09 ott 2012

Questione di stadi

L'acquisto della Roma da parte degli americani ha portato molte novità a tutti i livelli della società.
Soprattutto un'idea di buisness chiara e strutturata, che punta a ottenere risultati economici importanti sulla base delle più moderne strategie di marketing. Idee tante, tempo da perdere poco.
Non a caso James Pallotta ogni tanto ribadisce la volontà di costruire un nuovo stadio di proprietà, santo graal assoluto del calcio di oggi, soprattutto per le società italiane.
Contemporaneamente l'istrionico Claudio Lotito va da anni parlando di un suo progetto per uno stadio tutto della Lazio, che diventi un punto di riferimento per i tifosi e soliti ammennicoli.
Desideri più che giustificati per le due squadre di Roma, specie in epoca di fairplay finanziario, legge sugli stadi permettendo.

Ma Roma non rischia di trasformarsi in una città di stadi in disuso?
Già oggi vi si trovano due strutture di una certa rilevanza. 
Il Flaminio è famoso per essere la casa del rugby, ma per lavori di ristrutturazione che dovevano essere già finiti e invece non ancora iniziati oggi è praticamente una cattedrale nel deserto. In aggiunta il Rugby Roma è praticamente scomparsa come squadra. Uno stadio da 30.000 posti in un'area da riqualificare, quindi senza alcun appeal, a cosa può servire?
L'Olimpico è ovviamente la casa (in affitto, essendo struttura di proprietà del CONI) di Roma e Lazio, oltre che momentaneamente del rugby vista la non disponibilità dell'impianto precedentemente citato. Uno stadio decisamente molto sfruttato, ma che diventerebbe di fatto inutile senza il calcio. L'impegno del rugby per il 6 Nazioni, ammesso rimanga in futuro, è infatti minimo (un paio di partite all'anno) e non si vedono altri eventi legati al CONI che possano giustificare una struttura a 70.000 posti, escludendo la finale di Coppa Italia (una partita).

Se i progetti di Lazio e Roma si concretizzassero, la città si troverebbe a ospitare ben quattro stadi di capienza significativa. Decisamente troppi.

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