17 dic 2013

La crisi del Tottenham di Villas Boas


I 5 gol subiti dal Liverpool hanno segnato la fine dell'era Villas Boas nella parte bianca di Londra. Troppo pesante il risultato, che rappresenta però solo la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno.
Villas Boas è al suo secondo esonero consecutivo e la sua carriera rischia di essere seriamente compromessa, anche se un rifugio sicuro come la panchina del Porto resterà sempre disponibile. Al Chelsea si era scontrato con questioni ambientali troppo dure, chiedere a Scolari per informazioni, pagando anche gioventù e una certa intransigenza sia tattica che nei rapporti. Che Di Matteo abbia poi vinto Champions e FA Cup è più che altro una beffa. Questo suo secondo esonero inglese ha una matrice del tutto diversa.

Il Tottenham punta forte su di lui a luglio 2012. Gli Spurs hanno da tempo l'ambizione di diventare definitivamente una grande d'Inghilterra, magari coltivando anche sogni di titolo. Il giovane portoghese rappresenta la figura ideale per dare un senso di svolta verso il moderno. L'andamento della prima stagione sembra dare ragione alle speranze del club.
Quinto posto finale con record di punti del club (72, solo 1 meno dell'Arsenal quarto), mettendo in mostra un buon calcio che ha fruttato anche 66 gol (quarto miglior attacco alla pari del City). Protagonista assoluto è Gareth Bale, portato dal suo allenatore a vette di rendimento assolute che lo condurranno al Real Madrid con una cessione da tripla cifra. In Europa League si ferma ai quarti contro il Basilea dopo aver eliminato Lione ed Inter. Momento più alto della stagione la vittoria per 2-3 contro il Manchester United in una partita epica e combattutissima che ha portato il Tottenham a espugnare Old Trafford dopo 23 anni.
Su queste buone premesse la società ha innestato un mercato faraonico, quasi barocco per abbondanza, contando sui soldi (arrivati all'ultimo) derivati dalla vendita dell'asso gallese. Chiriches, Paulinho, Soldado, Lamela, Chadli, Eriksen, Capoue sono i nomi di una campagna acquisti da oltre 100 milioni e vanno a rinforzare una rosa già di livello, assecondando i desideri di un allenatore desideroso di qualità. Però poi comincia il campionato e subentrano da subito delle difficoltà che non saranno mai risolte e porteranno all'odierno esonero.
Per quanto attualmente sesto in campionato, in 16 giornate il Tottenham ha segnato appena 15 gol, 2 in meno del capocannoniere Suarez da solo, subendone 21, di cui 14 da West Ham, Manchester City e Liverpool. Contro le squadre che la precedono in classifica sono arrivati 2 pareggi e 3 sconfitte. In totale sono già 5 le partite perse, quando in tutto lo scorso campionato sono state 8.
Si è persa insomma quella mentalità che aveva stupito nel primo anno, come anche la capacità di andare in rete con continuità. In più Villas Boas è sembrato più in difficoltà che in vantaggio nel gestire una rosa tanto varia ed ampia. Moduli e uomini spesso nuovi, poca chiarezza nelle gerarchie, giocatori dimenticati, poche idee su come sviluppare il gioco.

Troppi cambiamenti tutti insieme? Si è sottovalutata la perdita di due uomini chiave come Bale e Parker? Villas Boas tra campionato e coppe non ha avuto tempo di dare alla squadra la sua impronta?
Di sicuro ci resta l'idea di una gigantesca occasione sprecata, per un tecnico si giovane e di talento, ma che forse si sta perdendo nella stessa immagine che si è costruito.
Andrè Villas Boas è un personaggio particolare e affascinante. Bella presenza, parenti di sangue blu, una carriera nata con un aneddoto da film e indissolubilmente legata a Mourinho nello sviluppo. Contando però 4 titoli e 3 esoneri (uno come ct delle Isole Vergini a 23 anni) rischia  di rimanere solo questo.
Una meteora (perchè comunque il suo nome negli almanacchi rimane) bella da raccontare che non ha mantenuto tante, forse troppe promesse.

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