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4 ago 2011

E' il turno di Sabella

Il caos provocato dalla sconcertante idea di rivoluzionare i massimi campionati del calcio argentino ha contribuito a far passare in secondo piano la decisione di assumere come DT della Seleccion Alejandro Sabella, ex-tecnico dell'Estudiantes accostato nei mesi scorsi alle panchine di Cile e River Plate. Durante lo tsunami, rivelatosi alla fine una bolla di sapone o uno dei tanti deliri di mezza estate, che sembrava destinato a complicare ulteriormente un sistema calcistico già famoso in tutto il mondo per la confusione generata fra i profani nottambuli che incappavano in qualche partita tra il famigerato Independiente e il rosarino Newell's Old Boys chiedendosi inevitabilmente "Come funzionano Clausura e Apertura?", "Se il River è quinto, perchè rischia la retrocessione?", "Il promedio e la Promocion?!", "Ma Martin Palermo gioca ancora?" (sigh), ecc., Don Julio Grondona e soci hanno infatti formalizzato l'addio del Checho Batista e scelto il candidato ideale cui affidare la bollente panchina Albiceleste.

Il Pachorra, soprannome di Sabella, è stato in ballottaggio fino all'ultimo con il Tata Martino, fresco fresco di finale di Copa America alla guida del Paraguay. Ecco, la Copa America, il triste epilogo della breve avventura di Batista con la nazionale maggiore: un feeling mai sbocciato e destinato da mesi a terminare inevitabilmente in questo modo. Succedere a Maradona non era facile, per quello che ha sempre rappresentato il Diez in terra argentina e per l'empatia che lo lega ai suoi tifosi. Nonostante un Mondiale ben poco entusiasmante, nonostante lacune tattiche inconcepibili e scelte che definire "tecniche" è già un discreto complimento, il Pibe de Oro è ancora intoccabile e c'è chi ha addirittura proposto un suo ritorno in panchina, evidenziando un discreto umorismo nero. Per Batista non è mai stato facile convivere con questa situazione e, dopo un brillante inizio, le prime difficoltà non hanno faticato ad emergere, corrodendo le deboli certezze che era riuscito a trovare e trascinandolo in un circolo vizioso impossibile da fermare.

Quali sono i principali errori commessi dal Checho? Lasciando in disparte per un breve momento l'aspetto tecnico/tattico, il vero grande sbaglio di Batista è il non aver difeso le proprie idee con tutte le sue forze, l'essersi fatto influenzare dall'opinione pubblica, dai tifosi e dai giocatori stessi. Al contrario del suo illustre predecessore Maradona, che le sue idee retrò le ha difese in ogni conferenza, in ogni intervista, in ogni allenamento e che tuttora, pur smentito sonoramente dal campo, le continua a difendere. Dopo aver schierato in campo un 433 solido, equilibrato ed efficace, con Messi ala destra come nei primi anni di Barcellona, Higuain riferimento centrale e il trio Banega-Mascherano-Cambiasso a garantire geometrie, corsa ed inserimenti, Batista ha ben pensato di smentire mesi di lavoro minando tutte le certezze su cui era costruita la squadra. Messi è inspiegabilmente diventato il suo numero 9, Higuain, il centravanti migliore che l'Argentina abbia avuto negli ultimi anni, si è accomodato in panchina e la confusione ha preso il sopravvento. La Seleccion che aveva tutte le carte in regola per puntare alla vittoria finale è diventata un triste e patetico tentativo di imitare il Barcellona di Pep Guardiola, esibendosi in una parodia della squadra catalana che si è sgretolata alla prima difficoltà.

Ora toccherà a Sabella, allenatore giovane e dalla poca esperienza, ma già vincente e soprattutto convincente a livello nazionale e sudamericano. Menottista convinto, ha portato l'Estudiantes di capitan Veron al vertice del calcio argentino e di quello continentale, raggiungendo l'apice della sua breve carriera con il trionfo in Copa Libertadores del 2009. Votato al bel gioco, ai fraseggi palla a terra e ad una strategia che individua nel possesso palla la chiave della vittoria, Sabella ha già dimostrato di essere un allenatore flessibile e preparato anche dal punto di vista tattico, arrivando a pochi secondi da una storica vittoria nel Mondiale per Club, dopo aver imbrigliato per oltre 90 minuti il Barça dei Messi, Xavi ed Iniesta con un calcio fatto di solidità difensiva, attenzione alle marcature e ripartenze veloci e letali sulle corsie esterne, ben lontano dal suo credo.

Non è facile pronosticare se possa essere l'allenatore giusto per l'Albiceleste, ma, con ogni probabilità, è la scelta migliore per dare vita ad un progetto che preveda di portare aria fresca in una Nazionale che mai come ora necessita di una pesante rivoluzione in vista dei Mondiali brasiliani del 2014. Rivoluzione e progetto, dunque, sperando che il padrino del calcio argentino, Grondona, conceda una volta per tutte l'irrinunciabile stabilità di cui la Seleccion ed il suo DT hanno assoluto bisogno. Soltanto allora si potrà vedere un'Argentina capace di esprimere un calcio piacevole, organizzato e soprattutto vincente.

10 lug 2011

CA2011: Top&Flop Generali - Seconda Giornata

Flop

Argentina: stessi problemi di pochi giorni fa e stesso inevitabile giudizio. La Seleccion di Batista non ingrana e rischia il tracollo, salvata da Romero e dall'imprecisione delle punte colombiane. Dopo il passo falso iniziale contro la Bolivia era lecito aspettarsi una svolta tattica e mentale, ma il nuovo fallimento non fa che aumentare la già elevata pressione sulle spalle di Messi e soci. A completare il quadro ci pensano le voci di un clima particolarmente teso all'interno dello spogliatoio.

Brasile: il gol di Fred a pochi secondi dal fischio finale salva i verdeoro da una disfatta clamorosa, permettendo loro di poter mantenere più o meno intatte le speranze di accedere alla fase ad eliminazione diretta. Tuttavia la squadra di Mano Menezes mette in mostra un altro brutto spettacolo figlio dell'insopportabile supponenza dei giocatori offensivi e della pochezza in fase di costruzione di un centrocampo che, partita dopo partita, appare sempre più un corpo estraneo al resto della squadra. Un segnale d'allarme arriva inoltre dal reparto arretrato, messo in grossa difficoltà dalle scorribande di Estigarribia e dal continuo movimento fra le linee di Roque Santa Cruz.

Centravanti dell'Argentina: flop indirettamente assegnato a Batista e a Leo Messi. Come ha detto giustamente Stefano Borghi, all'Argentina non puoi togliere due cose: la parrilla e il centravanti. Il 9 del Checho è Leo Messi, ma la Seleccion non è il Barcellona e Messi non è una punta centrale. Escludere Higuain è una scelta incomprensibile da qualsiasi punto di vista, dal momento che il Pipita ha avuto fin dall'inizio un impatto devastante su una nazionale orfana per anni di un degno erede di Batistuta.

Esultanza di Caressa: serve parlarne? Il "simpatico" omaggio alla Copa America ha fatto rabbrividire Beppe Bergomi, i telespettatori, il compianto polpo Paul e pure il Burro Andrés. Nella speranza che non l'abbiano sentito i diretti interessati, vale la pena porgere la nostra totale solidarietà al Paraguay, inspiegabilmente (o fortunatamente, dipende dai punti di vista) escluso dall'entusiasmante iniziativa. Non ci resta che sperare in una prematura eliminazione della Seleçao.

Tifosi argentini: no, non parliamo dei fischi e degli insulti a Messi e compagni, ma della folle idea di invocare il ritorno di Maradona alla guida della Seleccion. La frustrazione provocata dal non-gioco della squadra di Batista e dalla figuraccia con la Colombia scampata per miracolo è più che comprensibile, ma non è un po' troppo?


Top

Costa Rica: la vera sorpresa di giornata. Contro la Bolivia parte soffrendo e rischia di perdersi, ma con il trascorrere dei minuti prende campo e controllo del gioco, fino a dilagare nel finale. Tante occasioni, una traversa clamorosa e un rigore fallito: il risultato non rende merito alla prestazione dei ragazzi di Gustavo Quinteros. Da non dimenticare che la selezione centroamericana, invitata dopo il forfait del Giappone, è praticamente una nazionale Under, composta in larga parte da giovani giocatori che, consapevoli dei propri limiti tecnici, si fanno sempre più apprezzare per dedizione e sacrificio.

Perù: dopo aver fermato l'Uruguay di Forlan, una delle favorite di inizio torneo, la squadra andina si ripete e ottiene i tre punti sconfiggendo il giovane Messico. Questa volta l'undici di Markarian dimostra di non essere solo in grado di difendersi e cercare di ripartire con palloni lunghi verso la punta, ma offre un buon gioco fatto di possesso palla, scambi stretti e inserimenti. Guerrero, già in rete contro la Celeste, segna anche questa volta e ha altri due palloni buoni per trafiggere il bravo e fortunato Luis Michel, salvato per ben due volte dai legni sulle conclusioni del capitano peruviano Juan Manuel Vargas.

Venezuela: riconferma tra i Top della Copa America 2011 per la Vinotinto, che, grazie al gol del Maestrico Gonzalez, vola in testa al gruppo B, lasciandosi alle spalle la strafavorita Brasile e il Paraguay. Un risultato straordinario per una delle nazioni calcisticamente meno nobili del continente sudamericano, tanto da far scatenare il Presidente Chavez sui social network dopo lo strepitoso gol del suo numero 11.

Gol del Cile: merita una citazione la stupenda azione della Roja conclusasi con la rete della stella Alexis Sanchez. Dopo un primo tempo incolore Borghi azzecca il cambio e getta nella mischia il Mago Jorge Valdivia, giocatore sublime che lo ripaga subito trovando un corridoio impossibile per servire Beausejour. Per l'ala è facile servire palla all'accorrente Sanchez, abile e scaltro nel trafiggere l'incolpevole Muslera con una velenosissima conclusione di punta.

Tifosi di Cile e Paraguay: al di là di qualche inevitabile comportamento sopra le righe, i tifosi della Roja e dei Guaranì, seppur facilitati dalla posizione geografica, hanno risposto con straordinario entusiasmo agli appelli delle rispettive nazionali, invadendo letteralmente gli stadi e le città argentine. Memorabili le immagini del traffico proveniente dal Cile verso Mendoza.

11 ago 2010

Irlanda-Argentina: le pagelle

Sorride Batista e sorridono (quasi) tutti gli argentini, perchè contro l'Irlanda, nella prima uscita dopo la disastrosa disfatta Mondiale, si è finalmente rivista la vera Seleccion. E' infatti bastata la mano sapiente del tecnico dell'Albiceleste under-20 per ridare identità, forma e vita ad una squadra apparsa fin dai primi minuti rigenerata rispetto a quella confusionaria, fragile e spaccata vista all'opera in Sudafrica.

La ricetta del Checho Batista è semplice quanto efficace: addio al 442 estemporaneo di Maradona per un 433 più moderno e dinamico, costruzione del gioco semplice e ragionata, giocatori messi nelle condizioni di rendere al massimo e soprattutto particolare attenzione agli equilibri tattici. A giovarne sono in particolar modo i giocatori di maggior impatto come Javier Mascherano e Leo Messi, finalmente schierati in un modulo con una propria logica e liberi di interpretare nel migliore dei modi i loro compiti, senza dover reggere da soli il peso di un'intera squadra dal punto di vista tattico e mentale. Nel complesso la prova della Seleccion è stata più che positiva, grazie ad un gioco fluido, sicuro e ad una prova tatticamente ottima da parte dei centrocampisti e della difesa, guidata da un gigantesco Walter Samuel. Per un'ora la squadra di Batista è stata l'autentica padrona del campo, controllando in continuazione il possesso della sfera e mettendo in difficoltà l'Irlanda grazie ad accelerazioni improvvise e ad un pressing sempre preciso e costante.


Di seguito le pagelle:

Romero 5,5
Parte bene, ma nel finale è black-out e si salva soltanto grazie alla buona sorte.

Burdisso 5,5
Qualche sbavatura di troppo, ma ha l'attenuante di essere fuori ruolo.

Demichelis 7
Ottima prova da parte del centrale del Bayern, sempre sicuro e puntuale in chiusura, insuperabile sulle palle alte. Sembra essersi lasciato alle spalle le pessime prestazioni del Mondiale sudafricano.

Samuel 8
Il migliore in campo assieme a Mascherano. Non sbaglia nulla, conquista qualsiasi pallone circoli dalle sue parti e trasmette incredibile sicurezza a tutto il reparto arretrato. Eppure c'era chi si permetteva il lusso di relegarlo in panchina.

Heinze 5,5
Parte male, leggero, eccessivamente deconcentrato e poco propositivo. Alla lunga cresce soprattutto in fase difensiva, ma senza convincere.

Gago 6,5
Schierato titolare dopo la cocente delusione dell'esclusione Mondiale non delude Batista, giocando una buonissima partita sia in fase di contenimento che di impostazione.

Mascherano 8
Gara sontuosa da parte del capitano dell'Argentina, sempre nel posto giusto al momento giusto e prezioso anche nel costruire la manovra con aperture veloci e precise per gli esterni. Sradica agli irlandesi palloni su palloni, aiutato finalmente da qualche altro centrocampista di ruolo.

Banega 6,5
Come Gago è prezioso in entrambe le fasi, dimostrando di meritarsi un posto in rosa anche nelle prossime uscite. Sale in cattedra soprattutto nel finale, quando è ora di nascondere palla agli avversari e rallentare sapientemente la manovra.

Messi 7
Schierato finalmente nel suo ruolo naturale Leo diventa un altro rispetto a quello visto all'opera in Sudafrica. Non è più quel solista irritante, ma un giocatore che cerca sempre il dialogo con i compagni e che scatena tutta la sua fantasia soltanto nei pressi dell'area di rigore. Geniali alcuni palloni in verticale per i tagli dei compagni.

Di Maria 6
Premio per la rete messa a segno. Per il resto buoni alcuni movimenti ed apprezzabile l'impegno, ma un po' troppo poca la sostanza.

Higuain 5
Male il Pipita, apparso fuori forma e mai in grado di trovare il guizzo decisivo. Non gli capitano palloni invitanti e fatica ad entrare realmente in partita.


Zabaleta 5
Non appena entrato inizia a soffrire con troppa facilità la spinta degli esterni irlandesi e non punge neanche in fase offensiva, sbagliando qualche controllo e cross di troppo.

Lavezzi 5,5
Ci mette voglia ed impegno, ma è troppo sconclusionato e confusionaro.

Milito 5
Negativo anche il Principe, in evidente ritardo di condizione e sulle gambe fin dai primi minuti. Spreca una buona chance per rimettere in discussione le gerarchie con Higuain.

Coloccini, Insua e Jonas S.V.


Batista 7,5
E' fra i candidati alla successione di Maradona e si gioca questa prima chance nel migliore dei modi, schierando una squadra solida e compatta come non la si vedeva da tempo. Tatticamente non sbaglia nulla e questa sua Argentina "temporanea" ha già le idee molto chiare.


In collaborazione con G.D.C.