04 set 2013

Moyes e i primi mesi di United


Quando David Moyes ha accettato di sostituire Sir Alex Ferguson sapeva che occupare quella scrivania e sedersi sulla panchina più bramata d'Europa non sarebbero stati compiti agevoli. La sfida è irrinunciabile, ma ingrata e dall'elevata probabilità di insuccesso, perchè il calcio è cambiato e anche nella terra del football dirigenti e tifosi stanno lentamente perdendo aplomb e pazienza. Certo, la metà rossa di Manchester è un caso a parte, più unico che raro, ma la partenza dello scozzese più famoso nel mondo del pallone ha inevitabilmente lasciato dubbi, paure e una buona dose di diffidenza con cui l'ex-allenatore dell'Everton dovrà fare i conti per diverso tempo.

I primi mesi da allenatore dei Red Devils sono stato un assaggio di cosa aspetta Moyes in campo e fuori, a cominciare dalla bomba Wayne Rooney. Wazza da qualche stagione sembra aver improvvisamente scoperto il grigiume del North West inglese e ogni estate non perde occasione per ricordare a tutto Carrington la sua voglia di fuga. Finora, nonostante il rapporto altalenante, soltanto il carisma di Sir Alex ha saputo trattenere la stella dello United all'Old Trafford, ma l'improvviso addio della leggenda di Glasgow ha rigenerato le sue speranze di una fuga verso la capitale agli ordini di José Mourinho. Il rapporto tra Rooney e David, l'allenatore che lo ha fatto esordire in Premier League appena sedicenne, non è mai stato idilliaco e l'ombra di un altro tribolato addio ha accompagnato il primo mercato dell'era Moyes fino alla sua chiusura ufficiale.
Alla fine la punta inglese è rimasta a Manchester, ma con spirito e appartenenza alla cuasa tutti da ricostruire e la palla passa ora a Moyes, che dovrà riuscire a coinvolgere Wayne nel nuovo progetto cercando di trasformare rabbia e nervosismo in agonismo e voglia di rivalsa. La certezza è che lo United non può rinunciare a lui e averlo trattenuto è probabilmente stato il colpo più importante messo a segno dalla dirigenza. Rooney è un elemento in grado di fare la differenza a qualsiasi livello, grazie a doti tecniche, atletiche e caratteriali difficili da trovare in altri giocatori e senza di lui i Red Devils cambiano volto, come dimostrato nelle partite contro Chelsea e Liverpool.

Il nuovo Manchester United targato David Moyes ha iniziato dunque la Premier League con una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Sebbene non favoriti dal calendario e giustificati dal doloroso cambio alla guida tecnica, i Red Devils hanno dato l'impressione di essere ben lontani dal livello di gioco degli scorsi anni, quando l'inizio di stagione veniva affrontato con il pilota automatico. Ritmo, totale dominio del campo, pressing chirurgico, manovra ariosa, tocchi veloci e ripartenze pennellate sono ancora un'utopia e l'idea di gioco del neo-allenatore sembra essere imbottigliata in coda nella M62 che porta da Goodison Park all'Old Trafford. Lo United non può permettersi di dipendere ancora a lungo da Ryan Giggs, l'unico giocatore in rosa con senso della manovra e visione verticale, e a tal proposito il mercato portato avanti in estate lascia più di una perplessità.

I Red Devils hanno vanamente inseguito il sogno Fabregas, rimbalzando più volte contro il muro catalano alzato da Zubizzareta, che non a caso faceva il portiere, trascurando altre opzioni con meno fascino ma altrettanta utilità.Tra Leighton Baines e Marouane Fellaini, gli altri due grandi obiettivi cerchiati in rosso nella lista consegnata da Moyes, soltanto il centrocampista belga è approdato alla corte del suo ex-allenatore e se il mancato acquisto del terzino sinistro non risulta così doloroso grazie alla presenza di Evra, il colpo in mediana suscita qualche legittimo dubbio. Fellaini porta infatti muscoli, agonismo e gol in un reparto in cui l'unico elemento di livello e di sicuro affidamento è Michael Carrick, rispetto al quale sembra più l'erede che il compagno ideale.
Lo United nell'ultimo tribolato giorno di mercato è stato vicinissimo anche ad Ander Herrera, centrocampista basco in forza all'Athletic, ma il trasferimento è saltato, accompagnato da un alone di mistero ancora poco chiaro. Il prezzo ritenuto improvvisamente eccessivo, tasse non calcolate o addirittura una truffa da parte di tre personaggi non meglio identificati: l'unica certezza è che i rossi di Manchester sono stati a un passo dal coprire il buco più importante nella rosa e al momento decisivo ci hanno ripensato. Ander avrebbe garantito qualità, visione di gioco e fantasia a un reparto che mai come quest'anno sembra essere un concentrato di corsa e muscoli lineare e prevedibile.

A onor del vero il problema legato al centrocampo dello United è gentile eredità lasciata dalla vecchia volpe di Sir Alex, che in tempi non lontani ha cercato soluzione staccando dalla parete le scarpe del figlioccio Paul Scholes e addirittura schierando in mezzo al campo Wayne Rooney. Eccezion fatta per il giovane e acerbo Nick Powell, Ferguson ha però rinunciato a qualsiasi investimento in mediana e per trovare gli ultimi veri innesti nel reparto bisogna risalire al biennio 2006/2008, quando i Red Devils spesero oltre 80 milioni di euro per Carrick, Hargreaves e Anderson. Dei tre il solo Carrick è riuscito a confermarsi come una colonna della squadra, mentre l'inglese ex-Bayern Monaco e il brasiliano hanno rispettivamente pagato infortuni e problemi caratteriali. Ora più che mai Moyes dovrà cercare di ottenere il massimo dai giocatori che finora non hanno lasciato tracce memorabili nella loro esperienza al Teatro dei Sogni, come ad esempio quel Shinji Kagawa che da solo potrebbe risolvere gran parte dei problemi della squadra in fase di costruzione.

Tuttavia l'esperienza di Sir Alex Ferguson e del suo Manchester United insegnano che pazienza, fiducia e lavoro pagano. Moyes, pur non essendo un nome di spicco, è un allenatore pragmatico, solido e con la giusta personalità per poter raccogliere un'eredità tanto pesante. Affrontare il suo Everton non è mai stato compito facile per nessuno e soltanto il tempo saprà dire se lo scozzese sarà in grado di dimostrare quella flessibilità e adattabilità all'evoluzione del calcio che ha permesso al suo illustre predecessore di dominare in patria e all'estero per più di vent'anni.

Nessun commento:

Posta un commento