Flop
Sergio Batista: ha avuto il coraggio di andare contro le sue idee, di mettere tutto in discussione ed è stato premiato. Da qui a convincere nella gestione ce ne passa. Perchè Di Maria trequartista quando è un esterno e Pastore in panchina? Perchè epurare totalmente i vari Banega e Tevez facendoli passare per gli unici colpevoli? Si cresce a piccoli passi in fondo.
Difesa del Brasile: già incerta nelle prime partite regala letteralmente due gol a Caicedo, non esattamente tra gli attaccanti top del mondo. Lucio supponente nei disimpegni, Thiago Silva distrattissimo sull'uomo e Julio Cesar di cui abbiamo già parlato. Certo, il centrocampo dovrebbe aiutare, ma qui parliamo di alcuni tra i migliori difensori in attività.
Messico: ok che era la nazionale giovanile, ok che ne hanno dovuti mandare a casa alcuni per motivi disciplinari. Ma almeno qualche minima cosa si poteva provare a fare, come dimostrano i risultati della Costa Rica. Il Messico in questa Copa America è esistito fino alla fine del primo tempo della prima partita contro il Cile.
Paraguay: qualificazione ottenuta a parte, è preoccupante la tendenza a pareggiare sempre. Anche in vantaggio 3-1 al minuto 44 contro il Venezuela. Problemi tattici e di attenzione non da poco per una nazionale tra le migliori.
Top
Argentina: grazie a una formazione finalmente sensata trova gioco, gol e numeri. Il risultato è bugiardo rispetto al dominio assoluto messo in mostra dalla squadra di casa. Messi con una prima punta a liberarlo dalle marcature diventa devastante e regala assist a chiunque corra attorno a lui. Si giocava contro la Costa Rica, è vero, ma adesso il gioco si fa duro. E l'Argentina vuole cominciare a giocare.
Venezuela: la vera sorpresa del torneo, nonchè l'assoluta presente senza invito alle fasi a eliminazione. Nessuno ci avrebbe scommesso nulla, ma la squadra di Cesar Farias sa stare in campo, prova anche a giocare e ha il carattere tipico dei sudamericani. Non hanno nulla da perdere, mina vagante.
Oscar Washington Tabarez: per la terza volta in tre partite ridisegna il suo Uruguay, e ha sempre ragione lui. Siamo ancora lontani dai livelli del Mondiale 2010, ma soprattutto per colpa dei suoi attaccanti. Il Maestro ha l'obiettivo ambizioso di restituire la celeste all'Olimpo del calcio mondiale e con le sue idee ci può arrivare.
Flop
Julio Cesar: ai limiti dell'imbarazzante, è fortunato che il Brasile vinca malgrado lui. Non è la prima volta che gli capita quest'anno ed è decisamente un brutto segnale. Sveglia Julio.
Luis Jimenez: in un Cile senza 7 titolari poteva e doveva prendere in mano la squadra. Alla fine si nota più per le proteste a vuoto che per qualcosa di decente sul campo. Ma forse sbaglio io a chiedere leadership a un giocatore che a 27 anni decide di andare negli Emirati Arabi.
Humberto Suazo: centravanti atipico tutto tecnica e movimento che ha sempre segnato tanto nei club, nel Cile mi dà sempre l'idea di sentirsi troppo Ronaldo. Cerca sempre e ostinatamente la soluzione più difficile, sbagliando. La Roja avrebbe bisogno della fisicità di una punta vera alla Pinilla in attacco...
Diego Forlan: dal Pallone d'Oro e capocannoniere del Mondiale 2010 non ci si può accontentare di buone prestazioni. Non ha ancora segnato e contro il derelitto Messico ha preso un palo clamoroso a botta sicura. Il gol gli manca di sicuro (non segna in nazionale da un anno), ma anche nella gestione della palla non è fantastico come ai Mondiali. Deve ritrovarsi perchè contro l'Argentina sarà dura.
Top
Gonzalo Higuain: personalmente non una grande partita, ma è l'uomo simbolo della svolta dell'Argentina. La sua presenza in campo permette a Messi di giocare, e non è esattamente poco. Punto di riferimento fondamentale.
Fernando Gago: l'eroe che non ti aspetti. Quello che non gioca da due anni tra scelte tecniche e problemi fisici risponde alla chiamata di Batista, tecnico alla disperata ricerca di un centrocampista di regia. Organizza il gioco, lancia, contrasta, si inserisce e da fuori trova il tiro che sblocca una partita che si stava complicando.
Maicon: detto in breve, indispensabile in qualunque squadra che non si chiami Barcellona. Li può giocare al suo posto Dani Alves, ma solo li. Fisicità straripante, tecnica, miriadi di cross, sostegno offensivo costante e attenzione difensiva. Distrugge praticamente da solo la difesa dell'Ecuador.Non è un caso che in mezza Europa gli piazzino davanti diversi giocatori di corsa per fermarlo.
Renny Vega: ha sulla coscienza qualche gol, ma la sponda di testa per il gol del 3-3 del Venezuela all'ultimo minuto è aneddoto da raccontare ai nipotini.
William Chiroque: se al Cile mancavano 7 titolari, al Perù addirittura 9, e le seconde linee non sono esattamente dello stesso livello. L'esterno peruviano si mette in mostra per tempi di inserimento e controllo della palla, mandando spesso in tilt la distratta difesa cilena.
Radamel Falcao: che sapesse segnare non c'erano dubbi dopo i 17 gol in Europa League che gli sono valsi un record storico (e la vittoria del trofeo). Vederlo giocare così anche lontano dalla porta è un'ulteriore conferma del suo alto livello. Bravissimo e preciso nelle sponde, forte fisicamente, ottimo tecnicamente, fa da punto di riferimento dell'intera squadra, che si appoggia a lui e riparte in velocità. In una squadra più offensiva sarebbe ben oltre i 2 gol.
Pablo Armero: motorino instancabile sulla fascia, sembra addirittura trovarsi meglio da terzino puro che non da esterno nel 3-5-2 come nell'Udinese. Grandissima continuità negli inserimenti, velocissimo e con un cambio di passo letale, dimostra anche di avere il piede per crossare. Chiunque affronterà la Colombia avrà un problema.
Felipe Caicedo: una doppietta al Brasile è qualcosa da raccontare. Il centravanti del Levante dimostra tutta la sua forza fisica e segna con entrambi i piedi, segnale importante. Classe'88, vedremo cosa farà nella prossima Liga.
Flop
Argentina: stessi problemi di pochi giorni fa e stesso inevitabile giudizio. La Seleccion di Batista non ingrana e rischia il tracollo, salvata da Romero e dall'imprecisione delle punte colombiane. Dopo il passo falso iniziale contro la Bolivia era lecito aspettarsi una svolta tattica e mentale, ma il nuovo fallimento non fa che aumentare la già elevata pressione sulle spalle di Messi e soci. A completare il quadro ci pensano le voci di un clima particolarmente teso all'interno dello spogliatoio.
Brasile: il gol di Fred a pochi secondi dal fischio finale salva i verdeoro da una disfatta clamorosa, permettendo loro di poter mantenere più o meno intatte le speranze di accedere alla fase ad eliminazione diretta. Tuttavia la squadra di Mano Menezes mette in mostra un altro brutto spettacolo figlio dell'insopportabile supponenza dei giocatori offensivi e della pochezza in fase di costruzione di un centrocampo che, partita dopo partita, appare sempre più un corpo estraneo al resto della squadra. Un segnale d'allarme arriva inoltre dal reparto arretrato, messo in grossa difficoltà dalle scorribande di Estigarribia e dal continuo movimento fra le linee di Roque Santa Cruz.
Centravanti dell'Argentina: flop indirettamente assegnato a Batista e a Leo Messi. Come ha detto giustamente Stefano Borghi, all'Argentina non puoi togliere due cose: la parrilla e il centravanti. Il 9 del Checho è Leo Messi, ma la Seleccion non è il Barcellona e Messi non è una punta centrale. Escludere Higuain è una scelta incomprensibile da qualsiasi punto di vista, dal momento che il Pipita ha avuto fin dall'inizio un impatto devastante su una nazionale orfana per anni di un degno erede di Batistuta.
Esultanza di Caressa: serve parlarne? Il "simpatico" omaggio alla Copa America ha fatto rabbrividire Beppe Bergomi, i telespettatori, il compianto polpo Paul e pure il Burro Andrés. Nella speranza che non l'abbiano sentito i diretti interessati, vale la pena porgere la nostra totale solidarietà al Paraguay, inspiegabilmente (o fortunatamente, dipende dai punti di vista) escluso dall'entusiasmante iniziativa. Non ci resta che sperare in una prematura eliminazione della Seleçao.
Tifosi argentini: no, non parliamo dei fischi e degli insulti a Messi e compagni, ma della folle idea di invocare il ritorno di Maradona alla guida della Seleccion. La frustrazione provocata dal non-gioco della squadra di Batista e dalla figuraccia con la Colombia scampata per miracolo è più che comprensibile, ma non è un po' troppo?
Top
Costa Rica: la vera sorpresa di giornata. Contro la Bolivia parte soffrendo e rischia di perdersi, ma con il trascorrere dei minuti prende campo e controllo del gioco, fino a dilagare nel finale. Tante occasioni, una traversa clamorosa e un rigore fallito: il risultato non rende merito alla prestazione dei ragazzi di Gustavo Quinteros. Da non dimenticare che la selezione centroamericana, invitata dopo il forfait del Giappone, è praticamente una nazionale Under, composta in larga parte da giovani giocatori che, consapevoli dei propri limiti tecnici, si fanno sempre più apprezzare per dedizione e sacrificio.
Perù: dopo aver fermato l'Uruguay di Forlan, una delle favorite di inizio torneo, la squadra andina si ripete e ottiene i tre punti sconfiggendo il giovane Messico. Questa volta l'undici di Markarian dimostra di non essere solo in grado di difendersi e cercare di ripartire con palloni lunghi verso la punta, ma offre un buon gioco fatto di possesso palla, scambi stretti e inserimenti. Guerrero, già in rete contro la Celeste, segna anche questa volta e ha altri due palloni buoni per trafiggere il bravo e fortunato Luis Michel, salvato per ben due volte dai legni sulle conclusioni del capitano peruviano Juan Manuel Vargas.
Venezuela: riconferma tra i Top della Copa America 2011 per la Vinotinto, che, grazie al gol del Maestrico Gonzalez, vola in testa al gruppo B, lasciandosi alle spalle la strafavorita Brasile e il Paraguay. Un risultato straordinario per una delle nazioni calcisticamente meno nobili del continente sudamericano, tanto da far scatenare il Presidente Chavez sui social network dopo lo strepitoso gol del suo numero 11.
Gol del Cile: merita una citazione la stupenda azione della Roja conclusasi con la rete della stella Alexis Sanchez. Dopo un primo tempo incolore Borghi azzecca il cambio e getta nella mischia il Mago Jorge Valdivia, giocatore sublime che lo ripaga subito trovando un corridoio impossibile per servire Beausejour. Per l'ala è facile servire palla all'accorrente Sanchez, abile e scaltro nel trafiggere l'incolpevole Muslera con una velenosissima conclusione di punta.
Tifosi di Cile e Paraguay: al di là di qualche inevitabile comportamento sopra le righe, i tifosi della Roja e dei Guaranì, seppur facilitati dalla posizione geografica, hanno risposto con straordinario entusiasmo agli appelli delle rispettive nazionali, invadendo letteralmente gli stadi e le città argentine. Memorabili le immagini del traffico proveniente dal Cile verso Mendoza.
Flop
Edinson Cavani: bello giocare a Napoli da prima punta con le praterie davanti. In Uruguay gli tocca soffrire e portare la croce in un lavoro fisico che disperde interamente le sue qualità da punta. In più si è infortunato.
Ezequiel Lavezzi: tatticamente formato dai campetti di periferia, e li è rimasto. Prende palla e corre in avanti, a prescindere da ciò che succede attorno a lui. Ciliegina sulla torta, sbaglia un gol in uno contro uno col portiere. L'Argentina ne avrebbe avuto un bisogno folle.
Lionel Messi: infierire non è mai piacevole, ma stavolta unisce a una partita totalmente irritante un atteggiamento passivo, rinunciatario e svogliato che lo fa anche discutere con Burdisso. Bei tempi nelle nazionali giovanili, quando la pressione non esisteva.
Neymar: talmente voglioso di dimostrare il suo immenso talento da cercare sempre la giocata più difficile. Il problema è che non solo la sbaglia, ma si intestardisce anche. Ragazzo da educare.
Daniel Alves: anche per lui vita dura fuori da Barcellona. Dopo una carriera vissuta all'ombra di Maicon aveva una ghiottissima occasione con Menezes, che lo preferisce all'interista in ottica 2014. Non incidere in attacco e regalare un gol al Paraguay non rientrano nei modi per tenersi il posto.
Pato: nel complesso non fa neanche male in un ruolo in prospettiva molto interessante per lui. Ma se sbaglia un gol a partita la sua squadra soffre, e se è il principale riferimento offensivo la questione si aggrava.
Top
Juan Manuel Vargas: opzione fondamentale dell'attacco peruviano, distrugge la difesa messicana colpendo un palo su azione e una traversa su punizione. Con lui in campo il Perù può sempre inventare qualcosa e l'asse con Guerrero funziona a dovere.
Joel Campbell: giovane sorpresa della Costa Rica che gioca senza alcun riposo avendo disputato anche la Gold Cup, si disimpegna bene sia da ala che da prima punta. Mancino, unisce una buona corsa a capacità di inserimento, controllo di palla e fantasia. Un gol, un assist col destro, una traversa su punizione. Magari non sarà il nuovo Eto'o, ma c'è tanto talento sotto la superfice.
Alvaro Pereira: con lui titolare in mezzo al campo l'Uruguay è arrivato quarto ai Mondiali 2010. Nel Porto fa il terzino, ma da interno garantisce corsa, inserimenti, sovrapposizioni e pressing. Utilissimo nella tattica di Tabarez, il gol non viene per caso e rappresenta il giusto premio.
Jorge Valdivia: chi segue il calcio sudamericano sa che el Mago è giocatore tutto genio e sregolatezza. Giocate da campione vero come il filtrante sfoderato in occasione del gol di Alexis Sanchez sono uniche, e dalla panchina si rivela arma preziosissima per Borghi per illuminare il gioco del Cile. Trova spazi dove non ce ne sono.
Mario Yepes: centrale di fisicità e solidità impressionanti, leader carismatico della Colombia. Peccato sia esploso così tardi.
Marcelo Estigarribia: perseguiterà i sogni di Dani Alves a lungo. Il numero 2 del Brasile non riesce mai a contenerlo e il paraguaiano è abilissimo a soffiargli la palla per regalare a Nelson Valdez l'assist del 2-1. Velocissimo e resistente, la notizia è la sua qualità palla al piede. Cross e dribbling da ala vera, in grado di mettere in difficoltà qualunque difesa. Classe '87, da seguire.
Jadson: il metronomo dello Shaktar ha finalmente un'occasione in nazionale e regala il primo gol della competizione al Brasile. Non ha dribbling e numeri di Robinho, ma sa giocare coi compagni, muovere la palla e dare geometrie.
Paolo Henrique Ganso: sprazzi di classe da vero numero 10. Gioca praticamente sempre di prima e regala due assist. L'impressione è che con un altro centrocampista vicino (che sia Jadson o Elano) che possa aiutarlo a impostare renda molto meglio.
Flop
Uruguay: Tabarez presenta una squadra ancora più offensiva di quella dei Mondiali 2010, aggiungendo un trequartista come Lodeiro alle sue tre punte titolari. I problemi nascono dall'origine del gioco (troppo poveri tecnicamente i mediani, inizialmente poco coinvolti i terzini) e dalla scarsa vena dei giocatori di maggior talento. La squadra ha tante soluzioni, ma deve ritrovare umiltà e voglia di lottare. Troppo senso di superiorità e troppo leziosismo.
Argentina: LA favorita per eccellenza, la squadra di casa col miglior giocatore del mondo alla prima strappa solo un pareggio alla Bolivia. L'Argentina ha mostrato di colpo tutti i suoi problemi di organico e di gioco. Manca totalmente un terzino a sinistra come un centrocampista che sappia inserirsi e non solo far girare palla, e magari per sbloccare la partita sarebbe il caso di ricordarsi di Higuain e Milito. In più, tutti i giocatori di maggior talento appaiono tarantolati. Batista ha addosso la pressione di una nazione che non vince da 18 anni, reggerà dopo questo inizio?
Brasile: Mano Menezes è coerente e manda in campo la formazione che ha deciso fin dal suo insediamento sulla panchina del Brasile. I contropiedi appaiono micidiali con frecce come Neymar, Pato e Robinho, ma senza il miglior Ganso a distribuire il gioco tutto risulta troppo improvvisato. Inoltre le punte sembrano compiacersi un pò troppo dei loro numeri tecnici, perdendo sempre qualche secondo prezioso nelle giocate. Servirebbe un centrocampista in grado di cucire il gioco, ma la mediana ha solo distruttori più o meno puri e infatti spesso l'impostazione è compito di Lucio e Thiago Silva. I lavori in corso sono in ottica Mondiali 2014, ma dal Brasile ci si aspetta in ogni caso molto di più di uno 0-0 col Venezuela.
Gli arbitraggi: confusionari, poco coerenti, a volte condizionati, in generale poco apprezzabili pur senza errori clamorosi.
I campi da gioco: purtroppo si sapeva che in Argentina i terreni da gioco non fossero granchè, si sperava in ogni caso in qualcosa di più essendo un evento storico per la nazione.
Top
Perù: Sergio Markarian, tecnico uruguaianio, è la bestia nera della sua stessa nazionale avendo spesso giocato brutti scherzi all'Uruguay, e non si è smentito. Mette in campo un Perù tatticamente attentissimo, che riesce a sopperire a tutte le sue carenze tecniche, acuite dall'assenza di Juan Manuel Vargas e Claudio Pizarro. E proprio inserendo il numero 6 rischia addirittura di vincere.
Venezuela: la squadra con meno tradizione in assoluto (2 sole vittorie in 14 partecipazioni) impone uno storico 0-0 al Brasile dei fenomeni. Tanto pressing e sacrificio da parte di tutti, lotta su ogni pallone e un pizzico di fortuna che non guasta quando il dislivello è così alto. Un punto di puro orgoglio.
Bolivia: Difende bassa con molta densità nella sua metà campo e occupando ogni spazio soffoca il gioco di palleggi orizzontali dell'Argentina. La marcatura a scalare su Messi è insistita e costante, finendo per mandare in tilt il numero 10. La Bolivia farà sudare ogni punto agli avversari se non commetterà l'errore di sentirsi appagata.
Claudio Borghi: che il Cile sia stato trasformato da Bielsa si sa,e l'impronta del Loco è ancora forte e ben evidente. Ma il tecnico argentino coi suoi cambi vince la partita contro il Messico, e non è poco.
Palloni: siamo lontani dal tristemente famoso Jabulani. Nessuna lamentela e un'ottima impressione generale di controllo e "giocabilità". Grazie Nike.
Bombolette spray: l'idea più geniale del calcio sud americano. Le bombolette spray per gli arbitri per segnare il punto di battuta delle punizioni e dove deve posizionarsi la barriera devono assolutamente essere importate in Europa al più presto. Le alte sfere del calcio si degneranno di fare qualcosa di utile?
Flop
Lionel Messi: al solito con la camiseta iniziano i guai. Vuole giocare da solo contro il mondo ed è nervosissimo anche contro la modesta Bolivia. Il vero Messi è ancora a Barcellona.
Ezequiel Lavezzi: titolare a sorpresa, conferma anzi esalta i limiti che ha anche a Napoli. Non basta correre per essere un nazionale argentino.
Edinson Cavani: dura la vita da esterno d'attacco, come del resto è successo spesso in nazionale e al Palermo. L'impegno e la corsa ci sono, aspettiamo un lampo della classe mostrata nell'ultima Serie A.
Paulo Henrique Ganso: numero 10 alla ricerca di se stesso ormai da quasi un anno, la situazione potrebbe diventare preoccupante.
Lucas Leiva: simbolo di una mediana verdeoro incapace di mettere insieme due passaggi, tanto da costringere sistematicamente i difensori all'impostazione.
Juan Arango: siamo severi, vero. Ma è il miglior giocatore del Venezuela per esperienza e fallisce la clamorosa occasione per battere il Brasile.
Top
Josè Paolo Guerrero: e con lui tutto l'attacco del Perù, che sfiora il colpaccio contro l'Uruguay, una delle favorite. Ha la tecnica, il fisico e l'intelligenza tattica per mettere in difficoltà da unica punta tutta la linea difensiva celeste. Avesse segnato il secondo gol sarebbe stato forse troppo.
Jorge Enriquez: gran mastino di centrocampo di un Messico giovane e (troppo) sperimentale, non si arrende mai al palleggio del Cile, mettendoci gran lettura del gioco, tanto dinamismo e anche un minimo di regia.
Luis Suarez: la guida dell'Uruguay, prova a vincere la partita, ma viene abbandonato dai suoi compagni. Mette in mostra classe e tecnica sia lontano dalla porta che in area, sa segnare e distribuire assist.
Sergio Aguero: il genero di Maradona entra in campo e cambia la partita. Una scossa elettrica pura per l'attacco asfittico dell'Argentina, tra serpentine tiri e passaggi sempre precisi. La domanda è: perchè sta in panchina?
Adrian Ramos: goleador a sorpresa di una Colombia che produce talenti. Di certo tra i meno attesi, si dimostra una zanzara decisamente fastidiosa, ottimo complemento a un giocatore come Radamel Falcao.
Nestor Ortigoza: sarà grasso, sarà un comodino, ma in mezzo al campo detta legge. Gestisce il pallone e tutti quelli che orbitano attorno a lui.
Josè Rondon: lotta contro i giganti Lucio e Thiago Silva, la notizia è che non solo non ne esce sconfitto, ma rischia addirittura di vincere. Non sarà tecnicamente raffinato, ma a una punta si chiede anche altro, e parliamo di un classe '89.
Fin dal Mondiale 2002 una nazionale storicamente di grande qualità come il Brasile ha avuto la tendenza a schierare in mediana giocatori principalmente fisici.
I nomi di Kleberson, Gilberto Silva, Emerson, Felipe Melo, Josuè, Mineiro, fino a Lucas Leiva e Ramires forniscono un identikit abbastanza chiaro, che negli anni ha continuato a riproporsi.
Socrates, indimenticato pilastro del Brasile di Telè Santana, ha espresso un'opinione interessante. Facendo un'analisi storica delle caratteristiche dei giocatori brasiliani trova come fattore dominante tecnica e palleggio, al contrario di altre nazionali che hanno più carattere e temperamento. Perdendo l'assoluta superiorità tecnica col passare dei decenni si sono dati a un calcio più fisico, che però risulta contrario alla loro indole naturale e quindi risulta forzato.
Un centrocampo così composto crea inevitabilmente dei problemi nello sviluppo del gioco (testimoniati anche in Brasile-Venezuela), che nelle idee degli allenatori venivano compensati da attaccanti e rifinitori.
I vari Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho, Adriano, Kakà, Neymar, Pato, Ganso e Robinho sono stati eletti come la vera anima del Brasile.
Tutto ciò ha portato certamente dei risultati, ma anche dei fallimenti clamorosi (Mondiali 2006 e 2010). Soprattutto si vede spesso una nazionale con una forte tradizione di gioco saltare il centrocampo anche con lanci lunghi per innescare quanto prima i funamboli offensivi.
Una mediana più qualitativa porta a un gioco più fluido, continuo e meno dipendente dalla vena delle punte. E il Brasile ha un centrocampista perfetto per questo, nato proprio negli anni d'oro della selecao di Socrates, Falcao, Cerezo e Zico.
Thiago Motta unisce il fisico di un mediano alla capacità tecnica del regista, con in aggiunta la formazione tattica che solo la cantera del Barcellona sa dare. Ma dopo le convocazioni con le nazionali Under ha dovuto aspettare a 28 anni la chiamata dell'Italia per vestire una maglia diversa da quella di un club.
Non è ovviamente l'unico (Juninho Pernambucano e Hernanes sono altri esempi), ma è di sicuro il più completo e il più utile che il Brasile avrebbe potuto schierare in quel ruolo.
Perchè sono state date possibilità a mediani di ogni genere e provenienza e non a uno dei pochi centrocampisti di qualità vera disponibili?
P.S.
Nel caso ve lo steste chiedendo si, Thiago Motta è una piccola fissazione degli autori di questo blog.