20 set 2011

Daniel Bessa

Genio e sregolatezza: questa comunissima definizione è certamente quella più adatta per Daniel Bessa, talento 18enne della Primavera nerazzurra. Quarta stagione all'Inter, che lo ha preso da una selezione di C5 brasiliana, passaporto italiano, Daniel è alla sua prima stagione da titolare in Primavera, squadra di cui faceva parte già l'anno scorso.

Bessa viene impiegato sopratutto da trequartista, e, anche se può giocare anche da esterno, mezz'ala e seconda punta, i suoi movimenti in campo lo portano sempre ad essere il creatore di gioco della squadra. Straordinario tocco di palla (ricorda il primo Cassano), Daniel è dotato di grande inventiva che gli permette di vedere linee di passaggio che i comuni mortali non possono neanche immaginare. Brevilineo, riesce ad essere decisivo negli spazi stretti grazie ad un ottima rapidità di gambe. Tecnicamente, quindi, siamo di fronte ad un giocatore veramente fuori dal comune.

Perchè, quindi, sregolatezza? Per una serie di fattori. Daniel ha tutto per diventare un campionissimo, ma deve limare qualche difetto comportamentale (è già migliorato molto rispetto al passato) ed un discontinuità cronica che si nota già vedendo una partita di 90 minuti. E' capace di fare grandi cose nei primi minuti e poi assentarsi per il resto della gara o viceversa.

Con Pea, lo scorso anno, non aveva trovato molto spazio. Stramaccioni lo ha messo invece al centro del proprio progetto: parte spesso esterno nel tridente di attacco con assoluta libertà di svariare a tutto campo e compiti difensivi prossimi allo zero. In questo modo sta mostrando sprazzi da giocatore di assoluto livello, anche se deve limitare, come già detto, le sue frequenti pause.

Dipende tutto da lui: se saprà limitare i difetti, siamo di fronte ad un campionissimo. Per farsi un idea sul ragazzo, consiglio di vedere su Youtube il primo gol nel video relativo agli highlights di Inter-PSV di qualche giorno fa, valevole per la Next Generation Series, un autentico gioiello, per qualità tecnica e personalità.

15 set 2011

E' crisi Inter

Stavolta è roba vera.
Tecnica, di risultati, mentale, fisica, gestionale, generazionale.
Così profonda da non sapere come cominciare a risalire.

Le origini, com'è ovvio che sia, sono remote, e nascono da una serie di scelte di gestione che hanno come conseguenza un certo atteggiamento nei giocatori, precisamente in quelli del triplete. Oggi purtroppo sono poco più che vassalli intenti a difendere il loro appezzamento di terra con le unghie e con i denti.
In soli due anni? Si, perchè già di loro non erano ragazzini e stagioni lunghe, pur vincenti, logorano. E quel che è peggio le vittorie assumono un significato quasi perverso. Diventano la prova stessa del proprio valore, ma non si sente il bisogno di confermarle. Quel triplete vale per sempre e sta davanti a tutto, quando lo sport è invece una realtà competitiva quotidiana. Sulla base di quei fasti passati ci si rilassa, si vive di rendita, si smette di combattere su ogni pallone, centimetro per centimetro.
Io ho fatto il triplete, tu chi sei per pensare di sfidarmi?
E l'appezzamento di terra altro non è che il ruolo in squadra. In questo purtroppo spalleggiati da una società egualmente arrogante, forse appagata, di sicuro in ristrettezze economiche. Il che porta a non avere veri concorrenti per il posto da titolare, ma solo ragazzi giovani completamente da formare (compito reso più arduo senza un'organizzazione precisa), per il trionfo del calcio "sulla carta". Il centrocampo del triplete c'è ancora, vuoi mettere?
Peccato che, e parliamo di stretta attualità, Cambiasso sia il fantasma di se stesso (oltre che reduce da troppi infortuni), Motta e Stankovic siano rotti come ciclicamente accade e Zanetti abbia 38 anni. Che Dio conservi in salute Sneijder, un altro vagamente incline a saltare partite.
Dei discorsi sulla carta cosa rimane? Una squadra senza fisico nè anima, impegnata a specchiarsi nella Champions 2010. Peccato che il presente parli di stagione 2011/2012, e i giocatori da mandare in campo siano scelti per esclusione tra le riserve. Che se sono riserve sulla carta c'è un motivo.

Accanto a questo, c'è la questione allenatore.
All'Inter si sa, si è incapaci di fare scelte rapide, decise, sensate e condivise. Si fanno scelte, per qualche motivo, per volere di non si sa chi, con finalità e motivazioni nebulose, con capacità comunicative inesistenti.
Ci si è concentrati su questioni poco più che sterili come il 3-4-3 scelto da Gasperini, ottimo specchietto per le allodole, quando problemi di uomini evidenti c'erano già un anno fa, quando non a caso lo scudetto è andato altrove e solo nuova linfa nei giocatori (Nagatomo, Ranocchia, Pazzini, persino Kharja) e un minimo di motivazioni (Leonardo, sole cuore amore, richieste minime) ha permesso di dare una svolta alla stagione arrivando al secondo posto e alla Coppa Italia.
Moratti ha chiesto a Gasperini di dare un gioco a una rosa basata sugli uomini del triplete, con delle riserve per farli rifiatare. Compito complesso se questi ultimi sono impegnati a guardare record personali e trionfi passati, ci mettono poco o nulla a rigettare le richieste del tecnico di turno mandandolo di fatto a casa (
Benitez, Leonardo), pretendono un ruolo di primissimo piano nella squadra e come ciliegina non portano alcuna mentalità ai nuovi compagni perchè persi dentro lo specchio. In più Gasperini ci mette del suo, passando tre mesi a provare un modulo che più complesso (leggete pure inadatto) non si può, non dando alcuna base tecnica.

Il vero nocciolo della crisi è qui, nella mentalità.
L'Inter ci ha messo anni a costruirsi una mentalità vincente in Italia e in Europa, mattone per mattone. Oggi perdere o meglio non vincere, se volete partecipare, sta diventando normale. Ci si accontenta del minimo senza nemmeno provare a puntare al massimo, come se i risultati piovessero dal cielo. Ogni sconfitta è uno shock, un brusco ritorno al reale troppo difficile da metabolizzare in fretta. E la conseguenza è una nuova sconfitta, per un circolo vizioso che è una vera sabbia mobile.
Anni per costruire, attimi per distruggere.

Ricominciare a vincere è più difficile che smettere, anche perchè è necessaria un'autocritica rara e dolorosa per trovare le vere motivazioni delle sconfitte. Quando si crede di essere i migliori è facilissimo trovare scuse e autoconvincersi, nell'autocompiacimento per quanto fatto.
Guardare avanti è per coraggiosi.
Non a caso i giocatori di maggior rendimento all'Inter nell'ultimo periodo sono quelli di pedigree da vincenti di razza, a prescindere da allenatori, squadre e compagni.

In un anno e spiccioli l'Inter è passata da meravigliosa vincente totale a assoluta parvenue come tante, in un contesto di approssimazione e indecisione specchio perfetto del carattere che per anni si è attribuito a Massimo Moratti.

La barca affonda, mentre l'orchestra
ancora suona.
E' crisi Inter.

09 set 2011

Top Argentina - Soprannomi

Tratto distintivo assoluto del calcio argentino sono i soprannomi.
Ogni giocatore ne ha uno che nasce dai più svariati motivi, la maggior parte delle volte dalle sue attitudini in campo, e finisce per essere più usato del suo nome vero tra tifosi, compagni di squadra e commentatori locali.
Ce ne sono ovviamente moltissimi, alcuni più comuni, altri particolari, tutti con un sapore magico.
Questi i nostri preferiti:



10 - el Titan: tipico di giocatori di stazza e potenza tali da ricordare i titani. Se in più hanno i lineamenti vagamente olimpici di Martin Palermo il quadro è completo.

9 - el Patron: epiteto caratteristico dei difensori con molto carisma, capacità di guidare la difesa e doti da leader, esprime in pieno il dominio esercitato nella zona di competenza.

8 - la Brujita: esempio di soprannome arrivato in eredità. Juan Sebastian Veron, la streghetta, deve il suo famosissimo appellativo al padre, la leggenda dell'Estudiantes Juan Ramon Veron detto la Bruja, la strega. Naturale che al talentuosissimo figlio tocchi il diminutivo.

7 - el Pipita: soprannome ereditario di Gonzalo Higuain, figlio del difensore Jorge Higuain detto el Pipa per il suo nasone. Spessissimo confuso con l'italiano pepita.

6 - el Leon: centrocampista tutta lotta, grinta e intensità, che si esalta nella battaglia. Come un leone appunto, come Sebastian Battaglia, uno dei giocatori più vincenti della storia del Boca.

5 - el Kun: unico di Sergio Agüero, datogli per primi dai suoi genitori che si accorsero della somiglianza tra il figlioletto e il personaggio del cartone che più gli piaceva, Kum Kum.

4 - el Muro: non serve traduzione, probabilmente nemmeno spiegazione. Walter Adrian "el Muro" Samuel è semplicemente un valico insuperabile per i suoi avversari.

3 - el Principe: Fernando Redondo e Enzo Francescoli, giocatori di tanto immensa classe ed eleganza da essere considerati regali. Oggi soprannome di Diego Milito, anche per l'incredibile somiglianza fisica con l'uruguaiano leggenda del River.

2 - el Bati: soprannome al limite della blasfemia, dato fortunatamente per somiglianza estetica più che tecnica con Gabriel Omar Batistuta. Non esattamente un modo per mettere poca pressione al modesto Joaquin Larrivey, di sicuro un ottimo modo per farsi pubblicità al di la delle prestazioni in campo (perchè se aspettiamo quelle...).

1 - el Demonio: il più bello di tutto il Sud America, portato con orgoglio da Gabriel Hauche. Vederlo correre e lottare su ogni pallone come un indemoniato non lascia dubbi sulla sua origine.

La classifica sarebbe infinita, la scelta forzatamente limitata.
El Loco, el Matador, el Payaso, el Coco, el Jardinero, la Fiera, el Mariscal, el Ogro, el Pelado, el Flaco, el Pupi, la Bacha, el Burrito...tutti legati a personaggi unici del calcio argentino, tutti con una loro storia continuamente rinnovata da nuovi protagonisti.



(in collaborazione con G.B.)

07 set 2011

Top Argentina - Follie

Passione, empatia totale con i colori della propria squadra, garra, grandi giocatori e nuovi talenti, rivalità storiche e personaggi indimenticabili: l'Argentina calcistica è questo e molto di più. Tanto, troppo, per essere racchiuso in un unico articolo ed ecco allora che nasce l'idea di lanciare una nuova rubrica a 360° sul mondo del pallone albiceleste, nel disperato quanto vano tentativo di immortalare vicende, aneddoti e protagonisti che rimangono indelebili nella memoria di tutti gli appassionati.

La prima puntata non è dedicata alle serpentine di Leo Messi o al Superclasico, ma a personaggi e storie un po' sopra alle righe che, per un motivo o per l'altro, ti fanno innamorare sempre di più di un calcio ogni giorno più lontano dalla monotonia europea.


10. Mauro Diaz e la cumbia
9. Nonnismo nel precampionato

8. La voce del Coco Alfio Basile

7. Il codino di Rodrigo Palacio

6. La simulazione di Gabriel Mercado in Independiente-Estudiantes (Apertura 2011)

5. Pablo Migliore: il portiere del San Lorenzo un po' di tempo fa è stato avvistato alla Bombonera in compagnia dei vertici della Doce in occasione di una partita del Boca, sua squadra del cuore. Peccato che definire come "odio" la rivalità tra Ciclon e Xeneizes sia a dir poco riduttivo.

4. Lucas Viatri e il barbiere. No, non è un problema di gusti come nel caso del codino di Palacio, ma una delle vicende più discusse degli ultimi anni. Il centravanti del Boca è stato infatti condannato a due anni e mezzo di lavori socialmente utili per aver rapinato a mano armata un barbiere in compagnia del fratello e di altri complici. Era il 2008 e Viatri stava muovendo i primi passi in prima squadra. Per la cronaca il prezioso bottino ammontava a cinquemila dollari, rasoi e forbici.

3. La vena del Tanque Silva. Un ruggito, un urlo liberatorio: da ora avremo la fortuna di vederla in HD, ma la vena gonfia di Santiago Silva era un punto fermo del calcio sudamericano.

2. Tano Pasman: il vero eroe del tragico spareggio Belgrano-River, un maestro di vita... e di spagnolo.

1. Cristian Fabbiani: il peso massimo della categoria, in tutti i sensi. Se si parla di follia e dell'essere personaggio l'Ogro non ha rivali e sbaraglia la concorrenza. Per ora ci limitiamo ad attribuirgli il primo posto senza citare nessuna vicenda, perchè lui merita una classifica a parte.


In collaborazione con G.D.C.