26 ago 2011

Prospettive e Impressioni di Inizio Stagione - Champions League, Gruppo B

Nel pomeriggio di oggi, come da consuetudine oramai, nel cuore del Principato di Monaco, sono stati sorteggiati i gruppi, per il primo round, che aprirà le danze all'inizio della fase più acclarata della Champions League 2011-2012. L'Inter, anche quest'anno in prima fascia, è stata accoppiata al gruppo B, assieme all'attuale capolista della Russian Premier League, il CSKA Moska, i campioni in carica della Ligue 1, il Lille, e gli ormai -si può dire- ufficiali primatisti della Super Lig 2010-2011, del Trabzonspor.
Cominciamo col dire che l'urna è stata tutto sommato benevola, e decisamente positiva, sopratutto se si pensa ai terzetti che avevan incocciato il nostro cammino, nelle ultime due stagioni, più ferrei e ostici -o comunque poi così rivelatisi, per diverse cause, anche interne. L'accesso alla fase finale, se non vogliamo dire scontato -Schalke 04 insegna-, si preannuncia facile, in virtù dei due posti disponibili, ma d'obbligo per un club come l'Inter parlare con mentalità da comando -con i vantaggi che questo comporta nella competizione-, e anche in quest'ottica la qualificazione si intravede abbordabile e di tranquillo approccio. Il calendario, in questo senso, potrebbe portare qualche insidia nelle prime giornate, ritardando il passaggio ad un termine più lungo del previsto: se all'esordio, in casa, contro la formazione Turca ci si aspetta un'agiata vittoria, non si può dire lo stesso per le due successive trasferte, nella capitale Russa il 27 settembre, e nell'alto nord Francese il 18 ottobre, le partite più pericolose del quadro -a meno di sorprese provenienti da Trebisonda-, ma comunque superabili partendo sempre come favoriti.


Analisi delle tre squadre



CSKA Moska - Il team venuto fuori dal bussoloto della 2a fascia. L'ultimo confronto riporta alla mente la storica stagione del Treble, due agevoli vittorie di misura che consentirono l'ingresso all'epica semifinale col Barcelona; delle quattro è la squadra con più abitudine continentale, e più fresca ai ricordi interisti, visto il già menzionato quarto di finale del 2009/2010 e le due precedenti vittorie -sempre in Champions League- datate 2007, con sulla panchina dell'Inter, Roberto Mancini. Cammino in Europa non benedetto negli ultimi due anni, vista l'eliminazione subita dagli altri futuri Campioni -dell'Europa League-, agli ottavi, qualche mese addietro, un'uscita di scena comunque dignitosa visto l'avversario. Entrata nella più ambita competizione per club attraverso un secondo posto, alle spalle della corazzata di Luciano Spalletti, nella scorsa stagione fanno registrare anche la vittoria nella Kubok Rossii -la Russian Cup-. E' attualmente in testa -come già detto in precedenza- dopo 21 partite, al campionato (+2 sullo Zenit e un +7 sulla terza), imbattuti in trasferta, con miglior attacco e miglior difesa, guidati per il terzo anno da Leonid Slutsky -allenatore che in 9 anni ha scalato verticalmente la gavetta del calcio Russo- che conoscevamo come amante del 4-2-3-1 -dell'ora concorrente coach Toscano-, ha appunto apportato una radicale modifica alla sua idea di gioco, scaturita dall'acquisto dell'attaccante Ivoriano, Seydou Doumbia. L'assetto ora prediletto è più definibile dalle due punte, e quindi ancora più offensivo sotto il profilo dei singoli, questo non cancella, comunque, un'organizzazione e un modello di gioco che alla base rimane sempre lo stesso. Si cambia di partita in partita, a seconda della scelta dei giocatori, di un organico di distinta fattura soprattutto dal centrocampo in su: partito Krasic e ritornato nell'Est Europeo Zoran Tosic ala sinistra Serba che aveva fallito allo United -sta facendo benissimo-; Dzagoev, trequartista, un talento autoctono; i più conosciuti Vagner Love, tornato dopo il prestito, che ha ritrovato la titolarità fissa visto il brutto infortunio all'ariete Necid, il versatile Giapponese Honda, l'infortunato sulla via del recupero Mark Gonzalez e il già citato capocannoniere della lega Doumbia. I principi sono precisi e comunque fedeli: linea di difesa rigorosamente a 4 -da segnalare il fluidificante sinistro '91 Schennikov, infortunato da giugno, stabilmente titolare- due centrocampisti centrali difensivi -un mediano che si occupa prevalentemente della fase difensiva e raramente supporta l'avanzata, e uno che partecipa alle due fasi, e primariamente a quella di non-possesso ma non esclusivamente- che prendono il nome di Semberas, Rahimic, Aldonin e Mamaev (che interpreta la seconda descrizione) e tre giocatori avanzati -e qui il parco è foltissimo, vedere sopra e aggiungere Oliseh, Piliev e Cauna- a supporto della punta centrale -in riferimento alla modifica avvenuta con l'acquisto del due volte Top-Scorer Svizzero, sintetizziamo paragonando il suo lavoro in campo a quello dell'Eto'o Interista, da seconda punta che parte larga- che può avere connotazione da attaccante boa (al già tirato in ballo Necid, indisponibile fino al 2012, aggiungiamo Moussa Maazou).
Menzione speciale per Igor' Akinfeev, dall'età di 7 anni nei Krasno-sinie, capitano e bandiera assoluta, oltre che dai diciotto anni portiere della Nazionale, e per lo stadio Luzniki dove il CSKA gioca le partite internazionali -invece che all'Arena Khimki- fantastico impianto da quasi 80.000 posti tutti coperti con terreno in erba sintetica -non più una novità perentoria-, riconosciuto dall'UEFA con le 5 stelle di valutazione.

Trabzonspor - Primo gettone assoluto nella fase a punti, mai arrivati così lontano in Champions, la squadra del Manager Senol Gunes, era già stata fatta fuori nel 3rd turno di qualificazione -quello che permette l'accesso ai Play-off definitivi- dalle Aquile di Lisbona del Benfica, 2-0 al da Luz, e un 1-1 (in 10 per gran parte del secondo tempo) giocato sul quasi neutro di Istanbul, all'Atatürk Olimpiyat Stadium. Ieri sera doveva affrontare l'Athletic Bilbao, nella partita di ritorno (andata terminata 0-0 nei Paesi Baschi, anche qui in inferiorità numerica, sin dal 7') per l'ingresso alla fase a gruppi di Europa League, invece la squalifica del Fenerbahçe, da parte della Federcalcio Turca -in seguito alla richiesta UEFA-, campione di Turchia, per illecito, ha promosso la seconda, uscita pulita dal 2011 Turkish sports corruption scandal. Secondi, ma solo per differenza reti, arrivati a pari-merito in una Süper Lig da due sole sconfitte, miglior difesa del campionato, e con la stella Burak Yılmaz arrivato nel febbraio 2010, per 1.5M, che alla prima intera stagione giocando da ala/seconda punta realizza 19 reti in 30 partite, piazzandosi secondo dietro il funambolico Alex de Souza nella classifica marcatori.
L'assetto di gioco è un 4-2-3-1 controvertibile a 4-3-3, sulla panchina siede un'autentica leggenda per Trabzon e per il calcio Turco intero. Nato e cresciuto lì, da giocatore (portiere) fa dapprima le giovanili, inizia a giocare per la squadra senior -dopo due anni di maturazione in una squadra minore-, quattordici stagioni, durante il quale vincerà tutto a livello Nazionale, facendo parte del Trabzonspor Efsanesi. Termina la carriera sulle coste del Mar Nero, e inizia quella da tecnico, questo è il suo quarto ritorno ai Bordo-Mavililer -quattro volte secondo, due Turkish Cup e due Supercoppe vinte- era il commissario tecnico nel terzo posto ottenuto al Mondiale 2002 dalla Turchia, nello stesso anno viene riconosciuto dall'UEFA come Coach of the year.
Fra le fila del suo organico, degni di appunto troviamo: il terzino Serkan Balci un jolly difensivo, impiegato basso a destra, a 28 anni veterano del calcio Turco e il sempre titolare marcatore Kaçar; davanti alla difesa staziona il completo duo formato dall'Argentino Gustavo Colman -centrocampista completo e più incaricato della regia- e l'ex-Siviglia e Totthenam Didier Zokora, comprato ad inizio estate per 5M, non poco per un '80 -addetto al recupero palla che non sfigura col pallone tra i piedi, uno di eccellente valore per la lega in questione-; in avanti oltre ad Yilmaz (che sarà squalificato per la prima partita contro l'Inter), un altro nuovo arrivato dalla florida sessione di mercato estiva, Paulo Henrique giovane dotato -del '89- preso per 4M dopo una grande stagione al Westerlo dov'era in prestito, il 10 Mierzejewski player of the year della massima serie Polacca, che vanta anche il record d'esser il giocatore più pagato nella storia della medesima divisione -5.25M il prezzo-, anch'egli sarà squalificato per il match del 14 Settembre, dagli svincolati -dopo esser retrocesso col E.Francoforte- è stato pescato Halil Altintop che nonostante le sue notevoli presenze in dieci anni di Bundesliga, e altrettante con la maglia della nazionale, non è certo di un posto fisso, stesso discorso per Alanzinho, trequartista Brasiliano da due anni e mezzo al Trabz, prelevato dallo Stabaek dopo una non indifferente operazione da più o meno 4M.
Lo stadio di casa è l'Avni Aker Cehennemi, in erba naturale, con capacità massima intorno ai 24.000 posti (arrivata fino ai 28.000), non è però escluso un dislocamento nella capitale Istanbul, come accaduto col Benfica, o come doveva avvenire con l'Athletic -nel primo caso nel già quotato Olimpiyat Stadi Otoparki, del SK Istanbul, e nel secondo alla Turk Telekom Arena, tana del Galatasaray-.
Oltre il 100esimo coefficiente UEFA, comunque non di certo una squadra materasso, fra le più competitive delle sette pescabili in 4a Fascia, forse la migliore -con occhio da scrutatore e non tifoso- dopo il Borussia Dortmund, potrà giocarsela, sopratutto in direzione di un'idoneità in Europa League che verrebbe altresì accolta in modo giubilante.



In corso..

24 ago 2011

Adios Samuel

Con le visite mediche a Villa Stuart si chiude la parentesi italiana di Samuel Eto'o, 101 presenze 53 gol e 6 titoli conquistati.

Personalmente sono passato da considerare il suo trasferimento in Daghestan un'eventualità totalmente impossibile a ritenerlo totalmente certo nel giro di mezza giornata.
La storia era già scritta e il quadro chiaro, bisognava solo allinearsi ai tempi decisamente lunghi con cui Eto'o fissa su carta il suo futuro (successo anche nella trattativa tra Barcellona e Inter) e qualche schermaglia sul prezzo tra Inter e Anzhi, ma il risultato era solo uno, il numero 9 in Russia.
Difficile capire le vere motivazioni senza essere nella testa del fenomeno africano, ma cronologicamente la storia ha avuto un suo sviluppo.

Il primo approccio c'è stato prima della Supercoppa Italiana, con offerta monstre al giocatore presa da praticamente tutti come una sparata senza senso, un modo come un altro per farsi pubblicità visto che l'Anzhi ha si i miliardi dell'oligarca Kerimov, ma una visibilità alquanto limitata. Eppure quel contatto ha messo un tarlo nella testa di Eto'o che è andato a parlare con Moratti. C'è chi dice abbia chiesto un adeguamento del contratto vista l'offerta che aveva in mano, magari hanno solo parlato di progetti e prospettive. Di sicuro c'è che Eto'o gioca male la Supercoppa e un'intervista fatta in Camerun prima del ritiro in cui il giocatore parla chiaramente di ultimo contratto della carriera e dell'importanza degli stimoli per andare avanti, pur palesando solo l'Inghilterra come ipotesi di trasferimento. Dopo la partita escono non a caso anche le prime voci di malumori tattici con Gasperini, così quando i russi tornano si capisce che la conclusione può essere una sola. Specie dopo che Moratti e Branca parlano chiaramente di trattativa in corso. Circa due settimane dopo, tutto chiuso.

Così uno dei migliori giocatori al mondo saluta il calcio che conta per trasferirsi nella Russian Premier League. L'Anzhi è una squadra di prospettiva e con ambizioni, ma di fatto nata da pochi mesi. Hanno cercato di migliorare la rosa con buoni giocatori (Jucilei, Diego Tardelli, Dzsudzsák), fatto tornare al calcio Roberto Carlos per avere esperienza (pure troppa) e pubblicità, infine hanno puntato al colpo grosso. Perchè solo con un nome dello spessore di Eto'o potevano sperare di trovare la calamita giusta per altri campioni, tralasciando i contratti multimilionari.
Nel suo contratto triennale Samuel ha implicitamente il compito di scrivere la storia di sicuro del club, forse del calcio russo. E giova in questo senso ricordare che il Cska è arrivato ai quarti di Champions nel 2010. Un obiettivo che può essere stimolante, ma non per un giocatore del suo calibro a 30 anni. Per Roberto Carlos a 38 magari si.

Può darsi che un ragazzo orgoglioso come Eto'o si sia sentito davvero considerato una volta tanto.
Lui che a Barcellona segnava solo grazie a Xavi e Iniesta, che all'Inter era il gregario di Milito a sentire i suoi detrattori, che in Camerun ha sempre diviso l'opinione pubblica.
Lui che in realtà ha vinto tutto ovunque sia andato, nazionale compresa, e viene dalla sua stagione migliore in assoluto (record di gol in Champions e totale in stagione), pur giocando praticamente da solo.
Forse a furia di essere sottovalutato ha finito per perdere la voglia anche lui.
In Russia giocherà sempre bene, anche impegnandosi il minimo, con tanti saluti alle indicazioni tattiche e alle corse senza palla sulla fascia.

Spero per lui che i soldi facciano davvero la felicità.

22 ago 2011

La difesa a 3: un falso problema?

In ottica Inter il tema più caldo in questi giorni, oltre la vicenda Eto'o e quelle relative al calciomercato in entrata, è quello relativo all'assetto tattico che il tecnico di Grugliasco ha predisposto per la nuova Inter. Nel mirino è finita la tanto vituperata difesa a 3. In questo articolo cercheremo di analizzare pregi e difetti di questa impostazione difensiva, già utilizzata con successo da altre compagini del campionato italiano.
Questo tipo di schieramento permette senz'altro una migliore contrapposizione tattica all'avversario. Gli schieramenti che prevedono la difesa a 3 sono spesso molto camaleontici e spesso serve una sola variazione (caratteristiche dei giocatori permettendo) per cambiare completamente la dinamica della squadra offensiva e difensiva.

Nella fattispecie è importante il movimento dei due esterni di centrocampo. Si può decidere di abbassare un solo esterno in modo che, con uno scivolamento della difesa sul lato opposto, si possa passare a 4 in fase difensiva. Oppure si può chiedere ad entrambi gli esterni di fare tutta la fascia in modo da disporsi con uno schieramento a 5.
Qual'è il fattore decisivo in questo caso? L'avversario. La squadra muta il suo aspetto difensivo (e in parte, anche quello offensivo) in base alla squadra avversaria. Nella fattispecie, è importantissimo il concetto di superiorità numerica difensiva. Quindi se, ad esempio, la squadra avversaria attacca con 4 giocatori offensivi, chiederemo ai nostri esterni di scivolare entrambi sulla linea dei difensori. Se, invece, la squadra avversaria attacca con 3 elementi, scenderà un solo esterno in modo da ricomporre la linea a 4 e garantire comunque la superiorità numerica difensiva.

E' un cambiamento concettuale e filosofico importante. Infatti, a dispetto dei numeri, è diventato comune in Europa l'esigenza di avere un centrocampo folto. Ormai è rarissimo vedere le squadre che giocano con 2 punte fisse entrambi sopra la linea del pallone, questo perchè gli allenatori puntano a garantire una superiorità numerica a centrocampo con un folto numero di uomini. E' proprio nella direzione contraria che va la filosofia di Gasperini e quella degli altri tecnici che utilizzano la difesa a 3. Si punta alla superiorità numerica sulle fasce in fase offensiva e ad una copertura razionale degli spazi in fase difensiva in contrapposizione all'avversario. Il concetto di superiorità a metà campo nelle due fasi di gioco è parzialmente eliminato e vi è un maggiore equilibrio di importanza fra tutti i reparti, che devono diventare ed essere intesi come una cosa sola all'interno delle due fasi di gioco, con giocatori pronti a mutare il loro atteggiamento in maniera veloce e a seconda della situazione.

Se si analizza la rosa nerazzurra, i giocatori in difesa e a centrocampo per giocare a 3 ci sono, anche se vi è un solo tipo di scivolamento possibile se si gioca a 4 (quello verso sinistra, con Chivu). In particolare, va notata l'impressionante batteria di fluidificanti e giocatori che si possono ben adattare sull'esterno come Obi.

Il problema emerso dalla fase difensiva in questo precampionato è un altro ed in particolare è lo stesso che era emerso l'anno scorso, è una cosa che va a prescindere dal modulo e dal sistema di gioco. C'è l'assoluta difficoltà nel ricompattarsi: se centrali e fludificanti, pur non essendo infallibili, sono diligenti nel ripiegare (avete mai visto un gol preso per il caratteristico errore della difesa a 3, ovvero il mancato rientro del quinto o quarto dietro?), mancano i giocatori che lo fanno davanti. Mancano giocatori offensivi in grado di interpretare il gioco in maniera moderna, ovvero gli Eto'o e i Pandev del triplete, giocatori di qualità in fase offensiva, ma anche dotati anche di corsa e dedizione per ricompattarsi. A mio parere, specie in alcune gare, ne basterebbe almeno uno, ma l'Inter non dispone di questo giocatore in rosa. L'unico è l'olandesino Castaignos, che però non può garantire continuità di rendimento essendo giovanissimo.

L'altro errore comune è a centrocampo, dove nelle ultime due uscite i vari mediani impiegati hanno faticato nel trovare l'intesa e offrire copertura alla difesa. Un problema più tattico che atletico, secondo me. Spesso infatti nessuno dei due centrali visti in queste ultime partite (da Cambiasso a Stankovic) è riuscito ad effettuare un efficace elastico davanti alla difesa.
Questa situazione andrà sicuramente migliorata in vista delle prossime uscite ufficiali. E' vitale infatti che almeno un centrocampista centrale riesca a fare da perno posizionale quando non si è in possesso di palla.

Come abbiamo visto alcune situazioni possono essere sistemate dal calciomercato, altre con un intenso lavoro tattico. Ma non vi deve essere preclusione ad un sistema di gioco soltanto perchè scarsamente utilizzato. Anche perchè penso che essi siano solo dei numeri scritti su carta, quello che va analizzato è la reale dislocazione all'interno delle due fasi di gioco.

21 ago 2011

Henrique

Henrique Almeida Caixeta Nascentes è una punta classe '91 di proprietà del San Paolo, ennesimo prodotto di un vivaio ricchissimo, pedina fondamentale del Brasile nel vittorioso Mondiale Under 20.

Pallone d'Oro del torneo e Scarpa d'Oro grazie ai 5 gol, il numero 19 ha messo finalmente in mostra le sue interessantissime qualità.
Nel suo club fin'ora ha avuto poco spazio a causa della forte concorrenza dei vari Lucas, Dagoberto, Rivaldo, Marlos, Luis Fabiano, ma nei pochi minuti giocati aveva già mostrato qualità importanti mettendo anche a segno un gol.
La nazionale Under 20 gli ha dato la grande occasione di mettersi in mostra, pur partendo da assoluto outsider rispetto a nomi più conosciuti.
Punta vera, buon fisico, grande tecnica, capacità di proteggere la palla, ma soprattutto di smarcarsi in area per sfruttare gli assist dei compagni. Nel Mondiale ha giocato da esterno, soffrendo un pò nella gestione del pallone, e da prima punta nel tridente, ruolo in cui è stato semplicemente devastante. Manifesto assoluto per capire il giocatore il primo gol segnato contro il Messico su cross di Negueba.

Per chi se lo ricorda, il giocatore ricorda abbastanza il primo Javier Saviola, anche lui vincitore del Mondiale Under 20 nel 2001, Pallone d'Oro e Scarpa d'Oro. Resterà al San Paolo?

20 ago 2011

L'altro Borussia

Le prime tre giornate di Bundesliga hanno rivelato una sorpresa interessante, come più o meno tradizione del campionato tedesco. Proprio per l'andamento ondivago insito della Bundes non c'è da gridare al miracolo, ma da concentrare l'attenzione più che volentieri.

Parliamo del Borussia bianco, con sede a Mönchengladbach, nome che dice poco fuori dalla Germania, ma che in realtà rappresenta il sesto maggiore club tedesco.
La scorsa stagione si sono salvati solo agli spareggi e pure in modo abbastanza sofferto. A maggior ragione colpiscono i primi risultati, con vittoria sul Bayern a Monaco 0-1 e 4-1 sul Wolfsburg di Felix Magath, per un totale di 7 punti nelle prime giornate.
Ripeto, ancora presto per giudizi definitivi, ma particolari interessanti.

Lo svizzero Lucien Favre è l'allenatore dallo scorso Febbraio, quando la squadra era ultima e sembrava già retrocessa. L'ha portata alla salvezza e quest'anno sembra aver posto delle basi importanti. Schiera la formazione con un 4-4-2 molto fluido, pronto a trasformarsi in 4-2-3-1 o 4-1-4-1 grazie a movimenti collettivi e al grande dinamismo di alcuni elementi. Non so se sia una cosa voluta, ma il sistema di gioco ricorda il Borussia giallo, come anche la gran quantità di giovani di talento.

Brilla il portiere Marc-André ter Stegen, addirittura un classe 92 prodotto del vivaio con doti forse uniche. Qualcuno ha detto il nuovo Neuer?
La difesa è il reparto con più esperienza e che rispetto all'anno scorso sembra più migliorato. In particolare Dante è passato da indecoroso telepass a difensore affidabile. Ma dietro agli uomini storici (Dante, Daems, Brouwers) spingono le nuove leve Håvard Nordtveit, nazionale norvegese classe 90 di scuola Arsenal visto anche da mediano contro il Bayern, e Tony Jantschke, terzino destro titolare classe 90 dal vivaio, terzo giocatore più giovane della storia del club a segnare un gol.
A centrocampo si trova Juan Arango a dettare i tempi col suo sinistro, un mediano a cui è affidata la fase difensiva pura (Marx, Nordtveit), il classe '88 Roman Neustädter, giocatore in evoluzione con grande corsa e inserimenti e
Marco Reus. Il vero talento della squadra è in condizioni di forma eccezionali, gioca come esterno su entrambe le fasce con una velocità di corsa impressionante. Gol, inserimenti, gioco di squadra, numeri tecnici, forse una maturazione decisiva per la sua carriera. Dietro di loro altri giovani come Joshua King ('92) in prestito dal Manchester United, Patrick Herrman ('91), Lukas Rupp ('91).
L'attacco è retto dalla capacità di difendere la palla di Mike Hanke, che forma con Igor De Camargo la coppia salvezza della squadra. Dietro di loro Raul Bobadilla è rientrato dal prestito all'Aris Salonicco come un giocatore nuovo. Il talentuoso argentino di scuola River è un giocatore molto particolare classe '87, con fisico da prima punta vera, capacità di tenere palla e giocare spalle alla porta unite a una tecnica e una passione per la giocata tipiche dei fantasisti. Tutto questo insieme a una tendenza preoccupante al sovrappeso (che ora sembra aver perso) ne fa l'erede designato di Cristian el Ogro Fabbiani, con tutto quello che ne può conseguire. In particolare contro il Wolfsburg ha offerto una prova di spessore assoluto, speriamo non si riveli un fuoco di paglia. Altro talento è l'ausraliano Matthew Leckie, classe '91 prelevato dall'A-League, ala destra in patria adattato a punta vera in Germania, molto veloce e abile in contropiede.

Squadra giovane, molto fisica,organizzata e con spunti tecnici notevoli. Dove potrà arrivare?

16 ago 2011

River Plate 2011/2012 - Mercato

Mancano poche ore all'esordio della Banda nel Nacional B, la tanto temuta Serie B argentina che per qualche anno ha accompagnato partite e incubi dei tifosi Millonarios. L'esordio, per rendere il passaggio un po' meno traumatico, è contro il Chacarita, squadra affrontata dal River due anni fa nella massima serie argentina e che nell'ultima stagione ha terminato il campionato soltanto al sedicesimo posto. I Funebreros, ultimamente più famosi per le vicende legate alla loro Barra Brava rispetto a quanto fatto vedere sul terreno di gioco, saranno subito un banco di prova importante per il neo-DT Matias Almeyda, chiamato a sorpresa a gestire un cantiere aperto nella giungla della seconda divisione albiceleste, dove classe e grandi giocatori non sono più importanti e decisivi di garra, personalità e voglia di vincere.

Inutile sottolinearlo per l'ennesima volta, ma l'estate (l'inverno, in Argentina) del River Plate è stata una lenta e agonizzante presa di coscienza di quanto accaduto, con la rabbia del tragico spareggio contro il Belgrano di Cordoba a lasciare presto spazio ad una passività totale che ha accompagnato i tifosi della Banda ai nastri di partenza della nuova stagione, fra calciomercato, presunte riforme del campionato argentino, una Copa America da dimenticare e le immancabili ed inarrestabili prese in giro dei rivali boquensi. Come accennato in precedenza, la scelta di Passarella per il nuovo allenatore è ricaduta sul Pelado Matias Almeyda, fresco di ritiro e ultimo grande idolo del popolo del Monumental. Una decisione, quella del Kaiser, dal tasso di rischio elevatissimo, considerata la difficoltà di un campionato in cui ogni trasferta, ogni partita è giocata alla morte, dove ogni punto dovrà essere sudato e conquistato con la classe, sì, ma anche e soprattutto con unghie e denti. Ad Almeyda queste caratteristiche non mancano, conosce bene la rosa e gode di stima e rispetto da parte di tutti i giocatori, però l'alternativa aveva nome e cognome che dalle parti di Nunez evocano dolci ricordi e sono sinonimo di vittoria: Ramon Angel Diaz. I rapporti difficili fra l'altro Pelado e Passarella, nonostante la volontà dei tifosi, hanno pesato non poco nella scelta del Presidente, ben consapevole della delicatezza della situazione qualora le cose non dovessero andare fin da subito nel verso giusto.

I cambiamenti più importanti, tuttavia, sono avvenuti a livello di rosa, con addii importanti e arrivi inattesi quanto fondamentali. Il River si è mosso sul mercato con decisione e sicurezza, portando al Monumental giocatori di livello assoluto e gregari di grande importanza, forte della liquidità incassata dalle cessioni delle stelle Erik Lamela e Diego Buonanotte. I milioni di Euro provenienti da Roma e Malaga hanno permesso a Passarella di far respirare le casse del club e risanare gran parte dei debiti che hanno bloccato il mercato di inizio anno solare: la sessione che avrebbe con ogni probabilità permesso ai Millonarios di presentarsi ben più attrezzati alla lotta salvezza. Lasciando da parte la dietrologia, la dolorosa partenza di Lamela è stata accompagnata dal contemporaneo quanto sorprendente arrividerci del suo compagno di magie Manuel Lanzini, la Joya, approdato in prestito alla Fluminense per raccogliere l'eredità di Dario Conca. Scelta strana, forse, ma probabilmente intelligente, perchè Manu avrà modo di confrontarsi in un campionato nuovo in grado di risaltare le sue caratteristiche, per ora poco adatte alle battaglie che aspetteranno il River nel Nacional. Oltre ai tre trequartisti, hanno completato la rivoluzione nel tragicomico reparto offensivo del River gli addii di Mariano Pavone (Lanus) e Leandro Caruso (Godoy Cruz).
A centrocampo la partenza più significativa è senza dubbio quella di Walter Acevedo, centrocampista chiave negli schemi di JJ Lopez e spalla fidata del Pelado Almeyda nella mediana dei Millonarios. Il prestito al Banfield permetterà al River di mantenere il controllo del cartellino senza che questo perda eccessivo valore. Altro volante che in questi mesi ha lasciato la Banda è il peruviano Ballon, rientrato a fine prestito all'Universidad San Martin.
Una delle sorprese più clamorose è invece l'addio di Paulo Ferrari, ex-capitano e punto di riferimento sulla corsia destra della Banda. Il Loncho, per il quale ci si attendeva un'esperienza europea o in qualche grande del continente, andrà a rinforzare le fila del Rosario Central, squadra in cui ha mosso i primi passi fra i professionisti e rivale del River nella corsa alla promozione.

Per quanto riguarda gli arrivi a Nunez, i nomi sono essenzialmente due: Fernando Cavenaghi e Alejandro Dominguez. Il Torito, messi da parte i dissapori con Passarella, sarà il nuovo capitano dei Millonarios, l'uomo su cui ricostruire una squadra che aveva nel gol il suo difetto più evidente. 55 reti in 88 presenze vestendo la maglia con la Banda, un cammino europeo non particolarmente esaltante (eccezion fatta per l'avventura al Bordeaux) e tanta voglia di riportare in alto il River Plate: chi meglio di lui? Cavenaghi e il Chori Dominguez, altro giocatore in grado di essere un fattore assoluto a livello sudamericano, hanno voluto a tutti i costi un ritorno a casa per restituire all'amato River il palcoscenico che più gli spetta, trattando di persona con i rispettivi club (Bordeaux e Valencia) il trasferimento a Buenos Aires e mettendosi fin dai primi giorni di mercato agli ordini di Almeyda.
Per rinforzare il reparto arretrato ha fatto ritorno in Argentina il centrale Augustin Alayes, gigante di vetro proveniente dal Colo Colo. Una scommessa del club, dal momento che la sua avventura in Cile è stata caratterizzata da un esordio con goleada subita e da una serie di infortuni in grado di far impallidire anche il povero Abelairas. Il posto di Ferrari sarà invece occupato da Luciano Vella, terzino destro classe '81 ex-Independiente e Newell's Old Boys.
Il centrocampo è invece il reparto che ha registrato il maggior numero di movimenti in entrata, con gli acquisti di Martin Aguirre (ultima stagione all'Olimpo, in prestito dal Godoy Cruz), centrocampista molto interessante grazie soprattutto allo straordinario dinamismo e all'inesauribile intensità di gioco, Carlos Sanchez, esterno destro del Godoy Cruz, e del Maestrico Gonzalez, ventottenne del Gimnasia La Plata messosi in mostra nell'ultima Copa America tra le fila del Venezuela. A questi vanno aggiunti i ritorni di Nicolas Domingo, in prestito al Penarol, e del Lobo Cristian Ledesma, ex-Olympiacos, San Lorenzo e Colon, già al River Plate nella stagione 2004/2005.

Presentato il mercato dei Millonarios, a breve avremo modo di parlarvi delle idee tattiche di Almeyda, del contesto in cui i nuovi acquisti verranno inseriti e soprattutto dei numerosi giovani con cui dovranno contendersi il posto, perchè nonostante la retrocessione il vivaio del River Plate rimane uno dei più floridi a livello continentale e mondiale.

Prospettive e Impressioni di Inizio Stagione - Il Centrocampo

Con l'avvento di Gian Piero Gasperini e del suo credo-tattico, l'Inter di questa stagione vedrà diverse atipicità -sporadiche dalle parti di Appiano- sul piano dell'assetto e delle conseguenti funzioni in campo. Il rombo che ha caratterizzato spesso il centrocampo, nelle ultime cinque stagioni, verrà completamente eclissato, scalzato dall'avanzamento dei due fluidificanti non più in linea con i difensori centrali -non a livello di movimenti senza palla, ma esclusivamente di posizioni iniziali- e da un centrocampo più abile nel possesso e nel palleggio piuttosto che nella fisicità e nelle chiusure difensive -delegate principalmente ai 3 copritori/marcatori, di difesa-.

La forza di offendere dipenderà molto dagli interpreti di fascia, e dai compiti che a essi verranno riservati.
Se si guarda al passato si evince come Gasperini preferisca perlopiù laterali difensivi, capaci di sostenere il reparto arretrato in fase di attacco avversario, scalando e andando a formare un'unica proposizione. Al presente, però, non è auspicabile e verosimile -uno schieramento di questa matrice-, sia per ragioni di organico -dunque di singoli, e di differenza evidente di talento- sia per ragioni di calibro di compagini e di derivanti obiettivi stagionali -l'Inter non è il Genoa le attese e le pressioni non sono equiparabili e il buon Gasperson, questo, lo sa bene.
In Supercoppa, l'indifferibile utilizzo di Zanetti ha circoscritto il campo d'azione su quella fascia, il Capitano ha fatto una partita più prudente e controllata non proponendosi mai sul fondo, ne senza-palla in zona più offensiva, l'utilizzo della corsia di destra è stato quindi striminzito -altro discorso dopo l'ingresso di Faraoni, e nei minuti finali di Castaignos-. Il lato di scorribande e sortite è stato perciò quello di sinistra, con il migliore in campo Obi che ha formato un distinto binario con Alvarez; da qui le considerazioni del modulo impossibile da cifrare come simmetrico, e la prospettica di un futuro d'attacco su una e su entrambe le fasce.
(In ottica non-possesso sarà importante il lavoro dei giocatori sul piano dell'abnegazione e dell'amalgama difensiva, ne avevamo già discusso, negli articoli precedenti).

A livello di organico la squadra sembra ben attrezzata: l'arrivo di Jonathan da ulteriore alternativa e potrà sicuramente dare il suo apporto fin da subito, col recupero dall'infortunio di Nagatomo, la permanenza di uno fra i due '91 -Santon e Faraoni-, l'immortale Zanetti e il punto fermo Maicon, il reparto esterni sembra essere apposto; non è un mistero invece che al centro si attende ancora un valido uomo da turn-over, legato -in chiave mercato- alle cessioni dei già trattati Muntari e Mariga.

Quotazione speciale per
Ricky Álvarez, Philippe Coutinho e Joel Obi, i tre hanno in comune la versatilità nel medio-campo e l'essere tre future risorse di questa Inter, hanno già dimostrato potenziale e la predisposizione per divenire talenti -insomma c'è il giuramento, si aspetta la consacrazione. 

Per il nuovo acquisto Argentino si sente spesso la domanda sul suo ruolo naturale, il manager Gareca lo impiegava a maggioranza sul centro-sinistra, come centrocampista d'attacco polifunzionale, che ha nelle corde naturali il muoversi col pallone; è il più pronto e al momento è facile vedere lui come il più vicino a una maglia da titolare. Con Gasperini maldisposta una copertura da laterale (nel Velez faceva anche questo, ma con carica d'Ala tecnica) propensione -visto l'assetto- per i posti da rifinitore d'avanti.
Per l'appena semifinalista del Mondiale Fifa Under 20, sembra esser arrivato il punto della riconoscenza, dopo la prima stagione di ambientamento, (con 20 presenze) viene identificato, a chi era già noto, come più formato, intendiamoci, falso problema quello della struttura fisica, dell'altezza e del peso, solita retorica; per il '92 Brasiliano si profila e si pronostica un'ottima stagione, quando verrà chiamato in causa anche risultare e dimostrarsi protagonista, sempre considerato un ibrido dal sottoscritto anche per il ragazzo cresciuto nel Vasco da Gama, collocazione da mezzo-attaccante, non un trequartista esplosivo uno perfetto per il filtro e per l'ultimo passaggio, il Mister saprà dargli gli incarichi giusti.
Il già titolare fisso nei Bianco-Verdi d'Africa ha convinto tutti, la fiducia in lui è tanta, e sembra naturalmente tagliato per gli schemi di Gasperini, attitudine massima per il modo di vedere il calcio di quest'ultimo, a 20 anni dirompente, gioca con intensità insistente e brighe di ubicazione inesistenti [...]

15 ago 2011

Chi troppo vuole

Josep Guardiola ha deciso.
Dopo la vittoria del decimo titolo da allenatore in tre anni il suo Barcellona, quello con i primi tre classificati al Pallone d'Oro e otto campioni del mondo in rosa, andava rinforzato. Non con acquisti parsimoniosi e mirati tipo quell'Afellay arrivato a Gennaio,ma coi soliti colpi milionari estivi, che in questo caso rispondono ai nomi di Alexis Sanchez e Cesc Fabregas.
Due acquisti di spessore assoluto. Uno dei migliori talenti emersi nell'ultima Serie A e il talento scappato di casa a sedici anni, cresciuto ed esploso in otto anni di carriera a Londra, vanno a completare una rosa già di suo stellare, ma effettivamente corta.

Il credo di Guardiola in questo senso è sempre stato chiaro. Ci sono i titolari, possibilmente tutti canterani o almeno spagnoli in quanto legati ai primi dalla militanza comune in nazionale, fissi, immutabili e definiti, e le riserve.
Queste si dividono in due categorie: o nuovi ragazzi della sempre fertile cantera, giovani ben contenti di stare in panchina e trovare qualche presenza, o giocatori prelevati dal mercato europeo a seconda dell'uopo, tendenzialmente non dispiaciuti di vincere tutto anche senza giocare granchè. I secondi hanno un destino chiaro. Si devono integrare nel gioco e negli schemi, quindi accettano il ruolo per loro scelto dall'allenatore. Che spesso finisce per essere quello dei tappabuchi di extralusso, vedasi Mascherano reinventato difensore centrale dopo mesi di briciole di partite.

Sia chiaro che Guardiola ha sempre cercato pezzi nuovi per la sua squadra. Che fossero i vari Busquets e Pedro o i neoacquisti Villa, Ibrahimovic, Caceres, Mascherano, Pep ha sempre cercato nuova linfa per una formazione già di suo fortissima. Quindi niente da stupirsi per gli acquisti in se. Ma l'attuale situazione della rosa non c'è mai stata nei precedenti anni.

A centrocampo troviamo Busquets e Xavi titolari inamovibili di una solidità fisica unica e un Iniesta tecnicamente fondamentale, ma ogni tanto alle prese con infortuni di varia gravità. In panchina Mascherano teorico centrocampista ormai centrale difensivo, Seydou Keità, Afellay (arrivato come polivalente, sia centrocampista che ala) e soprattutto Thiago Alcantara. Il neo nazionale maggiore spagnolo, campione d'Europa Under 21, è il nome nuovo esploso nell'ultima stagione, il talento in rampa di lancio. Perfetto vice-Iniesta è un classe 91 con qualità da vendere e voglia di ritagliarsi uno spazio.
Fabregas arriva come alternativa di lusso ai numeri 8 e 6, esattamente come accade nella nazionale roja, dove i giocatori sono gli stessi coi numeri invertiti. In un contesto di turnover decisamente limitato (se si escludono le partite con cambio totale o quasi degli undici titolari prima di importanti appuntamenti di Champions) sulla carta si fatica a trovargli uno spazio, per quanto assurdo possa sembrare. E vederlo al posto di Busquets, da mediano puro a dare equilibrio e fisicità a tutta la squadra, è francamente follia.
In pratica l'ex-capitano dell'Arsenal occupa lo stesso ruolo gerarchico del giovane Alcantara. Il fatto di essere di Barcellona lo salverà dalla tribuna, ma fare la riserva di tre giocatori tutti con oltre quaranta presenze di media all'anno (compreso Iniesta, considerato fragile) non dev'essere facilissimo. Anche perchè è tutto da vedere che certi giocatori accettino di stare in panchina, abituati a giocare sempre.

Spostare in attacco Cesc o Iniesta diventa complicato per l'acquisto di Sanchez, arrivato da quarto nel tridente formato da Villa, Pedro e Messi, anche loro con una media di quaranta/cinquanta partite. Se il 10 non è e non può essere in discussione, il 7 è un giocatore esperto, coi gol nel sangue, tanto talento e un riferimento nella Spagna, mentre il 17 è forse il giocatore più utile di tutto il Barcellona, magnificamente complementare a tutti i titolari.
Alexis diventa un'opzione in più, con tutto da dimostrare e con Afellay a fargli compagnia come riserva in attesa di qualche altro canterano (Gerard Deulofeu, per non fare nomi). Le cessioni di Jeffren e Bojan hanno sicuramente lasciato dello spazio, ma parliamo di vere e proprie briciole rispetto ai titolari veri.

Due galli in più in un pollaio già decisamente rodato e ricco, con tanti nuovi pulcini pronti a crescere. La gestione dello spogliatio sarà decisiva quest'anno come non mai a Barcellona, col rischio di far saltare il banco per aver voluto troppo.

13 ago 2011

L'Arsenal di Wenger - Analisi tattica

Nell'articolo vengono illustrati schemi ed organizzazione tattica dell'Arsenal, prossimo avversario dell'Udinese in Champions League che nel tardo di pomeriggio di ieri ha affrontato il Newcastle United impattando per 0-0. Va detto che la squadra di Wenger è ancora un cantiere, visto che la vicenda Fabregas (oltre a quella Nasri), in procinto di passare al Barcelona, dovrebbe sbloccare tutti i movimenti in entrata, compreso quello relativo alla sostituzione dello spagnolo.

MODULO DI GIOCO E SUA INTERPRETAZIONE
Wenger utilizza un 4141 con mentalità offensiva. In fase offensiva partecipano attivamente quasi tutti i giocatori, a parte i due centrali difensivi e il mediano Song, spesso incaricato di rimanere davanti alla difesa che rimane priva dei due terzini, visto che entrambi spingono costantemente e contemporaneamente.
In fase difensiva rientrano almeno 9 giocatori: rimangono sopra la linea della palla il centravanti Robin Van Persie e spesso l'esterno posizionato sul lato debole (quello nella zona in cui c'è la palla rientra sempre per raddoppiare e collaborare con il terzino sulla sua fascia di competenza). In questo senso, i continui scambi di fascia fra le due ali, con un pò di fortuna, garantiscono anche una corretta ripartizione delle energie.
L'Arsenal ha la volontà di mantenere il pallino di gioco e difficilmente sceglie di cambiare atteggiamento e scendere a compromessi per via del risultato. Tuttavia la squadra ha mostrato nel match di oggi un certo nervosismo, forse anche per via di una condizione atletica ancora non ottimale. Nel secondo tempo infatti, quando la squadra non riusciva a creare occasioni da gol, si è molto allungata e ha perso alcuni dei suoi principi cardine del proprio gioco. In questo senso anche il fatto di avere giocatori molto giovani può essere una discriminante.
Non vi è un giocatore che sposta l'asse di gioco in maniera costante su una fascia, anche perchè Gervinho, giocatore che è al momento è il più imprevedibile per passo e agilità, scambia costantemente la sua posizione con Arshavin.

LINEA DI PRESSING E RADDOPPI DI MARCATURA
Il pressing inizia poco dopo il centrocampo ed è orientato con maggior pressione quando la palla è su linee esterne. La pressione funziona discretamente anche se questo è uno dei principi di gioco che, nel match contro il Newcastle, si è rivelato un pò difettoso con il passare dei minuti.
Raramente l'Arsenal fa un pressing sconsiderato e ultraoffensivo.
L'esterno sul lato forte rientra in maniera molto profonda per aiutare il terzino, mentre, come detto prima, quello sul lato debole rimane in proiezione offensiva.

TIPOLOGIA DI MARCATURA
Wenger applica una marcatura a zona, anche se i 4 difensori applicano il gioco in maniera molto aggressiva, seguendo, qualora ce ne fosse bisogno, il marcatore che esce dalla propria zona. Non è raro quindi veder seguire Vermaelen seguire l'attaccante avversario che viene incontro al centrocampo per ricevere un passaggio.

DIAGONALI E LINEE DI COPERTURA
La difesa utilizza una linea di copertura, con il terzino sul lato forte che sale sul portatore e i restanti 3 difensori qualche metro più bassi, tutti in linea. I 4 difensori si riescono a dare una corretta copertura reciproca e effettuano con precisione le scalature. Come detto qualche riga più su, il centrocampista sul lato debole non dà mai copertura sulla sua fascia riallineandosi con la difesa, ma, anzi, rimane con Van Persie in proiezione offensiva.

ELASTICO E TATTICA DEL FUORIGIOCO
La linea difensiva, pur giocando piuttosto alta, non applica la tattica del fuorigioco con regolarità. Tuttavia, quando la squadra avversaria muove palla in diagonale dall'esterno all'interno, i Gunners salgono di qualche metro. Questa è l'unica occasione in cui viene applicato il fuorigioco.
Viene effettuato costantemente l'elastico difensivo e spesso è Koscielny a staccarsi dietro, mentre Vermalen preferisce sfruttare la sua aggressività per contrastare il centravanti che viene dentro il campo.

MODALITA DI COSTRUZIONE DEL GIOCO E TECNICHE DI RIFINITURA
L'Arsenal effettua una costruzione elaborata mirata a ficcanti giocate sugli esterni. Raramente Koscielny e Vermalen si sono affidati al lancio lungo: quando l'hanno fatto, hanno cercato in profondità Van Persie, Arshavin o Gervinho, sempre sulla corsa. Quando ne ha avuto la possibilità, l'Arsenal ha provato il contropiede manovrato. Nella ripresa, quando si sono allungati i Gunners hanno faticato a proporre gioco elaborato e manovrato come nel primo tempo. Wenger ci dovrà lavorare sopra, migliorando condizione atletica, oltrechè consapevolezza e personalità
Le tecniche di rifinitura sono sembrate poco varie, e in questo senso l'assenza di giocatori come Fabregas e Nasri si fa sentire. L'Arsenal ha costruito gioco e (poche) occasioni solo sulle corsie esterne con Gervinho e Arshavin veloci e aggressivi, anche se poco precisi quando dovevano mettere il pallone nel mezzo. Si è provato di tanto in tanto anche la combinazione centrale, in quelle rare occasioni in cui gli esterni si sono accentrati. Colpisce la totale assenza dei tagli da parte di quest'ultimi: Gervinho e Arshavin cercano ampiezza e profondità, ma raramente si inseriscono internamente per aiutare Ramsey, Van Persie e Rosicky. Anche Sagna e Gibbs sono continui nel proporsi sulle fasce ma pure loro sono sembrati imprecisi nell'ultimo passaggio.

CARATTERISTICHE DELLA FASE OFFENSIVA
I Gunners giocano a 2-3 tocchi, il tecnico Wenger vuole un gioco abbastanza veloce e di buona intensità ma lascia anche buona libertà creativa ai giocatori. Come già detto, i giocatori interpretano il ruolo in modo molto dinamico, apparte il mediano Song che, nella posizione di mediano, si assicura di dare l'equilibrio della squadra. Anche Van Persie, rispetto al passato, gioca molto più centralmente e si allarga poco sugli esterni e difficilmente favorisce gli inserimenti contemporanei di Ramsey e Rosicky. Entrambi i centrocampisti centrali spesso si abbassano a turno per aiutare Song a costruire il gioco. Vermaelen interpreta il ruolo di centrale difensivo in modo molto moderno, partecipando molto all'azione e non disdegnando qualche uscita palla al piede e addirittura le sovrapposizioni sull'esterno. Koscielny invece funge più da centrale difensivo classico.

POSIZIONAMENTO SU CROSS E PALLE INATTIVE
Anche se coinvolge molti uomini nella costruzione dell'azione, quando deve concludere, l'Arsenal, porta pochi giocatori dentro l'area di rigore. Nella rifinitura preferita, che come abbiamo visto prima è quella con il cross, ci sono soltanto due giocatori in area, Van Persie e, a turno, uno dei due interni del centrocampo. L'altro esterno invece attende sempre il pallone largo qualora ne gli attaccanti, ne i difensori, dovessero intercettare palla.
La soluzione preferita su corner è la battuta a rientrare a centro area che genera una serie di movimenti collettivi che liberano il colpo di testa di Koscielny: in particolare è Sagna che parte davanti al portiere nel tentativo di disturbarlo e poi scappa sul primo palo per lasciare strada libera al difensore centrale. In chiave difensiva, i Gunners marcano a zona sia su punizioni laterali che su situazioni di corner, con i due esterni di centrocampo a coprire i due vertici della lunetta dell'area per coprire eventuali conclusioni da fuori. Sulle rimesse dal fondo non è raro vedere il portiere cercare subito la testa di Van Persie.

FASE DI TRANSIZIONE
Nella transizione offensiva l'Arsenal è abile perchè ha un mix di giocatori tecnici e rapidi, che sanno leggere bene le situazioni. La soluzione preferita spesso è l'immediato lancio verso gli esterni, dove i rapidi Gervinho e Arshavin generano sempre occasioni. Non sempre il centrocampo, specie nel secondo tempo, ha accompagnato i 3 giocatori più offensivi: Rosicky e Ramsey hanno faticato a fare le due fasi ed aiutare l'olandese Van Persie in posizione centrale
La transizione negativa è il punto debole dei Gunners: almeno 7 uomini partecipano alla costruzione dell'azione, di conseguenza quando la palla viene persa, visto anche che il pressing è efficace ma non forsennato come quello del Barcelona di Guardiola, sono dolori, specialmente sulle corsie esterne, con Gibbs e Sagna che si collocano molto alti e faticano a rientrare.

COSA DEVE FARE L'UDINESE
La squadra di Guidolin parte ovviamente sfavorita. I bianconeri dovranno giocare con un centrocampo folto mirato a creare superiorità e raddoppi specialmente sulle zone esterne. Non andrà concessa la giocata in profondità per Gervinho e Arshavin (che sono aiutati molto dai terzini), altrimenti saranno dolori. In questo caso andrà fatto un buon pressing ad invito per indirizzare il gioco centralmente e non sugli esterni. Questo non vuol dire che i bianconeri si dovranno solamente difendere: come detto in precedenza, l'Arsenal ha mostrato punti deboli nella transizione negativa, quindi l'Udinese dovrà sfruttare questa situazione puntando su un centrocampo dinamico, con 3-4 giocatori pronti ad attaccare con velocità gli spazi. I friulani potrebbero trovarsi spesso in queste situazioni addirittura in superiorità numerica. In fase offensiva, andrà sfruttato il fatto che sul lato debole la squadra di Wenger gioca con un uomo in meno, quindi bisognerà effettuare dei rapidi cambi di gioco mirati a creare degli uno contro uno fra esterno e terzino. Di Natale può creare molti problema alla difesa dei londinesi visto che giocano con una sola linea di copertura. Anche se Koscielny nella partita visionata è stato veloce e efficace nell'elastico difensivo, l'abilità nei tagli del forte attaccante friulano potrebbe essere decisiva.
Quindi l'Udinese dovrà puntare su 4 fattori: centrocampo folto centralmente con rientri profondi delle ali per raddoppiare con i terzini sui rapidi esterni dell'Arsenal (l'ideale sarebbe un 4141 identico a quello degli avversari); sfruttamento, tramite contropiede manovrati, delle transizioni positive con minimo 2-3 uomini che devono dare supporto alle punte; i tagli di Di Natale fra i due difensori centrali; qualora riuscisse a prendere in mano il match e superare il pressing inglese, lo sfruttamento dei cambi di gioco per andare in 1vs1.
Impresa difficile, ma a nostro parere non impossibile. Certo, servirà anche molta fortuna.

09 ago 2011

Prospettive e Impressioni di Inizio Stagione - Il CalcioMercato, Cessioni

Il termine designato è il 31 Agosto e la certezza è che fino ad allora, per quanto poco presumibili e credibili possano essere, ne sentiremo -purtroppo- ancora molte. Proviamo dunque a fare un resoconto ragionevole e a supporre e concepire i futuri movimenti, che caratterizzeranno le operazioni in entrata e in uscita.

Nodo Sneijder - Il regista Olandese è il classico pezzo forte del mercato, quest'anno è toccato a lui quel tam-tam di voci che si susseguono, le intuizioni, il rapinare l'ultim'ora, e talvolta -oramai sta diventando abitudine- anche tanta immaginazione, da parte dei giornalisti che di prassi dovrebbero limitarsi a riportare e non partorire da loro. Lasciando i giochini mediatici, il grande interesse proverebbe da Manchester, i due grandi club della città lo United e il City, avrebbero sondato e chiesto informazioni -dai due Manager finora solo assolute smentite. Ragionando, per diversi motivi, si trovano molte falle a una possibile conclusione di trattativa. Una trattativa ? Non che una concreta sia mai stata aperta, solo tanto fumo, e un nulla più di fatto. La squadra di Roberto Mancini aspetta da inizio giugno Samir Nasri -anche i tifosi a giudicare dai post sul forum- e l'arrivo del giocatore escluderebbe per ovvie ragioni quello di Wes. Bisogna però dire, che un'ipotesi di cessione a loro -rispetto alla società di Glazer- appare più credibile sia dal punto di vista economico, che tecnico -di trequartisti fra le linee, in casa Ferguson non c'è ricordo, ali, ali, ali con mandato di andare sul fondo o creare scompiglio tagliando verso il centro. All'Old Trafford poi, sborsare la cifra -intrattabile- che porterebbe Sneijder a vestire la maglia rossa pare davvero un impegno critico, al City of Manchester -per quanto il prezzo del Franco-Algerino si aggiri sui 20/25, contando la scadenza 2012- visto il traffico di capitali inaudito, più verosimile. La cifra intrattabile appunto, perchè la nostra dirigenza non ha messo il trequartista fra i cedibili, ma una meritevole offerta verrebbe presa -doverosamente, visto la nuova politica societaria- in considerazione. Parlare di convenienza e ineccepibilità sarebbe sbagliato, giacché l'organico ne uscirebbe fortemente ridimensionato, e dato lo scopo di natura finanziaria, illogico pensare ad un reinvestimento della somma. Al momento, quando si parla di compravendita nel mondo Inter è infattibile esimersi da un discorso Sneijder, è un patrimonio per il nostro club, e il suo futuro -nel bene e nel male- muoverà e inciderà anche il nostro.
Dal canto mio penso risoluto -oltre che una naturale speranza- che alla fine di questa sessione, la maglia nerazzurra numero 10 sarà ancora sulle sue spalle.

I tre + 1 - "[...] Abbiamo solo quattro calciatori da vendere, tre più un ragazzo [...]" Parola del direttore dell'area tecnica Marco Branca, c'è più che da fidarsi. La traduzione di questa codificazione, viene soddisfatta con i nomi di Nelson Rivas, McDonald Mariga, Sulley Muntari e Davide Santon, diversi club che hanno mostrato interesse, ma ancora niente di concluso totalmente. Da qui al termine però è certo che partiranno almeno i primi tre, che hanno consumato il loro credito con l'Inter senza mai convincere, dimostrando di avere il talento adeguato. Discorso diverso invece per il Bambino -che ormai più bambino non è-, il capitano dell'U-21 parte ultimo nelle gerarchie dei laterali di centrocampo, e la sostituzione di Faraoni in Supercoppa, preferito da Gasperini, parla da sé. Il fludificante esploso con Mourinho, ha dimostrato, proprio in quel florido periodo, le sue abilità e il suo potenziale, conquistato tutti e raggiungendo la vetta a 18 anni per poi vivere una fase calante, vuoi per infortuni, vuoi per la scadenza nelle doti difensive -non è un mistero infatti che le attitudini sono prettamente d'attacco, a riprova di ciò i ruoli fatti nelle giovanili. Per lui si profila un prestito, o addirittura con diritto di riscatto, da escludere cessione in definitiva.
Tyson partirà nuovamente per l'Ucraina, questione di giorni, e tornerà al Dnipropetrovsk.
Il Ghanese subito il non-riscatto del Sunderland -dove comunque aveva trovato spazio-, e dopo aver rifiutato un paio di club, attraversa una fase di stallo, destinata a smaltirsi visto che l'Inter conta su di lui per quantizzare, e non rientra nei piani sportivi.
Per l'ex-Parma pare imminente il trasferimento alla Real Sociedad -la scorsa, stagione di assestamento in Liga, dopo la brillante promozione in Segunda Division- le parole dell'agente Federico Pastorello fugano ogni dubbio; per lui si spera di far rientrare i soldi spesi dal precedente acquisto.
Con la nostra maglia hanno tutti vinto parecchio, hanno tutti avuto un loro periodo di gloria, ma le esigenze del calcio non sono molto passionali, a loro buona fortuna, in ogni caso [...]

Altri possibili scenari - Per Emiliano Viviano tutto rimandato al post-infortunio.
Attualmente quotidiani/siti/tv scatenati e bollenti riguardo la fantasticheria che vorrebbe Samuel Eto'o in Russia alla corte del magnate Sulejman Kerimov. Più che una prospettiva pare un'astrazione, ma se ci sarà da prendere in considerazione, di certo, ne parleremo abbondantemente.
Alibec va in direzione Verona, la squadra guidata da Mandorlini -in prestito.
Faraoni sembra aver conquistato la fiducia di Gasperini, e potrebbe ritagliarsi uno spazietto in Prima Squadra.
L'asse Milano-Genova nelle ultime stagioni ha comprovato ragion d'esser definito alleato, non è da tralasciare dunque un possibile accordo su Pandev, in uno dei tanti incontri tra la premiata ditta Branca - Ausilio - Capozucca.

08 ago 2011

Prospettive e Impressioni di Inizio Stagione - Parte Tecnica

La Supercoppa Italiana di Pechino ha sancito l'albore ufficiale della Stagione 2010-2011. Proprio da questo match, che sa tanto di round iniziale, desumiamo e ricaviamo alcune osservazioni che mettiamo in luce in quattro capisaldi. Gian Piero Gasperini ha ampiamente dimostrato che ai sbrigativi numeri, in campo, si sovrappone la Filosofia -partendo dal presupposto che i moduli sono più una trovata mediatica per parlare di calcio superficialmente, in modo raffazzonato, l'organizzazione di gioco è un'altra cosa- soprattutto per uno come lui che ne utilizza e ne preferisce una molta fluente e mutevole, dall'inizio e nello svolgersi della partita.

In fase difensiva c'è ancora da lavorare sulle palle alte tagliate e sui filtranti in verticale -provenienti dalla trequarti, come già era emerso dalle amichevoli pre-season, mettono fuori causa la linea di centrali difensivi e permettono lo stravolgere dell'ordine nella nostra retroguardia; d'altra parte con l'assetto del P.T. la scelta di un pressing non imminente e a tutto campo pareva azzeccata, con il solo Eto'o sopra la linea della palla -in fase di possesso avversaria.

Tutti i giocatori hanno un compito essenziale nella fase di costruzione, visto che il gioco palla a terra è la base, si sottintende dunque quanto sia importante l'inserimento in formazione di ragazzi con buona tecnica, con capacità di passaggio corto senza affanno, anche se i veri e propri funzionari della manovra sono i due centrocampisti centrali -uno più basso come posizione, l'altro più avanzato- e uno dei due rifinitori davanti -che possono avere incarichi e funzioni differenti tra di loro, oltre che posizioni di gioco, e sopratutto non devon per forza essere ali o attaccanti esterni, si evince quindi che non sussiste "un problema Sneijder", che potrà agire perfettamente-.

Il raggio d'azione del singolo è molto ampio e paradossalmente deve essere ordinato oltre che adempiente alla causa, a tutti i giocatori si richiede un flusso di movimento considerevole -fatta eccezione dell'attaccante centrale, e del copritore centrale di difesa, che raramente si allontaneranno dalla loro posizione iniziale- questo implica che tutti contribuiranno alle due fasi sostenendo la trama sia difensiva che offensiva; inutile dire che si richiede molta corsa e un dispendio notevole.

A prescindere da giudizi e modi di vedere positivi o negativi che siano, sarebbe riduttivo e sconsiderato bollare già il valore assoluto della tattica e quindi dell'allenatore in questione; una cosa appare chiara, prima verrà portata a termine l'alchimia di squadra, la metodologia, le convinzioni, la dottrina, meglio gradualmente si svilupperà la conoscenza e meglio sarà per tutti [...]

Argentina: i nuovi protagonisti

Nel weekend è iniziata la stagione 2011/2012 della Primera Division argentina. Orfano del River Plate, il massimo torneo nazionale ha anche perso stelline di primo livello come Erik Lamela, Ricardo Alvarez e Maxi Moralez, oltre allo struggente addio di Martin Palermo e al passaggio in panchina di un altro veterano quale Matias Almeyda. Tuttavia, come ogni anno, il campionato albiceleste sarà in grado di regalare a tutti i suoi appassionati nuovi talenti e nuove stelle, alcuni già conosciuti, altri nascosti nell'ombra e pronti ad esplodere regalando grandi sorprese e magie.
Ecco dunque una lista di giovani talenti che, secondo il nostro modestissimo parere, potranno essere i nuovi protagonisti del campionato argentino.

Ivan Bella (Velez): di fatto il nuovo Ricky Alvarez. Classe '89, mancino elegante capace di giocare in fascia e da trequartista, non arriva al metro e ottata (nota: i siti dicono), ma è più rapido del neo-interista. Esordisce nel 2008, gioca nella nazionale Under 20 ed è protagonista dell'Apertura 2010, finita per il Velez al secondo posto. Poi è esploso Ricardo...

Franco Vazquez (Belgrano): la grande rivelazione della retrocessione del River. Il numero 10 del Belgrano è un classe '89 che unisce fisico e tecnica come pochi in Argentina. Destro potente, molto abile nel difendere palla e sicuro nel giocarla, è esploso nella stagione scorsa portando il Belgrano agli spareggi Promocion con un gol e due assist decisivi contro il Defensa Y Justicia. Ha un passato da preconvocato nella nazionale Under 20 nel 2007 ed è stato a un passo dal Parma un anno fa.

Cristian Chavez (Boca): el Pochi nasce nel 1986 ed esordisce nel Boca nel 2005 ed è stato negli ultimi anni il più credibile vice-Riquelme della squadra xeneize. Tuttavia il meglio lo da come interno di centrocampo, ruolo in cui risulta decisivo per tecnica, capacità tattiche, corsa e tiro dalla distanza. Sarebbe importante anche per la nazionale, ma si è fermato ai pre-convocati per la Copa America in corso.

Nicolas Colazo (Boca): compagno di reparto di Chavez, centrocampista mancino classe '90 che gioca principalmente come interno del rombo. Unisce tecnica, cross e capacità di inserimento e un buon dinamiso. Un centrocampista moderno, non da numeri da circo e youtube.

Sergio Araujo (Boca): classe '92 seguito da tempo dal Barcellona, non è ancora riuscito a ritagliarsi un ruolo importante nel Boca, chiuso dai vari Palermo, Viatri e Mouche. E' una punta completissima e tecnicamente sopraffina, in grado di svariare su tutto il fronte offensivo senza perdere efficacia e pericolosità. Ad ora l'incognita maggiore è a livello mentale, ma ha tutto per poter esplodere e rivelarsi una delle figure del torneo appena iniziato.

Gabriel Hauche (Racing): el Demonio è un giocatore di grande esperienza nella Primera Division malgrado i suoi 25 anni. Seconda punta molto dinamica e tecnica è uno dei giocatori più importanti e carismatici del Racing Avellaneda, ma sta ancora cercando la piena maturità. Che sia arrivato il momento?

Giovanni Moreno (Racing): squisito trequartista colombiano, Gio si presenta ai nastri di partenza pronto a riconquistare a suon di magie la Guardia Imperial e tutto il Cilindro di Avellaneda. Dopo un'Apertura straordinario in cui ha messo a segno cinque reti tra le fila dell'Academia, la sfortunata stella classe '86 ha subito un infortunio ai legamento del ginocchio sinistro che lo ha tenuto ai margini per tutto il resto della stagione. Il nuovo DT Simeone avrà da divertirsi quando avrà a disposizione lui, il Demonio Hauche e Teofilo Gutierrez.

Guido Pizarro (Lanus): centrocampista tuttofare del Lanus, abbina qualità e quantità grazie ad un tasso tecnico di primo livello e ad un fisico invidiabile. Abile nel gestire i tempi di gioco e nell'organizzare la manovra, nell'ultima stagione si è imposto a ottimi livelli. A ventuno anni è pronto per la definitiva consacrazione.

Facundo Ferreyra (Banfield): classe 1991 attualmente impegnato con la Seleccion nel Mondiale U-20 , il Chucky si appresta ad iniziare la stagione con la responsabilità di essere considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori come uno dei talenti più importanti del campionato. Centravanti di grande fisico, abile ed intelligente nel gioco spalle alla porta e al contempo pericolosissimo palla al piede ed in dribbling, vanta già sette reti con la maglia del Banfield, club in cui è esploso nello scorso Clausura, conquistandosi un posto da titolare a suon di reti e ottime prestazioni.

Michael Hoyos (Estudiantes): coetaneo di Ferreyra, il centrocampista dell'Estudiantes nato in California deve riscattare una stagione poco convincente in cui è anche stato vittima di un brutto incidente stradale. Fisico prestante, bagaglio tecnico di tutto rispetto ed estrema duttilità fanno del giovane un prospetto interessantissimo che potrebbe trovare il giusto spazio nel nuovo Pincha di Miguel Angel Russo.

Patricio Rodriguez (Independiente): il Patito non ha scuse, questa deve essere la sua stagione. Dopo qualche anno di luci e ombre, il giovane dell'Independiente è chiamato a riconfermare quanto di ottimo fatto vedere nel Clausura 2011, quando è finalmente riuscito a dare continuità al suo genio calcistico. Trequartista, ala o seconda punta poco importa, se il 10 del Rojo è in giornata diventa incontenibile ed un'autentico spettacolo per gli occhi. Già fortemente cercato da alcuni club europei, ha detto di voler aspettare fino al 2012 prima di prendere in considerazione l'addio al Diablo Rojo.

In collaborazione con G.D.C.

07 ago 2011

Manchester City - Manchester Utd: analisi tattica

MODULO DI GIOCO E INTERPRETAZIONE: Il Manchester United si schiera con uno scolastico 4-4-2, mentre il City con un 4-2-3-1. Il calcio però è molto dinamico e le squadre vanno a dislocarsi diversamente nelle diverse fasi di gioco. Lo Utd nella prima frazione di gioco tiene in posizione sia Anderson che Carrick, gioca con un centravanti (il rapido Welbeck) e una seconda punta come Wayne Rooney. Sulle fasce, Nani e Young si scambiano non le fasce (Young sempre sulla sinistra, Nani sempre sulla destra) ma le funzioni: a volte taglia uno e rimane largo l'altro, a volte succede il contrario. Spesso è proprio Wellbeck a lasciare spazi per l'inserimenti di uno dei due esterni. Lo Utd conta molto sulle sovrapposizioni di Evra mentre Smalling dall'altra parte è molto più guardingo negli inserimenti senza palla: effettuerà un paio di incursioni soltanto quando il francese viene cambiato e viene sostituito Rafael, che, essendo destro, sposta molto l'asse di gioco sulla fascia del giovane inglese. Lo Utd risolve il problema della troppa staticità dei due centrocampisti centrali sostituendo Carrick con il giovane Cleverley che porta maggior dinamismo e creatività.
La struttura del City è molto particolare: i 3 trequartisti di Mancini si stringono molto in fase offensiva lasciando spazio alle percussioni degli esterni. Inoltre, anche Tourè partecipa attivamente alla fase offensiva e Balotelli gioca molto vicino a Dzeko. Milner svolge il ruolo di incursore mentre Silva assume quello di creatore di gioco. L'unico senza particolari compiti offensivi è De Jong che rimane costantemente in copertura. In fase difensiva il Mancio chiede enorme applicazione da parte di tutta la squadra che si chiude a riccio e effettua numerosi raddoppi, lasciando il solo Dzeko davanti.

CONTRAPPOSIZIONE FRA I MODULI: Il City dispone di un uomo in più a centrocampo ma non lo sfrutta granchè poichè la squadra del tecnico ex Inter spesso predilige una manovra che punti alla costruzione immediata. Spesso però vengono sfruttati bene gli inserimenti offensivi, con i difensori dei Red Devils che non sono stati in grado di leggere bene queste situazioni. Lo Utd è stato in grado di creare situazioni di superiorità numerica soprattutto quando metteva in condizione un esterno di portare a termine un taglio fra le linee.

PRESSING E RADDOPPI DI MARCATURA: entrambe le squadre hanno utilizzato un pressing offensivo finalizzato al recupero della palla sulla trequarti avversaria. Tuttavia nel corso della partita hanno mutato il loro assetto. Nella ripresa, infatti, il City è passato ad un pressing difensivo (atteggiamento che non ha pagato molto, a dir la verità) abbassando di conseguenza il baricentro, mentre lo Utd è passato ad un pressing ultraoffensivo finalizzato al recupero immediato della palla. Per almeno 25 minuti del secondo tempo il City è stato in completa balia della pressione della squadra di Ferguson. La squadra di Mancini ha puntato sopratutto a intensificare il pressing in zona esterna, grazie ai raddoppi di marcatura garantiti dalle ali. E' soprattutto lo spagnolo Silva ad essere bravo a raddoppiare costantemente e aumentare l'intensità della pressione sulla fascia preferita dallo Utd (quella di sinistra, con Evra-Young). Lo Utd invece effettua un pressing più centrale mirato a chiudere gli spazi di passaggio ai difensori centrali. Welbeck in questo senso non è certamente uno che si tira indietro, ma è bene dire che tutta la squadra si applica molto in fase di pressing nel tentativo di chiudere tutte le zone.

SISTEMA DI MARCATURA: mentre lo Utd applica un sistema di marcatura a zona integrale. Il City invece applica delle marcature più strette, pur applicando tendenzialmente un sistema a zona. Non è raro notare un difensore centrale seguire un attaccante che ha ripiegato verso il centrocampo per farsi dare palla, nella squadra di Mancini.

DIAGONALI E LINEE DI COPERTURA: il Manchester Utd utilizza la linea di difesa con una sola linea di copertura, mentre il City utilizza due linee di copertura con il centrale difensivo più vicino al terzino che è sulla fascia in cui si trova la palla. La soluzione del Manchester United è rischiosa perchè i due centrali non si danno quasi mai copertura reciproca, ma Ferguson evidentemente crede nelle abilità individuali di Vidic e Ferdinand. La linea difensiva scelta da Mancini invece è quella più comune e il difetto che si porta dietro è quella di concedere maggiori spazi in profondità dovuti al fatto che i due centrali non sono allineati. Va detto che lo Utd appare molto più rapido e sicuro nell'effettuare l'elastico difensivo rispetto al City. Entrambe le squadre non utilizzano la tattica del fuorigioco.

MODALITA' DI COSTRUZIONE DEL GIOCO E TECNICHE DI RIFINITURA: le due squadre si differenziano per le modalità di costruire il gioco, anche per via delle differenze relative alla tipologia di giocatori in campo. Lo Utd predilige una costruzione elaborata, un buon mix di passaggi verticali e orizzontali al fine di sfruttare ampiezza e profondità del campo. Lo Utd gioca il pallone lungo quasi esclusivamente quando cerca la profondità degli esterni. In questo senso una giocata caratteristica è stato il lancio dei terzini per il contromovimento in profondità degli esterni, specie sull'asse Smalling-Nani, sfruttando il fatto che Kolarov fosse spesso mal posizionato.
Il City invece ha preferito una costruzione immediata, per sfruttare l'abilità di Dzeko nel giocare spalle alla porta. La strategia ha ben funzionato nel primo tempo, mentre non ha funzionato nella ripresa quando la squadra si è allungata e abbassata troppo e l'ex Wolfsburg è visibilmente calato.
Le tecniche di rifinitura utilizzate dal Manchester United si sono viste sopratutto nella ripresa: tagli per gli esterni (creati dai movimenti di Welbeck), cross e sovrapposizione (sopratutto con Evra a sinistra) e combinazione (vedi gol lo splendido gol del pareggio che ha coinvolto 4 giocatori). Raramente ci si è affidati al dribbling oppure al gioco di sponda, non essendo presente un giocatore come Dimitar Berbatov, entrato solo nel finale.
Il City ha creato occasioni sopratutto con le sponde di Edin Dzeko e l'immediata giocata verso un esterno o verso James Milner, abilissimo in un paio di occasioni ad inserirsi nella zona fra centrale e terzino, sopratutto dalla parte di Evra, non sempre bravo a leggere queste situazioni. L'altra tecnica di rifinitura maggiormente utilizzata dal City è il cross, che viene utilizzato anche dalla trequarti campo: in queste occasioni il City porta in area, assieme a Dzeko, anche Mario Balotelli.

VELOCITA' E INTENSITA' DI MANOVRA: ci sono stati due Manchester Utd. Quello con una velocità di gioco media ma con un intensità (intesa come rapidità dei movimenti senza palla) troppo bassa della prima frazione di gara e quello della ripresa, veloce e pimpante. In entrambe le occasioni comunque lo Utd non ha perso il suo caratteristico gioco a 2 tocchi. Anche il City ha mantenuto una rapidità simile per tutta la partita mentre è variata l'intensità che è stata di medio livello nel primo tempo (alcune sponde di Dzeko potevano essere sfruttate meglio con una più rapida dislocazione dei tanti incursori) e di basso livello nella ripresa, quando i Citizens faticavano a riprendere i 20 metri di campo che sono stati persi.

DISCIPLINA TATTICA: su questo punto lo Utd non tradisce mai. Può variare il ritmo e l'intensità del match (sempre a proprio piacimento, però) ma la squadra di Ferguson gioca un calcio pulito, coinciso, forse apparantemente semplice, ma sempre coerente, in qualunque direzione vada il match. Il City ha perso proprio per questo: dopo un buon primo tempo, Mancini ha variato l'organizzazione della squadra in campo, o forse semplicemente la squadra ha sbagliato l'approccio, fatto sta che non sembravano la stessa squadra, perdendo completamente distanze nel campo di gioco.

PALLE INATTIVE: troppo difficile analizzare entrambe le squadre senza la possibilità di stoppare l'azione. Per ora si può dire che lo Utd è un autentico spettacolo per la gamma di possibilità che Ferguson ha donato alla propria squadra. Da questo punto di vista è sempre stato ammirabile vedere i Red Devils, ad ogni corner segue uno schema diverso, magari non sempre efficace, ma è davvero difficile per qualsiasi avversario prendere le contromisure. In fase difensiva ho visto lo Utd marcare a zona: sul primo gol, Ferdinand e Vidic faticano a capire chi deve marcare Lescott e regalano il gol del parziale vantaggio.

04 ago 2011

E' il turno di Sabella

Il caos provocato dalla sconcertante idea di rivoluzionare i massimi campionati del calcio argentino ha contribuito a far passare in secondo piano la decisione di assumere come DT della Seleccion Alejandro Sabella, ex-tecnico dell'Estudiantes accostato nei mesi scorsi alle panchine di Cile e River Plate. Durante lo tsunami, rivelatosi alla fine una bolla di sapone o uno dei tanti deliri di mezza estate, che sembrava destinato a complicare ulteriormente un sistema calcistico già famoso in tutto il mondo per la confusione generata fra i profani nottambuli che incappavano in qualche partita tra il famigerato Independiente e il rosarino Newell's Old Boys chiedendosi inevitabilmente "Come funzionano Clausura e Apertura?", "Se il River è quinto, perchè rischia la retrocessione?", "Il promedio e la Promocion?!", "Ma Martin Palermo gioca ancora?" (sigh), ecc., Don Julio Grondona e soci hanno infatti formalizzato l'addio del Checho Batista e scelto il candidato ideale cui affidare la bollente panchina Albiceleste.

Il Pachorra, soprannome di Sabella, è stato in ballottaggio fino all'ultimo con il Tata Martino, fresco fresco di finale di Copa America alla guida del Paraguay. Ecco, la Copa America, il triste epilogo della breve avventura di Batista con la nazionale maggiore: un feeling mai sbocciato e destinato da mesi a terminare inevitabilmente in questo modo. Succedere a Maradona non era facile, per quello che ha sempre rappresentato il Diez in terra argentina e per l'empatia che lo lega ai suoi tifosi. Nonostante un Mondiale ben poco entusiasmante, nonostante lacune tattiche inconcepibili e scelte che definire "tecniche" è già un discreto complimento, il Pibe de Oro è ancora intoccabile e c'è chi ha addirittura proposto un suo ritorno in panchina, evidenziando un discreto umorismo nero. Per Batista non è mai stato facile convivere con questa situazione e, dopo un brillante inizio, le prime difficoltà non hanno faticato ad emergere, corrodendo le deboli certezze che era riuscito a trovare e trascinandolo in un circolo vizioso impossibile da fermare.

Quali sono i principali errori commessi dal Checho? Lasciando in disparte per un breve momento l'aspetto tecnico/tattico, il vero grande sbaglio di Batista è il non aver difeso le proprie idee con tutte le sue forze, l'essersi fatto influenzare dall'opinione pubblica, dai tifosi e dai giocatori stessi. Al contrario del suo illustre predecessore Maradona, che le sue idee retrò le ha difese in ogni conferenza, in ogni intervista, in ogni allenamento e che tuttora, pur smentito sonoramente dal campo, le continua a difendere. Dopo aver schierato in campo un 433 solido, equilibrato ed efficace, con Messi ala destra come nei primi anni di Barcellona, Higuain riferimento centrale e il trio Banega-Mascherano-Cambiasso a garantire geometrie, corsa ed inserimenti, Batista ha ben pensato di smentire mesi di lavoro minando tutte le certezze su cui era costruita la squadra. Messi è inspiegabilmente diventato il suo numero 9, Higuain, il centravanti migliore che l'Argentina abbia avuto negli ultimi anni, si è accomodato in panchina e la confusione ha preso il sopravvento. La Seleccion che aveva tutte le carte in regola per puntare alla vittoria finale è diventata un triste e patetico tentativo di imitare il Barcellona di Pep Guardiola, esibendosi in una parodia della squadra catalana che si è sgretolata alla prima difficoltà.

Ora toccherà a Sabella, allenatore giovane e dalla poca esperienza, ma già vincente e soprattutto convincente a livello nazionale e sudamericano. Menottista convinto, ha portato l'Estudiantes di capitan Veron al vertice del calcio argentino e di quello continentale, raggiungendo l'apice della sua breve carriera con il trionfo in Copa Libertadores del 2009. Votato al bel gioco, ai fraseggi palla a terra e ad una strategia che individua nel possesso palla la chiave della vittoria, Sabella ha già dimostrato di essere un allenatore flessibile e preparato anche dal punto di vista tattico, arrivando a pochi secondi da una storica vittoria nel Mondiale per Club, dopo aver imbrigliato per oltre 90 minuti il Barça dei Messi, Xavi ed Iniesta con un calcio fatto di solidità difensiva, attenzione alle marcature e ripartenze veloci e letali sulle corsie esterne, ben lontano dal suo credo.

Non è facile pronosticare se possa essere l'allenatore giusto per l'Albiceleste, ma, con ogni probabilità, è la scelta migliore per dare vita ad un progetto che preveda di portare aria fresca in una Nazionale che mai come ora necessita di una pesante rivoluzione in vista dei Mondiali brasiliani del 2014. Rivoluzione e progetto, dunque, sperando che il padrino del calcio argentino, Grondona, conceda una volta per tutte l'irrinunciabile stabilità di cui la Seleccion ed il suo DT hanno assoluto bisogno. Soltanto allora si potrà vedere un'Argentina capace di esprimere un calcio piacevole, organizzato e soprattutto vincente.