31 gen 2014

Il senso di Hernanes per Thohir

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima dopo tre stagioni e mezza lascia la Lazio e sbarca a Milano per abbracciare il nuovo corso dell'Inter di Erick Thohir.
Non è l'unico e non è il primo acquisto del nuovo Presidente, ma è un nome con una valenza che va oltre il semplice apporto tecnico che sicuramente il brasiliano può dare. Thohir, ricordiamolo, è uomo di media e comunicazione e ha scelto di presentarsi in modo molto preciso a una piazza che grondava scetticismo verso la sua gestione malgrado il poco tempo avuto.

Innanzitutto Hernanes è un nome. A spanne l'unico giocatore di spessore acquistabile in Serie A in questo mercato. Non è un giocatore funzionale, di prospettiva, da spiegare. Tutti lo conoscono, ha una fama diffusa e nota, soprattutto a livello italiano.
In relazione al suo curriculum, Hernanes ha anche un certo costo. Non è infortunato, non arriva in prestito, non ci sono strane operazioni contabili di facciata. Certe cifre per un singolo in casa Inter non si vedevano da anni.
La trattativa per portarlo a Milano è stata sorprendentemente breve. Con dei colpi di scena, certo, ma breve. Soprattutto considerando che l'interlocutore era Lotito e si discuteva solo di soldi. L'ha portata avanti in prima persona lo stesso Thohir, quello lontano dal calcio e dalle sue dinamiche e ancor più lontano dall'Italia e dalle sue dinamiche. 

In una mossa sola il nuovo Presidente ha dato credibilità alla sua figura, regalato ai tifosi un nome che porta con se speranza e pubblicità e dimostrato che il mercato si può fare coi soldi e senza tirarla tanto per le lunghe. Una ventata di aria fresca per un ambiente da tempo ormai intristito e negativo.
L'arrivo di Hernanes all'Inter non è affatto casuale.

27 gen 2014

Il modello Arsenal

L'Arsenal è una squadra che spesso nel parlare di calcio diventa archetipica ed esemplificativa.
Il modello Arsenal è diventato negli anni una sorta di slogan, un'etichetta rapida per veicolare senza dilungarsi alcuni concetti. In particolare due, uno nella visione positiva e uno in quella negativa: lo sfruttamento dei giovani come risorsa attiva nella rosa, con un progetto e un mercato a loro legato; la tendenza, proprio a causa della scarsa esperienza e della naturale discontinuità dei suddetti giovani, a perdersi nei momenti decisivi delle varie competizioni, non ottenendo alla fine alcuna vittoria. L'Arsenal in effetti non vince un trofeo dall'FA Cup 2005, sollevata da capitan Vieira, e si è avvicinata a vincere solo la Coppa di Lega nel 2007 e 2011, perdendo però entrambe le finali. La politica dei giovani ha però subito una netta variazione negli ultimi anni, passata un po' troppo sotto silenzio.

Un ideale spartiacque dell'era Wenger si può porre nelle stagioni 2005/2006 e 2006/2007. In quegli anni infatti la squadra ha visto partire tutti i suoi leader tecnici (Vieira, Henry, Bergkamp, Ljungberg, Pires, Sol Campbell, Ashley Cole) e ha cominciato a valorizzare una serie di giovani talenti che andavano a costruire la nuova ossatura della squadra. Fabregas, Van Persie, Adebajor, Nasri, Walcott, Song sono stati negli anni stelle di un gioco organizzato e spesso spettacolare, che però si è sempre dimostrato incapace di vincere, di fare l'ultimo salto decisivo. Negli anni molti dei principali protagonisti se ne sono andati a suon di milioni per cercare fortuna altrove, spesso sostituiti da altri giovani rastrellati per tutta Europa. Non a caso in quegli anni troviamo età medie anche intorno ai 20 anni.
Progressivamente però c'è stata una transizione verso giocatori di diverso spessore. In particolare dalla stagione 2011/2012 il mercato ha portato al manager francese giocatori come Mertesacker, Arteta, Giroud, Podolski e Cazorla. Non da pensione, ma nemmeno giovani da svezzare, tutti con esperienze più o meno importanti nel calcio di un certo livello. Nell'estate 2013 il colpo da record è stato Mesut Özil, che a 25 anni non è certo vecchio, ma vanta uno status di stella internazionale ormai da diverse stagioni, e c'è stato anche il ritorno di Flamini per puntellare la mediana.
La rosa dei titolari vede in definitiva giocatori esperti più che giovani, o arrivati dal mercato o fatti crescere negli anni. Difficile ormai considerare inesperti Walcott (classe 1989, esordio nel 2005 e oltre 300 presenze da pro), Ramsey (1989, esordio 2006, oltre 170 presenze con l'Arsenal) o Wilshere (1992, esordio 2008, oltre 120 presenze con l'Arsenal malgrado gli infortuni). L'età media degli 11 schierati da Wenger in stagione è tra i 24 e i 27 anni. L'ideale spina dorsale vede Szczęsny (1990), Koscielny (1985), Ramsey (1989), Özil (1988), Giroud (1987).  Attorno ai 30 anni o sopra troviamo Rosicky (1980), Arteta (1981), Sagna (1983), Mertesacker (1984), Cazorla (1984) e Flamini (1984). Anche nel loro caso, di certo un livello di stagionatura accettabile. Sotto i 20 il solo Serge Gnabry (1995), nuovo talento emergente.

Una rosa giovane, ma nel pieno della maturità calcistica. Non a caso mai come quest'anno sembrano pronti al salto di qualità. Vinceranno?

24 gen 2014

Il dilemma Erik Lamela

All'inizio della scorsa stagione ci siamo brevemente soffermati sul problema relativo al ruolo di Kevin Prince Boateng, giocatore fisico e con buone credenziali tecniche, ma ancora da inquadrare da un punto di vista tattico. Approdato in Italia, la patria, o presunta tale, della strategia calcistica, il ghanese di Berlino Ovest sembrava destinato a essere forgiato e disciplinato, pronto a rappresentare uno dei migliori esempi di giocatore moderno. Tuttavia tre intere stagioni a Milano non sono state sufficienti per fugare ogni dubbio, poichè Boateng ha costantemente avanzato il suo raggio d'azione, slegato dai rigidi compiti del centrocampista e libero di svariare sul terreno di gioco, nella speranza di risultare pericoloso per la difesa avversaria.
Percorso simile, se non identico, a quello intrapreso da Fredy Guarin, altro talento grezzo difficile da collocare in un determinato piano di gioco. Il colombiano ex-Porto si è infatti presentato alla Pinetina da interno di un centrocampo a tre, salvo, dopo un breve peregrinare da una zona all'altra del campo, essere schierato alle spalle della punta sia da Stramaccioni che da Mazzarri.
Non una bocciatura, ma una scorciatoia per tentare di ottenere il massimo con il minimo sforzo, come accaduto nel caso di Boateng.

Vicenda in parte analoga può essere considerata quella relativa a Erik Lamela, l'acquisto di punta della vibrante estate del Tottenham. Il giovane argentino classe '92 è globalmente riconosciuto come un'ala ideale per occupare la zona destra del tridente offensivo, grazie allo spunto nell'uno-contro-uno e alle capacità balistiche del suo imprevedibile mancino. Meno noto è invece il ruolo originario del Coco, trequartista di punta delle giovanili del River Plate, dove era considerato un prospetto sensazionale nel dettare i tempi della manovra e innescare le punte. È indubbio che a Nunez abbiano sovrastimato le capacità tattiche e la visione di gioco di Lamela, ma è altresì vero che finora nessun allenatore europeo abbia provato a lavorare sugli innumerevoli difetti che accompagnano uno straordinario talento.
Come nei casi di Guarin e Boateng, la soluzione trovata a Roma da Luis Enrique e Zeman è stata piuttosto semplice: è un giocatore veloce, ha un ottimo dribbling e vede la porta, basta insistere su qualche movimento senza palla e il gioco è fatto.

I freddi numeri possono probabilmente essere dalla loro parte, ma la sensazione è che non rifinire con cura e attenzione un diamante grezzo come Erik Lamela sia un autentico delitto. Fin dagli esordi nei Millonarios il Coco ha messo in mostra la tendenza a portare palla cercando di creare la superiorità numerica e una certa difficoltà nel trovare la posizione giusta tra le linee e nel prendere le decisioni corrette in fase di possesso. Tuttavia i controlli di suola, le serpentine e le conclusioni dalla distanza hanno oscurato alcune qualità che finora sono rimaste nell'ombra, come l'abilità nel dialogare nello stretto e la capacità di  vedere e premiare i movimenti delle punte.

A Londra nord Lamela ha incontrato diverse difficoltà e si è parlato molto di un suo ritorno in Italia. Difficile pensare a un suo addio a White Hart Lane nel breve periodo, considerati i costi sostenuti dal Tottenham per convincere Sabatini a cedere il suo pupillo, ma se c'è uno spiraglio il Coco è un giocatore su cui puntare a occhi chiusi, con la consapevolezza di poter avere tra le mani un giocatore a tratti tanto indolente quanto geniale. E soprattutto un talento ancora in gran parte inespresso.

23 gen 2014

La Colombia oltre Falcao

Un grave infortunio ai legamenti in una "inutile" partita di Coppa di Francia rischia di aver cambiato gli equilibri del Mondiale brasiliano.
La vittima è infatti Radamel Falcao, da molti considerato il miglior vero nueve del mondo, stella assoluta non solo del Monaco e del calcio europeo, ma soprattutto della Colombia. Impossibile non avere nel mirino i cafeteros per il prossimo Giugno, visto il loro mix esplosivo di fisicità e talento, ma la perdita del loro fenomeno assoluto, uomo di riferimento e finalizzatore della manovra potrebbe rivelarsi un colpo troppo pesante da metabolizzare. Falcao è giocatore da 20 gol in 51 presenze con la sua nazionale (secondo miglior marcatore di tutti i tempi alla pari con Faustino Asprilla), di cui 14 in 25 dal 2011 a oggi, quasi tutti decisivi, e su di lui, sui suoi movimenti e sulla sua incredibile capacità di difendere palla ha sempre fatto un grosso affidamento Josè Pekerman. Il ct in questi mesi dovrà attingere a piene mani al serbatoio di talento della sua selezione per inventarsi una soluzione credibile. Ma cosa può offrire la rosa della Colombia?

Mai come oggi la selezione colombiana ha potuto contare su giocatori di talento. Un insieme decisamente ricco che sembra avere tutto per ottenere grandi cose proprio nel 2014, mix particolare di giocatori nel pieno della loro maturità che ci hanno messo qualche anno ad esplodere (lo stesso Falcao, Jackson Martinez, Cuadrado), giovani in rampa di lancio (James Rodriguez) e giovanissimi ambiziosi (Balanta, Quintero).
Pekerman non è certo un vate del calcio offensivo e ha dato alla sua squadra tutta la solidità possibile giocando con un modulo abbastanza variabile, ma che in definitiva è sempre un intorno del 4-2-3-1. Tanta qualità negli uomini davanti, solidità in mediana e una generale attenzione difensiva, aiutata dalla grande fisicità sia di peso che di velocità diffusa nei giocatori. La qualificazione al Mondiale dopo 16 anni non è un caso, ed è arrivata anche grazie a un certo carattere sviluppato nel tempo.
Falcao, come detto, era la punta di diamante di questa Colombia. A chi toccherà raccoglierne il testimone?

Limitandoci ai soli attaccanti, i nomi sono Jackson Martinez (classe 1986), Teofilo Gutierrez (1985), Luis Muriel (1991) e Carlos Bacca (1986).
Di questi i più utilizzati sono tipicamente i primi due, anche in coppia col Tigre, e proprio da loro ci si aspetta il primo passo avanti in rendimento e leadership. Jackson al Porto è una macchina da gol (49 in 64 partite), Teofilo è spesso in lotta con se stesso, ma per carattere e capacità può risultare tremendamento decisivo in una competizione breve come un Mondiale (l'alternativa è che perda totalmente la testa, prendere o lasciare). Bacca è invece il nome emergente con 10 gol nel Siviglia dopo una carriera tra Colombia e Belgio, si sta dimostrando giocatore solido e merita una chance. Muriel è il talento grezzo, indicato da un paio d'anni come sul punto di esplodere, ma sempre frenato da una testa non al livello dei piedi. Questo improvviso spazio potrà motivarlo?
A loro si unisce un buon elenco di giocatori offensivi usati da Pekerman o sulla trequarti o sull'esterno: Juan Guillermo Cuadrado (1988), Fredy Guarin (1986), James Rodriguez (1991), Victor Ibarbo (1990), Juan Fernando Quintero (1993).
Gli ultimi due sono uomini di complemento che però adesso potranno avere più attenzioni. L'attaccante del Cagliari non è certo continuo o particolarmente prolifico, ma ha un insieme di doti che lo rendono arma pericolosa da sfruttare anche a partita in corso. In Novembre ha trovato il suo primo gol in nazionale contro il Belgio. Quintero invece è il talento emergente, trascinatore assoluto della selezione Under 20 al Sudamericano (vinto) e al Mondiale. Deve ancora trovare la sua dimensione coi club, ma ha personalità, colpi e considerazione. James Rodriguez malgrado i 23 anni da compiere ha già una lunga carriera alle spalle tra Envigado, Banfield, Porto e Monaco, avendo esordito già nel 2007. Oggi è tra i miglior assistman d'Europa con 9 assist realizzati, sta ampliando il suo repertorio tecnico e la qualità generale del suo gioco, arriverà al Mondiale al top. Cuadrado nella Fiorentina ha trovato la sua dimensione come esterno sia a tutta fascia che d'attacco, con la sua capacità di vincere gli uno contro uno sia di fisico che di tecnica è una variabile impazzita. Discorso a parte merita Fredy Guarin. Da sempre anarchico in cerca di ruolo, può essere sfruttato come trequartista e in caso di necessità può ricoprire anche un ruolo in mediana. Probabilmente non sarà mai ordinato, ma resta un giocatore con lampi in grado di spaccare le partite.
Sarebbe bello poter inserire in questa lista Giovanni Moreno, straordinaria unione di fisico e talento, che però tra infortuni (quando era in Argentina) e scelte di vita (andare in Cina a 25 anni), non diventerà mai il giocatore incredibile che si è intravisto a inizio carriera.

Per sopperire a un'assenza tanto pesante servirà un passo avanti collettivo.
Uno dei nominati diventerà il nuovo leader?

14 gen 2014

Inter: dati statistici del girone di andata


Conclusa la prima metà di campionato può avere un senso dare un occhio ai numeri prodotti dall'Inter di Mazzarri. Come ricorda sempre l'allenatore toscano bisogna tenere a mente che la squadra veniva da uno dei peggiori semestri immaginabili, ripartire non era facile, il mercato non è stato certo faraonico e di mezzo c'è stato anche un cambio nei vertici societari che andrà digerito.
Dati riferiti alla sola Serie A.

L'Inter a fine girone d'andata è quinta a parimerito con la sorpresa Verona a 32 punti, un risultato in linea con l'andamento generale degli ultimi 2 anni, in lotta per l'ingresso in Europa League. Un anno fa era quarta con 35 punti. Il terzo posto occupato dal Napoli è lontano 10 punti, la Roma è seconda a 12 mentre la Juventus fa gara a se a 20 lunghezze. Se si esclude l'Hellas, che però si può dire abbia sostituito una tra Lazio e Milan, un andamento coerente con le attese estive non certo ottimistiche dei tifosi, di sicuro nulla per cui esaltarsi. I 32 punti sono frutto di 8 vittorie 8 pareggi e 3 sconfitte, arrivate con Lazio, Roma e Napoli in 3 partite storicamente ostiche, 2 di queste nelle ultime 4 partite. Un po' troppi e troppo amari i pareggi, dovuti a un'incapacità generale a gestire i risultati e/o a chiudere i conti. A conferma, il risultato che si è ripetuto di più è l'1-1, uscito 6 volte. Il trend dell'ultimo periodo parla di 2 pari, 2 sconfitte e 1 vittoria. Il lasso temporale migliore sono state le prime 5 partite che hanno portato 13 punti, con Inter-Cagliari a rappresentare un ideale spartiacque della stagione. Nel girone di ritorno l'Inter giocherà in trasferta contro tutte le squadre dall'ottavo posto in su.

La squadra è sesta per possesso palla col 51,5% di media. 38 i gol fatti per il quarto migliore attacco, 23 gol subiti per la quinta miglior difesa. 0 rigori a favore (unica in A col Chievo), 4 contro. Ben 9 i legni colpiti. L'Inter è quarta alla pari col Napoli per tiri totali (277) e quinta per tiri nello specchio (99). Solo in 2 occasioni non ha trovato la via del gol, curiosamente contro Roma e Lazio.
Analizzando i marcatori, si nota come il reparto di attacco abbia avuto grosse difficoltà, con sostanzialmente solo il capocannoniere Palacio (10 centri) a comparire in modo significativo. L'ultimo gol di un altro attaccante risale a Settembre, mese in cui Milito e Icardi misero a segno tutti i loro 4 gol complessivi. Hanno colmato questo vuoto i centrocampisti, chiamati spesso a giocare da seconde punte, come Guarin (3 gol, 4 pali) e Alvarez (4 gol), decisivi anche nella rifinitura con 4 e 7 assist. Da segnalare i 4 gol di Cambiasso, sempre abile a inserirsi. Significativi i numeri di Jonathan e Nagatomo (secondo miglior marcatore della rosa), capaci di mettere insieme in coppia 9 reti e 8 assist, a testimonianza della grande insistenza di Mazzarri nel gioco sulle fasce. In totale i marcatori sono 11.
Come dicevamo la squadra non ha un grande rapporto coi corner, ed è la seconda che ne ottiene di più in Serie A (121). Nelle partite in cui ha trovato gol su palla inattiva (Udinese, Verona), il risultato è stato anche favorevole, testimoniando l'importanza di queste situazioni per sbloccare le contese, magari senza scoprirsi troppo.
Per quanto riguarda i gol subiti, la maggior parte arrivano dopo il trentesimo sia del primo che del secondo tempo, 4 volte si è andati sopra i 3 mentre sono 6 le partite chiuse a rete inviolata. Come prima marcatura 10 volte l'Inter è andata in vantaggio, 9 ha dovuto recuperare.
Parlando di fase di non possesso l'Inter è al quindicesimo posto per ammonizioni alla pari con la Lazio, terza per contrasti effettuati, prima per contrasti vinti alla pari col Parma, con 2 giocatori (Juan Jesus e Cambiasso) nella top 10 individuale. A confermare l'idea di una difesa abbastanza statica lo scarso numero di intercettazioni prodotte, con un solo nome nella top 20. Guarin si segnala come il singolo più falloso dell'intera Serie A.

L'Inter è scesa in campo con 17 formazioni diverse, solo per 3 giornate consecutive è riuscita a schierare gli stessi uomini (Juventus-Sassuolo-Fiorentina).
Come presenze in totale sono 25 i giocatori scesi in campo, con un gruppo di 13 giocatori sopra le 10, di cui 10 sopra le 15. Ci sono invece 10 giocatori che hanno 5 presenze o meno, a testimonianza della tendenza di Mazzarri ad affidarsi a un gruppo preciso.
Cambiasso e Palacio sono quelli con più apparizioni (19), seguiti da Guarin, Handanovic, Kovacic, Nagatomo (a 18) e Alvarez, Jonathan, Juan Jesus e Taider (a 17).
Quei 13 sono anche i giocatori col maggior minutaggio. 11 si collocano sopra i 1000 minuti giocati, con Cambiasso e Palacio sopra i 1600. A 800 troviamo Kovacic e Taider, dopo di loro tutti sotto i 300. Wallace, Andreolli e Mudingayi non arrivano a 50, ultimo troviamo il neo-esordiente Botta.
Va sottolineato come il giovane croato, malgrado la percezione diffusa sia diversa, ha trovato un suo spazio, soprattutto considerando che nel minutaggio pesa la partita di Torino dove è uscito al minuto 5. Più che altro è partito poche volte titolare (7 partite), di media gioca circa 47 minuti e ben 11 volte è subentrato.
Dei nuovi acquisti hanno trovato uno spazio significativo Rolando, Campagnaro e Taider. L'algerino è in una situazione simile a quella di Kovacic, con 48 minuti giocati di media, ma al contrario parte spesso titolare per poi essere sostituito (10 volte).

13 gen 2014

Allegri, la società Milan e un esonero annunciato


Digitando su un motore di ricerca "Allegri esonero" escono 150.000 risultati in un tempo prossimo a zero. Questo fatto banale restituisce l'idea di quanto questo evento sia stato trattato e per certi versi atteso nel recente passato.
Il Milan di Allegri quest'anno ha avuto tanti, troppi problemi. La sconfitta con rimonta subita dal Sassuolo è stata la classica goccia (ma più che altro una cascata) che fa traboccare il vaso. 22 punti nell'intero girone di andata, 30 gol subiti e solo 5 vittorie in 19 giornate, una singola vittoria nelle ultime 5 partite. Anche l'alibi della Champions regge fino a un certo punto, visto il girone passato con 9 punti grazie sostanzialmente alle vittorie andata e ritorno col Celtic o, direbbero i maligni, a un rigore regalato ad Amsterdam. In generale un andamento da 7 vittorie, 10 pareggi e 8 sconfitte che sarebbe stato fatale praticamente a chiunque, a maggior ragione ad un allenatore al massimo sopportato dall'ambiente da mesi.

Le radici dell'esonero affondano infatti nel passato, come minimo a una stagione fa.
Anche allora il livornese sembrava aver perso del tutto il timone della squadra, e insistenti erano le voci di un esonero imminente con promozione dell'allora allenatore degli Allievi Inzaghi. Un nome ingombrante per storia, personalità e legame con gli alti piani della società, un tarlo nella testa di Allegri che lo ha perseguitato tanto da arrivare a un litigio pubblico con urla e spintoni. Era il Settembre 2012 e in una conferenza congiunta i due minimizzavano l'accaduto in una mossa mediatica da Milan per spegnere un incendio decisamente dannoso. Da quel momento la stagione della squadra è andata in crescendo. Prima tenuta a galla dall'exploit per ora isolato di El Shaarawy, poi condotta a un vitale terzo posto dall'arrivo di Balotelli e dal varo del "Milan delle creste". Le ultime cartucce di Allegri, che non a caso in estate ha pensato seriamente a liberarsi dal contratto per accasarsi alla Roma. Troppe critiche ripetute, troppi problemi, troppe situazioni da gestire soprattutto con una squadra non di massimo livello. Soprattutto un altro grande ex nei sogni delle alte sfere della società, un'altra ombra sempre alle sue spalle. Quel Clarence Seedorf ancora giocatore in Brasile, ma tanto affascinante agli occhi del Presidente Onorario per la sua classe e la sua mente pensante calcio. Da giugno a oggi ha prolungato un rapporto finito da tempo, in una lenta agonia.

In questo senso Allegri è il simbolo delle faide interne al Milan.
Il tecnico è chiaramente uomo di Galliani, che lo ha difeso e sostenuto a oltranza, anche in virtù dell'importanza della continuità tecnica, concetto spesso espresso dalla parte rossonera di Milano in contrapposizione alle tendenze morattiane.
Invece è stato ripetutamente criticato e attaccato da Berlusconi, non nuovo a commenti sprezzanti sugli allenatori da lui stipendiati, che periodicamente si è pure preso il merito di certe scelte azzeccate di formazione. Oggi non per caso sua figlia Barbara è la mandante dell'esonero, in barba alle competenze specifiche e al dialogo con Galliani, prendendosi in un certo senso il merito di una decisione attesa a lungo dalla tifoseria.
Come è servito tempo per far emergere l'importanza di una nuova figura in società e di conseguenza assestare le pedine dell'organigramma, così si è tenuta in vita la panchina di Allegri oltre la scadenza.
La scelta del prossimo tecnico potrebbe in qualche modo dare nuova speranza al popolo rossonero soprattutto se trattasi di un grande ex. Seedorf ha soprattutto il fascino, Inzaghi anche l'esperienza delle giovanili. Chiunque arrivi sarà il simbolo di un nuovo corso, basato anche sui giovani talenti già iperesposti mediaticamente dalla macchina che il Milan sa far girare.
E Barbara è pronta a cogliere i frutti di questo lento logoramento che sembra pronto a portare Galliani in un piccolo angolo. 

09 gen 2014

Una Spagna di fantasia

La Spagna è la grande dominatrice del calcio internazionale. Dal 2008 ha deciso di imporre la sua tirannia su Europeo e Mondiale, raccogliendo un mare di vittorie accompagnate da sconfitte minori. Una formazione fortissima, probabilmente leggendaria visto quanto i singoli hanno vinto anche coi club, che però ha un suo lato oscuro rappresentato da tutti quei talenti lasciati a casa. Un sacco di buoni, ottimi giocatori che in altri tempi sarebbero state colonne della Roja e oggi devono accontentarsi delle briciole, se non meno, a causa di scelte cristallizzate, pur con ottime motivazioni.
Abbiamo voluto provare a schierare un 11 titolare accompagnato da 11 riserve, considerando solo giocatori o ignorati dalla nazionale o in ogni caso ai suoi margini, le cosiddette riserve di lusso, i classici riempitivi delle liste di convocati o i giocatori selezionati per un particolare momento di forma, ovviamente con un occhio alla data di nascita.
I titolari, schierati rigorosamente col 4-3-3:

In porta De Gea, un classe '90 con un'esperienza già abbondante, contando quasi 200 presenze coi club e 75 con le varie nazionali Under (con titoli in Under17 e Under21). Ha i suoi limiti, ma può garantire un futuro.
La difesa vede a destra Juanfran, positivo e continuo nell'Atletico di Simeone, partecipante a Euro2012 pur senza mai giocare, a sinistra il terzino/esterno rivelazione del Valencia, Juan Bernat, classe '93 e giocatore dell'Under21. La coppia centrale è tutta di marca basca, con Mikel San Josè dell'Athletic e Iñigo Martinez della Real Sociedad, il più giovane dei due, ma anche quello con più esperienza nella Spagna con titolo Under21 ed esordio in nazionale maggiore. Giovani, fisici e capaci di giocare il pallone.
Il centrocampo, come sempre, è un po' il fiore all'occhiello della squadra. Javi Martinez è stato un pilastro dell'Athletic prima di diventarlo del Bayern tripletista, ha vinto in Under19, Under21 e nazionale maggiore, pur raccogliendo solo 14 presenze in 4 anni. Jorge Resurrecion "Koke", classe '92,  è la miglior sorpresa della Liga, uno dei fattori dell'Atletico con 4 gol e 10 assist, anche lui campione Under21 e con 63 presenze in tutte le varie rappresentative. Ander Herrera è uno dei centrocampisti di genio con più talento e meno visibilità di tutto il campionato, anche lui con titolo Under21 in bacheca.
In attacco Juan Manuel Mata non ha bisogno di presentazioni: palmares ricchissimo con club, nazionali giovanili e maggiore, ma mai un posto fisso per lui. Iker Muniain ha esordito in Liga ad appena 16 anni, da 5 stagioni è un pilastro del suo Athletic malgrado la data di nascita dica 1992. Talento a non finire cresciuto moltissimo con la mano di Bielsa, arriva a contare 57 presenze e 2 titoli nelle varie Under, tra cui spiccano le 27 in Under21. Alvaro Negredo è la prima punta che serve a completare il reparto, un giocatore che con Pellegrini sembra arrivato a una totale maturazione (18 gol in stagione). 21 presenze e 10 gol con la Spagna, oltre 100 nella Liga.

Le riserve, stesso modulo:

Pepe Reina è da anni il terzo portiere della Spagna, ha un lungo curriculum di titolarità nei club e una personalità che lo rendono riserva affidabile.
In difesa, per Andoni Iraola la presenza è un premio alla carriera. Cursore di fascia infaticabile con anche buon piede, lo ha sempre penalizzato la scelta di vita chiamata Athletic Bilbao, ma al cuore non si comanda. Nacho Monreal a sinistra è un giocatore che all'Arsenal sta mettendo insieme minuti e ha già presenze con la Spagna. Victor Ruiz era considerato un grande talento (tanto da arrivare a Napoli), ha vinto in Under21, ha avuto delle difficoltà, ma si sta rilanciando a Valencia. Iturraspe è un mediano con capacità di rottura e di impostazione, una creatura intuita e plasmata da Bielsa, che noi presentiamo come centrale in ossequio alle abitudine ispanicoguardioliste.
Il centrocampo si presenta con ottime doti di palleggio e dei nomi ancora di prima fascia. Asier Illaramendi è considerato il regista del futuro da molti, tra cui i dirigenti del Real Madrid che hanno versato oltre 30 milioni per averlo. 30 presenze nelle Under, il solito Europeo Under21, stagioni importanti alla Real Sociedad. Il suo compagno Francisco Roman Alarcon "Isco" ha incantato col Malaga di Pellegrini, qualcuno a Madrid spera sia il prossimo Iniesta. 66 presenze in rosso, un titolo vinto che non nominerò più. Mikel Arteta è da sempre un sottovalutato e ha giocato solo 15 partite nella Liga, pur venendo dalla cantera del Barcellona. Solidissimo all'Everton, importante equilibratore e cucitore di gioco all'Arsenal, lavoro poco appariscente, ma preziosissimo. 42 presenze nelle giovanili.
In attacco il Mago Santiago Cazorla è l'elemento di esperienza. Classe '84, duttilità tattica, rifinitura, gol, personalità, caratteristiche che Wenger sta apprezzando tantissimo. 61 presenze con la Spagna, ma parliamo di un protagonista del campionato locale dal 2004/2005. Miguel Perez Cuesta "Michu" è la nostra scommessa. Giocatore esploso un po' a sorpresa nello Swansea, che ha portato a vincere una Coppa di Lega, quando è stato schierato da punta. A completare questa rosa ideale Rodrigo Machado. Classe '91, attaccante esterno nei club o prima punta nella Spagna Under, che ha rappresentato per 36 volte con 24 gol malgrado sia brasiliano di nascita (e cugino di Thiago Alcantara, un altro che avremmo potuto tranquillamente inserire in questa lista).

Escluso dalle scelte Diego Costa, perchè veramente troppo scontato. Facile in ogni caso pensare ad altri nomi a seconda delle esigenze e dei gusti personali.
La Spagna ha un mare di talento da cui attingere, per presente e futuro.