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26 nov 2018

Caos Libertadores


Doveva essere il giorno del giudizio, il punto di non ritorno, la data che avrebbe sancito la sorte di intere generazioni di tifosi argentini, la guerra dei mondi e via dicendo, tuttavia è stata l'ennesima puntata di una storia fatta di mancata organizzazione e interessi che vanno ben oltre il campo di gioco. Insomma, una "normale" giornata calcistica oltreoceano, con disordini, pietre volanti, sceneggiate, notizie di tutti i generi che si rincorrono tra smentite e conferme, con la cassa di risonanza che solo un Superclasico in finale di Copa Libertadores può creare.

Forse per la prima volta la competizione più importante del Sudamerica può competere con la Champions League e il Mondiale, perché non c'è appassionato che si voglia perdere la partita del secolo e non c'è testata giornalistica che possa pensare di rinunciare alla copertura dell'evento più goloso dell'anno. È facile seguire Boca-River: un po' di retorica, qualche aneddoto, due interviste agli ex che sono passati dal tuo paese, parole roboanti e il pezzo è pronto. È ancora più facile preparare qualche riga di profonda indignazione e disdegno, perché in fondo vanno bene la guerra o lo scontro tra fazioni, ma inteso in termini sportivi. A memoria, di termini sportivi in queste settimane se ne sono letti ben pochi e un po' sorprende lo stupore per quanto accaduto nella capitale argentina, che negli ultimi tempi a livello sociale ed economico non sta attraversando un'epoca dorata. Accendere la tv o atterrare a Buenos Aires pensando di vivere un meraviglioso evento di sport era un'utopia che neppure il più ottimista tra gli addetti poteva immaginare.

Ciò che è accaduto sabato sera va senza alcun dubbio oltre i limiti dell'accettabile. Tuttavia, nonostante questo, si tratta di avvenimenti che dovrebbero essere inseriti in un contesto che permetta quantomeno di capire cosa è accaduto, in quale modo e in quale ambiente.


I fatti

La cronaca delle ore antecedenti il Superclasico di ritorno al Monumental è piuttosto chiara: il pullman del Boca Juniors, lasciato il ritiro prepartita, è oggetto di una sassaiola a qualche centinaio di metri dallo stadio. Si rompono alcuni vetri e a riportare le conseguenze peggiori è il capitano degli Xeneizes, Pablo Perez, colpito all'occhio da alcune schegge. La polizia, nel tentativo di ripristinare l'ordine, lancia lacrimogeni che finiscono per intossicare parte della rosa del Boca. Nelle ore successive la Conmebol spinge per far disputare l'incontro, il Boca si oppone e, al termine di un infinito tira e molla, ottiene il rinvio della partita a domenica, forte del supporto del River Plate. Nel frattempo all'esterno dello stadio della Banda il disordine prosegue, tra scontri e furti d'auto. Mentre i tifosi presenti allo stadio iniziano ad abbandonare l'impianto, c'è anche chi riesce nel tentativo di irrompere dall'esterno, in cerca dei giocatori rivali, secondo alcuni, in cerca di biglietti, secondo altri.
Il giorno seguente i tifosi di casa iniziano a riempire nuovamente il Monumental, ma, dopo la visita dall'oftalmologo, Pablo Perez non riceve l'ok medico e il Boca ottiene un ulteriore rinvio a data da destinarsi. L'obiettivo: una vittoria a tavolino.


L'antecedente

Quando si parla di Boca, River e lacrimogeni il richiamo al 14 maggio 2015 è inevitabile. Si tratta del ritorno degli ottavi di Copa Libertadores, disputato sette giorni dopo l'andata al Monumental conclusasi 1-0 per i Millonarios. I giocatori del River, al rientro in campo dopo l'intervallo, subiscono un attacco con una bomboletta di spray urticante lanciata all'interno del tunnel che porta al terreno di gioco. Dopo più di un'ora di discussioni, con il Presidente del River D'Onofrio sceso in campo a battagliare verbalmente con dirigenti boquensi e direttori della Conmebol, l'arbitro Dario Herrera sancisce la fine dell'incontro: vittoria del River a tavolino e squalifica dalla competizione in corso per il Boca. Il "gas pimienta" lanciato da un barra brava del Boca, Adrian El Panadero Napolitano, passerà tristemente alla storia, diventando oggetto di infinite discussioni e prese in giro tra rivali.


E adesso?

Inevitabile dunque chiedersi se questa volta la vittoria a tavolino toccherà agli Xeneizes: non da escludere, ma molto improbabile, perché, a differenza del 2015, i fatti si sono svolti a centinaia di metri dallo stadio Monumental e il responsabile della sicurezza, in quella zona, non è il River Plate. C'è qualche precedente, anche in occasione di altri finali, e finora la vittoria non è stata assegnata a tavolino. Le differenze con quanto accaduto alla Bombonera sono evidenti e il tempo che trascorrerà da qui a martedì, data in cui verrà presa un'ulteriore decisione sulla data della finale, servirà al Millo per raccogliere ulteriori prove a proprio vantaggio. La Conmebol, che voleva disputare la finale a tutti i costi sabato sera, non è mai sembrata orientata verso la sospensione dell'incontro e difficilmente si esporrà in tale direzione.


▪ Di chi è opera l'attacco?

Nella narrazione del futbol argentino, delle sue leggende e della sua mistica, ci si dimentica spesso di chi, in questo calcio, ha un peso pari, se non superiore, a giocatori e dirigenti: i barrabravas. La loro fama ha superato i confini nazionali e continentali, spesso per il folklore e il tifo caloroso, meno frequentemente per ciò che in realtà rappresentano: organizzazioni criminali. La Barra ormai ha un potere e un'influenza che vanno ben oltre la curva o lo stadio, grazie ad agganci diretti con la malavita e rapporti più o meno chiari con la politica. Tifo organizzato e spaccio di droga sono un binomio inseparabile, tanto che la rivendita di biglietti passa ormai per normalità.
Non è un caso che gli scontri tra diverse fazioni all'interno della stessa Barra finiscano spesso sulle pagine di cronaca nera: comandare il tifo organizzato è un'attività remunerativa e la lotta per il potere è spietata. C'è chi sostiene che lo stesso Panadero di cui sopra, membro di un gruppo passato in secondo piano nella gerarchia della Doce e diffidato dall'ingresso alla Bombonera, abbia lanciato il gas urticante proprio per mandare un segnale ai vertici della Barra xeneize e del club.


Sabato l'assalto al pullman del Boca non è stato opera di passanti innervositi dal saluto poco carino di Gago o da ragazzini un po' sopra alle righe: è stato un agguato studiato a tavolino dai Borrachos del Tablon, la Barra del River Plate.


▪ Il movente?

Qualche giorno fa un'irruzione delle forze dell'ordine ha permesso il recupero di 10 milioni di pesos, 15mila dollari e oltre 300 biglietti per il Superclasico. Il proprietario? "Caverna" Godoy, il capo della Barrabrava del River Plate. D'Onofrio, il presidente dei Millonarios, è stato abbastanza chiaro quando ha parlato di "10/15 persone", facendo intendere il riferimento.
Il pensiero della Barra? Senza di noi questa partita non si gioca. Ed ecco che allora anche l'irruzione nel Monumental assume contorni diversi e c'è chi riporta notizie di tifosi aggrediti e tentativi di furti dei preziosissimi tagliandi. A tal proposito è da considerare quantomeno rivedibile la scelta del River di mantenere validi i vecchi biglietti per il recupero (eventuale?).


Le forze dell'ordine

Scortare il pullman del Boca con qualche moto e farlo immettere in un imbuto di tifosi rivali è a dir poco sconsiderato. Qualche settimana fa il Ministro Patricia Bullrich ostentatava sicurezza, riducendo ai minimi termini la preoccupazione per il doppio Superclasico, facilmente gestibile rispetto all'imminente G20. Macrì auspicava addirittura il tanto atteso ritorno dei tifosi ospiti, vietati ormai da anni in Argentina.
Difficile tracciare il confine tra negligenza e collusione, soprattutto senza trascinare in campo riferimenti politici. Qualche giornalista argentino ha parlato di "zona liberada", facendo intendere che la Barra e la Polizia abbiano trovato un accordo dopo la retata ai Borrachos. C'è chi richiama uno stretto legame tra Barra riverplatense e governo Kirchner e chi, negli eventi di sabato, vede un messaggio rivolto all'ex-presidente del Boca Mauricio Macrì, l'attuale capo di stato argentino.



Non c'erano le condizioni per disputare un incontro alla pari e il Boca ha fatto bene a opporsi alle pressioni della Conmebol e di Infantino. Così come hanno fatto bene il River e Gallardo ad appoggiare i rivali. Poco importa se qualche giocatore del Boca, così come accaduto tre anni fa tra quelli del River, abbia approfittato della situazione per un po' di teatro, come l'uruguaiano Nandez, entrato al Monumental in versione mirmidone e pochi minuti dopo disteso in fin di vita negli spogliatoi. A differenza del 2015, quando i giocatori del Boca, escluso Osvaldo, si rifiutarono di lasciare il terreno di gioco nonostante la decisione dell'arbitro, la squadra di casa ha sposato la causa del rivale, forse anche nel tentativo di minimizzare i rischi di un ricorso per l'assegnazione a tavolino. Tentativo andato a vuoto, perché a Casa Amarilla sembrano intenzionati a restituire il regalo confezionato tre anni fa.

Nel frattempo sono emerse immagini di Gago che saluta i tifosi di casa con un dito medio e pare che Tevez abbia mimato la celebre gallina da un finestrino, ma, se effettivamente si tratta di un attacco della Barra, dei colpi di genio dei referenti azul y oro importa poco.

Più curioso è invece il caso di Pablo Perez. Ricoverato per rimuovere le schegge di vetro, seppur non in condizione, sembrava disposto a giocare, fino alla definitiva sospensione dell'incontro. Domenica il capitano Xeneize si è recato alla clinica Otamendi per un nuovo esame, ottenendo un ulteriore stop da parte dei medici. Il direttore del reparto? Il Dott. Heriberto Marotta, responsabile dell'area medica del Boca Juniors.

In tutto questo la Conmebol non ha perso occasione per dimostrare la propria inadeguatezza a livello politico e organizzativo. Tra rinvii, posticipi e comunicazioni random, il massimo organo del calcio sudamericano ha lanciato un perfetto spot del proprio operato in mondovisione. Dapprima facendo la voce grossa e minacciando il Boca in caso di rifiuto a scendere in campo, poi mettendo a rischio la sicurezza dei tifosi rinviando di mezz'ora in mezz'ora la partita. Non ce n'era bisogno, ma è stata l'ennesima dimostrazione che il calcio occupa l'ultimo posto nei loro interessi.

6 mag 2015

Verso il Superclasico di Libertadores: qui River

L'uno-due letale firmato Pavon-Perez alla Bombonera ha messo in chiaro ciò che tutti sapevano: il Boca quest'anno è superiore e la Banda partirà con gli sfavori del pronostico. Un'inevitabile inversione di rotta, alla luce delle distinte campagne acquisti condotte dai due club di Buenos Aires. Gallardo ha speso l'intero verano argentino a chiedere rinforzi, ma D'Onofrio e Francescoli hanno potuto ben poco di fronte al rosso in bilancio che da tempo immemore attanaglia i Millonarios.
Oltre alla figurina di Pablo Aimar, alla corte del Muneco sono infatti arrivati i soli Camilo Mayada e Pity Martinez: due acquisti di prospettiva e qualità, ma inevitabilmente non in grado di far compiere un ulteriore salto a quella che con ogni probabilità è stata la miglior squadra sudamericana del secondo semestre 2014.

A peggiorare la situazione è stato però il crollo nel rendimento delle due vere stelle del River Plate: Pisculichi e Teofilo Gutierrez. Scarichi dopo un autunno giocato a ritmi e livelli impressionanti, forse un po' distratti da qualche sussurro di mercato, i due pilastri della Banda hanno faticato a trovare forma e continuità di rendimento, rendendo il gioco della squadra molto più lento e prevedibile, con un pressing meno efficace e una circolazione palla decisamente più balbettante.
Gallardo ha provato ad attingere a piene mani dal sempre affidabile vivaio di Nunez, ma, nonostante la buona volontà e diverse ottime prestazioni, nessuno dei giovani lanciati ha saputo realmente sostituire i due senatori (un compito impossibile, a essere sinceri). Il neo-acquisto Martinez ha portato elettricità, cambio di ritmo ed estrema imprevedibilità, mentre Driussi ha iniziato a muovere i primi passi da giocatore vero, offrendo spunti offensivi interessanti soprattutto quando dirottato sulla fascia sinistra in un 4-2-4 iper sbilanciato.

Oltre alle difficoltà in fase d'attacco, Gallardo ha incontrato problemi anche negli altri settori del campo. In mezzo a fare la differenza ci ha pensato un Carlos Sanchez in forma smagliante, mai così costante e incontenibile, mentre soltanto ora si inizia a rivedere il Kranevitter di inizio Transicion 2014.
La difesa, invece, nonostante la conferma in blocco, ha evidenziato qualche indecisione di troppo, condannata a una pressione insostenibile dalle scelte spesso troppo offensive del Muneco e da continui problemi fisici a perni come Mercado e Balanta. L'unica vera nota positiva è la presenza in pianta stabile del giovanissimo Mammana: un difensore dal futuro a tinte albicelesti destinato con ogni probabilità a qualche grande squadra europea. Domenica è stato schierato terzino destro - non il suo ruolo naturale -, dimostrando tutti gli aspetti positivi e quelli negativi legati alla sua giovane età.

Dopo il primo round di campionato Gallardo avrà sicuramente avuto modo di trarre diverse conclusioni, sperimentando qualche soluzione alternativa - su tutte Driussi schierato trequartista in pressione su Cubas - e sfruttando l'occasione per far assaporare ad alcuni giovani l'atmosfera infuocata della Bombonera. Rispetto alla doppia sfida di Sudamericana saranno infatti gli Xeneizes ad avere il vantaggio di giocare il ritorno in casa e quella sera, più dell'esperienza e della qualità, saranno huevos e sangue freddo a fare la differenza.

Verso il Superclasico di Libertadores: qui Boca

In Argentina le cose cambiano in fretta.
Se il Boca qualche mese fa si avvicinava al confronto col River in Copa Sudamericana da sfavorita ora non solo è la favorita del doppio confronto, ma una delle candidate più credibili alla vittoria della Copa Libertadores (insieme a Corinthians e Internacional nei pronostici di chi scrive).
Cosa è cambiato in così poco tempo?

La dirigenza degli Xeneizes ha deciso in qualche modo di premiare il lavoro di Arruabarrena. Il Vasco si è imposto in una piazza difficile come uno dei migliori allenatori in Argentina e ha dato al suo Boca una base solida costruita attorno ai prodotti del vivaio (quelli di qualche anno fa, il cui massimo esponente è il Pichi Erbes). Raggiunto un buon livello soprattutto nell'ultimo campionato, il mercato ha portato alla squadra quegli elementi necessari per fare un passo in più, sia come qualità che come esperienza, soprattutto dalla metà campo in su. Gli arrivi di Pablo Perez, Nicolas Lodeiro e Pablo Daniel Osvaldo hanno cambiato la percezione del Boca ad ogni livello.
Oggi Arruabarrena di fatto ha due squadre entrambe ampiamente competitive, e si può permettere di gestire l'impegno campionato-Copa come nessuno in Argentina. In questo senso il Boca attuale è più simile per rosa alle grandi del Brasile, non a caso indicate come sue grandi rivali per la vittoria finale, con un mix di giocatori locali, grandi totem e campioni di ritorno.

Il Vasco è molto vario nelle scelte, sia per moduli che per uomini. La base fissa è data dalla difesa a quattro, governata sempre dal Cata Diaz, con un mediano di riferimento davanti, mentre il resto varia a seconda del turnover e delle necessità. I tratti distintivi di questo Boca sono la fisicità e la compattezza delle linee soprattutto in fase difensiva. Dalla solidità nasce poi la gestione dell'attacco, che prevede una partenza dal centro con ricerca degli esterni e molti tagli a riempire l'area nella fase conclusiva. In questo contesto riescono a rendere anche giovani (tipo Calleri, 1993) e giovanissimi (Cubas e Pavon, entrambi 1996). La forza della squadra di Arruabarrena sta nell'avere grandi referenti, ma di non dipendere esclusivamente da loro, sapendo trovare risorse in tutti gli effettivi della rosa. A dimostrazione di questo nè in Copa nè in campionato tra i migliori marcatori ci sono giocatori azul y oro, segno che chiunque sia in campo l'apporto dato è comuque positivo.

I risultati ad oggi sono straordinari.
In campionato primo posto solitario dopo la vittoria nel superclasico di domenica, imbattuti con otto vittorie in undici giornate, venti gol fatti (secondo miglior attacco) e cinque subiti (miglior difesa). In Copa è andata persino meglio. Dominato il girone con sei vittorie su sei, diciotto punti e miglior prima della competizione, diciannove gol fatti (migliore attacco) e solo due subiti (miglior difesa). In un certo senso una beffa beccare proprio il River nell'accostamento con la peggiore delle seconde.
Una corazzata che sembra inarrestabile. Ma si sa che nei derby, e nel superclasico in particolare, tutto può accadere.

27 nov 2014

Il Superclasico di Copa Libertadores 2004

Il Superclasico è un evento ormai mondiale che trae gran parte del suo fascino dall'atmosfera, dal folklore, dalla storia e dalla tradizione che porta in campo insieme ai giocatori.
Una pagina fondamentale ed epica di questa storia è stata scritta nel 2004, quando Boca e River si trovarono a scontrarsi per un posto in finale della Copa più nobile del continente sudamericano, la Libertadores. Non poteva uscirne un doppio confronto come tutti gli altri.


Partiamo da un punto fondamentale: le rose erano molto diverse da quelle di oggi.
Il 2004 sembra temporalmente vicino, ma negli ultimi dieci anni sono cambiate davvero molte cose nel futbol argentino. Tra campioni affermati, giovani in rampa di lancio, figure locali e giocatori rivisti a vario livello in Europa, troviamo una serie impressionante di cognomi che ci fanno scattare qualcosa nella memoria.
Nel Boca figuravano Pato Abbondanzieri, Rolando Schiavi, Clemente Rodriguez, Nicolas Burdisso, Guillermo Barros Schelotto, Carlos Tevez, accompagnati da Matias Silvestre, Pablo Ledesma, Pablo Alvarez (tutti visti a Catania), Luis Amaranto Perea (Atletico Madrid), Willy Caballero (prima Malaga, ora City). In rosa, ma senza presenze in Copa anche Mauro Boselli.
Nel River Eduardo Tuzzio, Cristian Tula, Javier Mascherano, Lucho Gonzalez, Marcelo Gallardo, Daniel Montenegro, Marcelo Salas, Josè Sand, Maxi Lopez e Fernando Cavenaghi. Una presenza anche per Federico Higuain, fratello del Pipita, un posto in rosa per Juan Pablo Carrizo (Lazio, Inter), Patricio Toranzo (all'Huracan con Pastore) e persino Dario Conca.
Allenatori? Carlos Bianchi e Leonardo Astrada.


La doppia sfida fu, chiaramente, tesa e combattuta.
Come quest'anno l'andata si giocò alla Bombonera, dove la squadra di casa si impose 1-0 grazie al gol del Flaco Schiavi. Per quanto riguarda gli espulsi, due a uno per il River.



La partita destinata a entrare nella memoria collettiva fu il ritorno al Monumental, partita tra l'altro vietata ai tifosi ospiti.
La rete di Lucho Gonzalez, probabilmente non un caso visto lo spessore del personaggio, che riportò in pari la situazione si rivelò solo l'introduzione a una delle pagine più note di calcio sudamericano contemporaneo.
Carlos Tevez, allora giovane e in cerca di autore, al minuto 89 trovò la via della rete da centravanti vero. Lo stadio ammutolito, le facce sugli spalti e soprattutto l'esultanza dell'Apache a mimare una gallina con conseguente rosso diretto sono talmente famose che è normale pensare che la partita si sia chiusa così.
Invece l'altrimenti anonimo Cristian Nasuti trovò il gol del vantaggio del River in pieno recupero, su punizione di Cavenaghi, portando la sfida all'epilogo dei rigori dove arrivò la seconda beffa per i tifosi di casa. Maxi Lopez sbagliò infatti l'ultima definizione, mandando il Boca in finale.
In pareggio anche il conto degli espulsi visto il due a uno per il Boca.


Per inciso, il River finirà per vincere poche settimane dopo il Clausura 2004, mentre il Boca in finale fece la conoscenza di un portiere colombiano chiamato Juan Carlos Henao.

19 nov 2014

Superclasico: qui Boca

Il Boca si avvicina a questa partita in condizioni psicologiche quasi opposte rispetto agli eterni rivali.
Ha un fondamentale vantaggio: la pressione del pronostico è tutta sulle spalle del River.
Loro sono i campioni in carica, loro sono tenuti a macinare risultati e a portare spettacolo. Gli xeneizes invece possono permettersi di lavorare da underdogs progettando un colpaccio che aprirebbe di nuovo dolorosissime ferite.
Anche solo un mese fa questa sfida sarebbe stata infatti totalmente in favore della banda, pur tenendo sempre a mente l'antico adagio che vede i derby come partite a se stanti, mentre oggi il Boca può  permettersi di non avere paura, compiacendosi dei fantasmi che si fanno strada nella testa degli avversari.
Per i tifosi unire gli sfottò per la comunque fresca retrocessione a una nuova eliminazione in una coppa dopo quella del 2004 sarebbe storico.

Il momento della squadra di Arruabarrena è tutto sommato positivo.
Malgrado il Vasco abbia ereditato da Carlos Bianchi una squadra capace di ottenere il maggior numero di punti insieme al Velez nella classifica aggregata dei campionati 2013/2014 (curiosamente però nessuna delle due ha vinto titoli), l'addio di Riquelme e l'esonero in estate del Virrey hanno lasciato nella maggior parte degli spettatori una netta idea di transitorietà e ricostruzione. Tradotto in aspettative, nessuno vedeva il Boca tra le favorite nonostante il blasone e trovare nella formazione titolare un insieme di nomi per la maggior parte sconosciuti ai meno esperti non aiuta di certo.
Il giovane tecnico, ex giocatore del Villarreal di cui si ricorderanno i tifosi dell'Inter, è stato bravo a gestire una situazione iniziale non semplice e a organizzare la squadra. In campionato, pur non strabiliando, è appena dietro alle quattro squadre più forti e in Copa Sudamericana ha trovato prestazioni importanti dopo quello che è stato forse il punto più basso della stagione, la sconfitta alla Bombonera 0-1 contro il Deportivo Capiatà. La reazione a quella clamorosa disfatta ha resituito al Sudamerica tutto un Boca trasformato.
Si schiera con un 4-4-2 abbastanza dinamico, che può evolvere in 4-2-3-1, 4-1-4-1 o più raramente in 4-3-1-2. I punti fissi sono la difesa a quattro, un mediano difensivo e la prima punta di riferimento, poi ci possono essere schieramenti più spregiudicati (con due centrocampisti di qualità sulle fasce, a piedi invertiti) o più prudenti (con un esterno più di corsa, a volte anche un terzino, e un centrocampista avanzato a supporto del centravanti). Si cerca il possesso con fraseggio palla a terra, a volte un po' troppo lento e insistito, e la formazione risulta tatticamente ordinata e molto "democratica" nella distribuzione del gioco e anche dei gol.
Del resto perso Riquelme nessuno fagocita palloni e la rosa è nettamente alla ricerca di nuovi leader. In difesa e a centrocampo i giocatori di gerarchia sono el Cata Diaz e Fernando Gago, ex di ritorno con carriere importanti, in porta c'è un monumento come Orion e Gigliotti rappresenta ormai una sicurezza a livello realizzativo. Si uniscono a loro gli ex giovani con ormai diverse stagioni in maglia azul y oro in curriculum, come Erbes e Colazo. Manca però, com'è ovvio dopo l'addio di una figura tanto ingombrante e determinante come quella del Mudo, un enganche di riferimento in grado di prendersi le responsabilità e inventare quando il pallone scotta. Carrizo, uno dei favoriti del tecnico, sembra più un gregario di qualità mentre Castellani fatica a consolidare le sue prestazioni nella continuità. Luciano Acosta, l'erede del numero 10, è semplicemente ancora troppo giovane e acerbo. La Copa potrebbe essere un banco di prova importante per uno di loro.

Punto di forza del Boca è sicuramente un attacco capace di produrre 20 gol andando a segno tra l'altro sia con gli attaccanti titolari che coi giovani di riserva. Andres Chavez, per fisico, tecnica e impatto, merita di essere nominato.
A favore dello spettacolo invece c'è una difesa porosa da 18 gol subiti, che dipende molto dalla personalità e dalle condizioni di Daniel Diaz.

17 nov 2014

Superclasico: qui River

Più si avvicina la sfida con il Boca, più la paura e la tensione si fanno largo tra stanze e corridoi del Monumental. Gallardo fa di tutto per dare l'impressione di avere la situazione sotto controllo, di essere dominato da una fiducia totale e, in effetti, il gruppo lascia intendere di essere sicuro e focalizzato verso la prima sfida con l'eterno nemico.
Tuttavia nessuno avrebbe potuto ipotizzare che il River Plate arrivasse alla settimana decisiva con incertezze e qualche scricchiolio strutturale di troppo, ma infortuni e stanchezza hanno lentamente messo fuori fase i perfetti ingranaggi della macchina schiacciasassi costruita dal Muneco. Un costante rallentamento, a tratti impercettibile, accelerato soltanto dalla sconfitta contro l'Estudiantes e dal pareggio contro l'Olimpo. Il liscio di Ramiro Funes Mori, uno dei migliori nella stagione millonaria, ha messo a nudo le difficoltà che sta vivendo la Banda e ha fatto sorridere più di una persona dalle parti della Boca.

Che il Superclasico sia una partita a sè è stato ripetuto allo sfinimento, ma in fin dei conti è la cruda realtà: sono 90 minuti (180, in questo caso) che amplificano emozioni e sensazioni in negativo e in positivo. Allora quella sottile fenditura di incertezza e paura può diventare uno squarcio in grado di piegare i campioni d'Argentina in carica, costretti inoltre a giocare la prima delle due sfide nella tana del rivale. Si sa, la Bombonera non trema, batte, e il River Plate è consapevole della necessità di arrivare al confronto preparato fisicamente e soprattutto mentalmente. La squadra allenata da Gallardo finora è stata elogiata soprattutto per il gioco espresso, per il ritorno al celebre paladar negro riverplatense, sapendo tuttavia mettere in campo anche personalità assoluta e caparbia tenacia. Ora, all'alba di una settimana decisiva per il semestre millonario (le due sfide con il Boca saranno intervallate dal clasico al vertice contro il Racing di Diego Milito), giunge l'inesorabile momento della verità, con tre partite che potranno proiettare il River del Muneco direttamente nella storia del club di Nunez, tra la Maquina di Pedernera e Labruna e i campioni del '96 di Ramon Diaz, o nell'olvido, l'oblio.

Un'altra eliminazione ad opera degli Xeneizes, dopo la storica semifinale di Libertadores del 2004, è un'ipotesi che al Monumental non può essere neanche presa in considerazione, non dopo la B e l'agognato ritorno ai vertici del calcio argentino. Gallardo, che in questi mesi ha mostrato sorprendente maturità e preparazione a 360°, tecnica, tattica e mentale, potrà finalmente contare sugli uomini migliori, eccezion fatta per il mediano Kranevitter. Un'assenza ogni giorno sempre più pesante, perché il giovane tucumano, fermo in infermeria per una frattura al metatarso, ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore del centrocampo, nonostante l'esperienza di Ponzio e la buona volontà di Guido Rodriguez, altro prodotto delle inferiores. Nessuno infatti è stato in grado di sopperire al ritmo e all'attenzione tattica del Colo, permettendo agli avversari di scovare i difetti della retroguardia e di prendere campo con relativa facilità: una chimera, fino a poco tempo fa.

Grazie al lavoro politico del Principe Enzo Francescoli, l'uomo che più di tutti ha voluto far sedere Gallardo sulla panchina del Monumental, Teofilo Gutierrez è già rientrato in Argentina, esonerato dall'impegno con la Colombia di Pekerman; mentre a nulla sono valsi gli sforzi per riportare anticipatamente a Buenos Aires anche Carlos Sanchez, alla prima convocazione con l'Uruguay. I due stranieri, fondamentali negli equilibri della Banda, dovrebbero in ogni caso presenziare dal primo minuto, per la loro importanza, leadership e per l'avversione del Muneco al turnover. La stanchezza sarà infatti uno dei fattori principali nel determinare le sorti del doppio scontro: Gallardo ha coraggiosamente deciso di voler lottare su entrambi i fronti, ma, come visto nella partita casalinga contro l'Olimpo, gambe pesanti e stress possono portare a qualche passo falso di troppo.

Non resta che attendere, confidando magari in condizioni climatiche che permettano di giocare a calcio e non a pallanuoto, come accaduto nel recente Superclasico del Torneo di Transicion.

2 ott 2013

Un Superclasico di fantasia


Questa è la settimana del Superclasico e, come ogni semestre, ci si ritrova a scrivere di un intero Paese che si ferma, di una metropoli paralizzata e di milioni di cuori che per novanta minuti interrompono il loro battito. Ma mai come negli ultimi tempi si è fatta sentire l'assenza di spunti tecnici e di stelle di cui parlare, perchè River-Boca è sempre stata una sfida cruenta, di garra e di nervi, ma anche di classe, di grandi giocate e di magnifici giocatori.

L'impoverimento del Superclasico è il riflesso di quanto accade più in generale per il movimento calcistico argentino, sempre fascinoso per tradizione e costante imprevedibilità, quanto orfano dei talenti che anni fa imperversavano su tutti i campi della capitale e dell'interior. I giocatori migliori resistono in patria soltanto il tempo necessario a essere esposti in vetrina e prenotare il biglietto per l'Europa. C'è chi entra dalla porta principale passeggiando su un tappeto rosso, come Aguero e Erik Lamela, c'è chi sceglie la porta di servizio, come Gaitan, Blanco e Ferreyra e c'è chi se ne va in tenera età, come Icardi e Leo Messi. Le fortune sono alterne, ma l'emigrazione calcistica del futbol argentino è una certezza che in fondo anche l'Italia, meta predestinata, conosce molto bene.

Che cosa potrebbe essere allora River Plate-Boca Juniors se i talenti che hanno calcato l'erba del Monumental e della Bombonera fossero rimasti in Argentina? Per puro divertimento abbiamo provato a schierare delle formazioni composte da giocatori che sono cresciuti nei vivai dei due club o che hanno avuto dei trascorsi più o meno di rilievo nelle due squadre, lasciando da parte qualsiasi velleità di trovare una parvenza di credibilità ed equilibrio tattico.
 


Partiamo dai padroni di casa: per il River le numerose opzioni hanno portato a un 4231 a trazione iper-offensiva e di cui il maestro Marcelo Bielsa sarebbe indubbiamente orgoglioso. Tra i pali confermatissimo Barovero, saracinesca del River di Ramon Diaz e portiere che da anni si esprime a ottimi livelli. Davanti a lui una linea a quattro con Roberto Pereyra, Demichelis, Mascherano e Vangioni, l'altro giocatore della Banda attuale riproposto in questo undici. In mediana Esteban Cambiasso e Lucho Gonzalez, i capitani di Inter e Porto. Il quartetto offensivo però è la ciliegina sulla torta, con Lamela, Higuain -nel River ha iniziato da trequartista e la scelta di riproporlo in quel ruolo è votata al romanticismo- e Alexis Sanchez alle spalle del Tigre Radamel Falcao.
 


Per il Boca, come per gli avversari di sempre, la scelta è di optare per un 4231, con una difesa arcigna a coprire una mediana e un'attacco tutti genio e sregolatezza. Tra i pali anche in questo caso confermato il portiere attuale: Agustin Orion. In difesa, da destra a sinistra, Facundo Roncaglia, Nico Burdisso, il Muro Walter Samuel e Clemente Rodriguez -giuriamo che Riquelme non ha avuto voce in capitolo-. La mediana non brillerà per fosforo, ma Guarin e Banega garantiscono forza fisica e talento a volontà. Sulla trequarti ecco Nico Gaitan, Juan Roman Riquelme e Carlitos Tevez a formare un trio meraviglioso alle spalle dell'unica punta Rodrigo Palacio.
 
Per quanto tatticamente improbabili, non male, eh?


In collaborazione con G.D.C.