07 giu 2012

Prandelli, perchè?

Ormai due anni fa Cesare Prandelli si è accollato un compito non semplice.
Ricostruire la nazionale italiana dalle macerie del Mondiale 2010, dove Lippi portò una squadra senza alcun senso alla peggior figura della storia. Il progetto tecnico doveva ripartire da zero, con pochissime figure di riferimento ancora presentabili, e l'affetto dei tifosi era tutto da riconquistare.
Il ct ha lavorato bene, costruendo una nazionale nuova, più giovane, più tecnica, aperta a nuovi innesti e con un'idea di gioco più moderna.

L'avvicinamento di una competizione ufficiale, cioè il suo primo impegno vero da ct dell'Italia, sembra aver avuto un effetto a dire poco devastante sulla capacità decisionale dell'allenatore di Orzinuovi. Lo scandalo scommesse di sicuro non l'ha aiutato, e per chiunque sarebbe stato difficile non farsi trascinare da una situazione così spinosa. Ma Prandelli ci ha messo tanto, troppo del suo, anche tralasciando la scelta dei 23, comunque discutibile e discussa.

Innanzi tutto con l'autogol clamoroso del codice etico.
Sbandierato fin dall'inizio, applicato e sottolineato in ogni occasione come ben sa Mario Balotelli, è improvvisamente uscito dal vocabolario nazionale all'arrivo di indagini della magistratura oltre lo sportivo. Qualcosa che dovrebbe essere un filo più grave di un rosso o qualche bambinata. Unica vittima, con la sola colpa di essere meno fortunato degli altri, Domenico Criscito a seguito dell'avviso di garanzia ricevuto a Coverciano (e quindi impossibile da ignorare). Ma anche per il terzino, nessuno ha fatto riferimento al codice etico.
In più il solitamente equilibratissimo ed ecumenico Cesare ha avuto la bella idea di esternare il suo pensiero sul caso, definendo 30-40 sfigatelli gli indagati nel caso. Peccato che due fossero nella sua nazionale, uno è in Polonia (Bonucci) e Buffon quantomeno ha dei vizi da spiegare. Benzina sul fuoco, totalmente gratuita.
C'è poi la questione tattica.
Prandelli ha avuto un progetto continuo e coerente. Difesa a 4, attacco possibilmente con 3 elementi (ma dipende dall'avversario), centrocampo votato al palleggio.
Fino a una settimana fa, quando ha deciso di varare il 3-5-2 in totale ossequio alla Juventus (e alla Fiat sponsor della nazionale, direbbe qualcuno), rimediando un rotondo 3-0 contro la Russia. Modulo particolare che richiede giocatori pronti a diversi ruoli, molta corsa e meccanismi ben oliati.
Tradotto, qualcosa che può permettersi Conte allenando sempre i suoi uomini con una partita a settimana, ma un azzardo totale per un ct. A due settimane dall'esordio contro la Spagna campione europea e mondiale in carica, tanto per aggiungerci il carico.
E visto che le disgrazie non vengono mai sole, ciliegina sulla torta del destino. In mezzo a problemi fisici minori (Balotelli, Maggio), si è infortunato più seriamente Andrea Barzagli, punto di riferimento imprescindibile per la difesa della Juventus, e quindi dell'Italia, e perno della difesa a 3 in quanto unico tra i difensori convocati a poter giocare centrale.
Tanto che la sua sola alternativa per Prandelli è De Rossi. Un centrocampista. E gli altri difensori che ci stanno a fare? Mistero.

Senza arrivare a parlare dei problemi di convivenza di Thiago Motta e Pirlo (ma se li schiererà insieme, magari con la difesa a 3, sedetevi bene sul divano) o dei dubbi sulla consistenza di certi attaccanti fuori dal loro laghetto (Di Natale, Giovinco) o della tenuta mentale (Balotelli, Cassano), Prandelli ha minato pesantemente il suo lavoro di due anni.

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