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17 dic 2012

Il problema è l'attacco

L'Inter ha dei problemi distribuiti di rosa ed è risaputo da Agosto.

Ma il vero scoglio delle ultime partite per la squadra di Stramaccioni è il rendimento dell'attacco.
Per quanto sia banale da dire, il reparto offensivo è il vero ago della bilancia che sposta i risultati, e per stessa ammissione di Stramaccioni il gioco dell'Inter punta a far segnare gli attaccanti (anche qui, la fiera del banale).
Visto però il tasso qualitativo e le mancanze organizzative o dinamiche del resto della squadra, spesso questo si riflette in una spaccatura netta, con la fase difensiva affidata a difesa e centrocampo, la fase offensiva principalmente all'attacco. Qui si trova la genesi del famoso tridente spensierato del tecnico romano, che si è trovato nella condizione di puntare tutto sui suoi uomini offensivi, specie quando in emergenza, sperando che in qualche modo la risolvessero loro. La qualità degli uomini davanti, unita alla loro capacità di tener palla, creare gioco e segnare per mascherare i problemi collettivi.

Quando l'Inter ha avuto rendimento in termini di gol, assist, ma anche solo movimento da Palacio, Milito e Cassano (tirando le somme tra infortuni e beghe contrattuali, tutto l'attacco) sono arrivate vittorie anche di spessore. Quando loro tre si sono persi sia singolarmente che a livello di reparto l'Inter non è quasi mai riuscita a superare l'ostacolo.

Esemplificazione massima di questa dicotomia, nonchè sliding door assoluta della partita, il gol sbagliato da Milito contro il Cagliari.







25 ago 2012

Un cambio per scelta

Antonio Cassano è da sempre tanto famoso in positivo per il suo talento quanto in negativo per il suo carattere, che ha portato a coniare il termine cassanate per definire i suoi eccessi.

Viene praticamente da sola l'equazione Cassano all'Inter-cassanata che ha portato alla rottura col Milan, perchè nei suoi trasferimenti passati c'è sempre stato un elemento caratteriale decisivo.
A Roma, da giovane, successe di tutto malgrado il grande affetto che lo legava a Totti (fino a un certo punto, poi rapporto in caduta libera) e a Capello.
A Madrid praticamente Cassano non l'hanno mai visto, c'era solo il fratello fissato con le merendine e le cameriere che faceva le imitazioni del suo allenatore (sempre Capello, suo principale sponsor tra i galaticos che stavolta si è visto tradito).
La Samp lo aveva rigenerato e gli aveva dato l'amore della sua vita, conosciuta proprio a Genova e nonostante sembrasse aver raggiunto una certa maturità (anche per l'approssimarsi dei 30 anni) in un momento di follia per motivi nemmeno troppo importanti ha ricoperto di insulti Garrone distruggendo un equilibrio fantastico.

Quindi il Milan. Ma è proprio qui che manca qualcosa.
Manca la cassanata. Qualunque di qualunque gravità.
"Se sbaglio al Milan sono da rinchiudere in manicomio" diceva Antonio alla sua presentazione, ben consapevole del suo modo di essere, della sua carriera e dell'occasione che aveva davanti. E non ha sbagliato.
Antonio nell'altra squadra di Milano ha semplicemente giocato, venendo eletto da Ibrahimovic suo partner preferito regalando in cambio gol, ma soprattutto assist. Il problema al cuore l'ha tagliato fuori per gran parte dell'ultima stagione, questo fa sbiadire i ricordi e lascia spazio a dubbi.
Ma di Cassano al Milan non si ricordano polemiche, litigi con chiunque, espulsioni, gesti plateali. Di nessun genere. Solo un preciso sfogo durante gli Europei (che ha giocato da titolare, e anche qui nessun problema) riguardo la possibile cessione di Thiago Silva. Un pensiero comune a tutti gli osservatori del calcio a ogni livello, ma che nessuno osava dire ad alta voce. Come del resto gran parte delle cose che Cassano dice.
Tutto qui.

Lungi da me pensare che adesso, all'improvviso, sia cambiato e abbia raggiunto la pace interiore. Per Peter Pan è impossibile crescere veramente. Certe cose sono il suo istinto e gli rimarranno dentro per sempre. Del resto, sarebbe tanto normale e noioso senza.
Ma Cassano questa volta non è stato mandato via. Ha scelto con coscienza la sua strada. Per motivi personali e sportivi. Senza alzare la voce nè fare capricci che tutti potessero notare.
Ed è già un cambiamento.