori più reclamizzati ma ancora sconosciuti, o semplicemente le scoperte della redazione.
L'ultima novità è la nostra presenza su Twitter: trovate una nuova schermata sulla parte destra del blog, dove appariranno le nostre "cinguettate". In realtà lo utilizziamo come strumento per parlare di quelle cose che non meritano un post ma è utile sapere e ovviamente per creare ancora maggior interattività, un completo filo diretto fra Aguante e gli utenti. Ovviamente aspettiamo tanti "followers"!
Questo è tutto: vi garantiamo lo stesso stile tenuto fin qui, portiamo alcune idee nuove, proviamo a cercare maggiore continuità, perchè diciamocelo, qualcosa per parlare di calcio lo si trova sempre. Se avete apprezzato Aguante Futbol fin qui, continuate a leggerci, perchè vi piacerà ancora di più.
Firmato:
G.D.C.
G.B.
Pile
A.L.
Dopo tre anni il Boca torna davanti a tutti in Argentina. Un periodo di tempo che è sembrato infinito per tutti i tifosi (la mitad mas uno del paese, dicono loro) degli xeneizes.
Il presidente Ameal riesce a regalare alla sua gente il ventiquattresimo titolo della storia prima di lasciare la carica, ma soprattutto Julio Cesar Falcioni vede coronati i grandi sforzi profusi per fare di questo Boca una squadra, la sua squadra. El Gato ha plasmato la rosa nello scorso semestre, tra mille critiche, pochi risultati iniziali e un costante rischio esonero, arrivando a presentare ai blocchi di partenza una vera e propria corazzata.
L'Apertura 2011 è stata di fatto una cavalcata trionfale per la squadra azul y oro, che ha macinato punti e risultati con una continuità impossibile da ostacolare per qualunque avversario.
Cardine fondamentale una solidità a tratti spaventosa, come testimoniano i soli 4 gol subiti in 17 giornate. Dato in se fenomenale, che diventa incredibile per chi ha seguito il Clausura 2011 in cui il Boca con molti degli stessi giocatori in campo ne subì 22 in 19. L'uomo del cambiamento è stato el Flaco Rolando Schiavi, il grande veterano tornato dopo 6 anni, che praticamente da solo ha dato solidità a un reparto intero, facendo impennare il rendimento dei suoi compagni Roncaglia, Insaurralde e Clemente Rodriguez. Insieme a lui il portiere Agustin Orion che finalmente ha dato tranquillità e affidabilità in un ruolo vacante praticamente dall'addio del Pato Abbondanzieri.
Falcioni ha scelto i suoi uomini senza esitazioni, col turnover praticamente limitato ai casi di infortunio. Modulo base il rombo, con una spina dorsale formata da Orion, Schiavi, Somoza, Riquelme e Viatri (finchè il ginocchio ha retto) che ha fatto la differenza.
Grande fisicità, poco spettacolo, occupazione degli spazi, vittorie che sembravano arrivare quasi per inerzia con l'avversario progressivamente strangolato nelle spire gialloblu. Una macchina in cui chiunque dava il suo contributo anche oltre le proprie capacità.
Roncaglia e Rivero, motore della fascia destra, hanno dato un apporto continuo di fisicità unico, scoprendosi anche capaci di giocate tecniche. Sulla sinistra Clemente Rodriguez è stato un treno instancabile, presente in difesa e attaccando anche per Walter Erviti, interno sinistro di posizione e qualità, che in un ruolo inedito ha dato tutto per il suo mentore Falcioni. Davanti alla difesa l'argine rappresentato da Leandro Somoza ha spento gli attacchi avversari e dato alla squadra una regia semplice e pulita, ma soprattutto sicurezza.
La qualità nelle idee del tecnico veniva tutta com'è ovvio dai piedi di Roman, alle prese coi suoi soliti problemi fisici e ben sostituito dal sottovalutatissimo Pochi Chavez. In attacco Viatri è stato di sicuro una rivelazione per capacità di gioco prima ancora che per i gol (poteva fare di più), mentre Cvitanich, preso chiaramente per sostituire Mouche che però è rimasto, si è dimostrato giocatore anonimo, pur avendo dalla sua tanta abnegazione, spirito di sacrificio e la doppietta che ha regalato il titolo. Insospettabile eroe in un momento difficile Nicolas Blandi, che chiamato all'improvviso a sostituire l'infortunato Viatri ha risposto a suon di doppiette.
Falcioni ha dato continuità alla sua carriera di tecnico dopo il titolo vinto col Banfield, e forse oggi è il miglior allenatore d'Argentina. La Libertadores sarebbe un bel banco di prova per lui e la sua squadra, anche perchè lo costringerebbe a ruotare gli uomini e magari a puntare di più sulla qualità a centrocampo di certi elementi come Chavez e Colazo.
Un titolo stravinto e meritato, con una squadra intera che ha dato il suo massimo.
Arriva sempre un momento in cui ci si rende invariabilmente conto di essere giunti alla fine, di dover dire basta allo status quo, di ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per l'Inter è stata la partita con l'Udinese.
A parlare non è tanto il risultato in se, perchè ormai una sconfitta di questa Inter non fa più notizia, ma la certificazione di cos'è l'Inter oggi.
Una squadra da salvezza. Forse tranquilla.
Perchè a inizio anno c'era Gasperini come alibi, poi gli arbitri, poi il tempo di cui aveva fisiologicamente bisogno Ranieri. Tutte cose verissime e accettabili, sia chiaro, ma che restano alibi perchè insufficienti a spiegare una simile serie negativa (Trabzonspor e Novara non valgono nè varranno mai la rosa dell'Inter).
Ma se anche adesso ogni volta che sembra poter rialzare la testa, ogni volta che sembra potersi avvicinare al tranquillo centro classifica l'Inter crolla con puntualità incredibile significa che la sua realtà è quella. Il mito di Icaro ha qualche migliaio di anni, ma forse è il caso di rileggerlo ogni tanto.
Ranieri si trova in una posizione a dir poco scomoda, dovendo scegliere essenzialmente tra difendersi a oltranza e sperare in un colpo della sorte o andare incontro alla sconfitta certa. Ed è certamente l'ultimo responsabile della situazione, pur con delle colpe contingenti legate a scelte tattiche o di cambi.
Quindi basta speranze e illusioni, basta parole al vento. I tifosi hanno una percezione molto più chiara del reale di quel che credano dirigenti e giocatori e proprio per questo è da due anni che si chiedono cosa stia succedendo.
Mai come adesso serve pragmatismo e capacità decisionale, unite a prsonalità e voglia di lottare di quelli che vanno in campo (capito presunti leader?).
Perchè l'Inter è in cenere, ma solo dalle ceneri può rinascere.