26 feb 2010

Rodrigo Rojas

Il Torneo di Clausura del River Plate, nonostante le buone premesse, si è aperto fra moltissime ombre e ben poche luci. Una di queste è tuttavia rappresentata dal neo-acquisto Rodrigo Rojas, trequartista paraguyano classe 1988 proveniente dall'Olimpia di Asuncion, arrivato senza particolari clamori o squilli di tromba ed in grado di conquistare i tifosi della Banda in pochissimo tempo.

L'impatto di Rojitas, o più semplicemente RR, sui Millonarios è da predestinato, di quelli che lasciano il segno, perchè per i tifosi del River c'è un solo incontro in grado di pesare il reale valore tecnico, tattico e caratteriale di un giocatore: il Superclasico contro il Boca Juniors. Per il paraguayano un gol dopo pochi minuti, inserimenti senza palla, ottime giocate nello stretto e tanta intensità, insomma, una prestazione da incorniciare in una partita che può essere considerata tutto fuorchè un'amichevole.

La caratteristica principale emersa in questi primi mesi a Buenos Aires è sicuramente l'impressionante completezza sotto ogni punto di vista: fisico, tecnico e tattico. Rojas è infatti in grado di ricoprire qualsiasi ruolo del centrocampo, anche se apparentemente da il meglio di sè come centrocampista offensivo, grazie all'imprevedibilità ad un'ottima visione di gioco. A differenza della stragrande maggioranza dei trequartisti provenienti dal Sud America è dotato di un ottimo fisico, 180cm per 74kg, che gli permette di destreggiarsi molto bene anche come interno ed esterno di centrocampo. Alterna giocate nello stretto di prima intenzione a lanci in profondità, dribbling secchi ed inserimenti senza palla a sorprendenti ripiegamenti difensivi, insomma, un giocatore totale capace di abbinare qualità da fantasista a corsa ed intensità quasi da mediano, dotato di un ottimo tiro dalla distanza e di grandissima personalità, in grado di conquistare in breve tempo una tifoseria pretenziosa e mai tanto irascibile come in questo delicato momento qual è quella del Monumental.

Azzardando un difficile paragone Rodrigo Rojas ricorda un giovane Dejan Stankovic, centrocampista offensivo tuttofare, capace allo stesso tempo di creare e rompere il gioco o inventare assist per i compagni, il tutto accompagnato da un encomiabile spirito di sacrificio. E' improbabile prevedere un futuro da centrocampista centrale o addirittura da perno davanti alla difesa come avvenuto per il serbo, perchè l'enganche del River Plate ha mostrato doti spiccatamente più offensive, ma ad ora quello fra Deki dei tempi della Lazio e il paraguyano, seppur azzardato, sembra il paragone più calzante.

In settimana è arrivata anche la notizia della convocazione per le prossime amichevoli del Paraguay ad opera del DT Gerardo Martino, un altro riconoscimento per un giocatore che si sta facendo sempre più apprezzare nel panorama sudamericano e che fra qualche mese potrebbe avere l'occasione di mettersi in mostra proprio contro l'Italia in occasione del Mondiale sudafricano.

21 feb 2010

Non c'è peggior sordo...

"Sono state solo delle sviste, due o tre sviste arbitrali"
Cantava ironicamente Elio (quello che di solito sta con le Storie Tese) anni e anni fa, nel pieno di un calcio che oggi sappiamo ampiamente inquinato da vicende poco chiare finite in processi penali.
Il problema è proprio che, pur essendo tutti gli addetti ai lavori passati per il processo sportivo che decretò la retrocessione della Juventus nel 2005/2006, tutti sembrano essersi dimenticati di come andavano le cose e i relativi commenti che venivano fatti al tempo. Frasi come "sono state solo delle sviste", "gli arbitri devono arbitrare per quello che vedono", "non ci sono stati errori clamorosi" e simili si sono sprecate nel corso degli anni, e alla luce dei fatti sono state tutte fragorosamente sbugiardate. Per questo a risentire oggi quella canzone di Elio (Ti amo campionato) e ancor più vedendo il video, a certi tifosi non può che venir da ridere.

A me invece viene meno da ridere quando mi accorgo che arbitri come Tagliavento (arbitro di Inter-Sampdoria) e Rocchi (arbitro di Inter-Milan) sono stati indagati e successivamente prosciolti per vicende legate a calciopoli. Leggendo le intercettazioni che hanno portato allo scandalo è emersa chiaramente una cosa: non è necessario che un arbitro prenda decisioni clamorose per influenzare una partita. Basta faccia delle piccole cose, che però cambiano l'atteggiamento dei giocatori, tipo gestire i cartellini gialli in un certo modo.

Perchè se è vero che le espulsioni di Samuel e Cordoba contro la Sampdoria a norma di regolamento sono anche corrette, è anche vero che il regolamento viene rispettato alla lettera solo quando l'arbitro lo decide. Ci fosse un metro di giudizio univoco e costante, su certe cose non ci sarebbe da pensar male. Eto'o che cade in area prende giallo per simulazione, mentre molti altri che fanno della simulazione una scienza sistematica (Pazzini, Pozzi, Ronaldinho per dirne tre recenti) non vengono toccati. Un atleta di 180 cm per 80 kg non può volare a terra appena soffia un pò di vento,che succeda è antisportivo e, dal mio punto di vista di atleta in piccolo, anche abbastanza fastidioso. E' quindi giustissimo punire la simulazione, ma deve essere fatto per tutti. Cordoba che viene ammonito per essere uscito prima dalla barriera, giustissimo. Quante volte viene effettivamente fatto, con tanto di successiva ripetizione della punizione? Se insultare l'arbitro comporta il rosso, deve valere per tutti. Non è possibile che Rocchi decida di espellere Sneijder per un applauso (ripeto, da regolamento giustissimo), mentre lui stesso tollera insulti su insulti da altri giocatori.

De Santis, lui si con tutte e due le mani e pure i piedi nella marmellata per calciopoli, in una famosa (o almeno così credevo) intercettazione si vanta di aver fatto un capolavoro di partita, avendo scientificamente ammonito tutti quelli che doveva quando doveva. Gestione della partita, degli uomini e dei suoi momenti. Con interventi normali, giusti da regolamento, ma pesantissimi. Quindi, occhi aperti, che a pensare male non sempre si sbaglia.

Se fosse stata la Samp a finire in 9 nel giro di 7 minuti, si parlerebbe della partita di ieri per anni. E sarei proprio curioso di vedere come verrebbe giudicato Tagliavento.

15 feb 2010

Un peso e la discrezionalità delle misure

Guardando il calcio, ci si rende facilmente conto di come spesso manchi uniformità di giudizio su vari interventi irregolari. Più che nella stessa partita (discorso troppo lungo e complesso), mi riferisco a diverse partite, magari arbitrate dallo stesso arbitro.

Chiariamo un punto: il mestiere dell'arbitro è di sicuro difficile, dovendo giudicare interventi magari con scarsa visuale in pochissimo tempo, senza aiuto tecnologico e men che meno dai giocatori stessi (che, diciamocelo, fanno spesso e volentieri di tutto per ottenere il minimo vantaggio).

Il caso particolare in cui la discrezionalità dell'arbitro è più ampia, è il giudizio sui falli di mano in area. Fondamentale è infatti la volontarietà del gesto del giocatore, che l'arbitro deve valutare sulla base del fatto che il movimento del braccio sia congruo a quello del corpo (discorso diverso per i falli di mano in barriera, per cui vale il principio di aumentare il volume del corpo con braccia/mani). Tradotto, un giocatore con le braccia bene o male coordina i movimenti e gestisce l'equilibrio, e non può certo tagliarsele per fare un favore "al gioco". Altra discriminante è la distanza tra giocatore che commette il fallo e giocatore che ha giocato la palla (perchè chiaramente a una minore distanza è più difficile evitare ogni contatto).

Quindi di fronte a un peso (un giocatore tocca la palla con una mano/braccio in area), abbiamo una varietà di misure, legate a quello che l'arbitro vede e/o pensa. Questo porta spesso a dei risvolti inspiegabili, con rigori (perchè al fallo di mano in area consegue la massima punizione, con ammonizione o espulsione del giocatore che commette il fallo, mica noccioline) concessi o meno che avrebbero del comico se non ci fossero di mezzo tifo, campionati nazionali o simili e soprattutto milioni di euro. Anche dallo stesso arbitro, vedi Rosetti (miglior arbitro italiano e fra i migliori al mondo), che in Bari-Inter vede un rigore nel "mani" di Samuel che in scivolata intercetta con la mano un tiro ravvicinato di Meggiorini e in Napoli-Inter giudica al contrario non falloso un intervento di mano di Aronica nettamente irregolare.

Finchè non ci saranno delle regole univoche questa storia
non cambierà mai.

10 feb 2010

Questione di ruolo

La stagione 2009/2010 del Manchester United potrebbe avere un titolo preciso: Quando Wayne Rooney si ricordò il suo ruolo.

Ma torniamo indietro nel tempo un attimo. Il ragazzo di Liverpool esordisce in Premier League nel 2002/2003, con la maglia dell'Everton. Il suo primo gol permette alla squadra di vincere contro un Arsenal imbattuto da 30 partite. Diventa così il più giovane marcatore della storia della Premier League, un talento precoce sulla bocca di tutti.

Due anni dopo passa al Manchester United, e qui comincia la nostra analisi. Wayne arriva alla corte di Sir Alex Ferguson in un contesto ben preciso. Squadra da ricostruire, con molti giovani e poche certezze. Ci vorranno due stagioni per completare l'evoluzione, e il motore principale sarà un fuoriclasse assoluto come Cristiano Ronaldo. Attorno e insieme a lui Ferguson costruisce un contesto tattico con due caratteristiche principali: corsa e organizzazione. A tutti è chiesto sacrificio, nessuno si risparmia come applicazione tattica. E proprio Rooney svolge un ruolo straordinario e sorprendente. Il più grande talento del calcio inglese (capace di mettere a referto una tripletta nella sua prima partita di Champiosns League), una punta con grande classe e tecnica, si cala perfettamente nella parte della bestia da soma. Corre più di un mediano, copre tutto il campo, si mette completamente al servizio di tutti, e di Cristiano in particolare. Ovviamente la stoffa è pregiatissima, e malgrado lo sfiancante lavoro senza palla non mancano gol e grandi giocate, ma il potenziale è decisamente imbrigliato.

Arriviamo così alla stagione in corso, col portoghese di Madeira ceduto al Real Madrid. Rooney, a 25 anni, si trova improvvisamente a ricoprire la parte per cui è stato destinato: stella della squadra, e soprattutto finalmente il suo ruolo. Non più maratoneta infaticabile, ma vero punto di riferimento dell'attacco. E i risultati a oggi dicono che il destino si sta compiendo. 21 gol (contro un precedente record di 16) in 24 partite di Premier League, unite al solito preziosissimo lavoro per la squadra. Un salto di qualità nel gioco immediatamente percepibile.

Da parte sua, il ragazzo ha ringraziato Fabio Capello, che in nazionale gli ha consigliato dove (cioè vicino all'area di rigore avversaria) e come giocare per rendere al meglio. Ma non credeteci troppo, tutto era già dentro di lui. Dovevano solo lasciarlo libero di giocare.

07 feb 2010

Paese che vai, usanza che trovi

Chiunque segua il calcio anche solo indirettamente tramite il gossip ha sentito del caso di John Terry. Gli inglesi col loro tipico giornalismo hanno fatto (anche giustamente) esplodere lo scandalo, per poi dare sfogo a tutto il loro moralismo bigotto chiedendo uno scalpo, un segno tangibile per poter additare e colpevolizzare il giocatore. Tra i due fuochi Fabio Capello, ct della nazionale inglese, che si è ritrovato il suo capitano, uno degli uomini simbolo e leader nel mezzo di una gran bella tempesta. Don Fabio era nella classica posizione in cui si sbaglia qualunque scelta si prenda. Chiaramente non poteva lavarsene le mani come fatto da Carlo Ancelotti, che ha lasciato la fascia di capitano del Chelsea proprio a lui sottolineando come sul calciatore e sul professionista si possano solo fare elogi, e ricevedo in cambio un gol decisivo per la sua squadra.

Per Capello lasciare la fascia di capitano a JT avrebbe significato il linciaggio mediatico per entrambi, perchè in certi momenti ci si ricorda che la nazionale rappresenta il gorioso regno d'Inghilterra. In compenso appena nominato nuovo capitano Rio Ferdinand, colonna del Manchester United e della nazionale inglese da anni,sono fioccate critiche ed è partita la caccia a tutte le "inadempienze professionali" del giocatore. Gogna mediatica anche per lui, e il fatto che fosse già prima il vice di Terry se lo sono scordato tutti...

Tutto questo ha suscitato in me un curioso parallelismo con l'Italia, la nazionale italiana e il suo capitano. Fabio Cannavaro nel corso degli anni è stato al centro di una serie di vicende quantomeno poco carine. E' negli occhi di tutti coloro i quali seguono il calcio il video amatoriale girato ai tempi del Parma in cui un divertito e scherzoso Cannavaro si spara un'iniezione di una sostanza non chiara nè chiarita. Così come sono a disposizione di tutti le intercettazioni in cui diceva chiaramente di fingere di star male e giocare al di sotto delle sue possibilità (con la regia di Moggi) pur di essere ceduto alla Juventus. Fresca è la recente positività a un controllo antidoping dovuta a del cortisone senza documentazione medica di prescrizione o uso. Per finire con la villa abusiva in zona Napoli. In Italia non solo di queste cose si è appena parlato, e per il giocatore non hanno avuto la minima ripercussione.

Andare a letto con la moglie del migliore amico è di sicuro umanamente deprecabile, ma sportivamente irrilevante. Terry è sempre stato un ottimo professionista. Sulla correttezza sportiva di Cannavaro abbamo degli elementi per nutrire almeno parecchi dubbi, e a mio avviso questo è un motivo ben più valido per mettere in discussione una fascia da capitano della nazionale di calcio.

Ma si sa, paese che vai...