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24 set 2014

Differenze tra Wenger e Mourinho nel mercato delle loro squadre

Wenger e Mourinho non sono esattamente amici. Oltre ad anni di rivalità i due manager sono divisi profondamente dalla loro personale visione del calcio, legata a concetti più ampi per uno e inscindibile dalle vittorie per l'altro.
Analizzando gli acquisti principali, il loro agire sul mercato nelle ultime due stagioni, cioè da quando il portoghese è tornato in Premier League, riflette con chiarezza le differenze caratteriali e di mentalità tra i due.

Arsene Wenger oggi incarna l'Arsenal, anche perchè è l'unico tecnico ad averne occupato la panchina nell'era moderna del club. L'approccio al gioco, la filosofia, il progetto giovani e una serie di altri fattori consolidati in quasi venti anni costituiscono un pacchetto chiaro quanto preconfezionato di quello che ci si aspetta da lui e dalla sua squadra, con uno spartiacque fondamentale dal 2004 in poi.
Nella passata stagione, forse stanco di leggere critiche e ironie, il francese decise di dare una svolta. La squadra aveva una sua ossatura costruita negli anni e finalmente sul mercato si potevano investire soldi veri su quei pochi giocatori veramente utili. Operazioni chirurgiche finalizzate a un salto di qualità atteso da dieci anni. La principale necessità tecnica era quella del centravanti, un nome che potesse portare personalità, gol, tecnica e pericolosità costante. Un nuovo Van Persie, capace di segnare, ma anche di svariare e giocare la palla. L'identikit portava a Luis Suarez, ma il corteggiamento cadrà nel nulla e un altro candidato come Higuain sceglierà la città che fu di Maradona. Wenger si trovò così in un'empasse storica, senza obiettivi e senza acquisti se non il ritorno di Flamini a parametro zero. All'ultimo giorno di mercato, forse consapevole di non poter reggere la pressione di un'estate di immobilismo, decise di investire tutto il budget nell'unico giocatore di spessore e pedigree disponibile, quel Mesut Özil scaricato dal Real Madrid. Un colpo mediatico importante per cifre e caratura tecnica, ma anche un giocatore non realmente necessario alla rosa. Preso perchè qualcuno doveva arrivare e lui tutto sommato nel gioco non stava male, al massimo bastava adattarlo un po'.
Un anno dopo, nel mercato appena concluso, l'Arsenal aveva ancora delle necessità tecniche principali ed evidenti. Il ruolo di centravanti era sostanzialmente coperto dal solo Giroud, reduce da un'ottima stagione, cui serviva una riserva credibile se non un titolare, ancora un grande nome che potesse mandarlo in panchina e elevare il livello dell'intera squadra. A centrocampo poteva servire un mediano difensivo, o un impostatore tecnico più giovane di Arteta o un giocatore fisico migliore di Flamini. Infine un difensore centrale affidabile. L'unico vero acquisto invece è stato Alexis Sanchez, ancora una volta un giocatore di talento e pedigree strappato a una spagnola arrivato in un reparto già notevolmente affollato. Tutto sommato nel gioco non stava male, bastava adattare un po' tutti gli altri. Gli altri arrivi sono stati un giovane (Chambers, che per quanto talentuoso è un '95) e un paio di sostituzioni necessarie (Debuchy per Sagna e Welbeck causa infortunio di Giroud).
Due anni di mercato anche dispendiosi, ma che non hanno risolto alcun problema tecnico (a meno che Welbeck non esploda fragorosamente, e comunque l'inglese è arrivato per coprire un infortunio) e anzi hanno ogni volta avviato una specie di rivoluzione tecnica. Non a caso oggi Wenger si trova con un progetto tattico diverso da quello che l'ha portato a vincere l'FA Cup lo scorso anno, in cui proprio Özil sembra di troppo. Poca determinazione, troppo amore per un certo tipo di giocatori, idee tattiche troppo variabili e assenza di riferimenti tecnici assoluti.

Josè Mourinho invece, non essendo legato a un unico club, ha dei tratti distintivi personali che più o meno impianta dove allena. E di solito portano a vincere titoli. La sua seconda avventura al Chelsea ha dei presupposti molto diversi dalla prima, infatti nel 2004 sia lui che il club avevano bisogno di imporsi nel calcio che conta, mentre oggi le aspettative si sono alzate visti i successi consolidati nel tempo e i soldi a disposizione. Tradotto, i risultati non possono aspettare troppo.
Più o meno dalla vittoria della Champions 2012 la rosa aveva cominciato il suo rinnovamento, uscendo dall'onda lunga del primo ciclo-Mourinho. I nuovi leader si potevano identificare in David Luiz e Mata, coadiuvato in attacco da altri giovani come Oscar e Hazard. L'allenatore portoghese nell'estate 2013 ha optato essenzialmente per un primo anno di studio, valutando il materiale disponibile, seminando le sue idee tattiche e puntellando gli uomini disponibili con Willian e Schürrle. Stranamente per le abitudini di Mourinho non sono arrivati titoli, ma il progetto è stato definito in modo chiaro e inequivocabile. La squadra ha trovato una sua base e confidenza nei risultati ottenuti, soprattutto contro le grandi.
Col mercato 2014 Mou ha voltato pagina, passando alla composizione della rosa più adatta ai suoi gusti. Le necessità tecniche individuate erano il terzino sinistro, il mediano difensivo, l'erede di Lampard come centrocampista di collegamento, la prima punta. Il mercato ha portato Filipe Luis, Matic (a Gennaio), Fabregas e Diego Costa, con l'aggiunta di Courtois in porta. Gli epurati sono stati Ashley Cole, David Luiz e Juan Mata, senza troppi complimenti e guadagnandoci pure bei soldi. 
Scelte nette, anche dure e impopolari, seguendo un'idea tattica molto precisa a cui bene o male i singoli devono adattarsi. Nessuna paura di chiudere col passato, immobilismo o scelte di ripiego dell'ultimo minuto. Una rosa nuova, giovane, pronta per avviare il secondo ciclo-Mourinho.

Nel 2013-2014 Wenger ha potuto rinfacciare a Mourinho i famosi zero tituli, consumando una vendetta freddissima. Scommettiamo che non si ripeterà a breve?

27 gen 2014

Il modello Arsenal

L'Arsenal è una squadra che spesso nel parlare di calcio diventa archetipica ed esemplificativa.
Il modello Arsenal è diventato negli anni una sorta di slogan, un'etichetta rapida per veicolare senza dilungarsi alcuni concetti. In particolare due, uno nella visione positiva e uno in quella negativa: lo sfruttamento dei giovani come risorsa attiva nella rosa, con un progetto e un mercato a loro legato; la tendenza, proprio a causa della scarsa esperienza e della naturale discontinuità dei suddetti giovani, a perdersi nei momenti decisivi delle varie competizioni, non ottenendo alla fine alcuna vittoria. L'Arsenal in effetti non vince un trofeo dall'FA Cup 2005, sollevata da capitan Vieira, e si è avvicinata a vincere solo la Coppa di Lega nel 2007 e 2011, perdendo però entrambe le finali. La politica dei giovani ha però subito una netta variazione negli ultimi anni, passata un po' troppo sotto silenzio.

Un ideale spartiacque dell'era Wenger si può porre nelle stagioni 2005/2006 e 2006/2007. In quegli anni infatti la squadra ha visto partire tutti i suoi leader tecnici (Vieira, Henry, Bergkamp, Ljungberg, Pires, Sol Campbell, Ashley Cole) e ha cominciato a valorizzare una serie di giovani talenti che andavano a costruire la nuova ossatura della squadra. Fabregas, Van Persie, Adebajor, Nasri, Walcott, Song sono stati negli anni stelle di un gioco organizzato e spesso spettacolare, che però si è sempre dimostrato incapace di vincere, di fare l'ultimo salto decisivo. Negli anni molti dei principali protagonisti se ne sono andati a suon di milioni per cercare fortuna altrove, spesso sostituiti da altri giovani rastrellati per tutta Europa. Non a caso in quegli anni troviamo età medie anche intorno ai 20 anni.
Progressivamente però c'è stata una transizione verso giocatori di diverso spessore. In particolare dalla stagione 2011/2012 il mercato ha portato al manager francese giocatori come Mertesacker, Arteta, Giroud, Podolski e Cazorla. Non da pensione, ma nemmeno giovani da svezzare, tutti con esperienze più o meno importanti nel calcio di un certo livello. Nell'estate 2013 il colpo da record è stato Mesut Özil, che a 25 anni non è certo vecchio, ma vanta uno status di stella internazionale ormai da diverse stagioni, e c'è stato anche il ritorno di Flamini per puntellare la mediana.
La rosa dei titolari vede in definitiva giocatori esperti più che giovani, o arrivati dal mercato o fatti crescere negli anni. Difficile ormai considerare inesperti Walcott (classe 1989, esordio nel 2005 e oltre 300 presenze da pro), Ramsey (1989, esordio 2006, oltre 170 presenze con l'Arsenal) o Wilshere (1992, esordio 2008, oltre 120 presenze con l'Arsenal malgrado gli infortuni). L'età media degli 11 schierati da Wenger in stagione è tra i 24 e i 27 anni. L'ideale spina dorsale vede Szczęsny (1990), Koscielny (1985), Ramsey (1989), Özil (1988), Giroud (1987).  Attorno ai 30 anni o sopra troviamo Rosicky (1980), Arteta (1981), Sagna (1983), Mertesacker (1984), Cazorla (1984) e Flamini (1984). Anche nel loro caso, di certo un livello di stagionatura accettabile. Sotto i 20 il solo Serge Gnabry (1995), nuovo talento emergente.

Una rosa giovane, ma nel pieno della maturità calcistica. Non a caso mai come quest'anno sembrano pronti al salto di qualità. Vinceranno?

13 ago 2011

L'Arsenal di Wenger - Analisi tattica

Nell'articolo vengono illustrati schemi ed organizzazione tattica dell'Arsenal, prossimo avversario dell'Udinese in Champions League che nel tardo di pomeriggio di ieri ha affrontato il Newcastle United impattando per 0-0. Va detto che la squadra di Wenger è ancora un cantiere, visto che la vicenda Fabregas (oltre a quella Nasri), in procinto di passare al Barcelona, dovrebbe sbloccare tutti i movimenti in entrata, compreso quello relativo alla sostituzione dello spagnolo.

MODULO DI GIOCO E SUA INTERPRETAZIONE
Wenger utilizza un 4141 con mentalità offensiva. In fase offensiva partecipano attivamente quasi tutti i giocatori, a parte i due centrali difensivi e il mediano Song, spesso incaricato di rimanere davanti alla difesa che rimane priva dei due terzini, visto che entrambi spingono costantemente e contemporaneamente.
In fase difensiva rientrano almeno 9 giocatori: rimangono sopra la linea della palla il centravanti Robin Van Persie e spesso l'esterno posizionato sul lato debole (quello nella zona in cui c'è la palla rientra sempre per raddoppiare e collaborare con il terzino sulla sua fascia di competenza). In questo senso, i continui scambi di fascia fra le due ali, con un pò di fortuna, garantiscono anche una corretta ripartizione delle energie.
L'Arsenal ha la volontà di mantenere il pallino di gioco e difficilmente sceglie di cambiare atteggiamento e scendere a compromessi per via del risultato. Tuttavia la squadra ha mostrato nel match di oggi un certo nervosismo, forse anche per via di una condizione atletica ancora non ottimale. Nel secondo tempo infatti, quando la squadra non riusciva a creare occasioni da gol, si è molto allungata e ha perso alcuni dei suoi principi cardine del proprio gioco. In questo senso anche il fatto di avere giocatori molto giovani può essere una discriminante.
Non vi è un giocatore che sposta l'asse di gioco in maniera costante su una fascia, anche perchè Gervinho, giocatore che è al momento è il più imprevedibile per passo e agilità, scambia costantemente la sua posizione con Arshavin.

LINEA DI PRESSING E RADDOPPI DI MARCATURA
Il pressing inizia poco dopo il centrocampo ed è orientato con maggior pressione quando la palla è su linee esterne. La pressione funziona discretamente anche se questo è uno dei principi di gioco che, nel match contro il Newcastle, si è rivelato un pò difettoso con il passare dei minuti.
Raramente l'Arsenal fa un pressing sconsiderato e ultraoffensivo.
L'esterno sul lato forte rientra in maniera molto profonda per aiutare il terzino, mentre, come detto prima, quello sul lato debole rimane in proiezione offensiva.

TIPOLOGIA DI MARCATURA
Wenger applica una marcatura a zona, anche se i 4 difensori applicano il gioco in maniera molto aggressiva, seguendo, qualora ce ne fosse bisogno, il marcatore che esce dalla propria zona. Non è raro quindi veder seguire Vermaelen seguire l'attaccante avversario che viene incontro al centrocampo per ricevere un passaggio.

DIAGONALI E LINEE DI COPERTURA
La difesa utilizza una linea di copertura, con il terzino sul lato forte che sale sul portatore e i restanti 3 difensori qualche metro più bassi, tutti in linea. I 4 difensori si riescono a dare una corretta copertura reciproca e effettuano con precisione le scalature. Come detto qualche riga più su, il centrocampista sul lato debole non dà mai copertura sulla sua fascia riallineandosi con la difesa, ma, anzi, rimane con Van Persie in proiezione offensiva.

ELASTICO E TATTICA DEL FUORIGIOCO
La linea difensiva, pur giocando piuttosto alta, non applica la tattica del fuorigioco con regolarità. Tuttavia, quando la squadra avversaria muove palla in diagonale dall'esterno all'interno, i Gunners salgono di qualche metro. Questa è l'unica occasione in cui viene applicato il fuorigioco.
Viene effettuato costantemente l'elastico difensivo e spesso è Koscielny a staccarsi dietro, mentre Vermalen preferisce sfruttare la sua aggressività per contrastare il centravanti che viene dentro il campo.

MODALITA DI COSTRUZIONE DEL GIOCO E TECNICHE DI RIFINITURA
L'Arsenal effettua una costruzione elaborata mirata a ficcanti giocate sugli esterni. Raramente Koscielny e Vermalen si sono affidati al lancio lungo: quando l'hanno fatto, hanno cercato in profondità Van Persie, Arshavin o Gervinho, sempre sulla corsa. Quando ne ha avuto la possibilità, l'Arsenal ha provato il contropiede manovrato. Nella ripresa, quando si sono allungati i Gunners hanno faticato a proporre gioco elaborato e manovrato come nel primo tempo. Wenger ci dovrà lavorare sopra, migliorando condizione atletica, oltrechè consapevolezza e personalità
Le tecniche di rifinitura sono sembrate poco varie, e in questo senso l'assenza di giocatori come Fabregas e Nasri si fa sentire. L'Arsenal ha costruito gioco e (poche) occasioni solo sulle corsie esterne con Gervinho e Arshavin veloci e aggressivi, anche se poco precisi quando dovevano mettere il pallone nel mezzo. Si è provato di tanto in tanto anche la combinazione centrale, in quelle rare occasioni in cui gli esterni si sono accentrati. Colpisce la totale assenza dei tagli da parte di quest'ultimi: Gervinho e Arshavin cercano ampiezza e profondità, ma raramente si inseriscono internamente per aiutare Ramsey, Van Persie e Rosicky. Anche Sagna e Gibbs sono continui nel proporsi sulle fasce ma pure loro sono sembrati imprecisi nell'ultimo passaggio.

CARATTERISTICHE DELLA FASE OFFENSIVA
I Gunners giocano a 2-3 tocchi, il tecnico Wenger vuole un gioco abbastanza veloce e di buona intensità ma lascia anche buona libertà creativa ai giocatori. Come già detto, i giocatori interpretano il ruolo in modo molto dinamico, apparte il mediano Song che, nella posizione di mediano, si assicura di dare l'equilibrio della squadra. Anche Van Persie, rispetto al passato, gioca molto più centralmente e si allarga poco sugli esterni e difficilmente favorisce gli inserimenti contemporanei di Ramsey e Rosicky. Entrambi i centrocampisti centrali spesso si abbassano a turno per aiutare Song a costruire il gioco. Vermaelen interpreta il ruolo di centrale difensivo in modo molto moderno, partecipando molto all'azione e non disdegnando qualche uscita palla al piede e addirittura le sovrapposizioni sull'esterno. Koscielny invece funge più da centrale difensivo classico.

POSIZIONAMENTO SU CROSS E PALLE INATTIVE
Anche se coinvolge molti uomini nella costruzione dell'azione, quando deve concludere, l'Arsenal, porta pochi giocatori dentro l'area di rigore. Nella rifinitura preferita, che come abbiamo visto prima è quella con il cross, ci sono soltanto due giocatori in area, Van Persie e, a turno, uno dei due interni del centrocampo. L'altro esterno invece attende sempre il pallone largo qualora ne gli attaccanti, ne i difensori, dovessero intercettare palla.
La soluzione preferita su corner è la battuta a rientrare a centro area che genera una serie di movimenti collettivi che liberano il colpo di testa di Koscielny: in particolare è Sagna che parte davanti al portiere nel tentativo di disturbarlo e poi scappa sul primo palo per lasciare strada libera al difensore centrale. In chiave difensiva, i Gunners marcano a zona sia su punizioni laterali che su situazioni di corner, con i due esterni di centrocampo a coprire i due vertici della lunetta dell'area per coprire eventuali conclusioni da fuori. Sulle rimesse dal fondo non è raro vedere il portiere cercare subito la testa di Van Persie.

FASE DI TRANSIZIONE
Nella transizione offensiva l'Arsenal è abile perchè ha un mix di giocatori tecnici e rapidi, che sanno leggere bene le situazioni. La soluzione preferita spesso è l'immediato lancio verso gli esterni, dove i rapidi Gervinho e Arshavin generano sempre occasioni. Non sempre il centrocampo, specie nel secondo tempo, ha accompagnato i 3 giocatori più offensivi: Rosicky e Ramsey hanno faticato a fare le due fasi ed aiutare l'olandese Van Persie in posizione centrale
La transizione negativa è il punto debole dei Gunners: almeno 7 uomini partecipano alla costruzione dell'azione, di conseguenza quando la palla viene persa, visto anche che il pressing è efficace ma non forsennato come quello del Barcelona di Guardiola, sono dolori, specialmente sulle corsie esterne, con Gibbs e Sagna che si collocano molto alti e faticano a rientrare.

COSA DEVE FARE L'UDINESE
La squadra di Guidolin parte ovviamente sfavorita. I bianconeri dovranno giocare con un centrocampo folto mirato a creare superiorità e raddoppi specialmente sulle zone esterne. Non andrà concessa la giocata in profondità per Gervinho e Arshavin (che sono aiutati molto dai terzini), altrimenti saranno dolori. In questo caso andrà fatto un buon pressing ad invito per indirizzare il gioco centralmente e non sugli esterni. Questo non vuol dire che i bianconeri si dovranno solamente difendere: come detto in precedenza, l'Arsenal ha mostrato punti deboli nella transizione negativa, quindi l'Udinese dovrà sfruttare questa situazione puntando su un centrocampo dinamico, con 3-4 giocatori pronti ad attaccare con velocità gli spazi. I friulani potrebbero trovarsi spesso in queste situazioni addirittura in superiorità numerica. In fase offensiva, andrà sfruttato il fatto che sul lato debole la squadra di Wenger gioca con un uomo in meno, quindi bisognerà effettuare dei rapidi cambi di gioco mirati a creare degli uno contro uno fra esterno e terzino. Di Natale può creare molti problema alla difesa dei londinesi visto che giocano con una sola linea di copertura. Anche se Koscielny nella partita visionata è stato veloce e efficace nell'elastico difensivo, l'abilità nei tagli del forte attaccante friulano potrebbe essere decisiva.
Quindi l'Udinese dovrà puntare su 4 fattori: centrocampo folto centralmente con rientri profondi delle ali per raddoppiare con i terzini sui rapidi esterni dell'Arsenal (l'ideale sarebbe un 4141 identico a quello degli avversari); sfruttamento, tramite contropiede manovrati, delle transizioni positive con minimo 2-3 uomini che devono dare supporto alle punte; i tagli di Di Natale fra i due difensori centrali; qualora riuscisse a prendere in mano il match e superare il pressing inglese, lo sfruttamento dei cambi di gioco per andare in 1vs1.
Impresa difficile, ma a nostro parere non impossibile. Certo, servirà anche molta fortuna.