06 ott 2009

San Lorenzo-River Plate: analisi del Clasico

Finisce due a uno per i padroni di casa il Clasico disputato al Nuevo Gasometro. Una partita dai tanti temi e dalle diverse motivazioni, su tutti la sfida tra Diego Simeone e la sua ex-squadra e l’ultimo incontro sulla panchina del River Plate per Nestor Gorosito.

Quella che va in scena a Buenos Aires è una sintesa della stagione e del momento dei Millonarios. E’ infatti il River Plate a fare la partita per gran parte dell’incontro, grazie ad un buon ritmo, a reparti vicini, a spirito di sacrificio e soprattutto ordine. Sorprendentemente la difesa non sembra soffrire, Cabral e Coronel appaiono concentrati e Navarro è una sicurezza, volando a sventare qualche insidiosa conclusione dei padroni di casa. Il centrocampo fa un buon filtro e riesce finalmente a trasmettere palloni giocabili alle punte: su tutti spicca la prestazione di Archubi, per la prima volta capace di esprimersi a livelli accettabili e ben lontani da quelli imbarazzanti a cui aveva abituato i tifosi della Banda.

Il trio offensivo, infine, è in costante movimento e grazie a buoni spunti corali ed individuali si rende pericoloso in più occasioni. Il Keko Villalva è sempre più una certezza e una delle rare note positive per i Millonarios, capace di tenere in costante allarme la difesa avversaria ed in grado di interpretare in un modo tutto suo la figura del centravanti. Nonostante i limiti fisici è sempre sgusciante ed incontenibile, lotta, rientra, salta l’uomo e imbecca i compagni. Ed è proprio da una sua intuizione e dall’ingenuità della difesa del Ciclon che nasce il rigore che porta al vantaggio di Diego Buonanotte, anche lui in ottima serata, che sembra poter scacciare i fantasmi attorno al River.

Per i Millonarios sembra il giorno giusto, in cui tutto gira bene e tutti riescono ad esprimersi nel migliore dei modi. Ne è un chiaro esempio Bou, il più criticato in seguito al pareggio interno contro il Gimnasia e sorprendentemente trasformato contro il San Lorenzo. Parte titolare, esibisce subito qualche bella giocata e soprattutto tanta personalità. Cala alla distanza e tende ad esagerare in preziosismi e azioni personali, ma sicuramente quella disputata nel pomeriggio di Buenos Aires è la sua miglior partita con la maglia della Banda.

Anche nella ripresa la partita non cambia, il River è concentrato e Gorosito sembra poter concludere nel migliore dei modi un capitolo buio della sua carriera da allenatore. I padroni di casa non riescono a rendersi veramente pericolosi; nonostante una certa superiorità territoriale e di possesso palla sono poco incisivi e non mettono mai in difficoltà gli avversari, rischiando invece in occasione di qualche contropiede rapido e ben organizzato degli ospiti.
Come insegna la stagione del River, però, è impossibile esultare o cantare vittoria prima del triplice fischio finale, perché finora ogni amnesia dei Millionarios è sempre stata pagata anche fin troppo cara.Questa volta a confermare l’imbarazzante trend dei Millonarios ci pensa il solito Cabral. Un istante di follia inconcepibile, un pugno a Bottinelli sugli sviluppi di un calcio da fermo con la palla destinata a spegnersi ampiamente sul fondo. Il tutto davanti agli occhi di un attento Laverni, che non può esimersi dall’assegnare il calcio di rigore e dall’espellere il giovane difensore ex-Racing.

Una sciocchezza pesantissima, quella del difesore riverplatense, che permette al neo-entrato Romagnoli di siglare il pareggio, facendo riaffiorare tutti gli incubi in casa River Plate dopo una partita in costante controllo, giocata con grande spirito di sacrificio e ordine. Una squadra che sembrava quasi irriconoscibile, in senso positivo, e capace di mettersi alle spalle per oltre tre quarti di partita il pessimo momento in cui si trovava, per una pazzia individuale sprofonda nuovamente nell’oblio.
A completare la giornata ci pensano l’incredibile errore sotto porta di Cristian Fabbiani, che si prodiga in un improbabile colpo di tacco invece di insaccare a colpo sicuro, e soprattutto il vantaggio blaugrana di Romeo, abile ed implacabile nel finalizzare un pregevole cross di Romagnoli a soli sei minuti dal momentaneo pareggio.

Si chiude con il Nuevo Gasometro in delirio, Simeone che si gode una vittoria che sa di rivalsa e con il River è sempre più perso nei meandri di una crisi assolutamente irrecuperabile. La squadra ha dimostrato di saper giocare bene, ma partita dopo partita perde sempre più fiducia nei propri mezzi, vittima dei suoi stessi clamorosi errori e di un’incertezza a livello societario che sembra trasmettersi anche sul campo di gioco.

Le squadre hanno dato vita ad una bella partita giocata a viso aperto su entrambi i fronti, senza rinunciare al proverbiale agonismo che caratterizza queste grandi sfide del campionato argentino. Un Clasico che rilancia in classifica gli uomini del Cholo, non troppo distanti dalla vetta e in condizioni mentali ottime, forti di un carattere ferreo forgiato a propria immagine e somiglianza dallo stesso Simeone. Un Clasico che suggella altresì l’addio di Gorosito nel peggiore dei modi, ovvero riassumendo alla perfezione quanto espresso dal River Plate di questi tempi.


Articolo scritto per Calcioargentino.com

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