06 mag 2011

Dortmund: l'ombelico del mondo (Parte 1)

Chissà cosa avrà pensato un noto telecronista italiano reso celebre dalla trionfale avventura tedesca della Nazionale azzurra nel 2006 quando ha visto Jürgen Klopp portato in trionfo da una banda di ragazzini ed osannato da un intero stadio. E chissà se vedendo la Gelbe Wand, la parete gialla, idolatrare quel simpatico ragazzone un po' cresciuto gli sarà venuto in mente che proprio in quell'area di rigore Fabio Grosso lo faceva famoso andando a segnare uno dei gol più emozionanti della storia del calcio italiano. Ironia della sorte, o meglio, ironia del calcio, al Westfalenstadion di Dortmund Klopp si è preso la sua piccola grande rivincita, lui, che "di calcio non ne capisce proprio nulla". Avrà riso Jürgen, come fa spesso del resto: quando segna il suo BVB, quando l'arbitraggio non lo convince molto o quando la dea bendata sembra essersi voltata dall'altra parte a cercare qualcun altro.
Poco importa dunque dei giudizi insindacabili da parte di chi il calcio lo commenta a noi spettatori, perchè a parlare in fin dei conti ci pensa sempre il buon vecchio pallone e Klopp ha trovato l'alchimia giusta di vicende e personaggi per scrivere un racconto che vale la pena ricordare.

Dortmund è una città mineraria della Ruhr con poco più di mezzo milione di abitanti, storicamente famosa per il ruolo ricoperto nell'industria pesante ed ora uno fra i più importanti centri europei a livello di innovazione tecnologica. Per quanto riguarda il calcio è quasi superfluo citare Andy Möller, Lars Ricken e soprattutto Karl-Heinz Riedle, simboli, assieme a Matthias Sammer, del periodo d'oro del Borussia Dortmund culminato con la conquista della Champions League del 1997. Da quegli anni, eccezion fatta per un campionato, il BVB non ha più vinto nulla, risucchiato in una spirale di risultati negativi e condannato all'oblio da una gestione societaria ancora peggiore. Fino a quest'anno, fino a Jürgen Klopp.

Arrivato nel 2008, l'ex-tecnico del Mainz è riuscito nella proibitiva impresa di riportare i gialloneri alla vittoria del Maisterschale, plasmando una squadra a sua immagine e somiglianza: giovane, divertente, scaltra ed a tratti quasi irriverente. Alla guida di Klopp la compagine di Dortmund ha compiuto passi da gigante, crescendo partita dopo partita e sorprendendo chiunque per la maturità messa in campo nonostante una media età da far impallidire gran parte delle squadre dei principali campionati europei. La rosa del BVB è uno straordinario dipinto dell'evoluzione della sua città e del calcio tedesco: un mix di giovani rampanti provenienti dalle più svariati parti del globo, ognuno di essi con un proprio personalissimo background.

Pensi alla Germania, pensi ai Lothar Matthäus, ai Karl-Heinz Rummenigge, ai Beckenbauer e ai Gerd Müller. Oppure allo stereotipato tedescone, il calciatore teutonico tutto muscoli, forza e tenacia; poi vedi la formazione titolare del Borussia Dortmund e ti rendi conto che di tedeschi al 100% ce ne sono la metà e di questi forse uno o due rispondono alle vecchie caratteristiche del Made in Germany. C'è il portiere Roman Weidenfeller, presentatosi ad inizio stagione come il solito anello debole della catena e contro ogni aspettativa rivelatosi ben presto decisivo in più occasioni, e davanti a lui, a comporre metà della linea difensiva, ci sono Mats Hummels ed il terzino sinistro Marcel Schmelzer.
Hummels è uno dei simboli della squadra: scaricato troppo in fretta dal Bayern Monaco, trova in Klopp l'allenatore perfetto per far maturare tutto il suo talento, raggiungendo in breve tempo livelli di gioco impressionanti ed imponendosi come uno dei migliori centrali del campionato tedesco. Schmelzer, invece, è uno dei tanti prodotti dello straordinario settore giovanile del Borussia Dortmund: laterale instancabile, attento in fase difensiva e davastante nelle proiezioni offensive. Dribbling, cross e combinazioni velocissime con i compagni lo hanno aiutato a ricevere la prima convocazione per la Nazionale maggiore, dove, con ogni probabilità, andrà ad occupare un ruolo da protagonista, vista l'assenza di alternative di un certo spessore.

Davanti alla difesa agisce Sven Bender, mediano classe 1989. Anche lui, come Hummels, arriva dalla Baviera, ma è un prodotto del Monaco 1860, squadra con cui ha avuto modo di giocare più di 60 partite, maturando un'esperienza quasi unica in rapporto alla giovane età. Intelligenza tattica superiore alla media, capacità atletiche importantissime, buoni piedi e soprattutto tanto cuore lo hanno reso una delle colonne della squadra, fondamentale nel garantire la giusta copertura a Nuri Şahin e decisivo nel bilanciare gli equilibri. Altro tedesco è Kevin Großkreutz, esterno offensivo infaticabile e dai colpi alle volte sorprendenti. Nato a Dortmund, tifoso fin da piccolo del BVB, con la sua andatura a tratti goffa e scoordinata dà l'impressione di essere lì per caso: poi lo vedi correre ovunque, saltare gli avversari grazie alla straordinaria forza fisica e rendersi sempre pericoloso in ogni azione offensiva. E' probabilmente uno dei giocatori più sottovalutati della squadra, ma intanto ha già collezionato qualche presenza anche con la Nazionale maggiore.

L'ultimo tedesco titolare è il piccolo Mario Götze, 18 anni. Un concentrato di classe, tecnica e colpi di genio, il pupillo del Westfalenstadion. Al BVB da quando ha nove anni, lanciato senza alcuna paura da Jurgen Klopp, ha preso per mano la squadra trascinandola fino al titolo a suon di magie. Ala destra, sinistra, trequartista: può giocare ovunque e può farlo con un rendimento sensazionale. E' stato una miniera di assist per il fortunato Lucas Barrios ed ora mezza Europa è sulle sue tracce.

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