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20 mag 2016

Il tempismo di Reyes

Il tempismo è definito come accortezza e decisione nello scegliere il momento opportuno per agire. Per molti soggetti è una dote innata, che viene raffinata con l'esperienza.
José Antonio Reyes nel particolare ambito dello scegliere le sue squadre si può considerare un maestro di tempismo.

Reyes, classe '83, è un giocatore di notevole talento che ha iniziato a far parlare di sè molto presto. Impossibile non notare quel ragazzo così pieno di visioni calcistiche in un Siviglia che ai tempi era una realtà minore. L'etichetta di predestinato ha portato sul mancino di Utrera una certa pressione, che per certi versi ha finito per schiacciarlo, tanto che di media lo si considera un talento incompiuto. Tutto un problema di aspettative, anche se in realtà Reyes ha avuto una carriera solida e di un certo livello. Gli è mancato l'ultimo step, imporsi ad altissimi livelli.
Sul talento ci siamo, ma il tempismo? Presto detto: Reyes ha vinto in tutte le squadre in cui ha giocato. Mere coincidenze, ma il ragazzo soprannominato la Perla ha avuto l'istinto di cogliere praticamente tutte le occasioni giuste. E questo rientra esattamente nel concetto di tempismo.

In realtà il primo trasferimento di Reyes fuori da quella Siviglia che oggi possiamo considerare casa sua avviene appena prima che il club, con la guida di Juande Ramos, arrivi ad imporsi con le prime vittorie in Europa League. A discolpa della Perla va detto che nel Gennaio 2004 va all'Arsenal, vale a dire in una squadra che ai tempi era al massimo la numero due della Premier League. Non a caso quello è il campionato degli invincibili, l'ultimo vinto nell'era Wenger. E Reyes vince anche il Community Shield e la FA Cup nella stagione successiva, titoli che l'Arsenal non vedrà per quasi un decennio. Nel 2006, suo ultimo anno a Londra, arriverà anche alla finale di Champions League persa col Barcellona.
Titoli a parte però Reyes non riuscì mai a imporsi veramente in maglia Gunners, ritagliandosi più che altro il ruolo di riserva di lusso. Nel 2006 finì quindi in prestito al Real Madrid, curiosamente in cambio di un altro ex pilastro del Siviglia come Julio Baptista. Anche a Madrid con Capello la sua esperienza non è indimenticabile, ma Reyes riesce a vincere la Liga segnando anche nella partita che consegna matematicamente il titolo alla Casa Blanca.
I passaggi da Arsenal e Real minarono la considerazione generale del talento di Utrera. Nei top club aveva fallito e l'etichetta del talento senza la giusta personalità/continuità era arrivata inesorabile. Come accettando questo, Reyes si trasferì all'Atletico Madrid, che anche in questo caso non era la squadra che abbiamo in mente oggi. Solo al contrario rispetto all'Arsenal. Una mossa curiosa per un giocatore che aveva appena regalato il titolo all'altra metà di Madrid, e infatti tutta la stagione sarà condizionata da un difficile rapporto coi tifosi. Non arriveranno titoli, ma è solo una parentesi.
In prestito al Benfica nel 2008-2009 vince la prima Coppa di Lega della storia del club, un trofeo da quel momento sostanzialmente monopolizzato dalle Aquile.
Il ritorno all'Atletico nel 2009-2010 apre l'era "moderna" della squadra biancorossa di Madrid. Arrivano la vittoria in Europa League e pure in Supercoppa Europea contro l'Inter tripletista. Reyes riesce a diventare un titolare della squadra, ma nel 2011 a causa di diverse incomprensioni sostanzialmente finì ai margini della rosa. A nemmeno 29 anni Reyes era già un giocatore dimenticato, bollato in ogni modo: da discontinuo a sempre rotto, a incapace di segnare. Poteva solo tornare a Siviglia per dare un senso alla sua carriera.
E ancora una volta il destino era con lui. Nel 2012 la squadra era ancora in una fase di transizione, ma l'alba di un nuova era, anche qui, si affacciava con l'annuncio di Unai Emery come nuovo tecnico. Il resto, come si dice è storia: Reyes ha messo in bacheca tre Europa League consecutive, coronando al meglio il ritorno a casa con un nuovo ciclo vincente per il club. Nelle finali del 2013-2014 e del 2014-2015 ha anche giocato titolare, a testimonianza della sua utilità tecnica. Non solo un ritorno romantico, ma anche una rinascita personale.

José Antonio Reyes, la Perla di Utrera, non è un giocatore che entrerà nella storia del calcio. In quella di Siviglia probabilmente sì, ma al di fuori della città in molti si dimenticheranno di lui.
Tra i dimenticati però non tanti possono vantare il palmares di Reyes, un giocatore con la rara capacità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, pur cambiando maglia e non scegliendo realtà di massimo livello. A volte il tempismo è veramente tutto.

2 mag 2014

Il Benfica di Jorge Jesus e l'Europa

Quando si parla di calcio portoghese si tende a identificare l'intero movimento col solo Porto, che per i successi nelle coppe, certi giocatori e soprattutto un paio di allenatori è senza dubbio la compagine più mediatica del luogo. Negli ultimi anni però i dragoes non sono stati l'unica squadra a mettersi in luce e in particolare ignorare i loro eterni rivali del Benfica è ingiusto e ingeneroso.

Lo Sport Lisboa e Benfica è, ovviamente, una delle tre grandi storiche del calcio portoghese. Ha una tradizione di spessore assoluto bilanciata da un recente passato decisamente più complesso. Il riscatto nel nuovo millennio è cominciato col lavoro di Giovanni Trapattoni nel 2004/2005, quando il club vince il campionato dopo un digiuno di 11 anni. Ma è con l'attuale allenatore Jorge Jesus che il rendimento si stabilizza a livelli alti.
Jorge Fernando Pinheiro de Jesus viene assunto nel 2009, quando ha già maturato un'esperienza da allenatore quasi ventennale. Il legame col club e con la piazza diventa immediatamente speciale, facendo sognare addirittura un exploit stile Mourinho.
Le aguias con lui ottengono 2 titoli (2009/2010, all'esordio, e 2013/2014) e 3 secondi posti, tutti ovviamente alle spalle del Porto. In 5 anni complessivamente subisce solo 14 sconfitte in campionato (di cui 7 nel 2010/2011), giocando un calcio moderno e propositivo che ha permesso di valorizzare tantissimi giocatori, molti partiti per vagonate di milioni (Ramires, Di Maria, David Luiz, Fabio Coentrao, Matic). Ma è il rendimento in ambito europeo a meritare particolare evidenza.

Nel 2009/2010 Jesus porta il Benfica ai quarti della prima Europa League, con Cardozo capocannoniere della competizione, venendo sconfitto dal Liverpool. Nel 2010/2011 pur essendo eliminato ai gironi di Champions League arriva fino alle semifinali di Europa League, in un'edizione famosa per la vittoria del Porto di Villas-Boas, ma anche per la presenza di 3 squadre portoghesi tra le 4 semifinaliste. Nel 2011/2012 pur partendo dal terzo turno preliminare gli encarnados non solo vincono il girone, ma arrivano fino ai quarti di Champions venendo eliminati dal Chelsea, una squadra in missione che andrà a vincere la coppa. Nel 2012/2013 si trova ancora retrocesso in Europa League dai gironi di Champions, ma arriva fino in finale perdendo ancora col Chelsea all'ultimo minuto. Infine in questa stagione 2013/2014 è di nuovo finale, eliminando stavolta la Juventus nello stadio che ospiterà l'ultimo atto della competizione.

Il cammino soprattutto in Europa League è da stelle assolute.
Manca una vittoria attesa da 50 anni, ma per quella bisogna convicere Bela Guttmann ad ammorbidirsi. Chissà che Eusebio non sappia toccare le giuste corde.

1 ago 2012

Inter di Agosto

In controtendenza rispetto al luogo comune, il calcio di Agosto per l'Inter sarà decisamente calcio vero, con ben due turni a eliminazione diretta di Europa League da sostenere (terzo preliminare e play-off).
La partita di andata si gioca domani, e l'elenco dei convocati permette di fare una riflessione sulla rosa a un mese dalla chiusura del mercato.

Portieri: 1 Handanovic, 12 Castellazzi, 27 Belec;

Difensori: 4 Zanetti, 6 Silvestre, 23 Ranocchia, 25 Samuel, 26 Chivu, 33 Mbaye, 42 Jonathan, 55 Nagatomo;

Centrocampisti: 10 Sneijder, 14 Guarin, 16 Mudingayi, 19 Cambiasso, 24 Benassi;

Attaccanti: 7 Coutinho, 8 Palacio, 22 Milito, 88 Livaja.

-tra i giocatori di movimento i giovani in rosa sono pochi, tre promossi dalla Primavera (Mbaye, Livaja, Benassi) e Coutinho, 4 nomi su 17 (20 convocati meno i 3 portieri).
-7 nomi su 17 sono gli over 30.
-Ranocchia è l'unico giocatore in una fascia di età tra i 20 e i 24 anni.
-sono stati convocati tanti portieri quanti centrocampisti centrali, considerando che Benassi è un '94 con più esperienza in Berretti che in Primavera.
-considerando Coutinho un attaccante "esperto", ci sono anche tanti attaccanti quanti portieri visto che Livaja è un '93 che con l'Inter non ha ancora esordito.
-in compenso figurano tra i convocati 4 difensori centrali e 4 terzini (tutti destri).

Chiaramente siamo ai primi di Agosto e c'è un mese di mercato davanti, ma le lacune principali sono evidenti:
-i centrocampisti sono poco affidabili. Il reparto che in assoluto ha sofferto di più nella scorsa stagione è stato rimpolpato (rinforzato pare eccessivo) solo da Mudingayi, a fronte però della perdita di Poli. Obi, Alvarez (che centrocampista ad oggi non è), Duncan (altro Primavera promosso), Stankovic e Mariga sono fuori per infortunio. Cambiasso nelle amichevoli è sembrato in sofferenza come tutto l'anno scorso e la preparazione non regge per niente come alibi. In pratica bisogna accendere un cero a San Fredy Guarin e sperare che eventuali adattati (Jonathan, Zanetti) tirino fuori jolly a ripetizione.
-l'attacco ha solo Milito ('79) come punta centrale vera, e Palacio ('82) come unico altro attaccante con un minimo di esperienza in generale. Longo ('92) e Livaja ('93) per quanto talentuosi sono scommesse, talenti alla ricerca anche di un ruolo preciso.
-in tutta la rosa non si vede nemmeno un esterno offensivo di ruolo. Tanti sono stati adattati con risultati alterni.

Il campo ci darà qualche indicazione in più.