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10 dic 2013

Il semestre del River Plate


Il triplice fischio dell'arbitro German Delfino ha decretato il termine del semestre sportivo del River Plate. La Banda ha chiuso l'Inicial 2013 sulla stessa lunghezza d'onda dell'intero torneo, pareggiando con grande fatica una partita giocata solo a tratti, con la forza dei nervi e tanta, troppa confusione. L'epilogo inevitabile di una prima parte di stagione da lasciarsi alle spalle il più in fretta possibile, vissuta tra polemiche arbitrali, flop di mercato, delusioni sportive e le sempre più imminenti elezioni per la presidenza del club.

Tracciare un bilancio della gestione Passarella non è particolarmente difficile, pur tenendo presente la tragica situazione in cui ha ereditato la società. Tanti buoni intenti, aspetto da non sottovalutare dopo la scellerata epoca di Aguilar, qualche discreta idea in sede di mercato, poca professionalità nella gestione di dissapori personali e soprattutto l'onta della retrocessione in serie B. Incolpare soltanto il Presidente uscente per la caduta nel baratro sarebbe miope, ma Passarella ha una discreta percentuale di colpe e il suo nome rimarrà per sempre scritto a fianco a quello dell'infausto spareggio contro il Belgrano. D'altronde sono stati quattro anni di gestione al limite dell'amatoriale, tra scambi di favori con procuratori e agenti di fiducia e qualche timido quanto isolato accenno di gioia sportiva regalato al pubblico del Monumental. Il tutto condito da una situazione economica sempre più allo sbando, figlia di debiti, bilanci fantasiosi e cessioni mancate.

Sul piano calcistico il semestre della Banda ha messo in evidenza un Ramon Diaz sconosciuto ai più: confuso e incerto ai margini del terreno di gioco, quanto spavaldo e sicuro di sé nel rapporto con i media. Se quest'ultima parte non presenta nulla di nuovo, il Ramon visto in panchina è il lontano parente di quello ammirato lo scorso Final, quando prese una squadra disastrata e la trasformò da cima a fondo. Dopo aver vinto il braccio di ferro con Passarella e ottenuto i tanto agognati Fabbro e Teo Gutierrez, il Pelado ha fallito nel trasmettere sicurezza e fluidità di gioco, perdendo inspiegabilmente i punti fermi del semestre passato. 

Balanta ha mostrato i primi inevitabili segni di inesperienza, distratto dalle sempre più insistenti sirene catalane, Vangioni e Rojas non hanno saputo riproporre il tandem letale sulla fascia sinistra, Ledesma ha perso continuità e leadership e Lanzini, la stella del Final 2013, si è letteralmente inceppato. Ma i problemi più gravi si sono registrati davanti, dove i neo-acquisti (incluso Mora) hanno brillato ben poco e gli addii di Trezeguet e Funes Mori si sono rivelati più pesanti del previsto. Ramon ha provato a lanciare qualche giovane promessa, come il Cholito Simeone, Federico Andrada, Juan Cruz Kaprof e Sebastian Driussi, ma l'inesperienza non ha permesso loro di evitare il record negativo di reti segnate dal club in un torneo: con 12 centri in 19 partite questo è infatti stato il peggior attacco della storia del River Plate.

L'anno di Ramon Diaz alla guida dei Millonarios si è dunque chiuso in modo deludente, ma il tecnico di La Rioja ha dimostrato di poter essere l'uomo giusto da cui ripartire e con cui ricostruire la squadra. L'Inicial chiuso al sedicesimo posto ha evidenziato certezze, speranze e delusioni, confermando la bontà di diversi talenti provenienti dalle Inferiores di Nunez e l'inadeguatezza di alcuni senatori, capitan Ponzio su tutti, incapaci di trascinare squadra e tifosi. 
Ramon, in attesa di capire chi sarà il nuovo Presidente e quali saranno le aspettative di mercato, dovrà puntare sui quei giovani che ha in parte coinvolto nel torneo appena concluso, dando loro spazio e fiducia. Sebastian Driussi ha conquistato una maglia da titolare nelle ultime due partite a suon di gol in Reserva, ma anche altri talenti sono ormai pronti al salto di categoria: su tutti l'attaccante Kaprof e il difensore Mammana. Nel frattempo le chiavi del centrocampo della Banda sono ormai proprietà di Matias Kranevitter, tucumano classe '93 di cui non si parla (per fortuna) abbastanza. È lui infatti la sorpresa dell'Inicial 2013, iniziato da riserva di Ledesma e Ponzio e concluso da titolare indiscusso. Tempi di gioco, grinta, piedi educati e tanta personalità: mancano solo un po' di esperienza e continuità, poi sarà pronto per il calcio che conta.

26 set 2010

River, si blinda il futuro

E' difficile concentrarsi sul futuro quando il presente è ancora cupo e minaccioso, ma nonostanto lo spettro sempre aleggiante della retrocessione il presidente del River Daniel Alberto Passarella continua a mostrare solidità e soprendente capacità nella gestione del club di Nunez. Dopo l'ottima campagna acquisti che ha messo a disposizione del tenico Cappa giocatori del calibro di Carrizo, Maidana e Pavone, colonne fondamentali del progetto del Kaiser, ecco finalmente il momento dei rinnovi per i giovani talenti nel giro della prima squadra.

Nulla di strano, se non si arrivasse dalla tristemente celebre "era Aguilar". L'ex-presidente dei Millonarios, nei suoi dieci anni di delirante gestione, è infatti riuscito a minare le fondamenta di uno dei settori giovanili fra i più prestigiosi al mondo, cambiandone l'assetto, gli uomini e soprattutto facendo completamente mancare la fiducia verso la maggior parte dei giovani talenti affacciatisi in quegli anni al calcio che conta. In quale modo? Vendendoli ancora prima dell'esordio in prima squadra oppure a prezzi stracciati, come nel caso di Gonzalo Higuain, passato al Real Madrid per circa tredici milioni di Euro, pochi visto il potenziale del Pipita. I prodotti delle Inferiores del River Plate erano ormai diventati una semplice fonte di guadagno, ceduti non appena si presentava l'ocasione per guadagnare un po' di denaro e raramente visti come patrimonio del club dal punto di vista prettamente calcistico.

Per fortuna l'elezione di Passarella e l'arrivo di Cappa hanno invertito la rotta, restituendo in breve tempo prestigio e fiducia ad un inesauribile serbatoio di talenti più o meno pronti per la massima divisione argentina. Il neo-presidente del River non ha esitato ad iniziare le trattative per rinnovare i contratti e soprattutto per fissare importanti clausole di rescissione. Un segnale per i club del vecchio continente, sempre attenti al panorama sudamericano, per i tifosi e per i giocatori stessi, più che mai motivati dalla fiducia riposta in loro dalla società.

Dopo i rinnovi ad inizio anno di Funes Mori, clausola di 25 milioni di Euro, e Villalva, ecco quelli più recenti di Diego Buonanotte, Erik Lamela e Federico Andrada. Per il Coco, fresco di esordio da titolare contro il Newell's Old Boys, un contratto quadriennale con annessa clausola di rescissione da 20 milioni. Scongiurato dunque qualsiasi rischio "scippo" per il talento avvicinato qualche anno fa dal Barcellona e trattenuto a fatica dalla Banda.
Stessa sorte per Fede Andrada, giovane centravanti delle Inferiores tifosissimo del River Plate e ormai prossimo a sbriciolare il record di gol nelle giovanili dei Millonarios detenuto dal Pepe Sand. Rinnovo e clausola di ben 15 milioni di Euro, non pochi se consideriamo che il Tanque, attaccante titolare della Nazionale di categoria assieme ai compagni di squadra Pugh e Ocampos, ha soltanto sedici anni.

Il futuro appare quindi sempre più roseo e al club di Passarella non resta che riuscire ad ottenere la tanto agognata salvezza facendo leva anche e soprattutto sui talenti di casa come Lamela, Lanzini e Funes Mori.

6 dic 2009

River: Passarella, per ora, nuovo Presidente!

Non potevano che concludersi fra dubbi, brogli e colpi di scena le elezioni per la Presidenza del River Plate, per sintetizzare e ricordare ancora una volta, se fosse necessario, il periodo e la situazione in cui naviga il club di Buenos Aires. Con un'affluenza record alle urne, 14.237 i soci votanti, che ha obbligato la società a posticipare la chiusura dei seggi, le elezioni si sono concluse in tarda nottata, non risparmiando clamorosi e drammatici colpi di scena.

La sfida è principalmente fra Daniel Passarella e Rodolfo D'Onofrio, con Caselli possibile outsider, Kiper e Mera Figueroa a spartirsi una minima parte di consensi. Al termine degli scrutini, le prime voci, confermate anche dagli organi di stampa, incoronano D'Onofrio, vincente per due soli voti sul Kaiser. Tuttavia si verifica ben presto un clamoroso colpo di scena: alcune schede elettorali sembra infatti non fossero regolamentari, senza timbro, più piccole delle originali o con nomi sbagliati, come "Frasserella" anzichè "Passarella". Il nuovo conteggio della Giunta Elettorale vede dunque l'ex-gloria del River Plate vincere per sei voti, quanto basta per essere dichiarato ufficialmente nuovo Presidente del club, incarico che occuperà a partire dal 14 di Dicembre.

Questo è però soltanto l'inizio di quello che è e sarà un altro grave scandalo per i Millonarios, perchè difficilmente D'Onofrio rinuncerà ad un nuovo conteggio e con molte probabilità si appellerà agli organi di giustizia argentini. Difficile che il risultato delle elezioni possa cambiare, ma neanche il giorno che doveva rappresentare la svolta e la rinascita del club riesce a trasmettere tranquillità ed ottimismo ai tifosi del River Plate. Rimane curioso il fatto che questo possibile quanto probabile broglio elettorale coinvolga proprio il candidato più vicino a José Maria Aguilar. La lista di Rodolfo D'Onofrio presenta infatti molti personaggi vicini a quello considerato come il peggior presidente della storia del club di Nunez e al suo fedele assistente Mario Israel. A peggiorare ulteriormente la sua posizione vi sono poi dei presunti rapporti con impresari dalle attività non particolarmente chiare e soprattutto con i leader più influenti dei famosi Borrachos del Tablon, la frangia più violenta del tifo riverplatense.

Da una parte la probabile sconfitta di D'Onofrio può dunque rappresentare la svolta per la Banda, un punto di partenza da cui ricominciare a cercare di ricostruire un club allo sbando su tutti i fronti: gestionale, economico e sportivo. Dall'altra è lecito riservare qualche dubbio nei confronti di Passarella, considerato da molti ancora inesperto per ricoprire una carica tanto delicata. Il neo-presidente ha incentrato la sua campagna elettorale su punti molto cari a soci e tifosi del River Plate, affermando di voler regolare innanzitutto la situazione economica della società cercando ad esempio di accrescere notevolmente le entrate legate al marketing, dando fiducia ad Astrada e presentando un piano che spera possa riportare la squadra ai livelli che le competono nel giro di un biennio.

Non resta dunque che attendere un verdetto definitivo e inappellabile, nella speranza che i tempi bui siano stati lasciati alle spalle una volta per tutte.