02 lug 2014

Brazil2014: Top&Flop Generali - Ottavi di finale

Top

Il commento di Sky: in Brasile-Cile Compagnoni commenta così una rimessa con le mani cilena battuta da Luis Mena, "Mena con le mani"

L'inno brasiliano a Belo Horizonte: tutto lo stadio partecipe, giocatori visibilmente emozionati e gasati. Un trasporto collettivo abbastanza raro da vedere nel calcio, un bellissimo spettacolo anche toccante.

Cile: cosa dire della Roja? La prestazione contro il Brasile è stata commovente per applicazione e passione. Pur correndo qualche inevitabile rischio, Sampaoli e i suoi sono stati a un passo dal compiere il delitto perfetto, fermati soltanto all'ultimo minuto dalla traversa. La sconfitta ai rigori non cancella un Mondiale in cui il Cile ha dimostrato di essere una delle nazionali sudamericane più in crescita, già pronta a dare battaglia nella prossima Copa America. Il rientro da eroi in patria è il giusto tributo a una squadra che ha saputo dare vita a un'empatia totale con i propri tifosi.

Il rigore di Aranguiz: pressione, tensione e paura spazzati via da uno dei rigori più folli che si ricordino. Altro che il cucchiaio, il missile di collo esterno a mezzo centimetro dalla traversa è un'opera d'arte.

Howard Webb: l'arbitro inglese, chiamato a dirigere la partita più delicata del turno, dimostra per l'ennesima volta di essere un fuoriclasse della categoria. Non subisce la pressione ambientale, gestisce perfettamente la partita e nelle chiamate decisive non sbaglia nulla.

Miguel Herrera: è il personaggio rivelazione del Mondiale, ma alle espressioni e alla gestualità che scaturiscono inevitabile simpatia, il tecnico messicano ha saputo abbinare un gioco sorprendente. Il suo Messico, dopo aver messo in difficoltà il Brasile, fa tremare anche l'Olanda ed è costretto ad arrendersi soltanto all'ultimo secondo. Herrera schiera in campo una difesa a 3 lontanissima dai canoni italiani, affidandosi alla qualità nelle letture di Marquez e valorizzando giocatori come Guardado e Hector Herrera. La squadra messicana corre molto e lo fa davvero bene: avrebbe meritato il passaggio del turno.

Il calcione di Gaston Ramirez ad Armero: è vero che Armero stava perdendo tempo e rallentando la battuta della punizione ed è vero che il colombiano sposta la palla all'ultimo andandosela a cercare, ma Ramirez non fa proprio nulla per rallentare. E se riesci a rifilare una pedata del genere senza farti ammonire, meriti di stare tra i Top.

Algeria: una delle migliori squadre viste al Mondiale. Vahid Halilhodžić ha scelto 23 uomini veramente funzionali alle sue idee e a seconda delle necessità li ha mandati in campo, mantenendo però sempre uno schema e un impianto di gioco ben collaudati. Condizione fisica scintillante, movimenti continui e precisi, intesa, ricerca dei compagni, costante aiuto, attenzione tattica e tecnica diffusa hanno fatto soffrire persino la quotatissima Germania. In più tanto, tanto cuore e quella genuina voglia di lottare che solo le nazionali con la voglia di stupire possono mostrare.



Flop

Gli esterni del Brasile: la squadra di Scolari mostra ancora i soliti pesantissimi limiti nel gioco collettivo, vivendo sostanzialmente solo di lanci lunghi e spunti individuali, ma in particolare contro l'ostico Cile deludono per l'ennesima volta gli esterni, sia difensivi che offensivi. Marcelo sembra aver esagerato con la cachaca, mentre Dani Alves dall'inizio del Mondiale è sorprendentemente timido sulla destra, proprio lui che è diventato famoso al Siviglia gestendo una marea di palloni. In attacco Hulk e Oscar messi sulle fasce corrispondenti al piede (rispettivamente sinistra e destra) si vedono pochissimo, sono tremendamente prevedibili nella giocata e ulteriormente limitati dalla perdurante assenza di Fred. Qualcosa di meglio dal numero 7 anche grazie al fisico, ma entrambi risultano complessivamente lenti, fermi e incapaci di fornire guizzi di qualità. La totale mancanza di un sistema di gioco organizzato impedisce qualunque combinazione e questo non fa che accentuare i limiti individuali. 

I finali di partita della Colombia: quella che probabilmente è la formazione più forte vista finora per insieme di talenti individuali e capacità di gioco ha un'incredibile capacità di complicarsi la vita nei finali di partita. La Colombia vive di entusiasmo e si vede a miglia di distanza, ma quando stacca la spina rischia di rilassarsi troppo. A volte i giocatori (specie quelli più di corsa) appaiono in evidente apnea fisica e non vengono sostituiti, altre volte (vedi con l'Uruguay) i cambi di Pekerman risultano cervellotici e abbassano troppo il baricentro. Ok cercare il contropiede, ma compromettere la partita magari no.

Le alchimie di Van Gaal: l'allenatore degli Oranje continua con la sua linea ferrea. Difesa a 3, tre quarti di partita in attesa affidandosi soltanto alle incursioni di Robben, cambio di modulo e assedio finale approfittando della stanchezza avversaria. Finora è una strategia che ha pagato, ma contro il Messico Van Gaal ha rischiato di soccombere, schierando qualche giocatore di troppo fuori ruolo e faticando a trovare la chiave per mettere in difficoltà la difesa comandata da Rafa Marquez. Gli episodi questa volta hanno sorriso all'Olanda, ma da uno come Louis è lecito aspettarsi di più.

La difesa della Germania: i quattro centrali in linea sorprendentemente non funzionano. Faticano a marcare in area e soprattutto a coprire quando la squadra si riversa in attacco, visto che nessuno brilla per corsa, ma il vero dramma è nella fase di possesso. I due "terzini" infatti, pur essendo adattati, sono chiamati a giocare da esterni veri, ma non ne hanno le caratteristiche, col risultato che rallentano la circolazione della palla facendo perdere tempo di gioco e malgrado l'impegno non hanno attitudine ad attaccare lo spazio, puntare l'uomo e crossare, sopratutto Höwedes (destro di piede) piazzato a sinistra. In pratica la manovra non trova sfogo sugli esterni, perdendo di fatto due uomini e aiutando la difesa avversaria. 

Il commento di Sky, parte uno: in Argentina-Svizzera Trevisani sottolinea un fantascientifico 85% di possesso palla albiceleste. Peccato fossero passati 2.35 minuti.

Il commento di Sky, parte due: stessa telecronaca, all'inizio dei supplementari Trevisani ci informa che i giocatori dovranno inventarsi qualcosa in fretta perchè "la partita su 30 minuti è più corta che su 90"

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