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2 mag 2014

Il Benfica di Jorge Jesus e l'Europa

Quando si parla di calcio portoghese si tende a identificare l'intero movimento col solo Porto, che per i successi nelle coppe, certi giocatori e soprattutto un paio di allenatori è senza dubbio la compagine più mediatica del luogo. Negli ultimi anni però i dragoes non sono stati l'unica squadra a mettersi in luce e in particolare ignorare i loro eterni rivali del Benfica è ingiusto e ingeneroso.

Lo Sport Lisboa e Benfica è, ovviamente, una delle tre grandi storiche del calcio portoghese. Ha una tradizione di spessore assoluto bilanciata da un recente passato decisamente più complesso. Il riscatto nel nuovo millennio è cominciato col lavoro di Giovanni Trapattoni nel 2004/2005, quando il club vince il campionato dopo un digiuno di 11 anni. Ma è con l'attuale allenatore Jorge Jesus che il rendimento si stabilizza a livelli alti.
Jorge Fernando Pinheiro de Jesus viene assunto nel 2009, quando ha già maturato un'esperienza da allenatore quasi ventennale. Il legame col club e con la piazza diventa immediatamente speciale, facendo sognare addirittura un exploit stile Mourinho.
Le aguias con lui ottengono 2 titoli (2009/2010, all'esordio, e 2013/2014) e 3 secondi posti, tutti ovviamente alle spalle del Porto. In 5 anni complessivamente subisce solo 14 sconfitte in campionato (di cui 7 nel 2010/2011), giocando un calcio moderno e propositivo che ha permesso di valorizzare tantissimi giocatori, molti partiti per vagonate di milioni (Ramires, Di Maria, David Luiz, Fabio Coentrao, Matic). Ma è il rendimento in ambito europeo a meritare particolare evidenza.

Nel 2009/2010 Jesus porta il Benfica ai quarti della prima Europa League, con Cardozo capocannoniere della competizione, venendo sconfitto dal Liverpool. Nel 2010/2011 pur essendo eliminato ai gironi di Champions League arriva fino alle semifinali di Europa League, in un'edizione famosa per la vittoria del Porto di Villas-Boas, ma anche per la presenza di 3 squadre portoghesi tra le 4 semifinaliste. Nel 2011/2012 pur partendo dal terzo turno preliminare gli encarnados non solo vincono il girone, ma arrivano fino ai quarti di Champions venendo eliminati dal Chelsea, una squadra in missione che andrà a vincere la coppa. Nel 2012/2013 si trova ancora retrocesso in Europa League dai gironi di Champions, ma arriva fino in finale perdendo ancora col Chelsea all'ultimo minuto. Infine in questa stagione 2013/2014 è di nuovo finale, eliminando stavolta la Juventus nello stadio che ospiterà l'ultimo atto della competizione.

Il cammino soprattutto in Europa League è da stelle assolute.
Manca una vittoria attesa da 50 anni, ma per quella bisogna convicere Bela Guttmann ad ammorbidirsi. Chissà che Eusebio non sappia toccare le giuste corde.

4 dic 2009

Il dilemma Rui Costa

Mi serve parlare di uno storico giocatore portoghese per esemplificare un problema nel pensiero comune.

Manuel Rui Costa fa parte della "generazione d'oro" del Portogallo capace di vincere un storico mondiale under-20 nel lontano 1991. Inizia e finisce la sua carriera nel Benfica, in mezzo una parentesi di 12 anni in Italia. Fiorentina prima e ahimè Milan poi le sue maglie. Trequartista di classe immensa, gran dribbling e soprattutto assoluta macchina da assist. Rui Costa passa dalla Fiorentina al Milan portandosi dietro lo status di superstar. Investimento da 85 miliardi di lire, 10 sulle spalle, leader e faro assoluto del gioco.

Vi starete chiedendo, e il problema dov'è?

E' presto detto. Rui Costa nel Milan ha vinto tutto, disputando stagioni di assoluto spessore condite da 65 assist forniti ai compagni. Nella considerazione generale è però un giocatore "normale", di certo di gran lunga inferiore al suo successore (a livello di ruolo) Kakà per un motivo semplicissimo: ha segnato appena 7 gol in 123 presenze in maglia rossonera.

Il tifoso di calcio non necessariamente ne capisce tutte le meccaniche, e anche di meno segue davvero(o per intero) lo svolgersi del gioco. La conseguenza più diretta di questo fatto è che se un giocatore che non entra in una voce statistica, cioè nei tabellini marcatori, non fa presa sul pubblico. Poco importa quanto possa fare per la squadra, qualche gol getta tanta luce negli occhi da accecare, anche solo per l'ovvio effetto emotivo che ha.

Notare che per Rui Costa parliamo di un assist di fatto ogni 2 partite. Un giocatore, a suo modo, assolutamente decisivo. Ma destinato a essere davvero compreso e apprezzato da pochi, per la sola colpa di far segnare i compagni.