15 nov 2016

L'Argentina e la necessità di voltare pagina

Ci sono dei momenti nella vita, o meglio nella storia di una squadra di calcio in cui è importante avere la forza di girare pagina invece di sperare nell'ultimo guizzo. Non è facile per affetto, ottica, voglia di rivalsa di un gruppo che ha personalità e mezzi per imporsi, ma osservando il tutto in modo più freddo e distaccato risulta chiaro come i rischi del rimanere attaccati al passato superino di molto i benefici, specie se si deve lavorare per un obiettivo lontano qualche anno.
L'Argentina si trova esattamente in un momento in cui è necessario girare pagina, tagliare col passato e ricominciare. Anzi, il momento è passato da poco, l'occasione era servita sul tavolo, e si è scelto invece di attaccarsi a questo passato, imboccando una china pericolosissima.

Oggi è facile dare a Edgardo Bauza le colpe per un'Argentina inguardabile, in una crisi di gioco prima ancora che di risultati che non si vedeva da almeno vent'anni. La squadra che con Sabella è arrivata alla finale del Mondiale 2014, in primis per spirito e coesione, è lontana anni luce dal vuoto simulacro che va in campo oggi, Ma il Paton è un bersaglio sbagliato visto che è in carica dal primo Agosto 2016: impensabile che sia un tecnico con la sua storia professionale ad aver distrutto in così poco tempo una squadra che, pur perdendo, si è dimostrata ai vertici del calcio sudamericano e mondiale negli ultimi tre anni.
Semplicemente, tralasciando i discorsi sulla gestione dell'AFA, questo gruppo della Seleccion è arrivato alla fine della corsa, e insistere a chiamarli per l'importanza del cognome (perché sono cognomi importanti, non c'è dubbio) è solo accanimento terapeutico. L'espressione inglese "beating a dead horse" rende bene l'immagine.
Tre sconfitte in finale in tre anni, per di più con dinamiche simili, minerebbero l'ambiente di ogni gruppo. Troppo cocenti, troppo concentrate nel tempo, troppo segnate dalla presenza o meglio dall'assenza non effettiva, ma a livello di incisività di certi giocatori. Per di più subirle in un periodo storico in cui l'Argentina non vince nulla dal 1993, con l'esclusione degli ori olimpici, malgrado abbia spesso avuto selezioni con un tasso medio di talento altissimo (non ultima la generazione attuale), e con in campo l'erede designato di Maradona, che coi club fa incetta di titoli ogni anno, rende il tutto un picco negativo sostanzialmente leggendario. Non sempre si fa la storia dal lato che si vorrebbe, e questi giocatori lo stanno imparando a loro spese.

Quello che serve all'Argentina è un taglio netto con i protagonisti degli ultimi anni. Magari non tutti, perché Messi comunque serve come elemento di riferimento, ma quasi. Un ambiente nuovo, giocatori affamati sia di vittorie che di presenze con la maglia albiceleste, può solo portare cose positive, a ricostruire una squadra e soprattutto una nuova speranza in ottica 2018.
Perché, tra le altre cose, va ricordato che l'ottica attuale dell'Argentina come di tutte le nazionali del mondo è il Mondiale in Russia. La generazione delle sconfitte è figlia degli anni '80 in tutti i suoi elementi principali: significa che nel 2018 sarebbero tutti ultratrentenni all'ultima corsa appesantiti dal fardello di avere un unico risultato, la vittoria, per di più covato dentro per lunghi, lunghissimi anni con le partite di qualificazione da giocare. Un do or die con spiccata propensione verso la seconda scelta.
L'occasione per chiudere un capitolo era servita dopo la Copa America Centenario. Lo scoramento della terza sconfitta in tre anni aveva portato i vari Messi, Agüero, Higuain, Di Maria e Mascherano a pensare al ritiro dalla nazionale, proprio loro che ne sono gli elementi più rappresentativi. Ecco in quel momento invece di movimenti popolari per richiamarli serviva un tecnico con la forza di escluderli, per voltare pagina e fondare una nuova Seleccion. Una cosa che, forse, solo Marcelo Bielsa avrebbe potuto prima concepire e poi portare avanti.
Si è continuato a insistere e oggi l'Argentina si è sgonfiata come un soufflé venuto male.

Il più grande esempio di squadra, anzi di nazione che ha deciso in modo netto di tagliare col passato e chiudere un capitolo viene dai rivali di sempre degli albiceleste. Il Brasile del '50 è il modello della squadra passata alla storia dal lato sbagliato, e che appunto per questo è stata rigettata, smembrata e maledetta, come ha scoperto sulla sua pelle il portiere Moacir Barbosa. Tanto che la Seleção ha persino cambiato maglia dopo la "finale" con l'Uruguay.
Un caso sicuramente estremo, che però ha permesso al Brasile di rinascere, di scoprire una nuova generazione casualmente composta da fenomeni e nel giro di poco tempo di diventare la squadra che conosciamo noi, cioè coloro che non hanno vissuto il '50, ma solo l'epopea successiva della nazionale pentacampeão (che vincerà le edizioni '58, '62 e '70).
Un esempio, il più clamoroso, ma non l'unico. Per citarne un altro la Germania nel 2002 perde la finale del Mondiale (contro il Brasile) e rivede completamente il suo sistema calcio a livello federale, rivoluzionando la struttura della nazionale dalle radici ai giocatori convocati. La nuova generazione ha vinto il Mondiale 2014, inutile che vi ricordi contro chi.

L'Argentina oggi è una squadra di grandi nomi, totalmente svuotati della personalità. Questione di testa, voglia, fame.
Nelle ultime partite è risultato tristemente evidente che anche Mascherano, il capitano morale, ha mollato. Non a parole, ma con l'atteggiamento in campo: mai visto così remissivo, rassegnato alla sconfitta e all'impossibilità di opporsi al destino. Del resto proprio lui, nelle sue oltre 130 presenze, ha perso ben 5 finali con la maglia albiceleste. Un peso enorme, che ha finito per schiacciarlo.
Senza un cambiamento netto di uomini e quindi mentalità il 1993 rimarrà ancora l'ultimo anno vincente per l'Argentina. Il capitano era Oscar Ruggeri, un nome ormai da googlare per la maggior parte degli appassionati di calcio, e i giovani si chiamavano Redondo, Simeone e Batistuta. Per intenderci, nel calcio non c'erano ancora le maglie personalizzate. Sarebbero state introdotte due anni dopo. Praticamente un'era fa.

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