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26 mag 2015

La coppia Ranocchia-Juan Jesus

Andrea Ranocchia nasce ad Assisi nel 1988, gioca difensore centrale praticamente da sempre, frequenta la Serie A dal 2009/2010 (col Bari) e dal 2011 è all'Inter. Dopo quattro stagioni e mezza e 155 presenze è addirittura il capitano dei nerazzurri.
Juan Guilherme Jesus Nunes nasce a Belo Horizonte nel 1991. Nel 2012 passa dall'Internacional di Porto Alegre, dove giocava principalmente terzino sinistro, all'Internazionale di Milano. Dal 2012/2013 è uno dei titolari dei nerazzurri, soprattutto grazie alle frequenti incursioni del modulo a tre, assommando 118 presenze che ne fanno uno dei più presenti nel nuovo corso dell'Inter.

I due quindi vestono la stessa maglia da tre stagioni, un lasso di tempo in cui due giocatori giovani, di potenziale e nello stesso reparto avrebbero dovuto affiatarsi e trovare un certo equilibrio, soprattutto vista la mole di presenze accumulate. Eppure malgrado l'investitura di Mancini in tempi recenti (il 14 Marzo dichiarava "Ranocchia e Juan Jesus sono la migliore coppia che ho a disposizione") i due in coppia non riescono proprio a convincere chi guarda le partite dell'Inter.
I numeri cosa dicono?

Ranocchia e Juan Jesus in coppia, cioè come centrali di una difesa a quattro, hanno giocato complessivamente 26 partite. Un numero decisamente ridotto rispetto al totale delle loro 273 presenze in nerazzurro.
Un motivo è che il modulo a quattro dal 2012 si è visto all'Inter con Stramaccioni saltuariamente e con Mancini. Con Mazzarri sia Ranocchia che Juan Jesus erano titolari fissi, ma nel modulo a tre. Oltre a questo però è evidente che si possa ipotizzare una fiducia limitata nei confronti della coppia in favore di abbinamenti con altri centrali in rosa. Lo stesso Mancini, dichiarazioni a parte, ha schierato spesso Jesus terzino negli ultimi mesi.
Curiosamente le due stagioni hanno dei punti di contatto. L'Inter è andata peggiorando e i due si sono ritrovati in coppia per una scelta in corsa, risultando presenti in alcune delle gare meno positive.
Le 26 partite sono così divise: 10 nel 2012/2013 con Stramaccioni e 16 nel 2014/2015 con Mancini. 6 giocate in Europa League e 1 in Coppa Italia.
Delle 10 con Stramaccioni lo score è di 5 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte. 4 partite sono finite a reti inviolate, nelle restanti 6 i gol subiti sono stati 12. Nelle partite in cui l'Inter ha subito gol è arrivata solo 1 vittoria. Tra queste 10 ci sono gare emblematiche di quella stagione come Inter-Siena e Fiorentina-Inter.
Nelle 16 con Mancini lo score è 5 vittorie, 5 pareggi e 6 sconfitte. Le gare a reti inviolate sono 3, i gol subiti totali 26. Con il tecnico di Jesi i due hanno giocato 5 partite in Europa League (2 vittorie, 1 pari, 2 sconfitte) e la partita di Coppa Italia col Napoli. Oltre alle gare col Wolfsburg, tra le sconfitte ci sono Roma-Inter, Inter-Udinese e Genoa-Inter.

In totale Ranocchia e Juan Jesus giocando insieme hanno uno score di 10 vittorie, 6 pareggi e 10 sconfitte, con 7 "clean sheets" e 38 gol subiti, per una media di 1,46 a gara.
Ma la cosa preoccupante è che non si vedono miglioramenti, nè individuali nè nelle dinamiche di coppia. La media dei gol subiti è peggiorata, passando da 1,2 a 1,625 a partita. Se nel 2012/2013 potevano avere mille attenuanti tra cui la poca esperienza, due stagioni dopo con Ranocchia addirittura capitano la situazione è diversa. La fiducia che Mancini ha dimostrato nei loro confronti ha portato a errori in serie, alcuni veramente banali, e sconfitte anche clamorose.
Come aggravante, nelle altre 17 partite allenate da Mancini con la difesa a quattro in cui ha schierato coppie alternative i gol subiti sono stati 15, per una media di 0,88 a gara. I due insieme sembrano indebolirsi a vicenda, mettendo ancora più in mostra le singole lacune.
Forse bisogna scegliere uno dei due?

25 feb 2015

Un'Inter di prospettiva

In casa Inter si sente parlare di progetto giovani da almeno tre stagioni. Il trionfo di questa etichetta si ebbe nel periodo di Andrea Stramaccioni, allenatore lui per primo giovane formato in Primavera e quindi massimo emblema di una filosofia di rinnovamento. Le cose però andarono diversamente, tanto che nella sua prima e unica stagione completa un classe 1985 come Alvaro Pereira veniva presentato come giovane.
Di fatto l'Inter ancora con Mazzarri, quindi ancora un anno dopo la stagione del tecnico romano, puntava su uno zoccolo duro di espertissimi, i cosiddetti eroi del triplete, attorniati da giocatori di complemento. Uniche eccezioni Juan Jesus, Kovacic e Icardi, i primi semi reali della nuova generazione nerazzurra, anche se soprattutto gli ultimi due hanno dovuto faticare non poco a ritagliarsi spazio.
Solo oggi, nel 2015, l'Inter sembra aver realmente abbracciato un rinnovamento serio a livello di rosa. Curioso che stia avvenendo con un tecnico che invece è un cavallo di ritorno come Roberto Mancini.

Prendendo le formazioni delle ultime due partite troviamo in campo:





La prima formazione ha 27,8 anni di media. La seconda 27,3. Niente di estremo, ma in anni recenti l'Inter arrivava comodamente ai 29.
In panchina anche Dodô ('92), Obi ('91) e Puscas ('96)

Risulta evidente come i giocatori esperti siano passati da una data di nascita che vedeva le ultime decadi degli anni '70 alle ultime decadi degli anni '80, con giusto un paio di eccezioni (tra cui Campagnaro in scadenza di contratto). Dato più importante è però l'imporsi di una serie di giocatori nati negli anni '90, quindi nel pieno della carriera agonistica e con margini di sviluppo. Quattro o cinque di loro, a seconda delle circostanze, non sono semplici comparse, ma titolari fissi della squadra.

Volendo ipotizzare la formazione più futuribile da schierare dall'estate in poi, verrebbe fuori qualcosa del genere:

Chiaramente un'esagerazione, ma fa capire che l'Inter ha finalmente iniziato a entrare in un nuovo ciclo. Con un paio d'anni di ritardo, ma ha iniziato.

3 mag 2012

La rana e lo scorpione

Ci sono cose che per quanto ci si sforzi di cambiarle, prima o poi rispuntano fuori perchè congenite, inscritte nella natura dell'individuo.

Stramaccioni ha provato a cambiare la natura dell'Inter, di una certa Inter.
Ma da Settembre (anzi da Giugno, che il precampionato pure è stato disastroso) a oggi la costante quando in campo, e in particolare in mezzo al campo, sono andati certi giocatori è stata una e una sola.  Oltre parole,proclami,obiettivi,allenatori,sfortuna,torti arbitrali.
La sconfitta. Senza appello nè giustificazione. Per sopraffazione fisica.

“Non posso farci niente: è la mia natura”