8 ott 2009

Spagna U-17: convocati per il Mondiale

In attesa delle convocazioni di Salerno, anche il selezionatore spagnolo Ginés Meléndez ha diramato la lista dei convocati per il Mondiale U-17. In Nigeria la Spagna è attesa per un pronto riscatto, dopo la poco brillante avventura che li ha visti protagonisti all'Europeo tenutosi in primavera.
Gli spagnoli, nonostante importanti individualità, hanno chiuso l'intero torneo con zero gol all'attivo e la porta imbattuta. Statistiche figlie di un estenuante quanto sterile possesso palla e di una certa imprecisione sotto porta.
Sicuramente le giovani Furie Rosse non vorranno ripetersi e saranno uno degli avversari più ostici per la vittoria finale, guidati soprattutto da Koke, Borja, Sarabia, Muniain, Muniesa e Badia.


Di seguito i convocati da Meléndez:

Edgar Badia (Espanyol)
Jordi Amat (Espanyol)
Albert Blázquez (Espanyol)
Yeray Gómez (Mallorca)
Albert Dalmau (Barcelona)
Adriá Carmona (Barcelona)
Javier Espinosa (Barcelona)
Sergi Roberto (Barcelona)
Sergi Gómez (Barcelona)
Marc Muniesa (Barcelona)
Iker Muniain (Athletic Club)
Jon Aurtenetxe (Athletic Club)
Kevin Lacruz (Real Zaragoza)
Pablo Sarabia (Real Madrid)
Alejandro Fernández “Alex” (Real Madrid)
Kamal Mohamed (Real Madrid)
Álvaro Morata (Real Madrid)
Borja González (Atletico Madrid)
Jorge Resurrección “Koke” (Atletico Madrid)
Julen Celaya (Real Sociedad)
Francisco Alarcón “Isco” (Valencia)

Brasile U-17: convocati per il Mondiale

Anche la Federazione brasiliana ha da poco comunicato la lista di giocatori che prenderà parte al Mondiale U-17 nigeriano. Guidata dal tecnico Lucho Nizzo la Seleção, forte del torneo Sudamericano vinto a Maggio, è considerata tra le grandi favorite per la vittoria finale.
Guidati da Zezinho, Dodo, Wellington, Guilherme, Gerson e soprattutto Coutinho, i brasiliani hanno ottenuto la vittoria della competizione continentale ed espresso un buonissimo gioco, seppur riuscendo a superare l'Argentina soltanto ai calci di rigore.
A dimostrazione che il Brasile sbarca in Nigeria con il chiaro intento di portare a casa la Coppa del Mondo di categoria c'è la convocazione di Neymar, che non aveva preso parte al Sudamericano U-17 poichè impegnato nel torneo Paulista con la prima squadra del Santos.
La Seleção sarà impegnata nel gruppo B, contro Giappone, Messico e Svizzera.


Di seguito la lista dei convocati:

Luis Guilherme (Botafogo, Portiere)
Allison (Internacional, Portiere)
André (Corinthians, Portiere)
Gerson (Grêmio)
Sidimar (Atletico Mineiro)
Romario Leiria (Internacional)
Guilherme (Atletico Paranense)
Romário (Vitória S/A)
Dodô (Corinthians)
Elivelton (Santos)
Carlão (São Paulo)
João Pedro (Atletico Mineiro)
Wellington (Fluminense)
Coutinho (Vasco da Gama)
Neymar (Santos)
Willen (Vasco da Gama)
Felipinho (Internacional)
Geovani (Internacional)
Wellington Silva (Fluminense)

Argentina U-17: convocati per il Mondiale

Ieri il DT della Nazionale argentina U-17, José Luis Brown, ha comunicato la lista dei 21 ragazzi che prenderanno parte al Mondiale di categoria in Nigeria, dove si presenteranno tra i favoriti per la vittoria finale.
Quello guidato dal Tata è un gruppo già rodato e in grado di poter fare grandi cose, come dimostrato in occasione del recente Sudamericano U-17, quando i giovani argentini furono sconfitti in finale dai coetanei brasiliani soltanto ai calci di rigore. Cinque mesi fa a mettersi in mostra furono soprattutto Villalva, Araujo, Espindola e Martinez, ma non è difficile credere che nel corso della rassegna iridata possano mettersi in luce anche altri talenti.
La stella indiscussa è sicuramente il Keko, lasciato libero dal River Plate e atteso in Nigeria come uno dei giocatori da tenere maggiormente d'occhio. Difficile possa fallire, forte anche dell'esperienza maturata in prima squadra in quesi ultimi tempi, ma il girone in cui è stata sorteggiata la compagine di Brown è sicuramente il più insidioso e bilanciato dell'intero Mondiale, essendo completato da Germania, Nigeria e Honduras.


Di seguito la lista dei 21 giocatori convocati dal DT argentino:

1. Damián Martínez (Independiente, Portiere)
2. Leandro González Pirez (River Plate)
3. Lucas Kruspzky (Independiente)
4. Leandro Marín (Boca Juniors)
5. Jorge Balbuena (Lanus)
6. Esteban Espíndola (River Plate)
7. Ezequiel Cirigliano (River Plate)
8. Franco Bitancourt (River Plate)
9. Daniel Villalva (River Plate)
10. Sebastián González (San Lorenzo)
11. Sergio Araujo (Boca Juniors)
12. Ignacio Arce (Unión de Santa Fe, Portiere)
13. Nicolás Tagliafico (Banfield)
14. Federico Rasmussen (Lanus)
15. Esteban Orfano ( Boca Juniors)
16. Facundo Quignon (River Plate)
17. Guido Dal Casón (Quilmes A.C.)
18. Gonzalo Olid Apaza (River Plate)
19. Matias Sosa (Estudiantes de La Plata)
20. Eduardo Rotondi (Argentinos Juniors)
21. Jorge Pucheta (Lanus, Portiere)

6 ott 2009

San Lorenzo-River Plate: analisi del Clasico

Finisce due a uno per i padroni di casa il Clasico disputato al Nuevo Gasometro. Una partita dai tanti temi e dalle diverse motivazioni, su tutti la sfida tra Diego Simeone e la sua ex-squadra e l’ultimo incontro sulla panchina del River Plate per Nestor Gorosito.

Quella che va in scena a Buenos Aires è una sintesa della stagione e del momento dei Millonarios. E’ infatti il River Plate a fare la partita per gran parte dell’incontro, grazie ad un buon ritmo, a reparti vicini, a spirito di sacrificio e soprattutto ordine. Sorprendentemente la difesa non sembra soffrire, Cabral e Coronel appaiono concentrati e Navarro è una sicurezza, volando a sventare qualche insidiosa conclusione dei padroni di casa. Il centrocampo fa un buon filtro e riesce finalmente a trasmettere palloni giocabili alle punte: su tutti spicca la prestazione di Archubi, per la prima volta capace di esprimersi a livelli accettabili e ben lontani da quelli imbarazzanti a cui aveva abituato i tifosi della Banda.

Il trio offensivo, infine, è in costante movimento e grazie a buoni spunti corali ed individuali si rende pericoloso in più occasioni. Il Keko Villalva è sempre più una certezza e una delle rare note positive per i Millonarios, capace di tenere in costante allarme la difesa avversaria ed in grado di interpretare in un modo tutto suo la figura del centravanti. Nonostante i limiti fisici è sempre sgusciante ed incontenibile, lotta, rientra, salta l’uomo e imbecca i compagni. Ed è proprio da una sua intuizione e dall’ingenuità della difesa del Ciclon che nasce il rigore che porta al vantaggio di Diego Buonanotte, anche lui in ottima serata, che sembra poter scacciare i fantasmi attorno al River.

Per i Millonarios sembra il giorno giusto, in cui tutto gira bene e tutti riescono ad esprimersi nel migliore dei modi. Ne è un chiaro esempio Bou, il più criticato in seguito al pareggio interno contro il Gimnasia e sorprendentemente trasformato contro il San Lorenzo. Parte titolare, esibisce subito qualche bella giocata e soprattutto tanta personalità. Cala alla distanza e tende ad esagerare in preziosismi e azioni personali, ma sicuramente quella disputata nel pomeriggio di Buenos Aires è la sua miglior partita con la maglia della Banda.

Anche nella ripresa la partita non cambia, il River è concentrato e Gorosito sembra poter concludere nel migliore dei modi un capitolo buio della sua carriera da allenatore. I padroni di casa non riescono a rendersi veramente pericolosi; nonostante una certa superiorità territoriale e di possesso palla sono poco incisivi e non mettono mai in difficoltà gli avversari, rischiando invece in occasione di qualche contropiede rapido e ben organizzato degli ospiti.
Come insegna la stagione del River, però, è impossibile esultare o cantare vittoria prima del triplice fischio finale, perché finora ogni amnesia dei Millionarios è sempre stata pagata anche fin troppo cara.Questa volta a confermare l’imbarazzante trend dei Millonarios ci pensa il solito Cabral. Un istante di follia inconcepibile, un pugno a Bottinelli sugli sviluppi di un calcio da fermo con la palla destinata a spegnersi ampiamente sul fondo. Il tutto davanti agli occhi di un attento Laverni, che non può esimersi dall’assegnare il calcio di rigore e dall’espellere il giovane difensore ex-Racing.

Una sciocchezza pesantissima, quella del difesore riverplatense, che permette al neo-entrato Romagnoli di siglare il pareggio, facendo riaffiorare tutti gli incubi in casa River Plate dopo una partita in costante controllo, giocata con grande spirito di sacrificio e ordine. Una squadra che sembrava quasi irriconoscibile, in senso positivo, e capace di mettersi alle spalle per oltre tre quarti di partita il pessimo momento in cui si trovava, per una pazzia individuale sprofonda nuovamente nell’oblio.
A completare la giornata ci pensano l’incredibile errore sotto porta di Cristian Fabbiani, che si prodiga in un improbabile colpo di tacco invece di insaccare a colpo sicuro, e soprattutto il vantaggio blaugrana di Romeo, abile ed implacabile nel finalizzare un pregevole cross di Romagnoli a soli sei minuti dal momentaneo pareggio.

Si chiude con il Nuevo Gasometro in delirio, Simeone che si gode una vittoria che sa di rivalsa e con il River è sempre più perso nei meandri di una crisi assolutamente irrecuperabile. La squadra ha dimostrato di saper giocare bene, ma partita dopo partita perde sempre più fiducia nei propri mezzi, vittima dei suoi stessi clamorosi errori e di un’incertezza a livello societario che sembra trasmettersi anche sul campo di gioco.

Le squadre hanno dato vita ad una bella partita giocata a viso aperto su entrambi i fronti, senza rinunciare al proverbiale agonismo che caratterizza queste grandi sfide del campionato argentino. Un Clasico che rilancia in classifica gli uomini del Cholo, non troppo distanti dalla vetta e in condizioni mentali ottime, forti di un carattere ferreo forgiato a propria immagine e somiglianza dallo stesso Simeone. Un Clasico che suggella altresì l’addio di Gorosito nel peggiore dei modi, ovvero riassumendo alla perfezione quanto espresso dal River Plate di questi tempi.


Articolo scritto per Calcioargentino.com

Gorosito lascia!

E’ questa la notizia che desta più scalpore in casa River Plate alla vigilia del Clasico contro il San Lorenzo. Difficile parlare di fulmine a ciel sereno, perché i rapporti fra tecnico, squadra e dirigenza erano tutto fuorché idilliaci, ma sicuramente nessuno si aspettava un cambio di allenatore prima della fine del Torneo di Apertura, soprattutto in vista dell’addio di Aguilar e delle Elezioni per trovare il suo successore.

La situazione sembrava in fase di stallo, un tacito accordo per portare a termine questi ultimi mesi nel modo più indolore possibile, cercando di limitare al minimo i danni sul campo e fuori. La Dirigenza riverplatense non aveva nessuna intenzione di dover affrontare ulteriori problemi di gestione, mettendo in luce ancora una volta, se fosse necessario, l’imbarazzante livello di attaccamento al club, e Gorosito godeva di una discreta fiducia all’interno dello spogliatoio, soprattutto da parte di Ortega, Gallardo e Almeyda, i veri leader carismatici. Motivi che avevano spinto l’allenatore del River Plate a convincersi a continuare l’avventura con la Banda e a rinunciare all’idea delle dimissioni, seguita alla sconfitta esterna contro l’Arsenal.

Ma in queste ore qualcosa deve essere cambiato nella testa di Pipo e tutti si stanno chiedendo cosa lo abbia veramente spinto ad un così repentino cambiamento, a soli dieci giorni dalla ferma decisione di voler continuare a guidare i Millonarios per i restanti mesi di contratto. Probabilmente si è reso conto di essere uno strumento della gestione Aguilar, di non godere minimamente della fiducia da parte della Dirigenza e di sedere sulla panchina del Monumental soltanto per mere questioni gestionali ed economiche. A complicare ulteriormente la situazione ci hanno poi pensato i risultati sempre poco convincenti della squadra e soprattutto un rapporto che si è fatto ogni giorno più difficile all’interno dello spogliatoio. Perché se da una parte Ortega, Almeyda e Gallardo si sono sempre schierati più o meno apertamente a favore del tecnico, dall’altra le voci di forti malumori sono sempre più insistenti, tanto da essere considerate in netta maggioranza.

Il difficile momento, peggiorato ulteriormente dalle forti contestazioni da parte dei tifosi del River Plate che lo hanno anche in parte riguardato, ha spinto Gorosito ad un improvviso dietrofront, causando scompiglio e ulteriore confusione all’interno della squadra e della dirigenza, colta di sorpresa e assolutamente sprovvista di alternative. Proprio per questo l’ipotesi più probabile per la successione a Pipo sembra portare ad una soluzione interna, a qualcuno che conosce già l’ambiente e che non dovrà portare a nessuna ulteriore rivoluzione. I nomi che circolano in queste ore sono quelli di Zapata, Rodriguez e Kuyumchoglu.

L’unica certezza sembra essere che quella contro il San Lorenzo sarà l’ultima partita di Gorosito sulla panchina del River Plate. Per un curioso scherzo del destino proprio contro Diego Simeone, l’allenatore da cui l’ha ereditata.
Alla guida della Banda Gorosito non ha ottenuto alcun successo, anzi, ha spesso subito dure critiche ma a sua discolpa va sicuramente l’essere arrivato in uno dei momenti più bui del glorioso club di Buenos Aires, alle dipendenze di una sciagurata dirigenza e con un peso decisionale su questioni fondamentali come il mercato prossimo allo zero. Tutti motivi che lo hanno spinto ad essere giustamente considerato dai propri tifosi, in un sondaggio sul sito web del quotidiano sportivo Olé, il minor responsabile dell’attuale situazione del club.

Alcune scelte di Gorosito hanno però lasciato molto perplessi, come la fiducia quasi incondizionata verso giocatori dal valore assolutamente discutibile, la totale mancanza di un progetto tattico coerente e l’incapacità di trasmettere la giusta grinta e motivazione ad una squadra apparsa fin troppe volte rassegnata al proprio destino. Emblematica è poi stata la gestione del caso Strahman, giovane e talentuoso centravanti delle giovanili nel giro della prima squadra, venduto in estate al Maccabi Haifa per 500.000$ senza neanche la possibilità di mettersi in mostra e di dimostrare il suo reale valore. Un'affrettata bocciatura da parte di Gorosito che lascia molte perplessità, considerate le ottime credenziali del ragazzo e soprattutto alla luce della cronica mancanza di un centravanti vecchio stampo che si lamenta ormai da mesi.

D'altro canto l’arrivo di un nuovo allenatore non potrà portare chissà quali novità, per la mancanza di un progetto e per il poco tempo a disposizione. L’unica speranza è che questo avvicendamento possa portare un po’ di ordine e dare una scossa all’interno dello spogliatoio, magari restituendo nuovo entusiasmo e determinazione a giocatori messi da parte con troppa fretta e che potrebbero rivelarsi molto utili alla causa Millonaria.

In ogni caso a rimetterci sarà come sempre il River Plate, ormai ancorato nella parte bassa della classifica e in attesa delle tanto agognate Elezioni, nella speranza di poter uscire il prima possibile da un periodo che verrà sicuramente ricordato come uno dei più infelici della storia del club di Nuñez.

1 ott 2009

Indispensabili


Indispensabili. E' il primo aggettivo che viene in mente alla luce delle prestazioni nerazzurre contro Sampdoria e Rubin Kazan, quando sia in campionato che in Champions League gli uomini di Mourinho hanno disputato due partite anonime, senza il giusto ritmo, la giusta compattezza e soprattutto senza un briciolo di qualità.

Si potrebbero imputare facilmente le colpe al cambio di modulo, quel 4-3-3 tanto caro a Mourinho, già testato con scarsi risultati la scorsa stagione, ma sarebbe oltremodo riduttivo. Al di là dei meriti in negativo dei protagonisti e dell'allenatore portoghese, di rombi o tridenti, il problema ridondante dell'undici interista è l'evidente assenza di qualità e geometria in mezzo al campo. E' il reparto centrale infatti a soffrire maggiormente in entrambe le gare, soprattutto in fase di costruzione. Perchè se difensivamente l'apporto di Cambiasso e soprattutto di capitan Zanetti è assolutamente impeccabile, molto rivedibile è l'attitudine dei mediani a ricevere la sfera e far ripartire l'azione palla a terra con precisione e velocità.

Problemi che emergono ancora più prepotentemente con l'assenza di Ibrahimovic, ultima ancora di salvezza per il non-gioco nerazzurro grazie alla sua straordinaria capacità di calamitare qualsiasi lancio dalle sue parti, e l'attuale stato di forma di Maicon, l'altra variante offensiva degli ultimi campionati.

Ma questo Mourinho e l'Inter lo sapevano e in estate si sono mossi con grande precione ed accortezza, portando a Milano Thiago Motta, nell'ambito dell'operazione che ha visto sbarcare alla Pinetina l'unico giocatore in grado di replicare a modo suo il lavoro di Ibrahimovic, Diego Milito, e soprattutto Wesley Sneijder. Due acquisti mirati e fondamentali nell'economia del nuovo corso nerazzurro, impostato sul gioco palla a terra e su un possesso palla veloce ed efficace, come ampiamente dimostrato nel trionfale derby di inizio campionato.

Uno stile di gioco imprescindibile per l'Inter e soprattutto per Samuel Eto'o, la punta di diamante che necessita assolutamente di una squadra in grado di limitare al minimo indispensabile lanci lunghi e palle alte. Servirlo come si era soliti fare con Ibrahimovic è follia pura, deleterio per lui e per la squadra, perchè si consegna un giocatore immarcabile negli spazi e implacabile nei pressi dell'area di rigore ai difensori avversari, che, forti di una ben superiore fisicità, hanno gioco fin troppo facile.

Proprio per questo la squadra di Mourinho non può rinunciare a Motta e Sneijder, due che hanno il possesso palla nel loro DNA, una capacità innata di giocare con precisione e velocità, ma soprattutto in grado di far girare al meglio la squadra, grazie a visione di gioco e tecnica non comuni. Uno può sicuramente essere e diventare il leader del centrocampo, il "rivoluzionario del gioco di prima" -come è stato simpaticamente e giustamente chiamato da qualche giornalista- e l'altro l'indispensabile tramite fra centrocampo e attacco, in grado di ricamare calcio e al contempo di innescare le punte.

La loro assenza è pesata e non poco in queste ultime uscite della nuova Inter e affinchè si possa tornare ad ammirare la squadra del derby sarà indispensabile attendere il loro rientro, previsto forse già sabato per Sneijder, fra un mese abbondante invece per Thiago Motta.

Il Pincha non si ferma più!

L’impressione è che la marcia dell’Estudiantes sia veramente inarrestabile. Il Pincha infila infatti la terza vittoria consecutiva e prende la testa solitaria della classifica. A farne le spese questa volta è un Boca Juniors sempre più in crisi, incapace di reagire e di rialzare la testa dopo le sconfitte contro Atletico Tucuman e Godoy Cruz, nonostante l’ennesimo gol di un sempreverde Martin Palermo, che può così festeggiare la convocazione da parte di Maradona per la sfida amichevole contro il Ghana. A decidere l’incontro è Enzo Perez, che risponde prontamente al pareggio Xeneize in apertura di ripresa, dopo il vantaggio iniziale degli uomini di Sabella segnato da Calderon.

L’unica squadra in grado di tenere veramente testa all’Estudiantes sembra il il Velez di Gareca, che ospita l’Huracan in una sfida dal sapore e dalle motivazioni particolari, dal momento che pochi mesi fa, in quello stesso stadio, le due compagini si sono giocate il titolo del Clausura. A presentarsi al José Amalfitani, però, è un Globo orfano delle sue stelline Pastore e De Federico, e ben lontano dai livelli di gioco espressi nell’ultimo campionato.
Anche questa volta, quindi, a spuntarla è il Velez, con una vittoria molto meno sudata di allora, arrivata in scioltezza grazie alla doppietta di Cristaldo, salito così a quota quattro nella classifica cannonieri.

A focalizzare le attenzioni domenica è stato tuttavia il Clasico di Avellaneda, conclusosi con la vittoria dell’Independiente per 2-1, in una sfida iniziata già in settimana dai due tecnici Gallego e Lombardi con piccanti botta e risposta tramite i media. A tingere di rosso il Cilindro e l’intera città in provincia di Buenos Aires ci ha pensato Dario Gandin, autore di entrambe le reti del Rojo e spietato esecutore di un Racing irriconoscibile in questo inizio di Apertura.
La squadra di Caruso Lombardi è infatti un lontano ricordo di quella sorprendente ammirata nel Torneo di Clausura, e per tutto il primo tempo subisce passivamente gli attacchi del Rojo, bravo ad imporre il ritmo e a sfruttare gli enormi varchi lasciati dalla difesa dell’Academia. Vana la rete ad inizio ripresa di Ledesma, che serve soltanto a rendere meno amaro il risultato.

Altri risultati importanti sono le vittorie del sempre temibile Colon del “Turco” Mohamed contro il Rosario Central, rivelazione del torneo, dell’Argentino Juniors contro il Godoy Cruz e del Banfield contro il Newell’s Old Boys. Il Taladro grazie ai tre punti ottenuti domenica si porta al terzo posto, candidandosi ad un possibile ruolo di terzo incomodo assieme al Central in un campionato che pian piano sembra delinearsi sempre più in una sfida a due fra i campioni del Sudamerica dell’Estudiantes e quelli d’Argentina del Velez.

Nel frattempo a Nuñez è sempre crisi nera; nonostante la confortante prestazione del giovanissimo talento Daniel Villalva, i Millonarios non vanno oltre uno scialbo 2-2 che non placa le ire dei tifosi riverplatensi. In vantaggio di due reti il River Plate è riuscito nell’impresa di farsi rimontare e di rischiare addirittura una sconfitta in extremis, non dopo aver avuto la possibilità di chiudere la partita con una clamorosa occasione capitata sui piedi di Bou.
A rendere ancora peggiore la giornata è l’infortunio muscolare di cui è stato vittima Ariel Ortega, costretto così a dover rinunciare alla convocazione in Nazionale di Maradona. Oltre alla prestazione della stellina Villalva, va segnalata l’ennesima grande partita del “Pelado” Matias Almeyda, sempre più sorprendente e sempre più leader di una squadra allo sbando e, non a caso, uno dei pochi a salvarsi dalle dure contestazioni dei tifosi della Banda.

Chi non se la passa meglio è sicuramente il Tigre, sconfitto in casa dal San Lorenzo di Diego Simeone e penultimo in classifica. Un 2-3 casalingo che ha spinto il tecnico Cagna a rassegnare le dimissioni, anche se difficilmente queste verranno accettate dalla società.

Non molto migliore è la sorprendente situazione del Lanus, presentatosi ai nastri di partenza come una delle favorite assieme a Velez ed Estudiantes, ma ancora fermo nelle zone basse della classifica.A complicare la giornata del Granate è soprattutto l’espulsione nel primo tempo del talentuosissimo Sebastian Blanco, enganche assolutamente fondamentale nell’economia del gioco degli uomini di Zubeldia. Nonostante la superiorità numerica, comunque, l’Atletico di Tucuman non è riuscito a sfruttare il doppio vantaggio, facendosi recuperare dal Granate nei minuti finali.

Il prossimo turno prevede sfide molto insidiose per le squadre di testa, con il Velez che va a fare visita alla Bombonera contro un Boca ansioso di uscire da un brutto periodo e probabilmente forte del ritorno di Riquelme e con l’Estudiantes di Veron impegnato in trasferta contro l’Argentinos Juniors. Altra sfida degna di nota, infine, è lo scontro che si terrà al Nuevo Gasometro fra Ciclon e Millonarios, con gli uomini di Gorosito che faranno visita all’ultimo allenatore in grado di portare a Nuñez il titolo argentino: Diego Pablo Simeone.


Articolo scritto per calcioargentino.com