31 gen 2010

Mattia Destro

Anche chi non segue la primavera, ha avuto modo di notare un giovane (data di nascita 20 Marzo 1991) attaccante nella rosa dell'Inter durante il ritiro estivo per preparare la stagione 2009/2010 negli Stati Uniti. Mourinho, uno che crede fortemente nella sinergia tra primavera e prima squadra, portò insieme ai "grandi" alcuni ragazzi per premiare impegno e talento e farli confrontare coi metodi di allenamento e col livello di intensità di campioni affermati. Tra questi, l'unico attaccante era appunto il ragazzo di Ascoli Piceno, che indicò come suo idolo Zlatan Ibrahimovic. E in effetti nel corso della sua precedente stagione in primavera qualche paragone era scattato.

Figlio d'arte e talento affermatosi nelle diverse nazionali giovanili, Mattia Destro è una prima punta con tanta, tanta tecnica, classe e una certa propensione alla giocata spettacolare (e spesso anche difficile). Qualche gol, spesso gemme assolute, giocate sopraffine, ma anche l'impressione di aver ancora tanto in cui crescere, soprattutto a livello fisico. L'impatto con la prima squadra ha confermato questa impressione, e si è deciso di far rimanere Mattia in primavera anche nella stagione 2009/2010. Subito il ragazzo ha dimostrato di aver capito il discorso: crescita fisica (ancora in corso), ma anche tattica visto che ha imparato a giocare punta centrale nel 4-3-3, crescendo sia nel tener palla spalle alla porta che nell'attaccare la profondità. Adesso usa meglio il fisico e il miglioramento principale a livello di forza si vede nei colpi d testa, diventati un'arma micidiale. Usa ancora un pò troppo solo il destro, ma il piede è educatissimo e unisce potenza e precisione anche nell'assist e nel dribbling stretto.

Un anno di primavera gli era necessario per fare esperienza e maturare soprattutto a livello di continuità e di fisico. Quest'anno ha compiuto notevoli progressi (anche in termini di gol segnati, all'inter e in nazionale), e adesso lo aspettiamo al Viareggio. L'attacco dell'Inter è di sicuro molto folto, ma si sa che Mourinho ha un occhio di riguardo per il talento.

25 gen 2010

Un vero colpo

Il 4 Gennaio scorso Goran Pandev ha firmato ufficialmente il suo nuovo contratto con mamma (perchè società che l'ha portato nel calcio che conta da giovanissimo) Inter. Il suo acquisto è passato in sordina, come una cosa qualunque, e anche attualmente non si parla granchè del giocatore macedone.

Sarà che non è glamour, non ha ex-fidanzate che impazzano in tv, non è un profeta del calcio samba dell'amore, non è stato scelto da Armani per le sue nuove pubblicità. Ma il ragazzo classe 1983 è, tanto per dirne una, il miglior marcatore straniero della storia della Lazio con 64 gol (settimo marcatore assoluto). Vanta 5 gol in 7 presenze in Champions League, di cui 3 al Real Madrid. In Italia è sempre stato un fattore determinante per la sua squadra. Eppure nessuno ne parla, nessuno lo nota. Neppure quando in nemmeno un mese è già stato ampiamente decisivo per la sua nuova squadra (che dovrebbe godere di ampia copertura mediatica, a occhio e croce).

Arrivato a costo zero, è andato in gol nella prima partita col Chievo (anche se inutilmente), ha servito l'assist del 4-3 contro il Siena, ha segnato e si è procurato il rigore nel 2-2 esterno a Bari e infine nel derby contro il Milan gol (su punizione, primo in assoluto in carriera), assist e palo. Tutto questo, dopo 8 mesi di inattività sportiva, nazionale a parte. Forse qualcuno che osserva il nostro campionato è terribilmente disattento.

22 gen 2010

Superclasico: sorride il River!

Sono i Millonarios ad imporsi per 3-1 sui rivali di sempre nel primo Superclasico del 2010, valido per la Copa Desafio, tradizionale sfida dell'estate argentina. Il trionfo dei ragazzi di Astrada costa la panchina al Coco Basile.

Si sa, quando a scendere sullo stesso terreno di gioco sono Boca Juniors e River Plate il termine "amichevole" assume sempre un valore relativo e allora, improvvisamente, una partita giocata in piena preparazione che per qualsiasi squadra sarebbe una buona occasione per verificare lo stato di forma, per provare nuove soluzioni e nuovi schemi, diventa un incontro cruciale in grado di influenzare anche un'intera stagione. E' un Superclasico, la sfida più bella del Mondo, e anche se non ha come teatro la Bombonera o il Monumental tutti ci vogliono essere e soprattutto nessuno vuole perdere.


Entrambe le compagini arrivano all'incontro con molti punti interrogativi e ben poche conferme. Le pesanti sconfitte contro San Lorenzo ed Estudiantes hanno riportato aria di tempesta in casa Xeneizes e Basile, nonostante l'inizio d'anno all'insegna della fiducia e dell'ottimismo, è più che consapevole della reale posta in palio e del possibile rischio esonero in caso di disfatta. L'unica vera nota positiva arriva ad inizio settimana: Juan Roman Riquelme è arruolabile e pronto per scendere in campo dal primo minuto. Un recupero fondamentale per l'economia del gioco azul y oro, raramente apparso così lento, prevedibile ed in difficoltà nella circolazione palla.

Sul fronte Millonario la situazione non è molto migliore, ma comunque differente. Nonostante le sconfitte contro Racing e Independiente Astrada ha avuto ulteriore tempo a disposizione per lavorare tatticamente e psicologicamente su un gruppo rinforzato nella sessione di mercato dagli arrivi del centrale difensivo Ferrero (indisponibile per il primo Superclasico), del terzino sinistro dell'Estudiantes Juan Manuel Diaz e del giovane paraguayano Rodrigo Rojas. La sensazione è quella di essere al cospetto di una squadra in crescita e con buoni margini di miglioramento. Le notizie negative arrivano tuttavia dalle colonne Ortega e Gallardo, entrambi fermati dallo staff medico in via precauzionale e costretti ad assistere da casa, così come Battaglia fra le file xeneizes.

Le squadre si presentano così in campo con molti titolari accompagnati da qualche giovane talento pronto al battesimo del fuoco e, non a caso, sono proprio i sostituti dei due idoli riverplatensi a mettere a ferro e fuoco la difesa del Boca Juniors: Daniel Villalva e Rogelio Funes Mori, trentacinque anni in due, entrambi all'esordio da titolari in un Superclasico, un gol a testa e tante belle giocate che hanno mandato in visibilio i tifosi e fatto gongolare Leo Astrada. Una coppia assortita alla perfezione, in grado di abbinare il lavoro sporco spalle alla porta, l'intelligenza nelle sponde e il senso del gol di Funes Mori all'imprevedibilità, al dribbling e alla velocità del Keko, letteralmente inarrestabile, con la difesa Xeneizes mai capace di prendergli le misure e costretta al fallo sistematico.

Prima di loro sono arrivati però il vantaggio a freddo firmato dopo soli tre minuti da Rodrigo Rojas, abile a sfruttare lo spazio lasciatogli fra le linee e ad insaccare alle spalle di un non certo irresistibile Abbondanzieri, e l'immancabile rete del pareggio dell'eterno Martin Palermo, fenomenale nel girare in rete un perfetto calcio da fermo di Riquelme. E' proprio il Mudo, assieme al sempre più interessante Gaitan, l'unico a salvarsi fra le fila del Boca Juniors, a cercare di costruire qualcosa, a non buttare mai palla e a rimanere sempre in partita. Troppo poco per gli uomini di Basile, incapaci di contrastare efficacemente un River attento, ordinato, compatto ed insolitamente preciso in fase difensiva.

Nella prima frazione di gara la superiorità della Banda è a lunghi tratti evidente, ma poco concreta e limitata al controllo della zona nevralgica del campo. Nella ripresa, invece, salgono in cattedra gli attaccanti del River e per Caceres e compagni sono dolori. Scambi stretti e veloci, movimento continuo e solidità in appoggio: guidati dall'encomiabile capitan Almeyda i Millonarios vanno alla carica e il gol è solo questione di tempo. O di errori, come quello imperdonabile commesso da Abbondanzieri, incapace di trattenere il colpo di testa di Funes Mori, partito in leggera posizione di fuorigioco sugli sviluppi di un calcio piazzato di Abelairas, abile poi a ribadire in rete. E' l'episodio che cambia definitivamente la partita, esponendo un Boca troppo disordinato difensivamente ed offensivamente ai contrattacchi dei rivali, al contrario veloci e concentrati nel far girare palla.

Dieci minuti dopo il vantaggio dell'attaccante cresciuto negli Stati Uniti arriva il sigillo di Villalva che, smarcatosi grazie ad uno stupendo scambio in velocità con Rojas, porta avanti palla mandando fuori tempo Morel e trafigge il Pato Abbondanzieri, questa volta assolutamente incolpevole. E' un gol strepitoso e meritato per il Keko, joya delle giovanili di Nunez e autentico pupillo di Ariel Ortega. Per lui, di gran lunga il migliore in campo, anche un palo e tante belle giocate in velocità che gli sono valse gli elogi del tecnico Astrada e i complimenti del neo-presidente Passarella.

Il resto dell'incontro è pura euforia per i tifosi del River Plate ed un supplizio per gli avversari. Il Boca scompare dal terreno di gioco e soltanto l'imprecisione e la stanchezza di Almeyda e compagni evitano un risultato che poteva essere ben più pesante.

Il primo dei due Superclasico si conclude così con i festeggiamenti del River Plate, che, improvvisamente, si ritrova con il morale alle stelle e un senso di fiducia nei propri mezzi ormai insolito dalle parti del Monumental. Tutti i reparti hanno lanciato segnali positivi al tecnico Astrada, vero artefice dell'impensabile evoluzione della squadra, e anche i nuovi acquisti lasciano ben sperare. Diaz è riuscito, per quanto possibile, a limitare Gaitan ed è stato autore di una prova di grande solidità e sacrificio, mentre Rojas ha confermato quanto di buono fatto intravedere contro l'Independiente, con un'altra ottima partita fatta di qualità, sostanza e tanto dinamismo.

Nell'attesa del tanto agognato centravanti, Astrada dovrà essere bravo a mantenere alto il morale e al contempo far rimanere tutti con i piedi per terra, perchè la squadra è ancora troppo vulnerabile dal punto di vista psicologico e il Superclasico di domenica potrebbe già rimescolare le carte in tavola. L'impressione è che questo River abbia un buon presente e tutto il materiale umano per costruire le basi di un futuro ben distante dai tempi bui della gestione Aguilar.

Sul fronte Boca, invece, la partita contro gli eterni rivali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Basile ha evitato la spada di Damocle dell'esonero presentando lui stesso le dimissioni, consapevole di aver ormai esaurito il credito, nonostante l'appoggio dello spogliatoio e dei suoi leader, come Palermo e Riquelme. Sulla panchina domenica siederà Abel Alves, tecnico della Reserva, e poi verrà presa una decisione. Il nome che passa da una bocca all'altra è quello di sempre: Carlos Bianchi. Ma il diretto interessato ha fatto sapere di non aver intenzione di fare ritorno sulla panchina della Bombonera e di trovarsi benissimo come dirigente del club. Al momento la soluzione più probabile sembra essere quella che prevede Alves tecnico per tutto il Clausura e poi, finalmente, il tanto agognato ritorno del Virrey Bianchi.

Nel frattempo c'è ancora un Superclasico da giocare a Mendoza prima dell'inizio del Torneo di Clausura e, come si è visto, novanta minuti possono cambiare un'intera stagione, possono far ritornare nell'oblio dell'incertezza e dell'insicurezza il River Plate e risvegliare l'orgoglio dei vecchi campioni del Boca oppure dare ulteriori conferme ad Astrada e ai suoi giovani e lasciare cadere nel baratro Palermo e compagni. Alla fine, come sempre, sarà il campo a parlare.

Nicolas Gaitan

La nuova stella emergente di un Boca Juniors alle prese col momento più difficile degli ultimi 10 anni risponde al nome di Nicolas Osvaldo Fabian Gaitan.

Il ragazzo nasce il 23 Febbraio 1988 in Argentina, famiglia povera e tanto calcio in testa. La sua carriera nasce e si sviluppa appunto nella squadra xeneize di Buenos Aires. Impostato da volante davanti alla difesa grazie a un sinistro educatissimo e visione di gioco, crescendo impiega tempo a trovare la sua vera posizione in campo. Presto ci si accorge che da vertice basso non si sfrutta la sua miniera di talento in dribbling, assist e progressione. In prima squadra gioca spesso come interno del rombo, prendendo il posto di Jesus Datolo ceduto in Italia al Napoli. Iniziando a mostrare qualità importanti anche nel calcio dei grandi, scatta il più scontato, e scomodo, dei paragoni, quello con il monumento Juan Roman Riquelme. In origine lo stesso allenatore Basile insistette a lungo su questo parallelismo, snaturando in parte il gioco di Nico, di sicuro rallentandone la crescita.

Oggi a vederlo giocare è impossibile non notare le differenze. Gaitan ha trovato il suo vero ruolo da seconda punta in appoggio al centravanti Martin Palermo. Libero di svariare su tutto il fronte offensivo, puntare la difesa e inventare col suo mancino. Impressionanti la sua capacità di saltare l'uomo,la tecnica, la progressione, la velocità soprattutto nel breve e la capacità di assist. Personalmente apprezzo particolarmente la capacità di proporsi con scambi stretti.Unisce a questo un tiro potente, anche se in carriera ha segnato poco, ma in questo ha molto influito il ruolo che lo trascinava lontano dall'area avversaria.

In prospettiva, un'ottimo esterno d'attacco per il calcio europeo. Anche a livello fisico è valido, 173 cm e una buona struttura muscolare. Deve ancora migliorare nella fase di non possesso, ma una vera crescita si avrà solo col confronto con un calcio tatticamente più evoluto. In questo senso, finora al ragazzo sono state chieste cose semplici relativamente alle capacità: dribbling, assist, puntare la porta, 1-2 stretti. Cose che ha dimostrato essere il suo pane.

Al momento sarebbe un investimento poco oneroso, su un giocatore con un segno particolare: il talento.

20 gen 2010

Top of The Decade: TOP-5 Centrali (Resto del Mondo)

Walter Samuel
El Muro, basterebbe il soprannome per descriverlo. Abilità in marcatura di pochissimi, cattivo e costante sull’uomo, grande fisico e grandissimo senso della posizione. Attualmente nel pieno della maturità.

Lúcio
Il miglior difensore brasiliano della sua generazione. Veloce e con un gran fisico, spettacolare negli anticipi e nelle uscite palla al piede. Ogni tanto svagato, ma difensori col suo carisma ce ne sono pochi.


Rafael Márquez

Il miglior prodotto del calcio messicano visto in Europa. Difensore di grandissimo spessore tecnico e personalità, presenza importante del Barcellona fino alla scorsa stagione.


Martín Demichelis
Difensore argentino nato nel River Plate, cresciuto nel Bayern Monaco. A volte poco concentrato, ma quando è in partita non fa passare niente. Anche per lui grande prestanza fisica, lotta e capacità in copertura. Sfruttato anche come mediano davanti alla difesa.


Iván Cordoba
La cometa, il vicecapitano dell’Inter. Difensore con uno stacco impressionante che gli permette di essere pericoloso in zona gol e veloce come nessuno nel calcio. Spesso grazie a questa dote riesce a sopperire ad errori di posizione, ma in difesa è pur sempre una garanzia. Con la nazionale colombiana ha vinto una storica Copa America nel 2001.



G.B. e G.D.C.

19 gen 2010

Top of The Decade: TOP-10 Centrali (Europa)

Paolo Maldini
Una sola parola: Leggenda. 25 anni nel Milan, 647 presenze in serie A, 902 totali, condite da 7 scudetti e ben 5 Champions League, 126 in Nazionale. Nato terzino sinistro pur essendo destro naturale, rinato centrale. Una costanza impressionante come marchio di fabbrica. Pulizia tecnica, senso della posizione innato, fisico, corettezza, capacità di fare gioco, difesa attenta, costante e insuperabile.


Alessandro Nesta
Esordio in serie A a 17 anni, capitano e bandiera della Lazio prima di passare al Milan. Senza i troppi problemi fisici sarebbe di sicuro stato il top nel ruolo per un decennio. Centrale di fisico, ma tanta tanta classe ed eleganza. Anticipi chirurgici, chiusure pulite, forte di testa, capacità di impostare. Non un caso che abbia vinto tutto, compreso il Mondiale 2006.


Carles Puyol
Capitano e simbolo del Barcellona. Il difensore con più personalità e grinta (garra, per dirla alla spagnola) che possa esistere. Spirito combattivo da vero lottatore, capacità di sacrificio unite ovviamente a straordinarie qualità difensive. Sia nel Barcellona che in nazionale ha giocato in ogni ruolo della difesa. Gli manca da vincere solo il Mondiale.


Rio Ferdinand

Il difensore più pagato della storia, colosso inglese che ha giocato per West Ham, Leeds e Manchester United. Anima rocciosa della difesa dei Red Devils, leadership da campione nel comandare la difesa, insuperabile come fisico e senso della posizione.


Fabio Cannavaro
Per un mese, dal 9 Giugno al 9 Luglio 2006, semplicemente il migliore. Coppa del mondo vinta da capitano, Pallone d’Oro e Fifa World Player. Se l’Italia ha subito due soli gol, grande merito va soprattutto a lui. Difensore fisicamente piccolo, veloce, con un grandisismo senso dell’anticipo e uno stacco da salto in alto.


6.
John Terry
JT, capitano e anima del Chelsea. Personalità strabordante unita a un fisico come pochi, con anche una buona capacità di segnare. Tre volte miglior difensore della Champions League, dal 2005 al 2009 nel FifPro World XI.


7.
Jaap Stam
Il miglior difensore olandese delle ultime generazioni. Fisicamente impressionante, duro e cattivo quanto serve. Potenza unica come elemento caratteristico, anche da terzino destro.


8.
Ricardo Carvalho
Uno dei migliori difensori portoghesi di sempre. Una carriera sbocciata con Mourinho, al Porto prima e al Chelsea poi. Vero regista difensivo, piedi dolci uniti a qualità difensive davvero rare nel suo Paese natale.


9.
Gerard Piqué
Il nuovo che avanza. Vincitore delle ultime due Champions League consecutive, con Manchester United e Barcellona. Piedi da fenomeno, fisico e attenzione difensiva. Cosa chiedere di più a un ragazzo dell’87 che a livello di club ha già vinto tutto?


10.
Lilian Thuram
Collegamento ideale tra anni 90 e 2000. Terzino destro e centrale, colonna della Francia e della Juventus. Dopo aver vinto tutto, ultimo squillo la finale Mondiale 2006, seconda in carriera.



G.B. e G.D.C.

13 gen 2010

Problemi di campo

Qualche settimana fa Andrea Pirlo ha lanciato l'accusa: "I campi in Italia fanno schifo". Posto che la provocazione, messa così, è troppo generalista per essere vera, un problema c'è. Il grave è quanto poco sia considerato.

Per chi segue il campionato italiano, non ci vuole molto a percepire la differenza del manto erboso tra le partite giocate in Italia e quelle internazionali di Champions League. Lì, un campo in condizioni non ottimali è l'eccezione che suscita scalpore. Qui al contrario è un campo in condizioni ottimali a suscitare stupore, e parecchio, anche in piazze importanti come San Siro.

Si vedono spesso intere aree senza zolle, terreno pieno di buche, manto erboso rovinato se non assente, il tutto vissuto come la norma, spesso senza una causa precisa o tentativi di rimediare. Poi si sa che trovare scuse a posteriori è un'arte, quindi inutile anche stare a chiedere i motivi. Oltre agli evidenti danni "visivi" dovuti a un campo così ridotto, c'è da considerare ciò che ha portato un giocatore di qualità come Pirlo a evidenziare il problema. Sul terreno di gioco deve scorrere il pallone (ovviamente, aggiungerei). Più il terreno è irregolare, più è difficile giocare la palla. Questo influisce sulla velocità e sulla qualità del gioco, rendendo difficili passaggi, controlli e fraseggi veloci. Il pane di cui si nutre uno spettatore appassionato del bel gioco, ma anche una squadra che ricerchi una certa qualità nel gioco offensivo. Senza considerare il rischio infortuni per i giocatori.

Il campo da calcio, per quanto sia banale dirlo, è parte fondamentale del gioco stesso. E' la superficie su cui si gioca, averlo in buone condizioni sarebbe bello fosse un requisito fondamentale...

12 gen 2010

Salvio all'Atletico Madrid!

Dopo essere stato indicato come uno dei principali obiettivi dei club di mezza Europa, al termine di una lunga trattiva, manca solo l'ufficialità per il passaggio di Eduardo Salvio all'Atletico Madrid. Il costo del trasferimento si aggira attorno agli 8 milioni di euro e venerdì l'attaccante del Lanus sarà nella capitale spagnola per discutere gli ultimi dettagli e per apporre la firma sul contratto. Passato quasi in sordina, quello dei Colchoneros è sicuramente uno degli acquisti più importanti di questa sessione di mercato, un grandissimo colpo in prospettiva, a cifre più che contenute analizzando il valore ed il potenziale della giovane stella argentina.

Classe 1990, Salvio è considerato uno dei talenti più cristallini del Sud America e probabilmente uno dei migliori giocatori del campionato argentino, dove con Blanco e Sand ha formato nella scorsa stagione un tridente inarrestabile, fatto di fantasia, forza fisica, velocità e gol, che ha candidato così il Lanus come una delle pretendenti più accreditate per la conquista del titolo. Nonostante negli ultimi sei mesi non abbia particolarmente brillato, risentendo del momento non molto positivo della squadra e incappando in qualche problema fisico di troppo, il Toto ha potuto comunque festeggiare le prime presenze nella Seleccion argentina agli ordini del DT Diego Armando Maradona.

Alto poco più di un metro e 70, la joyita del Lanus fa della rapidità, del cambio di passo e dell'imprevedibilità le sue armi principali. Tutte qualità che gli permettono di essere una costante spina nel fianco per qualsiasi difesa e che, abbinate ad un'ottima forza fisica, ne fanno un giocatore polivalente, in grado di giostrare con la stessa facilità su entrambe le fasce o alle spalle di una prima punta. Completo sotto qualsiasi punto di vista, escluso per ovvi motivi il gioco aereo, è in grado di trovare con buona frequenza la via del gol e, allo stesso tempo, di servire assist più che invitanti per i compagni. Un talento più volte paragonato per l'incedere e per il portamento al Pocho Lavezzi, ma che ha dalla sua sicuramente una maggior caratura tecnica ed un margine di crescita nettamente superiore. Dotato di uno spirito di sacrificio invidiabile per un'ala/mezza punta, deve migliorare soltanto sotto il profilo della continuità e nella costruzione della manovra.

Ora non resta che aspettare e vedere come sarà l'ambientamento a Madrid, dove, con Aguero e Forlan, potrebbe formare un tridente tutto sudamericano potenzialmente incontenibile.

11 gen 2010

Pedrito: il grande acquisto del Barça

A cinque mesi dall'inizio della stagione è tempo di tracciare qualche primo bilancio, di scoprire rivelazioni e trovare conferme anche in casa blaugrana. Dopo l'abbuffata di trofei nel finale della scorsa stagione, la squadra di Pep Guardiola ha vinto tutto ciò che rimaneva ancora da vincere -Supercoppa Europea, Supercoppa Spagnola e Mondiale per Club- grazie soprattutto ad un volto inedito, ad un gregario inventatosi improvvisamente l'uomo più decisivo e letale dell'intera rosa. Ovviamente non si sta parlando di Zlatan Ibrahimovic, costato la bellezza di cinquanta milioni di euro più Eto'o e autore di un avvio di stagione comunque positivo, ma di Pedro Rodríguez Ledesma, per i catalani semplicemente "Pedrito". L'ennesimo prodotto di un settore giovanile impressionante ed inimitabile, capace di fornire giocatori alla prima squadra con facilità e costanza disarmanti.

Arrivato stabilmente fra i grandi in punta di piedi, voluto dallo stesso Guardiola che lo aveva già allenato nel Barcellona B, Pedro ha fatto molta fatica ad ambientarsi e ad imporsi, mettendo in mostra ben poco nel corso della passata stagione. Schiacciato dalla pressione dell'essere il vice-Messi, il giovane di Santa Cruz de Tenerife non è stato in grado di ritagliarsi il suo spazio, mancando apparentemente di continuità e personalità. Pochissime apparizioni accompagnate da prestazioni più che mediocri: mai incisivo, mai decisivo.

Tuttavia Guardiola non ha mai messo in discussione la fiducia nei suoi confronti, facendo più volte capire di preferirlo anche al più famoso Bojan Krkic, e Pedrito ha ricambiato con un'evoluzione a dir poco incredibile. Lasciato a maggio come un giocatore qualunque, un normalissimo gregario utile più che altro per non essere costato nulla, il talento delle Isole Canarie si è ripresentato ai nastri di partenza della nuova stagione completamente trasformato, rivelandosi l'arma a sorpresa del Barcellona. Al pari di un sesto uomo del basket, il jolly Pedro ha deciso tutti e tre i trofei contesi dai catalani, diventando così, grazie alle reti contro Athletic Club, Shaktar Donetsk ed Estudiantes, il primo giocatore ad aver segnato in sei competizioni diverse nel corso della stessa stagione. Un record unico e meritato, conquistato con talento e soprattutto abnegazione, ciò che gli ha realmente permesso di migliorare esponenzialmente il suo rendimento e le sue prestazioni.

Dotato di un tasso tecnico sopra alla media tipico dei talenti provenienti dalla Masia e capace di giocare indifferentemente sia sulla corsia di destra che su quella mancina, è ormai considerato a tutti gli effetti il sostituto di Messi ed Henry. Praticamente sempre decisivo quando chiamato in causa, ha evidenziato anche e soprattutto un invidiabile senso del gol, che, unito ad una buona intelligenza tattica e ad un ottimo dribbling, gli permette di creare costanti pericoli quando decide di accentrare il suo raggio d'azione. Sulle ali dell'entusiasmo e di un'autostima in inevitabile crescita, Pedro ha compiuto enormi progressi dal punto di vista della personalità, tanto da tentare sempre più spesso giocate ed azioni raramente banali ed esaltandosi in partite di prim'ordine che in passato difficilmente lo avrebbero visto come protagonista.

L'eccezionale inizio di stagione gli è già valso il rinnovo con il Barcellona fino al 2014, una clausola di rescissione di ben 75 milioni di euro e soprattutto la sempre più attenta supervisione di Vicente Del Bosque, deciso più che mai a portarsi al Mondiale un jolly in grado di scombussolare qualsiasi difesa e qualsiasi tattica, capace di entrare in campo in ogni momento con impeccabile concentrazione e di colpire con freddezza chirurgica. L'esplosione di Pedro è dunque il vero grande colpo dell'estate per i catalani, che, nel giro di due mesi, si sono ritrovati in casa, a costo zero, un giocatore completamente nuovo che va ad arricchire e a completare una rosa già fuori dal comune.

Il prezzo della gloria


ATTENZIONE: IMMAGINI FORTI



"Poverini, sono orribili" è il laconico quanto divertito commento di Alfio Basile nel descrivere gli improponibili tagli di capelli con cui i cinque giovani talenti aggregati alla prima squadra del Boca Juniors sono stati costretti ad inaugurare la preparazione estiva. Una tremendo rituale che quest'anno ha visto come vittime designate, nell'ordine: Erbes, Colazo, Marin, Araujo ed Achucarro.

La domanda che chiunque si sarà giustamente posto è: "Chi è il parrucchiere?". Nonostante l'omertà del Coco Basile, non è servito molto tempo per scoprire i nomi dei nuovi Paul Mitchell: Palermo, Abbondanzieri e Krupoviesa. Dire che i giovani del Boca abbiano in mano, o meglio, in testa, gli estremi per intentare una causa penale è evidentemente un eufemismo e nonostante il Pato abbia risparmiato loro la foto di gruppo, giornalisti e fotografi non hanno esitato ad immortalare queste insolite opere d'arte, che, anche prese singolarmente, rendono bene l'idea. Uno sfregio valido per intentare una causa per nonnismo o una richiesta all'AFA per richiedere la rescissione del contratto, anche se qualcuno, come Colazo, era apperentemente ansioso di sapere come lo avrebbero sistemato.

La tradizione di molte squadre argentine vuole che gli esordienti in Primera vengano rasati a zero, come successo ad esempio a Funes Mori e Pereyra del River Plate, defraudati dei loro capelli dai loro stessi idoli Almeyda ed Ortega, e così è stato anche per i giovani Xeneizes, costretti a sfoggiare i risultati del "nonnismo" dei compagni soltanto per un lunghissimo giorno! L'unica certezza di tutta questa vicenda è che difficilmente Palermo, Krupoviesa e Abbondanzieri avranno un futuro come parrucchieri, a meno che il tutto non sia dovuto ad un intervento di Lucas Viatri, piuttosto esperto nell'impossessarsi furtivamente di forbici e lacca!

10 gen 2010

Lo specialista

Le cosiddette palle inattive sono una situazione tattica fondamentale nel calcio moderno. Anche solo per l'assenza del tempo effettivo di gioco, ricoprono periodi temporalmente estesi di ogni partita, e sono spesso determinanti ai fini del risultato. Molti tabellini includono uno o più gol nati da palle inattive, anche escludendo i calci di rigore. Spesso aiutano a sbloccare partite altrimenti incanalate su sterili pareggi, perchè basta davvero poco per arrivare al gol. Non considerando appunto i rigori, parliamo di calci d'angolo e punizioni, Per tutte queste situazioni, esistono un gran numero di schemi più o meno efficaci e più o meno usati che mirano a portare allo smarcamento di un giocatore in area, che possa ricevere il pallone e recapitarlo alle spalle del malcapitato portiere di turno. E' ovviamente questa la causa di tutti gli appassionati passi di valzer che si vedono ogni domenica in ogni area, tra blocchi, controblocchi e uomini alla caccia del pallone. Determinanti sono ovviamente la stazza fisica, la capacità di salto, ma anche senso del gol e reattività.
Da non sottovalutare è però l'abilità del tiratore dei suddetti piazzati. Con uno specialista, metà del lavoro è fatto e ogni situazione diventa potenziale occasione da gol. Ogni squadra di norma sceglie un tiratore mancino e uno destro in modo da poterli alternare a seconda delle zone del campo da cui deve partire il tiro.

Situazione specifica che merita trattamento a parte sono i calci di punizione diretti, finalizzati al tiro appunto diretto verso la porta. Calci spettacolari che spesso portano a prodezze balistiche.
Per questi, fa una differenza immensa avere uno specialista. Saper tirare, avere un tiro potentissimo e sapere tirare un calcio di punizione sono sport diversi. La gran parte delle punte pure sanno tirare, ma pochissime sono specialisti dei piazzati. Giocatori che possono anche pescare un jolly e segnare un calcio di punizione, ma che di norma non rappresentano un pericolo.
Avere la dinamite nelle gambe aiuta, ma non è sufficiente. Un vero specialista è un valore aggiunto fenomenale, anche se oggigiorno grazie ai moderni palloni è diventato molto più semplice imprimere traiettorie e potenza uniche alla palla. Ma proprio per questo, chi ha questo dono diventa ancora più letale.
Grandi esempi negli ultimi anni sono Alessandro Del Piero, Francesco Totti, Juninho Pernambucano, Sinisa Mihajlovic, Roberto Carlos, David Beckham, Wesley Sneijder.
Pericolosi in ogni situazione, da ogni distanza, causa diretta e indiretta (come le loro punizioni) delle fortune delle loro squadre.

08 gen 2010

Inter: linea giovane

Mourinho, in vista della sfida di sabato sera contro il Siena, prosegue con la linea giovane, aggiungendo ai giovani della Primavera convocati per la gara contro il Chievo anche il rumeno Denis Alibec. Una scelta dettata sicuramente dalla necessità, non estremizzata ai livelli ad esempio dell'Arsenal, ma tuttavia più che significativa.

Donati, Crisetig e Stevanovic mercoledì non hanno trovato spazio, ma hanno comunque avuto la possibilità di respirare l'aria della prima squadra, di capire come e quanto si lavora a certi livelli. Allenarsi al fianco di campioni pluriaffermati è per loro un'occasione unica e un incoraggiamento per proseguire nell'ottimo lavoro che stanno svolgendo agli ordini di Fulvio Pea, nonchè una grande chance per poter magari conquistare qualche importante spezzone di partita.

Approffitando dell'impressionante serie di infortuni e squalifiche, Mourinho sta, finalmente, facendo parlare i fatti, aiutato anche da un mercato in uscita mai apparso così semplice ed efficace. La rosa nerazzurra si sta infatti accorciando e, come è giusto che sia, le soluzioni alternative vengono cercate in casa, sfruttando in questo modo un settore giovanile ricco di giocatori più che interessanti in ottica prima squadra. Sicuramente da qui alla fine della sessione di mercato invernale qualche colpo in entrata verrà concluso, ma in queste prime due partite del 2010 il tecnico di Setubal ha fatto intuire i motivi della sua insistenza nel richiedere una rosa meno affollata.


Nella speranza che questo possa rappresentare un punto di partenza ed una via da seguire più o meno recentemente, ecco l'elenco dei giovani inseriti nella lista dei convocati:

Giulio Donati - 1990
Alen Stevanovic - 1991
Denis Alibec - 1991
Lorenzo Crisetig - 1993

Da sottolineare anche la presenza di Marko Arnautovic (1989), che, a sorpresa, continuerà la sua avventura a Milano per altri sei mesi.

07 gen 2010

Il giovane Leone

Fernando Llorente è un giovane attaccante spagnolo (anzi, per la precisione basco, sono sicuro che lui apprezzerebbe) balzato agli onori della cronaca ai mondiali giovanili Under 20 del 2005 che consacrarono Messi stella assoluta. In quella competizione segnò 5 gol e chiuse vicecapocannoniere, dietro appunto all'argentino di Rosario. Seguono sei mesi nella squadra B e l'esordio in prima squadra.

Oggi è il titolare della casacca numero 9, numero affascinante da sempre legato alla prima punta, il centravanti.
Un tipo di giocatore che si sta perdendo, diluito in una marea di punte atipiche che amano svariare, puntare l'uomo sulla trequarti, servire assist. Giocatori esteticamente molto più belli da vedere, ma atleti decisamente più "delicati", troppo "preziosi" ai loro stessi occhi per rispondere a tono alle intimidazioni fisiche dei difensori.

Proprio Fernando rappresenta l'antico che resta. Fisico imponente (195 cm per 94kg), letale nel gioco aereo, presenza costante in area, radar per i palloni vaganti, gran difesa del pallone. In questo, l'erede diretto di Ismael Urzaiz, monumento dell'Athletic coi suoi 116 gol in 367 presenze, anche lui centravanti tutto potenza. Un giocatore che ha chiaramente bisogno della squadra, di palloni giocabili in area,ma pronto a sporcarsi le mani, lottare fisicamente coi difensori, combattere su ogni pallone vagante, aggiungendo al tutto buona tecnica. Non vengono dal nulla le presenze in nazionale. Per la squadra e con la squadra, senza troppa paura di spettinarsi, concedendo poco all'estetica.

Ma il Leone (come viene chiamato Llorente) si sa, è fatto per lottare.
Non per niente è il Re della foresta.