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10 ago 2015

La Copa Libertadores del River


Il River Plate ha vinto la Copa Libertadores 2015, diciannove anni dopo il trionfo del 1996.
In sé basterebbe questo a fare la notizia, visto che il club con la banda si trovava in B Nacional appena quattro anni fa, nel 2011. Ma come ogni storia sudamericana che si rispetti questa Copa porta sfumature, appuntamenti col destino, coincidenze e gesti eroici che vanno compresi ed assimilati per poter apprezzare il quadro nella sua interezza.

Per cominciare, il River ha vinto nell'anno sbagliato. La storia parla chiaro: la Banda ha giocato finali di Libertadores sempre in anni che finivano col numero sei. Fino ad oggi.
Le precedenti finali giocate - due vinte, due perse - sono arrivate nel 1966, 1976, 1986, 1996. Una coincidenza curiosa interrotta nel 2006. Adesso comincerà la dinastia del cinque o saremo liberi da ogni vincolo?

Il trionfo nella Copa viene da lontano, e tutto nasce dalle mani del Muñeco Gallardo, che ormai più che un bambolotto è un burattinaio. La cosa incredibile è pensare che l'ex numero 10 ha preso in mano il club appena un anno e spiccioli fa, a Giugno 2014. Da quel giorno di fatto tutto è cambiato.

I semi della vittoria sono stati sparsi nella Sudamericana 2014. Gallardo appena arrivato non ha dato solo una quadratura alla sua squadra, ma ha puntato sulla dimensione internazionale. Il campionato il River lo aveva già vinto con Ramon Diaz, scrollandosi di dosso la polvere accumulata nei campi della B Nacional, ma serviva un passo in più per tornare a essere El Mas Grande. Il River 2014 era una squadra solida e spettacolare, in cui già si vedeva la mano del tecnico sia per dettami tattici, che per qualità del fraseggio, che per intuizioni di mercato. Nessuno tranne Gallardo infatti avrebbe scommesso su Leonardo Pisculichi, uomo assolutamente decisivo che ha vissuto il grosso della carriera all'Al-Arabi.
Per non sbagliare Napoleon si è portato a casa anche la Recopa 2015, disputata contro il San Lorenzo. Entrambi gli incontri sono stati vinti per 1-0 dal River, con gol di Carlos Sanchez.

La magia però sembrava svanita nei successivi gironi di Copa Libertadores. Il River nella massima competizione continentale ha dovuto conquistarsi tutto lottando passo dopo passo.
La squadra non cambia ossatura, ma comincia subito perdendo 2-0 coi boliviani del San Josè, per poi pareggiare le successive tre partite, una contro i peruviani del Juan Aurich e due contro il Tigres.
La partita in Messico si rivelerà decisiva per le sorti della Banda e per la Copa intera. Il tabellino dice 2-2 per un pareggio finale che regala un punticino e una flebile speranza di passare il turno - il River è ultimo e nella giornata conclusiva deve battere i boliviani e sperare che il Tigres già qualificato vinca in Perù contro il Juan Aurich -, ma la rimonta dal 2-0 negli ultimi cinque minuti è il momento di svolta assoluto della manifestazione.
Nell'ultima giornata infatti la sorte si schiererà senza tentennamenti dalla parte del club di Nuñez. I ragazzi di Gallardo triteranno il San Josè per 3-0 dando il primo segnale di presenza, ma tra Juan Aurich e Tigres succederà semplicemente di tutto. I messicani vincono in rimonta per 4-5, salvando il River dall'eliminazione. Chissà cosa ne pensano oggi i tifosi di quella incredibile dimostrazione di professionalità.

Il River passa dunque alla fase a eliminazione come peggior seconda, dietro anche all'Universitario de Sucre, per il rotto della cuffia. Una posizione solitamente non invidiabile, perchè significa affrontare la miglior squadra dei gironi. Per aggiungere al danno la beffa come miglior prima si qualificano proprio gli arcirivali del Boca Juniors. Un altro capriccio del destino, un'altra prova da affrontare.

Sul Superclasico ci sarebbe da scrivere a parte. Boca-River è di suo partita sentitissima e aspra, ma a metà della gara di ritorno si è andati oltre, talmente oltre da avere giocatori in ospedale e la partita sospesa.
Il River ha passato il turno a tavolino per la squalifica dei rivali - formalmente per 3-0 con tripletta del capitano, Marcelo Barovero -, che sulla carta partivano favoriti e non solo per aver dominato i gironi con sei vittorie su sei, diciannove gol fatti e due subiti.
In tre tempi su quattro però erano gli uomini di Gallardo ad essere in vantaggio, seppur solo per 1-0 con gol di Carlos Sanchez, e il Boca non aveva dato l'impressione di poter vincere davvero l'incontro. Di questo ci si sta già dimenticando, trascinati dalla dialettica di una rivalità eterna. La prima partita a eliminazione è stata anche la prima grande dimostrazione della capacità del Muñeco di adattarsi alle necessità contingenti, prima ancora che agli avversari, e istruire la squadra a giocare di conseguenza. Una prova di forza fondamentale per ottenere la personalità, la convinzione, la fiducia sia nei mezzi che nel tecnico e la credibilità indispensabili per affrontare il turno successivo contro i brasiliani del Cruzeiro.

Per quanto non più la corazzata degli ultimi anni, la Raposa si presentava alla Copa con ambizioni e negli ottavi aveva eliminato il San Paolo. La vittoria per 1-0 al Monumental nella gara di andata arrivata nei minuti finali avrebbe ucciso il River in qualunque altro momento della stagione.
Ma non adesso, non dopo i mesi appena passati. Non a caso la squadra di Gallardo va a Belo Horizonte a giocare la partita perfetta.
Sconfigge il Cruzeiro per 3-0 con una dimostrazione di calcio straordinaria. I marcatori, Sanchez, Maidana e Teo, sono tre dei giocatori principali della squadra, soprattutto per leadership.
Se contro il Boca il River aveva acquisito convinzione, con questa vittoria cambia la percezione generale: la Banda diventa una delle favorite della Copa. A un mese e mezzo dall'essere stata quasi eliminata.

In semifinale il Guaranì, la miglior sorpresa della Copa, non sembrava poter impensierire questo nuovo River. E infatti il 2-0 dell'andata mette una seria ipoteca sul passaggio del turno. Un risultato troppo pesante per il piccolo club paraguagio - col secondo gol firmato da una magia di Rodrigo Mora -, che al ritorno non andrà oltre l'1-1, mandando il River alla sua prima finale di Copa Libertadores dal 1996.
Avversari della finale proprio i messicani del Tigres, compagni del girone e salvatori della squadra di Gallardo. Il Tigres dopo aver passato i gironi come seconda miglior squadra in semifinale ha dato una dimostrazione di forza notevole eliminando in semifinale l'Internacional di Porto Alegre, una delle squadre più competitive per qualità e profondità della rosa. La squadra è solida, ben allenata e soprattutto protagonista indiscussa del mercato.

Già, perchè dai quarti di finale alle semifinali sono passati due mesi a causa della Copa America. Due mesi che hanno cambiato le condizioni di forma delle squadre - in particolare dell'Internacional -, ma soprattutto che hanno visto l'apertura del mercato europeo. Il Tigres fiutando la possibilità di fare la storia non ha badato a spese. Arrivano Aquino, Uche, ma soprattutto il nuovo numero 10 Andrè-Pierre Gignac, uno dei parametri zero più ghiotti del mercato europeo. Una squadra già forte ha fatto così un ulteriore salto di qualità.
Gallardo invece riesce a dare un'altra dimostrazione sia della sua immensa capacità di scouting che dell'abilità nel plasmare la squadra. Il mercato priva il River di Ariel Rojas, un titolarissimo del Muñeco, fondamentale a livello tattico, e di Teofilo Gutierrez, senza mezzi termini il miglior giocatore della rosa e il punto di riferimento assoluto della fase offensiva. E in un primo momento pare in predicato di partire per l'Arabia anche Rodrigo Mora. Come rinforzi Gallardo sceglie Viudez, Alario, Bertolo, oltre ai ritorni emotivi del Comandante Lucho Gonzalez e di Javier Saviola - acquisti caldeggiati più dalla società che dalle reali esigenze dell'allenatore-. Un mercato non paragonabile a quello dei rivali, che però si rivelerà tremendamente efficace.

Il River per un paio di settimane sembra una squadra in crisi, orfana dei suoi eccellenti meccanismi, ma l'allarme durerà giusto il tempo di arrivare alla semifinale col Guaranì. In quella doppia sfida le scommesse di Gallardo pagheranno già i primi dividendi. Alario - un gol e due assist - e Viudez infatti saranno gli assoluti protagonisti della gara di ritorno e arriveranno alla finale di andata in Messico da titolari.

La finale per il River è l'ennesima prova da superare in questa Copa, come se gli dei del calcio volessero qualcosa in cambio dopo il rocambolesco passaggio dei gironi. Come detto il Tigres è squadra forte, solida, di qualità, ben allenata e con una rosa rinforzata e profonda. Sulla carta si possono considerare i favoriti. Per alzare al cielo il trofeo serve ancora una volta una dimostrazione di forza.

Gallardo per l'ennesima volta riesce a portare la doppia sfida sui binari che vuole lui, bloccando il gioco dei messicani all'andata per giocarsi tutto al ritorno in un Monumental incandescente. Ma a complicare ulteriormente i piani dell'allenatore ci si mette la sorte.
Oggi non ci pensa più nessuno, ma il River al ritorno si è presentato con assenze importanti. Mercado, terzino destro titolare senza una vera riserva di ruolo e uomo fondamentale per fisicità e personalità, è costretto a saltare il ritorno per somma di ammonizioni. La sua riserva adattata, il giovane Mammana, si infortuna la settimana prima della partita. Viudez, che ha chiuso la semifinale grazie a un assist sontuoso ed è partito titolare in casa del Tigres, e Mora, giocatore di riferimento per Gallardo per tutta la fase offensiva, ma anche per l'applicazione in non possesso, sono entrambi fuori per infortunio.
Ancora una volta è servita la magia del Muñeco, che ha dato fondo ai trucchi nel cilindro. A destra ha schierato Mayada, esterno uruguagio scelto da lui sul mercato, in fascia ha puntato sulla fisicità di Bertolo e in attacco si è giocato la carta del simbolo millonario Fernando Cavenaghi. Al solito la fortuna è andata dalla sua parte, e a un certo punto non può più essere considerato un caso.

Il 3-0 finale è un risultato eccessivo per il Tigres, che ha avuto diverse occasioni sulle due partite, senza però riuscire a concretizzare, ma è il giusto riconoscimento del livello di squadra raggiunto da questo River Plate. Una squadra in continua evoluzione, ma con una base talmente solida da poter sopperire a ogni mancanza.
Tra i marcatori si trova ancora una volta Alario, al secondo gol decisivo in poche settimane, e Carlos Sanchez, l'uomo dei gol pesanti, quello che risponde sempre presente quando l'adrenalina sale. Sarà la garra charrua, sarà che lui tiene veramente al River, ma vedere la decisione con cui ha preso il pallone per battere il rigore ha fatto impressione anche a diversi chilometri di distanza. Non a caso è stato eletto migliore in campo.
Anche il gol di Funes Mori, che ha chiuso ogni discorso, nasconde una storia. Per Ramiro è stato il coronamento di una doppia sfida di altissimo livello, ma l'assist su angolo è frutto di una delle velenosissime traiettorie del Piscu, Leonardo Pisculichi. Quello pescato dall'Arabia che nelle due finali di Sudamericana aveva prodotto un gol e due assist entrando in tutti i gol del River è stato rispolverato da Gallardo proprio nei minuti finali dopo mesi difficili per infortuni vari. L'obiettivo era gestire il gioco e, nel caso, piazzare una sapiente pennellata mancina. Che puntualmente è arrivata, perchè l'allenatore del River è stato il vero Re Mida di questa Copa 2015.


7 ago 2015

Intervista a Stefano Borghi - la Copa Libertadores 2015

Per celebrare l'emozionante conclusione della Libertadores, AguanteFutbol ha contattato Stefano Borghi, voce di Fox Sports che ha raccontato alcune tra le più belle partite del massimo torneo sudamericano per club, compresa la doppia finale tra River Plate e Tigres. Con questa competizione  Borghi ha un rapporto di lunga data che ne ha fatto il cantore per eccellenza per il pubblico italiano.

1- La Copa Libertadores è finalmente arrivata su Fox. Ti mancava? Sei soddisfatto di come è andata?

Sì, chiaramente sono contentissimo e onorato di questa grande opportunità. Fox ha allargato ancora l'offerta di calcio portando ai telespettatori il pallone di ogni angolo del mondo con trasporto e qualità. C'è stata anche fortuna perchè abbiamo trasmesso l'edizione più emozionante e spettacolare degli ultimi anni.
Su Fox martedì trasmetteremo uno speciale conclusivo sulla Libertadores, ma il calcio sudamericano non si ferma mai e giovedì inizia la Copa Sudamericana, che trasmetteremo.

2 - La Libertadores storicamente ha una grossa differenza tra gironi e fase a eliminazione. Avevi una favorita dopo i gironi? La squadra che ti ha deluso di più?

Dopo i gironi le grandi favorite erano Boca e Corinthians.
Il Boca ha pagato un accoppiamento col River veramente paradossale, ma nel superclasico ha fatto un disastro. Erano superiori, ma per i tre tempi in cui si è giocato non hanno trovato il modo di uscire dalla trappola preparata da Gallardo.
Il Corinthians è uscito proprio male, senza dar mai l'impressione di poter comandare la partita.

3 - Parlando di giocatori, chi è stato il migliore? E la rivelazione?

Il miglior giocatore della Copa per me è il Colorado Kranevitter. Ha rappresentato un pilastro per il River, dal punto di vista tattico, comportamentale e tecnico. Di tutta la squadra è stato il più continuo, non poco per un '93.
Come rivelazione invece voto Valdivia, il brasiliano, perchè su di lui c'erano meno aspettative, ma ha lo stesso giocato una Copa da protagonista, dimostrando una crescita vertiginosa.

4 - Lo stop per la Copa America quanto ha influito?

Tanto, sia a livello di condizione fisica che per l'apertura del mercato. Non a caso il Tigres finalista ha rifatto il reparto offensivo.
La squadra che più ha pagato la pausa è stata senza dubbio l'Internacional. Prima era in grandissima forma, poi si è trovata a dover recuperare e non ha più trovato quella condizione generale. Ma anche il River ha dovuto superare la difficoltà di perdere il miglior giocatore e assoluto riferimento offensivo, Teofilo Gutierrez.

5 - In finale abbiamo avuto la sorpresa del ritorno di Adani al calcio sudamericano. Come è andata?

Per me è stata la ciliegina sulla torta di una Copa fantastica. È stato molto emozionante ritrovare Lele, che per me più che un amico è un fratello.
La finale è stata un'esperienza stupenda, dall'avvicinamento al post partita, che speriamo di poter ripetere.


6 - Del Muñeco si è già parlato tanto. È forse il primo vero manager di stampo europeo che si vede in Sudamerica e assieme a Sampaoli è uno degli allenatori con la proposta di calcio più interessante del continente. Secondo te c'è qualche altro allenatore che si avvicina a loro? Entrambi sembrano pronti per l'Europa, dove li vedresti bene?

Da qualche anno i progressi degli allenatori in particolare in Argentina sono evidenti. Un tempo c'erano grandi strateghi e santoni locali, ma tatticamente più arretrati.
Sampaoli gioca un calcio tutto esplosività e capacità offensiva, che punta molto sul possesso costante e sul non dare punti di riferimento all'avversario. Gallardo fa un gioco diverso, più tattico in stile europeo. Ha dimostrato una grandissima capacità di preparare le partite, cambiando tattica a seconda degli avversari e delle necessità. Questo ha prodotto prestazioni clamorose a livello di display, su tutte l'incredibile vittoria a Belo Horizonte, dove il River arrivava avendo addirittura perso in casa.
In Europa potrebbero senza dubbio venire, e Sampaoli sembra il più vicino. Difficile a dirsi dove potrebbero trovarsi meglio. Gallardo ha le carte in regola per un top club europeo e da calciatore ha avuto un legame con la Ligue1, tra Monaco e Psg. Ma conoscendo il Muñeco non si muoverà dal River prima di aver compiuto tutti i passi necessari. La sua carriera da allenatore è fatta di campo, ma anche di studio e adattamento. È molto attento agli step e non avrà fretta, ma quando arriverà sarà di sicuro preparato.
In Argentina ci sono molti tecnici moderni e preparati. Da Bauza a Schelotto, ma se vuoi un nome fuori dal mazzo ti dico Eduardo Berizzo. Al Celta Vigo ha fatto un grande lavoro, e ha un passato da assistente con Bielsa.

7 - Quando si parla di futbol albiceleste sei ovviamente un po' di parte come noi... ma fino a poco tempo fa il calcio argentino sembrava destinato a un lungo periodo negativo, inevitabilmente influenzato dalle condizioni socio-economiche del Paese, al contrario dei rivali brasiliani. Negli ultimi due anni c'è stata un'inversione di tendenza quasi clamorosa, con le squadre argentine a vincere le ultime due Libertadores (più la Sudamericana del River) e la Seleccion a convincere ben più del Brasile. Come analizzeresti tutto ciò?

I dati sono inequivocabili. Dall'Argentina vengono i campioni delle ultime due edizioni di Copa Libertadores (San Lorenzo e River Plate), ma anche di Copa Sudamericana (Lanus e ancora River). Tutto questo malgrado un'evidente differenza ecnomica con le squadre brasiliane, che spesso si presentano ai blocchi di partenza ben più atterezzate a livello di nomi. In più ci sono i risultati della Nazionale, finalista al Mondiale e in Copa America. La capacità di mettere in campo squadre ben organizzate con giocatori funzionali e preparati fa una grossa differenza.
In Brasile vivono un momento calcistico delicato. Oltre a una certa difficoltà nel produrre e sviluppare talenti hanno un grosso problema coi fondi di investimento. In questa Libertadores le big hanno steccato, ma Cruzeiro e Internacional si sono trovate contro avversari in grandissima condizione.