20 dic 2011

Martedì con Aguante Futbol

Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 4 domande.

1) Il Palermo perde il derby, il tecnico Mangia ha pagato per tutti. Che ne pensate della scelta di Zamparini?

Pile: Nulla di inaspettato, purtroppo. Il calcio italiano è già inflazionato di suo, visto che tutti si sentono tecnici, giocatori, dirigenti o arbitri. Zamparini contribuisci e amplifica questo pazzo sistema italiano.

G.B.: Ha smantellato una buona squadra incassando parecchi milioni, ora cerca disperatamente un capro espiatorio dietro l'altro.

G.D.C.: Zamparini ha i suoi colpi di testa, si sa. E dopo aver profetizzato che Mangia era il suo Guardiola c'erano pochi dubbi su cosa sarebbe successo. Il problema è sempre la squadra coi suoi limiti di rosa, malgrado tutti i soldi incassati in estate.

A.L.: Visto che nel calcio contano solo i freddi numeri, gli esiti finali -sopratutto per un presidente 'traballante' quale è quello del Palermo- mi viene da sottolineare che finora i RosaNero, in 15 partite, avevano conseguito 20 punti. Certo, l'esser l'unica squadra a non aver ancora segnato neppure un goal in trasferta è sintomo di qualche problema, ma comunque i risultati sul campo non erano poi così disastrosi -in rapporto all'organico stagionale del Palermo, contando il cambio di panchina improvviso con Mangia a prendere il posto al 31 Agosto, e il rovente e labile clima che tira da quelle parti-, anzi.
Questa però è una risposta che concerne e si attiene soltanto al rettangolo di gioco, appunto; chissà nella testa di Zamparini cosa passerà, di certo col campo c'entra poco (e abbiamo avuto modo di appurarlo e impararlo nel corso degli ultimi anni, partendo da Guidolin) [..] La conseguenza del ci fa, è il ci è, è questo il problema dei malcapitati tecnici che transitano -mi sembra il verbo più appropriato- per il Barbera.


2) Barcelona campione. Ancora una volta i blaugrana trionfano, ancora una volta nettamente. Tecnicamente la squadra non si discute, un giorno arriverà anche per loro un pò di stanchezza e autocompiacimento?

Pile: Quello che fa davvero paura dei blaugrana è questa incredibile fame e voglia di vincere continua. Sicuramente un giorno finirà questo ciclo di vittorie, anche se al momento sembra un utopia. Dipenderà da Xavi e Iniesta, soprattutto.

G.B.: Concordo con Pile, trovare altri Xavi e Iniesta non sarà facile, ma Thiago Alcantara e soci sembra abbiano già imboccato la strada giusta. A questo punto mi verrebbe da dire che il più difficile da sostituire sia Puyol, perchè al di là delle doti tecniche nessuno nel Barça ha la sua fama e soprattutto il suo carisma.

G.D.C.: Il Barcellona ad oggi è una macchina tale che può solo implodere. Contro una squadra brasiliana poi lasciamo proprio stare. Xavi è il motore mobilissimo di tutta la macchina, finchè non si ferma lui c'è poco da fare per tutti (e per correre può sempre rinunciare alla nazionale).

A.L.: Contromisure tattiche sembrano proprio non arrivare, ed oltre al match perso con l'Inter di Mourinho e quello agguantato nel finale fra le mille polemiche col Chelsea di Hiddink, non c'è spiraglio o crepa in questa formazione e in questa Filosofia di gioco. E' un qualcosa di rivoluzionario nel sistema di organizzare e di costruire calcio, e l'unica apertura, l'unico pertugio antagonistico pare venire proprio da loro stessi.
Solo il Barcelona stesso -o qualche altrettanto squadra di caratura storica e mirabolante, come l'Inter del 2009-2010- può far perdere e cadere questo dominio.


3) Colpo Vargas per il Napoli. In che modo si può inserire nell'attuale Napoli di Mazzarri?

Pile: Penso che Vargas sia un acquisto intelligente. Penso che abbiano in mente una specie di prova di 6 mesi, per poi far si che il cileno sostituisca Lavezzi. I due giocatori sono, infatti, incompatibili.

G.B.: Esborso importante per un giocatore che ha avuto un'ascesa vertiginosa negli ultimi tempi. Vista nell'ottica di una probabile cessione di Lavezzi l'operazione è intelligente: Vargas avrà modo di ambientarsi ad un calcio completamente diverso senza doversi caricare la squadra sulle spalle.

G.D.C.: Acquisto che ha un senso solo nell'ottica della partenza tra sei mesi di qualcuno in attacco. Al momento un extra francamente difficile da collocare nelle gerarchie napoletane per ruolo e necessità di giocare per adattarsi a un calcio nuovo.

A.L.: Non sembra ancora certa la cosa nelle ultime ore, ma proviamo a parlarne in termini definitivi e ufficiali.

Un innesto importante di certo andava fatto in qualche altra zona del campo, Vargas per quanto giovane è uno che al Napoli andrà da subito a scardinare le gerarchie e non per fare il ricambio notevole -modello Pandev. Sembra strano però, che Mazzarri metterà in discussione quel tridente ben marcato e tanto caro-redditizio. In prospettiva il punto di snodo sembra essere la cessione di qualcuno, altrimenti la collocazione nell'ATTUALE rosa sarebbe solo illogica.


4) Impresa Roma a Napoli. Grossa iniezione di fiducia per Luis Enrique. Il suo progetto può funzionare e durare ancora a lungo?

Pile: Per Luis Enrique provo simpatia. L'aggettivo di "rivoluzionario" è più dato dai media che da lui. Lui è una persona che prova a portare la sua idea in un mondo diverso. Non so se riuscirà o meno, ma seguo i suoi risvolti con simpatia e interesse sperando che ne esca qualcosa di buono, anche per il bene del calcio italiano. Per ora è sembrato buono soltanto a tratti, in futuro vedremo.

G.B.: Mi sembra una persona intelligente e coerente. Finora ha fatto intravedere buone cose e per sua fortuna ha incontrato una società che lo difende a spada tratta e ne appoggia qualsiasi scelta. Sarà curioso vedere le mosse della Roma nel mercato di gennaio.

G.D.C.: Ha un progetto e delle idee, che porta avanti imperterrito. Roma è uno degli ambienti più difficili per una cosa simile, sta andando abbastanza bene considerato il tutto. Colpisce per certe scelte (De Rossi difensore, Taddei terzino) e il coraggio di lanciare i giovani. Avrà tempo? Lo lasceranno lavorare? Veramente difficile a dirsi, e un pò di problemi li ha già avuti.

A.L.: La Roma è una formazione il cui potenziale, e quindi i suoi limiti, devono essere ancora circoscritti e inquadrati; la vittoria a Napoli per questo, da me, non era poi così inaspettata. La società ha dimostrato e esplicitato una gran fiducia a Luis Enrique -e questa è una cosa non da poco in senso lato, almeno per il Calcio di oggi- è stato messo nelle condizioni di far bene, e di potersi esprimere senza incandescenti pressioni. La pianificazione societaria fino a questo punto sembra coerente, anche la maggior parte dei giocatori da credito -frutto anche di una rinomata rotazione, tutti vengono chiamati in causa-. La qualità della rosa attuale è distinta, anche se fin troppo oscillante fra alti e bassi. Difficile comunque al momento localizzare e dire dove potranno arrivare -si parla di un progetto a lungo termine, a lunga scadenza-, vedremo di capirlo meglio (uno step che può dire di più, sarà già il mercato di Gennaio).

G.D.C.: Anto ma contavi sul potenziale della Roma o sull'incostanza del Napoli? perchè qualcuno potrebbe anche finalmente dire che la squadra considerata principale candidata allo scudetto è 2 punti dietro all'Inter gravata del peggior avvio di campionato della sua storia

A.L.: Una combinazione fra le due.

16 dic 2011

Marco Davide Faraoni

Marco Davide Faraoni ha un inizio di carriera assolutamente folgorante. Già nel 2008, a 17 anni ancora da compiere, Delio Rossi lo convoca per il ritiro della prima squadra della Lazio. Impressiona subito per personalità e qualità. Tuttavia non arriva l'esordio in A, che sembra soltanto rimandato all'anno dopo, quando il nuovo allenatore biancoceleste, Ballardini, lo conferma nel ritiro estivo facendogli giocare amichevoli prestigiose come quelle contro il Liverpool. Il ragazzo risponde bene, anzi benissimo, sembra pronto. Ma la sfortuna si accanisce su di lui. E' un giorno come gli altri, quando in allenamento il ginocchio fa crac: gli esami strumentali non danno belle notizie, il ginocchio ha fatto crac, Davide dovrà stare fermo almeno 6 mesi.

Questo tipo di infortunio potrebbe abbattere qualsiasi ragazzo. Pure la Lazio sembra non credere molto nel giocatore, tanto è vero che il rapporto fra lui e la società inizia a scricchiolare, visto che quel contratto in scadenza nel 2010 non verrà rinnovato e Davide, grande tifoso laziale, lascerà il club. Comunque, dicevamo: l'infortunio è brutto, il recupero come sempre complicato, ma con grande forza di volontà il ragazzo lavora sodo e si rimette in sesto, rientra a sorpresa per le fasi finali del campionato Primavera e inizia la sua lenta rinascita.

Nell'ultimo scorcio della sua esperienza laziale, Faraoni viene addirittura schierato in mezzo al campo: quasi come dire "ancora non ha la condizione fisica per riprendere a correre sulla fascia, ma uno come lui, almeno a questi livelli, fa la differenza ovunque". La Lazio verrà eliminata in semifinale, ma Davide lascia intravedere ottime qualità anche al rientro dopo un lungo infortunio e in un ruolo non suo.

A fine campionato le voci su una trattativa con l'Inter si intensificano e a Giugno vengono messe le firme: Faraoni abbandona il suo amore, la Lazio, perchè non ha trovato l'accordo per il rinnovo. Passa quindi all'Inter, che batte una folta concorrenza: decisivo Ausilio, che ha anticipato i tempi ed ha preso i contatti con il giocatore quando ancora lavorava in palestra, nel periodo post-operatorio.

La società nerazzurra lo aggrega alla Primavera con la prospettiva di salire in prima squadra già nella prima stagione, ma ben presto la sfortuna si accanisce. Durante un ritiro con l'U19 azzurra in Egitto, Faraoni contrae un virus che lo tiene lontano per ben 3 mesi dai campi di gioco. Inizia un altro calvario, ma ancora una volta "Il Fara" recupera straordinariamente. A Gennaio si riprende immediatamente il posto nella Primavera. Prima terzino, poi spesso esterno alto, addirittura in un attacco a 3, assieme a Dell'Agnello e Alibec. Sembra fuori ruolo, ma il ragazzo si adegua, mette in mostra una corsa e una personalità da grande giocatore, vince un Torneo di Viareggio. Nel finale di stagione, Leonardo lo fa allenare con i grandi, il ragazzo entra in diverse convocazioni, senza tuttavia esordire.

Esordio soltanto rimandato: Faraoni si fa tutto il ritiro 2011-2012 con il nuovo tecnico Gasperini e...il resto è storia recente. L'ex tecnico nerazzurro lo fa esordire in Supercoppa Italiana dopo un ottimo precampionato, poi Ranieri lo fa entrare stabilmente nelle rotazioni come esterno di destra.

Prima centrale, poi terzino, una breve esperienza addirittura da mediano, adesso esterno di centrocampo. Davide ha 20 anni ma ha già girato un sacco di ruoli in carriera. Non è il tipico giocatore che infiamma i tifosi, ma quello apprezzato dagli allenatori per impegno, intelligenza dentro e fuori dal campo, qualità fisiche e mentali, oltrechè la tecnica di base necessaria per giocare in serie A e in una grande squadra come l'Inter.

Perchè puntare su questo ragazzo? La domanda giusta sarebbe "perchè non puntarci?" Soli 20 anni, ma già due gravi infortuni superati brillantemente grazie ad una forza incredibile, un'adattabilità su più ruoli, una personalità straordinaria. Faraoni parte da delle basi fisiche e tecniche interessanti, ma noi ci sentiamo di puntare su di lui sopratutto per la sua straordinaria mentalità, perchè poi è quella che fa la differenza più di altre qualità.
In molti fanno l'esempio di Santon e dicono di andarci cauti: mi sento di tirare in causa anche io l'ex terzino nerazzurro, ma per fare il discorso inverso, per dimostrare come spesso conti la testa e le qualità che ognuno ha dentro di se e che aiutano a battere le difficoltà. Per questo Faraoni non farà la fine di Santon. Poi potrà giocare all'Inter, o in un'altra squadra di Serie A di livello più basso, perchè alla fine contano le qualità naturali. Ma siamo sicuri che queste qualità, lui sì, le sfrutterà al massimo.

15 dic 2011

Giovedì con Aguante Futbol

Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 5 domande.


1) Da 1 a 10: l'utilità del tavolo della pace?

Pile: Non c'erano dubbi sul fallimento di questa operazione. Le basi partono da posizione lontane, lontanissime e ovviamente non sono disposte a venirsi incontro. Ma questo lo si capiva già nelle dichiarazioni mediatiche, non c'era bisogno di fare un "Tavolo della Pace" per capirlo...anche perchè poi, a prescindere da Calciopoli, i veleni fra presidenti, istituzioni e addetti ai lavori fanno parte della storia del nostro calcio, già da prima del 2006.

G.D.C: Operazione demagogica e senza senso, speravo in qualcosa di illuminato nella testa di Petrucci (promotore dell'iniziativa) come extrema ratio. Invano. La verità è che si vuole un passo indietro da Moratti.

G.B: Sono davvero servite quattro ore e trentasei minuti (qualcuno sa i secondi?) per l'ennesima presa di posizione delle due parti?

A.L: Se devo essere sincero, sono totalmente ignorante a riguardo. Potrà sembrare banale, o una frase di circostanza, ma a noi -in questo Blog- piace parlare di Calcio.

2) Nicolas Anelka in Cina per dieci milioni di euro a stagione. Lascia il calcio giocato (non ce ne voglia il mondo asiatico) uno degli attaccanti più controversi degli ultimi anni, capace di stupire e deludere nel giro di pochissimo tempo. Qual è il vostro giudizio sulla carriera del calciatore e sulla scelta professionale ormai molto in voga ultimamente?

G.D.C: Diciamo che Anelka non si è mai fatto problemi a cambiare maglia, il trasferimento in Cina è in linea col personaggio. Per quei soldi figuriamoci. Talento fisico e tecnico forse unico, di sicuro sprecatissimo anche a causa di una testa veramente matta. Carriera a strappi con tanti bassi e pochi picchi sempre quando sembrava senza ritorno, come vertice per me la stagione al Chelsea (quando tutti onestamente lo davano per finito) con Ancelotti, per cui è stato davvero fondamentale come punta e rifinitore.
Sulla scelta professionale poco da dire, mi accontento dell'onestà di chi ammette di farlo per soldi. Perchè ad esempio Juninho Pernambucano giura di voler tornare in Arabia perchè la famiglia si trovava benissimo...

Pile: Come calciatore l'ho sempre ritenuto sopravvalutato, fin da quando era giovane ed era ritenuto una grande promessa. Certo, ha colpi da grandi giocatore, ma non è mai stato sostenuto dalla necessaria continuità grazie ad un carattere decisivamente controverso.
La scelta professionale non la discuto, nel senso che ognuno è libero di fare quello che gli pare: c'è a chi piace prendere più soldi e chi invece fa un discorso più professionale. Come ha detto Giulio, l'importante è ammetterlo.

G.B: Non sono mai stato un suo ammiratore e anche nei suoi anni migliori il suo gioco non mi entusiasmava. Troppo estroso e difficile da capire, ha avuto comunque la forza di risollevarsi e fare una grande stagione al Chelsea, un'annata in cui probabilmente è stato addirittura sottovalutato. La scelta professionale e di vita non può essere discussa, ha quasi 33 anni, non moltissimi, ma è uno di quei giocatori che hanno avuto una carriera lunga ed intensa: esordio a soli 16 anni al PSG, ha giocato per squadre del calibro di Real Madrid, Arsenal, Liverpool, City e Chelsea, prendendosi "discrete" soddisfazioni anche a livello di palmares.

A.L: Uno dei giocatori più altalenati e tecnicamente lunatici dell'ultimo decennio. Bizzarramente -in linea col suo copione- ha toccato l'apice della sua carriera -comunque distinta e di tutto rispetto- al Chelsea, nelle ultime primavere. Farà compagnia allo stimatissimo -fra gli addetti del Blog- Darío Conca, tirandosi dietro una "pensione" mica da ridere. Questione di ideali e di scelte di vita, e se uno predilige, preferisce questo [...] tanti saluti da un tifoso del calcio giocato.

3) Due vittorie consecutive per l'Inter, 5 gol subiti nelle ultime 8 partite per Ranieri. Il testaccino sta facendo il massimo o ci sono margini per migliorare?

G.D.C: Qualche errore di troppo nei cambi, ma di sicuro ha saputo cambiare la rotta della squadra. Da zona salvezza a centro classifica, ma pur sempre un cambiamento. Margini ce ne sono eccome, ma bisogna avere il coraggio di cambiare e iniziare a pensare al futuro.

Pile: Ranieri sta facendo un ottimo lavoro. Sta riuscendo laddove Gasperini aveva fallito. Sta schierando la squadra con razionalità, avendo compreso subito i problemi a metà campo ha rimpinguato il reparto, anche a costo di rinunciare ad attaccare. Non è l'uomo su cui fondare il progetto, ma è un vero "aggiustatutto" adattissimo alla situazione odierna.

G.B: Concordo con entrambi, è la soluzione meno dolorosa e rischiosa per l'immediato. Ha risolto con praticità i problemi principali di questa squadra, ma non lo sceglierei mai per pianificare il futuro... il rischio di ritrovarsi Schelotto in rosa è dietro l'angolo.

A.L: La solidità difensiva riacquisita (vista sopratutto nelle ultime due gare) coincide con il ricongiungimento del duo epico Lucio - Samuel (non per niente i centrali del 2009/2010), e di un equilibrio in fase di non-possesso già ben collaudato -con l'ossatura centrale temprata da Cambiasso e Motta, anche loro protagonisti del Treble. Il margine c'è, senza dubbio; non è una vittoria di misura a Genova l'espressione del potenziale massimo di questa squadra, il fine ultimo -per quanto in questi mesi si sia svalutata agli occhi dei più, e il valore assoluto crollato nelle gerarchie virtuali degli appassionati. Gli infortuni -e l'avversità che li accompagna fino alla porta di Appiano-, nelle ultimi due stagioni sono stati il problema principale e per lunghi tratti impediente (nel periodo di Benitez imprescindibile, non si poteva fare un discorso Inter senza tenerli in considerazione), iniziano a far tirare qualche sospiro, e con i recuperii di Sneijder, Maicon in definitiva, Forlan, si potrà ragionare a pieno organico, a pieno regime. Se poi Jonathan, Coutinho, Alvarez, Poli, ecc. avranno modo di/mostreranno le loro capacità per quel che realmente hanno in dote e per quel che sono stati presi [...]


4) Esiste un caso Sneijder? L'olandese, spesso infortunato, ha attirato le preoccupazioni di Moratti. Può tornare entro Gennaio al livello di 2 stagioni fa e garantire continuità?

G.D.C: Esiste eccome, ma purtroppo Sneijder è sempre stato così. Allergico ad allenarsi e libertino nei comportamenti (chiedere info a Madrid). Quando le cose vanno male è più evidente, anche perchè lui per caratteristiche ha bisogno anche di una squadra attorno. Come due anni fa molto difficile, meglio dell'ultimo anno e mezzo doveroso

Pile: Sneijder è un problema serio. Le sue abilità tecniche non si discutono, ma per esprimersi a grandi livelli deve forse essere coccolato e vuole che gli sia affidata una certa leadership. Sono curioso di vedere come si inserirà nella nuova Inter di Ranieri e quali effetti provocherà.

G.B: Una sequenza di infortuni da far rabbrividire e che inevitabilmente pone quesiti importanti sulla sua professionalità. Dispiace parlarne, ma dopo le due partite ravvicinate con l'Olanda e l'ennesimo stop è impossibile non chiedersi quanto tenga all'Inter in questo momento. Le speranze di rivedere il giocatore di due anni fa sono svanite da tempo, per colpe sue e per il contesto non ideale in cui è inserito. La domanda però è: a gennaio torna... o se ne va?

A.L: Sneijder è il giocatore complessivamente con più valore dell'Inter. Moratti ha altro di cui preoccuparsi, veramente, se congetturiamo in negativo anche su di lui, dando adito alle varie indolenze e affari extra-calcistici, certo che troviamo un caso, ma per un Campione del genere -e in un momento del genere, in questa annata- non possiamo permettercelo. Wes è sempre su quei/suoi stratosferici livelli -nel proprio ruolo-, e la grana riguardo la continuità non deve creare preoccupazioni, perché non esiste -gli bastano due/tre partite per riappropriarsi come più gli va-. Le elucubrazioni alla Fabrizio Biasin -degno della redazione di cui fa parte- sul fatto che Sneijder non abbia a cuore il Club, e robe varie le lascio ad altri. (Moratti ha solo detto la realtà, che gli infortuni stanno martoriando e che sarebbe servito. Più che ovvio mi viene da dire, no?)


5) E' iniziato il Mondiale per Club, finale Santos-Barcelona. I blaugrana sono naturalmente la squadra da battere, Neymar and Co possono fare l'impresa?

Pile: Più che altro credo la mia curiosità sarà legata al fatto di vedere Neymar, Ganso e gli altri talenti contro una grande (la più grande) d'Europa. Se il Barcelona gioca come sa, il Santos non ha speranze. Però nel post Clasico può succedere di tutto...

G.B: Il Barcellona due anni fa soffrì tantissimo il catenaccio e la garra dell'Estudiantes di Sabella, una squadra completamente diversa da questo Santos. Il rischio è che i brasiliani pensino di potersela giocare con il Barcellona a livello tecnico e non di applicazione tattica ed intensità. Sarà curioso vedere finalmente all'opera Neymar e Ganso contro una squadra europea, soprattutto dopo le poche luci e molte ombre della Copa America meno sudamericana degli ultimi anni.

G.D.C: Il Barcellona può perdere solo se sottovaluta clamorosamente l'impegno, cosa che sembra impossibile per una squadra così vincente. Il Santos deve armarsi di parecchia umiltà se vuole sperare di fare qualcosa, perchè contro individualità simili non hanno nemmeno idea di cosa voglia dire giocare e se iniziano a fare i brasiliani è finita. Se Guardiola volesse cancellare Ganso dal campo in partenza gli basterebbe schierare Mascherano titolare davanti alla difesa, ma sappiamo che è impossibile.

A.L: Il Santos è una formazione interessante per i singoli -ai palati Europei- e che per ovvi motivi alletta. Sui micidiali ragazzi di Guardiola, c'è rimasto da dire veramente poco o nulla, se non fare ulteriori complimenti dopo il Clasico, e la rinnovata prova di forza e la riconferma di stare -come da un paio anni a questa parte- sopra tutti. La Club World Cup ha spesso regalato fatti inaspettati (come ha detto G.B. lo stesso Barca due anni fa, sul campo vide un Estudiantes più ostico del previsto che stava per portare in SudAmerica il trofeo), ergo siamo aperti alle meraviglie, sperando di rimanere stupiti da Neymar (che goal) & Co.

14 dic 2011

Argentina: Apertura 2011

E' dicembre e in Argentina è già tempo di chiudere i primi bilanci della stagione ed aggiornare i palmarès. Dominatore incontrastato dell'Apertura 2011 è il Boca Juniors di Julio Cesar Falcioni, allenatore spesso ed ingiustamente criticato che, dopo le difficoltà dello scorso semestre, è riuscito a forgiare una squadra straordinariamente solida ed efficace. Gli Xeneizes hanno trovato fin dalle prime giornate l'assetto ideale, trascinati da un sorprendente reparto difensivo: a fine torneo per Schiavi & Co. si registrano al passivo soltanto 6 reti, meno di una ogni tre gare, dato piuttosto eloquente che spiega la striscia di imbattibilità di quasi trenta incontri.

L'attacco, orfano di Palermo, ha saputo fare leva sull'eterna classe di Riquelme e sull'unica vera sorpresa di questo Apertura: Lucas Viatri. Atteso da tutti come l'erede del Titan, il ventiquattrenne scuola Boca non ha tradio le aspettative, prendendo per mano la manovra offensiva azul y oro e, senso del gol a parte, mettendo in mostra una completezza che ha ben poco a che fare con il suo adorato predecessore. Movimento su tutto il fronte offensivo, tecnica da trequartista e forza fisica, ma all'istinto non si comanda: il vice-Martin ha chiarito una volta per tutte di non essere un centravanti vecchia maniera, è un giocatore moderno (meglio o peggio?) e soprattutto agisce lontano dalla porta, non vive in funzione del gol ed è portato a costruire gioco.
Ecco, il vero limite dell'inarrestabile Boca di Falcioni è sembrato l'assenza di un finalizzatore puro e non a caso negli uffici della Bombonera si sta già muovendo qualcosa: Santiago Silva, Stracqualursi e Ferreyra i nomi più importanti fatti in questi giorni.

Indubbi, dunque, i meriti del Boca Juniors, ma la corazzata Falcioni è veramente una squadra tanto implacabile ed inarrestabile? I numeri parlano chiaro, dodici punti di vantaggio sulle dirette concorrenti, nessuna sconfitta e rivali schiacciati partita dopo partita, incapaci di reagire e porre seriamente in dubbio il titolo numero trenta degli Xeneizes. Tuttavia il gioco espresso sul campo da Riquelme e compagni è parso tutt'altro che spumeggiante, alle volte disordinato e spesso prevedibile. Partita dopo partita i colpi dei singoli e la voglia di raggiungere un titolo che per gli standard del club iniziava a mancare da troppo tempo hanno coperto lacune offensive abbastanza evidenti. Il vero punto di forza, oltre alla fase difensiva, è probabilmente da ricercare a livello mentale: i ragazzi di Falcioni hanno saputo trovare la giusta aggressività e concentrazione per scoraggiare la rincorsa di qualsiasi avversario, colpendo al momento giusto e non lasciando nessuno spiraglio di luce.

Il largo vantaggio, però, suggerisce qualche altra considerazione. Rispetto agli ultimi tornei, il campionato argentino ha subito un ulteriore crollo a livello qualitativo, perdendo giocatori importanti e giovani talenti senza saperli veramente rimpiazzare. Ci si aspettava l'esplosione di qualche promessa di lungo corso, il rinnovamento di alcune squadre e l'immancabile outsider: speranze vane. L'incertezza delle ultime stagioni ha lasciato spazio ad un monologo azul y oro, senza spareggi tripli o ultime giornate da brivido con memorabili scontri diretti. Nessun altro pretendente credibile per il titolo e nessuna squadra rivelazione, alla fine è stata quasi più emozionante la lotta per la Libertadores, conquistata da Velez, Godoy Cruz e Lanus, oltre ovviamente al Boca Juniors. Per un breve periodo il solo Racing di Diego Simeone ha dato la vaga impressione di poter tenere il passo del Boca, ma l'Academia ha pagato a caro prezzo incostanza e black-out mentali del bomber Teofilo Gutierrez. Un'ottima difesa non è bastata a sopperire alle lacune del centrocampo guidato da Yacob e neppure l'atteso rientro di Gio Moreno ha saputo portare la concretezza offensiva di cui Hauche e compagni avevano tremendamente bisogno.

Le altre squadre in lotta per il titolo negli ultimi anni hanno invece dovuto affrontare ricambi generazionali e addii dolorosi. L'Estudiantes ha seguito di pari passo le ultime stagioni della stella Veron, vivendo un lento ed inesorabile declino dopo i fasti della Libertadores. Proprio questo doveva essere l'ultimo semestre della Brujita, fermato da continui infortuni e attratto dalle sirene di Sabella e della Seleccion, ma il positivo rientro nelle ultime partite ha convinto l'ex-centrocampista dell'Inter a proseguire fino al termine del prossimo Clausura. Il Lanus, invece, nonostante la presenza di qualche talento interessante (Guido Pizarro e Leandro Diaz su tutti) e di giocatori decisamente più esperti (Valeri e soprattutto Camoranesi), non è ancora riuscito a riprendersi dalla partenza del trio Salvio-Blanco-Sand. Sorte simile ha colpito il Velez, incapace a sua volta di sostituire i big ceduti durante l'ultima sessione di mercato e protagonista di una partenza da brivido, che ha spento fin da subito le speranze di lotta per il titolo (a fine torneo il Fortin è comunque arrivato secondo assieme a Racing, Belgrano -la vera sorpresa- e Colon). I dirigenti del club di Liniers hanno infatti pagato a carissimo prezzo le disattenzioni legate alle clausole di rescissione dei contratti di Maxi Moralez e del Tanque Silva, acquistati da Atalanta e Fiorentina a cifre ridotte e senza il bisogno di alcuna trattativa. In particolar modo il centravanti uruguayano ha abbandonato il Velez a mercato concluso, impedendo a Gareca di muoversi per un degno sostituito. Rimpiazzare giocatori del loro spessore e la stellina Ricky Alvarez non è cosa facile e neppure la parziale esplosione del giovane Canteros ha saputo nascondere l'involuzione della squadra, aggrappata disperatamente all'estro del Burrito Martinez.

Discorso a parte lo merita invece il San Lorenzo, grande decaduta del calcio argentino che giornata dopo giornata sembra ripercorrere le tristi orme del River Plate. La squadra è allo sbando ed in balia degli avversari, la dirigenza non riesce a far fronte al pesantissimo passivo ed i continui avvicendamenti in panchina non aiutano a dare un minimo di tranquillità e stabilità. Fra aggressioni ai giocatori e risultati sempre più neri il Ciclon ha terminato l'Apertura in piena zona Promocion, a nove punti dal Newell's Old Boys di Rosario e con il serio rischio di finire nelle ultime due posizioni della tabella del promedio, quelle segnate in rosso e che significano retrocessione diretta, senza passare dagli spareggi. Farsi agguantare dal Tigre sembra impresa ardua, ma l'Olimpo è una mina vagante e dopo la salvezza raggiunta lo scorso campionato potrebbe bastare qualche modesta striscia di risultati utili per rilanciarsi anche nel prossimo Clausura.

A livello di singoli l'Apertura 2011 ha regalato poche sorprese e qualche delusione. Partiti per il vecchio continente i talenti Lamela ed Alvarez, nessun giovane ha saputo imporsi come la stella del momento, lasciando un senso di vuoto che soltanto le prestazioni di Lucas Viatri e del neo-acquisto del Palermo Franco Vazquez hanno saputo parzialmente colmare. Doveva essere il semestre della consacrazione del Patito Rodriguez e del centravanti Facundo Ferreyra, ma un'incredibile serie di infortuni per il primo, le chiamate della Seleccion U-20 e una squadra in grande difficoltà -il Banfield è arrivato ultimo- per il secondo hanno rinviato di altri sei mesi il giudizio (da notare che Ferreyra ha realizzato comunque metà delle reti messe a segno dal Taladro). Degni di nota anche il ritorno del bomber ex-Independiente Dario Gandin, trascinatore dell'Atletico Rafaela, ed il capocannoniere del torneo Ruben Ramirez, punta del Godoy Cruz.

Il torneo si è concluso da pochi giorni, ma le voci di mercato hanno già invaso tutti i media, promettendo una scoppiettante sessione estiva in vista del Clausura e della Copa Libertadores. Per ora godiamoci il verano argentino e soprattutto i due Superclasico previsti per fine gennaio!

13 dic 2011

el Clasico

La partita più attesa dell'anno. La numero uno del mondo contro la numero due. Il migliore contro il migliore. Fiesta del futbol. Solita retorica da Real Madrid-Barcellona

In Spagna vale un'intera stagione da qualche anno, e questa volta in particolare poteva essere un match ball clamoroso per i blancos di Mourinho.
Il Barcellona era 3 punti dietro con una partita giocata in più, in caso di vittoria il più 6 effettivo, più 9 virtuale sarebbe stato un vantaggio sensibile in termini numerici (soprattutto in un campionato grossomodo a due), ma la carica psicologica che avrebbe ottenuto il Real battendo una volta tanto i rivali, dimostrandosi in tutto e per tutto artefice del proprio destino, sarebbe stata assolutamente unica.
Tutti condizionali distrutti dalla realtà dell'1-3 rifilato dagli uomini di Guardiola a domicilio alla squadra di Madrid, che pure era passata in vantaggio dopo soli 20 secondi con Benzema.

Mourinho presenta in partenza la formazione titolare, senza mediani aggiuntivi di sorta. Pressing, attenzione difensiva (in particolare Ozil a disturbare le fonti di gioco catalane), ripartenze. A suo modo un messaggio chiaro di volersela giocare davvero.
Guardiola risponde ritornando a schierare più di un difensore di ruolo (cosa contraria alle sue recenti abitudini) e rispolverando il suo classico 4-3-3, con la sola novità del figliol prodigo Fabregas a scambiarsi con Iniesta il ruolo di terzo del tridente con Alexis Sanchez e ovviamente Leo Messi. Un modulo molto fluido, che vede come uniche posizioni fisse Busquets davanti alla difesa e Sanchez riferimento in avanti. A suo modo un messaggio chiaro circa la serietà dell'impegno.

L'inizio del Real, come detto, è da sogno e in particolare come sognato da Mourinho. Squadra molto aggressiva, alta nel pressing che forza all'errore un disastroso Victor Valdes e segna il classico gol che sembra voluto dal destino.
Il Barcellona subisce per qualche minuto tutta la fisicità che il Madrid mette in campo, faticando a trovare le sue classiche trame. A dare la sveglia a tutti ci pensa Messi che va vicino al gol su scivolata di Sergio Ramos al minuto 6.
Così la partita torna sui binari attesi da tutti, tattici di studio e palleggio, in rispetto della rispettiva forza. Il Real prova a sfruttare il contropiede, ma la scarsa vena di Ozil, Di Maria e Cristiano Ronaldo non aiuta. In particolare l'argentino schierato a destra soffre molto il dover rientrare sempre sul mancino. Il Barcellona punta sul possesso palla e le invenzioni dei suoi talenti migliori, puntando sulla densità in mezzo al campo (spesso si vedono Fabregas, Iniesta, Xavi e Messi sulla stessa linea).
Al minuto 29 Messi parte in verticale da posizione centrale. I due mediani vanno a chiuderlo e subito gli si fanno incontro anche i due centrali in un gesto che denota tanta, tantissima paura inconscia nata da molti gol subiti in passato. Si libera quindi spazio per un intelligente taglio di Sanchez che può inquadrare la porta e fulminare Casillas.

Il primo tempo si chiude così, senza altre emozioni. Il Barcellona torna in vantaggio al minuto 52 grazie a un tiro deviatissimo di Xavi, saldando il conto con la fortuna.
Il Real è tornato in campo troppo molle, come svuotato dal pari avversario. Niente pressing, niente fisicità e Cristiano Ronaldo a sprecare due ottime punizioni. Ha abbassato il baricentro e anche dopo il gol una vera e propria reazione non l'ha avuta. Non un bel segnale se devi dimostrare qualcosa, non una grande idea lasciare campo al Barcellona e ai suoi palleggiatori. Che infatti non si sono fatti pregare e si sono presi tutto lo spazio possibile, in particolare un Iniesta molto ispirato.
Da qui nasce il gol di Fabregas al minuto 65 (dopo un incredibile errore di Cristiano Ronaldo), su grande azione manovrata ancora innescata da un'accelerazione di Messi conclusa da un cross sul secondo palo di Dani Alves. I cambi di Mourinho cercano di dare un pò di verve alla squadra (soprattutto Kakà, strano a dirsi), ma il campo è ormai blaugrana.

Note a margine:
- Pepe assolutamente troppo falloso e nervoso per certe partite. Affiancato da un peperino come Sergio Ramos poi...
- Fabio Coentrão da terzino destro fa quasi tenerezza. Si applica, difende anche, ma non ha la minima possibilità di attaccare. E parliamo di uno dei migliori esterni sinistri di spinta in circolazione.
- Cristiano Ronaldo flop assoluto della serata. I poker in giro per i campi minori della Liga fanno personaggio, ma sarebbe il caso di mettere un pò di sostanza quando conta. Ha sbagliato tutti i palloni che ha toccato, si è mosso male, si è nascosto invece di cercare la palla. E se non fa lui il leader di questo Real Madrid...
- Victor Valdes forse dovrebbe pensare a fare il portiere e non il libero
- decisamente indecente l'atteggiamento delle due squadre con (anzi contro) l'arbitro, qualcuno lo dovrà pur dire. Sempre a esagerare ogni minimo contatto, a protestare in massa, a chiedere cartellini, a cercare di influenzare la direzione di gara. Bell'esempio di sportività.

Al di la della singola partita, il Real ha un problema. Vero.
Mourinho è stato preso per battere il Barcellona, chiaro e semplice.
Di sicuro la squadra è migliorata nel tempo, ma il bilancio dopo un anno e mezzo parla di 8 partite giocate con 1 sola vittoria, ai supplementari. E il Real veniva da 15 vittorie consecutive, mentre il Barcellona sembrava un pò svagato, tra esperimenti tattici di Guardiola e testa al Mondiale.
Vincere il ritorno al Camp Nou sarebbe qualcosa di più che un'impresa.

12 dic 2011

Lunedì con Aguante Futbol

Assieme ai redattori di Aguante Futbol, facciamo il punto sull'attualità attraverso 5 domande.


1) Favola Udinese. La squadra di Guidolin vince ancora e va momentaneamente in testa. Può essere una candidata per lo Scudetto?

Pile: l'Udinese va fortissima da due stagioni, forse è addirittura la squadra che ha fatto più punti se si escludono le cinque giornate iniziali della scorsa stagione. In questo momento, però, non ha ancora la credibilità mediatica delle grandi squadre. Se Pozzo si decide a rinforzare ancora la rosa a Gennaio, magari inserendo un altro grande giocatore davanti, il sogno non è impossibile.

G.D.C: Dipende dagli obiettivi reali della società, perchè per vincere devi aggiungere qualcosa e non solo vendere. Per il livello di questa Serie A può rimanere in altissimo, ma la differenza può farla solo Di Natale.

G.B: L'Udinese è riuscita a superare la perdita di Sanchez ed Inler in modo sorprendente, confermandosi nelle zone alte della classifica. Tuttavia, come fa notare Giulio, la vera risposta dei friulani dovrà arrivare nei momenti di difficoltà, quando la squadra si dovrà aggrappare alle giocate e alla classe dei singoli. Basterà il solo Di Natale?

A.L: "La squadra di Guidolin" appunto, perché l'autore e principale artefice di questa opera d'arte -in termini di risultati e non solo- è proprio lui. Degni di lode anche i calciatori, ovviamente, chiunque viene messo in campo, da più di quanto è. Se deve essere credibilmente considerata come una società aspirante alla corsa dello Scudetto (fino alla fine), invece, è da chiedere solo ai proprietari, i Pozzo -purtroppo molto influenzati dal bacino di tifosi, in quantità non all'altezza-, dipenderà da loro e dalle loro priorità. Certo è, che in qualunque caso si troveranno/trovano fra le mani una fortuna. Encomiabile Udinese.


2) A Gennaio si muoverà un grande giocatore come Carlitos Tevez. Su di lui ci sono Milan, PSG e altre società un po' più defilate. Ma qual'è la squadra in Europa a cui serve di più? E dopo le recenti vicissitudini, siamo sicuri che possa essere un acquisto senza rischi?

G.D.C: Uno come Tevez serve a chiunque. Il Milan deve capire se Robinho ha chiuso la carriera con l'ultimo scudo e decidere se relegare in panchina per sempre Pato. Facile parlare di Inter, ma la squadra nerazzurra deve essere ricostruita dalle fondamenta e per quanto uno come lui sarebbe utilissimo rischierebbe di diventare un pericolosissimo specchietto per le allodole (abbiamo Tevez, ora va tutto bene). Su di lui non sono obiettivo perchè l'ho sempre adorato. Ma fin dalla Copa America Tevez ha evidenziato di avere qualche problema, atletico, tecnico, caratteriale e di ruolo. Dopo 7 mesi di inattività non sarà immediata la ripresa, dipende da quanta voglia ha ancora di giocare e dimostrare qualcosa.

Pile: Tevèz è un acquisto, per carattere del giocatore e questioni finanziarie, molto rischioso. Personalmente, se fossi una società capace di spendere senza problemi su cartellino e ingaggio del giocatore, ci investirei senza problemi. A meno che non sei in "ricostruzione": Tevez è, oggi, un giocatore per squadre che cercano il salto di qualità a livello internazionale, se si deve ricostruire e ripartire solo da lui (e verosimilmente c'è da investire su più reparti), il rischio è troppo grosso.

G.B: Giulio e Pile hanno detto praticamente tutto. Tevez è un calciatore straordinario e la cosa che a mio avviso gli riesce meglio è stupire: lo ha fatto andando in Brasile quando tutti si aspettavano un approdo in Europa, si è ripetuto scegliendo il West Ham e poi cambiando maglia a Manchester. Per questo non mi sorprenderei se dovesse tornare proprio al Corinthians o addirittura al suo amato Boca Juniors. Nel vecchio continente farebbe comodo a chiunque, basta soltanto capire chi ha la disponibilità per permettersi cartellino e stipendio. Il carattere? A mio avviso non è assolutamente un problema a livello calcistico e di equilibri di spogliatoio. Altro discorso invece per quanto riguarda l'aspetto economico: questa presumo sia destinata ad essere l'ultima tappa prima del tanto atteso ritorno in Argentina.

A.L: Sul Milan bisogna verificare quanto c'è di mediatico, e quanto di effettivamente concreto. Il PSG manderebbe un altro segnale all'Europa del calcio -per i mesi venturi-, portandosi a casa un vero Fuoriclasse contemporaneo, dal temperamento e dal carattere di certo non stabile e "sicuro", ma tecnicamente validissimo e più che affidabile. I costi, sono un qualcosa che fanno definire questa probabile operazione, un affare -viste le robe spropositate che girano.


3) Pallone d'Oro 2011, in corsa Messi, Xavi, Cristiano Ronaldo. A prescindere da colui che vincerà, trovate giusto il nuovo regolamento, in vigore dalla scorsa stagione?

Pile: Ci vuole una via di mezzo. Bisognerebbe porre l'attenzione su chi vince tante competizioni, perché se un giocatore si esprime su buoni livelli e la sua squadra vince tanto vuol dire che oltre a essere bravo ha pure un peso molto forte sulle vittorie di una squadra. Era sbagliato come era prima, sopratutto nelle assegnazioni post mondiale, ma è pure sbagliato adesso.

G.D.C: Il metodo è da sempre squilibrato e soprattutto negli ultimi anni contava moltissimo la pubblicità del giocatore oltre all'effettivo talento. L'unificazione col Fifa World Player ha addirittura peggiorato le cose. In ogni caso la vittoria di Messi è scontata.

G.B: Dopo i lunghi dibattiti dello scorso anno, il Pallone d'Oro 2011 mi sembra abbia generato meno interesse. E' l'inevitabile conseguenza delle scelte operate dodici mesi fa: si vota il più forte in senso assoluto e il giocatore più conosciuto a livello globale, quindi il risultato sembra essere destinato a rimanere scontato per lungo tempo.

A.L: La vittoria della scorsa stagione è stata pressappoco uno scandalo -se non altro perché non si può prescindere dal fare un discorso, sui bizzarri criteri adottati per le assegnazioni precedenti e, seguendo questo filone, la vittoria di Wesley Sneijder, se non scontata, doveva PERLOMENO esser messa in conto! Se l'unificazione del premio di France Football e quello della Fifa (che poi, parliamoci chiaro, con Blatter e Platini qual è la differenza sostanziale ?) ha portato ad un consegnare quest'ultima riconoscenza al più forte e decisivo universalmente, allora può andare, per me può passare.


4) Cosa succede al calcio inglese? L'eliminazione delle due squadre di Manchester è soltanto un caso?

G.D.C: Ferguson ha giocato pesantemente al buio in estate e pur avendo in gran parte vinto le scommesse non si può pretendere anche esperienza e soprattutto continuità. In più un portiere aiuterebbe molto la difesa.
Il City ha in panchina Mancini e una sola vera carenza che in CL paghi tantissimo, un centrale difensivo di livello internazionale. Poi c'è il Chelsea in crisi generazionale e in parte di rigetto verso AVB...insomma, tanti motivi particolari.

Pile: Il Chelsea può cambiare pure mille allenatori, ma se non effettua un ricambio generazionale è dura tornare a grandi livelli...lo Utd invece il ricambio generazionale l'ha fatto, in parte l'ha pure azzeccato secondo me, certamente non credo possa essere granché giustificabile un simile disastro in Champions League, Ferguson deve porsi qualche riflessione. Sul City sono pienamente d'accordo con Giulio.

G.B: La vera sorpresa, per quanto mi riguarda, è l'eliminazione dello United. Ad inizio stagione i giovani di Ferguson hanno espresso un gioco spettacolare, fatto di semplicità, intensità e velocità. Negli ultimi tempi la deboli sicurezze della squadra sono però crollate con qualche infortunio ed il calo di Rooney: sarà curioso vedere come reagiranno a questo settimana terribile. Su Chelsea e City non credo ci sia altro da aggiungere a quanto detto sopra.

A.L: Premesso che alla storiella del radicale declino subito dal Calcio Italiano, non ho mai dato la mia convinzione -certo c'è stato un peggioramento, ma è tutto riconducibile alla differenza di capitali (con le altre Top-Leghe), e a ciò che questo comporta come le diverse politiche messe in atto sul Mercato- stessa cosa, quindi, per la consequenziali credenze preconfezionate che vedrebbero Inghilterra e Spagna ad un altro livello. La debacle dei due Club di Manchester, è stata cosa fortemente inaspettata; e mentre per il City la causa dell'eliminazione è da attribuire all'aver cannato il Match, rivelatosi da dentro-fuori, a Napoli; per Ferguson la situazione è più nera di quello che si pensa -rammentando che nel girone competeva con Benfica e Basilea-. Per quanto sia stimabile Sir Alex, e per quanto abbia un credito infinito con i tifosi e i seguitori di questo Sport, bisogna imputargli le scelte e la pianificazione in sede di mercato non acconcie agli obiettivi -rivelatesi poi determinanti-, grane di organico dunque, che hanno condotto in Europa League (Torneo mai vinto né dai Red Devils, ne da Ferguson quindi). Mancini, invece, si tiene il suo "classico" dominio in territorio Nazionale e l'altrettanto classica maledizione nei confini Europei. La sua squadra rimane comunque un'armata, e il fallimento di questa stagione, non può arrogare e sottintendere ad un fallimento globale, in alcun modo, perché dal termine del 31 Agosto le gerarchie in Inghilterra sono state rivoltate: i Citizens sempre più consapevoli della loro forza, ora sono al comando sia in classifica, che nell'immaginario collettivo. Non credo ai tracolli "congiunti", e non trovo problemi comuni in questo caso, fra Chelsea, Manchester U e Manchester C. Abramovich dovrà rinverdire e svecchiare un altro pò, e Villas Boas capire quali sono i giocatori a cui dare responsabilità da titolari e quali meno -la ponderata (fin troppo) bocciatura di Torres e la nuova (e finalmente giustificata) avanzata di Didier, sono l'emblema. Vorrei spendere le ultime parole per l'Arsenal di Wenger, che zitto,zitto e con un Van Persie sempre più sugli scudi, ha agguantato un'agevole qualificazione agli Ottavi e sta risalendo sempre più.


5) Se gli inglesi spendono tanto e male, il Napoli può essere identificato, in questo momento, come società modello per quanto fatto nelle ultime stagioni?

G.D.C: Il Napoli ha un progetto, e non è poco. Ma vincere?

Pile: Beh, per vincere si parte da un progetto, e nel caso del Napoli non può essere un progetto che punti subito a vincere. Intanto stanno riacquistando quel peso internazionale che mancava da tanto tempo. E lo hanno riacquistato grazie all'inserimento, nel corso degli anni, di giocatori forti come Cavani, Lavezzi e via discorrendo. Credo che al momento abbiano un buon mix, sarà interessante vedere come e se riusciranno a fare un ulteriore salto di qualità.

G.D.C: Sarà interessante vedere fino a quando certi giocatori rimangono...e una buona CL nn fa Primavera (vedi Fiorentina 2009/2010).

G.B: Il Napoli ha un progetto, ma non sta cercando di affrettare i tempi? La scelta di puntare moltissimo sulla CL a discapito del campionato può essere dovuta a motivazioni economiche e di visibilità, ma non sarebbe meglio andare avanti passo dopo passo? Per il resto concordo con Giulio, molto dipenderà dalla capacità di trattenere, o sostituire, i giocatori chiave.

A.L: Notevolissimo il secondo intervento di Giulio. Il Napoli ha fatto breccia e leva in un momento di crisi generale. Portando quel minimo di solidità -nei rami dirigenziali-, una certa continuità di progetto, di flusso di investimenti e sopratutto l'inalterabilità alle fondamenta -che in precedenza, al contrario, aveva asfissiato una piazza come Napoli, distruggendola più volte-, è riuscito a crescere costantemente, facendo -agli occhi dei più- dei passi da gigante col tempo e nel tempo. La città in sé, poi, permette un entusiasmo persistente, è risaputo che sia questa l'arma in più degli azzurri, dal grande potenziale. Se ci aggiungiamo pure che fra Cavani, Lavezzi e Hamsik -per me senza dubbio il primo- non si sa chi abbia reso di più delle aspettative, allora [...]

11 dic 2011

Palinsesto settimanale: 12-16 Dicembre

Ecco la presentazione del palinsesto settimanale del blog


Lunedì 12 Dicembre: "Lunedì con Aguante Futbol", rubrica di attualità.
Martedì 13 Dicembre: il punto su Real Madrid e Barcelona, dopo il Clasico appena giocato. A cura di G.D.
Mercoledì 14 Dicembre: dopo il grande articolo di Giulio sul Boca, arriva il resoconto totale dell'Apertura 2011. A cura di G.B.
Giovedì 15 Dicembre: "Giovedì con Aguante Futbol". Facciamo ancora il punto su quanto successo negli ultimi giorni.
Venerdì 16 Dicembre: una delle nostre schede, dedicata a Marco Davide Faraoni, che si sta inserendo in maniera velocissima nell'Inter di Ranieri. A cura di Pile.


Vi diamo quindi appuntamento a domani

07 dic 2011

Il nuovo Aguante Futbol

Aguante Futbol riparte. Non si è mai fermato, a dir la verità. Ma da Settembre in poi gli interventi sono stati un pò meno frequenti rispetto al passato.
Il blog continua con gli stessi uomini di sempre e lancia una nuova linea editoriale.
Da Lunedì 12 Dicembre ci sarà un intervento al giorno, dal Lunedi al Venerdì. E da Domenica 11 Dicembre, e per tutte le Domeniche a seguire, ci sarà il "focus settimanale" ovvero la presentazione del palinsesto della settimana.

Saranno 8 le macro-categorie che tratterà il blog nel corso delle settimane. Più o meno è quello che abbiamo sempre trattato, ma adesso sarà tutto più ordinato. Presentiamole tutte e 8.
La prima è quella riguardante l'attualità. Uno o due interventi a settimana per fare il punto sui risultati e sulle notizie degli ultimi giorni. Non vogliamo essere un aggregatore di notizie, vogliamo dare il nostro punto di vista: per cui faremo una conversazione a 5, con un intervistatore e i 4 componenti dello staff che discutono e interagiscono fra di loro. Esatto, come al bar. E' una cosa nuova nel blog, ci auguriamo che funzioni, naturalmente tramite la funzione del commento il bar è aperto a tutti.
Continueremo a parlare anche di tattica e di metodiche di allenamento. La categoria si chiama "Il calcio alla lavagna" e la linea sarà simile a quella vista in passato per i post di tattica.
Un blog come Aguante Futbol non può certo dimenticare il calcio sudamericano. Quindi spazio alla categoria "Calcio internazionale", che parlerà un pò di tutto ciò che accade all'estero.
"Amarcord" è la nostra rubrica sul passato: la descrizione di un uomo di calcio che ha fatto la storia, nel bene o nel male.
Continueremo pure a trattare di calcio giovanile: "Baby-Calcio" è il nostro punto di vista su tutto ciò che avvolge il mondo U19, dalla Primavera alle altre manifestazioni dedicate ai giovani.
La rubrica "Curiosità" dice tutto già dal nome: non c'è bisogno di spiegarla.
Anche "Le top 10 di Aguante Futbol" è qualcosa di già visto: diventerà un appuntamento più o meno fisso.
Per ultima, una delle cose più apprezzate di Aguante Futbol, "La scheda": ovvero, le descrizioni dei giocatori più reclamizzati ma ancora sconosciuti, o semplicemente le scoperte della redazione.

L'ultima novità è la nostra presenza su Twitter: trovate una nuova schermata sulla parte destra del blog, dove appariranno le nostre "cinguettate". In realtà lo utilizziamo come strumento per parlare di quelle cose che non meritano un post ma è utile sapere e ovviamente per creare ancora maggior interattività, un completo filo diretto fra Aguante e gli utenti. Ovviamente aspettiamo tanti "followers"!

Questo è tutto: vi garantiamo lo stesso stile tenuto fin qui, portiamo alcune idee nuove, proviamo a cercare maggiore continuità, perchè diciamocelo, qualcosa per parlare di calcio lo si trova sempre. Se avete apprezzato Aguante Futbol fin qui, continuate a leggerci, perchè vi piacerà ancora di più.

Firmato:
G.D.C.
G.B.
Pile
A.L.

06 dic 2011

Bocampeon

Dopo tre anni il Boca torna davanti a tutti in Argentina. Un periodo di tempo che è sembrato infinito per tutti i tifosi (la mitad mas uno del paese, dicono loro) degli xeneizes.

Il presidente Ameal riesce a regalare alla sua gente il ventiquattresimo titolo della storia prima di lasciare la carica, ma soprattutto Julio Cesar Falcioni vede coronati i grandi sforzi profusi per fare di questo Boca una squadra, la sua squadra. El Gato ha plasmato la rosa nello scorso semestre, tra mille critiche, pochi risultati iniziali e un costante rischio esonero, arrivando a presentare ai blocchi di partenza una vera e propria corazzata.
L'Apertura 2011 è stata di fatto una cavalcata trionfale per la squadra azul y oro, che ha macinato punti e risultati con una continuità impossibile da ostacolare per qualunque avversario.
Cardine fondamentale una solidità a tratti spaventosa, come testimoniano i soli 4 gol subiti in 17 giornate. Dato in se fenomenale, che diventa incredibile per chi ha seguito il Clausura 2011 in cui il Boca con molti degli stessi giocatori in campo ne subì 22 in 19. L'uomo del cambiamento è stato el Flaco Rolando Schiavi, il grande veterano tornato dopo 6 anni, che praticamente da solo ha dato solidità a un reparto intero, facendo impennare il rendimento dei suoi compagni Roncaglia, Insaurralde e Clemente Rodriguez. Insieme a lui il portiere Agustin Orion che finalmente ha dato tranquillità e affidabilità in un ruolo vacante praticamente dall'addio del Pato Abbondanzieri.

Falcioni ha scelto i suoi uomini senza esitazioni, col turnover praticamente limitato ai casi di infortunio. Modulo base il rombo, con una spina dorsale formata da Orion, Schiavi, Somoza, Riquelme e Viatri (finchè il ginocchio ha retto) che ha fatto la differenza.
Grande fisicità, poco spettacolo, occupazione degli spazi, vittorie che sembravano arrivare quasi per inerzia con l'avversario progressivamente strangolato nelle spire gialloblu. Una macchina in cui chiunque dava il suo contributo anche oltre le proprie capacità.
Roncaglia e Rivero, motore della fascia destra, hanno dato un apporto continuo di fisicità unico, scoprendosi anche capaci di giocate tecniche. Sulla sinistra Clemente Rodriguez è stato un treno instancabile, presente in difesa e attaccando anche per Walter Erviti, interno sinistro di posizione e qualità, che in un ruolo inedito ha dato tutto per il suo mentore Falcioni. Davanti alla difesa l'argine rappresentato da Leandro Somoza ha spento gli attacchi avversari e dato alla squadra una regia semplice e pulita, ma soprattutto sicurezza.
La qualità nelle idee del tecnico veniva tutta com'è ovvio dai piedi di Roman, alle prese coi suoi soliti problemi fisici e ben sostituito dal sottovalutatissimo Pochi Chavez. In attacco Viatri è stato di sicuro una rivelazione per capacità di gioco prima ancora che per i gol (poteva fare di più), mentre Cvitanich, preso chiaramente per sostituire Mouche che però è rimasto, si è dimostrato giocatore anonimo, pur avendo dalla sua tanta abnegazione, spirito di sacrificio e la doppietta che ha regalato il titolo. Insospettabile eroe in un momento difficile Nicolas Blandi, che chiamato all'improvviso a sostituire l'infortunato Viatri ha risposto a suon di doppiette.
Falcioni ha dato continuità alla sua carriera di tecnico dopo il titolo vinto col Banfield, e forse oggi è il miglior allenatore d'Argentina. La Libertadores sarebbe un bel banco di prova per lui e la sua squadra, anche perchè lo costringerebbe a ruotare gli uomini e magari a puntare di più sulla qualità a centrocampo di certi elementi come Chavez e Colazo.

Un titolo stravinto e meritato, con una squadra intera che ha dato il suo massimo.

04 dic 2011

This is the end

Arriva sempre un momento in cui ci si rende invariabilmente conto di essere giunti alla fine, di dover dire basta allo status quo, di ammettere di aver bisogno di aiuto.
Per l'Inter è stata la partita con l'Udinese.

A parlare non è tanto il risultato in se, perchè ormai una sconfitta di questa Inter non fa più notizia, ma la certificazione di cos'è l'Inter oggi.
Una squadra da salvezza. Forse tranquilla.
Perchè a inizio anno c'era Gasperini come alibi, poi gli arbitri, poi il tempo di cui aveva fisiologicamente bisogno Ranieri. Tutte cose verissime e accettabili, sia chiaro, ma che restano alibi perchè insufficienti a spiegare una simile serie negativa (Trabzonspor e Novara non valgono nè varranno mai la rosa dell'Inter).
Ma se anche adesso ogni volta che sembra poter rialzare la testa, ogni volta che sembra potersi avvicinare al tranquillo centro classifica l'Inter crolla con puntualità incredibile significa che la sua realtà è quella. Il mito di Icaro ha qualche migliaio di anni, ma forse è il caso di rileggerlo ogni tanto.
Ranieri si trova in una posizione a dir poco scomoda, dovendo scegliere essenzialmente tra difendersi a oltranza e sperare in un colpo della sorte o andare incontro alla sconfitta certa. Ed è certamente l'ultimo responsabile della situazione, pur con delle colpe contingenti legate a scelte tattiche o di cambi.

Quindi basta speranze e illusioni, basta parole al vento. I tifosi hanno una percezione molto più chiara del reale di quel che credano dirigenti e giocatori e proprio per questo è da due anni che si chiedono cosa stia succedendo.
Mai come adesso serve pragmatismo e capacità decisionale, unite a prsonalità e voglia di lottare di quelli che vanno in campo (capito presunti leader?).

Perchè l'Inter è in cenere, ma solo dalle ceneri può rinascere.

28 nov 2011

Edu Vargas

Da quando ha conosciuto il tocco del Loco Bielsa il calcio cileno è entrato in una considerevole parabola ascendente non solo a livello di nazionale, ma anche come club.
L'ultimo esempio è l'Universidad de Chile protagonista assoluta della Copa Sudamericana in corso. E nella U non si può fare a meno di notare il numero 17 Eduardo Vargas.

Punta classe '89, destro, il mondo si è improvvisamente accordo di lui grazie ai 7 gol (fin'ora) che lo incoronano capocannoniere della Copa.
La U de Chile che deve ancora affrontare la semifinale di ritorno col Vasco ha letteralmente demolito chiunque sul suo cammino, eliminando Nacional di Montevideo, Flamengo e Arsenal di Sarandì segnando 13 gol e subendone solo 1. Sorpresa della competizione di sicuro, ma soprattutto squadra costruita bene con diversi giocatori interessanti e allenata anche meglio. Il migliore fino a questo momento è stato appunto Edu Vargas.
Chi si immagina la solita storia da giovane fuoriclasse sudamericano si sbaglia di grosso.
Il ragazzo è partito dal basso perchè pur avendo talento non poteva allenarsi nelle inferiores dei grandi club per problemi di distanza dal suo paese d'origine. Ha così percorso caparbiamente la strada di servizio per il grande calcio. Nel 2005 partecipa a un reality show targato Adidas insieme a quel Seymour oggi al Genoa e l'anno successivo a un torneo amatoriale con la sua squadra. Chiude come capocannoniere e viene notato da un osservatore del Cobreloa, squadra di nascita di Alexis Sanchez. Da qui comincia finalmente la sua vera carriera, che lo porta nel Gennaio 2010 alla U de Chile e alla nazionale del Bichi Borghi.

La sua squadra gioca un calcio che ne esalta al massimo le caratteristiche. Alto 1.75, molto veloce, bravo tecnicamente e con una grandissima abilità di giocare negli spazi, sia come movimenti che nel giocare la palla, è principalmente una punta esterna che gioca sulla destra. Da quella posizione può puntare frontalmente la porta, tagliare alle spalle dei difensori e giocare degli uno-due stretti in cui è assolutamente letale grazie a tecnica, visione di gioco, capacità di sponda e velocità. Resta in ogni caso un attaccante e non un'ala per attitudini. In area vede bene la porta, ma sa anche distribuire assist. Per il gioco della U ha imparato a muoversi molto sulla fascia, rientrando anche fino alla metà campo in fase difensiva e scattando rapidamente in avanti quando ha spazio.
In nazionale agisce da seconda punta pura, spesso al posto del Niño Maravilla.

Oggi la sua quotazione è al massimo per la pubblicità derivata dalla Copa, ma di certo Edu è un talento, una punta esterna abbastanza completa. Negli spazi è sicuramente letale e sarebbe un giocatore perfetto per la Spagna o per squadre votate al contropiede come Napoli o Udinese. Per formazioni costrette a affrontare squadre chiuse e spazi intasati è da valutare la sua abilità a confrontarsi con queste situazioni. Una certa capacità di difendere la palla anche spalle alla porta, la velocità, la tecnica e la capacità negli scambi stretti sono di sicuro promettenti.

20 nov 2011

Un problema in più

Parafrasando un vecchio detto, non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
L'Inter ha un problema, è ora di dirlo. Ed è un problema con un nome e un cognome.

Wesley Sneijder da Utrecht.
Si fa presto a dire che è l'ultimo campione rimasto in rosa dopo la cessione di Eto'o e il progressivo spegnimento dei senatori e che la squadra andrebbe costruita su di lui. Nei fatti è dal 22 Maggio 2010 che è assente, se non per qualche rapida apparizione in qualche partita, tra scarsa voglia di giocare, nervosismo, capricci da superstar, soprattutto infortuni e condizione da rivedere.
Difficile presentarsi come leader in queste condizioni, inutile e anzi stucchevole parlare di continuo tramite twitter e giornali olandesi. Un certo status sul campo Sneijder lo sta perdendo a furia di partite a mezzo servizio causate da poca voglia di giocare in questa squadra e dall'umoralità che lo ha sempre distinto e probabilmente gli impedisce di essere un campione anche nella continuità.
Tutt'altro discorso nella sua nazionale, dove si presenta spesso e volentieri tirato a lucido, da tutto per tutta la partita e gonfia il petto per i risultati e il primo posto nella classifica per nazioni. Li ha evidentemente voglia di giocare, malgrado sulla carta i nomi non siano certo più stellari che nell'Inter, li passa sopra a problemi fisici e gioca tutta la partita. Poi sta a Ranieri centellinarlo quando è presente per evitare ricadute dopo che si infortuna appena torna.
Perchè in aggiunta a tutto il resto Sneijder è sempre stato fragile e vagamente allergico ad allenarsi e vivere da professionista.

Più che cercare di comandare una squadra in una situazione difficile sembra che si sia arreso in partenza dicendo "tanto io qua non ho niente da fare". Come se invece nell'Olanda avesse delle possibilità concrete di vincere qualcosa...
Un circolo vizioso veramente di pessimo gusto.
E' il caso di essere onesti tra tutti e di rendersi conto quando un rapporto è finito.
Buoni Europei Wesley.

16 nov 2011

Top Argentina - Talenti sprecati

Il calcio del Sud America è da sempre sinonimo di tecnica, grandi giocate e gol spettacolari. Un calcio predicato sul talento individuale che spesso però risulta bloccato nel suo sviluppo da motivazioni ambientali, caratteri particolari o semplice pigrizia.
Questa è una carrellata di talenti che si sono fermati qualche gradino sotto a quello che poteva essere il loro vero potenziale, soprattutto nella loro esperienza nel vecchio continente.


7. Pablo Aimar: el Payaso è stato un idolo del Monumental con 4 titoli vinti e un protagonista del Valencia dei primi anni 2000. Il più grosso limite al talento di questo fantasista tutto tecnica e dribbling è stato il fisico continuamente tormentato da problemi di ogni genere. A 32 anni si fa ancora rispettare al Benfica.

6. Gaston "la Gata" Fernandez: classica seconda punta con una carriera da eterno sottovalutato. Tra occasioni perse (una su tutti, il River Plate dov'è nato) e un'indolenza naturale che lo porta a fare sempre qualcosa di meno di quello che il suo grande talento gli permetterebbe è sempre rimasto tra Argentina e Messico, trovando casa a La Plata dove ha vinto tutto all'ombra di Juan Sebastian Veron. Non ha mai trovato continuità e soprattutto non si è mai messo in gioco in Europa.

5. Ever Banega: il più giovane della classifica e quindi l'unico che può ancora riscattarsi si trova in mezzo alla discussione perchè ha esordito giovanissimo nel Boca e nell'Argentina Olimpica e Under 20 promettendo tantissimo. Centrocampista assolutamente completo, con cattiveria agonistica, capacità di recuperare palloni e soprattutto tecnica sopraffina e visione di gioco panoramica ha pagato tanto il passaggio in Europa al Valencia, per motivi caratteriali. Ma le etichette si mettono in fretta e poi toglierle è dura. Il calcio spagnolo non lo sta aiutando a migliorare tatticamente, anzi lo spinge in posizioni sempre più avanzate con sempre meno compiti tattici. Ne guadagna il talento libero, ma a che prezzo? Giocatore da salvare.

4. Andres D'Alessandro: il "nuovo Maradona" per eccellenza dei primi anni 2000, mancino da sogno che ha regalato titoli al River in coppia con el Torito Cavenaghi. Dopo gli esordi da stella un discusso e discutibile passaggio in Europa dalla porta di servizio del Wolfsburg (nel 2003 non esattamente tra i top team del continente), con annesso fallimento in Germania e nelle squadre successive, fino alla rinascita in Brasile all'Internacional di Porto Alegre, dove soprattutto vince Copa Sudamericana, Libertadores e Pallone d'Oro Sudamericano. Limiti di personalità e fisici ne hanno segnato la carriera. Il giudizio è ormai di un giocatore inadatto a essere leader e limitato al suo continente d'origine.

3. Ariel Ortega: giocatore dal talento straordinario, specie per chi l'ha visto giocare nel River fino alla Libertadores 1996. Un talento tale da permettergli di giocare ai massimi livelli in Argentina anche a 37 anni, pur con un fisico minuto e innumerevoli problemi comportamentali, soprattutto legati a una brutta dipendenza dall'alcol. Ha girato Spagna, Italia e Turchia, ma ha acceso la lampadina del suo genio solo a sprazzi. Per quanto abbaglianti, veramente troppo poco per il dono che ha.

2. Javier Saviola: il principe dei talenti sprecati, un altro pibe dalle inferiores del River. Esordisce a

16 anni nella squadra di Nunez, a 18 è capocannoniere e miglior giocatore d'Argentina e del Sud America. Poi arriva il Mondiale Under 20 con 11 gol in 7 partite e il passaggio a 20 anni al Barcellona, con 17 gol nella sua prima Liga. Un inizio di carriera che definire folgorante è poco per el Conejo, e infatti da qui è solo discesa. Arriva in Catalogna in un delicato periodo di ricostruzione e finisce macinato, con la gravissima colpa personale di non riuscire mai a mettersi davvero in gioco, accettando troppe panchine o squadre minori per pochi mesi, dimostrando personalità e ambizione inversamente proporzionali al talento. Ritrova una squadra dove giocare titolare con continuità al Benfica alla soglia dei 30 anni, col nostro numero 7 Aimar. 1. Juan Roman Riquelme: possiamo parlare di talento sprecato solo in proporzione alle immense aspettative attorno a un simile giocatore, che rimarrà per sempre unico nel panorama calcistico mondiale. La sua carriera è totalmente spaccata in due tra Europa e Argentina, con una distanza in mezzo ben rappresentabile dall'Oceano Atlantico. Idolo totale e oltre dei tifosi xeneizes per le pagine di storia scritte con la camiseta de Boca, figura di media grandezza in Europa legato alla piccola realtà di Villarreal, squadra sostanzialmente sconosciuta prima del suo avvento, che ha portato il sottomarino giallo alle semifinali di Coppa Uefa e di Champions League. Il principale responsabile della sua scarsa fama in Europa è il suo primo allenatore Louis Van Gaal, che lo impiegava poco e malissimo nel suo Barcellona, e come dicevamo prima le etichette sono dure da togliere. Per fortuna che il palmares col Boca racconta di 3 Libertadores, 1 Intercontinentale e 4 campionati (per ora), conditi da un'infinità di gol, assist e giocate che pochissimi possono anche solo pensare. El Mudo è di sicuro un tipo scontroso e difficile, ma in quanto a qualità di natura è in un'elite di grandi campioni.

(ha collaborato G.B.)

30 ott 2011

Viaggio alla scoperta dell'acqua calda

Una serie di considerazioni si impongono come obbligatorie:

- gli attacchi fanno vendere i biglietti, le difese vincono i campionati. O semplicemente salvano le squadre
- senza difesa e senza attacco perdi, e probabilmente retrocedi
- nello sport è fondamentale avere atleti affidabili sia fisicamente che a livelli di prestazioni, perchè le vittorie nascono dalla continuità di rendimento
- un buon allenatore è quello che prima di tutto non fa danni
- è meglio un allenatore fortunato che un allenatore bravo
- la concentrazione e l'attenzione ai dettagli sono la differenza tra una vittoria di misura e una sconfitta di misura
- concentrazione e attenzione ai dettagli vengono progressivamente meno quando ci si sente arrivati in assenza di particolari stimoli esterni
- la fortuna premia gli audaci, e chi lotta davvero per un risultato
- è più difficile remare nelle avversità che viaggiare sulle ali dell'entusiamo. Tradotto è più facile per l'Udinese rimanere in zona Champions che per l'Inter lottare per la salvezza
- cambiare una prospettiva sbagliata è un percorso lungo, introspettivo e doloroso in quanto autocritico. Per questo Moratti non tocca l'Inter da due anni ormai
- a tutti i livelli serve coraggio a fare certe scelte. Ma certe scelte vanno fatte e serve personalità
- con l'attaccamento sentimentale non si va da nessuna parte nello sport professionistico
- il calcio è uno sport di squadra giocato da atleti. Si deve essere prima atleti e poi calciatori
- costruire una mentalità vincente è un processo molto più lungo di demolirla
- un grosso problema è un piccolo problema che non è stato affrontato/risolto in tempo
- se nel corso di una stagione una squadra dimostra di avere un problema quel problema va affrontato e risolto, anche sul mercato. Ignorarlo e aggiungerne altri porta a risultati disastrosi
- vincere è un'abitudine
- sfortunatamente, lo è anche perdere

26 ott 2011

Top Argentina - Nani da giardino

Quante volte si è sentito parlare della tipica mezza punta argentina dotata di tecnica incredibile e fisico minuto? Un giocatore guizzante, rapido, in grado di raggiungere picchi di genialità impensabili e di saltare l'avversario con disarmante facilità, un concentrato di tecnica pura, assist e gol in poco meno di centosettanta centimetri. Ecco, oggi lasceremo da parte questi giganti per stilare la nostra personalissima classifica degli argentini più piccoli e talentuosi in circolazione.


5. Daniel Villalva (155cm): giocatore ancora tutto da scoprire, il Keko, dopo un esordio folgorante in prima squadra, ha subito un pesante infortunio muscolare che lo ha relegato ai margini della rosa del River Plate, rallentando considerevolmente la sua crescita ed affermazione. Riuscirà a ritagliarsi il giusto spazio nei nuovi Millonarios di Almeyda?

4. Pablo Piatti (163cm): riserva di lusso nell'Argentina U-20 che vinse il Mondiale in Canada nel 2007, il ventiduenne scuola Estudiantes ha trovato la sua dimensione ideale in Andalusia, dove è riuscito ad imporsi tra le fila dell'Almeria. Rapidità, sacrificio e visione del gioco verticale non sono sfuggite al Valencia, che in estate lo ha acquistato per oltre sette milioni di euro.

3. Diego Buonanotte (161cm): El Enano, talento strepitoso e sinistro fatato, è cresciuto nelle Inferiores del River Plate, esordendo giovanissimo in prima squadra e guidando la Banda di Diego Simeone alla vittoria del Clausura 2008. La sua straordinaria ascesa è stata interrotta dal terribile incidente automobilistico a fine 2009 in cui ha riportato diverse fratture e soprattutto perso tre amici. Da quel momento non si è più visto il vero Buonanotte; la speranza è che il trasferimento al Malaga possa aiutarlo a lasciarsi definitivamente il passato alle spalle.

2. Alejandro Gomez (164cm): tanto piccolo, quanto sottovalutato. Il Papu ha avuto fin da subito un soprendente impatto sul calcio italiano, mettendo in mostra un repertorio di prima classe, fatto di dribbling, gol, assist, corsa e soprattutto tanta intelligenza. Impiegato finora in qualsiasi posizione, anche Gomez ha fatto parte della Seleccion U-20 vincitrice del mondiale di categoria canadese.

1. Maxi Moralez (160 cm): quando giochi un Mondiale U-20 con Aguero, Zarate, Di Maria, Banega, Pato, Cavani, Suarez, Viudez (scusate, non abbiamo resistito), Sanchez, Mata e sei il migliore di tutti, c'è poco altro da aggiungere. Stella indiscussa del Velez di Gareca che ha sfiorato la Libertadores pochi mesi fa, ha impiegato poco tempo per farsi conoscere anche nel campionato italiano, dove a nostro avviso è arrivato con colpevole ritardo.



In collaborazione con G.D.C.

24 ott 2011

Lucas Ocampos

E' uno dei giovani talenti del momento, accostato ad alcuni tra i più importanti club europei e già paragonato ad una delle stelle più brillanti del calcio mondiale: Cristiano Ronaldo. Dopo un'estate passata in Messico a trascinare una delle Seleccion argentine U-17 più deludenti degli ultimi anni, Lucas Ocampos ha fatto ritorno a Nunez per allenarsi in pianta stabile con la prima squadra guidata da Matias Almeyda. Le brillanti prestazioni negli incontri amichevoli che hanno accompagnato il River Plate ai nastri di partenza della B Nacional sono state il trampolino di lancio verso un posto da titolare conquistato e mai più abbandonato dal ragazzo di Quilmes. Pupillo intoccabile del Pelado, Ocampos ha impiegato poche partite per conquistare un posto speciale anche nel cuore infranto dei tifosi della Banda, alla disperata di ricerca di nuove gioie e speranze.

Dopo quattro reti in undici partite il nome di Ocampos ha iniziato a varcare i confini del Sudamerica, circolando con insistenza oltreoceano: Chelsea, Inter, Bayern Monaco, Liverpool, Manchester United le principali pretendenti. Tra un sondaggio e l'altro, la valutazione del nuovo Cristiano Ronaldo pare sia attorno ai quindici milioni di euro. Dov'è la verità? Lontana dalle cifre, dagli interessamenti, dalle offerte e soprattutto dai paragoni letti in questi giorni.

Lucas Ocampos, classe '94 acquistato tre anni fa dal Quilmes, fa parte di una delle annate più floride delle Inferiores del River Plate, dove assieme a Federico Andrada e Lucas Pugh ha dato vita ad un tridente dalla straordinaria efficacia e prolificità. Fisico possente e tecnica fuori dal comune hanno permesso a "Luquitas" di occupare qualsiasi ruolo nei reparto offensivi delle giovanili del River Plate e della Nazionale argentina, ma è soltanto con l'approdo in prima squadra che inizia ad ottenere risultati eccellenti come esterno sinistro di centrocampo. Colpi da fuoriclasse, dribbling, cross, inserimenti, intensità ed agonismo, ma a sorprendere è soprattutto l'inimmaginabile crescita a livello tattico: merito di Almeyda o della mentalità del ragazzo? Destro naturale, non ha dimenticato il passato da punta, confermandosi pericolosissimo in zona gol, sia sulle palle alte che sfruttando le sue percussioni palla al piede. La giovane età lo porta ancora a commettere qualche errore o leggerezza di troppo, così come la tendenza a prediligere più la giocata spettacolare che quella utile alle volte ritorna a galla. La lettura del gioco è da affinare, ma nel giudizio non si deve dimenticare che ci si trova di fronte ad un ragazzo di diciassette anni catapultato in una realtà dove la pressione è all'ordine del giorno.

Fatte le dovute proporzioni, dov'è la differenza con Cristiano Ronaldo? Ocampos è un giocatore che ha tutto per potersi imporre -fra qualche anno- in Europa, ma la velocità del portoghese, la sua micidiale rapidità ed il cambio di passo sono attualmente fuori portata per un ragazzo che inevitabilmente gioca e pensa al ritmo del campionato albiceleste, in una posizione e con uno stile che ancora meno ricordano il giocatore del Real Madrid. Perchè a distanza di anni dalle ondate di nuovi Maradona e dopo essersi lasciati alle spalle un campionario imbarazzante di fallimenti e talenti bruciati si è ancora alla ricerca di qualche scomodo quanto infondato paragone? Mai come in questo caso si è davanti ad un'esagerata forzatura messa in piedi per regalare titoli facili ed altisonanti.

I media? No, o meglio, non solo loro. L'esplosione mediatica del talento del River Plate, giustificata soltanto in parte dalle ottime prestazioni sul terreno di gioco, è da ricercare un po' più a valle, addentrandosi in una giungla di voci, notizie ed indiscrezioni di cui è difficile riuscire a definire un quadro preciso e perfettamente attendibile. Passarella è veramente intenzionato a privarsi del suo talento più luminoso dopo le partenze di Pereyra ed Erik Lamela? A quanto pare sì, poichè nel disperato tentativo di risanare un club lasciato in una situazione drammatica dal duo Aguilar & Israel, il Kaiser e i suoi fidi collaboratori sembra abbiano incontrato qualche difficoltà al momento di effettuare una corretta previsione di bilancio: in particolare alla voce entrate riguardante i diritti televisivi. In attesa di avere notizie ufficiali a riguardo, Passarella si è dunque trovato costretto a preparare una bozza di piano B, ovvero la cessione di un pezzo pregiato della rosa. Inutile dire che tutti gli indizi hanno portato in una sola ed unica direzione: Lucas Ocampos, l'unico giocatore con un certo appeal e valore a livello europeo.

Quindici milioni? No, ma per farsi un'idea a riguardo è necessario fare due nomi: Pini Zahavi e Bernard Krausz. Il primo è un agente molto vicino ad Abramovich e al Chelsea, il secondo ha spesso lavorato a stretto contatto con il River Plate e la Serie A italiana. E' a loro che Passarella si è affidato per iniziare a far girare il nome di Ocampos, per sondare il valore del ragazzo sul mercato e per accrescerlo ulteriormente. Coincidenze che fra le presunte interessate ci siano proprio Chelsea ed Inter? Il ragazzo sicuramente avrà già attirato su di sè le attenzioni di questi club, ma offerte di quindici milioni o aste sono pura invenzione e voci messe in circolazione ad arte.

Ad infittire ulteriormente la vicenda Ocampos ci ha infine pensato il Quilmes, la sua ex-squadra. Il ragazzo non è interamente di proprietà del River Plate ed i dirigenti del Cervecero sostengono di possedere l'85% del cartellino, mentre alla Banda rimarrebbe soltanto un 15% con l'opzione di riscattare la parte del Quilmes entro fine anno. Altre voci parlano di una divisione 50-50 fra i due club, altre ancora riportano della presenza di un gruppo di imprenditori che gestisce una percentuale del cartellino di Ocampos.

Per ora Passarella si è limitato a sostenere che il River non si priverà di nessun giocatore fino a quando non raggiungerà la tanto agognata promozione, una smentita non troppo convinta che ha lenito solo in parte lo sconforto dei tifosi Millonarios. La nostra speranza è che Ocampos possa rimanere ancora qualche anno in Argentina, riportando il River nel calcio che conta e regalando alla straordinaria hinchada della Banda le gioie che merita.

16 ott 2011

Uno per tutti, tutto per uno.

Tra lo sport sulla carta e quello giocato nel mondo reale passa di sicuro una grande differenza.
La componente mentale.
Spesso sottovalutata o meglio non considerata rappresenta un confine sottile ed invisibile tra quello che si può e non si può fare su un campo da gioco in determinate situazioni.
Ovvio che parliamo di una componente complessa e variegata, difficile da definire ed indagare, ma riassumibile con un singolo concetto: leadership.
In campo serve qualcuno che sappia dare la scossa, tenere le redini del gruppo, fare quel centimetro in più per conquistare qualcosa, essere in prima persona l'esempio e indicare la via da percorrere.

Nell'Inter di oggi, al di la dei problemi tecnici e fisici, si può facilmente constatare una totale assenza di leadership.
Quelli che sulla carta hanno i gradi per prendere il comando sono tutti assenti. Ingiustificati.
Sneijder è infortunato, ma da sempre troppo umorale, quasi capriccioso. Thiago Motta è il giocatore più carismatico dell'infermeria. Stankovic, Cambiasso e Zanetti più che altro rincorrono i fantasmi di ciò che sono stati e per quanto l'abnegazione sia lodevole i limiti fisici iniziano a essere troppo evidenti. Samuel non è ancora lui. Lucio per eccesso di slancio tenta di strafare con risultati dannosi.
Dei nuovi arrivati solo Forlan ha un simile spessore e oltre a essere seriamente infortunato sta pagando difficoltà di ambientamento.

Ma soprattutto Samuel Eto'o ormai è in Russia.
E' questa la più grossa differenza tra l'Inter di oggi e quella di un anno fa. Un semplice numero 9 venuto da N'kon.
Da solo per una stagione intera è stato l'attacco dell'Inter (37 gol in stagione, il secondo miglior marcatore a distanze siderali specie senza considerare Pazzini arrivato solo a Gennaio), come lecito aspettarsi, ma anche il centrocampo. Tante, troppe volte il gioco della squadra è stato palla a Eto'o e vediamo che succede, per la capacità del camerunense di prendere palla, saltare l'uomo, correre, segnare, dispensare assist. Da solo rendeva un insieme di giocatori qualcosa di simile a una squadra.
Certo, da solo non bastava a conquistare grandi traguardi. Ma avanzava per mascherare tutti i limiti di una squadra al limite, spremuta fisicamente e mentalmente.

Oggi la sua assenza diventa drammaticamete evidente quando nessuno sa cosa fare con il pallone tra i piedi, nessuno rincorre l'avversario, nessuno aiuta il compagno.
Magari lui un gol se lo sarebbe inventato, avrebbe rincorso l'avversario come un terzino, avrebbe provato a stimolare i compagni (qualcuno si ricorda in Inter-Chelsea quando chiese a gesti di disporsi meglio su una rimessa laterale?).
Lui era l'uno per tutti, il go to guy direbbero dall'altra parte dell'oceano, quello per cui le resposabilità non sono mai state un peso.

Purtroppo un assegno da svariati milioni di euro non fa lo stesso effetto.
Oggi chi rimane?

10 ott 2011

River Plate - Primo bilancio

Dieci partite: sei vittorie, quattro pareggi, zero sconfitte, ventuno gol fatti e sette subiti. Dopo un buon inizio e superate le prime difficoltà, il River Plate di Matias Almeyda inizia a trovare solidità e continuità, consolidandosi in vetta alla B Nacional in attesa degli scontri di alta classifica contro Insituto e Gimnasia Jujuy. Il disperato mercato di Passarella inizia a dare i suoi primi frutti e la scelta del Pelado come successore di Jota Jota Lopez acquista consensi giornata dopo giornata: nessuna invenzione pretenziosa o rivoluzionaria, ma tanta semplicità e praticità. Gli addii, seppur dolorosi, delle stelline Lamela e Pereyra hanno permesso di ridurre considerevolmente il pesante debito che continua ad aleggiare sopra agli uffici del club di Nunez, consentendo al Kaiser Passarella di ingaggiare due calibri pesanti come Fernando Cavenaghi e Alejandro Dominguez. E' da loro che il River ha deciso di ripartire nella rincorsa al calcio che conta, affidandosi all'esperienza, al carisma e alla classe che tanto sono mancati un anno fa, quando la posta in palio era troppo pesante per giovani alle prime armi ed eterne promesse.

Il filo conduttore tra l'incubo diventato realtà e il purgatorio in cui è ora relegata la Banda è Matias Almeyda: inventatosi allenatore in una calda estate (o meglio, in un freddo inverno argentino) e pronto a rimettersi in gioco, questa volta in una veste completamente nuova che sognava da ormai qualche mese. Il credo del Pelado è chiaro: bel gioco, ordine, intensità ed equilibrio, prendendo il meglio dalle sue esperienze argentine, spagnole ed italiane. Accantonato in fretta il sogno folle e proibito di vedere un River in versione "Barcellona del Sud America", Almeyda ha puntato sul più classico dei moduli: 442 e palla al Chori Dominguez. Le prime vittorie stagionali hanno dato ragione al DT dei Millonarios, ma ben presto i piedi delicati ed attenti dei giocatori della B Nacional hanno suggerito allo staff della Banda che per arrivare a fine torneo sarebbe servito qualcosina in più. Dopo un periodo di difficoltà e qualche esperimento mal riuscito, Almeyda sembra aver ottenuto la formula corretta, mantenendo il modulo invariato ma trovando il giusto mix fra esperienza, gioventù e nuovi arrivati.

Fra i pali è stato confermato il vice di Juan Pablo Carrizo, Leandro Chichizola, in netta crescita nonostante qualche peccato di gioventù. Davanti al numero uno l'infortunio dell'improponbile Alayes sembra aver facilitato le scelte di Almeyda: linea a quattro con Vella, Ferrero, Maidana e Arano, pronti ad essere rimpiazzati dai giovani Abecasis, Gonzalez Pirez, Pezzella e Juan Manuel Diaz. I due difensori centrali dell'Under 20 di Perazzo hanno da poco rinnovato i loro contratti, permettendo a Passarella di fissare una clausola di rescissione pari a quindici milioni di euro, tanti, forse troppi, ma si tratta di due super talenti che non tarderanno ad imporsi e mettere in dubbio le gerarchie attuali.

A centrocampo la rivoluzione invernale ha avuto il maggiore (e migliore) impatto: da destra a sinistra Carlos Sanchez, Aguirre, Cirigliano e Ocampos stanno rappresentando il reparto più decisivo di questo inizio di stagione. Due nuovi innesti e due giovani promesse del più florido vivaio argentino. Sanchez e Aguirre sono state le vere sorprese di queste prime partite, grazie alla loro imprevedibilità e alla straordinaria intensità di gioco hanno risolto incontri delicati in cui la Banda faticava ad imporsi, come accaduto in nottata nella sfida tra decadute contro l'Huracan, quando una strepitosa doppietta del centrocampista centrale ha ribaltato l'iniziale svantaggio (da cineteca la seconda rete). Cirigliano, dopo aver fatica a trovare spazio a causa della prolungata assenza dovuta al Mondiale U-20, si sta lentamente conquistando un posto da titolare, grazie all'ordine tattico, alla pulizia nelle giocate e alla capacità coprire gli spazi che gli permettono di integrarsi alla perfezione con Aguirre, molto più "caotico" e discontinuo quanto pericoloso e decisivo. A sinistra c'è l'uomo nuovo, la scommessa di Matias Almeyda: Lucas Ocampos, classe '94, attaccante della Seleccion U-17 e grande bomber delle Inferiores dei Millonarios assieme a Federico Andrada. Fisico imponente, grinta da vendere e colpi di classe da lasciare a bocca aperta, Ocampos ha finora sorpreso per duttilità ed applicazione tattica che nessuno avrebbe mai immaginato fossero nelle sue corde: il fratello calciatore del ragazzo tanto bravo quanto indolente visto all'opera con le squadre giovanili della nazionale argentina, quando assieme allo straordinario potenziale brillavano la poca intelligenza e la scarsa predisposizione nel gioco corale. A pochi mesi di distanza, in un campionato dove la classe e la qualità vengono dopo attributi fisici e caratteriali, Lucas sta dimostrando di poter diventare una delle grandi stelle in uscita dal vivaio del River, raccogliendo in qualche modo l'eredità di Erik Lamela e attirando su di sè l'interesse di molti club del vecchio continente. Abbandonato momentaneamente il ruolo di punta, ha interpretato alla perfezione quello di esterno offensivo nel 442 di Almeyda, abbinando grandi giocate ad intensità nel pressing e spirito di sacrificio in copertura. Alle volte, inevitabilmente, la giovane età lo porta a prendere scelte sbagliate e ad eccedere in preziosismi, ma stiamo pur sempre parlando di un ragazzo nato nel 1994 che ha già all'attivo tre reti in dieci partite, vestendo quella che con ogni probabilità è al momento la maglia più pesante dell'intero continente sudamericano.

Davanti la scelta è stata obbligata e felice: Almeyda ha a disposizione due fuoriserie come il Chori Dominguez e Fernando Cavenaghi. Dopo un inizio difficile il Torito è tornato ad essere il giocatore che ha fatto innamorare il Monumental nei suoi giorni di gloria, bomber implacabile e attaccante totale, fondamentale nel far salire la squadra e nell'aiutare i suoi nei momenti di sofferenza. Sempre presente in questo inizio di stagione, il capitano della Banda ha messo a segno cinque reti, confermando di essere il giocatore che sarebbe servito al River Plate nella scorsa stagione, quando Funes Mori, Pavone e Caruso facevano ammattire il Tano Pasman di turno a suon di reti divorate. Alle spalle di Cavenaghi, infortuni permettendo, si è finora mosso Alejandro Dominguez, direttore d'orchestra in grado di gestire palla e dettare i tempi della manovra, il vero regista della squadra di Almeyda e, purtroppo, l'obiettivo numero uno dei tacchetti delle squadre avversarie. Il Chori è un acquisto di spessore assoluto e un autentico lusso per la serie B albiceleste, ma preservarlo nel corso della stagione non sarà impresa facile, visti i trattamenti speciali riservati al numero dieci in queste prime partite.

Nel complesso si è intravisto un buon River, a tratti spettacolare e a tratti poco convincente, vittima di quella paura pagata a caro prezzo nel finale della scorsa stagione. L'umiltà e la cattiveria agonistica che Almeyda ha saputo trasmettere ai suoi giocatori lasciano ben sperare, anche se i propositi del nuovo DT sono ancora ben lontani dall'essere raggiunti. Difensivamente la squadra commette ancora qualche distrazione di troppo e in mezzo al campo il caos talvolta prevale sull'ordine tattico, ma sono stati compiuti degli evidenti passi avanti: meno sensibile a crolli psicologici, fisicamente brillante e sempre pericoloso -sembrano ormai lontani i tempi delle carestie offensive-, il River Plate del Pelado ha tutte le carte in regola per dare battaglia fino alla fine.