17 nov 2010

Super-River, finalmente

Alla fine è arrivato anche il momento del River Plate: dopo troppo tempo senza battere i rivali di una vita, nel momento peggiore possibile la Banda batte il Boca Juniors 1 a 0 e può dare una svolta decisiva ad una stagione in cui l'obiettivo fondamentale è la salvezza. Una vittoria strameritata quella ottenuta dai Millonarios, una vittoria di cuore, carattere ed orgoglio il cui principale artefice è senza ombra di dubbio Juan José Lopez.

Jota Jota ha avuto l'occasione che attende da una vita e non l'ha buttata via. Doveva essere il tecnico ad-interim in attesa di Gallego o del sogno proibito Marcelo Bielsa, poi, sfumati entrambi, doveva essere il tecnico ad-interim "soltanto" per il Superclasico e nonostante il trionfo contro gli Xeneizes continua a ripetere con umiltà: "Sono al River per essere il direttore del Settore Giovanile e quello è il mio compito". Ma chi crede a JJ Lopez? Adesso c'è un altro Clasico contro il San Lorenzo del grande ex Ramon Diaz e se il River dovesse ottenere un risultato positivo il tecnico di Buenos Aires rimarrà sulla panchina almeno fino alla fine del torneo.

L'addio di Angel Cappa ha lasciato il River in una situazione a dir poco problematica. Squadra priva di certezze, di stabilità e di personalità, Lopez, in settimana, ha dovuto svolgere un enorme lavoro su tutta la linea. Aiutato dal rientro del sempre più sensazionale Almeyda, Jota Jota si è tuttavia limitato a schierare un unidici ordinato ed equilibrato, optando per un ritorno alla difesa a tre ripudiata da Cappa e affiancando al Pelado Walter Acevedo. E' probabilmente questa la scelta che ha consegnato le chiavi della partita al River Plate, perchè i due centrali di centrocampo hanno dominato l'incontro, sovrastando i rivali Azul y Oro sotto ogni punto di vista. Grinta, potenza, dinamismo ed eccezionale acume tattico hanno permesso ad Almeyda e all'ex-Independiente di proteggere la difesa e di supportare costantemente la manovra offensiva, aiutati sulla sinistra da un Roberto Pereyra in brillantissima forma. Il Tucumano ha fatto il bello e il cattivo tempo sulla sua fascia di competenza, saltando gli avversari con disarmante facilità e sfiancandosi in un preziosissimo lavoro di copertura: l'ennesima conferma di quanto sia sottovalutato in ottica europea.

Davanti prove maiuscole anche per Pavone e Lamela. Il Tanque ha giocato un'ammirevole partita di sacrificio, lavorando per la squadra quanto un mediano, battagliando con i centrali del Boca e guadagnando preziosissimi falli; mentre il Coco ha dato ancora una volta dimostrazione di una classe nettamente sopra la media. Ecco un altro merito di JJ Lopez: conosce le giovanili, conosce meglio di chiunque altro i tanti talenti aggregati alla prima squadra del River Plate e quindi non ha pensato mezzo secondo a riportare Lamela sulla trequarti, libero di agire e lontano da limitanti vincoli tattici.

In panchina Juan José è uno spettacolo nello spettacolo. Sguardo concentrato, teso, ma comunque fiducioso. Si agita, continua a camminare, non smette per un secondo di dare indicazioni e soprattutto di caricare i suoi. A tratti sembra un bambino di fronte all'albero di Natale che continua a sorridere e non vede l'ora di poter aprire i suoi regali, altre volte sembra un padre che da consigli ai figli. Parla con i collaboratori, richiama il direttore di gara, si rivolge spesso ai ragazzi in panchina caricando anche loro. Insomma, l'esatto contrario del dirimpettaio Borghi, rassegnato al quasi certo esonero dopo un torneo ben lontano dalle aspettative di inizio stagione.

Risultato stretto dunque per la Banda, già con la testa al San Lorenzo e consapevole che la vittoria del Superclasico è solo il primo passo di una lunga quanto difficile rincorsa alla salvezza.

10 nov 2010

O incrivel

Nel Porto gioca col numero 12 un giocatore che ha avuto uno sviluppo molto particolare, di sicuro lento rispetto al talento che sta mettendo in campo. E per questo in Europa il suo nome è ancora conosciuto per riferimenti fumettistici più che per motivi calcistici.

Givanildo Vieria de Souza, meglio noto come Hulk, è un attaccante esterno brasiliano nato il 25 Luglio 1986.
Arriva tra i dragoes nella stagione 2008-2009 per sostituire in rosa il vuoto lasciato dalla cessione di Ricardo Quaresma (che in Portogallo, ricordiamolo, fece grandissime cose) come giovane di talento pescato addirittura nel campionato giapponese, dov'è cresciuto calcisticamente fin dal 2005 e si è fatto un nome a suo di gol (111 presenze divise in tre squadre, 74 gol). Nella sua prima stagione a Oporto dopo un iniziale periodo di ambientamento si impone come titolare e con 9 gol inizia a mostrare i suoi numeri. L'anno successivo, nelle previsioni, doveva essere quello della consacrazione. A parte le difficoltà della squadra, il giocatore paga cara una poco chiara rissa nel tunnel degli spogliatoi al termine di un tesissimo Porto- Benfica. Quattro mesi di squalifica, successivamente e parecchio tardivamente ridotte a quattro giornate. Da Dicembre a Marzo lontano dai campi, stagione compromessa proprio quando si iniziava a vociferare di un interessamento del Manchester United a testimoniare la crescita del ragazzo.
Arriviamo così al 2010-2011, stagione in cui tutta la squadra deve riscattare un'annata opaca e tornare a dettare legge in campionato dopo il successo degli odiati rivali del Benfica. Hulk parte col botto, 15 gol in 15 partite, assoluta punta di diamante di un collettivo che dimostra una superiorità imbarazzante su tutti gli avversari (è recente il 5-0 rifilato al Benfica, in totale dieci punti di vantaggio sulla seconda in dieci giornate).

Fisico straripante da prima punta, tecnica e velocità da esterno puro. Mancino, sa giocare sia a sinistra (posizione coperta più negli anni passati) che a destra, dove è abilissimo a crearsi lo spazio per il tiro sfruttando grande tecnica, dribbling e velocità, ma letale anche negli assist, grazie a un capacità di andare sul destro rara in un mancino puro. Spaventoso il suo cambio di passo come la potenza del suo sinistro. Aggiunge grande corsa, ottima capacità di giocare con scambi stretti e il giusto spirito di sacrificio, per un quadro di talento assolutamente top.
I limiti sono nella tendenza a prendersi delle pause nel corso della partita, nel poco movimento senza palla (preferisce riceverla sui piedi per giocarsi l'uno contro uno, anche se sa attaccare la fascia in profondità) e nel tentare un pò troppo conclusioni da distanze siderali e numeri fini a se stessi.

Dopo una crescita frenata da vari motivi, Hulk vuole dimostrare cosa vuol dire incrivel all'Europa intera.

9 nov 2010

L'esigenza di puntare sui giovani

Come già detto (http://aguantefutbol.blogspot.com/2010/09/uno-strano-immobilismo.html) l'Inter nell'annata in corso si trova in una situazione particolare a livello di rosa fin dall'inizio della stagione. Da qui l'importanza di tener d'occhio i giovani (http://aguantefutbol.blogspot.com/2010/10/baby-nerazzurri-puo-esistere-un-altro.html) per andare a colmare eventuali lacune.
Ma nessuno poteva immaginarsi una situazione tanto delicata. Una quantità abnorme di infortuni dovuta ai motivi più vari ha decimato una rosa già ridotta all'osso, e l'unica possibile via d'uscita sono loro, i baby talenti nerazzurri.

Analizziamo la situazione. La difesa dopo gli infortuni di Walter Samuel (gravissimo) e Maicon (che si trascinava un problema a un ginocchio) può contare solo su cinque elementi sani, Chivu, Cordoba, Materazzi, Lucio e Santon, cioè un solo terzino di ruolo e quattro centrali di cui due adattabili in fascia. Posto che Zanetti, tanto per semplificare il tutto, serve assolutamente come mediano a causa di un'epidemia ben più grave tra i centrocampisti, si può solo attingere dalla Primavera per completare il reparto (tradotto, anche solo per avere un difensore di fascia in panchina). I principali candidati sono Felice Natalino (classe '92) e Simone Benedetti (anche lui '92), che anche solo per avere due squadre nelle partitelle saranno promossi di sicuro. A quanto si dice il primo avrebbe dovuto in ogni caso aggregarsi ai grandi entro breve e si è già visto in panchina, a testimonianza di grande talento, ma anche di essere preferito al nuovo acquisto Davide Faraoni, e rappresenta l'unica risposta per un terzino destro di ruolo. Il secondo diventa forzatamente il quarto centrale della rosa (escludendo adattamenti di Chivu che costringerebbero in ogni caso a schierare Santon o Biraghi sulla sinistra), grossa responsabilità per un ragazzo di appena 18 anni che ha dalla sua però grandissimo potenziale e esperienza in B con la sua ex squadra, il Torino. Senza dimenticare che Davide Santon è pur sempre un classe '91 anche se se ne parla come fosse un veterano.

A centrocampo, come dicevo, l'emergenza è addirittura più marcata. Sono infatti indisponibili Motta (cronicamente), Stankovic, Cambiasso, Mariga, Muntari e probabilmente per mercoledì anche Wesley Sneijder vittima di un malore nella sfortunatissima partita di sabato. Il reparto vede quindi convocabili, a meno di recuperi dell'ultim giorno, unicamente Zanetti (sempre sia lodato) come mediano adattato e i giovani Nwankwo e Obi, i quali anche se figurano nella rosa della prima squadra sono pur sempre dei classe '91. Il primo ha avuto un esordio traumatizzante appena una settimana fa nella sconfitta di Londra col Tottenham, il secondo ha già qualche minuto di "calcio dei grandi" in più nelle gambe e rischia di giocare titolare col Lecce sulla scia della buona prestazione offerta contro il Brescia. Più fisico e posizionale il primo, più dinamico e tecnico il secondo.

In attacco in realtà la situazione è meno da allarme rosso. Sono infatti rientrati dai rispettivi acciacchi Pandev e Milito(ancora le ombre delle ombre dei fantasmi di loro stessi), ma qui il problema sta nella costruzione del reparto, dove le prime e uniche alternative ai titolari sono Biabiany (classe '88, un veterano) e Coutinho ('92), chiamati spesso nelle ultime partite all'improba impresa di trascinare l'intera squadra potendo contare sull'aiuto, fenomenale, del solo Samuel Eto'o. Proprio per questa particolare condizione, meriterebbe almeno di essere considerato Denis Alibec ('91), capitano della formazione Primavera che nelle ultime partite sembra aver fatto un importante salto di qualità, ma ne riparleremo.

L'Inter, in quanto squadra più vecchia della Serie A, aveva di sicuro bisogno di rinnovarsi.
Un salto generazionale simile pare un pò troppo traumatico.

8 nov 2010

Chau Cappa

Bomba sul mondo River a una settimana dalla sfida contro il Boca Juniors: la dirigenza dei Millonarios ha infatti deciso di terminare anticipatamente il rapporto con Miguel Angel Cappa dopo appena 208 giorni di lavoro al Monumental. Una scelta azzardata? Legittima? Si può chiamare come si vuole, ma in fin dei conti è l'effetto Superclasico e l'inevitabile conseguenza del vortice negativo in cui la squadra sta tristemente facendo ritorno. Sette partite senza vittoria, fra pareggi letteralmente regalati agli avversari e sconfitte pesantissime in ottica retrocessione. All'orizzonte la sfida contro gli Xeneizes, l'ultimo appiglio per far rifiatare l'ambiente in vista di una lunghissima quanto sfiancante volata salvezza.

Sono ormai lontane le vittorie di inizio torneo e la prematura convinzione di poter lottare per il titolo ha ben presto fatto spazio nell'ambiente ad un senso di frustrazione ed impotenza. Nessuna certezza, se non a parole. Parole, le stesse che hanno con ogni probabilità condannato Cappa agli occhi della gente della Banda, stanca di vedere sul terreno di gioco l'esatto contrario di quanto dichiarato ai microfoni dal Filosofo. Nessuna traccia del bel calcio, del possesso palla, dei movimenti armoniosi e costanti promessi dall'ex tecnico dell'Huracan: sono bastate infatti poche partite perchè i primi segnali incoraggianti lasciassero spazio al caos, alla disorganizzazione e all'incertezza. Mai gli stessi uomini, mai un modulo preciso e ben definito, mai la parvenza di un certo equilibrio all'interno del sistema di gioco. Nella tempesta l'unico in grado di mantere la rotta è stato per un periodo capitan Almeyda, ma alla fine anche lui ha dovuto arrendersi a causa di un infortunio.

Cappa paga la mancanza di tempo per lavorare su una squadra ereditata completamente allo sbando, la fretta di un ambiente che non si può permettere di aspettare e programmare esclusivamente nel lungo periodo. Non ha mai veramente legato con il Monumental e nelle ultime settimane la gente di Nunez ha più volte manifestato il suo disappunto nei confronti delle scelte del tecnico di Bahia Blanca. Gli esempi più eclatanti? L'incomprensibile sostituzione del giovanissimo Erik Lamela nell'intervallo della partita pareggiata contro il Gimnasia La Plata che ha scatenato l'indignazione di tifosi e addetti ai lavori e soprattutto l'accantonamento di Alexis Ferrero. Il Patron non è certamente un difensore di livello mondiale, anzi, dal suo recente arrivo gli errori piuttosto gravi non sono stati rari, ma assieme ad Almeyda ed Ortega è uno dei leader dello spogliatoio del River Plate e la sua assenza dal campo si è fatta sentire in termini di carattere e personalità. Il suo ingresso nella ripresa del Clasico contro il Racing ha fatto vibrare le tribune del Monumental in un boato che ha sorpreso chiunque: non una splendida ovazione per uno degi idoli della tifoseria riverplatense, ma un autentico grido di battaglia per un giocatore che agli occhi dei tifosi, seppur fra alti e bassi, ha sempre dato il massimo.

Abbandonata dunque l'idea del tiki-tiki, la dirigenza dei Millonarios dovrà ora trovare al più presto il sostituto ideale per riuscire laddove hanno fallito Gorosito, Astrada e lo stesso Cappa. Il favorito in questo momento sembra il Tolo Gallego, ex-vice di Passarella, già allenatore del River Plate in passato ed attualmente libero dopo l'incomprensibile licenziamento da parte dell'Independiente. Un altro nome che stuzzica i palati dei tifosi del River Plate è quello del Loco Marcelo Bielsa, fresco di dimissioni dalla panchina della nazionale cilena per motivazioni politiche. Questa volta Passarella cosa sceglierà? Il materialismo del Tolo, già autore di un mezzo miracolo sulla panchina del Rojo di Avellaneda, oppure opterà ancora una volta per un allenatore votato ad un calcio altamente spettacolare come Don Marcelo?

28 ott 2010

Risultato bugiardo

Psv Eindhoven - Feyenoord 10 - 0

Reis 24’, 47’, 59’; Afellay 39’; Toivonen 49’; Lens 55’, 87’; Dzsudzsák 62’, 77’ (rig.); Engelaar 69’

Titolo ovviamente ironico per una delle più sonore scoppole che io ricordi a livello europeo, specie se pensiamo che si confrontavano rispettivamente la seconda e la terza squadra più titolate d'Olanda.

Paradossalmente, c'è stata una partita.

Il Psv ci ha messo una ventina di minuti a prendere in mano il gioco, e il primo tempo si è chiuso sul 2-0 malgrado l'inferiorità numerica del Feyenoord (seconda ammonizione per Leerdam al 34esimo).

La squadra di Rotterdam tuttavia si è completamente sgretolata nei primi minuti del secondo tempo col letale uno-due firmato Lens e Toivonen, e da quel momento in campo si è visto solo bianco-rosso. Una superiorità fisica, tattica (pressing devastante) e tecnica senza alcuno scampo. La squadra di Eindhoven sfondava a piacimento sia sulle fasce che centralmente sulla profondità, guidata dai suoi giocatori offensivi (Toivonen, Lens, Afellay, Dzsudzsak e Reis non a caso andati tutti a segno) capaci di svariare su tutto il fronte d'attacco e di trovare la porta con facilità irrisoria. Il gol del 5-0 (il più bello del match) ne fornisce ampia dimostrazione, transizione da manuale da un'area all'altra con movimenti e passaggi semplicemente letali. In una prestazione collettiva di altissimo livello, con un Engelaar monumentale, è da segnalare Jonathan Reis. Questo brasiliano classe '89 è da anni nell'orbita del Psv, ma la sua crescita è stata frenata da una positività all'antidoping a Gennaio, che lo ha fatto finire senza contratto. A Luglio la squadra lo ha riaccolto tra le sue fila, e sembra puntarci forte.

Il Feyenoord? Semplicemente abominevole. Disunito, fragilissimo, incapace di reagire, senza una guida nè in campo nè in panchina, tecnicamente inidoneo a mettere in fila due passaggi...si salva solo il talentino classe '90 Georgino Wijnaldum, l'unico a lottare (contro i mulini a vento, ma almeno...), muoversi ovunque, proporsi, provare qualcosa. Purtroppo totalmente da solo. Quando troverà la giusta collocazione tattica e crescerà nel fisico ne sentiremo parlare.

26 ott 2010

Se questa è una lista...

Con l'approssimarsi di Dicembre, Fifa e France Football hanno diramato la lista dei 23 candidati al "nuovo" Pallone d'Oro Fifa (premio che da quest'anno unifica il vecchio Pallone d'Oro e il Fifa World Player in un unico riconoscimento).

Questo l'elenco dei 23 candidati: Xabi Alonso (Spagna), Daniel Alves (Brasile), Iker Casillas (Spagna), Cristiano Ronaldo (Portogallo), Didier Drogba (Costa d'Avorio), Samuel Eto'o (Camerun), Cesc Fabregas (Spagna), Diego Forlán (Uruguay), Asamoah Gyan (Ghana), Andrès Iniesta (Spagna), Jùlio Cèsar (Brasile), Miroslav Klose (Germania), Philipp Lahm (Germania), Maicon (Brasile), Lionel Messi (Argentina), Thomas Muller (Germania), Mesut Ozil (Germania), Carles Puyol (Spagna), Arjen Robben (Olanda), Bastian Schweinsteiger (Germania), Wesley Sneijder (Olanda), David Villa (Spagna), Xavi (Spagna).

Andiamo con ordine.
Il premio mira a dare un riconoscimento simbolico al miglior giocatore della stagione. Da sempre è determinante il rendimento nelle competizioni internazionali (Champions League, Mondiali ed Europei) al pari delle vittorie del club di appartenzenza.
Per questo questa specifica lista suscita più di una perplessità. Il peso dei Mondiali è chiaro ed evidente. Anzi, decisamente eccessivo. Miroslav Klose ha fatto di sicuro un grande Mondiale, ma nonostante le vittorie del suo Bayern la sua stagione non è stata per nulla da protagonista (6 gol in tutta la stagione...). Mesut Ozil è stato una delle rivelazioni dei Mondiali, ma la stagione del Werder Brema non è stata tale da giustificare un riconoscimento simile (soprattutto considerate certe esclusioni negli anni passati). Tanto per dire, perchè lui si e Lukas Podolski no a questo punto? Cesc Fabregas è di sicuro uno dei centrocampisti con più talento al mondo, ma oltre a non aver vinto nulla col suo Arsenal ha visto il campo poco o nulla pure ai Mondiali. Cristiano Ronaldo è uno dei migliori giocatori al mondo ed è di sicuro il trascinatore assoluto del Real Madrid, ma vittorie col club e rendimento con la nazionale?
Fin qui scelte opinabili, ma per lo meno nomi noti. Parliamo di Asamoah Gyan. Giocatore che un tifoso medio nemmeno sa dove gioca. Sfavillante stagione da 13 gol al Rennes, con le coppe europee viste giuste in tv, che l'ha portato ad approdare all'ambitissimo Sunderland (picco massimo della sua carriera, sia chiaro). Unica vaga motivazione della sua presenza il rendimento in nazionale, con l'argento in Coppa d'Africa e 3 gol ai Mondiali (2 su rigore). Ovviamente non considerando l'errore decisivo dal dischetto contro l'Uruguay...

L'assenza che grida vendetta è presto detta. Diego Alberto Milito anche solo come capocannoniere dell'Inter tripletista (30 gol di cui 6 in Champions, doppietta in finale), miglior attaccante e giocatore assoluto dell'ultima Champions League (e gli altri premiati Julio Cesar, Maicon e Sneijder ci sono tutti) doveva essere in questa lista, malgrado abbia giocato solo una partita ai Mondiali grazie a Maradona. Era il favorito di Sir Alex Ferguson...

Sembra di giocare a "trova l'intruso".

20 ott 2010

Mourinho è come Maradona

5 Luglio 1984: Diego Armando Maradona viene presentato al San Paolo di fronte a 70000 persone completamente impazzite.
31 Maggio 2010: Josè Mourinho viene presentato dal Real Madrid. Non allo stadio, non di fronte ad una folla festante, anche perchè non può certo intrattenere i tifosi palleggiando con delle arance.
Eppure, anche solo sentendolo parlare, lo si percepisce: Mourinho è un fenomeno. Fenomeno della dialettica innanzitutto. Ma fenomeno anche in campo, senza aver bisogno di intrattenere il pubblico con una serpentina o con una bordata da 50 metri. O con delle arance, appunto.
Maradona aveva tutto per fare la differenza: fantasia, velocità, tecnica, grinta. Mourinho raduna tutte le migliori caratteristiche dei migliori allenatori del passato unendoli in una sola persona, la sua. Estro, mentalità vincente, carattere da leader ma sopratutto un innata conoscenza di questo sport: sì, perchè prima di essere un grande comunicatore, Josè Mourinho è un grande stratega.
C'è un detto popolare lanciato dagli "Anti-Mourinhani": "Troppo facile vincere con squadre così potenti". Eppure, di squadre fortissime sulla carta, ma non sul campo, abbiamo esempi a bizzeffe. Quello più clamoroso è proprio quello del Real Madrid, l'attuale squadra del tecnico portoghese. Una squadra clamorosa, suggellata da colpi di mercato a ripetizione negli ultimi 10 anni. Ma poi in Champions da 6 anni non si va oltre agli ottavi, mentre ci si è dovuti "accontentare" soltanto di due campionati. Mourinho passerà alla storia come "il colpo dell'Estate 2010". Non è una premonizione, ce lo dice la sua storia. L'allenatore Galattico, messo fra i Galattici, può fare solo cose straordinarie, perchè lui è abituato così. Non sarà la consacrazione definitiva. Quella arriverà più tardi, quando avrà portato a termine l'ultima missione, la vittoria del Mondiale. L'ennesima certezza. Ma qualche domanda rimane: un nuovo Maradona, per il momento, non ci è ancora capitato.
In futuro avremo un nuovo Mourinho, o il fenomeno è destinato a rimanere tale?