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27 giu 2014

Brazil2014: Top&Flop Generali - Terza Giornata

Top

Messico: una squadra unita, ben preparata e perfettamente conscia dei suoi limiti. Il punto di forza è l'organizzazione difensiva che si fonda sull'esperienza di Rafa Marquez, ma poi sanno ripartire e trovare il gol. Contro la Croazia hanno giocato in modo perfetto, gestendo i ritmi e colpendo quando si è presentata l'occasione. Molto più ostici di quanto si pensi. 

Iran: ok, hanno fatto un punto e un gol in tre partite, ma sinceramente che dovevano fare? Il movimento calcistico iraniano è limitato a dire poco, ma Queiroz è riuscito a dare a questo gruppo una sua identità, pure molto forte. Gruppo compattissimo, blocco difensivo fisico e tattico, corsa al limite dello spasmodico anche per i giocatori più di classe. Mentalità da applausi.

Stephen Keshi: sottotitolo, l'Africa agli africani. Dopo aver vinto la Coppa d'Africa porta la Nigeria agli ottavi con una gestione accorta. Riesce a scuotere l'ambiente dopo un inizio rivedibile, non perde la bussola e punta sugli uomini giusti. La sua squadra non farà spettacolo, ma lotta e ha una fisicità esplosiva pericolosissima che non permette distrazioni. Non servono per forza presunti santoni europei per far giocare i neri.

Grecia: non siamo ancora ai miracoli dell'Europeo 2004, ma questi ottavi di finale sono un'impresa. La squadra è modesta e ha passato le prime due partite a costruire barricate, fossati e ponti levatoi. Con la Costa d'Avorio invece hanno messo in campo un minimo di gioco, e il dio del calcio ha deciso di premiarli. Uomo della provvidenza Samaras, freddo dal dischetto e senza contratto.

I baffi di Fred: la moda del momento per i brasiliani, portano pure fortuna al centravanti che riesce a sbloccarsi dopo un inizio difficile. Ti vogliamo come Lemmy dei Motörhead entro la finale.

I colpi di testa di Suarez: lungi da me difendere il cannibalismo, ma se Suarez fosse solo un giocatore immensamente forte sarebbe noioso come Messi. I suoi colpi di testa (anzi, di denti) sono sempre inaspettati e incredibili, fossi il suo psicologo un po' mi vergognerei per i soldi rubati. Il fatto che sia sostanzialmente sotto daspo per quattro mesi è la ciliegina sulla torta della simpatia.

La diffusione internazionale della difesa a tre: questi Mondiali stanno dimostrando che il mondo tatticamente impara. Non ci sono più squadre sprovvedute (tranne, forse, l'Honduras, ma gli si vuole bene lo stesso) e sono diffusi diversi stili di gioco. In particolare non ricordo un simile ricorso alla difesa a tre (o a cinque se preferite), sia come modulo base che come conseguenza dei movimenti in corso. Per alcuni è una scelta difensiva utile a coprire limiti dei singoli, per altri un modo di sviluppare il possesso palla. 




Flop

Olanda: ovviamente non si discutono i risultati, ma non mi aspettavo questo integralismo da Van Gaal sulla difesa a tre. Nell'ultima, inutile partita col Cile ha snaturato vari giocatori pur di mantenere il credo tattico, con un Kuyt esterno sinistro a tutta fascia che grida vendetta. Una forzatura decisamente eccessiva e non necessaria. Un' Olanda duttile avrebbe avuto ben altro fascino, ma soprattutto così la rosa sembra decisamente composta male. E Huntelaar? Perchè ostracizzarlo così? Tanto valeva lasciarlo a casa.

Costa d'Avorio: la generazione d'oro, una delle migliori dell'intero calcio africano, ha fallito ancora una volta. Succede sistematicamente da un decennio, ma questa era l'ultima occasione per molti. Tanto forti nei nomi quanto incapaci di trovare una quadratura una volta messi insieme con la maglia arancione, e la Grecia non sembrava un ostacolo insuperabile. Spreco incalcolabile.

Croazia: una rosa di talento che si è decisamente persa sul più bello. Primo fra tutti Niko Kovac ha portato confusione cambiando troppe cose, cercando forse il colpo a sensazione. Col Brasile l'atteggiamento sbagliato ha portato la squadra a rinunciare alle sue qualità migliori, nella partita decisiva col Messico lo spostamento del terzino Pranjic a centrocampo ha indebolito in una mossa sola due reparti. Poca cattiveria, troppa mollezza, nessun vero leader soprattutto nel reparto avanzato.

Le simulazioni di Chiellini: se sei grande e grosso, hai basato la tua intera carriera su fisicità e irruenza e di norma meni come non ci fosse un domani semplicemente non puoi volare a terra per ogni mosca che passa sul campo da calcio. Un atteggiamento che fa schifo, punto.

Italia: l'arbitraggio è stato indubbiamente un fattore, è indiscutibile (anche se c'era un rigore per l'Uruguay, come ce n'era uno per la Costa Rica). Ma l'Italia che aveva intenzione di fare? Il Mondiale azzurro è sostanzialmente finito al gol di Bryan Ruiz, da quel momento in poi encefalogramma piattissimo, anche evidentemente per gravi problemi di gruppo che hanno impedito qualsiasi reazione di carattere. Prandelli ci ha messo del suo con cambi cervellotici figli probabilmente di scarsa lucidità, ma i giocatori in campo non sono proprio sembrati in grado di produrre qualcosa di pericoloso e se non sei in grado di segnare c'è poco da lamentarsi degli arbitri. Qualcuno poi ci spiegherà l'imbarazzante condizione atletica della totalità della rosa? O la generale incapacità di giocare al caldo dopo essersi inventati casette per replicare il clima? Manco l'Italia fosse un paese artico.

La difesa della Svizzera: una squadra che in tempi recenti costruiva la sua forza su una retroguardia quasi impenetrabile all'improvviso si scopre tanto, troppo svagata. I centrali fanno a gara a chi va più in affanno, nessuno segue i tagli e i centrocampisti difensivi sembrano in decisa apnea fisica. La demolizione subita dalla Francia poteva preoccupare, subire per un tempo dall'Hoduras è ben più che un campanello di allarme.

Il gioco del Brasile: ormai è chiaro che Scolari vuole replicare de facto la difesa a tre che lo ha portato a vincere nel 2002, con Luiz Gustavo nuovo Edmilson. Il problema è che il piano di gioco del Brasile si limita a un paio di movimenti, il resto è improvvisazione. Reparti lunghissimi soprattutto quando il mediano scala dividono la squadra in tronconi. Basta un accenno di pressing posizionale per costringere al lancio lungo sistematico che avviene sempre sugli esterni, risultando ulteriormente prevedibile. Non è prevista alcuna possibilità di scambio corto palla a terra sostanzialmente fino alla trequarti offensiva e per lo più i due mediani giocano sulla verticale uno dell'altro. Dire tra l'altro che Paulinho stia giocando è una gentilissima concessione.

L'attacco dell'Argentina che non si chiama Leo Messi:
capisco il sacrificio, capisco che Messi sia la grande speranza, capisco tutto. Ma zero gol prodotti tra Palacio, Lavezzi, Aguero e Higuain contro Bosnia, Iran e Nigeria sono decisamente contro le aspettative. Higuain che nel 2010 era stato devastante sembra tutto tranne una prima punta, sempre a uscire dall'area per cercare i cross e le imbucate. Il Kun è stato semplicemente invisibile fino all'infortunio che ha chiuso il suo Mondiale, e parliamo di uno che in una realtà parallela è il 10 e il fulcro di questa Argentina. Senza di lui il titolare probabilmente diventa Lavezzi, che più che corsa e buona volontà non sembra in grado di dare. Ad oggi salvo per impegno e intelligenza il solo Palacio, che infatti si è visto appena. L'Argentina non può andare avanti se non si sveglia almeno un'altra punta.

Fabio Capello: la Russia a livello di talento non è nemmeno lontana parente di quella del 2008, in cui il solo Arshavin valeva tutti i giocatori di oggi sommati, quindi il lavoro del ct italiano non è stato di certo facile. Però sei Fabio Capello e prendi una vagonata di rubli per stare in vacanza a mangiare uova di storione, quindi non mi accontento di una squadra coperta con un certo ordine tattico. Valore aggiunto dalla panchina zero, soprattutto nei cambi. Bisognava aspettare la terza partita per capire che Kokorin da solo risultava troppo leggero?

10 feb 2010

Questione di ruolo

La stagione 2009/2010 del Manchester United potrebbe avere un titolo preciso: Quando Wayne Rooney si ricordò il suo ruolo.

Ma torniamo indietro nel tempo un attimo. Il ragazzo di Liverpool esordisce in Premier League nel 2002/2003, con la maglia dell'Everton. Il suo primo gol permette alla squadra di vincere contro un Arsenal imbattuto da 30 partite. Diventa così il più giovane marcatore della storia della Premier League, un talento precoce sulla bocca di tutti.

Due anni dopo passa al Manchester United, e qui comincia la nostra analisi. Wayne arriva alla corte di Sir Alex Ferguson in un contesto ben preciso. Squadra da ricostruire, con molti giovani e poche certezze. Ci vorranno due stagioni per completare l'evoluzione, e il motore principale sarà un fuoriclasse assoluto come Cristiano Ronaldo. Attorno e insieme a lui Ferguson costruisce un contesto tattico con due caratteristiche principali: corsa e organizzazione. A tutti è chiesto sacrificio, nessuno si risparmia come applicazione tattica. E proprio Rooney svolge un ruolo straordinario e sorprendente. Il più grande talento del calcio inglese (capace di mettere a referto una tripletta nella sua prima partita di Champiosns League), una punta con grande classe e tecnica, si cala perfettamente nella parte della bestia da soma. Corre più di un mediano, copre tutto il campo, si mette completamente al servizio di tutti, e di Cristiano in particolare. Ovviamente la stoffa è pregiatissima, e malgrado lo sfiancante lavoro senza palla non mancano gol e grandi giocate, ma il potenziale è decisamente imbrigliato.

Arriviamo così alla stagione in corso, col portoghese di Madeira ceduto al Real Madrid. Rooney, a 25 anni, si trova improvvisamente a ricoprire la parte per cui è stato destinato: stella della squadra, e soprattutto finalmente il suo ruolo. Non più maratoneta infaticabile, ma vero punto di riferimento dell'attacco. E i risultati a oggi dicono che il destino si sta compiendo. 21 gol (contro un precedente record di 16) in 24 partite di Premier League, unite al solito preziosissimo lavoro per la squadra. Un salto di qualità nel gioco immediatamente percepibile.

Da parte sua, il ragazzo ha ringraziato Fabio Capello, che in nazionale gli ha consigliato dove (cioè vicino all'area di rigore avversaria) e come giocare per rendere al meglio. Ma non credeteci troppo, tutto era già dentro di lui. Dovevano solo lasciarlo libero di giocare.

7 feb 2010

Paese che vai, usanza che trovi

Chiunque segua il calcio anche solo indirettamente tramite il gossip ha sentito del caso di John Terry. Gli inglesi col loro tipico giornalismo hanno fatto (anche giustamente) esplodere lo scandalo, per poi dare sfogo a tutto il loro moralismo bigotto chiedendo uno scalpo, un segno tangibile per poter additare e colpevolizzare il giocatore. Tra i due fuochi Fabio Capello, ct della nazionale inglese, che si è ritrovato il suo capitano, uno degli uomini simbolo e leader nel mezzo di una gran bella tempesta. Don Fabio era nella classica posizione in cui si sbaglia qualunque scelta si prenda. Chiaramente non poteva lavarsene le mani come fatto da Carlo Ancelotti, che ha lasciato la fascia di capitano del Chelsea proprio a lui sottolineando come sul calciatore e sul professionista si possano solo fare elogi, e ricevedo in cambio un gol decisivo per la sua squadra.

Per Capello lasciare la fascia di capitano a JT avrebbe significato il linciaggio mediatico per entrambi, perchè in certi momenti ci si ricorda che la nazionale rappresenta il gorioso regno d'Inghilterra. In compenso appena nominato nuovo capitano Rio Ferdinand, colonna del Manchester United e della nazionale inglese da anni,sono fioccate critiche ed è partita la caccia a tutte le "inadempienze professionali" del giocatore. Gogna mediatica anche per lui, e il fatto che fosse già prima il vice di Terry se lo sono scordato tutti...

Tutto questo ha suscitato in me un curioso parallelismo con l'Italia, la nazionale italiana e il suo capitano. Fabio Cannavaro nel corso degli anni è stato al centro di una serie di vicende quantomeno poco carine. E' negli occhi di tutti coloro i quali seguono il calcio il video amatoriale girato ai tempi del Parma in cui un divertito e scherzoso Cannavaro si spara un'iniezione di una sostanza non chiara nè chiarita. Così come sono a disposizione di tutti le intercettazioni in cui diceva chiaramente di fingere di star male e giocare al di sotto delle sue possibilità (con la regia di Moggi) pur di essere ceduto alla Juventus. Fresca è la recente positività a un controllo antidoping dovuta a del cortisone senza documentazione medica di prescrizione o uso. Per finire con la villa abusiva in zona Napoli. In Italia non solo di queste cose si è appena parlato, e per il giocatore non hanno avuto la minima ripercussione.

Andare a letto con la moglie del migliore amico è di sicuro umanamente deprecabile, ma sportivamente irrilevante. Terry è sempre stato un ottimo professionista. Sulla correttezza sportiva di Cannavaro abbamo degli elementi per nutrire almeno parecchi dubbi, e a mio avviso questo è un motivo ben più valido per mettere in discussione una fascia da capitano della nazionale di calcio.

Ma si sa, paese che vai...