30 giu 2010

WC2010: Top&Flop Generali - Ottavi di Finale

FLOP

Arbitri: scontato, ma assolutamente inevitabile. Durante la fase a gironi i direttori di gara hanno fatto intravedere parecchie lacune, ma l'apice è stato senza ombra di dubbio raggiunto in questi ottavi di finale. Fra gol clamorosamente non visti, fuorigiochi solari non ravvisati e tanti altri errori le recriminazioni sono purtroppo giustificate.

Blatter e la tecnologia: ci risiamo, dopo la colossale svista sul fallo di mano di Henry, Blatter e la ristretta cerchia di padroni del calcio tornano giustamente nell'occhio del ciclone. E' impensabile ed inaccettabile dover ancora assistere a simili spettacoli nonostante l'infinità di tecnologie che potrebbero accorrere in soccorso dei direttori di gara e dei loro assistenti. Certo, possiamo provare a capire quanto sia difficile dover rinunciare ad una buona dose di potere.

Corea del Sud: dopo il brillante inizio contro la Grecia, il Mondiale dei coreani è stato un continuo declino. Non è stata sufficiente la reazione d'orgoglio ad inizio secondo tempo per tenere testa ad un Uruguay nettamente superiore sotto qualsiasi punto di vista.

4-4-2 di Capello: non poteva mancare il famigerato modulo dell'allenatore italiano. Lui non ha esitato a prendersela con l'arbitro per la clamorosa svista sul pallonetto di Lampard, ma a destare molti dubbi è stata soprattutto la scelta tattica di affidarsi ad un modulo che definire superato può essere un eufemismo. Saper sfruttare il massimo delle potenzialità dei propri giocatori è un elemento chiave per ottenere risultati e non si può sicuramente affermare che Capello a tal proposito abbia fatto tutto il possibile (chiedere ad esempio a Steven Gerrard).

Golden-Generation inglese: è il capolinea o si riservano ancora un'ultima possibilità per l'Europeo del 2012? Gerrard, Terry, Lampard, Ferdinand, Beckham e Owen (questi ultimi tre assenti per infortuni) hanno sprecato l'ennesima chance, sembrando ormai inesorabilmente condannati ad essere sì ricordati per i numerosi titoli vinti con i rispettivi club, ma anche e soprattutto per l'assoluta incapacità di avvicinare un titolo internazionale con la maglia dell'Inghilterra.


TOP

M-Generation tedesca: la risposta agli inglesi è questo terrificante mix di talenti in ascesa verticale e principale sorpresa del Mondiale sudafricano. Intuire le potenzialità della Germania non era difficile, ma chi si sarebbe aspettato un impatto immediato tanto devastante? La generazione multiculturale tedesca è il perfetto esempio di integrazione, guidata dal turco Özil e dal tedeschissimo Müller ha davanti un presente roseo ed un futuro se possibile ancora più brillante.

Uruguay: ancora fra i top, Tabarez e i suoi ragazzi continuano a stupire raggiungendo uno storico risultato che mancava da decenni. La solidità difensiva di Lugano e Godin, la quantità e il ritmo di Perez e degli altri centrocampisti, la classe di Forlan e i gol tanto attesi di Suarez sono senza dubbio le chiavi di questa nazionale che ogni volta sorprende per personalità e livello di gioco. Il sogno della semifinale è sicuramente alla loro portata.

Brasile: finalmente si è rivisto il vero Brasile di Carlos Dunga, solido e cinico ai massimi livelli. Nonostante un Kaka ancora in ombra, i verdeoro danno l'idea di essere un'autentica ed infallibile macchina da vittorie. La sfida con l'Olanda si preannuncia altamente spettacolare.

Germania: abbiamo già parlato della M-Generation, ma è doveroso lodare anche la prestazione collettiva della squadra di Joachim Löw, l'unica oltre allo spregiudicato Cile di Marcelo Bielsa in grado di esprimersi quasi ai livelli di una squadra di club. Il risultato contro l'Inghilterra può essere stato effettivamente condizionato dalla clamorosa svista dell'assistente di Larrionda, ma la vittoria dei tedeschi è giustificata da una schiacciante supremazia a livello di gioco. Squadra corta, attenta ed aggressiva in fase di non possesso, veloce, letale e spettacolare palla al piede. Schweinsteiger in cabina di regia è sublime, Özil è un moto perpetuo e da in ogni momento l'impressione di potersi scatenare, Müller oltre a segnare due reti è una costante spina nel fianco dei malcapitati inglesi ed anche la tanto bistrattata coppia di centrali difensivi Friedrich-Mertesacker da una buonissima prova di solidità.

29 giu 2010

WC2010: Top&Flop Giocatori - Ottavi di Finale

FLOP

Kakà: in Brasile gira bene, ma aspetta ancora il suo presunto leader tecnico. Irritante e irritato, a giudicare dai tre gialli nelle ultime due partite giocate.

Wayne Rooney: purtroppo per il Manchester e l'Inghilterra, la sua stagione è finita con l'infortunio alla caviglia. Tanta volontà, ma del vero Rooney solo il nome sulla maglia.

John Terry: imbarazzante, e doveva essere il leader della difesa dopo il forfait di Rio Ferdinand. Missione fallita.

Roque Santa Cruz: il nome più famoso a rappresentare l'attacco del Paraguay. Sulla carta un reparto molto buono, nei fatti sterile come solo l'Italia...

Martin Demichelis: per l'ennesima volta si fa saltare come un birillo. Cambia la pettinatura, purtroppo non la sostanza.

Cristiano Ronaldo: per uno coi suoi numeri, giocare decentemente un tempo in tutti i Mondiali è un pò pochino. Come sempre assente in nazionale, e a questo punto gli alibi iniziano a cadere.

Ricardo Osorio: dopo il macroscopico errore arbitrale, regala il 2-0 che di fatto elimina il Messico.

Joan Capdevila: perchè non è ammissibile fare simili, indegne, sceneggiate. Un mese a giocare a rugby aiuterebbe a capire come gira il mondo.


TOP

Diego Perez: l'incarnazione della leggendaria garra dell'Uruguay.

Luis Suarez: la porta la vede come pochi, e il secondo gol è una perla.

Wesley Sneijder: tonnellate di sostanza, in un oceano di qualità. Gol e assist per indicare la strada a una nazionale storicamente perdente. Un condottiero.

Arjen Robben: fenomenale. In due partite un palo e un gol, è la scintilla che mancava all'Olanda per scompigliare le carte.

Kevin-Prince Boateng: più si alza la posta, più sale di livello. Primo gol in nazionale, quando contava davvero.

Javier Hernandez: il talento già del Manchester United dimostra capacità tecniche e grande senso del gol. Segnali di un futuro campione.

Arne Friedrich: dovrebbe essere l'anello debole della difesa tedesca. Non concede un centimetro a nessuno, con le buone e con le cattive. Un vero lottatore.

Bastian Schweinsteiger: tedesco purosangue (ed è una notizia di questi tempi), nel cuore del gioco e della sua squadra. Alla lunga giganteggia in tutte le fasi, regalando un assist.

Lukas Podolski: tantissima corsa unita a gol e qualità. Un valore aggiunto sulla sinistra.

Mesut Ozil: come un anno fa in Under21, dispensa calcio anche tra i grandi. Svaria molto, e ovunque fa male.

Thomas Muller: il più inesperto dei titolari gioca come se con questa maglia ci fosse nato. Sembra sempre lento, scoordinato, in ritardo, ma fa tutto con una qualità mostruosa. Viaggia tra le linee con una facilità disarmante tagliando a fette l'Inghilterra.

Miroslav Klose: il miglior bomber possibile per la Germania. Si muove tantissimo, corre, pressa e soprattutto segna. Sono 12 ai mondiali e 50 in nazionale...

26 giu 2010

WC2010: Top&Flop Generali - Terza Giornata

FLOP

Francia: inevitabilmente riconfermata fra i flop. Chiudono il Mondiale nel peggiore dei modi, alzando bandiera bianca e lasciando anche l'orgoglio da parte. Difficile scegliere il momento più basso dell'avventura Sudafricana fra ammutinamenti vari, prestazioni vergognose sul campo e l'allontanamento di Anelka.

Serbia: in pole position per conquistare l'accesso agli ottavi nel gruppo G, i serbi escono inesorabilmente e inaspettatamente contro un'orgogliosa Australia. Vano l'assalto finale per raggiungere il pareggio, momento in cui è stata messa in evidenza per l'ennesima volta la fondamentale assenza di un valido finalizzatore.

Grecia: Mondiale assolutamente da dimenticare per Karagounis e compagni, troppo rinunciatari nelle tre partite del girone. Contro un'Argentina ampiamente rimaneggiata Rehhagel decide comunque di non tradire il suo credo ultra-difensivo, lasciando il solo Samaras a lottare contro la non irresistibile retroguardia avversaria per gran parte dell'incontro.

Svizzera: dopo la sorprendente vittoria contro la Spagna il cammino sembrava tutto in discesa, ma vuoi per errori arbitrali come l'espulsione di Behrami contro il Cile, vuoi per decisione di Hitzfeld, la squadra elvetica ha adottato anche nelle restanti partita una tattica troppo conservatrice. Nonostante la buonissima difesa e l'eccellente Mondiale del portiere Diego Benaglio gli Svizzeri in tre incontri sono riusciti a mettere a segno una sola rete, meritando ampiamente di tornare a casa.

Italia: non potevano mancare gli Azzurri. Peggior Mondiale della storia, nessuna vittoria e gioco improponibile. Uscire con la coda fra le gambe nel gruppo più semplice del torneo è l'inevitabile conclusione di un percorso iniziato fra lo scetticismo generale e portato avanti senza alcuna logica. Anteporre simpatia e fiducia al verdetto del campo e alla meritocrazia non può che portare a questo tipo di risultati.

La coppia Lippi&Domenech: quattro anni fa si contendevano il tetto del Mondo, oggi fanno a gara per rientrare più in fretta in patria. Diversi, per carità, ma entrambi salutano il Sudafrica nel peggiore dei modi, pagando cara la loro stessa arroganza. Emblematica la classe con cui i due si congedano da Weiss e Parreira.

Squadre africane: doveva essere il loro Mondiale, ma dagli ottavi ci sarà soltanto il Ghana a provare a tenere alto l'onore del calcio di casa. Gli evidenti limiti sono quelli di sempre, legati all'imbarazzante livello tattico e alla scarsa qualità. L'unica squadra che può recriminare qualcosa è la Costa d'Avorio, capitata nel girone più tosto della competizione e forse penalizzata dal calendario.


TOP

USA: meritano vittoria e soprattutto qualificazione per quanto fatto vedere finora. Oltre al discreto livello di gioco, hanno il pregio di non mollare mai e crederci fino all'ultimo, trascinati dalla grinta di Bradley Sr. fuori dal campo e da quella di Donovan sul terreno di gioco.

Ghana: perdono, ma nonostante tutto hanno tenuto testa alla favorita Germania, pagando la scarsa vena realizzativa e l'assenza di un vero attaccante in grado di convertire in gol la buona mole di gioco prodotta. Le Black Stars sono meritatamente l'unica squadra africana ancora in corsa, nettamente di un'altra categoria rispetto al resto del continente.

Giappone: sorprendono con la vittoria sulla Danimarca, mettendo in mostra un buon gioco. Tatticamente ordinati, pericolosi nelle veloci ripartenze, dipendono molto dalla loro stella Honda, inarrestabile questa giornata.

Slovacchia: difficile definire il limite fra i meriti di Hamsik & Co. e i demeriti dell'Italia, ma in ogni caso la qualificazione agli ottavi è un traguardo storico che va celebrato. La superiorità rispetto agli azzurri nella prima frazione di gara è quasi imbarazzante, mentre la difesa nell'ultimo quarto d'ora è solida e fortunata, riuscendo in qualche modo a reggere al moto d'orgoglio degli avversari.

WC2010: Top&Flop Giocatori - Terza Giornata

FLOP

Daniele De Rossi: l'ombra del grande centrocampista della Roma, da lui nasce il primo gol Slovacco. Fisicamente in condizioni imbarazzanti, può solo prendere la targa di Kopunek quando scatta per il terzo gol.

Riccardo Montolivo: solita storia. Una partita e mezza buona (possibilmente contro poco o nulla) e tutti a proclamarlo fenomeno. Crolla verticalmente quando il livello si alza. Personalità cercasi, peccato.

Antonio Di Natale: il suo livello è l'Udinese, conferma Mondiale dopo flop Europeo.

Vincenzo Iaquinta: al suo altare Lippi sacrifica Pazzini e in parte Quagliarella. Corre quanto può vista la condizione approssimativa, tecnicamente fa piangere, prima punta non è il suo ruolo. Bell'assist per Quagliarella, ma cotruirci attorno la nazionale è un suicidio.

Nikola Zigic: il più grande punto debole della Serbia contro l'Australia, la sua cronica assenza in zona gol ha pesato parecchio La porta è quella delimitata dai pali e dalla traversa, diteglielo.


TOP

Lucio: capitano coraggioso. Nelle grandi sfide si esalta, Cristiano Ronaldo se lo ricorderà per un pò. Difende alla grande chiudendo tutti i buchi e vista la pochezza dei mediani si sgancia anche frequentemente, regalando doppi passi e colpi di tacco.

Julio Cesar: nel caso ci fossero dubbi, conferma di essere di un livello altissimo. Una parata impossibile.

Javier Pastore: piccoli fenomeni crescono. Entra in campo e l'Argentina cambia ritmo. Giocate in verticale, scatti, velocità, tecnica. Sicuri che non possa giocare titolare?

Clemente Rodriguez: un terzino vero nell'Argentina! Regala dinamismo a tutta la manovra, peccato che tornerà in panchina.

Landon Donovan: l'uomo simbolo (e di maggior qualità) degli USA risponde presente proprio quando tutto sembrava finito. Due gol determinanti (Slovenia e Algeria) quando più servivano.

Kevin-Prince Boateng: prova solidissima contro la "sua" Germania. Corsa, grandissima lettura tattica, fisico e prova anche a dare qualità. Non è un caso che il Ghana sia agli ottavi.

Keisuke Honda: il nuovo talento del calcio giapponese. Si è fatto conoscere in Europa grazie al Cska di Mosca, ma l'impressione è che la sua crescita sia all'inizio. Punta a sorpresa, lui che è un rifinitore, regala corsa, gol, assist e giocate. Chapeau.

Diego Benaglio: se la Svizzera ha sfiorato un sogno, lo deve soprattutto a un grande portiere.

Fabio Coentrao: il giovane terzino del Benfica si sta dimostrando giocatore di livello. Tecnica sopraffina, corsa, capacità difensive e buoni cross. Ne sentiremo parlare

David Villa: capocannoniere agli ultimi Europei, poi vinti, il vizio del gol non lo perderà mai. Giocate da fenomeno nel ruolo.

Samuel Eto'o: vedere alla voce "predicare nel deserto". Di un'altro livello rispetto a praticamente tutti in Africa, criticarlo in nazionale è follia.

Bastian Schweinsteiger: tanta, tanta sostanza in mezzo al campo, unite a tecnica e capacità di giocare la palla. Tatticamente perfetto.

24 giu 2010

WC2010: Top&Flop Generali - Seconda Giornata

FLOP

Francia: indiscussa regina in negativo di questa giornata, crolla sotto i colpi del Messico dando quindi il via ad una commedia dell'orrore fra faide interne, deliri di Domenech ed interventi della Federazione transaplina.

Sudafrica: malissimo i padroni di casa, affossati da un ottimo Uruguay e mai entrati in partita. La pressione è tanta, ma il convincente pareggio con il Messico sembra aver avuto un effetto negativo: ne è un esempio l'indecorosa prestazione dell'eroe di Johannesburg Tshabalala.

Inghilterra: dov'è finita la travolgente nazionale inglese delle qualificazioni? Lenti, imprevedibili ed impauriti, escono fra bordate di fischi da parte dei loro stessi fedelissimi tifosi. L'impressione è che Capello, oltre ai gol di Rooney, non abbia ancora trovato il modo per valorizzare gran parte delle individualità a sua disposizione.

Corea del Sud: dopo l'ottima prestazione contro la Grecia arriva un inaspettato tracollo contro la non irresistibile Argentina di Maradona. Partita inspiegabilmente troppo rinunciataria, soprattutto alla luce della pessima difesa messa in mostra già nella prima giornata. Peccato, perchè Park e soci avrebbero avuto tutte le carte per poter mettere in difficoltà la Seleccion.

Camerun: anche questo giro fra i Flop. Dopo l'arrembante inizio contro la Danimarca, la squadra di Le Guen inizia a divorare occasioni su occasioni, salvo poi mettere in mostra limiti tattici e difensivi che la condannano ad un'nevitabile quanto meritata eliminazione.

Italia: c'è poco da dire sulla nazionale azzurra, capace di presentarsi in assetto semi-difensivo anche contro la Nuova Zelanda. L'encefalogramma è piatto, i risultati finora imbarazzanti, la difesa è riuscita a subire un'altra rete su calcio da fermo da quaranta metri, gli attaccanti vagano sulla trequarti senza meta, insomma, l'Italia sa di essere al Mondiale di calcio?

Conferenza stampa di Lippi: non contento del purtroppo storico pareggio contro la Nuova Zelanda, il CT si lancia in una conferenza stampa a dir poco discutibile. Attacca, anticipa le domande "avversarie", si difende con rabbia e riparte mettendo in mostra anche una certa fantasia (ovviamente ci riferiamo alle dichiarazioni sui giocatori lasciati a casa), insomma, non poteva proporre questo atteggiamento anche sul campo?

Arbitri: fra chiamate inconcepibili, rigori concessi generosamente, altri negati senza alcun motivo, gestione comica dei cartellini ed eccessi di protagonismo riescono a rubare la scena anche al Jabulani e alle Vuvuzelas.

Piedi a martello ivoriani: prima su Elano e poi su Bastos, nel giro di pochi minuti. Passi un po' di frustrazione a causa del risultato e dell'importanza dell'incontro, ma gli interventi messi in mostra da alcuni giocatori della Costa d'Avorio sono certamente una delle cose più brutte viste in questo Mondiale. Di peggiore probabilmente c'è solo la scelta arbitrale di non prendere provvedimenti adeguati.


TOP

Uruguay: Forlan, Suarez e Perez sono fra i migliori giocatori di giornata, inevitabile quindi che l'intera squadra di Tabarez sia fra i Top generali. Ordinati e compatti fino a centrocampo, fantasiosi, imprevedibili e dinamici in avanti: contro il Sudafrica Lugano e compagni hanno dato una grande prova di forza e solidità.

Brasile: ottima risposta della Seleçao dopo la deludente partita contro la Corea del Nord. Dunga e i suoi ragazzi tornano la squadra solida, implacabile e concreta di sempre, ritrovando soprattutto gli importantissimi gol di Luis Fabiano.

Squadre sudamericane: Uruguay, Argentina, Brasile e Cile vincono tutte, portandosi in testa ai rispettivi gironi. La prima giornata aveva già messo in mostra la loro buona forma, ampiamente confermata nelle ultime partite. Dieci reti messe a segno e due soli gol incassati, non si può ancora dire con certezza se sia il loro Mondiale o meno, ma l'inizio è sicuramente promettente.

Portogallo: passi l'avversario che avevano di fronte, ma dopo un primo tempo stentato Cristiano Ronaldo e compagni, trascinati soprattutto da un Raul Meireles in forma strepitosa, danno vita ad un autentico show. Scambi stretti e veloci, movimento continuo ed un'insolita concretezza. Qualcuno potrebbe obiettare che non vi era necessità di infierire in questo modo sui coreani, ma Queiroz e i suoi hanno fatto fin troppo bene i calcoli riguardo all'importanza della differenza reti.

Cartellini rossi: meritano di essere sia fra i Flop che fra i Top. Gratuiti, eccessivi, insensati, folli... chiamateli come volete, ma con un po' di sana ironia è innegabile affermare che sono stati loro a dare spettacolo in questa giornata del Mondiale. Sbilanciano le squadre, spostano gli equilibri e fanno scattare la scintilla per dare vita a gare spettacolari in cui le squadre si affrontano finalmente in modo spregiudicato. Che la pochezza della maggior parte dei direttori di gara sia l'antidoto per la scarsa qualità messa in mostra finora?

22 giu 2010

WC2010: Top&Flop Giocatori - Seconda Giornata

FLOP

Lukas Podolski: se nel calcio non contasse segnare avrebbe giocato una grandissima partita. Purtroppo per lui e per la Germania riesce a sbagliare tutti i tanti tiri che prende, compreso un rigore.

Nicolas Anelka: una grandissima stagione al Chelsea da rifinitore dietro a Drogba, prima punta all'improvviso in nazionale. Non vede mai palla e fa scoppiare un putiferio.

Frank Ribery: anche peggio della prima, perchè autoproclamatosi leader e fonte del gioco, eliminando di fatto Gourcuff. Si perde dietro ai suoi inutili dribbling e chissà quali altri problemi.

Fabio Cannavaro: lui in prima persona vive del ricordo del Mondiale 2006, insieme a chi lo schiera titolare.

Alberto Gilardino: semplicemente invisibile dietro ai difensori della Nuova Zelanda, non esattamente il meglio del panorama mondiale. A essere cattivi, bisognerebbe iniziare a chiederci se ci sia mai stato in nazionale maggiore.

Cristiano Ronaldo (minuti 1-55): a dire poco irritante, gioca da solo e con un macigno sulle spalle (il gol che mancava da un anno e mezzo).


TOP

Milos Krasic: l'esatto opposto della prima partita, una costante spina nel fianco della difesa tedesca, da vero esterno. Da lui parte il cross che porta al primo gol serbo di questo mondiale, lampi di classe.

Diego Forlan: uno spettacolo. 10 vero a distribuire palloni di destro e di sinistro, fonte di gioco e goleador di giornata. Cos'altro chiedere a un leader?

Luis Suarez: il talento dell'Ajax questa volta risponde presente. Non trova il gol, ma tra dribbling, cross e giocate è sempre un pericolo per il Sud Africa.

Diego Perez: mediano difensivo di grande intensità, un vero frangiflutti su cui si ferma ogni manovra del Sud Africa. Poco visibile, tantissimo prezioso lavoro oscuro da cui parte il gioco dell'Uruguay.

Raul Meireles: uomo-ovunque del Portogallo joga bonito. Corre, pressa, cuce il gioco e si inserisce con precisione, dando gol e assist alla sua nazionale. Un centrocampista completo come pochi, che sguazza negli spazi.

Tiago Mendes: quasi non si vede, ma ogni pallone che tocca diventa oro. Il centrocampista incaricato di dare qualità al Portogallo non si tira indietro vedendo tutto quello che si muove negli spazi e andando anche ad attaccarli (con successo visti i due gol).

Cristiano Ronaldo (minuti 55-95): si ricorda che ha dei compagni, inizia a passare palloni veloci e precisi e a sfruttare il suo dribbling e la sua velocità. Trova un gol e due assist. Quando gioca non si ferma.

Carlos Tevez: uomo simbolo assoluto dell'Argentina, con buona pace di Messi, Maradona e compagnia. Fisicamente un toro, corre più di tutti e porta in campo vagonate di qualità. Assist, dribbling, tiri. Una punta completa come poche, in forma strepitosa.

Jean Beausejour: di origini haitiane, esterno sinistro del Cile di Bielsa, bravissimo ad andare sempre sul fondo crossando con continuità. Grandissima corsa (come tutta la squadra), conferma le sue qualità dopo il gol vittoria alla prima giornata.

17 giu 2010

WC2010: Top&Flop Generali - Prima Giornata

FLOP
Serbia: una delle maggiori delusioni di giornata. Da un po' di tempo ormai non si vedeva sulla carta una squadra proveniente dai balcani con tanta qualità, ma contro il Ghana è però un fallimento senza scusanti su tutta la linea, dalla difesa all'attacco, passando per centrocampo e panchina. Antic perde infatti nettamente il confronto con il connazionale Rajevac, schierando un formazione troppo rinunciataria e con poca, pochissima, personalità.

Spagna: ovviamente i campioni d'Europa non potevano che finire fra i flop di giornata dopo la clamorosa sconfitta con la Svizzera. L'immensa qualità a disposizione di Del Bosque ha messo in mostra i limiti di sempre, affrontando gli elvetici con supponenza e pensando a specchiarsi per troppo tempo. Probabilmente questo stop imprevisto farà tornare le Furie Rosse con i piedi per terra, facendo capire loro che in competizioni come queste la concretezza viene prima di qualsiasi cosa e che per segnare non è necessario entrare in porta con la sfera tra i piedi.

Brasile: tra i peggiori nonostante i tre punti, perchè stiamo parlando del Brasile ed il metro di giudizio inevitabilmente cambia. Si sapeva che i 23 a disposizione di Dunga non avrebbero costituito la squadra più spettacolare della storia, ma quanto messo in mostra contro la Corea del Nord è troppo poco anche per la Seleçao più europea di sempre. Il pessimo momento di Kaka e la scarsa qualità in fase di costruzione della manovra portata dalla coppia Gilberto Silva-Felipe Melo sono le cause principali della lentezza e dell'imprecisione nella circolazione palla ed inevitabilmente le fonti del gioco si spostano tutte sulla corsia di destra, dove Maicon però non potrà sempre fare gli straordinari e risolvere le partite. Preoccupante il calo di concentrazione nel finale.

Francia: negativo l'esordio anche per i vice-campioni del Mondo, apparsi estremamente confusionari e senza una vera identità. La difesa regge discretamente, supportata da una buona diga centrale composta da Toulalan e soprattutto Diaby, il migliore dei suoi, ma dal centrocampo in su il buio è totale. Ribery e Gourcuff non entrano praticamente mai in partita, Govou non è pervenuto ed Anelka non punge. La situazione nello spogliatoio non è delle migliori e le scelte di Domenech, come escludere Malouda e Henry, non convincono nè i giocatori, nè i tifosi, nè apparentemente il tecnico stesso.

Camerun: molto male i Leoni africani, che confermano quanto poco di buono messo in mostra in Coppa d'Africa ad inizio anno solare. Manovra troppo lenta, prevedibile e priva di fantasia, fatta di lanci lunghi per Webo e cross senza destinatari. Relegare su una fascia l'uomo di maggior qualità, personalità ed attitudine a certi livelli non da l'impressione di essere una buona idea.

Jabulani: esatto, non ci sono soltanto squadre fra i flop di questa prima giornata, perchè il peggiore in campo in ogni partita è stato l'ormai famosissimo pallone Adidas. E' senza dubbio l'incubo dei portieri, ma l'aspetto veramente preoccupante è che per via delle imprevedibili traiettorie in aria non piace neanche ai giocatori di movimento, esibitisi troppo spesso in lisci clamorosi, stop sbagliati da dilettanti e continui errori di misura.

Spettacolo: inevitabile che quando le squadre giocane male, gli attaccanti non segnano, i portieri commettono errori banali ed il pallone sembra rubato ad un gruppo di bambini su una spiaggia di Copacabana a rimetterci sia soprattutto lo spettacolo. La prima giornata della Coppa del Mondo 2010 non entrerà sicuramente negli annali per il livello qualitativo messo in mostra dalle 32 partecipanti.


TOP

Corea del Sud: organizzati, ordinati e con buona qualità. Park e soci hanno messo sicuramente del loro nella vittoria per 2-0 sulla brutta Grecia di Rehhagel, mandando in tilt una squadra troppo statica e lenta grazie a movimenti continui e verticalizzazioni improvvise.

Corea del Nord: l'altra Corea, quella meno nota, nonostante la sconfitta contro il Brasile, può sicuramente uscire a testa alta e conquista con merito gli applausi di tutti gli appassionati. La partita di Jong Tae-se e compagni è fatta di impegno, sacrificio, sudore e tanta tanta tattica, con linee strette, ordinate e concentrate. Arrivati al Mondiale per miracolo, chi avrebbe mai detto che sarebbero addirittura riusciti a segnare contro quella che sulla carta è con ogni probabilità la difesa migliore del torneo?

Svizzera: è loro il grande colpo di giornata, grazie ad un'impensabile vittoria contro la squadra migliore di tutte. Hitzfeld non è certamente l'ultimo arrivato e seguendo gli esempi di Hiddink e Mourinho riesce ad imbavagliare alla perfezione le fonti di gioco della Spagna formato Barcellona. La difesa, anche grazie alla grandissima partita del portiere Benaglio, mostra impressionante solidità, supportata da un centrocampo attento in fase di non possesso quanto abile ad innescare le punte nelle sporadiche occasioni per ripartire e colpire in contropiede.

Germania: come sempre la nazionale tedesca, spesso dimenticata da tutti i pronostici, pensa a far parlare il campo e in novanta minuti mette in mostra quello che è il potenziale offensivo a disposizione di Loew. Probabilmente questa Australia non è l'avversario migliore per poter esprimere giudizi definitivi, ma la costante ricerca del gioco veloce palla a terra, il movimento continuo in fase offensiva, il pressing martellante, gli inserimenti e gli scambi stretti visti in questa prima giornata sono tutti segnali di una nazionale con tutte le carte in regola per poter puntare a fare molta strada in questo Mondiale. Piccolo particolare: si tratta della nazionale più giovane presente in Sud Africa.

Cile: Bielsa al 100%, nell'espressione più pura di quello che è il gioco del calcio secondo il credo di Don Marcelo. Instancabili, a tratti sfrontati ed irriverenti, ma assolutamente spettacolari, i piccoli cileni confermano quanto di buono fatto vedere durante il girone di qualificazione. Il movimento costante ed inarrestabile sia in fase difensiva che offensiva permette ai ragazzi del Loco di schiantare l'Honduras (certo, non l'avversario più ostico) dal punto di vista del gioco, grazie ad accellerate sugli esterni improvvise quanto letali. Unica nota negativa la scarsissima lucidità sotto porta, assolutamente da sistemare in vista di partite ben più toste.

USA: se l'Inghilterra non impressiona i meriti sono tutti della squadra a stelle strisce, capaci di annientare il gioco degli uomini di Capello grazie a molta tattica e tantissima corsa. Pressing asfissiante e raddoppi continui hanno demolito ai fianchi Gerrard e soci, condannati dall'erroraccio di Green ed incapaci di reggere il ritmo per tutto l'incontro. Alla straripanza fisica del gioco statunitense il CT Bradley è inoltre riuscito ad aggiungere un ottimo senso tattico, confermando il buon lavoro intravisto nella Confederation Cup dell'anno scorso.

16 giu 2010

WC2010: Top&Flop Giocatori - Prima Giornata

FLOP
Kakà: stella designata del Brasile, 10 sulle spalle, prima scelta assoluta di Dunga alla faccia di Ronaldinho. Dopo una stagione che definire difficile è un eufemismo, si aspettava con ansia il suo riscatto in maglia verde-oro,e la Corea del Nord sembrava una vittima designata. Partita storta, con tanti, troppi errori anche in cose banali per uno come lui. Non a caso il gioco del Brasile non è decollato.

Veron: leader e faro del gioco dell'Argentina per scelta di Maradona, tornato in nazionale a 35 anni, i maligni dicono che abbia pilotato lui le convocazioni per non avere compagni ingombranti di fianco. Il risultato è stata una partita troppo imprecisa, mai nel vivo del gioco, con poca, troppa poca luce e la ciliegina dell'affaticamento muscolare.

Krasic: forse il miglior talento della Serbia si è perso all'esordio come tutta la sua nazionale. Errori nei passaggi, nei dribbling e un paio clamorosi nei controlli, con una tendenza all'accentrarsi da trequartista che non è sembrata troppo nelle sue corde. Il mercato distrae?

David Silva: uno dei segreti della Spagna campione d'Europa si perde nel suo talento. Ha faticato a trovare la posizione,a dialogare coi compagni e a creare la superiorità numerica. L'impressione di essere troppo molle non è una bella etichetta.

Ribery: dovrebbe essere il talento "esperto" di questa Francia, invece gioca una partita tutta fumo, sulla falsa riga della stagione al Bayern. Senza Robben dall'altra parte del campo.

Gourcuff: le petit Zidane è chiamato a questi Mondiali alla prova di maturità. Campione vero o giocatore al massimo da Ligue 1? La prima risposta è sconfortante. Una partita passata a nascondersi, con poca voglia e meno personalità. Stasera la rivincita?

Portieri: si, è una critica alla categoria. Lo Jabulani non sarà un grande pallone, ma non deve diventare nemmeno un alibi. Errori tecnici (in particolare per Algeria, Paraguay e Inghilterra) troppo brutti per essere veri e pure decisivi.

Attaccanti: AAA punte cercasi potrebbe essere il sottotitolo di questa prima giornata. Certamente è un caso e le squadre devono ancora entrare bene nei meccanismi, ma al momento i principali protagonisti dei sogni dei tifosi latitano.


TOP

Maicon: migliore in campo per la sua nazionale, spinta costante sulla destra, dribbling, cross, duetti sulla fascia e un gol da copertina. Che altro chiedere a un terzino?

Mascherano: il capitano di Maradona è chiamato a un compito tatticamente difficile, e risponde alla grande. Un uomo solo in mezzo al campo, a dare equilibrio a tutta la struttura. Tatticamente un maestro.

Ozil:l'astro nascente del calcio tedesco, che ha già portato l'Under21 al titolo di Campione d'Europa. Mancino illuminato, mille idee, dribbling, corsa e visione di gioco. Tenetelo d'occhio.

Podolski: Dottor Lukas e Mister Podolski. In nazionale come sempre una prestazione di spessore assoluto, a macinare chilometri con grande qualità in fascia, un gol per non perdere l'abitudine. I suoi tifosi di Bayern e Colonia si chiederanno quale sia il segreto...

Muller: da trequartista sorpresa del super-Bayern ad ala. A destra si dimostra a suo agio e trova pure il primo gol in nazionale, alla terza presenza. Eppure un Muller col 13 in questa nazionale mi sembra di averlo già visto...

Alexis Sanchez: il folletto dell'Udinese si presenta al palcoscenico internazionale con una prova da fenomeno in erba. Imprendibile a destra, mille numeri palla al piede e grande corsa in fase di non possesso. Un assist tanto per metterci il giusto di arrosto.

Forlan: da centravanti implacabile all'Atletico Madrid, a regista offensivo nell'Uruguay. Pochissime prime punte sarebbero in grado di farlo, e Diego si dimostra leader completissimo, capace di gestire il gioco con grande intelligenza tattica.

Kwadwo Asamoah: il ragazzo ci sa fare. Grande personalità, corsa e si dimostra capace di gestire il gioco, cosa mai facile per le nazionali africane. Che sia l'erede di Essien?

Lichtsteiner: da terzino destro della Lazio a incubo peggiore di qualunque giocatore spagnolo che si sia avventurato nella sua zona di competenza. In difesa un muro invalicabile, fisico e cattivo il giusto, corsa costante in avanti in appoggio alle veloci ripartenze svizzere. Ne sentiremo ancora parlare.

Inler: un diesel. Fatica un pò a prendere le misure (e contro la Spagna mi pare il minimo), ma dopo un tempo inizia a dettare legge. Fisicamente gli avversari gli rimbalzano addosso, imposta bene con entrambi i piedi, preziosissimo e tatticamente attento a coprire in difesa.

Jong Tae-Se: simbolo di un paese con le sue lacrime durante l'inno, lo sconosciuto attaccante lotta come un leone contro la morsa di Lucio e Juan. Continuo movimento, grande fisico e intelligenza come dimostra la sponda per il gol della sua squadra. Qualche errore, ma scusabilissimo.

15 giu 2010

Mourinho, l'allenatore

Tutti sanno che Josè Mourinho è l'allenatore più mediatico del mondo, ma pochi vedono davvero oltre la cortina fumogena della comunicazione. Su Josè da Setubal proliferano i luoghi comuni, malgrado quello che di anno in anno dice chiaramente il campo. Di sicuro un vincente, come testimoniano i 17 trofei in carriera o anche solo, per ridurre l'ottica al breve periodo, i 5 trofei in 2 anni di Inter. Ha vinto tutte le competizioni nazionali in ogni paese in cui ha allenato,la Coppa UEFA ed è uno degli unici 3 tecnici ad aver vinto la Champions con due squadre diverse.

Quindi perchè ostinarsi a definirlo solo un comunicatore? Di sicuro la comunicazione è una parte fondamentale della sua personalità e del suo modo di allenare. Figura assolutamente non ignorabile, o si ama o si odia a seconda se si sta con o contro di lui. Forte, aggressivo al limite dell'arroganza, provocatorio, mai banale, capace di distruggere in pochi minuti chiunque gli si pari davanti (vedere conferenza stampa pre Barcellona-Inter per farsi un'idea, in 10 minuti smontata una settimana di chiacchere catalane), mai impreparato o colto di sorpresa (nemmeno quando è ospite a talk show che col calcio non hanno niente a che fare), punto di riferimento e "bersaglio" chiaro per chi gira nel mondo del calcio. Mediaticamente quasi troppo forte per essere vero, capace di trascinare un intero paese dietro alle sue parole (e i mille articoli o titoli su di lui in due anni in Italia lo testimoniano ampiamente). Tutto figlio di una precisa strategia finalizzata alla protezione della sua squadra (oltre che a una fortissima personalità e a un filo di protagonismo), mind games raffinati per andare a toccare i nervi scoperti altrui e rinforzare fino all'eccesso la convinzione e la personalità della sua squadra.
Ma tutto questo farebbe ridere in assenza di risultati. Delle sue vittorie abbiamo già parlato, ma è possibile che questa sia l'unica causa? Ok che ha sempre avuto grandi squadre ai suoi ordini, ma la storia è piena di formazioni piene di campioni purtroppo non vincenti.

Nelle due stagioni all'Inter si trova una chiara risposta a questo quesito. Il 2 giugno 2008 diventa ufficialmente l'allenatore dell'Inter, prendendo in mano la squadra vincente creata da Roberto Mancini. Arrivano Muntari, Quaresma e Mancini, per provare tatticamente un nuovo 4-3-3 molto più "europeista" del 4-3-1-2 usato dal suo predecessore. Diventa subito chiaro però che per vari motivi (ali inadeguate, centrocampisti troppo statici) non è questa la via tattica adatta alla squadra nerazzurra, quindi Josè decide di affidarsi al noto schema in cui la squadra si trovava a memoria avendoci giocato per due stagioni, dando di fatto una svolta alla stagione. Modulo a rombo, con tanti saluti ai nuovi innesti del mercato in favore del serbo Stankovic inizialmente ai margini, dimostrando grande capacità critica e nessuna paura di ammettere gli errori. Per la parte centrale e decisiva della stagione la prima Inter di Mourinho ricalca fedelmente quella di Mancini, con pochi accorgimenti aggiuntivi (gioco addirittura semplificato con grande ricerca del lancio verticale, Stankovic primo portatore di un pressing asfissiante sulle fonti di gioco avversarie, tutti i palloni a Ibrahimovic o in subordine a Maicon liberi di inventare con attorno tanti giocatori di corsa e fisico pronti a inserirsi e a sfruttare dribbling, giocate e sponde). Solo nella parte finale, dopo e anche a causa dell'eliminazione agli ottavi di Champions col Manchester United, si rivedrà l'amato 4-3-3 con Figo e Balotelli ai lati di Ibrahimovic, e un centrocampo con più dinamismo grazie a Stankovic e Muntari. Una prova che di fatto getta le basi per la trionfale stagione 2009/2010 per la squadra nerazzurra.

Il mercato 2009 cambia completamente le carte in tavola. Parte il leader designato, Zlatan Ibrahimovic, e con lui crolla tutta l'impostazione tattica degli ultimi 3 anni. Insostituibile per caratteristiche, grazie alla sua cessione arrivano, spalmati in tre mesi, Thiago Motta, Diego Milito,Samuel Eto'o, Lucio e Wesley Sneijder. Appare immediatamente chiaro a tutti che parecchie cose nell'Inter devono cambiare per arrivare ancora a vincere, e il lavoro sta tutto nelle mani dell'allenatore, che deve trasformare completamente l'impianto di gioco e integrare 5 nuovi titolari nella struttura della squadra. Non esattamente una passeggiata. La nuova Inter parte stentando (sconfitta in Supercoppa Italiana pur avendo dominato con la Lazio e pareggio alla prima di campionato col Bari), ma esplode fragorosamente alla seconda giornata. 4-0 al Milan, Motta, Milito ed Eto'o sugli scudi, e tanti saluti ai tanti che volevano un'Inter ridimensionata dopo l'addio del suo principale campione. Ovviamente si era solo agli inizi, ma i primi cambiamenti già si vedevano. Ricerca del gioco palla a terra, niente lanci lunghi, triangolazioni, movimenti nello spazio, possesso palla, difesa più alta, pressing, ripartenze veloci e letali. Un cambiamento radicale in 3 mesi, possibile solo con un grande tecnico al timone, capace di farsi seguire alla lettera dai suoi. Tuttavia, era solo l'inizio. Il modulo era ancora il rombo, pur avendo più qualità negli interpreti e una nuova chiave di lettura. E qui sta la seconda evoluzione dell'Inter plasmata da Mou. A dicembre, tra Dinamo Kiev e Rubin Kazan la squadra nerazzurra trova la sua nuova identità tattica con un 4-2-3-1 con 3 punte pure in avanti, Sneijder ad ispirarle e Motta a gestire il gioco da mediano. Un modulo che permette di allargare il gioco e di sfruttare appieno la ricchezza della rosa in attacco (aumentata con l'arrivo a gennaio di Pandev), difficile per l'enorme sacrificio che richiede a tutti, perfetto per l'Europa, estremamente moderno come concezione e realizzazione. Altro cambiamento radicale, per di più in un periodo dell'anno in cui la squadra era impegnata ogni 3 giorni o quasi, quindi con ben poco tempo per lavorare in allenamento, che verrà definitivamente assimilato il 16 marzo 2010 nel capolavoro tattico di Londra contro il Chelsea. Uno scacco completo a domicilio di una delle formazioni più forti d'Europa, con un allenatore come Ancelotti incapace di far girare la sua squadra di fronte all'organizzazione tattica preparata da Mourinho. Da quella data in poi, l'Inter giocherà praticamente solo con quel modulo o col 4-3-3 in assenza di Sneijder, a testimonianza di una metamorfosi completata, arrivando a vincere tutto anche grazie alla perfetta preparazione delle partite a eliminazione diretta, giocate tutte con un'attenzione tattica straordinaria (preparata dall'alto e attuata dai giocatori) che ha permesso di massimizzare l'efficacia del gioco nerazzurro e evidenziare le debolezze dell'avversario di turno (anche quando sembrava non averne come il Barcellona).
Nel giro di un anno l'Inter è stata radicalmente trasformata, trascinata dalle idee tattiche moderne e dalla capacità di farsi seguire fino in fondo anche dai campioni più affermati (chiedere a Samuel Eto'o per informazioni) di un grandissimo allenatore di Setubal.
Chi si ostina a considerarlo solo un comunicatore continuerà a vederlo vincere senza spiegarsi il perchè.

07 giu 2010

L'ultimo trequartista

28 Novembre 2000 - Boca Juniors e Real Madrid si giocano a Tokyo la Coppa Intercontinentale. Al termine dei novanta minuti sono gli Xeneizes a sedersi sul tetto del Mondo, portando a compimento un fantastico sogno iniziato con la storica vittoria in Copa Libertadores contro il Palmeiras. Non è però Martin Palermo, l'autore della doppietta nel 2-1 sul Real Madrid, l'uomo del giorno, non lo sono neanche i vari Raul, Roberto Carlos o Figo, ma le luci dei riflettori sono tutte per il ventiduenne di San Fernando che indossa la celebre maglia numero 10 azul y oro: Juan Roman Riquelme.

E' lui infatti il migliore in campo, il giocatore in grado di azzerare da solo un divario tecnico quasi imbarazzante fra i tricampioni sudamericani (il Boca aveva infatti vinto anche il torneo di Apertura) e quel Real Madrid che di lì a poco sarebbe diventato Galactico. Una prestazione superba, novanta minuti di calcio puro ed inarrestabile, nonostante la marcatura a uomo di Makelele, non uno qualunque, ed i raddoppi costanti degli avversari. Era ancora il giovane Riquelme, inseguito da mezza Europa e in grado di scatenare i paragoni più azzardati, un giocatore sublime che scendeva in campo con impressionante spensieratezza e naturalezza.

Quella partita doveva essere la definitiva consacrazione di un talento immenso, il passo definitivo per diventare una stella di livello mondiale, ma purtroppo sappiamo tutti come è andata. Arrivato a Barcellona, dopo un inizio promettente, la fiducia di Van Gaal nei suoi confronti viene meno e il Mudo non riesce più a mantenere dei livelli di rendimento consoni al suo talento, ecco così la decisione di girarlo in prestito al Villarreal. Qui Riquelme trova l'ambiente ideale per esprimersi e non è un caso se nel giro di due stagioni riesce a condurre il Sottomarino Giallo fino ad una storica semifinale di Champions League, trascinando un gruppo di giocatori sicuramente non di primo livello ad un passo dalla leggenda. Ironia della sorte, è però proprio lui a fallire un calcio di rigore decisivo a pochi minuti dal termine, infrangendo così qualsiasi speranza. La stagione seguente vede il definitivo deterioramento dei già non idilliaci rapporti fra Roman e il tecnico cileno Manuel Pellegrini, così Riquelme fa ritorno al Boca.

Alla Bombonera il 10 Xeneize rinasce e ritorna ad illuminare in lungo e in largo con prestazioni maiuscole, culminando un semestre incredibile con un'altra vittoria da assoluto protagonista in Copa Libertadores. E' l'ennesimo trionfo che lo rende l'idolo indiscusso dei tifosi del Boca Juniors, l'unico in grado di superare nelle preferenze anche Diego Armando Maradona.

Ma allora, qual è il vero valore di Riquelme?
La domanda probabilmente se l'è posta chiunque ed ognuno ha una sua differente risposta. Innegabile è che Roman sia l'ultimo trequartista del calcio moderno, l'ultima icona di un ruolo sbranato da tatticismi esasperati e da una fisicità che ormai la fa da padrona. Nel panorama attuale nessun numero dieci è in grado di far girare palla con la sua facilità e velocità di pensiero, nessuno è in grado di mettere le punte davanti alla porta con il suo intuito e la sua naturalezza. Manca di velocità, certamente, ma la protezione palla è da far vedere nelle scuole calcio e la saggezza tattica nel leggere l'azione è qualcosa che difficilmente si può insegnare.

Tutti requisiti che fanno di lui un talento unico, puro, ma maledetto. Maledetto perchè se fosse nato venti o trent'anni prima probabilmente ora lo staremmo dipingendo come uno dei grandissimi del calcio mondiale, come un'autentica leggenda, maledetto perchè tanta qualità non è accompagnata da altrettanta personalità. Il suo limite più grande è stato ed è sicuramente la totale incapacità di rendere in un ambiente in cui viene messo in discussione e costantemente sotto pressione, come lo era Barcellona, come lo sono stati quei mesi di dissidi con Pellegrini, come lo è la stessa Seleccion.

A Buenos Aires, dove viene considerato alla stregua di una divinità, la magia ritorna e Riquelme, fra assist impensabili e pennellate d'autore su punizione, predica calcio. D'altronde, come ha lui stesso ammesso: "Quando gioco alla Bombonera mi sento come nel giardino di casa mia". Che dire Roman, se non che l'avevamo intuito.