02 mag 2010

I cambiamenti del giovane Pep

Retrospettiva: il Barcellona 2008/2009 è entrato di prepotenza nella storia del calcio, e con lui (anzi di più essendo all'esordio) il suo allenatore. La squadra ha semplicemente vinto tutto quello che si poteva vincere centrando l'ormai famoso triplete, mostrando inoltre un calcio altamente moderno e spettacolare. Il mercato estivo aveva portato al cambiamento del centravanti, da Eto'o a Ibrahimovic, più qualche movimento di contorno, mentre la squadra ha continuato a vincere (Supercoppe e Mondiale per club), giungendo ai 6 trofei nell'anno solare. Cambiati i nomi, il risultato è rimasto lo stesso.

Nel 2010, qualcosa è successo. Eliminati dal Siviglia in Coppa del Re, eliminati dall'Inter in Champions League. Improvvisamente il Barcellona si è scoperto vulnerabile, fuori da due competizioni e col Real a 1 punto nella Liga. Un brusco ritorno alla realtà (specie a giudicare da certe dichiarazioni pre e post Inter), con delle motivazioni da trovare tra le righe, nascoste nelle pieghe dei grandi nomi e del calcio spettacolo.
La squadra, sia chiaro, resta sulla carta ancora superiore a tutte le altre senza discussione. Troppa qualità, troppa capacità di creare gioco, troppa abitudine a giocare insieme. Ma qualcosa è cambiato, e gli avversari ne hanno approfittato.

Il Barcellona di Guardiola era una macchina perfetta. Pep è stato bravissimo ad intervenire con decisione ed intelligenza sulle ceneri del Barcellona dell'era Rijkaard, squadra ormai stanca, demotivata e con dei campioni giunti alla fine del loro ciclo. Lo spagnolo ne aveva identificati 3 da epurare in quanto dannosi in qualche modo al gruppo: Ronaldinho, Deco e Samuel Eto'o. Il brasiliano (accusato di troppa rilassatezza negli allenamenti e vita notturna, che si traduceva in un pessimo esempio ai compagni, con un rendimento in calando) è andato al Milan, il portoghese (vista l'età aveva concluso il suo ciclo e c'era da lanciare Iniesta) al Chelsea. E' rimasto contro il parere dell'allenatore solo il camerunense, un pò per troppe pretese economiche, un pò per mancanza di acquirenti reali. Oltre a questo, Guardiola si concentrò su tattica, voglia e atteggiamento, troppo trascurate da Rijkaard nel corso della sua gestione. Piena responsabilità e fiducia ai canterani, identificati come la colonna portante della squadra, come Xavi, Iniesta, Messi, Pique e Puyol, ma anche Busquets nel corso della stagione (e Pedro e Jeffren l'anno successivo), e valorizzazione di giocatori quali Henry, Yaya Tourè e Daniel Alves, perfetto complemento ai giocatori cresciuti in casa. Il risultato l'abbiamo visto tutti, ma è da sottolineare l'ironia della sorte, che ha regalato a Guardiola un Samuel Eto'o da 35 gol stagionali, compresa la perla dell'1-0 in finale di Champions League contro il Manchester United. Senza di lui, sarebbero di certo cambiate molte cose.
Ulteriore testimonianza della grandezza della formazione catalana, la classifica del Pallone d'oro 2009. Nei primi 6 posti, 5 sono occupati da giocatori blaugrana. Rispettivamente Messi vincitore, Xavi terzo, Iniesta quarto, Eto'o quinto (sempre la sorte...), ma in classifica troviamo anche Henry quindicesimo e Yaya Tourè ventinovesimo. Praticamente tutta la squadra dal centrocampo in su.

Squadra che vince non si cambia. Eppure Guardiola la pensa diversamente. Ancora Samuel Eto'o è il suo grande problema, finalmente risolto con il famoso scambio con Zlatan Ibrahmovic. E da qui partono i "problemi" del secondo Barcellona di Pep.
Lo svedese e il camerunense sono giocatori completamente diversi, non serve un grande osservatore per capirlo. Ma proprio Eto'o, con tutto il suo modo di giocare, era il finalizzatore ideale della mole di gioco creata da Guardiola. Chiedere certi movimenti e quell'interpretazione del ruolo a Ibrahimovic era impossibile, e i risultati dicono che lo è tutt'ora. Si pensava che dopo un periodo di ambientamento il Barcellona si sarebbe abituato a Ibra e Ibra al Barcellona, trovando un nuovo stile di gioco e un nuovo equilibrio. A 9 mesi di distanza, siamo ancora in alto mare. Malgrado un buon numero di gol segnati da Zlatan, la squadra si è dimostrata molto più pungente con altri in campo al posto suo. E non è un caso che quando si doveva vincere e segnare, sia stato sempre lui il cambio designato. Perchè errare è umano, ma a perseverare Pep non ci sta (e le voci che vogliono Villa al Camp Nou l'anno prossimo lo confermano ampiamente).
Altro desaparecido è stato Thierry Henry. Terza freccia di un arco micidiale, ha chiuso la scorsa stagione a 26 gol, più 12 assist e tanto, ma tanto lavoro di corsa e copertura per la squadra. Vuoi per l'età, vuoi per l'esplosione di Pedro, nella stagione in corso il suo apporto è stato minimo.
Del favoloso tridente da 99 gol stagionali (Henry-Eto'o-Messi), è quindi rimasto il solo argentino. Che, da fenomeno, ha risposto presente, prendendosi spesso sulle spalle l'intera squadra e superando quota 40 gol stagionali.
Ma il passaggio da tre punte straordinarie e un singolo fenomeno, per quanto fortissimo, ha portato dei cambiamenti. Fermare un singolo è più semplice, giocando di squadra, che fermare tre campioni che giocano insieme. L'eplosione di Pedro, per quanto favolosa e importantissima per le sorti delle vittorie blaugrana coi suoi gol decisivi, non è bastata a compensare un tale depotenziamento dell'arsenale offensivo. Lo spagnolo è ancora giovane e deve crescere per essere davvero un fattore a certi livelli. E Ibrahimovic spesso si marca da solo, scomparendo dal gioco.

Secondo passaggio fondamentale del cambiamento, gli infortuni di Andres Iniesta. Il ragazzo di Albacete nel 2008/2009 fu semplicemente straordinario per coninuità a livelli altissimi. Tra lui e Xavi il pallone in mezzo andava solo nella direzione che voleva il Barcellona. Dopo la finale di Champions sono iniziati i suoi guai fisici, che non sono ancora terminati. Il suo sostituto nella rosa del Barcellona è Keità, a cui però non si può chiedere nemmeno lontanamente il lavoro di Don Andres. Il Barcellona si è trovato così con un solo creatore di gioco in mezzo, Xavi, che però non può impostare e rifinire allo stesso tempo. Le percussioni, i dribbling, gli inserimenti,i palloni filtranti, i lanci, gli scambi nel breve che garantiva Iniesta sono un vuoto incolmabile, specie contro squadre molto attente alla fase difensiva. L'imprevedibilità di un simile talento non si può perdere senza conseguenze nel lungo periodo.

A margine altre scelte discutibili come l'abbandono di Yaya Tourè davanti alla difesa per fare spazio a Busquets (che ha il solo pregio di essere un canterano) o la scarsa fiducia in Bojan Krkic, accantonato per gran parte della stagione, o scelte di mercato dispendiose quanto inutili (Caceres e Chygrynskiy, ma anche lo stesso Ibra) o infine la rosa molto corta per favorire i ragazzi della masia.

Il Barcellona è cambiato e sta cambiando. Cosa sarà l'anno prossimo?

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