30 nov 2010

La partita perfetta

BARCELLONA-REAL MADRID 5-0
10' Xavi (B), 18' Pedro (B), 55', 58' Villa (B), 90' Jeffren (B).

Il Barcellona ci teneva. Era secondo in campionato e aveva perso agli occhi di tutti lo status di squadra più forte del mondo. Potere di una sconfitta in semifinale di Champions League, potere delle alchimie di Josè Mourinho come allenatore dell'Inter tripletista prima e del Real Madrid poi.
Proprio quel Mourinho che qui è nato, e come figliol prodigo traditore odiato come nessun altro, portava al Camp Nou quella squadra blanca acerrima rivale sia sportiva, perchè parliamo di numeri uno e numeri due, sia politica in quanto squadra del Re e della Spagna per eccellenza.
Il Barcellona ci teneva perchè negli ultimi anni ha conquistato il campionato grazie a grandi vittorie sul Madrid, ma coi risultati più roboanti sempre fuori casa. Che danno certo gusto, ma godere in 100.000 è tutt'altra cosa.
Il Barcellona ci teneva per il suo allenatore Pep Guardiola, così giovane e così vincente, che doveva dimostrare di fronte al numero uno assoluto di poter dire la sua.
Il Barcellona ci teneva per Leo Messi nella sua eterna lotta con Cristiano Ronaldo per il trono di migliore al mondo.
Il Barcellona ci teneva per il suo calcio, la sua filosofia, il suo essere mes que un club.

E in campo ha messo tutto.
Poche partite come questa si prestano alla definizione di lezione di calcio.
Il Real neogalactico è rimasto in campo 18 minuti, il tempo di prendere i primi due gol. Da quel momento in poi monologo blaugrana. Decine e decine di passaggi consecutivi, movimenti ovunque, scambi in fazzoletti di campo in ogni modo consentito dal regolamento e altri tre gol, giusto per completare una storica manita.
Il Real in tutto questo non ha potuto fare altro che finire soffocato dalla marea blaugrana. Incapace di creare gioco per l'asfissiante pressing catalano, incapace di difendersi dai letali tagli in verticale delle punte avversarie, incapace di sfruttare i suoi talenti stretti nella morsa d'acciao di capitan Puyol hanno opposto la sola resistenza di molti falli di pura frustrazione, testimoniati dai sette ammoniti più l'espulso Sergio Ramos, che diventa suo malgrado massimo simbolo della mortificazione di casa Mourinho
Folle l'atteggiamento del ragazzo andaluso, che a fine partita perde completamente la testa rifilando un calcione da dietro a Messi (a quanti italiani è balenato in mente Totti? vedremo qui che squalifica troverà il giocatore) e mettendo le mani in faccia a Puyol e Xavi, suoi compagni di nazionale. Un episodio che di certo non si chiuderà qui...

"Dedico questo successo a Reixach e Cruyff che sono quelli che ci hanno mostrato la via. Questa è la vittoria di tutti coloro che in 15 anni hanno creduto a questo modo di giocare a calcio. In nessuna parte del mondo c'è una società che vince così tanto puntando sui ragazzi della terra da cui proviene. E' vero che si tratta solo di una partita e che sono solo tre punti in più in classifica, ma vincere in questo modo è qualcosa che ci porteremo dietro per parecchio tempo".
Le parole di Guardiola a fine partita sottolineano ancora che la filosofia-Barcellona ha un origine, uno svolgimento e un obiettivo ben preciso.

Saranno arroganti, ma questi sanno giocare a calcio.

28 nov 2010

Un club esclusivo, parte seconda

O "corollario a http://aguantefutbol.blogspot.com/2010/09/questione-di-ruolo-parte-seconda.html".

Manchester United - Blackburn Rovers 7 - 1

Marcatori: 2' D. Berbatov, 23' J. Park, 27' D. Berbatov, 47' D. Berbatov, 48' Nani, 62' D. Berbatov, 70' D. Berbatov, 84' C. Samba

Dimitar Berbatov realizza 5 gol in una sola partita, raggiungendo Jermaine Defoe, Andy Cole e Alan Shearer nel'esclusivissimo olimpo dei bomber in grado di realizzare un simile exploit in Premier League. A conferma che, quando vuole, il 9 che porta sulle spalle non è li per caso.

25 nov 2010

Denis Alibec

La perenne situazione d'emergenza in cui vive l'Inter ha portato domenica scorsa all'esordio un ragazzo nato in Romania il 5 Gennaio 1991 che, c'è da scommettere, con la squalifica di Samuel Eto'o troverà ulteriore spazio nelle prossime partite.

Denis Alibec è arrivato un anno fa nelle giovanili nerazzurre come acquisto di alto profilo, alla luce di una spesa di quasi un milione di euro per strapparlo al Farul Costanza (tanto per capirci, Balotelli costò 350.000 euro). Procuratori importanti (quei fratelli Becali che hanno in mano tutto il calcio rumeno che conta), aspettative di livello, talento sicuro.
La sua prima stagione in Primavera si rivela di ambientamento. Non riesce a imporsi come titolare fisso anche per la presenza di un tridente collaudato comandato da Stevanovic e Destro proprio nei ruoli più congeniali per lui, riesce tuttavia a lasciare il segno con presenze e gol. Il momento più alto è rappresentato di sicuro alla doppietta al Bayern Monaco nella partita organizzata tra giovani dal '91 in giu il giorno prima della finale di Champions League.
Nella stagione in corso le cose cambiano. La Primavera nerazzurra subisce un rinnovamento corposo, e Alibec rimane uno degli unici tre giocatori classe '91 (uno per ruolo) in rosa. Con anche la fascia di capitano, diventa il punto di riferimento offensivo della squadra, e anche l'uomo più atteso. L'inizio è lento fin dal ritiro con la prima squadra, e il giocatore sembra faticare a carburare e mettere in campo tutto il suo talento. Dopo qualche partita arriva la condizione fisica e il ragazzo risponde con una presenza costante nelle azioni da gol e nel gioco, fino alla convocazione forzata dall'emergenza in panchina contro il Cagliari. Da quel giorno si ha un'ulteriore evoluzione per qualità delle giocate, numero di gol e carisma sul campo.

Alibec è un giocatore atipico, il paragone più pertinente è forse col primo Adriano visto all'Inter. Fisico già pronto per la Serie A, gran mancino in un'unione esplosiva di tecnica e potenza. Capace di giocare prima punta o esterno (principalmente a sinistra) nel tridente, prima o seconda punta in un attacco a due, ha caratteristiche un pò per tutti i ruoli, pur non risultando perfetto in nessuno. Preferisce giocare fronte alla porta e sfrutta poco il fisico nel difendere la palla (anche se all'esordio col Chievo si è mosso bene da prima punta pura, segnando forse un'ulteriore passo avanti), ma grazie alla sua grande tecnica e capacità di leggere il gioco risulta spesso letale sia nell'uno contro uno coi difensori, sia nel servire gli inserimenti dei compagni. Bravo a muoversi nel dettare i passaggi e ad aprire gli spazi, dice la sua nel gioco aereo ed è pronto a smarcarsi in area e finalizzare. Tende a essere un pò egoista e a credere un pò troppo nel suo tiro quando gioca da esterno, ma del resto è una punta.

Un anno fa il suo procuratore disse che si sarebbe preso un posto da titolare nell'Inter. Benitez non si è fatto problemi a schierarlo in una situazione difficile a Verona. Quanto giocherà adesso?

22 nov 2010

I 5 casi di imputazione a carico di Rafa Benitez

1-Preparazione atletica inadeguata, mezza squadra è ai box per problemi muscolari, gli altri hanno una condizione altetica ridotta ai minimi termini. Anche chi non è stato infortunato, come Sneijder, non ha mai trovato la condizione migliore.

2-Squadra molle e senza carattere, anche negli anni bui la capacità dell'Inter era quella di recuperare e ribaltare partite che sembravano ormai perse. Oggi questo non accade più.

3-Filosofia di gioco troppo rigida, è venuto per portare i suoi diktak (possesso palla, pressing alto e squadra molto aggressiva) ma una volta che ci si è accorti del fallimento del suo progetto, probabilmente anche per giocatori poco utili per una filosofia del genere, si doveva cambiare e non lo si è fatto. Remember Mourinho e il 4-3-3?

4-Poca capacità di leggere le partite, non è quasi mai riuscito a dare la svolta alla gara con un cambio, a livello tattico o di giocatori (quante volte è successo l'anno scorso?)

5-Un carattere forse troppo accondiscendente che lo ha portato giorno dopo giorno a incrinare i rapporti con il gruppo. Ha sbagliato in principio, quando di fronte alle richieste di Eto'o e Sneijder ha cercato per prima cosa di accontentarli, non facendo il bene del gruppo.

17 nov 2010

Superclasico: le pagelle

River Plate 8

JP Carrizo 7,5
Nessuna parata difficile, ma da tanta importante sicurezza alla retroguardia bloccando palloni insidiosi e non concedendo nulla sugli spioventi in area.

Maidana 8
Gol vittoria e marcatura implacabile sul pericolo numero uno Martin Palermo. Conferma ancora una volta la regola dell'ex.

Ferrero 6,5
Ordinato e senza sbavature, non concede nulla agli avversari trasmettendo la solita carica ai compagni.

Roman 6
Il meno positivo della linea difensiva. Ha qualche incertezza ed è poco preciso nel far ripartire la manovra.

Almeyda 8
Rientro dopo un lungo stop e partita sontuosa. E' un leone, è il River Plate. Anima e cuore di questa squadra, è tutto ciò che un tifoso vorrebbe vedere su un campo di calcio.

Acevedo 8
Diga insuperabile e polmoni d'acciaio, assieme a capitan Almeyda domina la sfida a centrocampo. La partita della svolta nella sua avventura con i Millonarios?

Ferrari 5,5
Il peggiore fra i titolari del River, si lascia alle spalle un po' troppi spazi e per sua fortuna i giocatori del Boca non ne approfittano a dovere. Inconcludente anche in fase offensiva.

Pereyra 8
Una costante spina nel fianco per la retroguardia Xeneizes, salta l'uomo con facilità e forza fisica impressionanti. Il lavoro in copertura è fondamentale e diventa lecito chiedersi il perchè della sua esclusione ai margini ad opera di Cappa.

Lamela 7
Primo Superclasico ed inevitabili errori quasi banali dovuti all'enorme pressione. Nonostante ciò dispensa giocate d'alta scuola rendendosi pericoloso in più occasioni.

Ortega 6
Lotta e cerca di inventarsi alcune delle sue magie, ma è troppo incostante e i difensori del Boca riescono a prendergli in fretta le misure. Finisce presto la benzina.

Pavone 7,5
Partita di sacrificio, ma che partita. Inscena una battaglia campale con i centrali di Borghi e esce, claudicante, da grande vincitore. Non si ferma un secondo, non regala un pallone e conquista tanti preziosissimi falli.

Arano 6
Ordinato, entra al posto di uno sfinito Pereyra per dare ancora più copertura sulla fascia sinistra.

Buonanotte 5
Non entra mai in partita, perdendo troppi palloni e lasciandosi vincere troppo in fretta dal nervosismo.

Funes Mori 4,5
Sbaglia tutto sprecando alcuni contropiedi clamorosi. Non un bel modo per ripresentarsi in un Superclasico sei mesi dopo aver sbagliato l'impossibile alla Bombonera.

All. J.J.Lopez 9
Formazione perfetta, cambi puntuali e logici. Carica l'ambiente già nel settimana trasmettendo sicurezza e grande voglia di vincere. Merita ancora molte chance.




Boca Juniors 4

J.Garcia 6,5
L'ultimo baluardo, si arrende soltanto all'imprendibile incornata di Maidana. Compie qualche grande intervento e quantomeno non fa rimpiangere la decisione di Borghi di non convocare il titolare Lucchetti.

Cellay 5
Il Samurai soffre fin da subito le avanzate di Pereyra e non riesce a prendergli le misure neanche con l'aiuto di Mendez.

Caruzzo 5,5
Il migliore della retroguardia del Boca Juniors fino al vantaggio del River Plate. E' lui infatti che dovrebbe marcare Maidana.

Insaurralde 5
Come Cellay e gli altri compagni della difesa è per novanta minuti in difficoltà. Il solo Pavone tiene lui e Caruzzo in costante allarme.

C.Rodriguez 5,5
Parte bene sfruttando gli spazi lasciati alle spalle degli esterni di centrocampo dei Millonarios per poi spegnersi lentamente quando il River Plate sale di tono.

J.Mendez 4,5
Dopo pochi minuti affronta faccia a faccia Almeyda, ma il suo miagolio può ben poco contro il ruggito di Matias. In compenso riesce a farsi odiare ancora di più da uno stadio che già di suo non la adora particolarmente. Innervosito e frustrato commette errori elementari.

Battaglia 5
Seba può ben poco da solo contro il centrocampo del River Plate. Lamela e Ortega sono bravi a muoversi tra le linea e l'azione è ben supportata centralmente anche da Almeyda e Acevedo. In clamorosa inferiorità numerica deve arrendersi presto anche lui.

Gimenez 5,5
Fa poco, ma sufficiente per meritarsi un voto leggermente superiore ai compagni.

Riquelme 4
Era l'uomo su cui faceva affidamento tutto il popolo Xeneizes, ma dopo pochi minuti deve arrendersi ad un infortunio. Decide di rimanere in campo per un tempo intero, condannando la sua squadra a giocare praticamente con un uomo in meno.

Mouche 5
Come sempre mostra sprazzi delle sue qualità, risultando però inconsistente ed eccessivamente incostante. Non giocava da tempo e l'infortunio di Viatri gli ha concesso una grande opportunità che non ha saputo sfruttare.

Palermo 5
Abbandonato fra i tre centrali del River cerca di lottare sui continui lanci lunghi provenienti dalle retrovie, ma può ben poco.

Chavez 6
Il migliore del Boca, quando entra in campo cerca di proporsi e di inventare qualcosa, ma alla lunga perde fiducia e si arrende assieme ai suoi compagni. Pericoloso sul finale con un tiro dal limite che fa tremare i tifosi di casa.

Monzon 5
Parte benino, si spegne troppo in fretta.

Viatri 5
Non sta bene e si sapeva, è la mossa della disperazione di Borghi che purtroppo non funziona.

All. Borghi 4
Era appeso ad un filo prima della partita, inutile dire che la sua breve esperienza alla Bombonera sia praticamente conclusa. Difficile trovare un modo peggiore per salutare: sconfitta nel Superclasico senza praticamente lottare.

Super-River, finalmente

Alla fine è arrivato anche il momento del River Plate: dopo troppo tempo senza battere i rivali di una vita, nel momento peggiore possibile la Banda batte il Boca Juniors 1 a 0 e può dare una svolta decisiva ad una stagione in cui l'obiettivo fondamentale è la salvezza. Una vittoria strameritata quella ottenuta dai Millonarios, una vittoria di cuore, carattere ed orgoglio il cui principale artefice è senza ombra di dubbio Juan José Lopez.

Jota Jota ha avuto l'occasione che attende da una vita e non l'ha buttata via. Doveva essere il tecnico ad-interim in attesa di Gallego o del sogno proibito Marcelo Bielsa, poi, sfumati entrambi, doveva essere il tecnico ad-interim "soltanto" per il Superclasico e nonostante il trionfo contro gli Xeneizes continua a ripetere con umiltà: "Sono al River per essere il direttore del Settore Giovanile e quello è il mio compito". Ma chi crede a JJ Lopez? Adesso c'è un altro Clasico contro il San Lorenzo del grande ex Ramon Diaz e se il River dovesse ottenere un risultato positivo il tecnico di Buenos Aires rimarrà sulla panchina almeno fino alla fine del torneo.

L'addio di Angel Cappa ha lasciato il River in una situazione a dir poco problematica. Squadra priva di certezze, di stabilità e di personalità, Lopez, in settimana, ha dovuto svolgere un enorme lavoro su tutta la linea. Aiutato dal rientro del sempre più sensazionale Almeyda, Jota Jota si è tuttavia limitato a schierare un unidici ordinato ed equilibrato, optando per un ritorno alla difesa a tre ripudiata da Cappa e affiancando al Pelado Walter Acevedo. E' probabilmente questa la scelta che ha consegnato le chiavi della partita al River Plate, perchè i due centrali di centrocampo hanno dominato l'incontro, sovrastando i rivali Azul y Oro sotto ogni punto di vista. Grinta, potenza, dinamismo ed eccezionale acume tattico hanno permesso ad Almeyda e all'ex-Independiente di proteggere la difesa e di supportare costantemente la manovra offensiva, aiutati sulla sinistra da un Roberto Pereyra in brillantissima forma. Il Tucumano ha fatto il bello e il cattivo tempo sulla sua fascia di competenza, saltando gli avversari con disarmante facilità e sfiancandosi in un preziosissimo lavoro di copertura: l'ennesima conferma di quanto sia sottovalutato in ottica europea.

Davanti prove maiuscole anche per Pavone e Lamela. Il Tanque ha giocato un'ammirevole partita di sacrificio, lavorando per la squadra quanto un mediano, battagliando con i centrali del Boca e guadagnando preziosissimi falli; mentre il Coco ha dato ancora una volta dimostrazione di una classe nettamente sopra la media. Ecco un altro merito di JJ Lopez: conosce le giovanili, conosce meglio di chiunque altro i tanti talenti aggregati alla prima squadra del River Plate e quindi non ha pensato mezzo secondo a riportare Lamela sulla trequarti, libero di agire e lontano da limitanti vincoli tattici.

In panchina Juan José è uno spettacolo nello spettacolo. Sguardo concentrato, teso, ma comunque fiducioso. Si agita, continua a camminare, non smette per un secondo di dare indicazioni e soprattutto di caricare i suoi. A tratti sembra un bambino di fronte all'albero di Natale che continua a sorridere e non vede l'ora di poter aprire i suoi regali, altre volte sembra un padre che da consigli ai figli. Parla con i collaboratori, richiama il direttore di gara, si rivolge spesso ai ragazzi in panchina caricando anche loro. Insomma, l'esatto contrario del dirimpettaio Borghi, rassegnato al quasi certo esonero dopo un torneo ben lontano dalle aspettative di inizio stagione.

Risultato stretto dunque per la Banda, già con la testa al San Lorenzo e consapevole che la vittoria del Superclasico è solo il primo passo di una lunga quanto difficile rincorsa alla salvezza.

10 nov 2010

O incrivel

Nel Porto gioca col numero 12 un giocatore che ha avuto uno sviluppo molto particolare, di sicuro lento rispetto al talento che sta mettendo in campo. E per questo in Europa il suo nome è ancora conosciuto per riferimenti fumettistici più che per motivi calcistici.

Givanildo Vieria de Souza, meglio noto come Hulk, è un attaccante esterno brasiliano nato il 25 Luglio 1986.
Arriva tra i dragoes nella stagione 2008-2009 per sostituire in rosa il vuoto lasciato dalla cessione di Ricardo Quaresma (che in Portogallo, ricordiamolo, fece grandissime cose) come giovane di talento pescato addirittura nel campionato giapponese, dov'è cresciuto calcisticamente fin dal 2005 e si è fatto un nome a suo di gol (111 presenze divise in tre squadre, 74 gol). Nella sua prima stagione a Oporto dopo un iniziale periodo di ambientamento si impone come titolare e con 9 gol inizia a mostrare i suoi numeri. L'anno successivo, nelle previsioni, doveva essere quello della consacrazione. A parte le difficoltà della squadra, il giocatore paga cara una poco chiara rissa nel tunnel degli spogliatoi al termine di un tesissimo Porto- Benfica. Quattro mesi di squalifica, successivamente e parecchio tardivamente ridotte a quattro giornate. Da Dicembre a Marzo lontano dai campi, stagione compromessa proprio quando si iniziava a vociferare di un interessamento del Manchester United a testimoniare la crescita del ragazzo.
Arriviamo così al 2010-2011, stagione in cui tutta la squadra deve riscattare un'annata opaca e tornare a dettare legge in campionato dopo il successo degli odiati rivali del Benfica. Hulk parte col botto, 15 gol in 15 partite, assoluta punta di diamante di un collettivo che dimostra una superiorità imbarazzante su tutti gli avversari (è recente il 5-0 rifilato al Benfica, in totale dieci punti di vantaggio sulla seconda in dieci giornate).

Fisico straripante da prima punta, tecnica e velocità da esterno puro. Mancino, sa giocare sia a sinistra (posizione coperta più negli anni passati) che a destra, dove è abilissimo a crearsi lo spazio per il tiro sfruttando grande tecnica, dribbling e velocità, ma letale anche negli assist, grazie a un capacità di andare sul destro rara in un mancino puro. Spaventoso il suo cambio di passo come la potenza del suo sinistro. Aggiunge grande corsa, ottima capacità di giocare con scambi stretti e il giusto spirito di sacrificio, per un quadro di talento assolutamente top.
I limiti sono nella tendenza a prendersi delle pause nel corso della partita, nel poco movimento senza palla (preferisce riceverla sui piedi per giocarsi l'uno contro uno, anche se sa attaccare la fascia in profondità) e nel tentare un pò troppo conclusioni da distanze siderali e numeri fini a se stessi.

Dopo una crescita frenata da vari motivi, Hulk vuole dimostrare cosa vuol dire incrivel all'Europa intera.

09 nov 2010

L'esigenza di puntare sui giovani

Come già detto (http://aguantefutbol.blogspot.com/2010/09/uno-strano-immobilismo.html) l'Inter nell'annata in corso si trova in una situazione particolare a livello di rosa fin dall'inizio della stagione. Da qui l'importanza di tener d'occhio i giovani (http://aguantefutbol.blogspot.com/2010/10/baby-nerazzurri-puo-esistere-un-altro.html) per andare a colmare eventuali lacune.
Ma nessuno poteva immaginarsi una situazione tanto delicata. Una quantità abnorme di infortuni dovuta ai motivi più vari ha decimato una rosa già ridotta all'osso, e l'unica possibile via d'uscita sono loro, i baby talenti nerazzurri.

Analizziamo la situazione. La difesa dopo gli infortuni di Walter Samuel (gravissimo) e Maicon (che si trascinava un problema a un ginocchio) può contare solo su cinque elementi sani, Chivu, Cordoba, Materazzi, Lucio e Santon, cioè un solo terzino di ruolo e quattro centrali di cui due adattabili in fascia. Posto che Zanetti, tanto per semplificare il tutto, serve assolutamente come mediano a causa di un'epidemia ben più grave tra i centrocampisti, si può solo attingere dalla Primavera per completare il reparto (tradotto, anche solo per avere un difensore di fascia in panchina). I principali candidati sono Felice Natalino (classe '92) e Simone Benedetti (anche lui '92), che anche solo per avere due squadre nelle partitelle saranno promossi di sicuro. A quanto si dice il primo avrebbe dovuto in ogni caso aggregarsi ai grandi entro breve e si è già visto in panchina, a testimonianza di grande talento, ma anche di essere preferito al nuovo acquisto Davide Faraoni, e rappresenta l'unica risposta per un terzino destro di ruolo. Il secondo diventa forzatamente il quarto centrale della rosa (escludendo adattamenti di Chivu che costringerebbero in ogni caso a schierare Santon o Biraghi sulla sinistra), grossa responsabilità per un ragazzo di appena 18 anni che ha dalla sua però grandissimo potenziale e esperienza in B con la sua ex squadra, il Torino. Senza dimenticare che Davide Santon è pur sempre un classe '91 anche se se ne parla come fosse un veterano.

A centrocampo, come dicevo, l'emergenza è addirittura più marcata. Sono infatti indisponibili Motta (cronicamente), Stankovic, Cambiasso, Mariga, Muntari e probabilmente per mercoledì anche Wesley Sneijder vittima di un malore nella sfortunatissima partita di sabato. Il reparto vede quindi convocabili, a meno di recuperi dell'ultim giorno, unicamente Zanetti (sempre sia lodato) come mediano adattato e i giovani Nwankwo e Obi, i quali anche se figurano nella rosa della prima squadra sono pur sempre dei classe '91. Il primo ha avuto un esordio traumatizzante appena una settimana fa nella sconfitta di Londra col Tottenham, il secondo ha già qualche minuto di "calcio dei grandi" in più nelle gambe e rischia di giocare titolare col Lecce sulla scia della buona prestazione offerta contro il Brescia. Più fisico e posizionale il primo, più dinamico e tecnico il secondo.

In attacco in realtà la situazione è meno da allarme rosso. Sono infatti rientrati dai rispettivi acciacchi Pandev e Milito(ancora le ombre delle ombre dei fantasmi di loro stessi), ma qui il problema sta nella costruzione del reparto, dove le prime e uniche alternative ai titolari sono Biabiany (classe '88, un veterano) e Coutinho ('92), chiamati spesso nelle ultime partite all'improba impresa di trascinare l'intera squadra potendo contare sull'aiuto, fenomenale, del solo Samuel Eto'o. Proprio per questa particolare condizione, meriterebbe almeno di essere considerato Denis Alibec ('91), capitano della formazione Primavera che nelle ultime partite sembra aver fatto un importante salto di qualità, ma ne riparleremo.

L'Inter, in quanto squadra più vecchia della Serie A, aveva di sicuro bisogno di rinnovarsi.
Un salto generazionale simile pare un pò troppo traumatico.

08 nov 2010

Chau Cappa

Bomba sul mondo River a una settimana dalla sfida contro il Boca Juniors: la dirigenza dei Millonarios ha infatti deciso di terminare anticipatamente il rapporto con Miguel Angel Cappa dopo appena 208 giorni di lavoro al Monumental. Una scelta azzardata? Legittima? Si può chiamare come si vuole, ma in fin dei conti è l'effetto Superclasico e l'inevitabile conseguenza del vortice negativo in cui la squadra sta tristemente facendo ritorno. Sette partite senza vittoria, fra pareggi letteralmente regalati agli avversari e sconfitte pesantissime in ottica retrocessione. All'orizzonte la sfida contro gli Xeneizes, l'ultimo appiglio per far rifiatare l'ambiente in vista di una lunghissima quanto sfiancante volata salvezza.

Sono ormai lontane le vittorie di inizio torneo e la prematura convinzione di poter lottare per il titolo ha ben presto fatto spazio nell'ambiente ad un senso di frustrazione ed impotenza. Nessuna certezza, se non a parole. Parole, le stesse che hanno con ogni probabilità condannato Cappa agli occhi della gente della Banda, stanca di vedere sul terreno di gioco l'esatto contrario di quanto dichiarato ai microfoni dal Filosofo. Nessuna traccia del bel calcio, del possesso palla, dei movimenti armoniosi e costanti promessi dall'ex tecnico dell'Huracan: sono bastate infatti poche partite perchè i primi segnali incoraggianti lasciassero spazio al caos, alla disorganizzazione e all'incertezza. Mai gli stessi uomini, mai un modulo preciso e ben definito, mai la parvenza di un certo equilibrio all'interno del sistema di gioco. Nella tempesta l'unico in grado di mantere la rotta è stato per un periodo capitan Almeyda, ma alla fine anche lui ha dovuto arrendersi a causa di un infortunio.

Cappa paga la mancanza di tempo per lavorare su una squadra ereditata completamente allo sbando, la fretta di un ambiente che non si può permettere di aspettare e programmare esclusivamente nel lungo periodo. Non ha mai veramente legato con il Monumental e nelle ultime settimane la gente di Nunez ha più volte manifestato il suo disappunto nei confronti delle scelte del tecnico di Bahia Blanca. Gli esempi più eclatanti? L'incomprensibile sostituzione del giovanissimo Erik Lamela nell'intervallo della partita pareggiata contro il Gimnasia La Plata che ha scatenato l'indignazione di tifosi e addetti ai lavori e soprattutto l'accantonamento di Alexis Ferrero. Il Patron non è certamente un difensore di livello mondiale, anzi, dal suo recente arrivo gli errori piuttosto gravi non sono stati rari, ma assieme ad Almeyda ed Ortega è uno dei leader dello spogliatoio del River Plate e la sua assenza dal campo si è fatta sentire in termini di carattere e personalità. Il suo ingresso nella ripresa del Clasico contro il Racing ha fatto vibrare le tribune del Monumental in un boato che ha sorpreso chiunque: non una splendida ovazione per uno degi idoli della tifoseria riverplatense, ma un autentico grido di battaglia per un giocatore che agli occhi dei tifosi, seppur fra alti e bassi, ha sempre dato il massimo.

Abbandonata dunque l'idea del tiki-tiki, la dirigenza dei Millonarios dovrà ora trovare al più presto il sostituto ideale per riuscire laddove hanno fallito Gorosito, Astrada e lo stesso Cappa. Il favorito in questo momento sembra il Tolo Gallego, ex-vice di Passarella, già allenatore del River Plate in passato ed attualmente libero dopo l'incomprensibile licenziamento da parte dell'Independiente. Un altro nome che stuzzica i palati dei tifosi del River Plate è quello del Loco Marcelo Bielsa, fresco di dimissioni dalla panchina della nazionale cilena per motivazioni politiche. Questa volta Passarella cosa sceglierà? Il materialismo del Tolo, già autore di un mezzo miracolo sulla panchina del Rojo di Avellaneda, oppure opterà ancora una volta per un allenatore votato ad un calcio altamente spettacolare come Don Marcelo?